Capitolo 1 – Ancora ipertesto. Perché?
L’ipertesto è entrato nella normalità come genere di comunicazione quotidiana ed è usato come struttura comunicativa e cognitiva. È diventato parola di tutti i giorni, sermo quotidianus e sermo communis. Nelle sue definizioni, l’ipertesto è legato a multimedia (storicamente ad ipermedia) o al web. Il design, e quindi anche l’ipertesto, ha come destinatario una persona che deve compiere determinati compiti.
La progettualità ipertestuale più comune di solito è riconosciuta in forme linguistiche e audiovisive; oggi è presente come componente dell’uso di oggetti quotidiani come telecomandi, telefonini e videogiochi, rivelandosi efficace anche in termini di economia d’apprendimento. In questa dimensione, l’ipertesto si identifica come genus di interazione uomo-macchina e come organizzazione di conoscenze.
Le definizione di ipertesto sono state spesso create come contrapposizione a quelle di testo. L’ipertesto è una realtà polimorfica soggetta spesso a metamorfosi personali nel processo di focalizzazione cognitiva; la sua consistenza e il suo senso dipendono dalla metafora attraverso cui lo vediamo. Se è visto come labirinto il verbo che ce ne fa vedere le azioni sarà quella di attraversare o uscire, con un’idea di escape, legate a forme concettualizzate di ansia. Se lo vediamo come un insieme di pagine sarà necessario leggerlo o sfogliarlo, ma non attraversarlo. Il passaggio da una metafora all’altra ci sposta di dimensione semantica. La metafora che esprime la funzione dell’ipertesto è di natura spaziale ancorata all’idea che ogni ipertesto sia un percorso.
La condizione del contratto comunicativo è garantire la comunanza di obiettivi tra utente e progettista: entrambi perseguono la stessa finalità anche se con direzioni diverse. C’è una teorizzazione a danno dell’ipertesto, una vampirizzazione da parte dei media. Nelle discussioni relative all’ipertesto, spesso molta parte dell’attenzione viene dirottata verso altri elementi connessi ma non necessari. Tale vampirizzazione proviene anche dall’interno. L’atteggiamento prevalente nella costruzione dell’ipertesto preferisce insistere su una logica connettiva. Ciò consente di conservare le abitudini cognitive nel filo del discorso nell’acquisizione di informazioni.
Caratteristica fondamentale del procedimento è la discontinuità: si lascia fisicamente il punto in cui ci si trova e ci si sposta su un altro, l’interesse si sposta sulla determinazione, su che cosa si può saltare e ciò influenza il rapporto lettore-autore. L’ipertesto appare come cosa diversa, a seconda che prevalga il punto di vista del progettista-costruttore o quello del lettore-utente. C’è una contrapposizione netta tra gli utenti creato dal loro grado di esperienza. L’utente poco pratico rischia di essere in balia del costruttore dell’ipertesto. Non c’è comunicazione simmetrica, definizioni e processi appaiono differenti a seconda che siano visti dal punto di vista del lettore/usufruitore dell’ipertesto o del progettista. Quindi l’implicito interazionale dell’ipertesto si fonda sulla complicità tra il lettore e l’autore.
Oggi il computer da strumento di calcolo tende a diventare strumento di comunicazione. L’ipertesto è cambiato perché ha riverberato modifiche dei media o delle applicazioni in cui viene utilizzato. Una scoperta non appartiene a chi l’ha fatta, ma è proprietà di tutti quelli che la usano e che rivendicano il diritto di farne un’altra cosa o usarla. Ogni conoscenza viene riprogrammata in funzione del contesto sociale. L’uso e le modalità dell’iperteso non corrispondono più alle intenzioni di coloro che l’hanno proposto. Per capirne l’uso occorre partire da quello che se ne fa oggi, l’uso e le applicazioni ne hanno differenziato la tipologia. Un tipo inizialmente unico di ipertesto tende a trasformarsi in serie di ipertesti differenti. L’insistenza nel far prevalere l’elemento comune rischia di mettere in ombra le esigenze di specificità che hanno portato alla loro creazione.
