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Tirocinio terzo anno: accettazione e dimissione

Accettazione in ospedale

L'accettazione in ospedale per il malato implica una situazione conflittuale, da un lato desidera avere la migliore accoglienza possibile, dall'altro l'impatto con questo ambiente estraneo è fattore di insicurezza. Un'accettazione negativa determina l'aumento della paura, dell'insicurezza, della sfiducia e il rifiuto alla collaborazione, mentre un'accettazione positiva favorisce l'adattamento dell'individuo, ecc. I problemi che producono una situazione di ansia sono la paura del dolore, di dover affrontare una deturpazione, la perdita di autonomia, ecc. Tali condizioni provocano squilibri ormonali, aumenta la soglia del dolore, ecc.

Per quanto riguarda l'accettazione in ospedale, l'unico requisito è la necessità, e la richiesta di solito viene fatta da un medico. Appena si è dato al paziente il tempo di ambientarsi, è il momento della visita infermieristica che in associazione all'intervista e all'osservazione, serve per raccogliere i dati necessari a definire la cura.

Dimissione

La dimissione invece non è sempre vista come un avvenimento positivo poiché si esce da quel regime di protezione che si era instaurato nel ricovero. Per questa ragione non deve essere pianificata all'improvviso, ma va dato al paziente il tempo di abituarsi all'idea. Prima della dimissione naturalmente, medico e infermiere si devono accertare che il paziente sia nelle condizioni adatte ad essere dimesso e i requisiti necessari sono:

  • Presenza di segni vitali stabili
  • Assenza di conseguenze da immobilizzazione
  • Presenza di un quadro ematochimico e nutrizionale soddisfacente
  • Presenza delle capacità di eliminazione
  • Presenza della capacità di assumere la terapia
  • Assenza di infezioni
  • Assenza di stati depressivi

L'infermiere inoltre, il mattino della dimissione deve avere con la famiglia e il paziente un colloquio per fissare gli obiettivi a lungo termine, deve compilare la modulistica standard per la dimissione, dovrà avvisare i familiari di venir a prendere il congiunto, altrimenti si dovrà chiamare il servizio di ambulanza e dovrà accertarsi che il paziente abbia preso tutti i propri affetti personali, non mettendo alcuna fretta al malato. Insieme alla dimissione del paziente si compila la SDO (scheda di dimissione ospedaliera). La scheda di dimissione ospedaliera è lo strumento di raccolta delle informazioni relative ad ogni paziente dimesso dagli istituti di ricovero pubblici e privati in tutto il territorio nazionale. Le schede di dimissione sono compilate dai medici che hanno avuto in cura il paziente ricoverato; le informazioni raccolte e codificate sono trasmesse alle Regioni e da queste al Ministero della salute.

Accoglienza paziente

Lo scopo di questa parte è quello di ridurre lo stress da ospedalizzazione e della famiglia e di orientarlo nell’unità di degenza riconoscendolo come persona. In questa fase preliminare il cliente e l’infermiere danno inizio ad una relazione di fiducia. Le risorse che l’infermiere ha a disposizione per attuare questo protocollo sono le sue conoscenze, uno spazio dove si ha la necessaria riservatezza e del materiale cartaceo come la documentazione amministrativa e gli opuscoli informativi.

La routine di questo protocollo per l’infermiere prevede:

  • Presentarsi e far accomodare il cliente
  • Si chiede al cliente come sta e se ha qualcosa da domandare
  • Si provvede alle attività amministrative
  • Si accompagna il cliente in camera e lo si presenta agli altri degenti
  • Si mostrano al cliente gli accessori del letto, il comodino, l’armadietto e il campanello di chiamata
  • Ascolta le domande che cliente e famiglia hanno da esporgli
  • Si spiega la funzione dei diversi operatori e come riconoscerli
  • Si spiega la necessità della visita medica e del colloquio per la raccolta dati
  • Si consegna l’opuscolo informativo, ove presente, e ne spiega i contenuti essenziali

Il cliente accolto male è bloccato in partenza e troverà difficoltà nell’instaurare con l’infermiere una relazione di fiducia, inoltre la freddezza dell’accoglienza suscita nel cliente il senso di “sentirsi di disturbo”. I rischi a cui si va incontro nell’accoglienza del cliente sono ad esempio il fare stereotipi (classificare il cliente in categorie), le interviste modello polizia giudiziaria (con risposte frettolose, superficiali e difensive) e la frettolosità (l’agitazione è la morte dell’accoglienza e della disponibilità).

