TOPOGRAFIA ANTICA
La topografia moderna localizza i siti attuali, invece quella antica cerca di localizzare i siti
dell'antichità, di individuare, comprendere e interpretare i fenomeni storici in un ambito geografico;
si cerca quindi di fornire una base concreta alla conoscenza del mondo antico.
La topografia cerca di soddisfare le esigenze di una storia globale che non si accontenta di elencare
una successione di eventi e di date, ma si tratta di una disciplina che si predispone alla conoscenza
degli avvenimenti economici, politici e sociali e delle potenzialità e dei condizionamenti che
l'ambiente ha attuato sull'uomo e viceversa.
La topografia esige dunque la necessità di affrontare la ricostruzione del paesaggio antico
geografico, ma tenendo conto di tutti gli aspetti della storia, quelli economici, politici e sociali che
si presentano; è necessario allora conoscere il territorio sia nella sua ampiezza e che nei suoi
ambienti limitati poiché la ricerca si attua nel piccolo sito anche se dobbiamo conoscere tutto il
territorio.
La topografia è dunque una disciplina pedestre perché per conoscere tutto il territorio bisogna
percorrerlo; essa ricostruisce le varie fasi della antropizzazione del paesaggio e cerca di conoscere
le tendenze, i comportamenti umani che hanno condotto nel tempo l'uomo nel rapporto con
l'ambiente.
Queste esigenze le troviamo già negli autori classici (come i logografi ionici) che sentirono
l'esigenza di premettere alle loro trattazioni storiche, compilazioni di carattere geografico perché la
conoscenza del territorio permette di conoscere gli avvenimenti che si sono svolti sul terreno.
Vediamo delinearsi la metodologia in un periodo diverso, cioè con i primi umanisti fiorentini che
sentirono l'esigenza di intendere e comprendere appieno i testi classici che venivano via via
scoperti; infatti si assistette a una grande riscoperta letteraria, storica e del territorio ed essi
sentirono l'esigenza di andare a controllare sul terreno i monumenti antichi della Roma antica.
Dunque i primi umanisti vanno a Roma e con i classici, la studiano, ma non si limitano alla città di
Roma, ma si dedicano anche a tutti i territori più importanti come la Campania, un'importante zona
archeologica, dove troviamo una serie di acquedotti e la via Appia.
Gli umanisti iniziano dunque la metodologia topografica; un grande sviluppo della disciplina si ha
dalla seconda metà dell'800 ed è legata al positivismo tedesco: vediamo allora la diffusione di una
gamma di problematiche nell'ambito della ricerca archeologica e topografica, ma quali sono gli
elementi della topografia?
1. la ricostruzione dell'habitat e quindi anche le condizioni ecologiche di una regione, cosa
difficile per noi perché non abbiamo dati precisi, quindi ci si deve avvalere degli studiosi di
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un altro ramo. La topografia è dunque una disciplina interdisciplinare perché per studiare il
clima e l’habitat ha bisogno di studiosi di quel ambito.
2. la ricostruzione del paesaggio antico in generale (e poi anche la possibilità di conservare e
recuperare questi beni culturali) che consiste nella ricostruzione dell'antica geomorfologia
del territorio e dell'idrografia, che è possibile grazie alla lettura del territorio e cioè alla
cartografia e alla fotografia aerea dove vediamo comparire degli elementi quali i paleoalvei,
ovvero delle linee che indicano la presenza, nel territorio, dell’antico letto di un fiume (in
questo modo è stato ricostruito il percorso del fiume Po nella pianura padana e la struttura
dei vari componenti fluviali padani e ciò ha permesso anche la ricostruzione della linea di
costa antica). Nel nostro territorio vi è una stratificazione storica unica ed è possibile
ottenere la conoscenza dell’idrografia antica, dell'antica linea di costa e del livello del mare.
3. la ricostruzione e l’individuazione in generale delle risorse del territorio, come per esempio
le peschiere che sono attinenti alle antiche ville romane che vivevano con una propria
autonomia oppure la presenza delle saline, una grande risorsa storica dell'antichità, elemento
connesso con le antiche linee di costa, con il mare e con la viabilità perché è il sale doveva
essere commercializzato: ecco allora le grandi strade come le vie salarie, la più importante
delle quali partiva da Roma, attraversava l'Appennino e raggiungeva l'Adriatico; molte vie
salarie si mantennero nel medioevo. Importanti sono anche le attività estrattive quindi le
miniere dell'Italia e delle province come quelle d'argento in Iberia o quelle d’oro, tutte
risorse economiche, materie prime che possiamo comprendere dalle fonti e dagli scavi.
