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Riassunto esame Teorie e Tecniche delle Comunicazioni di Massa, prof. indefinito, libro consigliato Teorie delle Comunicazioni di Massa, Wolf Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Teorie delle Comunicazioni di Massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teorie delle Comunicazioni di Massa, Wolf. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la teoria ipodermica, l'approccio empirico-sperimentale o della "persuasione", l'interesse ad acquisire informazione, l'esposizione... Vedi di più

Esame di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa docente Prof. P. Scienze Sociali

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Analizza inoltre alcuni fattori:

 INTERESSE AD ACQUISIRE INFORMAZIONE in base alle conoscenze che il pubblico ha

dell’argomento e quindi non tutto sono uguale bersaglio per i media a causa ad esempio

del disinteresse o della difficoltà ad acquisire informazione. Se chi è interessato

all’argomento è tale solo dopo la sua esposizione, chi è disinteressato è tale perché non

è mai stato esposto.

 ESPOSIZIONE SELETTIVA: non tutti sono raggiunti allo stesso modo da radio e stampa.

Diventa importante quindi anche la scelta del mezzo di comunicazione. È necessario

infatti studiare quali strati della popolazione ascoltano la radio e quali no (c’era ad

esempio un programma per rendere più tolleranti gli americani verso i neri ma ebbe

l’effetto contrario perché solo i neri ascoltavano la radio mentre gli americani

guardavano la tv). È utile studiare i cambiamenti che un mezzo porta solo se le persone

ne usufruiscono e chi non è sensibilizzato non avrà alcun cambiamento del suo punto di

vista.

 PERCEZIONE SELETTIVA disse invece che il pubblico che usufruisce dei media parte

invece con dei preconcetti che contribuiscono a mutare il senso dei messaggi che

ricevono. Si parla in questo caso di decodifica aberrante: il messaggio non viene male

interpretato ma accettato o rifiutato. Può anche essere un mezzo per mantenere

autostima se il contenuto del messaggio li critica. Questo principio si basa su effetti di

assimilazione o di contrasto: nel primo caso il destinatario si identifica con le idee

espresse anche se c’è uno scarso coinvolgimento ma le idee non sono totalmente

diverse. Per motivi contrari si rifiutano i messaggi facendoli sembrare più inaccettabili e

lontani dalle loro preferenze di quanto non siano in realtà.

 MEMORIZZAZIONE SELETTIVA: è un fattore simile ai precedenti: si memorizza meglio

ciò che è coerente con le proprie abitudini (Effetto Bartlett ed Effetto latente) mentre le

affermazioni contrarie vengono dimenticate più facilmente.

Anche i fattori relativi al messaggio incidono sulla reazione dei destinatari:

 CREDIBILITà DEL COMUNICATORE: è rilevante il fatto che lo stesso messaggio abbia

effetti diversi in base alle fonti: una fonte credibile ha più opportunità di mutare

opinione nel pubblico.

 ORDINE DELLE ARGOMENTAZIONI: si chiama effetto primacy se hanno più efficacia gli

argomenti iniziali; effetto recency per quelli posti alla fine.

 COMPLETEZZA DELLE ARGOMENTAZIONI: si hanno diversi effetti nel presentare due o

più aspetti di un tema. Per chi è già convinto è superfluo citare tutti gli argomenti, ma

chi è istruito è propenso ad ascoltarli tutti ecc..

 ESPLICITAZIONE DELLE CONCLUSIONI: non si può definire chiaramente se è più

efficace un messaggio che dia le conclusioni o uno che le lascia implicitamente al

destinatario per coinvolgerlo di più. Anche questo dipende dal fatto che il pubblico

conosca o meno l’argomento.

 Si ha inoltre una “premeditazione dello sconosciuto” perché chi manda il messaggio

immagina il suo destinatario.

