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Poi si ha il momento tattico cioè il contatto reale con la sua scelta: se i risultati si ottengono

aumentano i feedback altrimenti il progetto di apprendere una lingua cade.

• MODELLO TRIPOLARE individua le tre cause dell’agire umano.

1. IL DOVERE: questa motivazione non porta all’acquisizione perché inserisce un filtro

affettivo che fa restare nella memoria a breve termine le informazioni apprese. Si

produce quindi apprendimento e non acquisizione!

IL BISOGNO: è una motivazione legata all’emisfero sinistro, razionale e consapevole,

2. presenta due limiti:

Il bisogno deve essere percepito

- Funziona se lo studente decide che ha soddisfatto il suo bisogno

-

IL PIACERE:

3. di apprendere: piacere primario annullato dal fallimento: fallire provoca

- dispiacere e quindi annulla la motivazione, toglie energia al processo di

acquisizione, mentre sbagliare è più accettabile se l’errore viene studiato (errare è

umano)

della varietà: vario deve essere il corso, il materiale, il modo di guidare la

- comprensione, il modo di chiedere produzione linguistica perché se no ci si

annoia e si stacca la spina della motivazione.

della novità, dell’imprevisto, dell’insolito: che Schumann pone come fattore

- importante nella valutazione dell’Input da parte di una mente

il piacere della sfida: a tutti piace mettersi alla prova ma la valutazione del

- risultato deve essere fatta dagli studenti, ricorrendo all’insegnante solo dove non

si capisce un eventuale errore.

Il piacere della sistematizzazione: capire come funziona il mondo ecc, è un

- piacere molto forte e di natura formale, astratta e coinvolge anche l’emisfero

sinistro.

In tal modo uno studente rinforza l’idea che imparare una lingua sia una cosa utile (bisogno); e

imprevedibilmente stimolante (piacere), anche nel caso in cui è imposto in un sistema

formativo(dovere).

• STIMULUS APPRAISAL (Schumann): si fonda su dati neuro-biologici. L’emozione gioca un

ruolo fondamentale nel processo cognitivo. Il cervello coglie stimoli (che Krashen chiama

input), e procede a un appraisal che è insieme valutazione e apprezzamento,e su questa base

decide se accettare l’input, se interiorizzare gli elementi nuovi che compaiono nello stimolo. Il

cervello seleziona quello che vuole selezionare sulla base di 5 motivazioni:

1) Novità

2) Attrattiva: dovuta alla piacevolezza e bellezza dello stimolo

3) Funzionalità: nel rispondere al bisogno che lo studente percepisce (need significance)

4) Realizzabilità: un compito possibile (collocato nella zone of proximal development) viene

percepito come motivante e innesca il LAD

5) Sicurezza psicologica e sociale: ciò che si deve imparare e la risposta che si deve dare allo

stimolo non mettono a rischio l’autostima e l’immagine sociale (cioè non devono innescare il

filtro affettivo).

LA MEMORIA

Le informazioni vengono elaborate dalle memoria di lavoro che ha persistenza limitata nel tempo sia

nella quantità: da questo deriva la necessità di organizzare l’input in CHUNKS, in frammenti che

contano come unità di significato. Quanto viene elaborato dalla memoria di lavoro viene collocato nella

memoria a breve termine che però presenta 2 problemi:DIMENTICA FACILMENTE, ACCOMODA

LE NUOVE INFORMAZIONI SULLA BASE DI QUELLE GIA’ POSSEDUTE. Insegnare una

nuova lingua vuol dire impostare un nuovo sistema linguistico diverso da quello della lingua madre.

Il terzo livello è costituito dalla memoria a lungo termine, che include la conoscenza del mondo, la

cosiddetta enciclopedia, la memoria semantica, che interpreta e memorizza la lingua.

FUNZIONAMENTO DELLA MEMORIA

Aristotele teorizzava il meccanismo di memoria che chiameremo associazionismo: si ricorda per

somiglianza o per contrasto; molte tecniche della glottodidattica si basano sulle associazioni. Le

associazioni risultano utili se le crea lo studente.

Apprendere è un progetto. L’atto didattico per essere inciso sulla memoria consta di diversi modelli:

• Maggiore riflessione corrisponde a maggiore memorizzazione

• La codifica profonda è a livello semantico più che sintattico, lessicale più che grammaticale.

• L’immagine visiva è meno efficiente di quella sonora.

Complesso è anche il processo di recupero del lessico dalla mente, si ipotizza che il lessico sia realizzato

in una serie di reti semantiche, di schemi in cui classifichiamo le esperienze e di copioni

comportamentali.

FILTRO AFFETTIVO.

Il filtro affettivo è la metafora psicodidattica, che serve a rendere visibile una realtà organica precisa

dalla quale dipende la memorizzazione,.

Nella situazione di piacevole sfida l’organismo rilascia noradrenalina che serve per fissare le tracce

mnestiche, cioè introiettare e poi ricordare l’input che viene recepito, in caso di stress o di ansia una

ghiandola emotiva blocca l’effetto dello steroide. Ne segue che:

• Le attività didattiche stressanti non si traducono in acquisizione

• Questa lotta ghiandolare rallenta l’attività dell’area neo-frontale del cervello, che ospita la

memoria di lavoro e lo studente va in tilt

Una glottodidattica umanistica non può ignorare come funziona l’uomo ne tanto meno la intelligenza

emotiva

DIVERSI TIPI DI INTELLIGENZE E DIVERSI STILI COGNITIVI.

Gardner ritiene che l’intelligenza sia multipla, e che si può parlare di diversi tipi di intelligenza:

• VISIVA

• UDITIVA

• CINESTETICA

Per cui materiali didattici ed insegnanti devono proporre attività variate.

Sulla base del proprio tipo di intelligenza ogni persona si dota di strategie di apprendimento.

Un secondo fattore che viene spesso ripreso dalla lettura divulgativa rimanda alla psicologia della

Gestalt, cioè al fatto che le persone possono essere analitiche o sincretiche e quindi risulterebbero poi

intro o estroverse

Vi sono delle variabili che caratterizzano lo studente.

1) Tolleranza per l’ambiguità. Le persone che si accontentano di una comprensione globale hanno

una maggiore facilità di comprensione delle persone precise

2) Indipendenza dal campo:capacità di non lasciarsi distrarre da stimoli irrilevanti

3) Capacità di prevedere: di estrapolare dal contesto quello che può trovarsi nel testo: è la

Pragmatic Expectancy grammar descritta da Oller

4) Tendenza ad apprendere dai propri errori

5) Personalità empatica:i entrare in sintonia con l’interlocutore ed individuarne gli scopi

comunicativi.

Bisogna comunque tenere presente che lo studente è immerso in un contesto sociale e condizionato

dal vissuto personale, per cui.

1) A secondo della propria personalità alcuni studenti di lingua straniera sono favoriti nella fase

iniziale altri in quella di consolidamento.

2) Nella fase iniziale bisogna spingere gli studenti più riflessivi a rischiare e a procedere

intuitivamente; bisognerà fornire loro ampio sostegno affettivo in caso di errore o fallimento.

Spingere gli studenti più tolleranti per le ambiguità e per gli errori ad una maggiore riflessione

3) sulla lingua.

IL GRUPPO DI STUDENTI

Di norma l’apprendimento avviene in gruppo, è molto utilizzato recentemente il metodo di

insegnamento che fa vedere gli alunni come colleghi. Anche l’attività di cooperativa porta buoni

risultati( elementi oscuri per uno studente lo sono chiari per un altro).

Un problema fondamentale è quello dei vari livelli in una classe, si tende a dare la colpa, per chi è in

difficoltà ad insegnanti o al materiale.

Un modo per omogeneizzare la classe è quella di spezzettare la classe dedicando più tempo a quelli più

lenti.

L’INSEGNANTE E I PROGETTISTI DEL CORSO

Nella tradizione didattica l’insegnante era l’unico responsabile, oggi vengono individuate anche altre

figure.

• L’INSEGNANTE: il vecchio insegnante non era altro che una guida spirituale, oggi in

particolare dal XX sec. È stato trasformato in: FACILITATORE; CONSIGLIERE;

REGISTRA; MAIUEUTA, TUTORE. Deve inoltre avere le qualità tipo:

SAPER LAVORARE IN TEAM;

o IMPARARE A CAMBIARE E AD EVOLVERSI,

o PROPORRE INNOVAZIONI,

o COMPETENZA GESTIONALE;

o ORGANIZZARE SCAMBI DI STUDENTI PER PROGETTI INTERNAZIONALI.

o

• I PROGETTISTI DEL CURRICOLO: nelle scuole è difficile abbandonare la vecchia legge di

piani di studi, e del programma, anche se tendono a trasformarsi in aziende formative. Le

funzioni che il progettista deve svolgere sono:

definire il ruolo del corso di lingua straniera nell’ambito dell’intero percorso formativo

dello studente;

2) analizzare i bisogni per definire gli scopi del corso;

3) definire quali risorse sono necessarie per soddisfare quei bisogni,

4) definire quale tipo di insegnante serve per quel corso;

5) definire il curricolo di lingua straniera secondo i modelli disponibili;

6) indicare il tipo di materiale didattico adeguato.

