Estratto del documento

Effetti sulla società: metafore e miti

La storia, la cultura e l’educazione sono intessute e nutrite da traduzioni. La storia della cultura umana può essere letta anche nelle forme che il problema teorico e pratico della traduzione ha assunto. È impossibile parlare di traduzione senza che le varie forme di contatto non ne richiamino ruolo e forme. L’esperienza della traduzione – occorre ricordarlo – è comune a tutte le epoche: ognuna di esse si è scontrata e ha dovuto fare i conti con una coloritura particolare (letteraria, filologica, poetica, religiosa, politica, ecc.) della sua struttura interna.

Le teorie che ne scrutano la natura iniziano con il racconto della torre di Babele. Esso si presenta, infatti, come il momento di presa di coscienza della diversità multilingue e dei suoi effetti sulla società e sulla persona; testimonia un senso di perdita e ne cerca le cause. Quello che inizialmente colpisce è la pervasività del mito, poi la poliedricità delle interpretazioni e delle valenze. Deve essere stato un evento emotivamente importante per l’umanità se il racconto e i riferimenti che lo riguardano sono quasi infiniti. A tutt’oggi vi fa riferimento tutto quello che ha a che fare con coscienza multilinguistica o multiculturale, con bilinguismo, con traduzione, e più modernamente con le teorie sulla mente bilingue.

Il racconto conosciuto prevalentemente sulla base della tradizione biblica ha trovato testimonianze dirette in altri documenti linguistici e, anche se con qualche differenza, in molte culture orientali. Nel tempo si è arricchito di interpretazioni sulla concezione della lingua (strumentalità e funzionamento sociale), sulla struttura e i problemi della comunicazione umana, sulla concezione teologica dell’origine e dell’evoluzione del linguaggio.

L’accezione più diffusa che quel riferimento costante ha lasciato al termine “Babele” e al mito è quella di un confuso miscuglio di sistemi linguistici e dell’effetto caotico che ne deriva. Dalla confusione linguistica l’uso si è spostato ad indicare tutti i tipi di confusione: quindi Babele come caos, come negazione assoluta di ordine e di comprensibilità. Nella riflessione linguistica, però, l’estensione negativa si ferma al segno del multilinguismo e della multiculturalità e ne cambia la valenza da negativa in positiva.

Il senso emotivo e cognitivo più profondo che affiora dal mito è quello di una rottura e di una perdita che si vestono di castigo. Se di punizione si tratta, allora si deve cercare una colpa che possa essere considerata causa del tutto. Tale vastità di impatto indica chiaramente che le domande e le risposte che stanno dietro al mito sono importanti e cogenti. Babele appare come una ferita umana che diventa anche personale.

Babele ricorda che qualcosa di molto prezioso si è rotto e l’uomo, con i cocci in mano, si trova a gestirne le conseguenze, a suturare le separazioni dei frammenti. L’implicito che si presume sia andato in frantumi e che si rimpiange è l’assenza di un unico sistema comunicativo corrispondente all’unicità della razza umana. Il senso di tragedia nasce dalla constatazione che non è così: si pensa e si spera che fosse così, e i danni sono attribuiti alla responsabilità di un “insensato” essere non-umano, che, per convenienza propria o no, ha fatto in modo che non fosse così.

È la constatazione dei cocci: Babele appare come lo spartiacque tra un “prima” che non conosciamo (lingua edenica?), ma implicitamente sognato e desiderato, e un “dopo” la “confusione delle lingue” o semplicemente la babele, la confusione tout court. Tra le molte metafore proposte non ce n’è nessuna che accenna agli effetti linguistici e comunicativi delle operazioni necessarie per sanare la frattura.

La tradizione cristiana, e quindi una spiegazione anche questa religiosa, vede la “sanatio” nella glossolalia della Pentecoste, quando gli Apostoli si trovarono miracolosamente a parlare tutte le lingue. Ma quanta è stata la durata del miracolo? Ore, giorni, minuti o semplicemente una percezione dilatata di un attimo? Una sensazione che si percepisce come lunga nel tempo di un attimo mentale? Non viene detto.

