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Semiotica del testo

Significato della semiotica del testo  per poter capire di cosa si tratta dobbiamo dividere i due termini. La semiotica è la disciplina che ha al centro lo studio della conformazione e dell'utilizzazione dei segni e si basa sia sull'analisi di produzione sia in termini di fruizione dei criteri di composizione dei vari segni che non devono essere necessariamente linguistici ma possono essere di natura diversa.

Si innesta una distinzione che un tempo era marcata dall'adozione di due termini diversi: quello di semiotica per elencare una disciplina che avesse come base il segno in termini complessivi. In questa disciplina rientrano anche segni come variazioni di stato annuale  (nuvola  portatrice di pioggia).

In chiave semiotica possono essere analizzate anche delle funzionalità che appartengono alla percezione  nel momento in cui abbiamo percepito qualcosa nella nostra mente non è entrato l'oggetto che ha determinato la percezione ma qualcos'altro che può essere inteso come un segno nella misura in cui la denominazione classica del segno è proprio quella del qualcosa che sta al posto di qualcos'altro. Nella semiotica rientra lo studio di questi e di tutte le tipologie di segno  Proust.

L'evoluzione della semiotica

L'altra linea di studio che agisce in termini molto circoscritti è la semiotica che ha al centro non più il segno inteso in chiave complessiva ma il segno linguistico  specie di sotto dimensionamento.

Un tempo questa distinzione avveniva dalla nozione di due denominazioni diverse  la semiotica veniva utilizzata per parlare della semiotica che ha al centro qualsiasi tipo di segno e semiologia per indicare la semiotica ristretta che prende in considerazione solo il segno linguistico  Saussure. Nel corso del tempo questa distinzione fu eliminata.

Al di là di questo entrambe queste linee teoriche hanno al centro il segno  fulcro operativo teorico che contraddistingue la semiotica e allo stesso tempo contraddistingue la semiologia. Nella misura in cui ci si rende conto che attribuire a una linea teorica un protagonista così circoscritto e piccolo si deve necessariamente porre un'attenzione a tutti gli strumenti e capacità che fanno sì che un segno possa essere tale e che possa entrare in relazione ad altri segni, che possa dare origine a qualcosa più vasto di esso stesso.

Semiotica del testo: il passo avanti

Fu forgiata la disciplina della cosiddetta semiotica del testo. Resta sempre il segno l'elemento cardine della semiotica ma il funzionamento del segno non può entrare in gioco senza il supporto di una serie di regole che giustificano sia quel funzionamento, sia le connessioni tra quel segno e gli altri segni.

La semiotica del testo fa un passo in avanti e dice l'elemento cardine non è più il segno ma il testo  un insieme di segni il quale si regge su una serie di regole che sono in grado di giustificare l'insieme stesso come tale e farlo funzionare e consentire alle persone che ci entrano in contatto di riconoscerlo come tale.

Il testo è un'entità più vasta del singolo segno, ma senza il segno non si ha il testo. Il testo si compone di segni ma non sono segni presi singolarmente, ma il testo è un insieme di segni correlati a una serie di regole. La semiotica nel momento in cui prende in considerazione il testo è come se si collocasse in un piano superiore rispetto alla semiotica stessa perché nel momento in cui la semiotica del testo viene intesa come disciplina fondata sull'insieme dei segni che costituiscono un testo significa che un pezzo di lavoro è già fatto e la semiotica del testo ne assume la maternità perché assume l'attenzione sui segni del testo.

Nozione di regole e testo

Cosa sono le regole? Chi e cosa ne ha determinato la nascita e l'applicazione? Le teorie su questo sono tante. Ad esempio, Wittgenstein pensava che le regole non vengono fuori da un ente regolatore ma dall'uso, dall'esperienza. In altre teorie si sostiene che esse sono una conseguenza ai comportamenti naturali dell'individuo. Ci sono una serie di studi che ci permettono di individuare nella mente dell'individuo una serie di principi che indicono il soggetto a individuare la correttezza, la completezza di ciò che con la mente viene osservato e percepito.