L’AUTORE DEI MATERIALI DIDATTICI

Oggi la realtà è mutata non esiste più il libro di testo, ma l’equipe che produce materiale didattico

Il materiale didattico per l’insegnamento delle lingue straniere include:

1) Manuale di base: presenta un percorso programmato, graduato, che deve guidare lo studente a

raggiungere uno dei livelli codificati da Quadro di riferimento comune europeo o dai consorzi di

certificazione linguistica Tale corso si può basare su carta, su Cd-Rom o in Rete

2) Materiali per il rinforzo e il recupero

3) Materiali audio

4) Ampliamento in rete

5) Adattamento del materiale alle necessità degli studenti del paese in cui viene usato

6) Video

7) Guida didattica

8) Sito in rete

Tuttavia molte tradizioni scolastiche affidano agli insegnanti il compito di predisporre i materiali

didattici.

( CAP . 4) CONTENUI DEL PROCESSO GLOTTODIDATTICO.

Un corso di lingua straniera presenta 3 contenuti:

1) Nozioni di comunicazione

2) La lingua come oggetto di insegnamento

3) La cultura

Uno studente deve conoscere l’approccio comunicativo in questo caso può essere utile il modello di

Hymes.

RIFLESSIONI, SULLA COMUNICAZIONE

Comunicare significa: “insegnare a Scambiare Messaggi Efficaci”.

1)SCAMBIARE: la comunicazione non è monodirezionale. La parola comunicare ha la sua radice in

communis = mettere in comune, si mettono in comune i significati, li negoziano, e li modificano di

comune accordo.

2)MESSAGGI : la comunicazione avviene tramite scambio di messaggi che includono testo verbale e

una componente non verbale

3)EFFICACI : non si comunica solo per il piacere di comunicare ma anche per convincere ottenere o

vietare qualcosa, evitare qualcosa per far ridere o stimolare sentimenti; l’efficacia della comunicazione si

basa sul raggiungimento dei propri obiettivi.

La comunicazione si situa in un evento comunicativo. Bisogna quindi, portare gli studenti, alla

consapevolezza esplicita di questi fattori, spesso noti solo in maniera implicita e tarati sulla cultura

italiana.

MODELLO DI HYMES RAPPRESENTATO DALL’ACRONIMO SPEAKING

• S = setting, luogo fisico, nell’interazione viso a viso è possibile utilizzare gesti, indicare oggetti,

lo schermo del computer, invece, rappresenta un nuovo caso di setting, per cui bisogna far

conoscere allo studente le opportunità del luogo fisico come aiuto alla comunicazione.(s anche

come scena culturale: ci sono dei modelli di cultura quotidiana e valori che non si conoscono)

• P = partecipanti:non si sa comunicare se non si conoscono le regole che governano i rapporti

di ruolo e il modo in cui essi si riflettono sulla lingua e su altri linguaggi non verbali. Un errore

di registro può compromettere la comunicazione.

• E = ends: comprendere un testo significa anche cogliere gli scopi, dichiarati o non, di chi ha

prodotto il testo.

• A = atti, sono delle azioni per raggiungere gli scopi. Lo studente deve imparare a non

focalizzarsi nelle singole parole, ma ha cogliere lo scopo delle espressioni linguistiche che

ascolta.

• K = key: “chiave psicologica” è la dimensione psicologica, la relazione tra i partecipanti

all’evento comunicativo: sarcasmo, ironia, ira, sono gli elementi essenziali per comunicare.

Imparare a conoscerli e a esprimerli secondo le regole della cultura straniera è importante per

evitare messaggi involontari di aggressività, di mancanza di rispetto ecc..

• I = instruments : strumenti verbali e non anche fisici, di trasmissione dei vari linguaggi,

dall’aria e internet, dal telefono alla Chat. La lingua varia a secondo gli strumenti usati.

• N = norme di interazione e interpretazione dei messaggi

• G = genere comunicativo: i generi comunicativi hanno una struttura profonda e una

superficiale che varia da cultura a cultura.

Riflettere sulle peculiarità e in genere sulla comunicazione, è una precondizione per il successo

nell’acquisizione della lingua straniera.

LINGUA SECONDA, STRANIERA, ETNICA, FRANCA

• LINGUA STRANIERA: E’ una lingua che viene studiata in una zona in cui essa non è presente

se non nella scuola. E’ straniero l’inglese studiato in Italia, dove l’input viene dato

dall’insegnante.

• LINGUA SECONDA: E’ quella che lo studente può trovare anche fuori dalla scuola, Es, un

italiano che studia il francese in Francia

• LINGUA ETNICA: E’ la lingua della comunità d’ origine di una persona quando essa non è la

sua lingua materna, ma è presente nell’ambiente degli immigrati; es. i figli di immigrati in Italia

che sono diventati italofoni. In America si distinguono: 1)family language: se si tratta di famiglie

immigrate e stanziate in zone in cui non ci sono immigrati della stessa provenienza 2)

community language: quando c’è una comunità e quindi la lingua etnica è anche usata fuori di

casa.

• LINGUA FRANCA: duemila anni fa lo era il latino, oggi lo è l’inglese: si tratta di una lingua

semplificata che permette la comunicazione internazionale. Oggi la natura di questo

insegnamento sta cambiando, non si mira a una pronuncia vicina alla madre lingua ma che sia

comprensibile a tutti, il lessico si riduce, l’esito pragmatico ha un valore più alto dell’accuratezza

formale,. Ciò costringe gli inglesi, gli americani, gli australiani, a imparare l’inglese

internazionale, per attenersi ad un Bad English che tutti sono in grado di comprendere e

parlare.

LA LINGUA

E’ il contenuto per eccellenza dell’insegnamento linguistico, esistono vari modi di considerare una

lingua e ciascuno di essi ha un ruolo in glottodidattica:

mezzo per raggiungere scopi: il giudizio su un testo o su un enunciato sarà basato sulla

1. capacità di produrre esiti attesi

2. espressione di un rapporto di ruolo sociale e mezzo per modificare questo rapporto: è

l’ambito della sociolinguistica, nel momento in cui studia i registri

3. indicatore di appartenenza ad un gruppo :che può essere geografico, sociale, professionale

forma: la lingua ha vari livelli formali. Fonologica, grafemica, morfologica, sintattica, lessicale.

4.

5. espressione di una cultura e strumento per tramandarla di generazione in generazione.

strumento del pensiero insegnando lingue straniere bisogna insegnare le varie forme di

6. concettualizzazione.

7. strumento di espressione oltre che di comunicazione.

Tra questi aspetti vanno tenuti in considerazione:

1. non tutte queste grammatiche potranno essere inserite nel curricolo

2. non di tutte le grammatiche si darà una visione completa

le grammatiche vanno affrontate secondo un procedimento a spirale che ritorna su quando già

3. acquisito integrandolo con nuovi elementi

4. le grammatiche non hanno scopo descrittivo ma consentono di generare messaggi linguistici.

I LINGUAGGI NON VERBALI.

Oltre alla competenza linguistica bisogna possedere una extralinguistica, ossia i codici usati insieme alla

lingua per modificare o sottolineare alcuni significati.

Competenze extralinguistiche sono:

1. CINESICA:comprendere e utilizzare gesti, espressioni del viso e movimenti del corpo

PROSSEMICA. Vicinanza e contatto con l’interlocutore, cui spesso sono legate le scelte di

2. registro di lingua

3. VESTEMICA: padroneggiare il sistema della moda: divise, uniformi, abiti più o meno formali.

4. OGGETTUALE. Rimanda all’uso di oggetti come strumenti per comunicare uno status sociale,

una funzione

Se si deve comunicare a Babele è necessario ricordare che siamo prima visti e poi ascoltati, e più facile

affidarsi a quello che si vede con gli occhi rispetto alle incertezze da esprimere in lingua straniera.

CULTURA E CIVILTA’.

Non si insegna una lingua ma anche la cultura che vi sta dietro. Anche se oggi la tendenza e quella della

de-culturizzazione.

LA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA E SOCIOLINGUISTICA

Tra la fine degli anni ’20 e ’40, i nomi di riferimento per il tema LINGUA/CULTURA sono:

Malinowsky e Firth: loro individuano la cultura come componente essenziale della situazione in

cui avviene la comunicazione.

Negli anni ’50 e ’60 Robert Lado descrive la cultura come un problema sia situazionale che

comunicativo, in quanto caratterizza e modifica la natura e la forma della comunicazione.