Cartella clinica

La cartella clinica è un documento che contiene notizie riguardanti il soggetto ricoverato (dati anagrafici, anamnesi, obiettivi terapeutici, prognosi, ecc.), che tutela la salute del paziente ed è in grado di documentare il decorso clinico di ogni degente, le decisioni assunte e gli interventi effettuati. I requisiti del contenuto sono:

  • Chiarezza
  • Accuratezza
  • Compiutezza dei dati
  • Correttezza formale
  • Ordine cronologico di esposizione
  • Pertinenza
  • Rintracciabilità
  • Veridicità

Per chiarezza, accuratezza e compiutezza si intende: grafia ed esposizione diretta, non usare sigle senza legenda, usare inchiostro nero per le copie fotostatiche, chiarezza nelle trascrizioni, ecc. Per completezza, contestualità e precisione si intende: ogni cartella identifica un ricovero, aperta l'accettazione e chiusa alla dimissione deve tracciare un film preciso del ricovero, firmare ogni singola annotazione, identificazione dell'operatore, ecc. Per correttezza formale e ordine cronologico si intende: non deve arrecare abrasioni o correzioni improprie, non si usano bianchetti o gomme, cerchiare l'errore firmarlo e renderlo leggibile, registrare in ordine temporali le manifestazioni e le esecuzioni, ecc. Per pertinenza, rintracciabilità e veridicità si intende: dare traccia dei dati inerenti gli atti compiuti decisioni adottate e fatti riscontrati, conoscere quanto è accaduto anche a distanza di tempo ricostruendo le attività e risalendo a data ora fatti ed esecutori, i dati e gli eventi devono essere veritieri e rispondenti agli accadimenti, ecc. Naturalmente tutti i dati contenuti in cartella rispondono al diritto alla riservatezza, ovvero alla protezione dei dati personali (Privacy, D. Lgs.196/2003).

La cartella clinica deve essere conservata in reparto non oltre 15 giorni dopo la dimissione, dopo si consegnano in archivio (il caposala ha un registro dove annota le cartelle spedite in archivio) per almeno 40 anni, e in caso di smarrimento occorre fare denuncia alla Polizia. La cartella clinica si conserva in originale con tutti i documenti allegati, in luoghi climaticamente protetti dove accedono solo gli addetti.

Cartella infermieristica

È uno strumento operativo ed informativo utile per registrare, progettare, gestire, comunicare, valutare e documentare l'assistenza infermieristica. Serve a documentare fatti inerenti all'attività svolta dall'infermiere e alla regolarità delle operazioni amministrative. Contiene dati anagrafici, anamnestici, pianificazione, gestione del paziente, diario infermieristico, termometrica e valutazione dell'assistenza.

Codice deontologico, linee guida, protocolli e procedure

Il codice deontologico è un elemento irrinunciabile per l’infermiere e il suo esercizio professionale, e serve a guidare l’infermiere nelle scelte morali e bioetiche. Il codice ci dice che l’infermiere è un care manager, ossia un manager della cura, del curare il malato ed è formato in modo che ogni articolo o concetto è sostenuto dagli organismi di rappresentanza degli infermieri. Il codice indica un modello etico da seguire e chiede agli infermieri di conoscerlo e riconoscersi in esso. Il codice deontologico definisce i modelli di comportamento con particolare riferimento alla responsabilità.

Le norme generali di un buon esercizio professionale sono:

  • Formazione
  • Aggiornamento
  • Atteggiamento critico
  • Ricerca
  • Autovalutazione

Nel 1960, l’IPASVI crea il primo codice deontologico, in cui vengono indicate le coordinate etiche degli infermieri. Nel 1977 questo codice sarà rivisto e abbreviato, nel 1996 viene aggiunto il patto tra infermiere e cittadino, mentre ancora nel 1999 il codice deontologico viene riscritto in modo da dare spazio alle esigenze di autonomia professionale e fornendo una traccia per il quotidiano confronto tra professionisti e i ritardi della cultura e delle strutture in cui operano. Questo codice rimarrà in vigore fino al 2009, quando l’infermiere non viene più definito come l’operatore sanitario dotato di un diploma abilitante, ma come il professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica, grazie anche all’abolizione del mansionario con la legge 42/99. Questo rappresenta una svolta significativa per la professione che si delinea nel rapporto infermiere-paziente. Il nuovo codice fissa le norme dell’agire professionale in cui si svolge la relazione con il paziente, relazione che si realizza attraverso interventi specifici (sta per propri, interni alla professione), autonomi (decisioni proprie rispetto alle altre figure) e complementari, di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa. Il nuovo codice è formato da 51 articoli.

