PROCEDURE PER ESAME DI TIROCINIO 3:
43) MOBILIZZAZIONE DEL PAZIENTE CON POLITRAUMA: UTILIZZO DEI PRESIDI DI
IMMOBILIZZAZIONE
44) LETTURA DEL TRACCIATO ELETTROCARDIOGRAFICO: PRINCIPALI
ALTERAZIONI
45) ASSISTENZA ALLA PERSONA CON VENTILAZIONE NON INVASIVA
46) ASSISTENZA ALLA PERSONA CON VENTILAZIONE INVASIVA
47) ACCERTAMENTO INFERMIERISTICO ED ASSISTENZA ALLA PERSONA CON SEPSI
48) LE PRINCIPALI SCALE DI VALUTAZIONE: BRASS, BPS, MUCOSITE (GRADING
WHO) 1
43) MOBILIZZAZIONE DEL PAZIENTE CON POLITRAUMA: UTILIZZO DEI PRESIDI DI
IMMOBILIZZAZIONE
→
Trauma causato da un’energia cinetica esterna che va ad imbattere su un corpo.
TRASPORTO DEL PAZIENTE CON POLITRAUMA:
Deve essere un unico corpo cosi l’energia potrà dissiparla dalla testa ai piedi (anche nel trasporto diamo
energia al corpo
5 fasi: torace- bacino- gambe-piedi-testa
Può essere:
▪ allineabile: posizione supina con il paziente che si adatta al nostro presidio
▪ non allineabile: presidio che si adatta al nostro paziente
Approccio al paziente:
1. Sicurezza ambiente e dei soccorritori
2. Stato di coscienza con allineamento del capo (posizionarsi dietro la testa del paziente)
3. A= pervietà delle vie aeree e stabilizzazione del rachide cervicale
4. B= Controllo del respiro
5. C= Attività cardio-circolatoria
6. D= Controllo capacità sensitive e neurologiche
7. E= Ispezionare il paziente
Per ottenere un risultato efficace sarà necessario utilizzare un insieme di presidi con differenti funzioni. Ogni
presidio dovrà avere caratteristiche di rigidità per rendere resistente il paziente alle sollecitazioni che sono
attribuite agli spostamenti. Possiamo identificare due categorie di presidi, che hanno differenti
caratteristiche:
Possiamo identificare due categorie di presidi, che hanno differenti caratteristiche:
➢ Immobilizzazione in posizione fisiologica (allineata)
- Rigidità anatomica
- Maggior resistenza alla progressione dell’eventuale danno secondario
➢ Immobilizzazione in posizione patologica (di reperimento/antalgica)
- Immobilizzazione sagomata su una posizione diversa da quella morfologica della parte lesionata
- Minor tolleranza alle sollecitazioni che devono essere mediate dalle caratteristiche del presidio
(assorbimento delle vibrazioni, adattabilità alla variazione morfologica)
Questi presidi non sono intercambiabili nelle loro funzioni ma, sono complementari ed indispensabili in egual
misura.
Per scegliere un presidio è necessario considerare:
Le sollecitazioni a cui verrà sottoposto
La dispersione termica che deriva dall’immobilità e dal contatto con superfici fredde
Necessità di utilizzare i fissaggi di sicurezza
Quando si applica l’immobilizzazione? 2
Le manovre da compiere utili all’immobilizzazione e l’applicazione dei presidi sono fasi accessorie al soccorso.
Solo dopo una corretta diagnostica ed un eventuale trattamento terapeutico, l’immobilizzazione potrà
partecipare ad effetti di regressione del danno.
È chiaro quindi come l’applicazione di tutte le attrezzature d’immobilizzazione sia una procedura solamente
cautelativa nella fase del soccorso pre-ospedaliero e quindi debba richiedere tempi di applicazione ridotti
Per quanto riguarda l’immobilizzazione del rachide cervicale, sarà necessario utilizzare un presidio anatomico
performante con misure compatibili con quelle anatomiche del paziente da trattare.
Il KED consentirà il mantenimento dell’allineamento del rachide cervicale durante le manovre di estrazione
dall’auto.
La Tavola Spinale garantirà una protezione termica e meccanica sufficiente a tutto il corpo del paziente
permettendo i fissaggi mirati alle dimensioni ed alla morfologia del paziente stesso
COLLARE CERVICALE
Il collare cervicale è un dispositivo il cui scopo è quello di limitare i movimenti del rachide a
livello delle vertebre cervicali. Questo dispositivo non garantisce una completa
immobilizzazione del collo ed è quindi necessario l’utilizzo in associazione con un
dispositivo di immobilizzazione della colonna, per esempio, la tavola spinale.
