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Riassunto per l'esame di Teorie delle Comunicazioni di Massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teorie delle Comunicazioni di Massa, Wolf. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la teoria ipodermica, l'approccio empirico-sperimentale o della "persuasione", l'interesse ad acquisire informazione, l'esposizione... Vedi di più

Esame di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa docente Prof. P. Scienze Sociali

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spettatore ha sempre meno compiti: si limita a stabilire cosa va bene e cosa no tramite dei

semplici si e no. Secondo Morin si deve notare il fatto che i media hanno maggiore successo là

dove la società industriale ha disgregato la società preesistente facendo emergere nuovi

bisogni. Questo porta all’etica del loisir cioè un insieme tra consumo e autorealizzazione; la

vita dei consumatori diventa irreale, come se ci fosse un doppio che vive per lui. Si creano così

degli individui schiavi della super macchina sociale che ci distrae, ci consola, fino a dirci come

pensare.

I CULTURAL STUDIES : vogliono studiare quale è il rapporto tra il sistema dei media e

quello delle altre istituzioni sociali. Dicono che “la cultura non è una pratica o l’insieme delle

abitudini di una società”, non è data solo dalla sfera economica ma è l’intreccio di tutte la parti

della società. La ricerca mediologia in passato si era infatti occupata solo dall’aspetto

economico dei media; i cultural studies vogliono invece studiare l’effetto complessivo del

sistema culturale attraverso i media e le loro pratiche standardizzate.. essi sono inoltre contro

la teoria corporativa dei media che parla dei mezzi di comunicazione di massa come strumento

di controllo delle classi dominanti; secondo loro indicano invece continuità sociale.

LE TEORIE COMUNICATIVE

Le comunicazioni di massa costituiscono un vero e proprio modello della società. Il termine

“comunicazione” nelle varie teorie ha spesso cambiato significato passando da condividere a

trasmettere. Già con la Bullett Theory diversi studiosi come Hartley e Shannon si erano

occupati della trasmissione dei messaggi telegrafici e della quantità delle informazioni

trasmesse. Nel sistema generale di comunicazione, il messaggio parte dalla fonte di

informazione e attraverso una trasmittente viene trasformato in segnale. Questo segnale viene

poi ricevuto dal ricevente e decodificato arriva fino al destinatario. C’è sempre infatti una

sorgente dell’informazione che emette segnali attraverso un apparato trasmittente. Questo

sistema di comunicazione si può verificare tra due esseri umani, tra due macchine e anche tra

una macchina e un essere umano. Anche quando parliamo questo schema viene messo in

pratica perché il cervello è la fonte, l’emisfero sinistro è il codificatore che trasforma l’energia

fino all’orecchio permettendoci di sentire. La teoria dell’informazione mira a trasmettere quante

più informazioni possibili economizzando tempo ed energia. Nello stesso schema Shannon

formula l’idea del canale rumoroso, una fonte di rumore che spesso non ci permette di capire

bene il messaggio che ci è stato inviato.. in questo schema è necessaria la presenza di un altro

elemento, il codice, un sistema di regole che attribuisce dei valori ai dati trasmessi. Una

distinzione importante da fare è quella tra informazione e significato: la prima è infatti tutto ciò

che viene trasmesso a prescindere dal suo contenuto; il significato è invece la misura

dell’informazione che si riceve da un messaggio rispetto ad altri simili ( ad esempio anche se

sono tutti dei codici binari è diverso dire 00,01,10,11). È quindi il valore attribuito sulla base di

un codice; il destinatario infatti trae il senso del messaggio dal codice e non dal messaggio

stesso. Con la diffusione del modello di Shannon scompaiono gli aspetti più tecnici ma si parla

della comunicazione solo in generale guardandone gli attori comunicativi soltanto. Lo schema

si può anche applicare alla teoria degli effetti comunicativi perché le diverse conseguenze dei

messaggi persuasivi venivano intralciate dal rumore.

Con il passare degli anni il problema si sposta verso una nuova direzione e nasce quello che

MODELLO SEMIOTICO-INFORMAZIONALE

Eco e Fabbri chiamano il che studia i

fattori semiotici che vincolano la comunicazione. Comunicazione secondo loro non è solo

trasferimento di informazione ma trasformazione dell’informazione stessa attraverso il codice.

Ritorna il problema della decodifica e cioè di dare un senso al messaggio trasmesso; i

comunicatori devono infatti condividere le conoscenze extratestuali per far sì che non ci sia

un’interpretazione sbagliata dei messaggi. Il messaggio secondo loro è come un contenitore

che deve essere riempito di significati, spiegando così la negoziazione tra i soggetti. A

differenza della teoria critica no c’è qui un processo comunicativo lineare. Anche questo

modello alla fine è risultato insufficiente perché spiegava i messaggi ma non i loro effetti.

MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE

Il è più adatto a spiegare la comunicazione di

massa; dice infatti che i destinatari non ricevono un solo messaggio ma tanti sottoforma di

testi. In questo caso è necessario distinguere tra una cultura grammaticalizzata (che si basa

sulle regole per poi creare i testi) e quella testualizzata (che invece parte dai testi per poi

estrapolarne le regole grammaticali). La prima è la cultura colta, quella che insegnano a

scuola, la seconda è quella delle comunicazioni di massa. Non è facile però applicare queste

regole così generali a qualunque situazione comunicativa, per le differenze che possono

esistere tra una situazione e un’altra. Anche il ruolo del destinatario è importante e non può

essere sottovalutata e anche gli emittenti devono anticipare la sua visione prima di creare un

programma e proporglielo; non possono infatti tenere conto solo del messaggio se non

studiano prima chi lo deve ricevere. Talvolta però ci si limita solo a crearsi un’immaginbe

dell’audience senza però considerarla realmente e la comunicazione in questi casi diventa

rigida e predestinata.

Attraverso queste teorie vediamo come il “centro di gravità” si sia spostato dallo studio dei

metodi comunicativi ai problemi effettivi che questi causano. Secondo Mc Quail però i mass

media sono un fenomeno troppo complesso e articolato perché possano essere inseriti

all’interno di semplici modelli convenzionali. La comunicazione di massa è infatti irregolare,

irrazionale e coinvolge attività troppo diverse tra loro. Se infatti gli emittenti sono un gruppo

più o meno omogeneo, lo stesso non si può dire per i destinatari che non sono né aggregati,

né tanto meno coscienti del loro ruolo. Solo studiando tutti questi fattori macrosociali si capisce

davvero cos’è la comunicazione di massa.

2. LO STUDIO DEGLI EFFETTI A LUNGO TERMINE

Per tanto tempo,lo studio degli effetti si è basato sul”Transfermodell der kommunikation” di

Schulz,secondo il quale un momento attivo emette lo stimolo e uno passivo lo riceve e

reagisce;la comunicazione è individuale e intenzionale (con scopi ben precisi). I vari episodi

sono isolabili e hanno un inizio e una fine limitati nel tempo. Si passa poi da questi

mutamenti a breve termine,alle conseguenze di lungo periodo che non influenzano solo in

un determinato periodo di tempo,ma tutto il modo di organizzare la realtà. Non si studiano

casi singoli ma nell’intero sistema. L’effetto non riguarda più le attitudini,i

comportamenti,ma diventa un EFFETTO COGNITIVO: gli effetti non sono dati più dalle

singole esposizioni ai messaggi ma sono cumulativi nel tempo. I fattori che influenzano

sono permanenti. Neumann parla di “ RETURN TO THE CONCEPT OF POWERFUL MASS

MEDIA”, cioè della potenza della comunicazione di massa. Con lo sviluppo della sociologia

della conoscenza non ci si poteva più basare sugli effetti unici, misurabili come reazione ad

uno stimolo. Già Lippmanne Lazarsfeld avevano notato l’importanza dell’acquisizione delle

conoscenze della realtà. Lang & Lang affermano l’importanza degli effetti stabili nelle varie

campagne elettorali, informative rispetto ad altri di influenze, perché non permettono di

capire fino a che punto i mass media sono efficaci. Ci si deve basare infatti sulla quantità di

consumo, l’attenzione, il contenuto e il significato di ciò a cui ci esponiamo: quindi su un

impatto cumulativo dei media che riescono a modificare l’immagine che ci siamo creati

delle cose. I media sono più che un canale attraverso cui ci viene presentata la politica

perché forniscono prospettive e modificano la immagini di temi e candidati. Non più solo

modello trasmissivo di informazione ma costruttori di realtà. Ciò che noi conosciamo di

politica ci è data dai media e non possiamo sottrarci a questo. Gli effetti non sono più

intenzionali ma impliciti nel patrimonio cognitivo di destinatari. Qui entrano in gioco 3

caratteristiche fondamentali dei media:

 CUMULAZIONE( il modo in cui funziona la copertura informativa non effetti puntuali ma

ripetitivi),

 CONSONANZA( sempre più tratti comuni nei processi produttivi),

 ONNIPRESENZA( diffusione quantitativa dei media facendo conoscere solo ciò che è

pubblicamente noto).

Grazie a tutto ciò si ha più disponibilità a conoscere i punti di vista dei media ed accrescere

il loro potere di conformazione.

L’IPOTESI DELL’AGENDA SETTING

Grazie all’azione dei giornali, tv e altri mezzi di informazione la gente mette in risalto alcuni

punti e ne elude altri: include o esclude dalle proprie conoscenze ciò che è incluso o escluso nel

contenuto dei media. Si parla quindi si DISTORSIONE INVOLONTARIA DA PARTE DEI MEDIA.

