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Famosa formulazione di McLuhan: più i nostri sensi sono impegnati nel processo di acquisizione del significato

media freddi, media caldi,

(quando i sono cioè privi di attrito, in confronto ai che impegnano un unico senso)

più l’esperienza è coinvolgente e partecipata.

McLuhan stesso definisce le sue teorie semplici intuizioni: non è mai stata prodotta nessuna conferma o

smentita delle sue idee.

Concetto di «distorsione»

- di Innis; Possiamo elencare cinque tipi di distorsione:

dell’esperienza sensoriale

1. Distorsione (mondo come ammasso d’immagini più o meno visive);

della forma e rappresentazione,

2. Distorsione con messaggi fortemente codificati (es. stampa) o non

codificati (es. fotografia);

del contenuto del messaggio

3. Distorsione (maggiore o minore realismo o polisemia);

del contesto d’uso:

4. Distorsione alcuni media si prestano a una ricezione privata e individualizzata, mentre

altri sono più collettivi e condivisi;

del rapporto che contrappone media a senso unico e media interattivi.

5. Distorsione

LA COLTIVAZIONE E LA MEDIAZIONE DELL’IDENTITÁ

Tema ricorrente: grado in cui la nostra esperienza è mediata dalle parole e dalle immagini del mezzo di

comunicazione dominante del nostro tempo.

Gerbner:

- importanza della comunicazione di massa, non tanto nella “massificazione” ma nella

trasformazione della società dovuta all’«ampliamento dell’acculturazione istituzionalizzata oltre i limiti

pubblicazione

dell’interazione faccia-a-faccia». Parla di intendendo la trasformazione dei sistemi di

conoscenza da privati a pubblici, che crea nuove basi di pensiero collettivo. coltivazione acculturamento,

Secondo Gerbner, la televisione è responsabile di un grande processo di e in

forza del quale le persone sono esposte ad una visione selettiva della società su quasi ogni aspetto della vita, che

tende a plasmare di conseguenza le loro credenze e valori.

Meyrowitz:

- l’esperienza umana è stata tradizionalmente divisa fra e la

sfera pubblica sfera privata;

televisione appare mettere sulla scena pubblica tutti gli aspetti dell’esperienza individuale e sociale. Le vecchie

nuove identità di gruppo,

basi d’identificazione s’indeboliscono o confondono, e sono, a volte, sostituite da

rese possibili dall’esperienza mediata.

GLOBALIZZAZIONE DELLA CULTURA

Uno degli effetti delle nuove tecnologie di comunicazione su cui c’è quasi un consenso unanime è

l’internazionalizzazione della comunicazione di massa. Il processo di internazionalizzazione della cultura

implica certi effetti sui media stessi, tra cui l’ampliamento della varietà del contenuto media-culturale. I

contenuti dei canali transnazionali vengono scelti nella prospettiva di essere trasmessi su scala internazionale.

Conseguenza: declassamento della specificità culturale dei temi e degli ambienti e predilezione per formati e

generi ritenuti più universali.

MASS MEDIA E CULTURA POSTMODERNA

Condizione postmoderna:

- concetto che, nella sua accezione attuale, si riferisce alle caratteristiche tipiche

della società e delle cultura del XIX secolo e dell’inizio del XX, senza una chiara linea di confine.

Come filosofia socio-culturale, il postmodernismo mette in discussione l’idea tradizionale di una cultura fissa e

gerarchica, privilegiando forme di cultura caduche, effimere, superficiali, che mobilitano i sensi più che la

Molti tratti della cultura dei media popolari (commerciali) rispecchiano valori postmoderni.

ragione. 1 dominanti della nostra epoca e certe tendenze

L’idea di postmodernità serve a definire lo spirito e l’ethos

Docherty:

estetiche e culturali. la filosofia socio-culturale postmoderna è nata in seguito alla rivalutazione

postsessantottesca delle aspirazioni rivoluzionarie; in quest’ottica, postmoderno significa rifiuto delle ideologie

politiche, disimpegno, abbandono dell’utopia, sfiducia negli dei della ragione e della scienza. L’estetica

culturale del postmoderno comprendeva un rifiuto della tradizione, ricerca della novità, piacere effimero,

euforia, nostalgia, incoerenza.

Ien Ang

- sottolinea la necessità di distinguere tra:

atteggiamento secondo cui “tutto è permesso”;

Postmodernismo conservatore:

o muove da una comprensione dei limiti e dei fallimenti di quello che Habermas

Postmodernismo critico:

o definisce il “progetto incompleto della modernità”.

1 Costume, norma di vita.

Baudrillard: concetto di simulacro,

- ci aiuta a comprendere l’essenza della cultura postmoderna grazie al in

base al quale la differenza tra un’immagine e la realtà ha perso importanza. I mass media ci forniscono

tantissime immagini di una pseudorealtà che si sostituisce all’esperienza e che, per molti motivi, diventa

difficile distinguere dalla realtà stessa.

CAPITOLO 6

I NUOVI MEDIA E L’ISTITUZIONE DEI MASS MEDIA

I «nuovi media» sono un insieme variegato di tecnologie dell’informazione che condividono certe

caratteristiche rese possibili dalla digitalizzazione e ampiamente disponibili per l’uso personale come mezzi per

comunicare.

COSA C’È DI NUOVO NEI NUOVI MEDIA?

tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict)

L’aspetto più importante delle è forse la

digitalizzazione, processo in base al quale tutti i testi possono essere tradotti in un codice binario e sottoposti

allo stesso processo di produzione, distribuzione e memorizzazione. Conseguenza più rilevante: convergenza

tra le diverse forme di media esistenti riguardo alla loro organizzazione, distribuzione, ricezione e

regolamentazione.

Da una parte, i nuovi media possono essere visti dal punto di vista della piuttosto che della

compresenza

dall’altra, c’è la possibilità che digitalizzazione e convergenza portino a conseguenze più

sostituzione;

rivoluzionarie. Internet:

Differenze tra caratteristiche principali delle istituzioni mediali e

Internet ha a che fare non solo con la e dei messaggi, ma anche con la loro

produzione distribuzione

o e

elaborazione, memorizzazione scambio;

I nuovi media hanno a che fare sia con la comunicazione privata che con quella pubblica;

o Il funzionamento dei nuovi media non è organizzato nella maniera professionale e burocratica tipica dei

o mass media.

Poster: indeterminatezza.

- l’essenza di Internet è la sua

Livingstone:

- la novità di Internet consiste nella combinazione tra l’interattività e le caratteristiche dei media

tradizionali (gamma illimitata di contenuti, portata di pubblico, natura globale della comunicazione).

- Differenze tra vecchi e nuovi media dal punto di vista di ruoli e relazioni principali relativi ai media

tradizionali:

L’autore – i nuovi media hanno aumentato le opportunità di diventare «autore». Nonostante ciò, lo status e i

o riconoscimenti legati all’autore si fondano sul grado e sul tipo di attenzione pubblica che si riesce ad

ottenere. È difficile diventare famosi attraverso Internet senza l’aiuto dei mezzi di comunicazione di massa.

L’editore – fino ad ora il ruolo dell’editore è stato ricoperto da imprese commerciali o istituzioni pubbliche;

o i nuovi media aprono la strada a forme alternative di pubblicazione, costituendo una sfida per l’editoria

tradizionale.

La produzione e la distribuzione – le nuove tecnologie hanno contribuito a risolvere molti problemi, come,

o ad esempio, quello delle barriere spazio-temporali; hanno reso inutili alcune strutture di produzione e

distribuzione, che tuttavia non sono scomparse.

Il pubblico – il consumatore mediale non è più parte di una massa indistinta; è un individuo ben distinto.

o Inoltre l’attività del pubblico non è più semplice ricezione, ma anche ricerca, consultazione e interazione.

LA «TEORIA DEI NUOVI MEDIA»: PRINCIPALI QUESTIONI

Alcune questioni delle teorie dei vecchi media non risultano adattabili ai nuovi media.

potere,

Per quanto riguarda il è molto più difficile localizzare i nuovi media in relazione al possesso e

o all’esercizio del potere: essi non sono ben definiti in termini di proprietà e il loro accesso non è

monopolizzato; i legislatori non riescono a controllare o regolamentare Internet come facevano con i vecchi

media. Inoltre non è possibile determinare la “direzione” dominante dell’influenza dei flussi di

informazione. integrazione e identità

Per quanto riguarda il principale interrogativo è se i nuovi media siano una forza di

o frammentazione o di coesione della società. La configurazione di Internet, tuttavia, e la natura del suo

impiego portano a un tendenziale effetto di frammentazione.

cambiamento sociale,

Per quanto riguarda il la questione della tecnologia della comunicazione come

o agente di cambiamento in sé rimane centrale. Si può ipotizzare che mass media più aperti alla

partecipazione, più coinvolgenti e flessibili di quelli tradizionali si prestino meglio di questi ultimi come

fattori di cambiamento; il problema, però, non sta nella natura della tecnologia ma nelle continue barriere

materiali poste all’accesso. Infatti, nonostante l’apparente mancanza di frontiere e costrizioni proprie dei

vecchi media, Internet è ancora ampiamente strutturato in base al territorio, in particolare su confini di tipo

nazionale e linguistico.

