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Testo narrativo

Appunti di Lineamenti di letteratura italiana contemporanea sul testo narrativo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Marciano dell’università degli Studi di Genova - Unige, Facoltà di lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Lineamenti di letteratura italiana contemporanea docente Prof. A. Marciano

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Il testo narrativo

Per testo narrativo si intende una composizione in cui sono raccontati degli avvenimenti. Il testo narrativo letterario è una

produzione cui soggiace un fine estetico, ossia l’autore si prefigge di raccontare una storia in modo interessante ed

originale, attraverso efficaci accorgimenti strutturali e stilistici. I requisiti del testo narrativo sono i seguenti: trama,

narratore e focalizzazione, spazio, tempo, personaggi. La trama è la successione degli eventi all’interno del testo e può

assumere due configurazioni, fabula o intreccio. La fabula è la sequenza degli accadimenti in ordine logico e

cronologico; l’intreccio è il dipanarsi delle vicende in ordine estetico, ossia con l’introduzione di anacronie, distinte in

analessi e prolessi. L’analessi (o retrospezione o flash back) è un nucleo in cui è rievocato un episodio antecedente al

punto della storia cui si è giunti; è segnalata in genere dal trapassato prossimo e consente talora di recuperare un

antefatto. La prolessi è una sequenza dove è anticipato un evento che deve ancora accadere ed è indicata dal futuro

semplice o dal condizionale passato. Un testo narrativo si compone di sequenze. La sequenza è una parte di testo

dotata di sostanziale autonomia ed i cui confini sono facilmente determinabili. Il cambio da una sequenza all’altra

coincide con l’ingresso in scena di un nuovo personaggio, con la variazione di modalità (ad esempio, da descrittiva a

narrativa etc.), con una deissi spazio-temporale… Si annoverano le seguenti tipologie: sequenza narrativa (racconta,

svolge degli avvenimenti); dialogica (contiene discorsi diretti liberi o legati tra due o più attanti); descrittiva (raffigura un

referente qualsiasi); riflessiva (ospita pensieri, meditazioni, elucubrazioni, reverie, fantasticherie, ricordi del narratore o di

un personaggio). Le prime due sono dinamiche, le altre due statiche.

La trama di solito rispetta una struttura fissa, un paradigma narrativo comprendente i seguenti elementi: la frase iniziale,

denominata incipit, un nucleo d’apertura, la sequenza in cui è turbato l’equilibrio (nucleo coincidente con l’azione

complicante o esordio), una serie di segmenti in cui la tensione cresce progressivamente, lo Spannung (o diapason o

acme), momento culminante sotto il profilo emotivo, la successione di sequenze dove la tensione scema un po’ alla

volta, la conclusione (o epilogo o scioglimento), la frase che suggella il testo, definita explicit. Si possono annoverare

differenti tipi di conclusione: una tragica, una positiva (lieto fine o happy end) ed un epilogo aperto, cioè non risolto e che

dà adito ad ulteriori svolgimenti, a disparate interpretazioni. Tale modello ammette numerose varianti: dev’essere

considerato quindi un’intelaiatura che ciascun autore modifica ed arricchisce a suo piacimento.

Il narratore e la focalizzazione Per narratore si intende una voce che ripercorre gli avvenimenti in prima o terza persona.

Il narratore, che non va confuso con l’autore storico, lo scrittore in carne ed ossa, è una funzione del testo. Può essere

interno (omodiegetico, o autodiegetico) ed esterno (extradiegetico). Il narratore omodiegetico è in prima persona e

testimone delle vicende; l’autodiegetico è in prima persona e protagonista. Il narratore extradiegetico, che non partecipa

agli avvenimenti, si può distinguere in onnisciente (regista), non onnisciente; di primo grado, di secondo grado etc. Il

narratore di primo grado è la voce che per prima comincia a raccontare, il narratore di secondo grado è l’attante cui è

delegato l’ufficio di esporre uno o più episodi. Il narratore può essere palese, vale a dire manifesto, partecipe, oppure

occulto, cioè dissimulato sino all’eclissi o regressione.

La focalizzazione (o ottica o prospettiva o punto di vista) è l’angolazione da cui il narratore osserva i fatti, le circostanze.