L’APPROCCIO EMPIRICO SUL CAMPO O “DEGLI EFFETTI LIMITATI”

Anche questo riguarda l’effetto dei media ma in ambiti diversi, non più come manipolazione o

persuasione ma come influenza e inserisce il processo di comunicazione di massa nel contesto

sociale in cui si realizzano; ad esempio Lazarsfeld analizza il ruolo delle radio sul pubblico per

capire perché alcuni programmi sono importanti per loro. Egli fa inoltre una differenza tra

effetti preselettivi ed effetti successivi: i programmi selezionano già il proprio pubblico e solo

dopo averlo scelto lo influenzano. Lazarsfeld fa ad esempio questa analisi per capire le scelte

della gente durante le campagne elettorali, su come si formano le convinzioni politiche in base

allo status sociale, alla religione di appartenenza, alla partecipazione attiva, all’esposizione

durante la campagna elettorale. L’elettorato viene anche influenzato da alcune persone

chiamate leader d’opinione che sono più coinvolti e interessati al tema. Grazie alla loro

mediazione si ottengono 3 effetti:

 Di attivazione: si passa da tendenze ad effettivi comportamenti di voto;

 Di rafforzamento: per evitare mutamenti nelle attitudini di chi è già convinto;

 Di conversione: per le persone meno esposte e quindi più facilmente influenzabili.

Oltre ai leader d’opinione ci sono poi i comportamenti del gruppo in cui le opinioni vengono

distribuite e solo in questa interazione reciproca tra i destinatari si capiscono gli effetti dei

media.( si ha un rovesciamento di posizioni rispetto alla teoria ipodermica perché l’influenza

personale diventa più efficace di quella dei media.

Una importante differenza che deve essere fatta in questa analisi è quella tra il leader

cosmopolita e il leader di comunità o polimorfico: il leader che vive all’interno della comunità

conosce quante più persone possibili; enfatizza il lato umano perché non ha competenze

specifiche. Il leader cosmopolita invece ha vissuto fuori, è considerato uno straniero. Ha

competenze specifiche ed è più affidabile grazie alla sua preparazione. La società a cui si

riferiscono questi studi è comunque diversa da quella moderna in cui invece si ha una

saturazione dei mezzi di comunicazione di massa.

LA TEORIA FUNZIONALISTA

Rappresenta un approccio globale ai mezzi di comunicazione di massa occupandosi soprattutto

della loro funzione e delle conseguenze effettive che questi hanno sulle persone e non più

studiando gli effetti intenzionali. Cambia anche il contesto comunicativo perché non ci si

occupa più solo di campagne elettorali ma di situazioni quotidiane: studia quindi i media

partendo dalla società e dal suo equilibrio.

Lo struttural-funzionalismo non vede più l’azione comunicativa come un semplice rapporto tra

stimolo e risposta ma un’azione sociale dove ogni ruolo si integra con gli altri. Il ruolo della

comunicazione di massa è importante perché ribadisce e rinforza i modelli di comportamento

all’interno del sistema sociale in cui troviamo funzioni dirette, altre indirette, manifeste perché

volute coscientemente e altre latenti. Secondo Wright l’obiettivo della teoria funzionalista è

quello di studiare funzioni e disfunzioni nelle diverse trasmissioni rispetto alla società e al suo

interno rispetto ai vari gruppi e ai singoli individui. Non è più sufficiente parlare di sistema

globale dei media ma di modelli specifici di comunicazione. La diffusione dell’informazione ha

due compiti principali: allertare i cittadini in caso di emergenze e aiutare nelle attività

quotidiane come per gli scambi economici, solo che se non vengono ben capite, le notizie dei

media generano effetti diversi da quelli che si erano previsti (come il fatto di poter creare

panico tra la popolazione piuttosto che vigilanza).

L’eccesso di informazioni può far chiudere i cittadini nel privato per avere un maggiore

controllo delle cose: si parla in questo caso di disfunzione narcotizzante perché le persone

si limitano a compiacersi di ciò che sanno senza agire, creando così solo un surrogato

dell’azione: leggere, guardare, ascoltare ma non agire davvero.

