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Relazione sul terzo credito: Machiavelli e Guicciardini - l'invasione di Carlo VIII

Corso di Scienza dell'Amministrazione a cura del Prof. Giuseppe Gangemi A.A. 2017/2018

Bibliografia:

  • "Il sorriso di Nicolò: storia di Machiavelli" di Maurizio Viroli
  • "Machiavelli. Tempo e conflitto" di Riccardo Caporali, Vittorio Morfino e Stefano Visentin
  • "Machiavelli" di Quentin Skinner
  • "Machiavelli" di Carl Schmitt

A cura di: Letizia Toè
Matricola n° 1125720

Indice:

  • Vita e formazione di Machiavelli nella Firenze dei De Medici
  • L'opera "Il Principe"
  • Il ruolo delle Signorie in Italia
  • Machiavelli cancelliere della seconda Repubblica di Firenze
  • Confronto e similitudini tra il pensiero di Machiavelli e Cicerone
  • L'opera "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio"
  • Machiavelli per Quentin Skinner
  • Machiavelli per Carl Schmitt e la sua critica
  • Confronto tra Machiavelli e Guicciardini
  • Conclusioni personali

"Il sorriso di Niccolò: storia di Machiavelli" di Maurizio Viroli

Vita e formazione di Machiavelli nella Firenze dei De Medici

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nell’anno 1469. Cresce in una famiglia di buon nome, ma nonostante il padre fosse un avvocato non visse mai nella ricchezza. Il padre fu comunque in grado di garantire ai propri figli, e soprattutto a Niccolò, una buona formazione scolastica.

Negli anni della sua formazione, Machiavelli trovò ispirazione dagli autori del passato, in particolare dai grandi oratori di Roma e dai maestri della letteratura come Dante, Petrarca e Boccaccio. Con il tempo, tuttavia, il suo pensiero e le sue opere verranno notevolmente influenzate dalle burrascose vicende che investirono la città di Firenze durante l’epoca dei De Medici. Già in giovane età dovette assistere al famoso episodio della “congiura dei Pazzi”, durante il quale Lorenzo De Medici, salvatosi da un attentato alla sua vita, rafforza il suo potere sulla città.

Machiavelli si troverà poi in contatto con le dinamiche della politica, prima a livello locale e successivamente a livello internazionale, quando si trasferì in Francia. In giovane età ricopre anche il ruolo di Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica Fiorentina. Durante tutta la sua vita Machiavelli ha avuto la possibilità di viaggiare molto, dalla Germania, a Pisa e Verona, ciò gli consentì di raccogliere molte esperienze politiche, che lo porteranno poi ad effettuare una profonda analisi sulla politica e su come quest’ultima debba favorire il bene della collettività.

Tra le sue opere più importanti, che simboleggiano i pilastri del suo pensiero, è giusto ricordare:

  • "Il Principe" scritto nel 1513, ma pubblicato solo dopo la sua morte
  • "Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio" scritto tra il 1513-1519, ma pubblicato solo dopo la sua morte

Machiavelli muore nel 1527 in un clima di delusione ed amarezza che si manifestano a seguito del sacco di Roma. Il suo intento di dimostrare agli uomini politici dell’epoca una strada per evitare la dominazione straniera rimase incompiuto.

Il Principe

L’opera "Il Principe" viene scritta da Machiavelli nel 1513, ed il primo capitolo si apre con questa citazione: “Tutti gli stati, tutti i domini che hanno avuto e hanno imperio sopra li uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati”. Machiavelli parla di Stati e Domini, che rappresentano due modalità per esercitare il potere, o nella forma del Principato o in quella della Repubblica.

In quest’opera Machiavelli analizza il Principato ed il ruolo del Principe. Durante tutto il racconto si avvale della logica disgiuntiva, che consiste nel prendere in esame sempre due alternative opposte tra loro, analizzandole disgiuntamente ne ricava le conseguenze per poi indicare la scelta migliore da seguire per il Principe. Il Principe deve governare gli uomini attraverso la legge e la forza. Il governo guidato dalle leggi è sicuramente quello più giusto e proprio degli uomini, tuttavia a volte può non essere sufficiente ed è richiesto l’uso della forza. Machiavelli osserva che senza le leggi e senza la forza il principe non potrà conservare a lungo il proprio potere.

