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Riassunto esame Archeologia greca e romana, prof. Rebaudo, libro consigliato La cultura artistica a Roma in età repubblicana, Coarelli

Riassunto per l'esame di Archeologia greca e romana del professor Rebaudo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La cultura artistica a Roma in età repubblicana, Coarelli. Sul confronto tra Grecia e Roma nelle arti figurative, con esemplificazioni molto chiare e precise . Tra gli argomenti trattati si ricordano: i modelli ellenici, un esempio di edificio... Vedi di più

Esame di Archeologia greca e romana docente Prof. L. Rebaudo

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Crisi di una committenza medio – bassa.

b.

A questi fattori vanno ad aggiungersi quelli, ormai studiati e molto significativi, che caratterizzano il II secolo:

Disgregazione della piccola e media proprietà;

è Crescita della grande proprietà terriera senatoria ed equestre a conduzione schiavistica;

è Migrazione da campagna a città dei piccoli proprietari, che vanno sempre più

è proletarizzandosi;

Serrata della classe politica che concentra il potere nelle mani di poche persone.

è

Le conseguenze sul piano storico – artistico sono moltissime e si individuano principalmente in:

Una dissoluzione della cultura unitaria, quella medio – repubblicana;

è Apparizione di quella bipolarità che prevede da un lato, la fine della koinè medio – repubblicana ad arte plebea;

è dall’altro l’elaborazione di una cultura elitaria, che fa uso direttamente dei modelli ricavati dall’ellenismo

orientale.

Con la nascita di una nuova elite dominante, si viene a sviluppare anche una nuova committenza che troverà come

ispirazione per i propri bisogni quei modelli provenienti dai centri del mondo ellenistico. Il II secolo può, quindi, essere

riassunto in questo modo:

Una fase scipionica, in cui è frequente l’assunzione diretta e globale dei modelli ellenistici

⇒ elaborati dalle monarchie del Mediterraneo Orientale;

La fase di contro – acculturazione catoniana;

⇒ Fase di sintesi, che tende ad avvicinarsi molto al pensiero catoniano.

MODELLO SCIPIONICO: nel 196 Flaminini proclamò la libertà dei Greci, rifacendosi ad una pratica

che era consueta nelle monarchie ellenistiche, che l’avevano assurta a comportamento

propagandistico ufficiale. Egli si poneva quindi come un sovrano ellenistico, e in quanto tale era

considerato presso i Greci. S’inaugura così una particolare politica degli Scipioni. Non è un caso che

a molti appartenenti di questa famiglia fossero state dedicate delle statue, poste come monumenti

pubblici, nelle sedi delle più prestigiose città. Questo spiega lo scandalo che si era innescato nei

commentatori già a partire dalla tarda repubblica. Il primo vero impatto con il mondo ellenistico si

traduce nell’importazione dei modelli ripresi dalle corti dei successori di Alessandro Magno: l’elite

senatoria cerca così di imporre una nuova cultura, i cui elementi principali sono di importazione. La

committenza è, in questo periodo, sempre in grado di selezionare tra le varie espressioni artistiche,

quelle più adeguate alle esigenze della classe dirigente. Sembra che nei primi decenni del II secolo, i

modelli adottati più frequentemente provengano da Pergamo, con cui Roma ha dei rapporti di alleanza

già nel corso della seconda guerra punica. Questa alleanza era legata agli interessi della classe

senatoria di espandersi militarmente in Oriente. Questo tipo di legame è testimoniato essenzialmente

dell’introduzione del culto della mAGNA mATER A Roma, in cui Cibele, non è vista come una divinità

straniera, ma come una divinità indigena, in quanto troiana. Questo comunque sarà un culto tenuto

sotto stretto controllo dalle autorità romane.

La diffusione dei modelli pergameni può essere attestata con molta sicurezza. Ci sono delle opere che ci possono aiutare

a confermare questo aspetto: è un fregio che rappresenta una galatomachia

Complesso di terracotte provenienti da Civitalba:

è delfica. Il luogo di ritrovamento è individuabile nella battaglia di Sentinum e non è un fatto casuale. La

spiegazione più ragionevole di questo fregio, è che vi si riconosce la decorazione di un edificio eretto sul luogo

della battaglia, dopo la riconquista dei territori gallici della Cisalpina. La realizzazione sarebbe attribuibile ad

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una bottega urbana e il rapporto con l’ambiente pergameno è sottolineato non solo dal soggetto e dallo stile,

ma anche da dettagli iconografici precisi. le galatomachie sono anche in questo caso di origine pergamena.

