Indice 2
Introduzione ………………………………………………………………. 4
1. Les Planches courbes
1.1 La raccolta ……………………………………………………… 4
1.2 Il Récit en reve …………………………………………………. 6
1.3 La “Présence”…………………………………………………… 8
10
2. Dans le leurre des mots
2.1 Prima parte ……………………………………………………… 10
2.2 Commento ………………………………………………………. 14
2.3 Seconda parte …………………………………………………… 28
2.4 Commento ………………………………………………………. 31
38
Conclusioni ………………………………………………………………… 40
Bibliografia …………………………………………………………………
1
Introduzione
Yves Bonnefoy (Tours, 1923 - Parigi, 2016) è stato uno dei massimi protagonisti
della poesia europea contemporanea. Fondamentale è stata anche la sua attività di
traduttore, in cui si dedicò a grandi autori come Shakespeare, Keats, Leopardi, e
Yeats. Inoltre si occupò anche di saggistica e critica d’arte.
Dopo gli esordi nel surrealismo, ha pubblicato in Francia le raccolte poetiche Du
mouvement et de l'immobilité de Douve (1953), Hier régnant désert (1958), Pierre
écrite (1965), Dans le leurre du seuil (1975), Ce qui fut sans lumière, (1978), Début
et fin de la neige (1991) e La vie errante (1993) e Les Planches Courbes (2001).
Il testo che andrò ad analizzare nel mio lavoro è tratto da quest’ultima raccolta.
L’obiettivo del mio studio è quello di fornire un esame della struttura e dei contenuti
della poesia Dans le leurre des mots. In essa sono presenti alcuni dei temi principali
della poetica di Bonnefoy, come l’indagine sull’ambiguità del linguaggio e le sue
perplessità riguardo il valore della poesia.
Data la recente pubblicazione della raccolta, non ci sono molti studi critici a
riguardo. Per realizzare la mia analisi, ho quindi consultato saggi dell’autore stesso e
alcune opere critiche riguardo altri suoi volumi. Per un approfondimento a livello
lessicale e sintattico ho consultato invece dizionari bilingue e monolingue.
Per comprendere meglio il testo preso in analisi, ho ritenuto opportuno trattare
innanzitutto della raccolta in cui questo è stato inserito.
Il primo capitolo, quindi, mira a chiarire la struttura e i maggiori temi dell’opera,
illustrando le connessioni presenti tra le varie raccolte e i loro principali contenuti.
Inoltre, fornisce anche delle delucidazioni sulla forma stilistica del “Récit en rêve” e
sulla poetica della “présence” di Bonnefoy.
2
La vera e propria analisi del testo poetico è sviluppata invece nel secondo capitolo.
Essa è strutturata in due parti che corrispondono alla divisione realizzata dal poeta in
Dans le leurre des mots. La prima parte del componimento è scritta sotto forma di un
“Récit en rêve”, mentre la seconda, più aulica, prende le sembianze di un inno alla
poesia. Anche se con una struttura differente, le due parti sono legate dallo stesso
tema: la ricerca di una poesia autentica.
Bonnefoy teme l’inganno delle parole, che a causa della natura ambigua del
linguaggio, hanno il potere di tentare il lettore a fuggire in un mondo astratto e ad
allontanarlo così dalla realtà. Al contrario, l’intento dell’autore è quello di
riavvicinarsi al mondo sensibile, evocato attraverso la “présence”. Il viaggio verso
questa destinazione è però difficile e pieno di tentazioni. La dimensione onirica è
piacevole e accogliente e il poeta deve ricorrere a tutta la sua forza per ricordarsi che
si tratta in realtà soltanto di una menzogna. Procede dunque tra dubbi e incertezze,
sperando di riuscire a raggiungere la verità. Questo movimento oscillatorio tra
diffidenza e fiducia nei confronti della poesia si riflette nell’andamento dell’intero
testo.
