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Taxi Driver specchio della America alla fine della frontiera :

Taxi Driver è la perfetta rappresentazione della cultura americana alla fine della frontiera.

Incentrato sulla figura del personaggio problematico e disadattato Travis e sullo scenario

metropolitano di New York, alla fine della guerra in Vietnam, analizza e denuncia il disagio

culturale americano, di tutto il 900, cercando in qualche modo di esorcizzarlo.

Questo lo si può innanzitutto rilevare dalla notevole importanza che viene data alla

rappresentazione della spazialità urbana. Quest’ultima, diventa infatti all’ex aequo di Travis, un

personaggio principale in tutto e per tutto. La metropoli rappresentata, è appunto New York, in una

visione soprattutto notturna, inglobata in una perenne oscurità, che fa trasparire tutta la sua

negatività: violenza, vandalismo, prostituzione e odio. Le metropoli, si sviluppano in America a

partire dal 900, con la fine della frontiera. Essendoci abbastanza spazio, durante la conquista della

frontiera, chiunque si poteva sentire un “eletto” e avere successo. Finito lo spazio, necessità assoluta

dell’immaginario Americano, il conflitto è inevitabile. Quindi ritornano le retoriche puritane o

retoriche della difesa, mutate in attacchi di paranoia e di tutti i disturbi psicologici, legati allo spazio

e soprattutto a uno in particolare, la metropoli. Abbiamo quindi la rappresentazione di uno spazio

chiuso, in forte contrasto con entrambi gli archetipi dell’immaginario americano. Dal punto di vista

della cultura puritana ci troviamo di fronte a una folla anonima, non distinguibile, non catalogabile.

La folla anonima porta a uno stato di paranoia, poiché si potrebbe presentare all’interno della folla,

un individuo, il quale, potrebbe esteriorizzare un idea di mondo, che non corrisponde alla mia e per

di più, potrebbe essere violenta e pericolosa, come le azioni di Travis. Dunque, “l’anonimato della

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grande città, la sua impersonalità, sono un incoraggiamento ad ogni azione asociale e antisociale” .

Nel film, queste azioni asociali, si notano nella difficoltà di Travis, nell’intraprendere relazioni con

gli altri, portandolo sempre di più a “una solitudine che per tutto il film funge da catalizzatore, per

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una forma di rabbia occulta” . Portandolo pian piano, alle azioni antisociali, come l’attentato al

senatore Palatine o all’uccisione di alcuni malfattori, giustificando il tutto come una purificazione

dello spazio, una sorta di rifunzionalizzazione dell’uscita giustificata del puritano. Dal punto di

vista dell’archetipo della frontiera, la metropoli è nemica, dato che vi è una mancanza di spazio. La

folla è una concentrazione di persone in uno spazio ristretto, questo, come prima anticipato, porterà

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inevitabilmente al conflitto. “La forma che la metropoli realizza è la forma della folla” . La folla,

viene rappresentata nel film, dall’intercambiabilità e dal susseguirsi di entità anonime, che si

1 Lewis Mumford, La cultura delle città, 1938.

2 Maura D’Amato, La Settima Arte, Travis Bickle-la necessità di un mondo migliore, Ottobre 2018.

https://www.artesettima.it/2018/10/12/travis-bickle-la-necessita-di-un-mondo-migliore/

3 Lewis Mumford, La cultura delle città, 1938.

alternano sul sedile posteriore del taxi. Incuranti del tassista, che è appunto Travis, danno sfogo alle

loro perversioni, grazie al grande anonimato della metropoli. Travis osserva questo ambiente,

attraverso i finestrini e lo specchietto retrovisore del suo taxi, smarrendosi così, in una città

immorale e marcia. La voice-off che ci accompagna, in tutta la narrazione, ci suggerisce :«Un

giorno o l’altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre.» (Taxi

Driver, 1976) Rimandando all’immagine catastrofica dell’apocalisse, tipica dell’immaginario

americano, così da ripulire la metropoli da tutta la sua sporcizia e negatività. Quest’immagine è

rappresentata dalle continue metafore simboliche: della pioggia, che cade nel parabrezza del suo

taxi, preludio di una grande purificazione e dalla nebbia rappresentata nella scena iniziale e finale

del film, volta a rappresentare l’anonimato metropolitano e la sua pericolosità. La nebbia è

confusione, quando è presente la visione delle cose non è chiara, non si distinguono le immagini,

come appunto accade nell’ambiente metropolitano con la folla.

In questo spazio si muove Travis, con una perenne alienazione nei confronti della città e della

folla anonima. Alienazione, dovuta soprattutto al fatto che, egli è un reduce della Guerra in

Vietnam. Questa guerra ha rappresentato per l’immaginario americano, una forte sconf

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia.lo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Pignotti Marco.
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