ELEMENTI PER UNA «TEORIA DEI NUOVI MEDIA»

Possiamo distinguere che condividono alcune similarità:

quattro grandi categorie di «nuovi media»

1. Mezzi basati sulla (telefono, posta elettronica) contenuto privato e

COMUNICAZIONE INTERPERSONALE:

deperibile, spesso è più importante la relazione in sé che l’informazione trasmessa;

(giochi per computer, videogiochi) la novità principale

2. Mezzi basati sui VIDEOGIOCHI INTERATTIVI:

risiete nell’interattività.

3. Mezzi basati sulla l’esempio più significativo è quello di Internet e del

RICERCA DI INFORMAZIONE:

World Wide Web.

4. Mezzi basati sulla categoria che comprende in particolare gli usi di

PARTECIPAZIONE COLLETTIVA:

Internet volti alla condivisione e alo scambio d’informazioni, idee ed esperienze e allo sviluppo di

relazioni attive

.

Possiamo individuare alcune variabili utili a differenziare i media “vecchi” da quelli “nuovi”:

Il grado d’interattività, indicato dal rapporto tra possibilità di risposta e libertà d’iniziativa da parte

o dell’utente e l’offerta dell’emittente.

presenza sociale

Il grado di esperito dall’utente, cioè il senso di contatto sociale con altri individui

o permesso dall’utilizzo del mezzo.

ricchezza dei media:

La capacità di coinvolgere il più possibile tutti i sensi.

o autonomia,

Il grado di che indica se e quanto l’utente esercita un controllo sul contenuto e sull’utilizzo.

o lucidità,

Il grado di che si riferisce in parte agli usi finalizzati all’intrattenimento, in parte al potenziale

o divertimento derivante dall’utilizzo della tecnologia in sé.

privacy,

Il grado di legato all’uso di un mezzo e/o al suo contenuto peculiare.

o

NUOVI MODELLI DEL TRAFFICO INFORMATIVO

traffico informativo

Esistono diverse modalità di da prendere in considerazione. Due esperti di

Bordewijk van Kaam,

telecomunicazioni, e descrivono quattro modelli fondamentali di comunicazione:

1) – l’informazione è distribuita simultaneamente dal centro a molti riceventi periferici (es.

ALLOCUZIONE

conferenza, funzione religiosa, concerto). Comunicazione possibilità abbastanza ridotta di

a senso unico,

feedback individuale; tempo e luogo della comunicazione sono stabiliti dall’emittente o al «centro».

– i soggetti interagiscono direttamente, aggirando un centro o l’intermediario e

2) CONVERSAZIONE

scegliendosi gli interlocutori ma anche il tempo, il luogo e l’oggetto della comunicazione (scambio

epistolare, posta elettronica). Lo scambio è I comunicanti possono essere più di due.

paritario.

– situazione in cui un individuo (alla periferia) cerca informazioni in un archivio o

3) CONSULTAZIONE

memoria centrale (banca dati, biblioteca, indice analitico). Tempo, luogo e oggetto della consultazione

sono decisi dal ricevente periferico.

4) – situazione in cui un centro “richiede” e riceve informazioni da un utente periferico

REGISTRAZIONE

(centralino telefonico, sistemi di allarme elettronici, accertamento automatico dei consumi televisivi). In

questo modello il centro esercita un controllo maggiore dell’individuo periferico nel determinare il

traffico informativo e il suo contenuto.

UNA TIPOLOGIA INTEGRATA

Bordewijk e van Kaam hanno mostrato come questi modelli di comunicazione possano essere collegati da due

variabili:

Del controllo centrale o individuale delle informazioni;

o Del controllo centrale o individuale del e

tempo scelta del contenuto.

o

Le frecce inserite nella figura rispecchiano la redistribuzione del traffico informativo dal modello allocutorio a

quello colloquiale e consultorio; ciò implica una ridislocazione del potere di comunicazione da emittente a

ricevente che può, però, essere controbilanciato dallo sviluppo della registrazione e dal successo sempre

maggiore dei mass media.

Si può desumere da questa figura che i modelli del flusso informativo non sono poi così diversi tra loro, ma

tendono a sovrapporsi e a confluire, per ragioni tecnologiche ma anche sociali. La stessa tecnologia (es.

infrastruttura delle telecomunicazioni) può fornire una casa a tutti e quattro i modelli descritti.

LA FORMAZIONE DI COMUNITÀ MEDIATE DAL COMPUTER

comunità

L’idea di è stata a lungo predominante nella teoria sociale come strumento per valutare l’impatto del

cambiamento sociale e come contrappeso all’idea di «massa». Inizialmente, il termine veniva riferito a un

insieme di persone che condividessero un luogo, un’identità, valori, norme e pratiche culturali, e il cui numero

fosse abbastanza contenuto da conoscersi e interagire fra loro; entravano in gioco inoltre caratteristiche quali lo

status e i rapporti gerarchici.

In relazione alla tipica comunità, da una parte si pensava che l’estensione dei mass media e la loro capacità di

importare culture e valori esterni potessero essere una minaccia per la comunità, dall’altra forme adattate e

localizzate dei media potevano servire a rinforzare la comunità stessa.

Anni 60-70, l’arrivo della Tv via cavo venne salutato sia come un modo per superare i limiti della TV

comunità cablata

tradizionale, sia come uno strumento positivo per la creazione di una comunità. Il concetto di

divenne popolare: i sistemi via cavo permettevano di collegare le case dei quartieri tra di esse e a un centro

locale, la programmazione poteva essere scelta dai residenti locali.

Ma i problemi legati al finanziamento e all’organizzazione furono insormontabili e la diffusione della Tv via

cavo si rivelò non un’alternativa ai mass media tradizionali ma solo un altro mezzo di comunicazione di massa.

LA COMUNITÀ VIRTUALE

comunicazione mediata dal computer (CMC):

Arrivo della nuova serie di aspettative in relazione alla

comunità virtuale

comunità. Idea centrale: che può essere formata da un numero illimitato d’individui

attraverso Internet.

Tali comunità virtuali prevedono una serie di riti, rituali e forme espressive, insieme al vantaggio di essere

aperte e accessibili, laddove è spesso difficile avere accesso a una comunità reale. Queste comunità si basano su

un determinato interesse comune o su determinate caratteristiche comuni.

Condizioni per la formazione di una comunità virtuale: appartenenza a uno status minoritario, dispersione fisica

dei membri, intensità dell’interesse. La CMC permette una comunicazione motivata e interattiva che né i mass

media né l’ambiente fisico sono in grado di offrire.

Jones: «Le comunità di Internet sono immaginate secondo due criteri che non funzionano per le comunità

umane»; uno è la loro frequente mancanza di significato condiviso, l’altro è il tipo di presa sull’esperienza del

tutto fortuito e privo di finalità.

Spesso le identità on-line non sono genuine né esplicitate: si tratta spesso di una sorta di “personaggi” adottati

per mascherare alcuni aspetti dell’identità.

PARTECIPAZIONE POLITICA, NUOVI MEDIA E DEMOCRAZIA

I primi mass media erano generalmente considerati utili per la democrazia; tuttavia, se in seguito sono stati

sottolineati anche gli effetti negativi, quali il predominio dei canali da parte di pochi, la prevalenza di un flusso

e la commercializzazione del mercato mediale.

verticale

nuovi media

I sono considerati un’alternativa alla politica verticale delle democrazie: essi forniscono lo

un’offerta molto differenziata di informazioni e idee politiche, un accesso illimitato per tutti, un grado

considerevole di tra i leader e i loro sostenitori e permettono un dialogo tra politici e cittadini attivi.

feedback

Inoltre, si possono trarre grandi vantaggi dai sondaggi elettronici in tempo reale e dai nuovi strumenti per le

campagne elettorali.

Dahlberg descrive tre modelli base:

1) Modello «cyber-libertario»: approccio alla politica basato sul modello del mercato dei consumi;

2) Modello «comunitario»: si aspetta benefici da una maggiore partecipazione popolare e dal rafforzamento

delle attività politiche locali;

3) Modello di sviluppo della «democrazia deliberativa»: benefici resi possibili dal miglioramento

dell’interazione e dello scambio d’idee.

TECNOLOGIA DI LIBERTÁ?

Ithiele de Sola Pool celebravi mezzi di comunicazione elettronici per la possibilità da essi offerta di sfuggire a

quella che l’autore considerava un’imposizione illegittima della censura e della regolamentazione del sistema

radiotelevisivo. Pool chiedeva l’applicazione a tutti i media della libertà di mercato e della libertà negativa,

cioè il non intervento governativo, prevista dal primo emendamento della Costituzione americana.

Rispetto alla maggior parte dei mass media, Internet rimane anche se non

libera e senza regolamentazione,

sono mancati i tentativi di porre limiti a questa libertà. Quanto più la rete somiglia a un mezzo di

comunicazione di massa, tanto più numerosi sono i limiti imposti nella sua regolamentazione e gestione; le

richieste di controllo dei mezzi di comunicazione pubblici sono in continuo aumento.

Da un’apparente anarchia dei gestori dei servizi online si sta passando a una situazione di mercato più

strutturata (i contenuti di un certo valore saranno presto disponibili solo a pagamento).

I servizi segreti e le polizie rivolgono sempre più attenzione alla necessità di controllo, soprattutto in relazione

alla criminalità internazionale e al terrorismo.

Secondo i più apocalittici stiamo andando verso il totale controllo sociale ottenuto tramite i mezzi di

comunicazione elettronici; tale scenario non è universalmente condiviso, né tantomeno si è realizzato.

UNA NUOVA EGUAGLIANZA O UNA NUOVA DIVISIONE?

