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Ut Opi Atommaso Moro e la sua "Utopia": il sogno di un mondo diverso

Storia delle dottrine politiche

"Utopia" ("Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia") è un romanzo di Tommaso Moro, pubblicato nel 1516 e composto l’anno precedente ad Anversa. Il titolo è un neologismo, una parola nuova coniata a partire da due termini del greco antico: ou (ου) significa "non" e tópos (τόπος) è il "luogo". Significa dunque luogo inesistente o immaginario; molti ritengono invece che, a partire dal prefisso eu (ευ) che significa bene, il vero significato sia "ottimo luogo".

È probabile comunque che proprio questa ambiguità fosse nelle intenzioni dell’autore e che la vera accezione del termine possa derivare da una congiunzione delle due idee, cioè "l’ottimo luogo che non è in alcun luogo, che non esiste". Con l’opera, Moro propone una nuova idea di agire politico, basato sulla giustizia sociale e sul retto vivere civile.

Immaginando una fittizia isola-regno, una societas perfecta ("non esiste luogo al mondo dove ci siano persone migliori, né repubblica più fiorente"), egli presenta la finzione di una comunità capace di darsi poche ma semplici regole opposte ai processi di sviluppo vigenti nella società del tempo.

Raffaele Itlodeo: il protagonista

Il protagonista del romanzo è Raffaele Itlodeo (raccontatore di bugie) presentato come un navigatore accorto come Ulisse, e capace di penetrante speculazione come Platone. È un viaggiatore-filosofo che è stato a lungo al fianco di Amerigo Vespucci nei suoi viaggi, dunque Moro colloca l’Utopia al confine tra realtà storica e invenzione, in un gioco tra verità e fantasia. Si pensi che i viaggi di Amerigo Vespucci erano al tempo di Moro al centro dell’attenzione di tutta l’Europa, grazie alla relazione che lo stesso esploratore genovese aveva steso nel 1504 ("Mundus Novus").

Il dialogo e le riflessioni politiche

Nel primo libro, Moro immagina un dialogo con il protagonista, centrato sulla situazione politica e sociale dell’Europa del tempo e dell’Inghilterra in particolare. Si tratta di un’Inghilterra profondamente turbata da trasformazioni sociali, come le enclosures, che stabilivano l’appropriazione privata dei terreni e che colpirono pesantemente i contadini abituati da secoli alla "proprietà comune".

Mi preme descrivere unicamente ciò che ci narrò dei costumi, degli usi, delle leggi e degli "ordinamenti degli utopiani; prima di farlo, riporto la conversazione che precedette e condusse il discorso su questa repubblica", afferma l’autore nell’incipit del dialogo.

Critica sociale e proposte utopiche

Attraverso la finzione letteraria, Moro condanna la pena di morte come mezzo per punire i ladri, poiché non fa giustizia, non è utile al bene pubblico e non scoraggia chi ruba; condanna gli eserciti permanenti a causa dei quali i regni sono pieni di soldati perfino in tempo di pace o addirittura quasi cercano la guerra per non trovarsi con eserciti privi di addestramento; allude poi alla gravissima situazione che, ai suoi tempi, avevano creato in Inghilterra le speculazioni sulla produzione della lana, materiale prezioso e ricercato: il prezzo della lana era cresciuto considerevolmente, gli artigiani più poveri non potevano più permettersi di comprarne ed era aumentato il numero di disoccupati. Dunque la cupidigia di pochi aveva trasformato la più grande risorsa dell’Inghilterra nella causa principale della sua "rovina".

Moro, affascinato dai suoi racconti, nell’ambito della suddetta finzione letteraria, suggerisce più volte a Itlodeo di entrare nella corte di qualche principe e sfruttare tutta la sua conoscenza per dispensare utili consigli, e aiutare la comunità a perseguire la strada del progresso; secondo il navigatore, tuttavia, principi e re non sono disposti ad ascoltare consigli, poiché presso i regnanti la filosofia non è presa in considerazione.

Il sistema legislativo degli utopiani

Sono continui i riferimenti alla legislazione dell’isola, di cui si parla con ammirazione, e alla totale assenza del concetto di proprietà ("Le porte hanno due battenti che non vengono mai chiusi o serrati, s’aprono alla minima pressione d’una mano e si richiudono immediatamente da sé; entri pure chiunque, tanto non esiste alcuna proprietà privata!").

Hanno pochissime leggi perché uno Stato così perfetto ne richiede pochissime, e gestiscono la cosa pubblica in modo così efficiente e giusto che la virtù è sempre premiata, e l’uguaglianza dei cittadini non fa mancare nulla a nessuno. Inoltre, gli abitanti dell’isola concordano sul fatt...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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