Rappresentazioni su urne etrusche:

è

La scarsità di documentazione riguardante Roma, può essere colmata dalle colonie: in particolare, è noto il caso di

Fregellae, in cui sono stati ritrovati dei fregi di terracotta, collocati in origine sul tablino di alcune domus eminenti della

città. In uno di essi, sono riprodotto scene di battaglia terrestre e navale tra i Romani e i Macedoni, a cui evidentemente

parteciparono anche i Fregellani. La datazione di questo fregio ci viene confermata da un secondo che può essere stato

attribuito con certezza alla fase precedente, immediatamente successiva alla guerra annibalica. In esso, compare la

rappresentazione di vittorie affrontate a trofei e di tripodi delfici sormontati dall’omphalos.

Per quanto riguarda, invece, la presenza di artisti asiatici a Roma, dopo il 190, essa è attestata direttamente e ci viene

ricordata da due passi di lIVIO. La presenza in Italia di artisti asiatici è invece a partire almeno dalla prima metà del II

secolo, come nel caso di Marcus Plautius. Un esame importante va effettuato sulle sculture in tufo, provenienti da Roma,

la cui importanza è centrale per la tematica analizzata: il nucleo principale proviene dalla via Tiburtina, un

secondo gruppo dall’Esquilino e una testa isolata dal commercio antiquario. La testa isolata è nota

per essere un esempio di PSEUDO – ENNIO, proveniente dal sepolcro degli Scipioni, che possiamo

datare nel secondo quarto del II secolo. Questo sepolcro ci fornisce un altro dato interessante: ci conferma che il

peperino venne usato per i sarcofagi datati tra il 270 e il 200, quando viene sostituito dal lapis Gabinus. La qualità di

queste sculture è notevole, anche se difficilmente apprezzabile a causa del cattivo stato di conservazione e della perdita

della policromia. Dal punto di vista stilistico, invece, si tratta di opere dipendenti dal medio ellenismo asiatico. Per

concludere, possiamo affermare che questa sia una produzione medio – alta dovuta a botteghe che operarono sulla

base di modelli dell’arte medio – ellenistica pergamena e la cui presenza a Roma appare ancora dominante, agli inizi del II

secolo.

Una svolta importante nelle tendenze della cultura romana si possono riconoscere con certezza nel periodo successivo,

ossia nei decenni centrali del II secolo, che sono compresi tra la terza guerra macedonica e la distruzione di Cartagine e

Corinto. Inoltre, i processi degli Scipioni e la repressione dei Baccanali, avevano contribuito a bloccare l’impatto della

cultura ellenistica sulla società romana. Questo è un episodio tipico di contro – acculturazione, che cerca di difendere gli

equilibri repubblicani a livello dell’ideologia e soprattutto cerca di evitare una completa assimilazione della città nelle

strutture culturali del mondo ellenistico. La metodologia da seguire per analizzare il campo delle arti figurative, sarà

tenere in considerazione l’ideologia senatoria romana, che in questo momento riveste il ruolo fondamentale del

committente. Questo ruolo mette sicuramente in evidenza la svalutazione della figura dell’artista, sia in ambiente romano

che in ambiente ellenistico. Esso è un fenomeno già riscontrabile nei regni ellenistici. La coscienza di una svolta culturale si

riscontra già a partire dagli scrittori antichi: il primo da prendere in considerazione è PLINIO. La sua fonte è

probabilmente greca, riconducibile a APOLLODORO DI ATENE. Egli fu attivo ad Alessandria fino al 145 e fu

espulso insieme ad altro intellettuali da Tolomeo Fiscone, si rifugiò a Pergamo, città da cui partì per

trasferirsi ad Atene. Fu quasi coetaneo di Panezio.

Un’altra fonte Dionigi di Alicarnasso, ci permette di trarre altre informazioni: ci permette di ricostruire il contesto

politico del classicismo tardo – ellenistico, un ambiente caratterizzato dalla polarità culturale tra

cultura asiatica e neoattica, come riflesso della lotta politica nelle città greche e dall’intervento in

favore di Atene da parte di Roma.

