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Teorie delle comunicazioni di massa (Wolf - Parte 3 - Newsmaking)

Dal gatekeeper al newsmaking

Il concetto di “Gatekeeper” (selezionatore) venne elaborato da Lewin nel 1947. All’interno dei canali comunicativi in cui fluisce l’informazione vi sono alcune zone che possono funzionare da “cancello”, una zona di filtro che determina il passaggio o il blocco delle unità attraverso l’intero sistema. Le zone di filtro sono controllate o da sistemi oggettivi di regole o da Gatekeepers, in questo caso un individuo o un gruppo ha il potere di decidere se lasciare passare o bloccare l’informazione.

Le decisioni del Gatekeeper vengono realizzate in rapporto ad un insieme di valori che includono criteri sia professionali sia organizzativi, come l'efficienza, la produzione di notizie e la velocità. Il Gatekeeper nei mass media include tutte le forme di controllo dell’informazione tra cui: codifica dei messaggi, la selezione, la formazione del messaggio, la diffusione, la programmazione e l’esclusione di tutto il messaggio o delle sue componenti.

Nella selezione, i riferimenti impliciti al gruppo di colleghi e al sistema delle fonti prevalgono su quelli al proprio pubblico. Quest’ultimo è poco conosciuto dai giornalisti rispetto al contesto professionale. La fonte principale di aspettative, orientamenti e valori professionali non è il pubblico, ma il gruppo di riferimento costituito da colleghi e superiori alla quale si rifanno i giornalisti.

La ricerca sulla comunicazione giornalistica in condizioni normali (quotidiane) ha mostrato un tipo di “deformazione” nei contenuti informativi non addebitabile a violazioni dell’autonomia professionale, ma piuttosto al modo in cui è organizzato e svolto il mestiere del giornalista. Ci si allontana dal concetto di “manipolazione”. È mostrato, invece, come la professionalità (con i suoi valori e routine) aggiunge essa stessa delle importanti restrizioni all’informazione prodotta. Si tratta di una distorsione inconsapevole, legata alle pratiche professionali e alle routine produttive del mestiere di informare.

Vi è una logica specifica dei media che struttura in modo assai incisivo l’immagine degli eventi coperti: la selezione dei principali materiali, il tempo loro attribuito e le connessioni poste tra essi; lasciano un’impronta specifica sull’evento, creando un’atmosfera e un insieme di attese che determinano un contesto di interpretazione.

Tutte le ricerche di Newsmaking hanno in comune la tecnica dell’osservazione partecipante, che permette di raccogliere ed ottenere sistematicamente le informazioni e i dati fondamentali sulle routine produttive operanti nell’industria dei media. L’approccio etnografico consente l’osservazione delle effettive pratiche sociali che danno luogo alla produzione culturale.

I dati vengono raccolti dal ricercatore presente nell’ambiente oggetto di studio, sia con l’osservazione sistematica di quanto accade, sia attraverso conversazioni o vere e proprie interviste con coloro che svolgono i processi produttivi (l’importante è che la fase di osservazione sia legata all’ipotesi di ricerca). In base al modo con cui lo studioso si comporta sulla scena sociale che studia, ci possono essere ampie variazioni: da un atteggiamento di osservatore passivo ad uno più partecipativo ed integrato.

In ogni caso, questa tecnica permette al ricercatore di assimilare il modo di procedere, pensare e valutare dei giornalisti e diventa “uno di loro” modificando il proprio ruolo nella situazione. La fase finale della ricerca (disengagement), coincide con la conclusione del periodo di lavoro sul campo e la successiva ristrutturazione del materiale raccolto, riorganizzandolo dal livello fenomenologico delle osservazioni frammentarie a quello più generale di interpretazioni sociologiche.

Il newsmaking, rilevanza e notiziabilità

L’approccio del Newsmaking si articola principalmente entro due binari: la cultura professionale dei giornalisti e l’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi. Lo scopo dichiarato di ogni apparato di informazione è fornire resoconti degli eventi significativi. Tuttavia il mondo della vita quotidiana (fonte delle notizie) è formato da una sovrabbondanza di accadimenti. Per l’apparato di informazione diventa quindi necessaria la selezione di questi.

La selezione degli accadimenti è resa difficoltosa dalla loro caratteristica di essere unici, ovvero il frutto di una specifica congiunzione di forze sociali, economiche, politiche e psicologiche. Queste esigenze legate alla sovrabbondanza di accadimenti indicano che gli apparati di informazione, al fine di produrre notizie, devono soddisfare (tra gli altri) tre compiti:

  • Devono rendere possibile il riconoscimento di un accadimento (compresi quelli eccezionali) come evento notiziabile.
  • Devono elaborare modi di riportare gli eventi, che non tengano conto della pretesa di ogni accadimento a un trattazione idiosincratica.
  • Devono organizzare il lavoro temporalmente e spazialmente in maniera tale che gli eventi notiziabili possano affluire ed essere lavorati in modo pianificato.

Nella produzione di informazione di massa abbiamo dunque:

  • La cultura professionale, groviglio di retoriche, tattiche, codici, stereotipi, rituali o convenzioni legate alle funzioni dei media e dei giornalisti nella società.
  • Le restrizioni legate all’organizzazione del lavoro, ovvero convenzioni professionali che governano la definizione della notizia, il processo produttivo e contribuiscono a prevenire le critiche del pubblico. Si determinano così un insieme di criteri di rilevanza che definiscono la notiziabilità (newsworthiness) di ogni evento, cioè la sua “attitudine” ad essere trasformato in notizia.

In questo quadro, l’intreccio tra caratteristiche dell’organizzazione del lavoro negli apparati dei media e gli elementi della cultura professionale definiscono l’insieme di caratteristiche che gli eventi devono possedere per poter essere trasformati in notizie. Notiziabilità è il complesso di requisiti che si richiedono agli eventi (dal punto di vista della struttura del lavoro e della professionalità dei giornalisti) per acquistare l’esistenza pubblica di notizie.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SumioZ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Esposito Elena.
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