L’immagine che la gente si crea della realtà finisce per essere manipolata a livello cognitivo, di

organizzazione delle conoscenze. E’ come se i media creassero una cornice interpretativa

(Frame) non limitandosi a fornire notizie ma enfatizzando su temi, aspetti, problemi. Si crea

quindi un divario tra ciò che conosciamo perché appreso personalmente e quello che invece

sappiamo dai media: si vive la realtà solo attraverso la loro mediazione. Questa dipendenza

cognitiva si basa su un ordine del giorno e sulla gerarchia di importanza dei temi all’interno di

esse. McClure e Patterson individuano un differente potere di agenda dei diversi media. Chi

fruisca di maggiori informazione televisiva non ha più effetto di agenda mentre questo accade

a chi usa sempre più spesso l’informazione su carta stampata. L’effetto diretto si manifesta

infatti nel consumo di giornali locali e non di notiziari alla tv perché questi ultimi sono troppo

brevi ed eterogenei, mentre i giornali hanno un effetto cognitivo più duraturo, con indicazioni

costanti e visibili e che restano più impressi. Ad esempio nei confronti politici i media

accentuano la competizione e non i temi che essi portano o se il contrario,i temi costituiscono il

solo argomento,le notizie vengono inoltre caricate per renderle interessanti anche se spesso

perdono il loro significato. Talvolta il penalizzare i temi,accentuare il conflitto o cose simili

vengono attribuiti direttamente alla politica e non alla visione che ce ne danno i mezzi di

comunicazione estorcendo cosi la realtà. I media stabiliscono inoltre in modo diverso l’ordine

del giorno e i temi più rilevanti:se ad esempio ogni giorno ci parlano di disoccupazione

trascurando il razzismo,è normale che avrà più successo il candidato che offre posti di lavoro a

quello che parla di integrazione razziale. L’importanza dei vari mezzi non sta solo nel dare un

ordine dei temi ma di sottovalutarne alcuni per enfatizzarne altri. Non si ha quindi una

razionale visione della realtà ma una sua rappresentazione complessiva. Nonostante ci siano

delle differenze,tutti i media contribuiscono a questa visione distorta della realtà:infatti anche il

mezzo televisivo riesce ad ottenere effetti di agenda setting attraverso l’uso di presentazioni

visive coinvolgenti,copertura visiva di eventi o ancora la rottura della programmazione

ordinaria per inserire effetti straordinari. L’agenda setting è quindi un effetto indiretto che si

basa su fattori interpersonali. Anche se in questa teoria si parla da un lato di

esposizione,memorizzazione,non si può non si può dire gli effetti dell’agenda siano effetti

puramente cognitivi. Si può pensare ad uno standard su cui si basa la nuova informazione

modificandolo: la ricerca di Patterson e Mc Clure si basa ad esempio sui negoziati di pace di

Parigi durante la guerra nel Vietnam nel ’72, durante la campagna elettorale i senatori di Nixon

erano favorevoli ai media perché i temi trattati coincidevano con quelli portati avanti dal loro

candidato, quelli di Mc Govern no. È come se si creasse uno scontro tra effetti cognitivi e

valori. Si parla di PERSUASIONE TEMPERATA DELLA PERSISTENZA quando l’agenda personale

finisce col coincidere con quella dei media. E la loro influenza varia in base alla loro centralità:

minore è l’esperienza che la gente ha di un tema, più dipenderà dai media per avere

informazioni (la gente ad esempio non ha bisogno dei media per sapere che i prezzi sono

aumentati)..

I livelli di conoscenza sono 3: il primo, quello più superficiale individua l’area tematica (politica,

economica); il secondo cerca i diversi aspetti del problema con cause e conseguenze; il terzo è

invece quello più approfondito e vede le argomentazioni favorevoli, quelle contrarie. I gruppi

sostenitori ecc…Soprattutto negli u7ltimi due livelli si istaura una forte relazione tra la tv e i

giornali.

Altre ricerche importanti riguardano i diversi effetti di agenda su pubblici qualitativamente e

istituzionalmente diversi: se infatti gli effetti sembrano simili su un pubblico generico, lo stesso

non accade per i pubblici specifici. Si ottengono quindi risultati diversi a seconda se ci si

orienta su una valutazione complessiva o per singolo mezzo.. i media generano infatti diverse

influenze cognitive in base ai temi che scelgono di enfatizzare; il mezzo usato diventa così

fondamentale nell’analisi dell’agenda setting. Un’altra differenza da considerare in questa

analisi è se prenderla in considerazione in periodi come le campagne pubblicitarie o in periodi

normali della loro copertura informativa.