Ma cosa s’intende per CULTURA?

Cultura è parola d’uso quotidiano, ma anche un termine scientifico specifico delle scienze

antropologiche, dove definisce il modo in cui si dà risposta a bisogni di natura. In didattica delle lingue

si fa riferimento a questo significato quando si parla di insegnamento della cultura.

L’unità minima della cultura è il modello culturale: ogni popolo ha dei modelli di cultura di vita

quotidiana e dei modelli di civiltà, cioè dei valori o dei comportamenti che considera esemplari e che

considera in-civili i popoli che non condividono tali modelli.

LA PROSPETTIVA INTERCULTURALE:

SECONDA META’ ANNI 80: Metafora di Hofstede: ogni persona ha un SOFTWARE OF THE

MIND, che tra i diversi file include anche quelli che costituiscono la competenza comunicativa.

Funzionano solo quando siamo all’interno della nostra cultura. Questo sistema di interscambio

funziona solo se ci si scambia file semplici, se sono complessi, non sempre lo scambio riesce, bisogna

attivare una cultura di tipo profonda, ricorrendo alla competenza comunicativa interculturale.

Tra i SOFTWARE OF THE MIND, che possono creare problemi troviamo i seguenti aspetti:

• CONCETTO DI TEMPO: per un italiano la giornata inizia all’alba per gli asiatici e africani, al

tramonto. Il concetto di tempo crea anche molti altri problemi:

1. PUNTUALITA’: cambia a secondo dell’industrializzazione, dalla gestione del tempo per fini

produttivi

2. TIME IS MONEY: un telefonata americana va straight to the point mentre una telefonata

italiana inizia con convenevoli, tagliare nelle culture orientali i convenevoli è disdicevole

3. ORRORE DEL TEMPO VUOTO: il rifiuto del silenzio è tipico di molte culture, ciò in cui

eccedono gli anglosassoni infastidisce gli arabi.

4. IL TEMPO STRUTTURATO: scalette, ordini del giorno, agenda di valori, per i latini sono utili

suggerimenti, per gli inglesi invece una riedizione delle tavole della legge.

I CONCETTI DI :GERARCHIA ,STATUS, RISPETTO.

In alcuni casi si comunica tra funzioni in altre tra persone; alla base di tale gerarchia c’è il concetto

di status. Si utilizzano registri diversi, rispettosi, formali, familiari, colloquiali. Per mantenere lo

status non si può perdere la faccia( es. è difficile che un arabo in alcuni casi riuscirà a dire: I’m

sorry!).

I CODICI NON VERBALI

Le parti del corpo comunicano o contraddicono quanto diciamo in lingua straniera:

• TESTA:annuire può significare si o no

• OCCHI: sincerità o sfida; noia o attenzione

• BOCCA: sorridere vuol dire si o no

• MANI E BRACCIA.: informano sulla nostra tensione, (gli italiani che li agitano troppo

appaiono ridicoli agli anglosassoni)

• ODORI E RUMORI: in alcuni parti del mondo alcune cose sono vietate( in oriente soffiarsi il

naso e simile a defecare in pubblico).

In tutti questi casi, il rischio comunicativo è duplice.

LINGUA E COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

Chi parla una lingua straniera spesso concentra la sua attenzione sulle dimensioni morfosintattica e

lessicale.

Molta rilevanza và attribuita al modo in cui il testo procede dal punto di partenza alla conclusione:

quelli inglesi sono composti da una sequenza di segmenti brevi, quelli italiani da sintagmi pieni. Nel

momento in cui un italiano cerca di tradurre porta all’inglese molte subordinate, e caratteristiche che

l’inglese non ha. In tal modo non si raggiungono i fini per cui si sta comunicando.

ASPETTI SOCIO-PRAGMATICI

Sul piano pragmatico ci basterà ricordare:

alcuni atti comunicativi, rimandano a differenti valutazioni dei rapporti interpersonali.

1.

2. alcune mosse comunicative sono permesse in certe culture e non in altre. Es :ironizzare o

vantarsi o arretrare sono corrette per alcune culture e non corrette per altre.

Sul piano socio-culturale i maggiori problemi sono legati all’opposizione formale / informali.

Altro problema è costituito dalla presentazione delle persone, l’uso dei titoli, dei nomi e cognomi,

dei titoli pre-nominativi.

L’insegnante di lingua straniera che vuole creare una competenza comunicativa interculturale, può

<insegnare a osservarla>.

Ciò significa:

• rendere consapevoli le persone dei problemi della comunicazione interculturale attraverso i

diversi SOFTWARE mentali.

• Offrire strumenti concettuali semplici e chiari

• Far notare che nelle società complesse la realtà muta ogni giorno, per cui le varie culture si

modificano e si integrano.

• Insegnare gli studenti a osservare video o film in cui attori o registi imitano mosse e gesti

della vita quotidiana.

Lo scopo per cui non è istruire sui contenuti, ma far apprendere un metodo di osservazione.

UN MODELLO DI COMPETENZA COMUNICATIVA.

L’insegnante di lingue deve mirare allo sviluppo di una competenza comunicativa. Sono stati

proposti svariati modelli, l’ultimo dei quali è COMMON EUROPEAN FRAMEWORK.

La nozione di competenza comunicativa rimanda a :

• Saper fare lingua (comprensione e produzione orale-scritta, dialogo, riassunto parafrasi,

dettato, traduzione)

• Saper fare con la lingua (utilizzare la lingua come strumento di azione)

• Sapere la lingua( grammatiche: fonologica, grafemica, lessicale, morfosintattica e testuale)

• Saper integrare la lingua con i linguaggi non verbali( semiotica, prossemica, oggettuale, ecc..)

LA COMPONENTE SOCIO PRAGMATICA DELLA COMPETENZA COMUNICATIVA.

La tradizione della linguistica funzionale e di quella pragmatica, interessata a <fare> con la lingua a

posto le basi per decenni di confusione.

Da un lato i funzionalisti (Jakobson – Holliday); dall’ altro i pragmatici (Austin – Searle).

Per mettere un po’ di ordine possiamo prendere le mosse del modello antropologico delle relazioni

umane, secondo cui ogni persona è in contatto e genera funzioni con :

• Se stessa = funzione personale

• Gli altri = funzione interpersonale e regolativa

• Con il mondo(reale, della fantasia, presente e passato)= funzione referenziale, immaginativa,

metalinguistica.

Queste sei funzioni rendono conto di tutti i possibili atti comunicativi che furono, sono e saranno

compiuti. Ma abbiamo potuto conservare anche i richiami di

Jakobson ontogenetica , che descrive un modello statico di comunicazione

Holliday filogenetica, che descrive lo sviluppo funzionale, durante l’acquisizione della lingua.

A ciascun atto corrispondono uno o più espressioni linguistiche nei registri della lingua: formale-

informale, colloquiale.

FUNZIONE ATTO ESPRESSIONE

GENERE

Possedere la competenza socio-pragmatica, la competenza funzionale, significa saper realizzare le

sei funzioni attraverso atti ed espressioni appropriate.

La competenza socio-pragmatica è costituita:

FUNZIONE PERSONALE :quando lo studente rivela la propria soggettività e personalità, quando

manifesta sentimenti, emozioni, pensieri sensazioni.

Principali atti comunicativi :

• Chiedere , dire: nome , età, provenienza,presentarsi

• Parlare dello stato fisico

• Parlare dello stato psichico

• Esprimere i propri gusti

Questa funzione è fondamentale sul piano della affettività e della motivazione.

FUNZIONE INTERPERSONALE: quando la lingua serve a stabilire a mantenere o chiudere un

rapporto di interazione sia orale che scritta.

Principali atti comunicativi:

• Salutare e congedarsi

• Offrire, accettare, rifiutare

• Ringraziare e rispondere al messaggio

• Scusarsi

I rapporti interpersonali rimandano a regole socio-linguistiche da tenere in considerazione al fine di

un appropriato uso della lingua.

FUNZIONE REGOLATIVO -STRUMENTALE : Consiste nell’usare la lingua per agire sugli

altri, per regolare il loro comportamento, per ottenere qualcosa, per soddisfare le proprie necessità

Principali atti comunicativi:

• Dare / ricevere :istruzioni

• Dare/ricevere : consigli , ordini, disposizioni

• Chiedere, obbligare, impedire a fare qualcosa

Questa funzione rimanda a regole socioculturali, da tenere in considerazione al fine di una scelta

appropriata delle espressioni da usare. Una scelta errata provoca il blocco dello scambio

comunicativo.

FUNZIONE REFERENZIALE: quando la lingua viene usata per descrivere o per spiegare la

realtà in generi comunicativi quali la relazione su un evento ecc.