La nozione di regola è una nozione molto vasta che viene affrontata su più campi. La chiamiamo regola ma possiamo parlare anche di elementi di testualità e in particolare di due principi: coesione e coerenza  è come se in qualche modo avessimo la naturale propensione come individui a individuare in ciò che cogliamo le contiguità  abbiamo la propensione a cercare di armonizzare ciò che cogliamo, leggiamo o vediamo  ovvero coglierlo in un rapporto non forzato fra gli elementi che possono capitare sotto la nostra attenzione.

Questi confinamenti li riconosciamo tali e prendiamo atto dei due elementi che hanno generato il confinamento e capire come poter armonizzare tali elementi. Questa propensione in qualche misura identificabile si collega con ciò che poi fu classificato con il termine di coesione, intesa come contiguità.

Una teoria proposta dalla psicologia della Gestalt parte dal presupposto che l'individuo costruisce le contiguità a partire da una serie di stimoli che coglie  legata alla capacità selettiva che l'individuo ha che si manifesta in maniera naturale sulla gestione dell'attenzione  è come se fosse la mente dell'individuo costruisse le contiguità. Ma lo stimolo proviene da un'entità esterna. Questa costruzione l'individuo la completa ponendo questi quattro segmenti a completamento dei quattro punti ma non gli viene in mente di porli in maniera diagonale.

Ci barcaminiamo su queste due possibilità: costruire le regole o costruire regole subendone altre  questo è la coesione  ciò che accade nel momento in cui anziché trovarci al cospetto di un gruppo di segni ci troviamo al cospetto di un gruppo di segni posti in contiguità. Il testo non è un arbitrio ma è costruito nella misura in cui c'è la volontà da parte del soggetto di costruire questo testo.

Deduzione e induzione

Un altro aspetto su cui bisogna porre l'accento sono dei principi logici soggiacenti a quelle modalità di costruzione della regola anche a proposito della contiguità. Essi sono due: deduzione e induzione. Nel caso della deduzione abbiamo un meccanismo che va da una cognizione generale a un'implicata cognizione specifica  se so che i fagioli in un sacco sono tutti bianchi, deduco che se ne prendo un pugno essi saranno bianchi  principio logico deduttivo che è incontrovertibile dall'individuo che dal momento in cui comincia a costruire le regole si ritrova inglobato nel recinto delimitato delle deduzioni. La deduzione implica l'impossibilità di giungere ad una conclusione esterna non prevista dalle stesse premesse. Nel momento in cui un interprete opera in termini di deduzione non può non subire il vincolo logico che caratterizza questa inferenza, avrà sia la possibilità creativa di costruire delle contiguità ma contestualmente la deduzione appartiene all'elemento vincolante che condiziona l'interprete nell'abilità creativa.

L'altro aspetto logico è costituito dall'induzione  a differenza della deduzione, essa è classificabile come un'operazione logica ampliante di verità  parte da un dettaglio e ha come obiettivo quello di raggiungere una generalizzazione. A differenza della deduzione, essa parte al contrario da un elemento particolare cercando di raggiungere l'elemento generale  si ha in mano un mucchio di fagioli bianchi e sul tavolo vi è un sacco di fagioli, noi per induzione proveremo a mettere la mano nel sacco per vedere se i fagioli saranno bianchi o no. L'induzione è il procedimento logico inverso rispetto alla deduzione che è soggetto a confutazione  il risultato non è certo.

La prima implicazione è che l'operazione induttiva è più creativa rispetto all'operazione deduttiva perché implica un'azione volontaria da parte dell'interprete. La deduzione non appartiene alla categoria del dubbio, mentre nell'induzione questa possibilità esiste. La ragione che giustifica la necessità di individuare le regole è per evitare qualsiasi rischio di arbitrio, qualsiasi ipotesi in cui la discrezionalità possa essere spacciata per dato oggettivo. Se non ci fossero delle garanzie di questo tipo rischieremmo di trovarci di fronte a qualcosa che viene spacciato come testo.

