Interesse per il periodo tra la presa di Veio e la seconda guerra punica
Fino a periodi recenti quel periodo della storia romana compreso tra la presa di Veio e la fine della seconda guerra punica, non aveva destato particolare interesse e continuava a rappresentare un terreno di ricerca piuttosto insediato. In realtà, la formazione della cultura italico-romana, non può prescindere dai modelli ellenici, la cui presenza si segnala sul suolo italiano nel periodo che precede la fase dell’insediamento coloniale arcaico. L’insediamento del modello urbano non può essere analizzato senza comprendere tali rapporti.
Rapporti culturali tra Grecia e Roma
Il problema, che risulta più interessante allora è quello dei rapporti culturali tra la Grecia e Roma, che in termini antropologici era già stato analizzato nel corso di Ottocento e Novecento da due tipi di posizioni:
- Quella ottocentesca, che vede nella cultura romana un riflesso piuttosto decaduto della cultura greca;
- Quella novecentesca, che ribadisce l’originalità e l’alterità della prima sulla seconda.
Entrambe le posizioni non sono accettabili.
Il tempio come espressione culturale
L’esempio più emblematico dei rapporti tra la Grecia e l’Italia, è sicuramente il tempio, che in entrambe le culture compare e rappresenta la massima espressione dell’antropomorfizzazione della divinità: il tempio è la dimora della divinità e l’edificio che ne accoglie la statua del culto. Il culto invece, sarà accolto in un’altra sede, che è l’altare. L’apparizione di questo edificio non è altro che una risposta acculturativa, derivata dal contatto con i Greci. È completamente inutile provare a cercare un modello originario del tempio italico, ma tale supposizione può essere portata avanti solo nel caso in cui si accetti una destoricizzazione della realtà architettonica greca e romana, infatti s’ipotizza:
- Un modello di edificio periptero, per quanto riguarda la realtà greca;
- Un modello di tempio tuscanico, per la realtà italica.
In realtà, il vero e proprio tempio tuscanico, con la separazione netta del colonnato, appare soltanto nei primi decenni del V secolo, anche se dobbiamo comunque affermare che questo tipo di tempio non è altro che un adattamento al tempio periptero greco. Non ci sono dubbi sul fatto che esistesse una pressione culturale che indusse a trasformare il modello originario per adattarlo alle esigenze locali e il tutto va inteso nei termini di un rapporto acculturativo. Un edificio di culto è comunque costituito da due parti:
- Templum, un’area liberata dagli auguri;
- Aedes, la dimora della divinità;
- Podio, che corrisponde al templum.
Seconda fase di ellenizzazione
Una seconda fase di ellenizzazione viene subito quando si conclude l’aggiunta del peristilio, che sostituisce il primitivo hortus e deriva la struttura dalla casa ellenistica. L’inizio di questa fase è segnato proprio negli anni successivi alla fine della seconda guerra punica. La forte dipendenza da modelli ellenistici può essere dimostrata grazie all’apparato ornamentale.
Documentazione e arte figurativa
Per cogliere la natura profonda della cultura medio-repubblicana dovrebbe dare molta importanza ai documenti di prima mano, come nel caso della Grecia Classica e del primo ellenismo. Purtroppo, non conosciamo così tanti documenti, perciò da quello che ci è pervenuto potremmo intravvedere:
- Linee generali sulla storia della produzione figurativa di questo intervallo di tempo;
- Posizione sociale e ideologica dell’artista contemporaneo.
Non è casuale il fatto che le più antiche attestazioni di artisti, siano di personaggi che non sono cittadini romani, come nel caso di:
- Etruschi
- Greci
Firma su opere d’arte
È molto interessante ricordare un fenomeno greco, che mano a mano prenderà piede: la firma su un’opera d’arte. La pratica è attestata nel corso del IV secolo dalla Cista Ficoroni, letterariamente invece, essa è documentata dalle testimonianze di Fabio Pittore. La testimonianza ci è stata tramandata da numerosi autori antichi, tra cui:
- Plinio
- Valerio Massimo
- Cicerone
- Dionigi di Alicarnasso
Testimonianze degli autori antichi
Queste testimonianze ci permettono di raccogliere un dato complesso ma coerente:
- In primo luogo, documentano l’esistenza di un ciclo pittorico molto ampio, che probabilmente ricopriva tutte le pareti interne del tempio di Salus e la cui datazione risale con certezza al 303–304.