Principali atti comunicativi:

• Descrivere cose , azioni, persone, eventi.

• Chiedere/dare: informazioni o spiegazioni

I messaggi sono in questo caso, caratterizzati da oggettività e lessico denotativo molto preciso, per

cui gli studenti incontrano le maggiori difficoltà.

FUNZIONE METALINGUISTICA: quando ci si serve della lingua per riflettere sulla lingua stessa

o per risolvere problemi comunicativi tipici dell’interazione in lingua straniera .

Principali atti comunicativi:

• Chiedere come si chiama un oggetto

• Creare perifrasi per sostituire parole ignote.

• Comprendere o fornire spiegazioni sulla lingua e sulla

comunicazione.

E’ evidente che tale funzione è importante a scuola ma anche nella comunicazione reale.

FUNZIONE POETICO IMMAGINATIVA: si usa la lingua per produrre effetti ritmici,

suggestioni musicali, associazioni metaforiche. Es. i generi letterari( Divina Commedia)

Non ci sono atti comunicativi principali, tranne che:

• L’apertura di una fiaba (c’era una volta…)

• La chiusura di una fiaba (…vissero felici e contenti)

(Cap. 5) L’INTEGRAZIONE TRA I COMPONETI DEL PROCESSO GLOTTODIDATTICO

Affinché ci sia acquisizione è necessario far integrare lo studente , il docente, e la lingua o cultura

straniera.

DIMMI, MOSTRAMI, FAMMI FARE

La ricerca sulla comunicazione tra docente e studente in classe non è vasta anche se ci sono brevi

riflessioni passim in saggi su altri argomenti glottodidattici.

4 PUNTI CRITICI DELLA COMUNICAZIONE IN CLASSE:

1. FOREIGNER’S TALK, CARETAKER’S TALK, MOTHERESE: sono i tentativi di una madre

lingua di farsi capire da un forestiero, e di un adulto di farsi capire da un bambino: sintassi

elementare, sottolineature gestuali dei significati. L’insegnante di madrelingua cade spesso in questa

trappola.

2.TEACHER’S TALK: E’ il forestierese quando viene usato dall’insegnante di lingue nel tentativo

di farsi capire più facilmente dallo studente, con sintassi semplice e paratattica , cioè basata sulla

coordinazione; e un lessico ridotto. La dimensione fonetica è importante per cui quando di

pronunceranno le parole straniere si userà per es. protendere o allargare le labbra in modo che lo

studente comprenda più con gli occhi che con le orecchie Tale uso è comunque limitato ai primi

passi.

3. TTT, TEACHER’S TALKING TIME: la percentuale di tempo usata dal docente sul tempo

totale della lezione è una variabile utile per osservarne lo stile didattico:

• + parla il docente –parlano gli studenti

• + parla il docente – gli studenti acquisiscono

• + parla il docente + è il protagonista della lezione

E’ confutabile a Confucio il precetto didattico che si basa su tre verbi ai quali faceva seguire tre

risultati in termini di acquisizione:

1. DIMMI E IO DIMENTICO

2. MOSTRAMI→ E IO RICORDO

3. FAMMI FARE→ E IO IMPARO

QUALE LINGUA USARE?

La lingua va scelta sulla base dei fini che un atto comunicativo si propone. Es. può essere

funzionale discutere le correzioni in italiano piuttosto che in lingua straniera.

LA COMUNICAZIONE GLOTTODIDATTICA SULLA BASE DEI PARAMETRI DI

HYMES

SPEAKING: DIFFERENZA TRA DIDATTICA IN PRESENZA E DIDATTICA IN RETE

S --> scena culturale,:ogni cultura ha i suoi modelli di comunicazione

In rete: manca il contatto faccia a faccia, per cui è possibile che gli studenti agiscano secondo

SW mentali diversi. La rete evita turbative, ma accentua problemi interculturali di fondo.

S -->setting, o luogo fisico

In presenza: l’aula, dominata dalla presenza dell’insegnante, può assumere conformazioni

diverse: consente al docente di occupare lo spazio centrale e di fare da

- Una struttura a “U”

registra in un luogo in cui tutti vedono tutti, ma anche di camminare dietro gli studenti per

aiutarli; consente di lavorare bene in gruppo, non

- Una struttura a “TAVOLI GRANDI”

favorisce i momenti frontali e l’allargamento all’intera classe;

è la peggiore: mette l’insegnate in evidenza ma al

- La struttura “TRADIZIONALE”

tempo stesso lo isola, impedisce l’interazione tra studenti.

In rete: il luogo fisico è lo schermo che è costituito da e-mail, forum e Chat line

P --> partecipanti

In presenza: rapporto tra studenti e docenti

il tutor guida la comunicazione e gli studenti hanno più possibilità di comunicare i

In rete:

loro dubbi.

E -->ends, scopi

L’insegnante deve rendere partecipi gli studenti sui perché di una data scelta, propone

un’attività, un testo, un test. Più gli studenti sono adulti , più è necessario condividere gli scopi

A -->atti e mosse comunicativi

In presenza:l’insegnante compie atti (chiede qualcosa, spiega, assegna compiti) e mosse

(attacca, ironizza, interrompe ecc) e deve considerare gli effetti sugli studenti non l’interazione

In rete: deficit comunicativo, anche se la web può superare il problema, un problema può

essere l’irreversibilità della comunicazione telematica: una volta spedito un messaggio non si

può tornare indietro.

K -->key, chiave, atteggiamento psicologico

In presenza: la classe ha una chiave psicologica verso l’insegnante, dimostrandosi ostili,

indifferenti, favorevoli, l’insegnante deve tener conto del loro comportamento e se è il caso

deve modificare il suo.

In rete: la comunicazione deve essere scherzosa sdrammatizzata( utilizzando anche gli

emoticon)

I --> instruments, mezzi

In presenza : handout fotocopiato e lavagna tradizionale devono essere usati tenendo ben

presenti: per es. scrivere in piccolo alla lavagna è cattiva comunicazione

- La percezione degli studenti:

didattica verbi scritti in blu con le desinenze in rosso sono molto

- I meccanismi di memorizzazione:

memorizzabili

N --> norme di interazione: relazione tra i partecipanti e l’influenza della chiave psicologica

G--> genere comunicativo : • monologo

• ascolto o visione con interventi guida dell’insegnante

• lavori di coppia, di gruppo, tra squadre

La regola dello SPEAKING è facilmente memorizzabile e può servire da rapida autoanalisi, nel

momento in cui si cerca di riflettere sulla propria prassi didattica

(CAP. 6) I MODELLI OPERATIVI COMUNI A TUTTE LE SITUAZIONI

GLOTTODIDATTICHE(lezioni, unità di apprendimento, unità di didattica, modulo).

IL CURRICOLO

• CORPUS O SILLABO:significa stilare l’elenco del materiale da insegnare in quel corso. Sono

corpora i volumi del consiglio d’Europa che descrivono i livelli di soglia delle principali

lingue europee. Il curricolo è un corpus che però include altre dimensioni

• PROGRAMMA: termine tipico della tradizione scolastica italiana e rimanda ai documenti

ufficiali in cui si descrivono mete ed obiettivi.

• CURRICOLO: proposte curriculari che si allontanano da quelli usati dagli esperti della

scienze dell’educazione.

ANALISI DEI BISOGNI

Progettare un curricolo significa definire i bisogni dello studente a cui è destinato o dell’azienda che

lo commissiona.

Molti studi ribadiscono la centralità dell’analisi dei bisogni, senza riflettere sulla nozione di bisogno.

Nei sistemi della tradizione europea è lo stato che definisce i bisogni, , in quella anglosassone è una

Local Educational Authority che rappresenta più le volontà locali e delle famiglie cioè degli elettori

che quelli dello stato.

La tendenza in Europa e in Italia va verso una formula mista in cui l’autorità centrale offre un

quadro di riferimento e le realtà locali lo adattano secondo i bisogni che esse percepiscono. Per

realtà locali, intendiamo sovrintendenze regionali, distretti scolastici, colleghi docenti che sono più

interessati allo sviluppo della personalità che all’analisi di ciò che succede fuori dalla scuola.

Il curricolo invece si basa in particolare sui bisogni esterni alla scuola , ed è il progettista del

curricolo stesso che chiede agli studenti di individuare i loro bisogni. In entrambi i casi si tratta di

soluzioni sbagliate.

L’ANALISI DEI BISOGNI, invece và compiuta tenendo conto dei:

• BISOGNI PRAGMATICI FUTURI: sia sulla base dei modelli forniti dai

glottodidatti, sia sulla conoscenza del contesto in cui verrà spesa la competenza

acquisita

• BISOGNO DI IMPARARE A IMPARARE: raggiungere autonomia

nell’apprendere una lingua man mano che la si usa.