Accanto all’ipotesti dell’ipertesto utopico di Ted Nelson ne esistono molte varietà che vanno dalle comuni pagine internet ai collegamenti ipertestuali interni, ad un documento di word. Il ricorso ad uno strumento può avvenire con una grande varietà e gradi di sofisticazione. Spesso aspetti di una tecnologia vengono estesi ad altri settori della conoscenza e dell’attività umana e li pervadono implicitamente. La massificazione dell’uso cancella identità e denominazioni, facendo prevalere un uso principale. La logica comunicativa e funzionale dell’ipertesto si è fusa con altre tecnologie. Ogni scoperta umana spesso è fortemente ibridata con altre scoperte o tecniche creando un qualcosa di nuovo. Internet risulta dalla fusione di telefono e computer, mentre la tv satellitare tenta di ibridare la televisione e il computer.
Scendendo nello specifico dell’ipertesto, occorre accorgersi dove esso sia presente, esplicitamente e/o implicitamente, in che modo faccia parte dei nostri strumenti cognitivi e comunicativi. Emergono la necessità concreta di agganciare la formazione al vissuto dell’individuo. Una conoscenza tecnica specialistica non sempre sviluppa una modalità o una procedura d’uso che nel tempo sia adeguata agli scopi per cui viene utilizzata. Si accumula una serie di conoscenze metalinguistiche che diventano la guida per un uso saggio dell’innovazione. Esigenze teoriche si fondano con quelle formative. La lingua e la comunicazione quotidiana, non rientravano le compiti del computer calcolatore elettronico; mentre quello comunicatore di oggi ha assorbito molte tecniche linguistiche e comunicative, in particolare conversazionali.
La prospettiva di alfabetizzazione ipertestuale, è basata su una strategia fortemente cognitiva che comincia con il riconoscimento e la comprensione del locus del medium o del genere. Quello dell’ipertesto sta in una architettura delle conoscenze e della loro comunicazione che copre momenti diversi della vita. La conoscenza che richiede risulta complessa e cerca di fondere:
- La conoscenza passiva della struttura dello strumento
- La conoscenza attiva del saperlo costruire
- La capacità di saperlo collegare ad altri media orchestrandone le diversità
- La capacità di adattarlo agli usi concreti
L’ipertesto è una forma di comunicazione nell’accezione etimologica del termine, quella di rendere comune, di far condividere, di creare contatto tra persone anche utilizzando oggetti e pagine.
Capitolo 2 – Definizioni
Un ruolo per le conoscenze implicite
La struttura ipertestuale, in quanto sermo communis, con la duplice funzione di tecnica di gestione dei contenuti e di genere espressivo, è esplicitamente presente in alcune forme di comunicazione e implicitamente in molti artefatti interattivi di uso quotidiano. Ciò implica il possesso di un patrimonio comune di schemi cognitivi e comportamentali, impliciti e indiretti, anche se con diversi gradi di consapevolezza.
Lo scopo dell’alfabetizzazione ipertestuale diventa così quello di esplicitare tale consapevolezza. L’operazione fondamentale nella comunicazione di qualsiasi natura è quella di costruire il “senso”, funzione che fa da crocevia a tutto quanto le ruota attorno in termini cognitivi, operativi o sociali, influenzando in modo essenziale le attività dell’autore, del lettore-utente, dell’artefatto e le loro interazioni.
È opportuno fare emergere le componenti dell’operatività dell’ipertesto, a partire da alcuni artefatti quotidiani che ne usano la struttura come il telecomando, il telefonino, il libro scolastico e una pagina web.
a) Il telecomando
Il funzionamento di un telecomando consente di vedere come l’adozione di una struttura ipertestuale consente di regolare le modalità di accesso all’informazione nell’interazione dell’utente e come di riflesso ciò imponga una diversa architettura ai contenuti. Le variazioni rispetto al testo tradizionale riguardano la scansione della pagina/superficie da parte dell’occhio (scanning); la lettura, ciò il riconoscimento e la decodifica dei segni che vi sono contenuti sia in forma linguistica, sia figurativa e simbolica, la risposta è l’interazione prevista per l’utente.