Esistono diverse tipologie di collari cervicali: morbidi, semirigidi e rigidi. Prevalentemente
quelli disponibili sono di due tipi : monopezzo o a due pezzi staccati.
Il modello rigido monopezzo è costituito da un unico pezzo di materiale di plastico.
Il collare cervicale rigido a due pezzi è costituito da sue parti separate, per cui si procede prima al
posizionamento della parte anteriore e, successivamente della parte posteriore.
Il collare presenta:
Una parte anteriore Una parte posteriore quasi piatta:
- Gorgiera - lo scudo cervicale
- Sagomata
Entrambe le tipologie di collare presentano un’apertura anteriore che consente al soccorritore l’accesso al
collo per la valutazione del polso carotideo e lo svolgimento di accertamenti e manovre
da parte del personale sanitario. L’utilizzo di entrambi i tipi di collare richiede
obbligatoriamente la presenza di 2 operatori.
Materiale : Guanti monouso e Collare cervicale
Preparazione e valutazione dell’assistito:
▪ Valutare la sicurezza della scena prima di intervenire
▪ Valutare lo stato di coscienza e le manovre di rianimazione indifferibili
1. Mentre il primo operatore si avvicina alla persona, si presenta e spiega la manovra, il secondo operatore
pone il rachide cervicale in posizione neutra, ponendo la linea dello sguardo perpendicolare alla colonna
(90°) (Il secondo operatore manterrà la posizione assunta in questa fase per tutta la durata delle procedura,
al fine di ridurre i movimenti della colonna)
2. Il primo operatore, libera il collo da impedimenti, come monili o maglioni a collo altro, e ispezione il capo
3
3. Misurare con le dita e posizionare fra la spalla e il mento dell’assistito. Per ottenere la misura del collare
da utilizzare.
4. Inserirlo sul paziente partendo proprio dalla parte posteriore, col
solo intento di poterlo afferrare dalla parte opposta e con l’obiettivo
di centrarlo in simmetria con il paziente nella parte anteriore, quindi
posizionare la parte anteriore in asse con il paziente.
4. Chiudere il collare in posizione facendo combaciare le strisce di
velcro. Serrarlo attorno al collo avendo cura di non comprimerlo.
Regolare la parte anteriore sino a poter sostenere correttamente la
mandibola in allineamento neutro con il rachide cervicale.
5. Controllare che il collare non sia fonte di problemi al paziente,
verificare il comfort, che non comprima le strutture del collo, che
consenta eventuale deglutizione, che agisca correttamente sulle
strutture ossee e non intralci le manovre di rivalutazione dei
parametri vitali.
KED (KENDRIK EXTRICATION DEVICE)
L’estricatore di Kendrik è un presidio sanitario atto all’immobilizzazione spinale in uno spazio angusto oppure
in presenza di un evento traumatico che costringe il paziente in una posizione non facilmente accessibile con
una azione di immobilizzazione effettuata con una tavola spinale, quindi ideato per immobilizzare e
trasportare un soggetto con sospetta lesione della colonna vertebrale, che si trova in posizione seduta.
Pertanto, è particolarmente indicato per soggetti bloccati in autoveicoli incidentati, per vittime di crolli e/o
frane, luoghi disagiati, ecc.
Il KED è utilizzabile in tutti i casi in cui ci si rende necessaria l’immobilizzazione dell’apparato scheletrico del
rachide.
Esso deve garantire una buona rigidità del supporto dorsale in “allineamento neutro” ed un’alta compatibilità
con le manovre di estricazione da spazi particolarmente angusti (abitacoli contorti, cunicoli, etc.…)
Applicazione
È necessario riallineare il tronco del paziente prima dell’applicazione del KED. Inoltre, è necessario effettuare
i minori spostamenti possibili, pur consentendo di ricreare dietro il dorso del paziente lo spazio necessario
per l’ispezione e l’inserimento del presidio stesso.
1. 1° soccorritore.: immobilizzazione cervicale da dietro e la mantiene negli step successivi
2. 2° soccorritore: posiziona il collare cervicale
3. Inserisce il KED dietro la schiena. Durante l’operazione mantenere le cinghie frontali raccolte e le cosciali
allungate sul retro del KED.