- In secondo luogo, in alcuni casi l’autopsia è dimostrabile, perché Plinio le ha effettivamente viste, mentre la datazione di Dionigi si spiega solo in virtù di una visione diretta dei dipinti.
Quest’ultimo dato è molto importante, perché testimonia l’adozione di una prassi ellenica, che identifica il suo modello in Fidia. La firma è attestata anche in prima persona, in un vaso prenestino poco più tardo della precedente testimonianza: dunque, è sicuramente nel IV secolo che la consuetudine greca si afferma definitivamente. Dalle fonti, in particolare Valerio Massimo, emerge comunque un giudizio negativo sull’attività di Fabio Pittore, che la definisce “sordidum studium” e anche l’esempio di Fidia, esprime tutta la propria valenza negativa. Il tutto appare come un episodio scandaloso e inaccettabile. In ogni caso, il momento di massimo apprezzamento dell’arte sembra individuabile tra V e IV secolo, ossia il momento classico. In questo contesto la figura di Fabio Pittore, si inserisce nella temperie culturale, ma sicuramente come un fatto marginale, cioè un esempio, sicuramente innegabile del contatto culturale e intenso di Roma con l’ellenismo.
Analisi dei documenti del periodo
L’esame dei documenti riguardanti il periodo considerato si deve svolgere su due livelli:
- Un primo gruppo comprende alcuni monumenti celebri, come Bruto Capitolino, sarcofago di Scipione Barbato, affresco storico dall’Esquilino e la Cista Ficoroni.
- Un secondo gruppo, è costituito da una serie di lavori artigianali che sono attribuibili con sicurezza ai secoli IV–III a.C. e che costituiscono un quadro di riferimento per le opere più importanti e anche per il complesso documentario fornito dalle fonti letterarie.
Per quanto riguarda la prima serie di documenti, dobbiamo ricordare che la scarsità di documenti e l’isolamento che ne deriva per i singoli monumenti ha sicuramente facilitato il tentativo di eliminare queste testimonianze, riuscendo quasi a occultare la realtà artistica medio-repubblicana. Le vie percorse, in questo senso sono due:
- Abbassare la cronologia al periodo tardo-repubblicano;
- Attribuire il tutto ad un altro ambiente culturale, che può essere etrusco, campano o altro.
Sulla base dei documenti avviene, invece, l’analisi della seconda serie di documenti. L’importanza della tradizione su Fabio Pittore e in generale sulla predominanza della pittura sulle altre arti figurative, ci conducono ad esaminare un frammento di un affresco parietale, che proviene da un sepolcro sull’Esquilino ed è conservato nei Musei Capitolini. In esso, vengono raffigurate delle scene militari di carattere storico. Lo stile è in linea con la pittura contemporanea del primo ellenismo, compreso anche l’impiego dei lumi, che la pittura greca introduce circa nel IV secolo. La cronologia del dipinto si sposta però nella prima metà del III secolo, sulla base di una valutazione paleografica e grammaticale. Due personaggi del dipinto sono riconoscibili:
- M. Fannius;
- Q. Fabius, che è raffigurato nell’atto di conferire una decorazione militare all’altro.
Le scene sono collegate ad una delle guerre sannitiche, visto che uno dei due dovette essere il proprietario della tomba. Ci sono alcune osservazioni da fare in proposito:
- Il sito della tomba coincide con il Campus Esquilinus, che era la zona riservata a tombe di particolare prestigio e in cui venivano eretti dei sepolcri a coloro che avessero recato dei meriti alla repubblica.
- Proprio in quest’area troviamo delle piccole tombe di età media-repubblicana di cui fa parte anche il nostro frammento storico. Le proporzioni e la natura di questi sepolcri ci spinge a pensare al loro carattere straordinario. La presenza di tombe individuali, non può che farci pensare al...
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