Il valore conoscitivo del mito sta nella sua funzione di racconto/evento che consente di sciogliere gli aspetti contraddittori di una realtà o di un problema, di by-passarli. Spesso è importante non la risposta ma la formulazione della domanda e di quello che di “inquietante” a livello cognitivo o emotivo c’è dietro.

Il mito fondante la coscienza della diversità umana oggi si presenta re-interpretato con una valenza positiva: l’altra faccia accetta il fascino e la ricchezza della diversità. Se ne trova conferma in alcuni testi recenti che preferiscono dirlo ad alta voce sulle loro copertine. Così “Blessings of Babel” di Einar Haugen, “Elogio di Babele” di Paolo Fabbri e, in qualche modo, anche “After Babel” di George Steiner ribadiscono la convinzione che, alla base del sapere umano e della società umana, ci sono sempre la traduzione e la trasmutazione di una lingua in un’altra, di un’esperienza culturale in un’altra: prima di tradurre le lingue occorre saper tradurre le culture.

Il piacere del tradurre

La nostra paideia occidentale, prevalentemente letteraria o religiosa, è stata costantemente ancorata alla traduzione non solo come tecnè linguistica pura o applicata, ma come strumenti di appropriazione/condivisione della memoria culturale degli altri (classici, testi religiosi, documenti storici, ecc.) e della crescita personale. L’esposizione continuata delle intelligenze dedicate alle esperienze traduttive si è rivelata modo di formazione del nostro pensiero e addestramento metacognitivo al problem solving. È facile riconoscere che le ore passate a tradurre dal latino o dal greco, oltre che onere pagato alle verifiche scolastiche o accademiche, sono servite come processo di educazione per osmosi con la memoria storica e soprattutto come esercizio delle capacità analitiche.

Il gioco, che nascondeva le difficoltà cognitive di entrare a contatto con una cultura e un sistema segnico altro, alla fine rivelava la meraviglia di scoprire quello che si nascondeva dietro a segni misteriosi con la soddisfazione di un difficile puzzle finalmente ricomposto. La fatica e lo sforzo venivano nella ripetizione obbligata dell’esercizio.

Definizioni

Anche se la traduzione è pratica antichissima, forse proprio primordiale, universale anche nei modi, nei mestieri e nella consapevolezza delle problematiche, la sua definizione presenta oscillazioni dovute alle sottigliezze etimologiche a seconda della radice di provenienza o metaforiche presenti nella sua denominazione e che si ripercuotono nella sua definizione. L’operazione della traduzione si basa sul confronto di due distinti sistemi linguistico-concettuali e sull’applicazione nelle procedure che consentono di trasportare l’informazione espressa in una lingua nell’altra. La preoccupazione principale è quella di evitare perdite o travisamenti nel trasferimento. Il gioco di parole che esprime una consapevolezza interlinguistica è che tradurre è tradire: la fedeltà nel trasferimento spesso può venir meno o non essere totale o, quanto meno, adeguata.

Rispetto alle denominazioni derivate da tra-duco l’espressione dei termini inglesi “translate” e “translation” (da “translatum”) offrono una vastità e una varietà maggiore: il senso dei passaggi dalle molteplici modalità sta dentro al termine e alla sua origine storica. Infatti, non esiste un’unica forma di traducibilità di un testo da una lingua ad un’altra; il tradurre è sempre scelta tra focalizzazioni differenti per rendere il senso di un testo su una dinamica bipolare di decodificare e ricodificare sistemi linguistici differenti.

Effetti sulla mente: la diversità semantico-concettuale

La lingua plasma il pensiero?

Questa domanda, anche se talvolta in filigrana, attraversa una consistente parte della ricerca sulla lingua condotta secondo i più vari punti di vista, psicologico, linguistico vero e proprio, e filosofico. Alla constatazione dell’esistenza delle molte lingue e delle loro molteplici differenze espressive si associa la domanda se a queste differenze non siano strettamente collegate quelle più consistenti e importanti di organizzare la conoscenza del mondo; se dietro ai sistemi linguistici ci sia un modo diverso di percepire e di esprimere la realtà. È facile trovare esempi di confronto che mettono in evidenza come i parlanti di lingue diverse stiano attenti a codificare aspetti del mondo in modo molto differente per potere utilizzare la loro lingua.