La retorica dei nuovi media ha spesso sostenuto l’idea che i media elettronici concorrono a una società più equa

e libera, grazie all’accesso immediato per tutti e senza la mediazione dei potenti interessi che controllano il

contenuto della stampa e dei canali televisivi. Se tutte le famiglie possono disporre delle nuove tecnologie ne

videotopia,

deriva una dove l’accesso universale al capitale culturale e informativo è assicurato a tutti.

Le critiche nei confronti di questo scenario non mancano: nella prospettiva dell’economia politica, ad esempio,

non si ha un grande cambiamento dato che continueranno a essere le grandi multinazionali dell’elettronica e

delle telecomunicazioni a guadagnare. Quanto alla stratificazione sociale della proprietà e dell’accesso, i nuovi

media non sono molto diversi da quelli tradizionali: sono sempre i «ricchi d’informazione» a potersi permettere

l’acquisto e aggiornamento delle tecnologie, aumentando così il divario rispetto ai «poveri d’informazione». In

questo modo, il divario sociale e di informazione accresce anziché diminuire.

I costi e gli impieghi della tecnologia continuano a favorire gli stessi beneficiari già privilegiati, e questo

andamento si accentuerà più i media diventeranno economicamente interessanti.

CAPITOLO 7

LE FONTI DELL’OBBLIGAZIONE NORMATIVA

Nella storia e nel comportamento dell’istituzione mediale sono riconoscibili diversi obblighi non scritti che

hanno orientato e orientano il comportamento dei media nella società.

Le fonti normative più importanti sono quelle che si collocano all’interno dello stesso contesto storico che ha

visto nascere l’istituzione mediale; nella maggior parte delle democrazie ciò ha significato uno stretto legame

fra istituzioni politiche democratiche e la funzione dei media come portatori di informazioni e formatori di

opinione.

Rimangono altre due fonti di influenza: una di queste è rappresentata dalle istituzioni politiche; l’altra è

rappresentata dagli interessi di soggetti e organizzazioni potenti, che tengono sotto stretto controllo la condotta

dei media cercando di proteggersene oppure di influenzarla.

I MEDIA E L’INTERESSE PUBBLICO

«interesse pubblico»:

Concetto di nella sua applicazione ai mass media la sua accezione di base è che nella

società contemporanea i media svolgono determinati compiti importanti, se non fondamentali, nell’interesse

Questo concetto implica la necessità di un sistema mediale che operi secondo gli stessi principi base

generale.

della società, soprattutto in relazione alla all’equità e alla

giustizia, democrazia.

In realtà, questa definizione non ci porta molto lontano, in quanto la maggior parte dei mezzi di comunicazione

di massa non sono concepiti in funzione dell’interesse pubblico in sé ma in funzione di altri obiettivi.

Held descrive due versioni di cosa si debba intendere per interesse pubblico:

1. secondo la quale il problema andrebbe visto in riferimento al giudizio

Concezione «maggioritaria»,

della maggioranza (interesse pubblico come «dare al pubblico ciò che esso vuole»);

2. secondo la quale l’interesse pubblico dovrebbe essere definito in rapporto a

Concezione «unitaria»,

qualche particolare valore o ideologia dominante.

Una cosa è certa: i mass media sono stati ovunque soggetti al controllo e alla regolamentazione con l’idea di

far fare loro ciò che la società vuole che facciano o per evitare che facciano ciò che la società non vuole.

I PRIMI PASSI VERSO LA TEORIA: LA STAMPA COME «QUARTO POTERE»

Le libertà più rilevanti sono quelle ottenute dai primi mezzi di comunicazione a stampa; per questa ragione,

viene spesso usato il termine “teoria della stampa” in riferimento all’informazione e al giornalismo in senso più

generale.

Possiamo affermare che la teoria della stampa “originale” era centrata sul ruolo del giornalismo nel processo

L’espressione coniata da Edmund Burke, si riferisce al potere politico della stampa

politico. «Quarto potere»,

al pari con gli altri tre “poteri” della società inglese del XVIII secolo: i la e i Il potere

Lords, Chiesa Comuni.

della stampa derivava dalla sua capacità di informare e di concedere o negare pubblicità, mentre la sua libertà

principale consisteva nel riportare e commentare deliberazioni, assemblee e atti del governo. In tale tradizione

di pensiero, la libertà di stampa era strettamente legata all’idea di libertà dell’individuo.

John Milton: meccanismo di autocorrezione – la verità liberamente espressa trionferà sicuramente sull’errore

libero mercato

una volta che entrambi vengano diffusi senza limitazioni. Un’altra espressione nota è quella di

delle idee, usata per la prima volta da un giudice americano.

Il contesto storico della battaglia per la libertà di stampa è stato quello dell’antagonismo fra diffusione delle

idee e varie autorità (Chiesa prima e stato dopo). Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la libertà di

stampa, invece di essere il tramite del progresso di libertà e democrazia, si stava trasformando in uno strumento

di profitto e propaganda per le nuovi potenti classi capitaliste e per i “baroni della stampa”.

LA COMMISSIONE AMERICANA SULLA LIBERTÁ DI STAMPA E LA TEORIA DELLA

RESPONSABILITÁ SOCIALE

Commissione d’inchiesta privata.

Nel 1942 fu istituita una Essa costituisce una pietra miliare nella storia

della stampa per diverse ragioni:

Fu la prima di molte inchieste simili, istituite per indagare sull’incapacità dei mezzi di comunicazione di

• venire incontro alle esigenze della società;

Rappresentò il primo momento, dalla conquista della libertà di stampa, in cui veniva contemplata la

• necessità dell’intervento del governo nel sanare i mali della stampa;

La commissione funzionò da modello per altri paesi;

Infine, le conclusioni del rapporto diedero corpo a teorie e pratiche della responsabilità della stampa.

Il rapporto finale della Commissione criticava la stampa per la sua debolezza e per l’accesso limitato a chi non

faceva parte di una ristretta cerchia di privilegiati o di minoranze potenti.

concetto di responsabilità sociale

Esso inoltre elaborò il e precisò i principali criteri che una stampa

responsabile doveva osservare:

1. Fornire un resoconto completo, fedele, esauriente e intelligente degli avvenimenti quotidiani in un

contesto che renda possibile la loro comprensione;

2. Fungere da tribuna per lo scambio di opinioni e critiche e da veicolo dell’opinione pubblica;

3. Rappresentare la complessità della realtà sociale e diffondere gli obiettivi e i valori della società.

La responsabilità sociale doveva ottenersi con l’autoregolamentazione, senza interventi dall’alto, benché in

ultima analisi anche questi potessero essere giustificabili. Secondo la teoria della responsabilità sociale, la

proprietà e l’attività dei media sono una forma di bene pubblico.

L’idea della responsabilità sociale fu tradotta in pratica soprattutto nell’Europa occidentale nei primi due/tre

decenni dopo la seconda guerra mondiale per tre motivi: il desiderio di un nuovo inizio dopo la guerra, la

e

nascita di una politica più «progressista» un’ondata di concentrazione della stampa che aveva risvegliato la

paura di un monopolio privato dei mass media.

Picard «teoria socialdemocratica della stampa»

ha usato l’espressione per descrivere il modello europeo dei

mezzi di comunicazione di massa di quel periodo, basato sul modello dello «stato sociale».

ETICA DEI MEDIA E PROFESSIONALITA’

Un’importante risposta a quelli che venivano considerati i punti deboli della stampa quotidiana di massa è stata

professionalità

lo sviluppo della nel giornalismo; tale professionalità ha assunto varie forme, come

associazioni ordini codici deontologici

l’organizzazione in e e la stesura di relativi alla pratica giornalistica.

Codice deontologico giornalistico: insieme di principi di condotta professionali riconosciuti e controllati dai

giornalisti stessi.

codici deontologici,

Esistono molti a seconda delle consuetudini e delle tradizioni dei vari paesi e a seconda di

chi li formula; la maggior parte di essi si concentra sull’offerta di un’informazione attendibile e che escluda la

possibilità di travisamenti, occultamenti e violazione della e la difesa dell’indipendenza dei giornalisti

privacy

rispetto alle pressioni degli editori e degli inserzionisti.

Laitila, in uno studio comparato dei codici giornalistici, mostra come vi siano molti principi differenti, anche se

l’autrice li classifica in sei tipi di responsabilità:

1. nei confronti del pubblico;

2. nei confronti delle fonti e dei referenti;

3. nei confronti dello Stato;

4. nei confronti dell’acquirente;

5. per l’integrità professionale;

6. per la salvaguardia dello della professione.

status

L’autrice ha potuto constatare che sei principi in particolare sono comuni a quasi tutti i codici presi in

considerazione: veridicità dell’informazione; chiarezza; difesa dei diritti del pubblico; responsabilità nella

formazione dell’opinione pubblica; standard nel confezionare e presentare l’informazione; rispetto

dell’integrità delle fonti. Decalogo di deontologia giornalistica,

Esempio di codice di validità internazionale è il la cui attenzione si

concentra su questioni come l’idea di un “Diritto all’Informazione”, il rispetto dei valori universali e della

diversità delle culture, la promozione dei diritti umani, della pace, del progresso sociale e della democrazia.

Mancini: discute sullo scollamento tra l’adesione tanto conclamata a questa teoria liberale del giornalismo e la

pratica effettiva in numerosi paesi.