IPOTESI DEGLI “USI E GRATIFICAZIONI”

Con questa teoria le domande che ci si pongono non riguardano solo cosa fanno i media alle

persone ma anche cosa fanno le persone con i media; i media sono infatti efficaci solo se i

riceventi li considerano tali. Si parla adesso di teoria comunicativa e non solo dell’informazione.

Già tre teorie anticipavano quella degli usi e delle gratificazioni: una è quella di Waples-

Berelson e Bradshow che dice che la lettura influenza le relazioni sociali perché se ne discute

nei vari gruppi. Un’altra è la ricerca di Berelson sulle reazioni dei lettori durante lo sciopero dei

giornali (sono uno strumento essenziale perché aiutano a rilassarsi e perché sono simbolo di

contatto sociale). La terza ricerca è quella di Lasswell sulle principali funzioni dei mezzi di

comunicazione.

La società produce tensioni, ci dà problemi e valori da seguire. La finte di soddisfazione dei

bisogni solo in parte è costituita dai media; i destinatari sono consapevoli degli scopi per cui

essi stessi usufruiscono di questi mezzi. Ad esempio in un periodo di crisi la fonte migliore per

alleviare la tensione è la televisione, la radio per avere informazioni e i giornali per

approfondire le notizie ricevute dagli altri media. Nelle situazioni normali i mezzi sono usati per

rafforzare o per indebolire i rapporti, con la famiglia e le istituzioni. I libri e il cinema si usano

invece per autogratificarsi e migliorare il rapporto con se stessi, tv e radio per migliorare il

rapporto con gli altri. In quest’analisi rientra anche l’elevata esposizione dei giovani alla tv per

evadere dallo stress scolastico o per mancanza di rapporti interpersonali. Oltre ad essere usata

per le notizie, la televisione è soprattutto fonte di intrattenimento, come si vede dal fatto che

non si sceglie un programma particolare ma l’importante è che la tv sia accesa. Anche se in

misura diversa rispetto ai giovani, questo fenomeno vale in generale per tutta la popolazione..

si crea quindi una connessione tra la soddisfazione dei bisogni e la scelta del mezzo a cui

esporsi.

LA TEORIA CRITICA

Nasce all’interno dell’Institut fur Sozialforschung a Francoforte e vuole una riorganizzazione

razionale della società che viene individuata come una totalità, critica l’opposizione tra

individuo e società, la divisione in classi sociali e le discipline settoriali, per questo durante il

fascismo i suoi più grandi esponenti, Horkheimer, Adorno e Habermas sono costretti a

rifugiarsi a Parigi. Essi studiano tutta la società del tempo, dall’economia all’autoritarismo,

all’industrializzazione ecc…

Adorno e Horkheim parlano di industria culturale nel loro studio sulla società americana degli

anni ’30 e ’40; secondo loro infatti la cultura non nasce dalle masse come tutti vogliono far

credere e per questo non va bene il termine “cultura di massa”. I gusti del pubblico secondo

loro sono manipolati da film, radio, settimanali. L’industria culturale, dando false libertà al

pubblico, in realtà lo domina offrendo sempre le stesse cose ma presentandole in forme

diverse. Questo condiziona oltre alla qualità del consumo, anche l’autonomia del consumatore

che finisce per aderire senza alcuna critica ai valori imposti. L’uomo non è il soggetto della

cultura come vogliono fargli credere ma ne è l’oggetto e il suo continuo essere d’accordo porta

all’impotenza decisionale. Cultura popolare non vuol dire più progresso ma cieca obbedienza ai

valori esistenti. L’individuo è solo un burattino manipolato dalla società; tutto diventa come un

questionario a risposta multipla dove chi compila deve limitarsi a scelte ben precise che gli

vengono già date. Grazie alla creazione di questi stereotipi il pubblico ha una migliore

organizzazione mentale e meno caos cognitivo specie con la divisione in generi dei programmi

tv: horror, gialli, quiz, commedie; già lo spettatore ha dei pregiudizi ancora prima di trovarsi di

fronte allo spettacolo e saprà già quale programma vorrà vedere. Questo ordine è in contrasto

con il caos della realtà quotidiana che lo circonda.