• BISOGNI PRESENTI DELLO STUDENTE IN QUANTO TALE: i bisogni

che rimangono all’interno della classe ma dalla cui soddisfazione egli trae

motivazione per proseguire

Un curricolo è una costruzione teorica e solo dopo, è la sua applicazione al contesto della scuola o

del mondo reale.

I FINI DELL’INSEGNAMENTO LINGUISTICO:

Insegnare una lingua straniera vuol dire fare educazione linguistica.

Mete educative: 1.CULTURALIZZAZZIONE. cioè la conoscenza e il rispetto dei modelli

culturali e di valori di civiltà dei paesi dove si parla la lingua straniera.

2. SOCIALIZZAZIONE: cioè la possibilità di avere relazioni sociali usando la

lingua straniera

3.AUTOPROMOZIONE. cioè la possibilità di procedere nella realizzazione del

proprio progetto, di vita avendo maggiore conoscenza del mondo e delle persone.

Mete didattiche:

1.COMPETENZA COMUNICATIVA : sia nella lingua che nella cultura

straniera.

2.SVILUPPO DELLA COMPETENZA GLOTTOMATETICA: ossia la

capacità di apprendimento linguistico, riferito anche a tutte le altre lingue che

l’allievo studierà in futuro.

Sulla base delle finalità si individuano i mezzi che variano da situazione a situazione .

Materiali didattici e mezzi tecnologici dipendono dai fini e dagli obbiettivi, non sono variabili

indipendenti, per ogni tipo di attività si usa un certo strumento.

INDICAZIONE PER LA PROGRAMMAZIONE:

Il curricolo indica anche i modi per utilizzare i materiali in modo da farli acquisire agli studenti E’

l’operazione che di solito si definisce PROGRAMMAZIONE.

INDICAZIONI PER LA REALIZZAZIONE IN CLASSE

Un curricolo deve fornire indicazioni:

• Positive: raccomandando che si proceda secondo una sequenza didattica, che il lessico venga

sempre presentato in situazioni.

• Negativa: esclude la possibilità di presentare liste di lessico da imparare a memoria.

INDICAZIONI PER LA VALUTAZIONE DEI RISULTATI E DEL CURRICOLO STESSO.

1. VERIFICA: elemento ineludibile di un processo didattico, riguarda il raggiungimento degli obiettivi

didattici. Può essere SOMMATIVA,se è basata nella programmazione sui moduli; può essere

FORMATIVA, se è basata in base alle unità.

2. VALUTAZIONE. Tiene conto del percorso effettuato dal punto di partenza, delle condizioni

psicologiche e sociali.

Se lo stesso curricolo proposto dallo stesso insegnante dà risultati diversi in due gruppi diversi, allora è

errato.

Lo studente dovrebbe essere chiamato a compiere in maniera formale con una scheda articolata, in

modo sia da fornire feedback a chi lo ha progettato e realizzato, sia da crescere nella competenza

patetica, cioè nell’imparare a imparare una lingua straniera .

DAI CURRICOLI BIDIMENSIONALI A QUELLI TRIDIMENSIONALI

Il curricolo è sempre stato pensato in maniera bidimensionale, sull’asse orizzontale abbiamo gli anni di

studio, su quello verticale i livelli di competenza comunicativa.

Funziona in questo modo per i sistemi statici, ma poiché ogni situazione và differenziata si è passati a

quelli di tipo tridimensionale. Ogni colonna risulta dall’incrocio tra una delle funzioni e una delle abilità

linguistiche. In questo modo le colonne vengono riempite da contenuti linguistici, extralinguistici, e

culturali.

Per ogni settore si può realizzare un curricolo ad hoc. questo è fondamentale nelle società complesse.

I MODELLI OPERATIVI DELLA TRADIZIONE: DALLA CONVERSAZIONE CON IL

FILOSOFO ALLA LEZIONE CON IL RETORE.

La tradizione ci ha tramandato 2 modelli, la conversazione maieutica e la lezione ex-cattedra. Oggi

questo funziona solo per il dottorato di ricerca, o per la glottodidattica nell’insegnamento dell’italiano a

piccoli gruppi di immigrati.

Non è applicabile nell’insegnamento delle lingue nella nostra babele quotidiana.

Nella babele globale il maestro sacerdote non funziona più.

I MODELLI EREDITATI DAL XX SECOLO

Nella tradizione glottodidattica, dagli anni 60 si parla di unità didattica, in genere una unità è composta

da unità matetiche cioè di apprendimento: sono queste unità il punto di partenza nell’ottica di una

glottodidattica umanistico-affettiva che ponga davvero lo studente e i suoi processi acquisitivi al centro

dell’attenzione.

In tempi più recenti si è richiesto l’elaborazione di un ulteriore modello, di organizzazione didattica

organizzando blocchi di competenza e accreditarli ad una persona.

TRE MODELLI PER INSEGNARE LE LINGUE OGGI.

1.UNITA’ DI APPRENDIMENTO si definisce sulla base delle ricerche di matrice psicodidattica in

particolare della Gestalt che descrive la percezione in termini di:

1)GLOBALITA’ 2)ANALISI 3)SINTESI

1) Nel modello gestaltico si ipotizza che ci sia innanzitutto una percezione globale dell’evento

comunicativo o del testo che coinvolge l’emisfero destro e si basa:

• Sfruttamento della ridondanza

• Formazione di ipotesi socio-pragmatiche su quanto potrà avvenire in quel contesto, sulla base

delle nostre conoscenze del mondo

• Formazione di ipotesi linguistiche ,sulla base delle nostre conoscenze grammaticali

• Elaborazione delle metafore che ci consentono di visualizzare alcuni significati. Lo schema

mentale delle metafore è elaborato dall’emisfero destro del cervello.

• Verifica globale e approssimativa delle ipotesi (skimming) oppure verifica dei singoli elementi(

scanning)

• Ricerca di analogie con eventi noti

La prima fase di un’unità di apprendimento è dedicata all’approccio globale al testo, per avviarsi ad una

comprensione più dettagliata, è quella che Danesi definisce left mode del cervello cioè focalizzazione

modale.

2) analisi vera e propria, che si effettua per mezzo di una serie di sequenze analisi→sintesi→riflessione,

relative a:

• Ciascun atto comunicativo che si vuole fare acquisire alla classe: lo si fa individuare nel testo,

poi lo si drammatizza, lo si fissa e lo si riutilizza guidando gli allievi nella riflessione sull’aspetto

funzionale che hanno acquisito.

• Gli aspetti grammaticali( fonologici, morfosintattici, lessicali, testuali), secondo varie tecniche

• I temi culturali impliciti o espliciti nel testo: sviluppano l’abilità di lettura

• I linguaggi non verbali se il testo di partenza è un video.

OGNI TESTO VA’ ESPLORATO ATTRAVERSO LE TRE FASI DELLA PERCEZIONE

GESTALTICA. , PRIMA IN MANIERA GLOBALE POI IN MANIERA ANALITICA, INFINE

REALIZZANDO UNA SINTESI O UNA RIFLESSIONE CHE PERMETTONO

ALL’APPRENDIMENTO DI EVOLVERE IN ACQUISIZIONE.

L’UNITA’ DIDATTICA COME RETE DI UNITA’ DI APPRENDIMENTO

Un’unità di apprendimento può durare pochi minuti o anche un’ora: è l’unità di misura secondo la

quale lo studente percepisce il suo apprendimento

Un’unità didattica è, invece, una linguistico-comunicativa più complessa realizzata mettendo

tranche

insieme eventi, atti, espressioni, legati da un contesto situazionale.

Babele è articolata in comunità che nascono e si definiscono ogni giorno sulla base dei bisogni condivisi

da un certo numero di persone.

L’unità didattica per insegnare le lingue a babele è una struttura base utile per programmare un

contenitore che include una rete di unità di apprendimento utili per insegnare e che è inserita in un

modulo.

Sono stati proposti vari modelli di unità didattica, tutti caratterizzati da una successione simile:

• Fase iniziale

• Fase di lavoro dilatavano a varie ore di lavoro

• Fase conclusiva di controllo ed eventuale recupero.

Una nuova prospettiva prevede invece 3 momenti diversi:

1)INTRODUZIONE:presentare i contenuti del percorso che sta per iniziare con istruzioni specifiche

2)RETE DI UNITA’ DI APPRENDIMENTO: disponibile all’insegnante che può presentarli tutti o

solo in parte, seguendo la sequenza dell’autore o individuale (nei corsi di autoapprendimento è lo

studente a decidere la sequenza).Si richiedono materiali flessibili, con espansioni, quali internet, video,

quaderni aggiuntivi. Quello che conta è che in una rete:

• Non c’è una sequenza obbligata

• L’insegnante sa quali link può stabilire tra le varie unità d’apprendimento, in modo da

saper cogliere subito quale scegliere a quel punto del suo percorso.