Regole per testi narrativi e altri tipi di testo

Queste regole valgono per un testo narrativo ma anche per un testo visivo (quadro), una serie di oggetti nella scrivania  la scrivania è un'isola dotata di cornici che fanno da confini che ci consente di circoscrivere il contesto. Quando ragioniamo di un quadro come testo noi ragioniamo su ciò che sta all'interno della cornice  prendiamo in esame tutti gli elementi e il tipo di rapporto che hanno. Se pensiamo a un conoscente che inquadriamo perché siamo abituati a riscontrare una serie di comportamenti, ci costruiamo delle aspettative in via induttiva ma queste aspettative ce le costruiamo a partire dai comportamenti abituali che questo conoscente adotta  questa conoscenza viene incrinata nel momento in cui questo soggetto assume un comportamento diverso e siamo portati a dire "non è da te".

Questo significa che nel momento in cui notiamo questo cambiamento, lo riscontriamo di fronte al disconoscimento delle aspettative che avevamo. Questa è la prova che non è bizzarro definire "testo" l'insieme dei modi espressivi, di agire di un soggetto. I modi di agire, comportamentali di un soggetto si basano quasi sempre sui principi di contiguità. Questo meccanismo ci consente di poter utilizzare correttamente la classificazione di "testo".

La coesione parte dalla considerazione che gli elementi che in qualche misura confinano in contiguità devono poter godere di una qualche ragione che ne giustifichi questa contiguità. Il principio di contiguità si fonda sul riconoscimento della distanza spaziale  minore è la distanza  spaziale e maggiore è la contiguità. Questa è una regola.

Un principio che attiene all'ambito dei testi narrativi, ma anche verbali, è costituito dalle regole intese come principi sintattico-grammaticali che giustificano la contiguità tra i termini che costituiscono un determinato testo scritto  queste regole fanno sì che questo testo appaia in contiguità sintattico-grammaticale. In un testo verbale il principio della coesione non è dovuto più al riconoscimento della spazialità ma ad un'altra tipologia di regole  scaturiscono una diversa tipologia di coesione  coesione sintattico-grammaticale. Possiamo anche avere contiguità di tipo temporale e di conseguenza coesione temporale. Se non c'è la nozione logica di contiguità la coesione salta.

Coerenza e coesione

L'altro elemento di testualità è la coerenza. Essa differisce dalla coesione perché non ha a che fare con qualche principio inequivocabile, ma si basa su una somiglianza inerente al contenuto, ai significati degli elementi che prendiamo in considerazione. Per capire bene questo fronte possiamo utilizzare le definizioni saussuriane di sintagma e paradigma. Il livello sintagmatico è quel livello che prende in considerazione la contiguità dei segni linguistici, si verifica in presenza, e giustifica il contatto che consente la costituzione di segni linguistici usando termini un po' impropri. Il livello paradigmatico il collegamento di basa sui contenuti, sui significati, per esempio un piano paradigmatico si ha nel momento in cui sappiamo per esperienza che se noi ci troviamo di fronte a  due colonne su una di essa deve trovare posto un architrave.

Se noi ci troviamo di fronte a una colonna con il capitello di stile ionico, ci aspettiamo che abbia un architrave coerente alla tipologia di capitello presente. ESEMPIO= sulla mia scrivania ci sono una serie di fogli che posso coglierli come un tutt'uno  portatrice di coesione. La coerenza la noto nella misura in cui io riscontro una somiglianza non soltanto di forma ma anche di scopo tra gli elementi che ci sono  trovo una penna e un block notes, un libro e una dispensa  dal punto di vista del contenuto noto una coerenza di fondo. Poi allungo il braccio e vedo che ci sono delle chiavi, se faccio un ragionamento di coerenza più vasto posso arrivare alla conclusione che è giusto che siano lì perché grazie a loro apro la porta  ma qui è un discorso molto più ampio. Se questo ampliamento non lo faccio arrivo alla conclusione che il mazzo di chiavi è incoerente rispetto a tutti gli altri oggetti sulla scrivania. La coerenza è la somiglianza intesa come somiglianza tra contenuti e scopi che hanno già rivelato una certa contiguità.

Quale dei due elementi è più importante? Coesione o coerenza?

Se pensiamo a queste due definizioni e agli esempi, per capire la priorità tra contiguità e coerenza possiamo immaginare la pratica della catastamento, della vicinanza strutturata in maniera diversa  non più vicinanza fianco a fianco, ma se io decido di modificare questo principio di contiguità e provo a catastare gli oggetti (uno sull'altro) viene fuori in termini di stabilità un minimo di precarietà dovuta alla diversa dimensione e forme degli oggetti. Ad esempio, in una scrivania oltre agli oggetti precedenti vi è una bottiglietta d'acqua.