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Il momento che si chiude con la vittoria di Pidna, Roma appare come la potenza egemone del Mediterraneo. Due sono gli

episodi che in questo contesto ci colpiscono particolarmente:

erano celebrazioni di carattere prettamente greco. In esse Emilio Paolo celebra la

1. Le feste di Amphipolis:

vittoria di Pidna come un sovrano ellenistico. La scelta della città è anch’essa molto importante, perché è

significativa in un momento di sconfitta definitiva della Macedonia. È bene sottolineare che questa è stata una

iniziativa intrapresa da un generale romano, che ha fatto una scelta con precisi intenti propagandistici.

2. Il tour in Grecia: Emilio Paolo realizzò questo viaggio nei mesi successivi a Pidna. Anche questa è una novità

assoluta e un’operazione che non può corrispondere a un preciso progetto. La fonte principale di questo

episodio è principalmente Polibio. Il documento figurativo che la testimonia è invece il pilastro di Delfi, il cui

fregio rappresenta la battaglia di Pidna, l’esempio più antico di rilievo storico romano in marmo. Si segnala anche

che l’iscrizione commemorativa è in latino. Il filellenismo di Emilio Paolo non deve essere confuso con quello degli

Scipioni; è un compromesso obbligato tra i solidi valori della tradizione repubblicana e la necessità di

rinnovamento imposta dalle nuove responsabilità della politica imperiale. Il momento centrale di questo tour ha

come scenario Olimpia. Un frammento di Polibio ci conferma la veridicità di quest’episodio: il dato essenziale che

se ne ricava è l’ammirazione di Emilio Paolo per il simulacro di Fidia, che si esprime attraverso il confronto

letterario. La scelta di Fidia si pone al culmine ideale della cultura in modo non banale, perché

corrisponde alla teorizzazione tardo – ellenistica che ne sostituisce una più antica, in cui il

culmine della cultura era rappresentato da lISIPPO.

La possibilità concreta di verificare le opzioni figurative di Emilio Paolo ci viene fornita da due monumenti:

è il famoso pilastro, che una ricerca recente ha cercato di ricostruire nel suo vero aspetto e nella

Uno a Delfi:

• sua reale collocazione. La base inferiore ha rivelato caratteristiche diverse rispetto al pilastro sovrastante: la

statua equestre del re venne in seguito sostituita da Emilio Paolo, che sorgeva sull’altro pilastro, eretto in un

secondo tempo. Alcune tracce dell’iscrizione greca originaria conferma l’esistenza della prima. La

trasformazione in pilastro si ispira ad altri monumenti presenti a Delfi e suggerisce una comparazione del

console romano ai re ellenistici. La distinzione dalle realizzazioni precedenti si ricava dall’iscrizione, redatta in

latino e la cui formula dimostra che il pilastro deve essere percepito come un premio bellico, sottratto a Perseo a

Perseo e ai Macedoni.

un gruppo conosciuto è quello dei DIOSCURI. L’area orientale del Foro sembra avere

Uno a Roma:

• conosciuto una totale ristrutturazione ad opera dei censori del 164 a.C. un passo di Minucio Felice sembra

attestare che le statue dei Dioscuri furono realizzate per ordine di Emilio Paolo, a ricordo dell’epifania degli dei,

che avrebbero annunciato la vittoria di Pidna in circostanze analoghe a quelle successive alla battaglia del lago

Regillo.

Tra gli autori citati da Plinio, come fautore della rinascita del II secolo, dobbiamo ricordare POLYCLES, di cui abbiamo

alcune frammentarie informazioni:

Sappiamo che il padre era TIMARCHIDES;

Ø Sappiamo che il fratello era DIONYSOS;

Ø Conosciamo il nome di un figlio, TIMOCLES.

Ø

La scoperta a Delo di una statua fornisce un’importante conferma a questa ricostruzione cronologica, perché sappiamo

che nel periodo di realizzazione di essa Polycles doveva essere già morto ed era stato sostituito dal figlio, mentre la

direzione della bottega era stata affidata al fratello. Questa statua è fondamentale anche per un altro motivo, giacchè

dimostra il rapporto continuativo con committenti romani di questa famiglia di scultori ateniesi. Da questo punto di vista,

l’opera più importante dell’autore sembrano essere le statue di culto realizzate per Metello Macedonico: questa notizia

proviene da un passo di Plinio, che sebbene di difficile lettura, chiarisce in modo esemplare un dato fondamentale,

concernente la realizzazione del simulacro di culto del tempio di Giove Statore e di Giunone Regina, racchiusi ambedue