LE «QUATTRO TEORIE DELLA STAMPA» E OLTRE

quattro teorie della stampa,

Esistono riguardanti i rapporti tra stampa e società. Recentemente, l’opera che

contiene le quattro teorie è stata sottoposta a una critica e revisione radicale, soprattutto perché nel frattempo è

venuta a cadere una delle teorie, quella del comunismo sovietico (l’obiettivo dei media è la diffusione e il

rinforzo dell’ideale marxista e il raggiungimento di una società senza classi; forte richiamo ai diritti della

società piuttosto che a quelli dell’individuo).

Un aspetto importante dell’impianto del libro era che «la stampa assume sempre le forme e le sfumature delle

strutture sociali e politiche entro cui opera. Soprattutto essa riflette il sistema del controllo sociale».

Le altre tre teorie sono: È in realtà la descrizione di più di due secoli di controllo della stampa da parte di

1) TEORIA AUTORITARIA - autoritario Samuel

diversi regimi repressivi. L’approccio ha il suo principio ispiratore nelle parole di

Johnson: ogni società ha il diritto di preservare la pace e l’ordine pubblico, e quindi ha il buon diritto di

proibire la diffusione di opinioni «tendenzialmente pericolose»;

- Debolezza della teoria libertaria per quattro motivi:

2) TEORIA LIBERTARIA

a. La teoria finisce con l’identificare la libertà di stampa con i diritti di proprietà, trascurando il problema

delle barriere economiche e gli abusi del potere monopolistico della stampa;

b. La libertà di stampa è considerata come concetto negativo, cioè come libertà governo;

dal

c. La teoria è applicabile quasi esclusivamente ai mezzi a stampa e alle funzioni del giornalismo;

d. La teoria è molto vaga riguardo a chi dovrebbe beneficiare del diritto alla libertà.

3) TEORIA DELLA RESPONSABILITA’ SOCIALE.

Il libro sulle ha dato a molte critiche e dibattiti. Numerosi studiosi, tra cui McQuail, hanno

Quattro teorie teoria dello sviluppo

suggerito la necessità di una accanto alle variabili liberale e marxista; ciò permetterebbe

di riconoscere che le società in via di sviluppo e di transizione dal colonialismo all’indipendenza hanno spesso

bisogno di denaro, infrastrutture, competenze e pubblici per sostenere un adeguato sistema mediale in

condizioni di libero mercato.

L’ALTERNATIVA DEL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO

Servizio pubblico radiotelevisivo: sistema regolato dalla legge e finanziato da fondi pubblici (canone

obbligatorio pagato dagli abbonati), con un’ampia libertà d’azione. La sua logica è quella di essere al servizio

dell’interesse pubblico, favorendo le necessità comunicative della società e dei cittadini, così come vengono

stabilite attraverso il sistema politico democratico.

Se esiste una teoria del servizio pubblico radiotelevisivo comune, essa consiste negli obiettivi che si presume

Tali obiettivi

possano essere raggiunti soltanto da una forma pubblica di proprietà e/o di regolamentazione.

pubblico.

servono in genere a definire la nozione d’interesse

Gli obiettivi principali del servizio pubblico radiotelevisivo sono:

COPERTURA GEOGRAFICA UNIVERSALE;

• DIVERSITA’ NELL’OFFERTA;

• QUOTE DI PROGRAMMAZIONE RISERVATE ALLE MINORANZE;

• ATTENZIONE A CULTURA, LINGUA E IDENTITA’ NAZIONALI;

• ATTENZIONE ALLE NECESSITA’ DEL SISTEMA POLITICO;

• MANTENERE L’IMPARZIALITA’ IN QUESTIONI CONTROVERSE;

• ”;

ATTENZIONE ALL “QUALITA’

• INTERESSE PUBBLICO PRIMA DEGLI OBIETTIVI FINANZIARI.

La debolezza principale della “teoria” del servizio pubblico radiotelevisivo sta in uno

due elementi di tensione:

è quello tra la necessaria e l’altrettanto necessario dei finanziamenti ricevuti e degli

indipendenza controllo

obiettivi raggiunti; l’altro è quello tra il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla società nell’interesse

e la necessità di come insieme dei nel mercato dei

pubblico soddisfare le richieste del pubblico consumatori

media.

MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA, SOCIETÁ CIVILE E SFERA PUBBLICA

sfera pubblica:

Concetto di si riferisce a uno “spazio” metaforico che costituisce un’arena più o meno

autonoma e più o meno aperta al dibattito pubblico. Questo “spazio” si situa tra la “base” e il “vertice” della

società (base = sfera privata dei singoli individui; vertice = istituzioni politiche che fanno parte della vita

pubblica). caffè del XVIII secolo,

La prima versione storica della sfera pubblica è rappresentata dai dove s’incontrava chi

partecipava attivamente alla vita politica discutendo ed elaborando progetti politici; obiettivo principale era

quello di attraverso un’opinione pubblica informata e influente. La prima

mantenere il controllo sul governo

forma di spazio pubblico è definita come una sfera pubblica “borghese”; in seguito, la comunicazione di massa

prese il posto della discussione interpersonale tra le élite.

Habermas è piuttosto pessimista sulla sorte della democrazia nell’epoca moderna: secondo il sociologo tedesco,

infatti, i media tendono a il loro pubblico piuttosto che aiutarlo nella formazione di un’opinione

manipolare

razionale.

LA TEORIA NORMATIVA DEI MEDIA:QUATTRO MODELLI

Quattro modelli sintetizzano la teoria normativa dei media:

Si basa sulla vecchia teoria libertaria che identifica la

1) MODELLO LIBERAL-PLURALISTA O DI MERCATO –

libertà di stampa con la libertà di proprietà e disponibilità dei mezzi di pubblicazione senza interferenze

dello stato. Il modello esalta l’individuo e i suoi bisogni, e definisce l’interesse pubblico come ciò che

interessa al pubblico. – Il diritto di libertà di

2) MODELLO DELLA RESPONSABILITA’ SOCIALE O DELL’INTERESSE PUBBLICO

pubblicazione si accompagna a obblighi nei confronti della società che vanno oltre l’interesse personale; la

responsabilità dei media sarà garantita dall’autoregolamentazione, ma non è escluso l’intervento del

governo. Saranno attivati i meccanismi di verifica della condotta nei confronti del pubblico.

– La scelta dei ruoli verso la società e la tutela degli standard relativi

3) MODELLO PROFESSIONALE

appartengono alla “stampa” e alla professione giornalistica. I giornalisti sono i veri eredi delle battaglie del

passato per la libertà e la democrazia e sono ancora i migliori garanti dell’interesse pubblico.

– Modello applicato ai media minori; sottolinea i diritti delle subculture,

4) MODELLO ALTERNATIVO

promuovendo i rapporti intersoggettivi e un forte senso della comunità. Valori comuni: importanza

accordata alla piccola scala e all’organizzazione dal basso, partecipazione, comunità, finalità condivise fra

produttori e pubblico, opposizione ai poteri dello stato e dell’industria.

CAPITOLO 8

I MEDIA, UN’INDUSTRIA SPECIALE

I media si sono evoluti storicamente secondo l’immagine forte di avere un’importante funzione da svolgere

nella vita pubblica e di essere essenzialmente qualcosa che appartiene all’ambito pubblico.

L’operato dei media è stato una preoccupazione costante che si è riflessa in complesse teorie su quelli che

dovrebbero essere i loro doveri verso la società ma anche in meccanismi per favorirli o limitarli in nome di un

presunto «interesse pubblico». Ciò nonostante, i media devono operare in tutto o in parte secondo i dettami

di mercato.

dell’economia

PROSPETTIVE TEORICHE ALTERNATIVE

Non esiste una definizione comune dell’istituzione media che prescinda dai diversi contesti nazionali e sociali

in cui opera.

- Si può adottare una guardando alla peculiarità dei media come imprese

prospettiva economico-industriale,

economiche.

- Un’altra prospettiva è quella offerta dalla con particolare riferimento ai processi di

teoria economico-politica,

concentrazione e ai poteri della proprietà;

- Una terza possibilità è esaminare le strutture mediali dal punto di vista dell’interesse e alla luce di

pubblico

criteri normativi;

- Infine, si può guardare all’istituzione mediale da un punto di vista interno o in quanto distinto

professionale,

dalle idee esterne su come i media dovrebbero operare. economia, politica

Si può raffigurare la posizione dei media come al centro di tre forze principali: e

tecnologia.

LE PRINCIPALI QUESTIONI

Un’analisi teorica è possibile solo se prima s’identificano determinati problemi o questioni generali.

differenze,

Innanzitutto, la questione delle cioè come i media si differenziano l’uno dall’altro sotto il profilo

economico e politico o come e perché le istituzioni nazionali dei media hanno strutture e forme di controllo

diverse. dinamica

Un’altra questione teorica concerne l’attuale delle industrie mediali; si manifestano tendenze verso la

concentrazione, l’integrazione e l’internazionalizzazione dell’attività mediale. de-

Anche le politiche dei media sono caratterizzate da direzioni apparentemente opposte, soprattutto tra

regulation re-regulation.

(e privatizzazione) e

STRUTTURA DEI MEDIA E LIVELLI DI ANALISI

«Sistema dei media»: insieme dei mezzi di comunicazione di massa in una determinata società nazionale.

Talvolta un sistema dei media può essere unito da una comune logica politico-economica. Molti paesi hanno

sistemi “misti”, con elementi privati e pubblici; in molti casi esiste un unico Ministero delle Comunicazioni

responsabile di tutto il settore dei media, privati e pubblici.