• L’insegnante può interare la rete con elementi da lui creati ad hoc

3) FASE CONCLUSIVA: racchiude le fasi di verifica e di recupero, integrandole con attività finalizzate

al piacere di usa una lingua.

IL MODULO

Il modulo è una sezione, una porzione, un sottoinsieme del corpus dei contenuti di un curricolo. Per

essere definito tale deve avere le seguenti caratteristiche:

a. Deve essere autosufficiente, concluso in se stesso; alla fine lo studente deve essere in grado di

operare autonomamente nel contesto che viene affrontato dal modulo stesso.

b. Deve essere basato su ambiti comunicativi complessi

c. Deve essere valutabile nel suo complesso per essere accreditato nel CV dello studente

d. Pur nella sua autonomia, un modulo deve essere raccordabile con altri moduli.

I link possono essere di vario tipo:

• In successione obbligata

• Scegliere a quale modulo passare

• Iniziare da qualsiasi modulo e passare a qualsiasi altro.

I meccanismi di credito e di link, di collegamento tra moduli fanno si che lo studente può progettare il

proprio profilo professionale scegliendo e affrontando i moduli che gli servono per le situazioni in cui

si trova ad operare . Il modulo quindi è un blocco tematico concluso in sé, autosufficiente significativo,

che raccoglie i contenuti che si distribuivano su più unità didattiche.

(cap. 7) STRUMENTI COMUNI A TUTTE LE SITUAZIONI GLOTTODIDATTICHE

Esistono delle tecniche didattiche cioè delle procedure da utilizzare per lo sviluppo delle abilità e per

l’acquisizione delle regole e delle tecnologie didattiche da supporto alle varie tecniche: registratori,

audio, video, lavagna luminosa, episcopio.

LE TECNICHE PER LO SVILUPPO DELLE ABILITA’.

La tecnica glottodidattica è valutabile in termini di efficacia, economia di tempo e fatica d’uso, di

semplicità e di chiarezza. L’uso della tecnica deve essere coerente con il metodo e con l’approccio

seguito dall’insegnante.

LO SVILUPPO DELLE ABILITA’ RICETTIVE

La comprensione (orale, scritta, audiovisiva) si basa su 3 fattori:

1. LA EXPECTANCY GRAMMAR: Si tratta della grammatica che governa il processo di

previsione: • Di quello che può accadere in una data situazione

• Del lessico usato per parlare di certi argomenti

• Del tipo di testo e genere comunicativo che si sta realizzando

• Della sintassi

La expectancy grammar funziona sulla base di due processi di conoscenza:

2.ENCICLOPEDIA: (conoscenze del mondo condivise tra i parlanti). Esistono:

• Degli script: copioni di comportamento in alcune situazioni

• Dei campi semantici prevedibili, che racchiudono le possibili

varianti su un tema.

Sulla base delle nostre conoscenze, riusciamo a capire anche messaggi che possono essere fortemente

disturbati.

3.COMPETENZA COMUNICATIVA NELLA LINGUA DEL TESTO: nell’insegnamento delle

lingue straniere la competenza possiede un interlingua. Insegnare a comprendere una lingua

significa affinare le strategie di comprensione, i processi cognitivi che governano la expectancy

grammar. L’attivazione delle strategie di comprensione, da chi ha già acquisito una lingua straniera

è un vantaggio nell’acquisizione di altre lingue.

LO SVILUPPO DELLE ABILITA’ PRODUTTIVE.

La produzione orale e scritta si dipana secondo un percorso lineare:

1) CONCETTUALIZZAZIONE 2) PROGETTAZIONE 3) REALIZZAZIONE.

1) CONCETTUALIZZAZIONE: reperimento delle idee:

• Diagramma a ragno: da 1 parola se ne diramano altre

• Brainstorming: forma strutturata per individuare possibili linee di

sviluppo e generare metafore

Queste forme possono essere presentate nell’insegnamento come esercizio gioco.

2) PROGETTAZIONE DEL TESTO: in questa fase si procede alla trasformazione delle idee e delle

metafore in FLOWCHART cioè una struttura concettuale che fornirà la coerenza del testo.

3)REALIZZAZIONE DEL TESTO: può generare un testo scritto oppure orale.

LO SVILUPPO DELLE ABILITA’ DI INTERAZIONE.

Quella orale è la più rilevante. Questa attività è la più complessa e la più difficile da sviluppare e

padroneggiare. Per dialogare è necessario:

• Conoscere gli script o copioni situazionali, cioè delle sequenze prevedibili e abbastanza fisse di

atti e mosse comunicative

• Definire il proprio ruolo all’interno della situazione sociale in cui avviene il dialogo

• Prepararsi a comunicare le proprie intenzioni, che rimandano a una competenza strategica che

organizza il discorso per raggiungere i fini pragmatici di chi parla

• Cercare di interpretare le intenzioni, la strategia degli interlocutori, per vedere se esista un punto

di accordo in cui entrambi raggiungono i propri scopi

• Negoziare i significati quando non sono chiari.

Il tutto avviene in tempi brevissimi all’interno del modello di evento comunicativo (SPEAKING).

ABILITA’ DI TRASFORMAZIONE E MANIPOLAZIONE DEI TESTI.

Queste abilità vengono sviluppate in lingua italiana.

Dopo avere una certa conoscenza della lingua si utilizzano per:

• Riassumere (concentrare l’informazione)

• Parafrasare (consente di aggirare l’ostacolo)

• Tradurre ( per imparare a ri-concettualizzare)

• Stesura di appunti e scrittura sotto dettatura ( sviluppare attività in ambito accademico e

professionale)

SCOPERTA, FISSASSIONE, RIUTILIZZO DELLE REGOLE

Per regole intendiamo =regolarità nei meccanismi di funzionamento morfosintattico, testuale, extra-

socio- e pragmalinguistico.

Le regole costituiscono una grammatica:

• Mentale (Competenza):che le raccoglie e ne governa l’uso.

• Descrittiva: illustra e descrive le regole di una data lingua.

• Pedagogica: teorizza il modo in cui organizzare le regole.

GRAMMATICA IMPLICITA E GRAMMATICA ESPLICITA

Uno dei temi cardinali della pragmatica pedagogica riguarda il modo in cui conosciamo le regole: si

tratta della dicotomia di Chomsky tra know e cognize che in glottodidattica diventa:

conoscenza linguistica implicita vs conoscenza linguistica esplicita

acquisizione vs apprendimento

competenza d’uso vs sull’uso della lingua

Da trenta anni si concorda che l’insegnamento della lingua e quindi delle sue regole, deve portare alla

conoscenza linguistica implicita (per generare comprensione e produzione linguistica), ma anche a

quella esplicita (per analizzare ed interiorizzare il nuovo input).

Studi recenti hanno dimostrato che la focalizzazione esplicita può facilitare l’acquisizione. Bisogna

quindi mirare sia alla competenza d’uso che quella sull’uso della lingua.

DICHIARAZIONI, PROCEDURE, RAPPRESENTAZIONI MENTALI

Sulla base delle riflessioni di Ausubel, Gagné, Piattelli, Palmarini e Shank le conoscenze vengono divise

in due tipi fondamentali:

• Conoscenze dichiarative fonologica, grafemica, semantica, morfologica che descrivono

uno stato di verità elementare.

• Conoscenze Procedurali sintattiche e testuali

• Rappresentazioni mentali spontanee o sviluppate con interventi opportuni da parte

dell’insegnante che raccolgono una serie di dichiarazioni e procedure in un sistema più

complesso.

RIFLESSIONI SULLA LINGUA E INSEGNAMENTO DELLLA GRAMMATICA.

Riflessione sulla lingua Insegnamento della grammatica

Il soggetto che riflette è lo studente, Il soggetto è l’insegnante che riversa la sua

sotto la guida indiretta conoscenza sullo studente, “tabula rasa” su cui

CHI dell’insegnante, fino a raggiungere incidere.

l’autonomia.

Costituisce sempre un punto di E’ il punto di partenza: l’insegnante presenta la

arrivo: si riflette su quanto è stato descrizione grammaticale e si attende che venga

QUANDO intuito, verificato, fissato e appresa dallo studente

reimpiegato in precedenza

Regole intese come meccanismi di Regole intese come norme da applicare per

COSA funzionamento della lingua produrre la lingua

Lo scopo è di creare Si descrivono i meccanismi linguistici per farli

rappresentazioni mentali esplicite, applicare, sperando che con la ripetizione essi

PERCHE’ quello formativo è imparare a vengano acquisiti

imparare, diventare autonomi

Il luogo fisico e concettuale in cui Le regole vengono date in schemi pieni esaurienti

avviene la riflessione è uno schema predisposti dall’insegnante con l’intenzione di far

DOVE aperto, il cui completamento serve risparmiare tempo e di evitare conclusioni errate.

per guidare la riflessione

La riflessione sulla lingua rimanda alla inventional grammar (Jespersen), scoprire, inventare, per dare

forma, sistematizzare le proprie scoperte e collegarle in uno schema che permette di appropriarsene,

cioè di farle proprie. In tal modo l’acquisizione può sostenere la motivazione principale: quella del

piacere.