Si differenzia in focalizzazione zero, interna, esterna, variabile, multipla. La focalizzazione zero (assenza di prospettiva,

visione a 360 gradi) collima con un narratore onnisciente che conosce tutti gli avvenimenti, incluso l’antefatto, gli sviluppi

della storia, talora giudica i personaggi, sonda il loro mondo interiore. Agisce come un supervisore, introduce anacronie,

costruisce i personaggi, manipola tempo e spazio… L’ottica interna, abbinata ad un narratore interno o esterno, implica

una visione parziale, limitata degli eventi. La prospettiva esterna, rintracciabile nei testi formati esclusivamente (o quasi)

da dialoghi, è associata ad una voce narrante che sa meno dei personaggi stessi. Anche il lettore non è al corrente dei

presupposti narrativi né degli obiettivi perseguiti dai personaggi e deve tentare di intuirli, attraverso gli indizi disseminati

nella storia. La focalizzazione variabile è l’alternanza, l’avvicendamento di diverse ottiche all’interno del testo. La

prospettiva multipla consiste nella relazione dello stesso episodio secondo il filtro percettivo, emotivo ed ideologico di

due o più attanti. Il personaggio Il personaggio è una figura immaginaria, fittizia che agisce, si esprime e pensa all’interno

del testo narrativo. Del personaggio si analizzano vari aspetti e relazioni. In primo luogo si considerano i criteri di

classificazione degli attanti. I più diffusi nell’analisi testuale sono i seguenti: criterio di Aristotele, sistema di Propp,

catalogazione di Greimas. Aristotele individua tre personaggi: il protagonista, il deuteragonista, il tritagonista. La sua

tripartizione, illustrata nell’opera intitolata “Poetica”, si riferisce alla tragedia greca, dunque si può raramente applicare al

testo narrativo, di solito alle novelle ed ai romanzi incentrati su un triangolo amoroso. Il russo Vladimir Propp, in

“Morfologia della fiaba” (1924), saggio dove esamina le fiabe russe, individua trentuno azioni ricorrenti, definite funzioni,

ed alcuni parti fisse (eroe, rivale, oggetto del desiderio, falso eroe etc.). Tale criterio di classificazione è ripreso dal

semiologo lituano naturalizzato francese Greimas che lo semplifica e lo precisa, identificando i seguenti ruoli:

destinatore, destinatario, protagonista, antagonista (o rivale o oppositore), oggetto del desiderio, aiutante positivo,

aiutante negativo. Il destinatore è l’attante che affida un incarico ad un altro personaggio; il destinatario è colui cui è

affidato un compito, una missione; il protagonista è il personaggio principale che persegue un fine, definito oggetto del

desiderio; l’antagonista è il personaggio che ostacola l’eroe, cercando di vanificarne i progetti; l’aiutante è una figura che

coopera, collabora con il protagonista o con l’oppositore. I personaggi si distinguono in statici e dinamici: i primi non

mutano nel corso della narrazione; i secondi evolvono o involvono, sono dunque suscettibili di cambiamenti anche

radicali. Un’altra bipartizione concerne i caratteri ed i tipi: i primi sono personaggi a tutto tondo, sfaccettati, realistici,

complessi, anche contraddittori; i secondi, incarnando una virtù o un vizio, sono piatti, stereotipati, incolori. Un’altra

suddivisione, in relazione all’importanza, discerne tra protagonisti, comprimari e comparse.

Un aspetto notevole inerente al personaggio è la caratterizzazione, cioè l’insieme dei tratti, delle note che rendono un

attante realistico, verosimile, accattivante. Si annoverano i seguenti tipi di caratterizzazione.

C. anagrafica: concerne il nome, il genere, l’età, lo stato civile.

C. somatica (o fisiognomica): riguarda le fattezze del volto, la statura, la corporatura etc.

C. psicologica: inerisce ai sentimenti, emozioni, stati d’animo, mondo interiore del personaggio.

C. antropologica: comprende il modo di ammiccare, gesticolare, camminare, il portamento, ossia il linguaggio del corpo.

C. socio-economica: si riferisce al ceto di appartenenza, al censo, allo status.


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AUTORE

Kish

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kish di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lineamenti di letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Marciano Antonio.

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