All’interno di un sistema si trovano diversi tipi di media, definiti anche “settori”; sono numerosi i fattori di

differenziazione ma anche di integrazione tra i settori. Nel caso dei grandi gruppi multimediali e multinazionali,

occorre distinguere un altro livello di analisi: quello aziendale o d’impresa.

Inoltre, può essere anche utile individuare un particolare prodotto mediale (un libro, un film) come unità

distinta.

PRINCIPI ECONOMICI DELLA STRUTTURA MEDIALE

DIFFERENTI MERCATI MEDIALI E FONTI DI REDDITO

I mercati sono definibile in termini di luogo, individui, tipo di reddito e natura del prodotto o servizio. Una

mercato dei consumatori

differenza importante è quella tra il per i prodotti mediali (a sua volta suddiviso in

mercato per i prodotti che devono soddisfare un singolo consumatore – libri, videocassette, giornali - e mercato

mercato pubblicitario,

per i servizi mediali continui – televisione via cavo o media on-line) e il dove un

servizio è venduto agli inserzionisti sotto forma di accesso pubblico.

PUBBLICITÁ E VENDITA AI CONSUMATORI: DUE TIPI DI INTROITI

vendita diretta ai consumatori pubblicità

La distinzione tra le due principali fonti di reddito – e – attraversa

le differenze tra media, anche se alcuni media sono inadatti alla pubblicità, altri possono operare in entrambi i

mercati e altri ancora sireggono solo sulla pubblicità.

Più i media dipendono dalle risorse pubblicitarie, meno indipendente è il loro contenuto dagli interessi degli

inserzionisti e dell’industria.

Dal punto di vista economico, il fatto di operare nei differenti mercati solleva altre questioni: una è quella del

perché i media sostenuti dalla pubblicità si ripagano prima ancora di essere prodotti, mentre nel

finanziamento,

mercato dei consumatori le entrate seguono l’esborso iniziale; l’altra è che i media che si reggono sulla

pubblicità sono valutati in base al raggiunti da particolari messaggi.

numero e tipo di consumatori

PENETRAZIONE E DIVERSITÀ DEL MERCATO DEI MEDIA(???)………………………………………………

CONCORRENZA PER LE RISORSE FINANZIARIE

Tunstall: «la concorrenza per un’unica fonte di reddito si traduce in un’uniformità imitativa». Questo spiega la

“bassa” qualità dei network televisivi nordamericani che sono finanziati quasi soltanto dalla pubblicità dei

di massa. Tunstall sostiene che un grande mercato indifferenziato di questo tipo “massimizza il potere

consumi

dei potenti”.

STRUTTURE DI COSTO fissi»

Una delle particolarità dei mass media rispetto ad altre imprese è il possibile tra: «costi

squilibrio

variabili»

(impianti, attrezzature e rete distributiva) e «costi (materiali, software, lavoro).

E’ nella natura del prodotto mediale avere un altissimo costo di “prima copia”; ciò rende i media tradizionali

vulnerabili alle fluttuazioni della domanda e della spesa pubblicitaria. Inoltre, gli alti costi fissi scoraggiano le

nuove imprese che aspirano a entrare nell’industria mediale. I nuovi media sembrano avere costi più bassi

rispetto a quelli tradizionali, con una maggiore facilità di accedere così al mercato.

PROPRIETÀ E CONTROLLO proprietà. Altschull:

Fondamentale è anche la questione della Seconda legge del giornalismo di “I contenuti

dei media rispecchiano sempre gli interessi di quelli che li finanziano”.

Quasi tutti i media sono finanziati da fonti differenti, cioè investitori privati, inserzionisti, consumatori, governi.

La maggior parte dei media appartiene a tre categorie di proprietari: imprese commerciali, enti privati senza fini

e

di lucro settore pubblico.

GLI EFFETTI DELLA PROPRIETÀ(????)……………………………………………………………………………..

CONCORRENZA E CONCENTRAZIONE

concorrenza

La dovrebbe portare alla diversità, favorire la varietà, e invece porta al monopolio o almeno

all’oligopolio.

concentrazione

La dei media si distingue in:

modello di proprietà che si estende a differenti stadi di produzione e distribuzione

Concentrazione verticale:

o (es. casa cinematografica che acquista sale) o che si allarga geograficamente (es. un quotidiano nazionale

che compra dei giornali cittadini o locali);

riguarda le fusioni all’interno dello stesso mercato (fusione di aziende che

Concentrazione orizzontale:

o operano in differenti settori industriali).

ATRI EFFETTI DELLA CONCENTRAZIONE

De Ridder distingue tre livelli di concentrazione:

Proprietario:

1. riguarda i sempre maggiori poteri della proprietà o di emittenti televisive;

Editoriale:

2. il grado d’indipendenza editoriale è difficile da valutare;

Dei pubblici:

3. riguarda il controllo di quali e quante quote di mercato.

GRADI DI CONCENTRAZIONE

grado di concentrazione mediale

Il è dato dal grado in cui le imprese maggiori controllano produzione,

occupazione, distribuzione e consumo; esso può variare dalla concorrenza perfetta al monopolio totale, con

varie sfumature intermedie.

La ragione principale che spinge alla concentrazione è soprattutto la ricerca di economie di scala e di mercati

Un’ulteriore spinta alla concentrazione viene dalla Murdock osserva

sempre più grandi. ricerca di «sinergie».

che «in un sistema culturale costruito sulle sinergie di più non significa diverso; significa la stessa solita merce

che appare in differenti mercati e in una varietà di confezioni». Una situazione di questo tipo porta alla

concentrazione verticale, poiché l’unico modo di sopravvivere e crescere.

LA «GOVERNANCE» DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA

governance

Il termine è usato per indicare il complesso di leggi, regolamenti, regole e convinzioni che servono

finalità di controllo nell’interesse generale, compreso quello delle industrie mediali. La si riferisce

governance

anche a numerosi meccanismi informali, interni ed esterni ai media, tramite i quali questi sono “manovrati”

verso molteplici obiettivi.

Essenzialmente, la comporta certi standard o finalità, insieme a certe procedure più o meno rigide

governance

per garantirne la realizzazione o il controllo.

LA REGOLAMENTAZIONE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA: MODELLI

ALTERNATIVI

IL MODELLO DELLA STAMPA LIBERA

libertà

Il modello base per la stampa è di da ogni regolamento e controllo del governo che potrebbe significare

censure o limitazioni. Tuttavia questo modello è spesso alterato dalle politiche d’intervento pubblico per

garantire i benefici generali che ci si aspetta da una stampa libera e indipendente. La stampa spesso riceve sia

protezione legale che sussidi economici; l’una e gli altri comportano una qualche forma, per quanto benigna, di

controllo e sorveglianza pubblica.

Questo modello si applica anche all’editoria libraria e a quasi tutti gli altri mezzi a stampa.

IL MODELLO RADIOTELEVISIVO

La radio e la televisione sono stati oggetto fin dall’inizio di forte irreggimentazione fino agli anni’80, quando le

nuove tecnologie e il nuovo lima ideologico hanno ribaltato la tendenza.

modello radiotelevisivo

Il pubblico ha parecchi supportati da politiche e regolamenti. In genere ci

tratti tipici

sono leggi per regolamentare l’industria dei media e una qualche forma di burocrazia del servizio

ad hoc

pubblico per rendere operanti queste leggi.

Anche se il servizio pubblico contempla quasi sempre qualche forma di finanziamento dallo stato, spesso

esistono anche fonti di reddito indipendenti (pubblicità). privatizzazione

La crisi del modello radiotelevisivo pubblico è stata contrassegnata dalla tendenza alla e alla

commercializzazione; ciò ha comportato il trasferimento delle reti e delle attività dalla proprietà pubblica a

quella privata.

IL MODELLO DEL VETTORE UNIVERSALE

Riguarda i servizi come posta, telefono e telegrafo, incaricati soltanto della distribuzione e che, in quanto

universali, devono essere aperti a tutti. Questi media sono stati oggetto di una pesante regolamentazione

dell’infrastruttura e dello sfruttamento economico, ma di una regolamentazione molto marginale del contenuto,

al contrario della radiotelevisione. «convergenza»

La principale minaccia per la praticabilità di perpetuare questi tre modelli viene dalla

tecnologica tra modi di comunicazione che rende sempre più artificiale e arbitraria la separazione sul piano

delle regole tra stampa, radiotelevisione e telecomunicazioni.

Per ora sopravvive una logica politica e regolatoria che, però, non durerà a lungo.

LO STATUTO IBRIDO DI INTERNET

Internet è un mezzo di comunicazione molto libero; tuttavia, la sua libertà manca di una formale protezione

giuridica e appare sempre più vulnerabile. Non è ancora molto chiaro quale sia il suo statuto in rapporto ai tre

modelli delineati.

La regolamentazione è difficile a causa del suo carattere transnazionale, della sua diversità di funzioni e

“incorporeità”; esiste una varietà di organismi di autoregolamentazione e direzione nazionali e internazionali,

ma le loro responsabilità e i loro poteri sono piuttosto limitati.

CAMBIAMENTI DI PARADIGMA NELLE POLITICHE DEI MEDIA

McQuail: nel corso di un secolo di sviluppo della comunicazione possiamo individuare delle

tre fasi principali

politiche dei media.

Prima fase: fase della - dalla fine del XIX secolo fino alla comparsa

NASCITA DELLE POLITICHE DEI MEDIA

• della radio negli anni ‘20. In questa fase non è ravvisabile un obiettivo uniforme nelle politiche adottate, al

di là degli interessi strategici del governo e della nazione.