Secondo la teoria critica invece tutto deve essere messo in discussione altrimenti non si

capiscono i veri atteggiamenti dei fruitori dei programmi che invece sono manipolati dal

sistema.

Secondo Lazarsfeld la teoria critica si basa su 4 livelli:

1. tendenze di fondo;

2. analisi dei fenomeni;

3. conseguenze;

4. considerazioni sulle alternative possibili.

Egli vuole studiare quel materiale che non ha accesso ai media, i motivi per i quali alcune idee

vengono eliminate e altre no.

LA TEORIA CULTUROLOGICA

Studia la cultura di massa nel rapporto tra consumatore e oggetto di consumo e non riguarda

più l’effetto dei mass media sui destinatari. La cultura di massa è un insieme di simboli, valori,

immagini; essa non è autonoma ma si intreccia con la cultura nazionale, con quella religiosa e

con tutte le altre. Nasce in questo periodo una contraddizione tra la produzione standardizzata

e il consumo individuale e il sincretismo indica proprio il processo di omogeneizzazione dei

vari contenuti, ad esempio fiction e informazione, in cui la finzione si mescola alla realtà. Lo

spettatore ha sempre meno compiti: si limita a stabilire cosa va bene e cosa no tramite dei

semplici si e no. Secondo Morin si deve notare il fatto che i media hanno maggiore successo là

dove la società industriale ha disgregato la società preesistente facendo emergere nuovi

bisogni. Questo porta all’etica del loisir cioè un insieme tra consumo e autorealizzazione; la

vita dei consumatori diventa irreale, come se ci fosse un doppio che vive per lui. Si creano così

degli individui schiavi della super macchina sociale che ci distrae, ci consola, fino a dirci come

pensare.

I CULTURAL STUDIES : vogliono studiare quale è il rapporto tra il sistema dei media e

quello delle altre istituzioni sociali. Dicono che “la cultura non è una pratica o l’insieme delle

abitudini di una società”, non è data solo dalla sfera economica ma è l’intreccio di tutte la parti

della società. La ricerca mediologia in passato si era infatti occupata solo dall’aspetto

economico dei media; i cultural studies vogliono invece studiare l’effetto complessivo del

sistema culturale attraverso i media e le loro pratiche standardizzate.. essi sono inoltre contro

la teoria corporativa dei media che parla dei mezzi di comunicazione di massa come strumento

di controllo delle classi dominanti; secondo loro indicano invece continuità sociale.

LE TEORIE COMUNICATIVE

Le comunicazioni di massa costituiscono un vero e proprio modello della società. Il termine

“comunicazione” nelle varie teorie ha spesso cambiato significato passando da condividere a

trasmettere. Già con la Bullett Theory diversi studiosi come Hartley e Shannon si erano

occupati della trasmissione dei messaggi telegrafici e della quantità delle informazioni

trasmesse. Nel sistema generale di comunicazione, il messaggio parte dalla fonte di

informazione e attraverso una trasmittente viene trasformato in segnale. Questo segnale viene

poi ricevuto dal ricevente e decodificato arriva fino al destinatario. C’è sempre infatti una

sorgente dell’informazione che emette segnali attraverso un apparato trasmittente. Questo

sistema di comunicazione si può verificare tra due esseri umani, tra due macchine e anche tra

una macchina e un essere umano. Anche quando parliamo questo schema viene messo in

pratica perché il cervello è la fonte, l’emisfero sinistro è il codificatore che trasforma l’energia

fino all’orecchio permettendoci di sentire. La teoria dell’informazione mira a trasmettere quante

più informazioni possibili economizzando tempo ed energia. Nello stesso schema Shannon

formula l’idea del canale rumoroso, una fonte di rumore che spesso non ci permette di capire