Il confronto interlinguistico sempre più esteso e vario documenta caratteristiche di categorie semantiche o grammaticali che sono obbligatorie in una lingua e facoltative in altre; ed è opinione sempre più condivisa che le lingue influenzino molti aspetti della conoscenza e della percezione umana: spazio, tempo, oggetti e sostanze sistemi di numerazione e di identificazione e denominazione dei colori. Risulta sempre più frequentemente che il pensiero è un complesso insieme di collaborazioni tra rappresentazioni linguistiche e non linguistiche. Problematica rimane la determinazione della profondità e dell’estensione di questa influenza, e in particolare dell’esatta correlazione tra il ruolo di questi processi nello svolgimento di funzioni cognitive complesse e la determinazione del nucleo o dei caratteri universali della conoscenza umana.

La trama linguistica recente del problema si fonda sostanzialmente sulle teorie di F. Boas, E. Sapir, e B. L. Whorf che vanno sotto l’etichetta di ipotesi della relatività linguistica.

  • La formulazione moderata o debole di Sapir ritiene che lingua influenzi i modi del pensiero, mentre quella radicale di Whorf afferma che la lingua determina le forme del pensiero e che in particolare le categorie e le distinzioni di ogni lingua contengano un modo di percepire, di analizzare e di agire nel mondo.
  • La misura in cui le lingue divergono si riflette sul modo in cui esse percepiscono una differente visione del mondo anche in situazioni obiettivamente simili, senza che in ogni caso venga negata la possibilità di un pensiero individuale.

Il punto moderno delle riflessioni parte da Wilhelm von Humbodt con l’affermazione della natura dinamica della lingua, intesa come energia che plasma e il prodotto di questa energia inteso come “ergon”.

Il quadro preliminare è stato proposto da F. Boas con la convinzione che ogni sistema grammaticale determini gli aspetti del pensiero che debbono essere necessariamente espressi: il parlante è obbligato a scegliere all’interno di questi. In ogni lingua viene espresso solo una parte del concetto che ne abbiamo in mente, ne deriva che ogni lingua ha una sua tendenza a selezionare ora questo ora quell’aspetto dell’immagine mentale. La grammatica, quindi, condizionerebbe l’espressione linguistica, non il pensiero.

Sapir dimostra che non si tratta di un processo unidirezionale che va dalla lingua al pensiero, ma che si tratta di processo di interazione bipolare tra lingua e pensiero in cui l’una modifica l’altro e viceversa.

La formulazione radicale di Whorf afferma che le lingue costituiscono un sistema coerente di valori mentali, i quali impongono al parlante una specifica visione della realtà, nel senso che lo obbligano a rappresentare linguisticamente ciò che pensa della realtà e sulla realtà secondo schemi grammaticali e modi linguistici determinati. In definitiva diventa un meccanismo fondamentale quello della traduzione del linguaggio culturale. Tradurre le culture è qualcosa di più complesso di tradurre le lingue. La versione radicale dell’ipotesi oggi è del tutto abbandonata; ma restano aperte le versioni moderate con punti di vista ora favorevoli ora sfavorevoli sulle verifiche soprattutto nella percezione del tempo, dello spazio e degli oggetti.

  • Spazio: Le lingue sono molto differenti nel modo in cui descrivono lo spazio, i suoi componenti e le sue modalità di uso. Una lingua, per es., può mettere in evidenza la distinzione tra il mettere oggetti in contenitori (“the apple in the bowl”) o su superficie (“the apples on the table”), un’altra come per es. il coreano insistere sul grado di adesione al contenitore. Differenze molto evidenti sono state rilevate nelle localizzazioni spaziali: mentre alcune lingue si fondano sostanzialmente su elementi di spazialità relativa (sinistra/destra, avanti/dietro), altre (per es. il Tzeltal, una lingua Maya) scelgono un sistema di riferimento assoluto analogo a quello dei punti cardinali. Le espressioni non hanno equivalente in inglese.
  • Tempo: Anche nelle descrizioni temporali esistono molte differenze. Tratto comune ad alcune lingue è l’uso di termini spaziali per parlare del tempo (e.g. “looking forward to a brighter tomorrow”, “proposing theories ahead of our time”, “falling behind schedule”), ma queste forme variano da lingua a lingua. In mandarino e inglese i termini usati per ordinare gli eventi sono gli stessi di quelli utilizzati per descrivere relazioni spaziali orizzontali asimmetriche, ma il mandarino può usare anche quelli verticali.
  • Forme e sostanze: Le lingue differiscono nell’estensione in cui creano distinzioni grammaticali tra oggetti e sostanze. Una prima differenza è quella che identifica un oggetto come un intero e un altro come elemento di un composto, con conseguenze sulla loro identificazione e numerabilità e sull’applicazione delle categorie grammaticali di numero e di genere. Particolarmente evidenti le ricadute dell’assegnazione del genere grammaticale (maschile, femminile, neutro, e sicuramente altro) su tutte le categorie morfologiche quali articoli, pronomi, aggettivi, ecc. La parte che raccoglie un po’ di stranezze è quella dell’assegnazione del genere ad oggetti inanimati con la conseguente attribuzione di stereotipi legati alla loro sessualizzazione.