- apice nell’Europa anni ’70. Comincia con il riconoscimento

Seconda fase: fase del SERVIZIO PUBBLICO

• della necessità di una legislazione per il sistema radiotelevisivo, ma con la consapevolezza dell’importanza

dei media per la vita politica, sociale e culturale. Viene introdotta la nuova idea di «welfare della

comunicazione». Le politiche dei media promuovono obiettivi culturali e sociali e proibiscono certi tipi di

comportamento che potrebbero danneggiare la società.

Terza fase: – E’ il risultato di molte tendenze, in particolare

NUOVO PARADIGMA

• dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione e della convergenza. Questa fase, fondata sulla centralità

delle telecomunicazioni, è caratterizzata da una tendenza all’innovazione, alla crescita e alla concorrenza su

scala globale. Gli obiettivi economici hanno preso il posto del welfare sociale e politico, mentre i valori di

quest’ultimo sono stati ridefiniti.

SISTEMI MEDIALI E SISTEMI POLITICI

A proposito dei legami tra sistemi mediali e sistemi politici è utile indicare alcune connessioni relative alla

struttura, condotta prestazione.

alla e alla Innanzitutto, ogni paese ha un corpus di leggi e regolamentazioni

che garantisce diritti e libertà e stabilisce obblighi e limiti anche ai media più liberi.

I proprietari dei media hanno interessi finanziari e strategici che richiedono influenza sulle decisioni politiche;

inoltre, i quotidiani offrono molto spesso appoggio a un partito politico.

A livello di prestazione, infine, la politica segna il contenuto della maggior parte dei mass media quotidiani: la

politica non può fare a meno dei media, e i media non riusciamo a concepirli senza politica.

Hallin e Mancini propongono tre modelli desunti dalla situazione di un certo numero di democrazie

contemporanee:

1) predominano i meccanismi di mercato;

Modello liberale:

2) i media commerciali e i media politicizzati coesistono e lo stato ha

Modello democratico - corporativo:

un ruolo discreto;

3) i media sono integrati alla politica e lo stato ha un ruolo forte.

Modello pluralista polarizzato:

CAPITOLO 9

LE ORIGINI

Il libro e la stampa hanno conosciuto sin dalla loro nascita un certo grado d’internazionalismo. Il cinema, nei

primi anni, è rimasto entro i confini nazionali, almeno fino alla fine della prima guerra mondiale; la sua

diffusione successiva rappresenta il primo vero esempio di un mezzo di comunicazione di massa

transnazionale. agenzie di stampa

I principali giornali, sin dalla metà del XIX secolo, hanno fatto largo uso di grandi che si

servivano del sistema telegrafico internazionale, e le notizie dall’estero rappresentavano l’offerta principale dei

giornali di tutto il mondo. All’inizio del XX secolo i governi cominciarono a scoprire i vantaggi dell’utilizzo

dei media per obiettivi di propaganda internazionale e interna. Dalla seconda guerra mondiale numerosi paesi si

sono serviti della radio per fornire un servizio mondiale d’informazione e cultura.

La televisione rimane forse ancora il primo fattore di influenza di tale processo di globalizzazione, in parte

perché, come nel caso del cinema, la sua natura di mezzo essenzialmente visivo le permette di oltrepassare le

barriere della lingua.

LE NUOVE FORZE MOTRICI: TECONOLOGIA ED ECONOMIA

fattore tecnologico

Il ha sicuramente dato un notevole impulso alla globalizzazione; l’arrivo dei satelliti

televisivi alla fine degli anni ’70 ha posto fine al principio di sovranità nazionale dello spazio del broadcasting

e ha reso difficile ogni resistenza alla trasmissione televisiva dall’estero dei confini nazionali.

forza motrice

Per quanto la tecnologia abbia dato un notevole impulso alla globalizzazione, la principale che

economica.

ha permesso tale processo è stata quella Le organizzazioni televisive hanno sempre sostenuto costi

elevatissimi per riempire i palinsesti con materiali originali o nazionali; l’espansione della televisione a partire

dagli anni ’80 è stata guidata da interessi commerciali e ha alimentato la richiesta d’importazione, oltre ad aver

incoraggiato la nascita di nuove industrie di produzione audiovisiva. pubblicità,

Una componente importante della comunicazione di massa internazionale è la legata alla

globalizzazione di molti prodotti, riflesso del carattere internazionale di molte agenzie pubblicitarie e del

dominio del mercato da parte di poche marche; un risultato è l’apparizione dello stesso messaggio pubblicitario

in paesi diversi.

PROPRIETÀ E CONTROLLO INTERNAZIONALE DEI MEDIA concentrazione

La recente fase della «rivoluzione delle comunicazioni» è stata segnata dal fenomeno della

mediale in senso sia della transnazionalizzazione che della multimedialità, il cui risultato è che le industrie

mediali di tutto il mondo sono sempre più dominate da un ristretto numero di potenti compagnie. Nonostante

l’alta visibilità di questi magnati dei media, la tendenza è verso modelli di proprietà e di gestione più

impersonali; alcuni contenuti mediali portano già di per sé alla globalizzazione della proprietà e del controllo

nella produzione e distribuzione: si tratta di “notizie estere”, film, prodotti dell’industria discografica, serialità

televisiva e libri. Le notizie sono state il primo prodotto a essere “mercificato” in questo modo, grazie alla

nascita delle agenzie di stampa internazionali.

agenzie di stampa globali

La nascita delle nel XX secolo è stata resa possibile dalla tecnologia e incoraggiata

dalle guerre, dai commerci, dall’imperialismo e dall’espansione industriale. Le agenzie sono, di fatto, fornitori

“all’ingrosso” di notizie intese come merci.

L’esempio più lampante d’internazionalizzazione della proprietà, della produzione e della distribuzione dei

della musica pop,

media è quello dell’industria dove la fetta maggiore del mercato è nelle mani di cinque

grandi compagnie. 2 , così che esse

La globalizzazione e la concentrazione delle grandi compagnie porta alla formazione di cartelli

si trovano ad essere in competizione tra loro e allo stesso tempo a operare insieme, unite inoltre da relazioni

nella proprietà. Le diverse compagnie si trovano anche a co-gestire le entrate, la produzione, l’acquisto dei film

e la spartizione dei mercati locali.

LA VARIETÀ DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA GLOBALI

La «comunicazione di massa globale» è un fenomeno sfaccettato, che assume varie forme. Tra queste abbiamo:

2 Accordo tra imprenditori di uno stesso ramo di produzione, allo scopo di regolamentare la concorrenza e stabilire

alcune norme di mercato secondo un interesse comune.

La trasmissione o distribuzione diretta di canali mediali o di pubblicazioni complete da un paese a un altro;

• Alcuni media specificatamente internazionali (Mtv, Cnn, Bbc);

• Contenuti di vario tipo importati e inseriti nell’offerta nazionale;

• Formati e generi di origine straniera, adattati o rielaborati per adeguarli al pubblico nazionale;

• Notizie internazionali mostrate dai media nazionali;

• Contenuti vari (eventi sportivi, pubblicità) di origine o riferimento stranieri;

• Il World Wide Web.

E’ chiaro da questi esempi che non esiste una netta linea di demarcazione tra contenuti mediali «globali» e

«nazionali». La comunicazione di massa è quasi per definizione di natura «globale», anche se la lingua e la

cultura sono barriere naturali alla globalizzazione.

IMPERIALISMO CULTURALE E OLTRE

Subito dopo la seconda guerra mondiale, i mass media erano visti come uno dei più promettenti canali di

modernizzazione (= occidentalizzazione); secondo questa prospettiva, il flusso dei mezzi di comunicazione di

massa dall’Occidente sviluppato al mondo meno sviluppato era un fattore positivo.

Il nuovo imperialismo mediatico sembrava nascere dalla richiesta di cultura popolare da parte del pubblico di

massa; naturalmente, non era il pubblico a scegliere, ma i media nazionali (in base ragioni economiche).

«imperialismo mediatico»:

Concetto di tentativo consapevole di dominare, invadere o sovvertire lo “spazio

culturale” altrui con un certo grado d’imposizione in tale relazione. Si tratta di una relazione diseguale in

termini di potere, e che implica una qualità ideologica nei contenuti trasmessi spesso interpretata in termini di

“valori occidentali” (individualismo, materialismo, secolarismo).

Ai critici dell’imperialismo mediale globale si sono opposti i sostenitori del libero mercato, i quali considerano

lo squilibrio del flusso comunicativo come una caratteristica normale del mercato dei media, dagli effetti

positivi per tutti.

Biltereyst descrive queste due posizioni come paradigmi:

1. si basa sui dati quantitativi del flusso comunicativo e su limitate

PARADIGMA DELLA DIPENDENZA:

interpretazioni delle tendenze ideologiche dei contenuti, senza prove empiriche degli effetti ipotizzati;

2. : ritiene che gli effetti siano minimi dal momento che il pubblico

PARADIGMA DEL LIBERO FLUSSO

compie volontariamente le proprie scelte – neutralità culturale e ideologica dei prodotti mediali

commercializzati globalmente.

LA RIVALUTAZIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE

La tesi dell’imperialismo culturale è stata soppiantata dalla più recente tendenza a inquadrare le stesse questioni

globalizzazione.

nella cornice della Secondo le visioni positive della globalizzazione, lo spazio simbolico

comune può essere ampliato, e i limiti di spazio e tempo associati a sistemi mediai nazionali sono facilmente

superabili. La globalizzazione della cultura può essere vista anche positivamente rispetto ai tratti di

etnocentrismo, nazionalismo e xenofobia che hanno caratterizzato alcuni media nazionali.