Accessibilità
La prima caratteristica di questa organizzazione cognitiva è la distinzione delle informazioni tra quelle che sono immediatamente visibili, accessibili e attive e quelle che non lo sono ma che lo possono diventare attraverso la mediazione di punti di passaggio indicati nelle prime, cioè dai tasti. Questi svolgono il ruolo fondamentale di relè dell’attivazione ora di una pagina ora dell’altra. È la funzione comunemente assegnata ai link. In questo termine sono incluse azioni fisiche distinte come il costruire il punto di ancoraggio, l’indicazione del luogo fisico del contenitore dell’informazione di arrivo (indirizzo), il raggiungimento fisico dell’informazione di arrivo, la sua visualizzazione, l’operatività o attività, la chiusura o l’abbandono.
Tale strategia modifica le modalità di accesso alle informazioni in termini mentali, cognitivi e operativi: nel testo cartaceo queste erano immediatamente disponibili nella loro totalità, ora vengono raggiunte in modo progressivo e immediato a scatti tra un compartimento e l’altro sulla base di accordi già previsti in vari punti della parte testuale.
L’adozione di una strategia che consenta di rendere visibile e attiva ora una parte ora un’altra deve essere considerata come l’elemento che trasforma un testo in ipertesto. L’utente usa solo parzialmente le informazioni del testo, le seleziona e le concatena, completando mentalmente le parti mancanti. In questo modo le informazioni possono essere combinate per creare blocchi sempre differenti. La rete di conoscenze presenti nel testo diventa disponibile a misura di utente e diminuiscono le possibilità di errore. Viene tolta al lettore la gestione dell’intera sequenza informativa e gli si impongono forme di conoscenze preconfezionate rispetto al momento della fruizione. Il lettore utente accetta di rinunciare a parte dei proprio diritti sulla lettura del testo e viene ricompensato con i vantaggi di una sovranità limitata.
L’economia dell’ipertesto consiste nel risparmio di browsing e di memorizzazione che consente di evitare errori. Ogni pagina diventa entità autonoma; è il link con i suoi salti a limitare una nuova continuità. Nell’ipertesto l’attività è pre-ordinata: si può andare solo ai punti previsti dall’autore nella fase di progettazione. Questo consente al lettore uno stato di coscienza non sempre vigile. Il link svolge la funzione di connettore, ma ha un’altra faccia obbligata: il suo connettere è un jumping, un salto che lascia un punto per aggrapparsi ad un altro.
Il filo del testo
Questa modalità di accesso per concatenazione di salti sfilaccia il filo del discorso. Le implicazioni cognitive della dualità testo = tessitura si possono rivelare interessanti a proposito del lavoro della mente e l’architettura dei contenuti.
Rete testuale e ipertestuale
La tessitura del testo con l’aggiunta dei link crea una realtà nuova; oltre alla connessione intratestuale rende più visibile la presenza di un’altra rete meta- (cognitiva, linguistica, ecc..) fortemente condizionante per la mente e le conoscenze. Non sempre ci interessa conoscere tutto il testo in tutti i dettagli. Ogni lettura focalizza parti e loro concatenazioni. Tale autonomia le rende linkabili e potenzialmente visibili. Il link non è solo richiamo analogico di un’associazione, ma anche indirizzo fisico o logico del dove va operata la connessione. Il testo o le parole vengono organizzate fisicamente come una rete di fili predisposti con due estremità di attacco o di collegamento capaci di creare intreccio e diventare rete. Il controllo delle configurazioni dei link diventa il cuore del nuovo testo. Il valore e la validità di un ipertesto dipende da questo.
Questa metafora del testo come rete di link si arricchisce di un’altra articolazione metaforica, quella legata al senso di profondità e di stratificazione. I compartimenti informativi non hanno una distribuzione unidimensionale, non sono disposti su un unico piano; hanno una struttura bidimensionale (vi si scende o vi si sale) pbidimensionale (si va avanti o si torna indietro). Le metafore fondamentali di un ipertesto sono di natura spaziale.
Visibilità
La condizione jumping, cioè salto da un punto a un altro, ci fa prevedere la presenza di punti visibili, cioè accessibili, e di contro di alcuni invisibili, quindi inattivi. Occorre fare i conti con un’economia visiva e cognitiva: è un processo di lettura a tappe. La strutturazione in blocchi identificabili con un’etichetta risparmia all’utente-lettore il compito di esaminarne i contenuti (se quella cosa la sappiamo già) con l’utilizzo implicito e dell’abbreviazione. La visibilità non opera quindi unicamente in uno spazio fisico visibile sullo schermo, ma anche in uno spazio mentale.