Traducibilità e tecniche traduttive

La riflessione sul tradurre è stata dominata, in Italia, dalla “impossibilità delle traduzioni” teorizzata da G. Gentile e soprattutto, in una versione moderata, da B. Croce che la riferiva principalmente alla poesia per il forte legame che vi agisce tra espressione e contenuto: un intreccio e una sinergia di scelte che si influenzano a vicenda e che è molto difficile riportare nella lingua di arrivo. Croce usa spesso l’alternativa fra traduzioni “belle infedeli” e “brutte fedeli”: le prime nascono da velleità artistiche da parte del traduttore di poter ricreare il mondo poetico dell’autore; le seconde sono considerate strumenti per avvicinarsi all’originale. Tale distinzione tende a far distinguere le modalità del contatto fra l’originale e il lettore: una traduzione di carattere naturalizzante mira a portare l’originale verso il lettore, mentre quella estraniante spinge il lettore verso l’originale.

Anche se oggi si traduce più che nel passato, non si può dire che si traduca meglio, o che si siano risolti i problemi che riguardano teoria e pratica traduttiva: ancora oggi in gran parte rimangono gli stessi del passato. L’esigenza del letteralismo rimane ancora abbastanza diffusa. L’interrogativo più comune rimane quello di decidere se la traduzione debba essere fedele all’originale o quanto lo debba essere, e quale debba essere il contributo del traduttore in termini di originalità rispetto a quello dell’autore. Restano da definire i modi di questa fedeltà: quanta consapevolezza si deve lasciare trasparire che non si ha di fronte l’originale dell’autore o che il traduttore deve cercare di rimanere invisibile.

Ma soprattutto per la poesia la nozione di fedeltà appare problematica. Le scelte del poeta relative alle componenti foniche, grammaticali, metriche e stilistiche fanno parte di ciò che la poesia vuol dire. Il modo migliore di tradurre è quindi quello di riportare quanto più è possibile delle forme presenti nella lingua di partenza nella lingua di arrivo.

L’esperienza comune conferma che la traduzione è possibile, che qualunque cosa si può dire in qualunque lingua. Ciò avviene nonostante la mancanza di corrispondenza uno ad uno degli elementi e dei livelli. Le diversità rendono difficile, ma non impossibile, la traduzione. F. Boas parte del presupposto che i parlanti di lingue diverse abbiano potenzialità di pensiero uguale, quindi che la traduzione è possibile, ma con la precisazione che ogni lingua configura lo scibile in un modo proprio; ne deriva l’assunto di una traducibilità di contenuti e una intraducibilità di forma linguistica. Più articolata la posizione di Sapir che si muove entro il legame reciproco di un pensiero condizionante e un pensiero condizionato. Distingue gradi di traducibilità a seconda del contesto.

Anteprima
Vedrai una selezione di 19 pagine su 89
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 1 Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 2
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 6
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 11
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 16
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 21
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 26
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 31
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 36
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 41
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 46
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 51
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 56
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 61
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 66
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 71
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 76
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 81
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e Tecnologie della Traduzione, prof. Di Sparti, libro consigliato I Cocci di Babele, tra Metafore e Neurolinguistica Pag. 86
1 su 89
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alissia88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecnologie della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof di sparti antonino.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community