Molte delle argomentazioni che si rifanno alla tesi dell’imperialismo mediale tendono a considerare la

comunicazione di massa globale come come se i media “trasmettessero” idee e

un processo di causa ed effetto,

significati dall’emittente al ricevente; in realtà, è necessario prendere maggiormente in considerazione la

partecipazione attiva del pubblico nel rielaborare i significati assunti dai mass media.

La teoria contemporanea supporta l’idea che l’”invasione” mediale possa talora essere o

contrastata ridefinita

secondo l’esperienza e la cultura locale. Questa prospettiva sulla globalizzazione si fonda sull’idea che il flusso

internazionale dei mass media è un’offerta che nasce da una domanda, e va compreso nei termini dei desideri e

delle necessità dei riceventi.

IL MERCATO GLOBALE DEI MEDIA

Alla fine della seconda guerra mondiale, il predominio dei media americani era un dato di fatto, ma i paesi

usciti dal conflitto posero dei limiti all’importazione e incoraggiarono le industrie cinematografiche nazionali

nascenti. Lo sviluppo del servizio televisivo diede priorità allo sviluppo e alla salvaguardia dell’identità

culturale nazionale.

Questi atteggiamenti sono stati modellati da due fattori principali:

Il progetto politico-culturale di un’Europa più unita;

1) L’obiettivo di creare un grande mercato interno europeo.

2)

Grazie al compromesso che ne è risultato, l’Unione Europea mantiene delle politiche che assicurano qualche

protezione alla industrie cinematografiche e televisive europee, ma il deficit riguardo a tali prodotti rimane

inalterato (anche se in ogni paese europeo i programmi televisivi più amati sono quasi sempre produzioni

interne).

Il prezzo delle esportazioni statunitensi è sempre definito in base alla particolare situazione del mercato, ed è

previsto uno “sconto culturale” in base al grado di affinità tra esportatore e importatore. Il contenuto importato

dagli Stati Uniti rientra quasi totalmente nella categoria della fiction.

IDENTITÀ NAZIONALE E CULTURALE

Identità culturale: al cuore della questione sta l’idea che una cultura mediale d’importazione impedisca lo

sviluppo della cultura indigena della nazione ricevente. Alla base di tali questioni c’è la convinzione che l

culture sono l’inalienabile patrimonio collettivo di nazioni e regioni, ma che sono anche realtà assai sensibili

alle influenze straniere.

Schlesinger collettiva,

propone un approccio fondato sul concetto generale d’identità la quale dura nel tempo

ed è refrattaria al cambiamento, anche se per sopravvivere deve essere consapevolmente espressa, rinforzata e

trasmessa.

VERSO UNA CULTURA MEDIALE GLOBALE?

Cultura mediale globalizzata: è possibile che l’internazionalizzazione dei media porti a una maggiore

sincronizzazione culturale. Hamelink,

omologazione o a una Secondo questo processo «implica che le

decisioni riguardanti lo sviluppo culturale di un paese siano prese in accordo con gli interessi e le necessità di

una nazione centrale potente»; esse vengono quindi imposte senza riguardo alle necessità della nazione

subordinata. Il risultato è che le culture sono e

meno distinte, meno integre meno esclusive.

Un altro studioso osserva che stiamo andando incontro a una forma di cultura svincolata da spazio e tempo;

cultura postmoderna,

alcuni di questi punti possono essere visti in connessione con le caratteristiche della la

quale è per definizione al di fuori di spazio e tempo e priva di fondamenti morali o significati stabili.

LA «GOVERNANCE» GLOBALE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE

I seguenti organismi svolgono una varietà di ruoli chiave nel sistema emergente di globale dei

governance

mezzi di comunicazione:

L’Unione internazionale per le telecomunicazioni cura gli standard tecnici delle telecomunicazioni, la

o ripartizione delle frequenze, le orbiti dei satelliti, ecc.;

L’Organizzazione mondiale per il commercio ha un potere immenso in materia economica;

o L’Organizzazione delle Nazioni unite per la cultura, la scienza e l’educazione (Unesco) ha un’ampia

o competenza in materie culturali ed educative;

L’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale ha lo scopo principale di armonizzare la

o legislazione e di risolvere le dispute sui diritti d’autore;

L’Ente internazionale per l’assegnazione di nomi e numeri è un’organizzazione privata, volontaria che ha

o la funzione di allocare indirizzi e nomi di dominio in Internet.

Le condizioni principali per lo svilupparsi di questa cultura globalizzata sono:

Esistenza di un LIBERO MERCATO dei prodotti mediali;

• Effettivo DIRITTO ALL’INFORMAZIONE (libertà politica, di parola…);

• Serie di TECNOLOGIE.

CAPITOLO 10

METODI DI RICERCA E PROSPETTIVE

strutture istituzionali

Le (es. dimensioni e forme di proprietà) sembrano avere conseguenze dirette sulla

condotta prestazione,

di particolari organizzazioni mediali, che a sua volta influenza la nel senso della quantità

e del tipo di contenuto prodotto e offerto al pubblico. Il metodo di ricerca predominante in questo campo è stata

l’intervista approfondita o l’osservazione partecipante dei professionisti sul posto di lavoro.

In generale, la teoria formulata sulla base della ricerca nelle organizzazioni mediali dimostra che il contenuto è

sistematicamente influenzato più da routine, pratiche e scopi organizzativi che da fattori ideologici o personali.

PRINICPALI QUESTIONI

Shoemaker Reese

e individuano cinque approcci riguardanti l’influenza di fattori strutturali e organizzativi sul

contenuto:

1. IL CONTENUTO RISPECCHIA LE REALTA’ SOCIALE;

2. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLA SOCIALIZZAZIONE E DAGLI ATTEGGIAMENTI DEI LAVORATORI

DEI MEDIA;

3. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLE ROUTINE ORGANIZZATIVE;

4. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLE ISTUTUZIONI E FORZE SOCIALI;

5. IL CONTENUTO E’ IN FUNZIONE DELLE IDEOLOGIE E DIFENDE LO STATUS QUO.

LIVELLI DI ANALISI

Il termine «organizzazione mediale» è ispirato in origine soprattutto al modello di un quotidiano indipendente,

all’interno del quale tutte le principali attività convivevano più o meno sotto lo stesso tetto. Questo modello non

si può considerare tipico per i media in generale: infatti, è praticamente impossibile applicarlo alla maggior

parte dei cosiddetti nuovi media.

La diversità delle forme di organizzazione va di pari passo con la diversità dei grandi gruppi occupazionali

qualificabili come “comunicatori di massa”: magnati di cinema e stampa, attori, produttori, registi,

sceneggiatori, scrittori, ecc. La maggior parte di queste categorie possono essere suddivise anche secondo il tipo

di mezzo, la dimensione e lo status del lavoro organizzativo, lo status occupazionale e così via.

L’ORGANIZZAZIONE MEDIALE IN UN CAMPO DI FORZE SOCIALI

Si possono identificare cinque principali tipi di relazione che vanno presi in esame per riuscire a comprendere

le condizioni dell’attività organizzativa e il ruolo del comunicatore di massa:

Con la società;

• Con i gruppi di pressione;

• Con i proprietari, i clienti e i fornitori;

• Con il pubblico;

• All’interno dell’organizzazione.

RELAZIONI CON LA SOCIETÀ

IL RUOLO DEL GIORNALISTA

I ruoli che i media possono svolgere nella società sono almeno di due tipi: uno più attivo e partecipante e uno

Cohen ruolo del giornalista:

più neutrale. distingue del

due autorappresentazioni

cronista “neutrale”,

Quello del che evoca l’idea della stampa che informa e interpreta;

o cronista “partecipante”,

Quello del che racchiude l’idea di una stampa rappresentativa dell’opinione

o pubblica, critica verso il governo, schierata e impegnata politicamente.

La ricerca mostra che i giornalisti preferiscono il ruolo neutrale, informativo, in sintonia con l’importanza che

la maggior parte dei giornalisti dà all’obiettività come valore cardine della professione. La preferenza per

l’obiettività si accorda anche alla logica commerciale dell’impresa mediale, visto che le posizioni di parte

penalizzano l’audience.

Weaver Wilhoit

e usano una triplice articolazione del ruolo del giornalista:

Ruolo d’interprete:

1) analizzare e interpretare questioni complesse, controllare le dichiarazioni del

governo, discutere sulle scelte politiche nazionali;

Ruolo di divulgatore:

2) informare tempestivamente il pubblico, rivolgersi ad un pubblico più ampio

possibile;

Ruolo di antagonista

3) verso governo e industria. Molto più debole che in passato ma ritenuto ancora

valido da una maggioranza di giornalisti.

IL TEMA DELLA PROFESSIONALITÀ

Non è ancora del tutto chiaro in che cosa consista realmente la qualità professionale del giornalista. Schudson

professione fluida

definisce il giornalismo una a causa dell’assenza di confini chiari.

Tuchman: i risultati della sua ricerca sul lavoro giornalistico portano a concludere che la professionalità in

questo campo ha finito per essere definita in base ai bisogni dell’impresa editoriale; il massimo della

professionalità è l’esercizio di un’abilità nel confezionare il prodotto-notizia richiesto, caratterizzato da un

alto grado di obiettività, contrassegnata, a sua volta, da un’ossessiva fedeltà ai fatti e neutralità di

atteggiamento.