Tuttavia alla fine dell’opera il poeta vuole trasmettere un messaggio positivo. È vero
infatti che la fascinazione del mondo illusorio è forte e non può essere negata, è
possibile però sfruttare questo elemento per raggiungere un legame più profondo con
se stessi e la realtà. È infatti proprio passando attraverso la dimensione onirica e
compiendo poi una lotta per uscirne che il poeta può raggiungere un linguaggio più
autentico e arrivare a realizzare la “présence”. La sua guida in questo viaggio è
proprio la poesia che anche nei momenti più difficili saprà mostrare la strada della
salvezza. 3
1. Les Planches courbes
1.1 La raccolta
Yves Bonnefoy pubblica Les planches courbes nel 2001. In questo volume riunisce
sette diverse raccolte: La Pluie d’été, La Voix lointaine, Dans le leurre des mots, La
Maison natale, Les Planches courbes, L'Encore aveugle e Jeter des pierres. Queste
hanno forme poetiche diverse e sono state organizzate secondo un ordine differente
da quello cronologico della loro pubblicazione.
Il titolo, ripreso da quello della quinta sezione, è ambiguo e, per un attimo, disorienta
il lettore, suscitando in lui un sentimento di perplessità. Porta a domandarsi, infatti,
se quest’espressione sia un termine specifico o se sia un’invenzione propria del
poeta.
Consultando il dizionario, vediamo che con la parola “planches” si intende “pièce de
bois plane, plus longue que large et peu épaisse, obtenue par sciage en long d'un
tronc d'arbre” . Si tratta quindi di un materiale piatto e rigido, in evidente contrasto
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con l’aggettivo “courbes” che evoca invece una forma elastica e arcuata.
Sembra quindi di trovarci davanti a un ossimoro. Tuttavia, riflettendoci per un
momento e cercando di trovare all’idea delle assi curve una forma nel mondo reale,
viene alla mente l’immagine delle tavole delle barche, che hanno proprio una
struttura convessa.
Il titolo, quindi, introduce implicitamente un elemento che sarà presente in tutta la
raccolta: la barca. Essa sarà evocata in diversi componimenti e, a seconda delle
occasioni, verrà ricollegata al tema del viaggio, della ricerca o della poesia. Inoltre,
con questo espediente linguistico, il poeta riesce a introdurre immediatamente anche
un altro tema chiave della raccolta: il potere insidioso e illusorio delle parole. In
effetti, questo nome enigmatico sottolinea la difficoltà del linguaggio di riuscire a
rappresentare l’esatta immagine del reale.
TLFi: Trésor de la langue Française informatisé, ATILF - CNRS & Université de Lorraine.
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È proprio questo dilemma il punto chiave della raccolta, soprattuto nelle sezioni
Dans le leurre des mots, La maison natale e Les planches courbes. Queste tre parti,
anche se indipendenti per forma e contenuto, sono in realtà connesse tra di loro.
Possiamo considerare Dans le leurre des mots come un’introduzione, poiché apre
alla discussione sul problema della natura duplice del linguaggio e della funzione
della poesia. Questo tema è evidente già nel titolo, infatti la parola “leurre” designa
un’esca utilizzata per attirare i falchi ingannandoli. Così, il poeta si chiede se anche
le parole non siano altro che un’esca capace di illudere, facendo credere che l’idea
che veicolano sia la vera realtà. Oppure se, invece, nonostante tutto, sia possibile
rendersi conto dell’inganno e utilizzare il linguaggio come mezzo per evocare la
“présence”.
La sezione successiva, La Maison natale, rievoca il vissuto del poeta, che compie un
viaggio dentro di sé, cercando di esplorare la sua memoria e i suoi sogni. Il poeta non
vi ritorna con nostalgia, ma per cercare di osservare il sentimento della “présence”.
Le parole, le immagini e i versi emergono dai muri di una “maison natale” che più
che una reale dimora, sembra piuttosto una dimensione onirica in cui l’autore è
trasportato durante la ricerca poetica.