bene il messaggio che ci è stato inviato.. in questo schema è necessaria la presenza di un altro

elemento, il codice, un sistema di regole che attribuisce dei valori ai dati trasmessi. Una

distinzione importante da fare è quella tra informazione e significato: la prima è infatti tutto ciò

che viene trasmesso a prescindere dal suo contenuto; il significato è invece la misura

dell’informazione che si riceve da un messaggio rispetto ad altri simili ( ad esempio anche se

sono tutti dei codici binari è diverso dire 00,01,10,11). È quindi il valore attribuito sulla base di

un codice; il destinatario infatti trae il senso del messaggio dal codice e non dal messaggio

stesso. Con la diffusione del modello di Shannon scompaiono gli aspetti più tecnici ma si parla

della comunicazione solo in generale guardandone gli attori comunicativi soltanto. Lo schema

si può anche applicare alla teoria degli effetti comunicativi perché le diverse conseguenze dei

messaggi persuasivi venivano intralciate dal rumore.

Con il passare degli anni il problema si sposta verso una nuova direzione e nasce quello che

MODELLO SEMIOTICO-INFORMAZIONALE

Eco e Fabbri chiamano il che studia i

fattori semiotici che vincolano la comunicazione. Comunicazione secondo loro non è solo

trasferimento di informazione ma trasformazione dell’informazione stessa attraverso il codice.

Ritorna il problema della decodifica e cioè di dare un senso al messaggio trasmesso; i

comunicatori devono infatti condividere le conoscenze extratestuali per far sì che non ci sia

un’interpretazione sbagliata dei messaggi. Il messaggio secondo loro è come un contenitore

che deve essere riempito di significati, spiegando così la negoziazione tra i soggetti. A

differenza della teoria critica no c’è qui un processo comunicativo lineare. Anche questo

modello alla fine è risultato insufficiente perché spiegava i messaggi ma non i loro effetti.

MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE

Il è più adatto a spiegare la comunicazione di

massa; dice infatti che i destinatari non ricevono un solo messaggio ma tanti sottoforma di

testi. In questo caso è necessario distinguere tra una cultura grammaticalizzata (che si basa

sulle regole per poi creare i testi) e quella testualizzata (che invece parte dai testi per poi

estrapolarne le regole grammaticali). La prima è la cultura colta, quella che insegnano a

scuola, la seconda è quella delle comunicazioni di massa. Non è facile però applicare queste

regole così generali a qualunque situazione comunicativa, per le differenze che possono

esistere tra una situazione e un’altra. Anche il ruolo del destinatario è importante e non può

essere sottovalutata e anche gli emittenti devono anticipare la sua visione prima di creare un

programma e proporglielo; non possono infatti tenere conto solo del messaggio se non

studiano prima chi lo deve ricevere. Talvolta però ci si limita solo a crearsi un’immaginbe

dell’audience senza però considerarla realmente e la comunicazione in questi casi diventa

rigida e predestinata.

Attraverso queste teorie vediamo come il “centro di gravità” si sia spostato dallo studio dei

metodi comunicativi ai problemi effettivi che questi causano. Secondo Mc Quail però i mass

media sono un fenomeno troppo complesso e articolato perché possano essere inseriti

all’interno di semplici modelli convenzionali. La comunicazione di massa è infatti irregolare,

irrazionale e coinvolge attività troppo diverse tra loro. Se infatti gli emittenti sono un gruppo

più o meno omogeneo, lo stesso non si può dire per i destinatari che non sono né aggregati,

né tanto meno coscienti del loro ruolo. Solo studiando tutti questi fattori macrosociali si capisce

davvero cos’è la comunicazione di massa.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teorie delle Comunicazioni di Massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Teorie delle Comunicazioni di Massa, Wolf. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la teoria ipodermica, l'approccio empirico-sperimentale o della "persuasione", l'interesse ad acquisire informazione, l'esposizione selettiva, la percezione selettiva, la memorizzazione selettiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Scienze Sociali Prof.

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