4. l’individuazione e il riconoscimento delle sedi umane, degli insediamenti di cui dobbiamo
riconoscere la tipologia. Quindi può trattarsi di insediamenti protostorici dove troveremo
fondi di capanna o resti di edifici come le case rurali o ville di più ampio respiro; un'altra
tipologia è quella delle necropoli: dove ci sono delle necropoli di solito possiamo trovare gli
abitati però non è sempre vero, perché in alcuni casi abbiamo le necropoli ma non l'abitato
che può essere stato distrutto o riutilizzato; oppure non ci si è semplicemente dedicati allo
studio dell'abitato. Ecco allora che bisogna praticare uno scavo urbano oppure si può
ricostruire l'abitato grazie alle fonti: ad esempio sotto Pavia vi è l’abitato romano, ma non si
può scavare perché altrimenti la città moderna andrebbe distrutta, quindi si ricorre a scavi
d'emergenza, cioè si effettuano solo in alcune zone.
Oppure dell'antica città di Spina fino agli anni 50 si conosceva solo la necropoli: si trattava
di una città importante, di un emporio etruscogreco, grazie al quale abbiamo una
conoscenza enorme di tutta la realtà vascolare greca; negli anni 50 venne scavata sono la
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necropoli perché già per questo scavo si erano intraprese delle opere di bonifica, essendo il
territorio paludoso. Poi, grazie a delle foto aeree, sono emersi elementi che facevano intuire
la presenza dell'antica città e grazie a queste foto è stata individuata la città antica.
Marzabotto è un altro centro a non continuità di vita che è rimasto anche per la posizione
geografica.
Abbiamo dunque una serie di tipologie degli abitati e quindi della loro collocazione; un altro
aspetto è la densità dell'abitato, cioè la popolazione abitante nel sito e nel territorio e questo
aspetto aiuta la ricostruzione: allora si andrà sul terreno per effettuare l'esplorazione di
carattere topografico per capire la presenza degli abitati.
Un altro aspetto importante è capire per quale motivo è stato scelto un sito, quali criteri cioè hanno
condotto l'uomo scegliere quel sito: ecco allora che si studia il territorio. Generalmente un sito deve
essere vicino a un fiume, protetto dalla barriera montana, sopraelevato per ragioni di difesa e deve
avere la possibilità di un percorso stradale.
Un altro aspetto di ricerca è la conoscenza e il riconoscimento dei siti noti nelle fonti classiche: ci
sono infatti centri di cui conosciamo la realtà archeologica però non possiamo attribuirgli un nome
oppure si sono centri di cui conosciamo il nome, ma di cui non siamo in grado di dare una
ubicazione del territorio, anche se per esempio abbiamo l'elenco delle distanze da un sito all'altro,
perché non abbiamo trovato riscontro archeologico e quindi possiamo solo fare delle ipotesi; la
topografia però può lavorare anche senza il contributo dell'archeologia.
Un altro aspetto è quello dell'urbanistica e dell’edilizia; per urbanistica si intende la ricostruzione
della pianta della città, dei modelli che hanno influito sulla costruzione della città, ma al di là del
modello ogni città ha una propria forma a seconda delle caratteristiche del territorio, infatti fermo
restante una tipologia regolare, ci sono però delle differenze di misura, di posizione per il
condizionamento geografico. Importante è anche il riconoscimento delle trasformazioni della città
dal suo nascere al suo evolversi nel corso dei secoli, quindi bisogna avere anche una conoscenza
delle tecniche costruttive e della lavorazione dei materiali.
La città è collocata in un territorio, ciò implica la conoscenza del territorio e anche dei confini del
territorio di una determinata città; è però difficilissimo riconoscere questi confini, anche se
possiamo riuscirci grazie alla centuriazione romana, cioè la suddivisione del territorio.