La forza viene descritta dall’autore attraverso due figure animali, quella del golpe (volpe) e del lione (leone). Questi due animali sono i due modelli che il Principe deve assumere, il leone non è abbastanza furbo da intervenire di fronte agli astuti, mentre la volpe non è abbastanza forte. L’ibrido tra questi due crea il Principe perfetto. Tuttavia, Machiavelli osserva che la storia umana è determinata per metà dalla fortuna e per metà dalla virtù.

  • Fortuna: dal latino “sors” significa sorte, ovvero caso. La fortuna dunque è il caso, il quale può essere sia positivo che negativo
  • Virtù: deriva secondo Machiavelli da “vir” e significa determinazione e costanza nel perseguire un determinato fine

Un esempio storico e reale del Principe di Machiavelli è Cesare Borgia, chiamato il Duca Valentino. Per Machiavelli Cesare Borgia aveva agito come il Principe che viene descritto nell’opera. Egli aveva saputo sfruttare la situazione favorevole in cui si trovava, ovvero essere figlio di un Papa, Alessandro VI Borgia. Durante questo periodo è aumentato il suo potere ed il suo Principato, grazie alla protezione ed ai contatti politici del padre. Nonostante ciò quando il padre muore improvvisamente e sale al soglio pontificio Giulio della Rovere, il periodo di fortuna vantaggiosa cessa, e si trasforma in caso non fortuito per Borgia, il quale può solamente accettare questa nuova condizione. Tale personaggio ci fa capire il rapporto che intercorre tra fortuna e virtù.

In conclusione in questo trattato, Machiavelli, auspica l’arrivo di una figura autorevole e autoritaria che con la sua saggezza e lungimiranza possa impedire l’avanzamento delle truppe straniere e quindi possa mantenere l’integrità e l’indipendenza della penisola italica, unendo i popoli divisi sotto un unico vessillo.

"Machiavelli: tempo e conflitto" di Riccardo Caporali, Vittorio Morfino e Stefano Visentin

Il ruolo delle Signorie in Italia: visione di Machiavelli ed opposizione di Guicciardini

Il pensiero di Machiavelli e le sue opere devono essere necessariamente inserite all’interno di un lungo iter storico, caratterizzato da un'Italia divisa in realtà territoriali frammentate, autonome ed orientate al mantenimento di situazioni di potere che si sono costruite negli anni. A tali situazioni di potere corrispondono interessi personali profondamente legati a condizioni di privilegio economico, che purtroppo non consentivano una visione unitaria del paese, tutto ciò andava a discapito della possibilità di difendere i propri confini in modo migliore.

Infatti la debolezza delle Signorie viene evidenziata da episodi come scorribande, saccheggi ed occupazioni da parte delle potenze d’Oltralpe, che mettono a nudo la fragilità dell’Italia tra il 1150 e 1550 circa, periodo durante il quale molti imperatori appartenenti ad altri paesi hanno invaso e distrutto vari territori dell’Italia. Nelle opere e nel pensiero di Machiavelli è esplicita l'idea che a favorire le invasioni dei paesi d’Oltralpe erano le divisioni interne alle Signorie italiane.

Tale realtà, di contro, non è mai stata esposta in modo chiaro da Guicciardini, in quanto era convinto che l'equilibrio territoriale proprio delle Signorie avrebbe garantito condizioni di ricchezza e di stabilità nel tempo. Questo pensiero era condiviso anche dalla Repubblica di Venezia che, in maniera autarchica e autoreferenziale, mirava al consolidamento della sua potenza tramite il controllo dei fiumi e del loro sbocco nel mare, senza tuttavia preoccuparsi di quanto avveniva negli altri Stati regionali, che si trovavano in balia degli stati Nazionali stranieri. Tuttavia le invasioni operate da Carlo VIII, re di Francia, trovano freno nella battaglia di Lodi del 1454.

Ciononostante negli anni successivi episodi come il saccheggio di Firenze e di Roma e l’invasione di tutta Italia fino al Regno di Napoli, misero in ginocchio il nostro paese. La debolezza che viene manifestata dalle Signorie porta Machiavelli ad auspicare l'avvento di un Principe, che le possa eliminare fisicamente in quanto rappresentano un ostacolo alla costruzione di uno stato unitario in grado di opporsi alle potenze d’Oltralpe. In contrapposizione troviamo Guicciardini, che sconsiglia ai Papi della famiglia de Medici di seguire la linea politica immaginata da Machiavelli, ritenendola troppo fuorviante, rimase sempre favorevole ad una forma di governo aristocratico. Tuttavia, dopo la sconfitta dell'esercito della Lega nel 1527, Guicciardini fu costretto a ritirarsi.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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