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entro il portico di Metello. Questo complesso edilizio era il primo a Roma in cui fossero stati realizzati degli edifici in

marmo. I lavori dovettero cominciare subito dopo il trionfo di Metello nel 146 e non sappiamo quando furono terminati. In

ogni caso, troviamo conferma della cronologia della vita di questo artista: sappiamo che la sua attività principale

dovette coincidere con questo periodo e sembra che la sua opera più importante sia solo pochi anni

posteriore all’olimpiade 156. Allo stesso tempo, troviamo conferma del fatto che la rinascita dell’arte attica è

condizionata dalle scelte romane e Polycles e suo figlio hanno operato ambedue al servizio di committenti romani. Anche

se i dati in nostro possesso non ci permettono di avere un quadro completo di come si sono svolti i fatti, gli elementi in

nostro possesso ci inducono a ritenere che la bottega di Polycles si sia trasferita dalla Grecia a Roma al seguito di

Metello macedonico, al momento del suo trionfo. L’unica altra indicazione sulla sua attività conferma il suo legame stretto

con i Metelli. Un ultimo vago accenno a proposito dei Metelli, ci viene fornito da Cicerone.

L’attività degli artisti neoattici a Roma e nel Lazio durante la seconda metà del II secolo può essere seguita solo

attraverso una serie di statue di culto, spesso databile, visto che conosciamo le vicende edilizie degli edifici sacrali, cui

sono connesse. Un esempio è un acrolito femminile dalla provenienza sconosciuta, che presenta una

serie di caratteristiche comuni:

Ovale allungato del viso,

è Mento pieno e arrotondato,

è Bocca leggermente socchiusa,

è Modellato delicato e sensibile

è

L’impatto di questi artisti sull’ambiente può essere rilevato con certezza anche in certi prodotti locali, come le decorazioni

frontonali in terracotta di alcuni templi. Un esempio può essere considerato quello dei FRONTONI DI LUNI attribuibile ai

decenni successivi alla fondazione della colonia nel 177 e in cui si può riconoscere la dipendenza da modelli urbani

contemporanei. E ad analoghe conclusioni riporta il frontone proveniente dalla valle tra Celio e Palatino.

Di grande interesse risulta il confronto tra questo insieme di opere e un gruppo di sculture attribuibile alla fine dello

stesso secolo. Ben databile risulta, infatti la testa marmorea di Fortuna proveniente dal santuario di Praeneste e

identificabile con la statua di culto della dea, descritta anche da Cicerone. Il documento fondamentale di questa serie

rimane il gigantesco acrolito di largo Argentina a Roma: il modello utilizzato è fidiaco e si potrebbe

identificare con la Nemesi di Ramnunte, opera di Agoracrito. Le caratteristiche formali si distaccano

dalle realizzazioni della metà del II secolo:

Ricche modulazioni di superficie, di tradizione ellenistica cedono il posto a una resa plastica che privilegia le

è nitide superfici geometriche, le intersezioni di piani a spigolo vivo e la resa lineare e rigida dei dettagli in

superficie, come i capelli.

Allo stesso atelier appartengono anche altre opere, che testimoniano l’attività anche in altri centri del Lazio: due teste

marmoree monumentali, in cui si devono riconoscere i simulacri di culto del santuario di Diana a Nemi,

nella ricostruzione tardo – repubblicana;

La testa di Diana presenta caratteristiche formali vicine all’acrolito di Largo Argentina, tanto

Ù da non permetterci di avere dubbi sull’appartenenza alla stessa bottega.

Analoga stilisticamente è la testa maschile barbata, in cui si deve riconoscere il paredro della

Ù dea Virbius.

Entrambi erano collocati nell’edificio templare, che terminava la parte superiore del santuario, descritto anche da

Vitruvio.

L’attività di queste botteghe, che operano nel II secolo, potrebbe venire collegata ai nomi di due artisti greci, attivi a Roma

in quegli anni:

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Archeologia greca e romana del professor Rebaudo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La cultura artistica a Roma in età repubblicana, Coarelli. Sul confronto tra Grecia e Roma nelle arti figurative, con esemplificazioni molto chiare e precise . Tra gli argomenti trattati si ricordano: i modelli ellenici, un esempio di edificio periptero.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Rebaudo Ludovico.

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