UNA METODOLOGIA PER FAVORIRE L’ACQUISIZIONE DELLE REGOLE

Come aiutare gli allievi a riflettere sulla lingua?

Esistono 5 fasi:

1. individuazione: nei testi che sono l’input per gli allievi

2. creazioni di ipotesi: suggerite dal docente e discusse con i compagni

fissazione: sia con unità di natura comportamentistica o per mezzo di giochi

3.

4. reimpiego: prima esercizi e poi attività comunicative

riflessione esplicita: creare una rappresentazione mentale con schemi, tabelle, ecc..

5.

L’ACQUISIZIONE DEL LESSICO.

Borneto inizia lo studio sull’approccio lessicale

Il lessico, la sua acquisizione, le tecniche per insegnarlo, sono stati trascurati sia dall’approccio

strutturalista( anni 50), sia da quello comunicativo (anni 70).

Negli anni 90 Lewis e Willis, lanciano il lexical approach che ripropone la questione lessicale.

Anche in Italia si torna a parlare di lessico.

La glottodidattica umanistico-affettiva , non può che rivalutare il lessico.

L’unico svantaggio e quello di fornire priorità al lessico a scapito della morfosintassi.

Acquisire lessico vuol dire percepire una parola o un item lessicale e accomodarla nella nostra memoria

per poi poterla recuperare.

Come avviene questa memorizzazione? Si tratta di utilizzare al meglio le potenzialità della mente.

La carenza lessicale invece viene colmata dall’uso di perifrasi.

Insegnare lessico è più difficile rispetto alla morfologia e alla sintassi. Per andare in giro a babele,

porteremo con noi un dizionario e non una grammatica.

LA VALUTAZIONE E IL RECUPERO.

Bisogna valutare , verificare e certificare il livello di una lingua.

1)VERIFICA 2)VALUTAZIONE 3) CERTIFICAZIONE

Verifica vs Valutazione: con verifica s’intende il reperimento di dati, atti ben diverso dal processo di

valutazione, in cui si rapportano i risultati dell’apprendimento scolastico con la storia personale

dell’allievo, con i suoi atteggiamenti verso la scuola, con i condizionamenti psicofisici e ambientali ai

quali è soggetto.

Achievement vs proficiency: la prima nozione descrive la misurazione alla fine di una o più unità

didattiche o di un modulo: si lavora su un corpus di obiettivi precisi, previsti dalla programmazione

didattica; la proficiency invece, riguarda il livello di competenza comunicativa a un certo momento (test

d’ingresso o test di certificazione)

VERIFICA

Raccolta dati per il raggiungimento degli obbiettivi. Problemi insolubili si possono descrivere attraverso

2 dicotomie:

1. PROCESSO/PRODOTTO; COMPETENZA/ESECUZIONE: L’insegnante può giungere

alla conoscenza dei prodotti linguistici, delle esecuzioni comunicative, ma non può penetrare

nella mente dell’allievo e individuare i lineamenti della sua competenza comunicativa, nonché i

processi che sottostanno alla realizzazione delle abilità linguistiche. L’insegnante non conosce i

dati ma ne elabora ipotesi sui dati.

2. non si può sapere se ciò che l’allievo produce è acquisizione definitiva o apprendimento

razionale.

PUNTI CHE SUL PIANO METODOLOGICO RISULTANO CHIARI E CONSOLIDATI:

• OGGETTO: si verifica l’acquisizione di ciò che si è insegnato. Rientra nell’ambito della

acquisizione e certificazione.

• STRUMENTI: le tecniche usate per la verifica sono uguali a quelle dell’insegnamento

• PARAMETRI: Le abilità diverse vengono verificate secondo parametri specifici:

• In quelle ricettive si può valutare la comprensione

estensiva(quella globale detta skimming o quella di ricerca di

alcuni argomenti detta scanning); ci si può limitare al testo(

comprensione referenziale) o ai significati

impliciti(comprensione inferenziale). I parametri che

vengono utilizzati sono tre: comprensione Fallita- parziale-

completa

• In quelle produttive e interattive,l’attribuzione del

punteggio riguarda la capacità di veicolare significati,

scorrevolezza, precisione lessicale, accuratezza formale. Si

usano i parametri: poca- sufficiente- buona

• MODALITA’: • Feedback o testing diffuso in cui i dati vengono registrati

durante una normale attività didattica

• Testing formale in cui gli studenti sanno di essere

sottoposti a verifica

LA VALUTAZIONE.

Ottenuti i dati devono essere valutati con parametri che devono esser chiari allo studente. Le operazioni

di scoring ( cioè definizione del punteggio) è la base per poter definire per ogni studente:

1. quando ha ottenuto rispetto al massimo ottenibile

2. la posizione dello studente rispetto al complesso del gruppo

3. miglioramento o il peggioramento rispetto alle precedenti verifiche

La valutazione si realizza appieno quando gli studenti e gli insegnanti riflettono sulle ragioni per cui si

sono avuti quei risultati, sulla natura degli errori. La valutazione è sterile sul piano dell’acquisizione se

viene condotta solo dall’insegnante, ma è molto produttiva se viene discussa con tutta la classe.

Riguarda sia insegnante che studente.

IL RECUPERO.

In una analisi statistica, la maggior parte degli studenti si dispone secondo una forma a campana(curva

di gauss) con una massa centrale e minoranze verso l’eccellenza o verso il fallimento.

Nella fase dell’analisi dei risultati dei problemi relativi all’unità didattica appena conclusa si proporrà un

rinforzo, mentre nella fase di analisi dei risultati delle carenze globali si procede al recupero che deve

coinvolgere lo studente in un progetto realizzato ad hoc per lui.

Modalità di recupero:

• RECUPERO CONTINUO

Krashen ipotizza che l’acquisizione si basi sull’input reso comprensibile e collocato al punto giusto

dell’ordine naturale di acquisizione. Tale punto viene chiamato i +1: è l’elemento immediatamente

successivo (+1) rispetto a quanto interiorizzato (i). Il lavoro di recupero si basa su input supplementare

e si realizza in due tipi di attività:

1. attività estemporanea. Destinare un’ora di lavoro al piacere di scoprire il proprio

apprendimento, per es. attraverso un filmato, una canzone

2. attività domestiche parallele. Svolgere a casa ulteriori esercizi. l’approccio funziona se

l’insegnante è al corrente del lavoro svolto dall’allievo

• RECUPERO INTENSIVO: mirate a garantire:

riflessione: identificato l’item grammaticale su cui si vuole focalizzare l’attenzione si

1.

tratterrà di costringere lo studente a riflettere su quello che si ricorda, attivando il

meccanismo di acquisizione linguistica procedendo attraverso l’apprendimento

consapevole.

2. esercizio: essere pochi studenti è la chiave del successo di un’ora di recupero,perché

permette un’attenzione dell’insegnante maggiore.

In tal modo chi ha lacune ne può trarre vantaggio e ottenere risultati nel proseguimento del corso.

L’ECCELLENZA.

Gli studenti eccellenti rischiano di essere lasciati a se stessi. In una prospettiva di maggiore ricorso

all’autoformazione si possono far lavorare i più bravi, in un’aula multimediale per creare materiali

disponibili per tutta la classe.

LA CERTIFICAZIONE.

Rimanda ad un proprio curricolo. La funzione della certificazione non è formativa ma deriva

dall’attribuzione di valore economico alla conoscenza di una lingua: competenza da valutare in un

contratto di lavoro, per iscriversi a corsi universitari, ecc..

La più importante è quella organizzata dal consiglio d’Europa, ed è noto come LANGUAGE

PORTFOLIO(suddiviso in 6 livelli per tutte le attività coinvolte).

LE TECNOLOGIE GLOTTODIDATTICHE

Nella scienza della formazione si parla di sussidi didattici, nella glottodidattica invece si parla di

CATALIZZATORI , secondo Gordon Pask: esse consentono un’azione didattica che non si può

realizzare senza il supporto tecnologico.

• registratore audio: per ascoltare e riascoltarsi.

• Televisore e videoregistratore: Il televisore rappresenta una struttura più complessa del

registratore perché esso rappresenta il terminale di fonti diverse (l’antenna, il cavo, il satellite

ecc), ciascuno dei quali presenta dei testi di diversa natura. Ciò che accomuna video didattici,

registrazioni autentiche, film ecc è il fatto di essere messaggi audiovisivi che sono legati da un

ancrage (l’immagine assume valore solo dopo che la lingua ha isolato un significato tra tutti

quelli possibili) oppure da un relais, in cui la lingua e l’immagine si intrecciano e interagiscono.