Una linea guida è un insieme di raccomandazioni, sviluppate sistematicamente, basate sull’evidenza scientifica a favore o contro un determinato intervento e vengono prodotte da società scientifiche, associazioni professionali o istituzioni sanitarie. Hanno lo scopo di aiutare tutte le figure professionali a scegliere la più appropriata assistenza sanitaria in specifiche circostanze cliniche. Fulcro di ogni linea guida sono le raccomandazioni. Le linee guida non vengono concepite come uno schema da applicare in modo rigido, ma come una sintesi delle migliori informazioni scientifiche disponibili circa le modalità di diagnosi, cura e assistenza.

La procedura è una forma di standardizzazione (uniformare attività e prodotti sulla base di norme e modelli di riferimento appropriati) più elementare di una sequenza di azioni definite. Lo scopo delle procedure è quello di descrivere la modalità ottimale di esecuzione di una tecnica semplice o complessa con l’obiettivo di ridurre la variabilità di comportamento ed esecuzione di una determinata azione. Perché una procedura abbia successo bisogna che sia condivisa da parte di tutti gli utilizzatori e che sia continuamente revisionata.

Il protocollo è uno schema ottimale della sequenza di comportamenti da adottare in relazione ad un determinato iter diagnostico, terapeutico o assistenziale (quindi un protocollo è formato da più procedure). Hanno lo scopo di massimizzare l’appropriatezza di un iter diagnostico, terapeutico o assistenziale. La costruzione di un protocollo è formato da una fase elaborativa e da una fase operativa. La fase elaborativa comprende:

  • Identificazione della situazione: gestione di un CVC, evitando di contaminare sia la superficie interna che l’esterna
  • Analisi della situazione: analisi del comportamento degli operatori e ricerca bibliografica
  • Identificazione della popolazione interessata: infermieri e medici a contatto con il paziente
  • Stabilire gli obiettivi assistenziali: ridurre, prevenire e controllare le infezioni
  • Definire le fasi operative: riunioni, suddivisioni compiti e durata dell’applicazione del protocollo

La fase operativa comprende:

  • Titolo ed obiettivo: ad esempio gestione del CVC, strategie fondamentali per il controllo delle infezioni
  • Risorse umane e materiali: identificare il numero di operatori e il materiale occorrente
  • Procedure e tempi: ad esempio, nelle prime ore successive all’impianto, disinfettare, applicare garza, controllare, ecc., successivamente… ecc.
  • Verifica dell’efficacia e dell’efficienza: l’applicazione del protocollo ha ridotto del 20% le infezioni
  • Valutazione: in riunione si decide se adottare il protocollo o meno
  • Eventuale rielaborazione

I dipartimenti

L’organizzazione dipartimentale è l’innovazione principale presente nella legge 502/92, ed è la struttura con cui sono organizzate le strutture sanitarie odierne. Il dipartimento è un’organizzazione integrata di unità operative omogenee affini e complementari, ciascuna con obiettivi specifici, ma che concorrono al perseguimento di comuni obiettivi di salute. Nei dipartimenti possono essere presenti Unità operative semplici o complesse. Nell’esempio dell’ospedale di Cosenza:

Dipartimento di medicina

  • UOC: Cardiologia respiratoria
  • Fisiatria
  • Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva
  • Geriatria
  • Medicina
  • Nefrologia Dialisi e Trapianti
  • Neurologia
  • Pneumologia
  • UOS: Endocrinologia e diabetologia
  • Malattie infettive
  • Broncologia
  • Allergologia

Dipartimento dei servizi

  • UOC: Anatomia patologica
  • Farmacia
  • Emotrasfusioni
  • Laboratorio analisi
  • Microbiologia e virologia
  • Neuroradiologia
  • Radiodiagnostica
  • UOS: Radiologia interventistica