4. Fa passare le ali laterali sotto le braccia del soggetto e sollevare verso l’alto il KED in modo da farlo aderire
sotto le ascelle
5. Chiude le cinghie toraciche senza stringerle. L'ordine non è importante, invece è importante valutare
quanto stringere (lesioni varie, seno, donne incinte, ecc.)
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6. 2° soccorritore (e 3° socc.): stacca le cinghie cosciali dal retro del KED e le fa scivolare sotto le coscie con
un movimento “a sega”, facendole aderire bene all’inguine.
• Non incrociare le cinghie: la destra si allaccia a destra, la sinistra a sinistra.
• Verificare che le cinghie passino bene sotto al sedere e non rimangano all’esterno dei glutei.
• Allacciare e stringere bene
• Valutare con attenzione eventuali fratture al bacino o al femore
7. 2° soccorritore: blocca la testa chiudendo le alette superiori: un velcro passa sulla fronte ed un altro sotto
il mento.
• Il velcro inferiore dovrà essere attaccato in direzione salente. Il superiore leggermente verso il basso.
• Il velcro inferiore deve passare sopra il collare, in modo da mantenere quest’ultimo ben saldo al soggetto
ad operazione conclusa il 1° soccorritore. può lasciare la testa del soggetto.
• Se necessario, riempire lo spazio vuoto fra KED e nuca con l’apposito cuscinetto (attenzione a non
esagerare).
• Porre l’asse spinale vicino al veicolo.
• 2° soccorritore: stringe le cinghie toraciche
• 1° e 2° socc. (con l’aiuto del 3°) estraggono il soggetto dall’auto e lo distendono sull’asse spinale.
Normalmente esce prima la testa. Conviene eseguire una rotazione del soggetto seduto prima di eseguire il
sollevamento e l’estricazione.
• Prima di allungare le gambe sull’asse spinale, slacciare le cinghie cosciali.
Così applicato il KED immobilizza testa, collo e busto minimizzando
i rischi per il paziente durante la rimozione dall’auto o dal luogo
angusto. Terminata l’applicazione, considerare sempre che il KED è
come una steccobenda non un’imbragatura di sollevamento. Evitare
quindi di sollevare il paziente, ma farlo scivolare sul piano della
tavola spinale.
TAVOLA SPINALE
La tavola spinale è un presidio sanitario utilizzato per l'estricazione, l'immobilizzazione e il trasporto dei
pazienti politraumatizzati. La tavola spinale è stata concepita per ottenere l'immobilizzazione e la
contenzione dell'intero corpo mantenendo l'allineamento della testa, del collo e del tronco del paziente
politraumatizzato. Viene quindi utilizzata in caso di incidenti traumatici in cui si sospettano lesioni alla
colonna vertebrale. Non è classificata come barella, quindi per il trasporto della vittima per lunghi tratti deve
essere associata ad altri presidi rigidi.
Caratteristiche:
- Ottima rigidezza (mantenere la forma fino a carichi
di 150Kg)
- Versatilità
- Isolamento termico
- Maneggevolezza 5
- Radio compatibilità
- Resistenza ad urti e corrosioni
- Lavabile ed igienizzabile
- Concordanza con gli altri presidi di immobilizzazione
(collare cervicale, fermacapo, ragno)
Quando ci si trova di fronte ad un paziente politraumatizzato è d'obbligo l'immobilizzazione della colonna
vertebrale per non provocare al paziente altre lesioni. Per questo motivo l'uso della tavola spinale deve
essere preceduto dal posizionamento del collare cervicale e seguito dal posizionamento del fermacapo e dal
ragno per bloccare il paziente sulla tavola spinale. L'associazione di tutti questi presidi, e il loro corretto uso,
permette di trasportare il paziente in posizione verticale e di capovolgerlo di 90°, se dovesse ad esempio
vomitare. La tavola spinale può essere utilizzata per i bambini con peso maggiore di 25 kg e adulti fino a 150
kg (esistono comunque modelli con portate superiori). Se il bambino pesa meno di 25 kg si utilizza la tavola
spinale pediatrica.
Applicazione
1. La tecnica più diffusa per il caricamento di un paziente supino è quella "laterale". Questa manovra
consente di standardizzare l'ispezione del dorso del paziente. È infatti necessario controllare
il dorso de
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Diritto commerciale - procedure concorsuali