Sarebbe meglio chiamare il ruolo dei giornali agenda setting e quello della televisione

enfatizzazione perché è come se questa sistemasse i temi di una agenda che già abbiamo

compilato; si ha quindi una suddivisione del lavoro in due fasi, la prima è quella della stampa

la seconda della tv: è impossibile quindi comparare questi due mezzi di comunicazione perché

rilevano i temi importanti in modi diversi.

Unendo i vari criteri utilizzati dai diversi media si ottiene la tematizzazione: la trasformazione

di un certo numero di eventi in un solo ambito che viene tematizzato, mettere cioè dei

problemi all’attenzione del pubblico, selezionarli per prendere decisioni a riguardo e trovare

soluzioni. È la stampa ad avere una maggiore tematizzazione degli avvenimenti visto che si

basa sulla memoria degli eventi passati e permette di andare oltre il singolo evento per

inserirlo in un contesto più ampio. Non si può però tematizzare qualsiasi evento ma solo quelli

che hanno una certa rilevanza pubblica e sociale (il destinatario deve inoltre essere in grado di

collegare le onformazioni che gli vengono date con quelle che ha già in memoria, come se

stesse ricomponendo le parti di un testo lasciate in bianco costruendosi un modello mentale).

L’informazioni infatti col tempo si trasforma in conoscenza nella mente del destinatario. I

destinatari secondo Larsen e Findhal ricordano meglio le macrostrutture dei notiziari piuttosto

che le minime frasi o i singoli discorsi; inoltre più un argomento è familiare, più è facile

memorizzarlo.

Il MODELLO DELL’ATTENZIONE che Coombs propone dice che la ricettività del destinatario

varia in base all’attenzione posta su quelle informazioni. Il MODELLO

DELL’INQUADRAMENTO COGNITIVO dice invece che più un soggetto è interessato, meno

sarà ricettivo all’influenza visto che ha delle conoscenze ben salde dell’argomento.

Non c’è un arco temporale ben preciso in cui si manifestano gli effetti ma si distinguono 5

parametri temporali:

1. FRAME TEMPORALE: intero periodo di rilevazione dei dati;

2. INTERVALLO TEMPORALE: periodo tra la copertura dei media e l’agenda del pubblico;

3. DURATA DI RILEVAZIONE DELL’AGENDA DEI MEDIA: copertura informativa dei media;

4. DURATA DI RILEVAZIONE DELL’AGENDA DEL PUBBLICO: viene rilevata la conoscenza

del pubblico degli elementi più significativi;

5. DURATA DELL’EFFETTO OTTIMALE:i temi enfatizzati dai media entrano come

conoscenze nel pubblico.

Anche se tutti influenzano i risultati, nessun parametro è ben delimitato e distinto dagli altri

anche perché bisogna anche tener conto che dopo qualche anno quell’argomento entra a

far parte delle conoscenza dei destinatari e non sarà più in una posizione rilevante come lo

era le prime volte. Nei temi che vengono coperti in maniera costante l’attenzione si

affievolisce. Questa analisi va bene infatti per argomenti limitati nel tempo, come le

campagne elettorali ma non per quelli stabili.

Ci sono tre tipi di agenda del pubblico:

 AGENDA INTRAPERSONALE: (salienza individuale); la persona è il metro di

giudizio e sceglie quali sono i temi per lui più importanti dandogli delle priorità.

 AGENDA INTERPERSONALE: (salienza comunitaria). Diventano più importanti i

temi che vengono discussi con gli altri.

 PERCEZIONE DI UN SOGGETTO DELL’OPINIONE PUBBLICA, cioè ciò che crede

pensino gli altri, un clima di opinione.

Si creano così diverso modelli: il MODELLO DELLA CONSAPEVOLEZZA per la

presenza o assenza di un tema nell’agenda del pubblico; MODELLO DELLA SALIENZA

per l’importanza relativa dei vari temi; MODELLO DELLA PRIORITà che crea una

gerarchia in un insieme di temi (secondo Lang è infatti sbagliato dare troppa importanza

all’influenza dei media ma anche dargliene troppo poca).

Bisogna adesso chiarire cos’è una ISSUE: preoccupazione che interessa le persone,

percezione dei problemi chiave di cui si dovrebbe occupare il governo, alternative

politiche su cui si può scegliere, controversie pubbliche ecc…

Ci sono diverse fasi che riguardano la costruzione di un’agenda setting:

FOCALIZZAZIONE: i media enfatizzano su un evento.

FRAMING: l’oggetto focalizzato è inquadrato all’interno di un problema.

LEGAME tra eventi discreti, discontinui; il tema diventa importante se alcuni individui

se ne fanno portavoce.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teorie delle Comunicazioni di Massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teorie delle Comunicazioni di Massa, Wolf. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la teoria ipodermica, l'approccio empirico-sperimentale o della "persuasione", l'interesse ad acquisire informazione, l'esposizione selettiva, la percezione selettiva, la memorizzazione selettiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Scienze Sociali Prof.

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