Dipartimento di chirurgia

  • UOC: Chirurgia generale
  • Chirurgia vascolare
  • Oculistica e trapianti
  • Otorinolaringoiatria
  • Urologia
  • UOS: Chirurgia d’urgenza
  • Chirurgia plastica
  • Chirurgia toracica
  • Odontostomatologia

Dipartimenti d’emergenza

  • UOC: Anestesiologia
  • Rianimazione
  • Neurochirurgia
  • Medicina d’urgenza
  • UOS: PS e triage

Dipartimento materno infantile

  • UOC: Chirurgia pediatrica
  • Neonatologia
  • Ginecologia e ostetricia
  • Pediatria
  • UOS: Andrologia e fisiopatologia della riproduzione
  • Senologia
  • Anestesia e parto indolore

Dipartimento oncoematologico

  • UOC: Oncologia
  • Ematologia
  • Dermatologia
  • Radioterapia
  • Medicina nucleare
  • UOS: Pneumologia oncologica
  • Senologia diagnostica

Il processo infermieristico

Il processo infermieristico è il metodo che permette in modo sistematico di raggiungere l'obiettivo preposto. È composto da 5 fasi:

  • Valutazione iniziale
  • Diagnosi infermieristica
  • Pianificazione
  • Attuazione
  • Valutazione dei risultati

La valutazione iniziale è la prima fase del processo che si divide in due sub-fasi: raccolta dati e analisi o sintesi. Consiste in una sistematica e ordinata raccolta dati relativa allo stato di salute fisica e psico-sociale del paziente allo scopo di fare la diagnosi infermieristica. Un'errata valutazione iniziale potrebbe sfasare tutte e 4 le altre fasi. La raccolta dati contiene i dati anagrafici, l'anamnesi e i cenni sulla famiglia, i dati soggettivi e oggettivi del paziente comprese le ragioni del ricovero, la diagnosi medica e il risultato di eventuali esami strumentali. La maggior parte di questi dati vengono estrapolati dall'intervista con il paziente.

La diagnosi infermieristica rappresenta l'individuazione delle risposte del paziente e dei limiti delle sue risorse allo scopo di definire ed indirizzare l'assistenza infermieristica. La diagnosi infermieristica può essere considerata come una descrizione dei bisogni infermieristici del paziente. La pianificazione è la terza fase del processo infermieristico che comprende la messa a punto di scopi e obiettivi, i quali derivano dalla diagnosi infermieristica, inoltre vengono stabilite le priorità sulla base dei problemi del paziente. Le fasi della pianificazione sono: stabilire le priorità (alta, media o bassa priorità), stabilire gli obiettivi, identificare le strategie d'intervento, formulare il piano degli interventi infermieristici e redigere il piano d'assistenza. Poiché la condizione del paziente cambia continuamente, il piano di assistenza deve riflettere questi cambiamenti.

L'attuazione comincia quando l'infermiere attua le varie azioni per raggiungere l'obiettivo preposto. La fase di attuazione prevede: la preparazione della persona all'intervento e l'esecuzione dell'intervento. Questa fase può considerarsi conclusa solo quando, terminate le prestazioni, vengono annotati i risultati. La valutazione dei risultati è l'ultima fase del processo di nursing, è può essere definita come la valutazione dei cambiamenti del paziente in seguito all'azione infermieristica. Se gli scopi e gli obiettivi sono stati raggiunti, il processo infermieristico può considerarsi concluso, altrimenti bisognerà ricominciare tutto daccapo.

Iter formativo dell’infermiere

Per poter essere qualificati come Infermiere occorre conseguire la laurea in Infermieristica e per esercitare la professione occorre essere iscritti all'albo presso il collegio provinciale IPASVI di appartenenza. Tale titolo è valido sull'intero territorio nazionale nel rispetto alla normativa europea in materia di libera circolazione delle professioni. Sono ritenuti validi i titoli acquisiti prima della normativa attuale (Infermiere Professionale, Diploma Universitario di Infermiere). Nel 2001, ai sensi del DM 509/1999, il diploma universitario per Infermiere venne trasformato in Laurea triennale e viene inoltre prevista la Laurea Specialistica nelle Scienze Infermieristiche e Ostetriche.

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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wallacekr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica clinica 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Catanzaro - Magna Grecia o del prof Spadafora Giuseppe.
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