Questa centuriazione si attua in più modalità e poteva prevedere anche un progetto di bonifica del
territorio antico, quindi bisogna studiare anche le opere di bonifica, le divisioni agrarie, i progetti di
canalizzazione per lo sfruttamento agricolo (cioè la presenza umana all'interno dei settori agrari), la
viabilità terrestre e fluviale che, soprattutto nel nord Italia, era importantissima, infatti a volte i
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fiumi erano più usati del percorso stradale, quindi i porti fluviali e marittimi, cioè le strutture
portuali erano di grande importanza nell'Italia antica, basti pensare al porto di Ostia.
Dunque vi sono tre momenti importanti, la città, il territorio e le strade, quindi l'istallazione delle
colonie e lo sfruttamento agricolo e tutto questo contribuisce al nostro sapere di carattere
archeologico e topografico.
La topografia fa anche uso di altre discipline come la filologia perché il filologo sa leggere i classici
e quindi può essere d'ausilio quando abbiamo necessità di interpretare soprattutto le tradizioni
scritte; a volte quando andiamo sul territorio troviamo delle corrispondenze che non sono adattabili
a quelle delle fonti, come ad esempio la distanza tra un sito e l'altro: ciò significa che nel testo
scritto c'è o un termine geografico o una distanza sbagliati e allora abbiamo bisogno del filologo che
ci aiuta per l'interpretazione. Altre discipline importanti sono la storia perché lo storico da una
visione storica di un territorio che dobbiamo studiare; l'archeologia perché con essa possiamo
offrire un contesto specifico ai monumenti in un territorio e l’archeologo può mettere in relazione
questi elementi che il topografo leggerà sul territorio. Tutte le fonti sono importanti, si equivalgono.
Quindi dobbiamo ricostruire il territorio e la sua antropizzazione, ma per fare questo abbiamo
bisogno di fonti, strumenti e materiali di vario genere: quindi abbiamo bisogno delle fonti scritte
che sono state raccolte e sistemate a circa metà dell'800, quando si assistette alla pubblicazione di
testi critici delle fonti e vennero redatti i grandi corpora, raccolti da studiosi tedeschi anche in
ordine topografico come il corpus inscritiorum latinorum, cioè una raccolta di tutte le fonti
epigrafiche conosciute fino alla metà dell'800 (poi vennero pubblicati degli aggiornamenti del
corpus). fonti primarie
Le fonti scritte si possono suddividere in come le epigrafi che sono importanti
perché sono un documento archeologico scritto parlante come per esempio l'iscrizione sulla
costruzione di un acquedotto; i miliari sono fonti epigrafiche importanti dove erano scritti tanti dati
come la distanza in linea da un sito all'altro, il nome del costruttore della strada, il nome di chi
aveva dato i soldi per la costruzione della strada e così via; anche le monete sono documenti
parlanti perché vi può essere la rappresentazione di un monumento dal punto di vista urbanistico (vi
può essere anche solo la sintesi del monumento) e in più possono anche dare indicazioni di carattere
cronologico e topografico; infine i papiri sono fonti primarie.
fonti secondarie,
Poi ci sono le quali i testi classici e poi ci sono testi meno noti e più difficili da
comprendere perché sono i testi tecnici degli agronomi e degli agrimensori (cioè i geometri addetti
alla costruzione della centuriazione romana) o dei geometri stessi: di queste attività abbiamo dei
testi di difficile comprensione, ma che aiutano per lo studio della divisione geografica. 4
fonti itinerarie,
Ci sono poi delle cioè testi di carattere itinerario che elencano caratteri relativi a
percorsi stradali; tra le fonti scritte dobbiamo includere anche le fonti medievali di ogni genere, le
agiografie, le fonti archivistiche, cronachistiche e così via (perché spesso nelle cronache troviamo
importanti informazioni per i periodi precedenti al medioevo perché esse ricostruiscono gli aspetti
di un periodo precedente; a volte esse danno delle informazioni false soprattutto circa la descrizione
di un centro storico da parte di un autore).
La topografia antica esplora dunque un periodo storico amplissimo mentre la topografia medievale
è un ramo interessante che si sta ampliando.
Le fonti archeologiche si sono espanse grazie ai grandi scavi dell’800 compiuti in Italia e nel mondo
antico: abbiamo quindi fonti toponomastiche, fonti attinte dalla documentazione medievale, fonti
che si studiano sulla base delle preesistenze moderne e quindi si parla di microtoponomastica, cioè
nome di piccoli centri, rassegne di toponimi persistiti fino a noi difficili da ricostruire.