La terza sezione, riporta l’episodio dell’incontro tra un bambino e un traghettatore. I
due personaggi, dopo un’iniziale difficoltà di comunicazione, riescono alla fine ad
avvicinarsi e a comprendersi, ma soltanto nel momento in cui smettono di esprimersi
attraverso le parole e si lasciano invece guidare dalla concreta semplicità dei gesti.
Les Planches courbes si pone quindi come conclusione alla questione posta
inizialmente dal poeta. Racchiude gli elementi principali delle due parti precedenti,
come l’indagine sui limiti del linguaggio e sui poteri insidiosi dell’immaginazione, e
si chiude con un sentimento di fiducia nelle capacità del poeta.
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1.2 Il Récit en rêve
Bonnefoy sviluppa una particolare forma di scrittura poetica, che definisce come
“récit en rêve”. Introduce quest’espressione per la prima volta nel 1987, come titolo
di un insieme di testi pubblicati per le edizioni di Mercure de France. Questa
definizione originale riprende l’immagine del racconto di sogni praticata dalla
psicanalisi e dal surrealismo. Tuttavia, nel caso di Bonnefoy, il soggetto e l’oggetto
sono invertiti. Al posto di “récit de rêve”, cioè un racconto del sogno fatto dalla
persona una volta risvegliata, l’espressione diventa “récit en rêve”, come se fosse il
sogno stesso l’autore del racconto. Il cambiamento di preposizione è significativo e
fa notare che si tratta di una forma letteraria inedita.
Potrebbe sembrare che questo procedimento sia simile a quello di “Automatisme
psychique” proposto da André Breton:
Automatisme psychique pur par lequel on se propose d'exprimer,
soit verbalement, soit par écrit, soit de toute autre manière, le
fonctionnement réel de la pensée. Dictée de la pensée, en l'absence
de tout contrôle exercé par la raison, en dehors de toute
préoccupation esthétique ou morale. 2
La finalità dei due autori parrebbe la stessa, perché entrambi hanno l’obiettivo di
liberarsi dall’influenza del concetto. Il procedimento è invece piuttosto differente.
Nonostante tutto, infatti, la poesia di Bonnefoy ha delle caratteristiche che rievocano
una forma di scrittura più classica. Le sue poesie sono organizzate secondo delle
strofe, ognuna con un contenuto definito e coerente. Inoltre sono scritte con lo scopo
di esprimere un significato che, anche se spesso è enigmatico e ambiguo, è
consapevole e preciso.
Manifeste du surréalisme,
André Breton, Paris,1924.
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Soprattuto poi, la poesia di Bonnefoy non è assolutamente spontanea.
Il poeta ne parla esplicitamente nel VII componimento della sezione La Maison
natale in cui lui stesso riconosce di operare un lavoro profondo sui suoi testi:
J’aurai barré
Cent fois ces mots partout, en vers, en prose,
Mais je ne puis
Faire qu’ils ne remontent dans ma parole.
La scrittura di Bonnefoy è lontana da una produzione grezza e abbozzata, frutto di
una stesura di getto, ma è piuttosto il prodotto di riflessioni e ripensamenti.
È vero che la forma del “récit en rêve” si avvicina all’automatismo psichico del
surrealismo. Entrambi si rivolgono alla scrittura poetica come mezzo per riportare i
risultati di una ricerca all’interno dell’inconscio. Nel surrealismo, però, questo porta
a un allontanamento dal reale, per Bonnefoy, invece, è un mezzo che permette di
trovare un linguaggio più vicino all’esperienza e alla verità.
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1.3 La “Présence”
L’aspirazione di Bonnefoy è quella di realizzare una poesia che possa pervenire a “ce
qui est”. Queste occasioni improvvise, in cui l’essere riesce a rivelarsi, sono definite
con il termine di “présence”. Nelle sue opere, questa si manifesta attraverso un
complesso insieme di figure come “l’oiseau”, “la salamandre”, “le feu”, “l’arbre” o
“l’enfant” e di attributi, che la legano all’immortalità, all’eternità, all’unità, alla
semplicità e alla pace. Tutti questi componenti si combinano e creano una rete di
rapporti che cambia di volume in volume. Bonnefoy spiega così questo concetto:
“Qu’est-ce que la présence? Cela séduit comme une œuvre d’art,
cela est brut comme le vent ou la terre. Cela est noir comme
l’abîme et pourtant cela rassure. Cela semble un fragment d’espace
parmi d’autres, mais cela nous appelle et nous contient. Et c’est un
instant qui va mille fois se perdre, mais il a la gloire d’un dieu. Cela
ressemble à la mort… Est-ce la mort? D’un mot qui devrait jeter
ses feux sur la pensée obscure, mot cependant rendu méprisable et
vain: c’est l’immortalité.”