Dalla sequenza al compartimento relazionale
L’accesso per salti o per blocchi implica la necessità di condensare le informazioni. Importanti sono le tracce con cui suggerire le tracce sotterranee che collegano i blocchi: oltre ai segni grafici, un ruolo importante lo giocano i titoli e le etichette. Un buon autore non vorrà mai che il lettore accetti a scatola chiusa e in assoluta fiducia i link che suggerisce, ma cercherà di far capire cosa il lettore troverà una volta raggiunta la destinazione.
Attività
Le attività permesse in una pagina riguardano:
- L’indicazione del punto di provenienza in modo da prevedere la possibilità di tornare indietro
- Quelli di destinazione
- Le condizioni e le modalità di abbandono o di ritiro
- Le operazioni che vi si possono compiere
Sono impossibili le attività non permesse esplicitamente in modo da evitare possibili errori: riducendo il numero delle operazioni permesse si limita la potenzialità operativa, ma si ha il vantaggio di ridurre le occasioni di errori per i più e si accorcia la lista delle cose da imparare.
Cambia lo scanning
Il meccanismo di scansione della pagina è modificato dalle tecniche multi visione e zapping. Il layout come organizzazione delle parti assume priorità rispetto a quella del testo. Viene modificata l’abitudine a scandire lettera per lettera, in una sequenzialità lineare infinita, in favore di una più consapevole percezione dell’insieme, scandendo un’area per blocchi e aree. Tale attività è aiutata dai separatori di area come spazi vuoti o riquadri, uso del colore, marcature dello sfondo o del testo, o grafiche particolari.
L’organizzazione della pagina diventa così principio di significazione e l’identificazione del senso delle parole viene posposta (tralasciata): esse acquistano significato dopo l’inserimento in un’area funzionale. Lo scanning è tipico di Internet. In termini psicologici, le variazioni sono collegate al controllo delle abitudini del movimento oculare: la riduzione e una migliore marcatura dell’area abbreviano i movimenti e quindi la necessità di un faticante controllo. Questo riduce la possibilità di errore, con il rischio però di una limitazione prospettica sulla globalità. Anche la finalità della scansione è modificata: mira non tanto a leggere quanto a far leggere, o all’indicazione di dove andare a leggere. Tutti i dati devono essere collocati nel comparto giusto per essere compresi.
Compartimentalizzazione
Le informazioni non sono sparse, ma condensate e raggruppate e disposte per quadri. Le sequenze dei comandi non sono globali ne universali (per trovare una informazione non devo scorrere le opzioni di tutti i tasti); inserita una scelta, l’accesso viene limitato solo a quell’area (economica selettiva); il significato complessivo (operativo) viene ottenuto per addizioni di sottoinsiemi; viene confermato subito dal successo o insuccesso della comprensione (conferma immediata).
L’informazione è compartimentalizzata. L’accesso è regolato, controllato e graduale, vi è la selezione di quello che è realmente importante (messo in rilievo). Il link riporta sempre ad un blocco di testo. La compartimentalizzazione gioca su una metafora di profondità. Essenziali sono i meccanismi di escape (ritorno al link precedente, ad un ramo principale dell’albero, al menu principale oppure all’uscita).
Multi visione e multi pagina
La necessità dell’uomo moderno di attrezzarsi per la comunicazione si manifesta nella multi visione, nella multimedialità e nello zapping. Normalmente ciò non si verifica nel telecomando ma nelle altre forme di comunicazione. La multi visione è data dalla presenza contemporanea di più fonti video. Si realizza una moltiplicazione dell’immagine, importante non per la sua spettacolarità ma per la sua valenza cognitiva. Ci sentiamo attratti dalla possibilità di vedere contemporaneamente più di una fonte televisiva a causa dell’interesse diversificato, dell’abbondanza di informazione e l’indisponibilità a rinunciarvi. Mentalmente riusciamo a tenere un filo di attenzione. Sul computer, l’effetto multiwindows è nato con il multitasking.
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