Ai fini didattici, i meccanismi di ancrage sono ottimi sussidi lessicali, mentre quelli di relais sono

dei catalizzatori nell’osservazione della lingua come azione sociale.

La maggiore informazione arriva dalla vista, per cui è opportuno insistere sullo sforzo uditivo,

oscurando per esempio il video nella parte iniziale di un filmato. C’è un aspetto neurologico

importante: gli emisferi operano diversamente in ordine al trattamento delle informazioni visive e di

quelle linguistiche, e queste vengono elaborate dopo che l’emisfero destro ha elaborato la

dimensione visiva.

Il registratore audio e video possono essere usati per:

riprodurre materiali che vengono da fuori dell’aula, (telegiornali, talk show, film, ecc); il

1. valore aggiunto del video rispetto all’audio è dato dalla possibilità di cogliere:

l’interazione tra lingua e codici non verbali

- la dimensione culturale

-

registrare con la videocamera quello che fanno gli studenti per poterlo poi produrre:

2. • roleplay di vario tipo per permettere un riesame critico delle esecuzioni linguistiche e

comunicative

• drammatizzazioni

• telegiornali sulla vita della scuola creati dagli studenti

• videolettore da inviare a studenti stranieri con cui si attivano scambi di materiali.

I PROIETTORI DI DOCUMENTI.

1. lavagna luminosa

2. episcopi digitali (consentono ad alta risoluzione di proiettare lucidi, pagine di giornale,

oggetti tridimensionali).

3. proiettori per computer che consentono di usare un solo computer per classi numerose.

IL COMPUTER.

E’ sicuramente la macchina più potente. Può dare:

• materiali di supporto: esercizi collegati ai manuali didattici o reperibili in siti specifici

• materiali per l’autoapprendimento: multimediali che integrano immagini, test, orali e scritti,

esercizi che permettono allo studente di apprendere da solo una lingua. Anche se è sempre

necessaria la presenza di un tutor.

• Siti di approfondimento relativi a un materiale didattico: materiale statico (cd), siti collegati ad

attività che sono integrate nel corso di lingua.

• Posta elettronica. Creazione di una storia dove ognuno ne svolge una parte e poi la invia ai

compagni; giornale internazionale, che serve a far scrivere in maniera motivata e in cui la lingua

viene utilizzata come veicolo di scambio informativo reale. Si ha un momento comune in cui la

pagina viene progettata e poi ognuno ne elabora una sezione.

• Metodologia tandem: unisce in un progetto comune coppie di studenti. Per es. un tedesco che

studia italiano ad un italiano che studia tedesco

• supporto reciproco per ricerche di cultura, storia, letteratura in cui la lingua diventa veicolo per

avere informazioni utili a tutti nelle altre discipline.

LE CHATROOM: Si tratta di sale virtuali in cui si discute su un dato argomento. Una persona scrive

in tempo reale un messaggio e tutti possono immediatamente rispondere. Ha gli stessi vantaggi della

posta elettronica, ma con l’impossibilità di vedere, riflettere e correggere sulla lingua.

LA WEB CAM : lo studente è collegato, con uno studente straniero e comunica usando la lingua che

studia. E’ meglio se l’interlocutore non è di madre lingua per evitare di mettere in difficoltà lo studente.

In tal modo l’uso della lingua si concentra sui significati, dimenticando di fare una esercitazione

linguistica.

USO DIDATTICO DI PROGRAMMI NON PENSATI PER L’INSEGNAMENTO

E’ possibile utilizzare ai fini dell’insegnamento i programmi di base di un normale computer per es

Word può assolvere tre funzioni essenziali nell’educazione linguistica:

• sviluppo di attività di scrittura: l’insegnante non partecipa al processo di scrittura ma riceve il

prodotto finito, anche l’allievo riceve il prodotto finito senza entrare nel processo di correzione,

a gruppi gli allievi si correggono tra di loro e l’insegnante può aiutarli.

• Sviluppo delle abilità di riassunto, parafrasi e traduzione, alla fine se i pc sono in rete lo schermo

può essere suddiviso in più sezioni e i testi prodotti possono essere inviati ad ogni schermo.

• Ortografia: word evidenzia in rosso gli errori.

(CAP. 8 ) DUE TIPI DI TESTO COMUNI A MOLTI CORSI DI LINGUA STRANIERA: I

TESTI LETTERRI E QUELLI MICROLINGUISTICI.

INTRODURRE GLI STUDENTI AL TESTO LETTERARIO.

Tradizionalmente gli studenti vengono percepiti come appartenenti a due categorie:

1. quelli interessati alla letteratura

2. quelli interessati alle microlingue ( varietà scientifico- professionali)

oggi si preferisce categorizzarli in base all’età .

STUDENTI DELLA SCUOLA DI BASE: si attua il primo approccio al testo letterario. Testi

caratterizzati sul piano della struttura o su quello fonologico. Il lavoro è produttivo se viene

condotto insieme dai docenti di italiano e di lingua straniera, nella prospettiva dell’educazione

semiotica. La maggior parte del lavoro va svolto nella lingua moderna.

STUDENTI DI SCUOLA SUPERIORE: tutti gli studenti dovrebbero apprendere a leggere testi

letterari. Si tratta di procedere all’educazione letteraria, fare scoprire agli studenti il contributo che la

letteratura offre alla loro autopromozione e culturizzazione e far maturare la capacità di giudizio

critico.

STUDENTI UNIVERSITARI DI FACOLTA’ UMANISTICHE: Questi studenti hanno già avuto

esperienza di lavoro su testi letterari in lingua straniera e proprio a causa del loro interesse maturato

per la cultura umanistica hanno scelto un corso di laurea nell’ambito di una facoltà di lingua e

letterature straniere. Questi vanno considerati studenti professionisti della letteratura.

ADULTI NEI CORSI DI EDUCAZIONE PERMANENTE: Questi studenti si trovano in

“università per la terza età”, “università popolari” o in strutture simili. E’ un pubblico in enorme

espansione, caratterizzato da una scelta precisa: dopo una vita professionale tornano ad interessarsi

a quella che fu una passione giovanile e in questo caso non si deve insegnare ad amare la letteratura,

quanto, piuttosto, a dare coerenza e sistematicità alle esperienze di una vita di lettore, offrire gli

spunti critici, dando gli strumenti di analisi ma, soprattutto costruire quell’ipertesto storico e

culturale che manca. Negli anni 80 si è imposto nell’insegnamento delle lingue un cambiamento

radicale, dove la focalizzazione si è spostata dalla storia al testo letterario in cui la storia è il punto di

arrivo e non di partenza.

IL TESTO LETTERARIO NELLA TRADIZIONE

Un testo è letterario perché è incluso nelle varie storie della letteratura. Al contrario la capacità di

individuare e classificare i testi è un elemento costitutivo della competenza testuale, parte essenziale

della competenza comunicativa.

Le caratteristiche che rendono letterario un testo sono:

• secondo Jakobson, l’attenzione dell’emittente si focalizza sull’aspetto formale.

• A metà del 700 Fielding propone una metafora illuminante: esistono due modi diversi di

servire il cervo cacciato dal lord: una parte viene arrostita per i servi ed è banalmente

quotidiana, funzionale al nutrimento (così come la lingua quotidiana è funzionale alla

comunicazione pragmatica), ma la parte dello stesso cervo che viene preparata per il signore

e i suoi ospiti, condita, collocata in un vassoio d’argento, non solo nutre ma dà piacere, ha

una funzione estetica (così come la lingua usata in un testo letterario).

La lingua usata per esprimere ciò che viene pensato ma mai ben espresso, si caratterizza per

deviazioni volontarie e consapevoli rispetto alla lingua della quotidianità.

Tali scarti sono:

• Fonologici. Rima, ritmo, allitterazione

• Di ordine grafico. Propri della poesia e rimandano alla scansione in versi, ai calligrammes,

alla poesia visiva ecc.

• Morfosintattici: scelta paratattica, fondando la scrittura sulla coordinazione alla scelta

ipotattica basata sulla subordinazione.

• Lessicali sono le più evidenti insieme a quelle fonologiche: figure retoriche, metafore,

metominia, sineddoche ,ecc. e la neologizzazione.

• Testuali : rimandano alla presenza di generi letterari che impongono la loro forma al testo


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vipviper

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica informatica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le sfide di Babele, Balboni. In cui si prendono in esame questi argomenti: insegnamento lingue in una società complessa, gruppi nazionali, società complesse, vita semplice, vita complessa; scienza della cultura e della società complessa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica informatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof di sparti antonino.

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