Ma la fonte fondamentale rimane il terreno esplorato dalla topografia da cui si parte per la sua
ricostruzione: si tratta di una fonte peculiare perché la diretta conoscenza e la corretta
interpretazione del terreno costituiscono la base fondamentale della nostra ricerca. Nel terreno è
tutto sedimentato, quindi possiamo leggerlo e sfogliarlo periodo per periodo sulla base di tutte le
fonti di cui possiamo avvalerci; il terreno ci da tutti gli elementi del passaggio dell'uomo che
dobbiamo essere in grado di ricostruire e per la ricostruzione abbiamo bisogno di strumenti come la
cartografia storica e moderna che è lo strumento per eccellenza.
cartografia
Vi è anche una scientifica che comincia a costituirsi alla metà dell'800, mentre prima vi
era una cartografia prescientifica, strutturata senza l'apporto di strumenti scientifici. La cartografia
comunque da un grande impulso allo studio topografico; è necessaria però una cartografia a scala
diversificata, da cui possiamo anche arrivare alle mappe catastali.
fotografia aerea
Un altro strumento è la che ha un ampio sviluppo e si diffonde durante e dopo la
seconda guerra mondiale per la necessità di conoscere i siti per i bombardamenti (le foto fatte dal
RAF sono importanti laddove i nostri centri storici sono stati distrutti o modificati); essa ha aperto
un grande sviluppo nelle nostre ricerche delle sedi umane scomparse però se si sono verificate delle
alluvioni la ricerca è più difficile perché esse hanno ricoperto, con dei sedimenti, il terreno.
Grazie alla fotografia aerea è possibile leggere le anomalie del territorio; un altro aspetto importante
è lo sviluppo delle scienze che ha portato apporti originali e importanti, come le foto da satellite.
La topografia sottolinea l'intento della descrizione dei luoghi intesi come un comprensorio
geografico antropizzato, quindi dobbiamo rispondere alle domande che ci poniamo osservando
l'ambiente che è un contenitore di dati. 5
Si tratta quindi di un campo di lavoro che non può prescindere dal contatto con le realtà storiche che
si incontrano: allora il sopralluogo è fondamentale così come l'autopsia e quindi dobbiamo avere la
possibilità di accedere a questi luoghi.
Vi è una differenza di approccio al territorio dall'antichità rispetto ai nostri giorni che è determinato
dalla differente conoscenza del paesaggio che possiamo cogliere dagli autori antichi: sappiamo
infatti che quando i romani nella seconda metà del III secolo a.C. superarono l’Appennino tosco
emiliano non potevano avere un quadro generale e completo delle peculiarità dell'ambiente;
sappiamo comunque che essi arrivarono in una grande pianura, trovarono una valle e una catena
montuosa, ma non poterono analizzare tutta la situazione geografica, cioè non c'era la possibilità di
conoscere il territorio se non esplorandolo.
Vi sono altri esempi come quello del re spartano Cleonimo che nel 302 a.C., secondo Livio, arrivò
sul litorale dell'Adriatico e si fermò perché non conosceva il territorio e allora mandò avanti un
numero congruo di esploratori per riportare informazioni e le caratteristiche del territorio.
Questi riportarono notizie verbali che però avevano carattere di un'immagine cartografica del
territorio perché segnalarono una catena montuosa dietro la quale si stagliavano una laguna, campi
ricchi di messi e la foce di un fiume navigabile, cioè il Po. Oppure Annibale, secondo la narrazione
polibiana (III libro) una volta giunto sulle Alpi occidentali, inviò esploratori e ambascerie per essere
informato sul territorio, in più chiese il numero degli abitanti e il valore di questi, quindi volle
informazioni geografiche e politiche.
Vi è poi una descrizione del VI secolo d.C. in Paolo Diacono che, mentre parla di Alduino e del suo
ingresso in Italia dalla parte orientale, racconta che egli, non avendo a disposizione una cartografia,
salì su un monte che sovrastava la zona e contemplò l'Italia: ecco dunque la necessità di conoscere il
territorio.
Molte informazioni le troviamo nella Naturalis Historia di Plinio da cui abbiamo notizia di un
cavaliere romano che, sotto Nerone, toccò le coste della Germania; dunque già nell'antichità si
sottolineava che per conoscere un territorio bisognava visitarlo di persona oltre che documentarsi
sul territorio stesso grazie alle fonti, cioè le descrizioni di
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