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La “présence” sembra essere un sentimento totalizzante che si presenta come il luogo
in cui improvvisamente dal vuoto emerge la pienezza e il momento in cui dalla
separazione si passa all’unità. È, infatti, un breve attimo in cui, in un frammento di
esperienza vissuta, riesce ad emergere il gusto dell’immortalità.
L’autore spiega quest’idea attraverso l’immagine della foglia “brisée”. Si tratta della
foglia caduta e rovinata che è riuscita a sottrarsi alla morte, pur riportandone le ferite.
Questa mostra in sé i segni di quella porzione di tempo e spazio che l’hanno segnata
Les Tombeaux de Ravenne, L’Improbable et autres essais,
Yves Bonnefoy, in Paris, Gallimard, 1983.
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e distrutta. Sono le tracce dell’esperienza vissuta, che niente e nessuno potrà mai
cancellare, né il tempo che continuerà a scorrere, né qualcuno che vorrà ignorarla. In
quell’istante la foglia possiede così l’aspetto dell’eternità. Perciò nel momento in cui
il poeta la tiene tra le sue mani, stabilisce con essa un contatto che va al di là del
luogo e del tempo in cui si trova.
Riuscire a realizzare la “présence” rimane comunque complesso. In effetti, questa
sembra apparire sempre sotto una faccia diversa, a seconda che si riescano a
distinguere i segni ingannevoli dell’artificio oppure che ci si lasci trasportare
dall’illusione. In ogni caso, emerge il ruolo essenziale del poeta: attraverso un
faticoso lavoro, è colui che può riuscire a impedire la riproduzione di una realtà
trasfigurata. Dopo una difficile ricerca, potrà infatti dare un’idea dello sviluppo dei
dubbi, delle scoperte e dei pensieri che lo hanno accompagnato e realizzare una
scrittura poetica più veritiera in grado di far emergere la “présence”.
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2. Dans le leurre des mots
2.1 Prima parte
C'est le sommeil d'été cette année encore,
L' or que nous demandons, du fond de nos voix,
A la transmutation des métaux du rêve,
La grappe des montagnes, des choses proches,
A mûri, elle est presque le vin, la terre
5 Est le sein nu où notre vie repose.
Et des souffles nous environnent, nous accueillent.
Telle la nuit d'été, qui n'a pas de rives,
De branche en branche passe le feu léger.
Mon amie, c'est là nouveau ciel, nouvelle terre,
10 Une fumée rencontre une fumée
Au-dessus de la disjonction des deux bras du fleuve.
Et le rossignol chante une fois encore
Avant que le rêve ne nous prenne,
Il a chanté quand s'endormait Ulysse
15 Dans l'île où faisait halte son errance,
Et l'arrivant aussi consentit au rêve,
Ce fut comme un frisson de sa mémoire
Par tout son bras d'existence sur terre
Qu'il avait replié sous sa tête lasse.
20 Je pense qu'il respira d'un souffle égal
Sur la couche de son plaisir puis du repos,
Mais Vénus dans le ciel, la première étoile,
Tournait déjà sa proue, bien qu'hésitante,
Vers le haut de la mer, sous des nuées,
25 Puis dérivait, barque dont le rameur
Eût oublié, les yeux à d'autres lumières,
De replonger sa rame dans la nuit.
Et par la grâce de ce songe que vit-il?
10
Fut-ce la ligne basse d'un rivage
30 Où
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