In una nozione di testualità ampia gli oggetti legati dal principio di contiguità sono intesi come contigui perché sono tutti confinanti. Se mi sposto sul piano della coerenza e faccio l'esperimento dell'accatastamento verticale viene fuori che il principio della contiguità viene confermato, ma non è un principio solido. La conclusione è che c'è mancanza di armonia tra gli oggetti che stanno sulla scrivania e che abbiamo provato di accatastare  questa mancanza attiene al principio di somiglianza o coerenza  la mancanza di coerenza è dimostrata da questo esperimento di accatastamento, che pur garantendo la contiguità non prende in considerazione il principio basato sulla somiglianza, e quindi la coerenza.

L'importanza di questi due elementi è legata alla circostanza, allo scopo e al contesto che si vuole perseguire perché se lo scopo è quello di costruire una catasta utilizzando i materiali della scrivania si dà la priorità alla coesione. Viceversa se io do la priorità alla coerenza, dovrò scartare alcuni elementi e dovrò fare una selezione che si basa sulla conoscenza delle somiglianze.

Se noi prendiamo un testo verbale succede che per comprendere il significato complessivo di esso sopporteremo una serie di mancanze sul fronte della correttezza sintattico-grammaticale  può capitare che ci siano degli errori di pronuncia ad esempio. Nel momento in cui abbiamo a che fare con una singola parola, se essa è espressa in maniera diversa dalla lingua richiesta, molto probabilmente non verrà compresa  per far sì che venga compresa, l'interprete dovrà cercare di spiegarla meglio aggiungendo altri termini simili che spieghino il significato. Il senso dell'insieme dei segni, il testo, verrà colto anche in presenza della parola pronunciata male. Qui la priorità viene data alla coerenza.

Elementi di testualità

Questi principi di testualità sono i seguenti: coesione e coerenza, intenzionalità, l'accettabilità, informatività, intertestualità e situazionalità. Ha a che fare questo elemento di intenzionalità con la volontà del soggetto che viene visto come produttore del testo di costruire un testo e rivolgerlo a una platea di fruitori. L'intenzionalità, fermo restando il dominio di coerenza e coesione, viene individuata come quell'elemento in grado di manifestare l'intenzione del costruttore proponente il testo di farlo, ma soprattutto si è grado di comprendere alcune connotazioni espressive che vengono  dal costruttore del testo messe in atto nella proposta testuale. L'intenzionalità attiene all'ambito del produttore del testo e per poter essere denominata deve manifestarsi tramite delle scelte di tipo linguistico che consentano al destinatario di riflettere sulle scelte espressive messe in atto dal produttore del testo stesso.

L'accettabilità ha a che fare con la simmetria auspicata da parte del costruttore del testo, in base alla quale il destinatario possa possedere le stesse competenze in senso opposto da porre in relazione con i contenuti dell'intenzionalità. Essa deve essere correlata alla competenza del destinatario e alle capacità che egli ha di riconoscere i requisiti di intenzionalità e di saper padroneggiarli  se questa capacità non c'è manca il requisito di accettabilità.

Il requisito dell'informatività compare su un testo in subordine degli altri elementi, ma attiene alla capacità interpretativa sia del mittente che del destinatario. Il tasso di informatività di un testo è costruito dal mittente del testo stesso, ma in qualche misura è strettamente legato anche alla disponibilità del destinatario di cogliervi delle nuove informazioni all'interno del testo. È legato ai  requisiti dell'intenzionalità e accettabilità. Questo legame deriva dalla necessità che siano presenti le competenze che consentano al mittente di esplorare quel bacino di informazioni che vuole veicolare attraverso il testo e al destinatario di avere le competenze di cogliere le informazioni che il testo tenta di veicolare. È necessario che ci sia una base di conoscenze che consenta corretta ricezione che il testo propone. Questo requisito, come gli altri, non è mai garantito.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giada_n di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica del testo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Lo Feudo Giorgio.
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