Il problema se il giornalismo vada considerato come una professione rimane aperto, sia dentro che fuori il

mondo dei mezzi di comunicazione di massa.

GIORNALISMO ON-LINE Bardoel

Il giornalismo on-line è ancora un’entità incerta. individua le seguenti caratteristiche chiave del

giornalismo on-line: interattività, ipertestualità, multimedialità, asincronia.

Una caratteristica della situazione odierna è lo sforzo di conservare un confine fra il giornalismo tradizionale e

quello on-line.

Un elemento interessante della critica al giornalismo on-line è la tesi che esso sia nel complesso più “diretto dal

mercato” e commerciale del giornalismo tradizionale, nonostante la sua pretesa di essere più autonomo.

RAPPORTI CON I GRUPPI DI PRESSIONE D’INTERESSE

La relazione fra media e società si articolano spesso in molteplici azioni di gruppi di pressione, i quali si

prefiggono d’influenzare l’informazione dei media. Anche se i media sono cauti di fronte alle pressioni, è

dimostrato che gli enti esterni riescono a influenzarne il contenuto, soprattutto quando sono messi in pericolo

gli interessi commerciali dei media o quando è temuta una cattiva pubblicità.

RAPPORTI CON PROPRIETARI, CLENTI E FORNITORI autonomia

La questione, qui, riguarda il grado in cui le organizzazioni mediali possono rivendicare una propria

proprietà soggetti economici

rispetto alla e agli altri (azionisti, inserzionisti, sponsor).

INFLUENZA DELLA POPRIETÀ

E’ indubbio che nei media commerciali la proprietà ha l’ultima parola sul contenuto; tuttavia, esistono anche

consuetudini non meno forti nel giornalismo a tutela dell’autonomia decisionale dei direttori in casi particolari.

Schultz

Lo studio di sui giornalisti australiani mostra una forte propensione per il ruolo di quarto potere ma

anche il riconoscimento che questo viene spesso compromesso da pressioni da parte della proprietà.

INFLUENZA DEGLI INSERZIONISTI

E’ chiaro che la struttura di quasi tutta l’industria dei mass media nei paesi capitalistici rispecchia gli interessi

inserzionisti.

degli

Baker osserva che «gli inserzionisti pubblicitari sono i primi censori del contenuto mediale negli Stati Uniti

oggi»; egli cita il caso d’inserzionisti che usano il loro potere di mercato per tentare di bloccare particolari

informazioni potenzialmente dannose per i loro interessi. Le pressioni vengono esercitate sotto diverse forme,

magari difficili da individuare e comunque non necessariamente illegali.

Le organizzazioni mediali più esposte alla pressione degli inserzionisti sono quelle i cui unici introiti vengono

dalla pubblicità, mentre i media economicamente forti sono quelli più in grado di respingere le pressioni, poiché

attingono a fonti di finanziamento equilibrate.

RAPPORTI CON IL PUBBLICO

Anche se il pubblico è il cliente più importante di ogni organizzazione mediale, dalla ricerca sembra emergere

che il pubblico viene considerato scarsamente importante da molti professionisti dei media.

OSTILITÀ VERSO IL PUBBLICO?

Altheide osserva che la ricerca del grande ascolto da parte delle stazioni televisive da lui studiate era guidata da

una visione cinica del pubblico come stupido, incompetente e rozzo.

Schultz

Nel suo studio sui giornalisti australiani, scopre una diffusa resistenza ad accettare l’idea della

necessità di andare incontro al pubblico; l’autrice associa questo con la scarsa capacità di comprendere

l’opinione pubblica e con l’insofferenza verso i meccanismi di verifica e responsabilità.

E’ possibile che l’ostilità verso il pubblico sia stata ingigantita dai professionisti dei media intervistati dai

ricercatori; l’ostilità per gli indici di ascolto e altre statistiche sul consumo, che sono uno strumento di

pianificazione aziendale che dice poco o nulla sul pubblico reale, non deve essere necessariamente confusa con

una visione negativa del pubblico.

IMMAGINI DEL PUBBLICO

Dato che è impossibile conoscere un pubblico numeroso e variegato, una comoda soluzione è crearsi

astratta Gans:

un’immagine dello specifico destinatario. «il pubblico partecipa alla creazione di un film

attraverso l’immagine che ne ha l’ideatore».

Comunicare a un destinatario spesso indefinibile continuerà a essere una sfida per qualsiasi comunicazione.

Pekurny,

Come osserva il riscontro degli indici di ascolto non è in grado di dirti come migliorare i programmi

televisivi; egli afferma che il «vero meccanismo di non è il pubblico degli spettatori a casa ma gli

feedback»

sceneggiatori, i produttori, gli attori e i dirigenti stessi del network.

L’INFLUENZA DELLE CARATTERISTICHE PERSONALI DEI COMUNICATORI DI MASSA

Molti studi delle organizzazioni o delle professioni mediali includono un esame del loro retroterra sociale e

della loro concezione sociale. Questo perché è stata sempre diffusa la convinzione che le caratteristiche

personali dei responsabili della produzione mediale influenzino significativamente il contenuto dei media.

Shoemaker Reese

e - due percorsi alternativi:

Uno dove il ruolo dell’organizzazione subordina o dissimula le caratteristiche personali;

L’altro dove potere e prestigio in un’organizzazione permettono al singolo comunicatore di manifestare le

proprie personali convinzioni. un modello

La prima questione che sorge è se tra i professionisti della comunicazione sia rintracciabile

• distintivo di esperienza sociale o di valori personali; i giornalisti non sono marginali nella società in termini

di reddito, ma appartengono al ceto medio.

In secondo luogo, esistono, ovviamente grosse differenze tra le grandi firme del giornalismo e un qualunque

• redattore. Johnstone:

Quale significato dare a queste osservazioni? «in ogni società i responsabili della comunicazione di

massa tendono a provenire dagli stessi strati sociali di coloro che controllano l’economia e la politica».

Gans: la collocazione borghese della professione giornalistica è una garanzia di lealtà al sistema.

LE DONNE NEL MONDO DELL’INFORMAZIONE

I dati occupazionali delle donne nelle industrie mediali rivelano percentuali molto basse come pure un basso

status mansionale.

Secondo i dati riferiti da van Zoonen, la lezione tipica delle scuole di giornalismo era che «il femminismo e il

giornalismo professionale erano in contrasto l’uno con l’altro». L’autrice ritiene infondata la tesi secondo la

quale avere più donne in redazione cambierebbe in meglio l’informazione; infatti, a un’attenta rassegna dei dati

disponibili, notiamo che si assiste a un incremento significativo dell’occupazione femminile nel settore senza

però nessun significativo cambiamento nella “natura dell’informazione”.

Ci sono vedute differenti anche su cosa s’intenda per “cambiamento”; la ricerca francese di Neveu mostra

«segni di tono o inclinazione femminile fra le giornaliste in termini di tendenza a raccontare “vite ordinarie”, a

un atteggiamento meno deferente verso le autorità e all’uso di approcci psicologici nella cronaca politica».

La condizione necessaria per un più equo trattamento delle donne nell’informazione sarà graduale ascesa di

donne a posizioni di potere dentro le organizzazioni mediali.

CAPITOLO 11

LE ATTIVITÀ DI UN’ORGANIZZAZIONE MEDIALE: IL GATEKEEPING E LA SELEZIONE

Gatekeeping: termine usato per descrivere il meccanismo con cui avvengono le scelte nel lavoro mediale,

specialmente le decisioni se lasciare filtrare o meno una particolare notizia attraverso i “cancelli” di un mezzo

al potere di dare o negare l’accesso a

d’informazione. In un’accezione più ampia, questo concetto si riferisce

voci differenti della società, ed è per questo luogo di conflitto.

Questo concetto presenta alcuni punti deboli:

L’assunto che vi sia un “cancello” iniziale e un insieme principale di criteri di selezione;

o La sua visione semplicistica dell’”offerta” delle notizie e la sua tendenza a individualizzare i processi di

o decisione.

Shoemaker ha ampliato il modello originale per dare conto del contesto sociale e dei numerosi fattori coinvolti.

L’autrice concentra la propria attenzione sul ruolo della delle dei

pubblicità, pubbliche relazioni, gruppi di

e di Nel modello che propone, il gatekeeping

pressione altri attori nel processo d’influenza delle decisioni.

atti di selezione

comporta diversi nell’intero arco di produzione delle notizie. Spesso i processi di decisione

non sono individuali ma e non riguardano solo i contenuti ma anche il

collettivi, tipo di pubblico.

FATTORI IDEOLOGICI vs. FATTORI ORGANIZZATIVI NELLA SELEZIONE DELLA NOTIZIA

I primi studi del gatekeeping si concentravano sul gran numero di notizie che trovavano la strada sbarrata e

sulle ragioni del rigetto. In seguito, si è prestata più attenzione alle:

Influenze «organizzative»: riguardano soprattutto le routine burocratiche;

o Influenze«ideologiche»: riguardano non soltanto individuali ma che nascono

i valori e i condizionamenti

o anche nel contesto sociale dell’attività informativa.

La ricerca ha dimostrato che il contenuto dei mezzi d’informazione tende a seguire quasi sempre lo stesso

schema e che le differenti organizzazioni si comportano in modo analogo in situazioni analoghe. Sembra ci sia

una percezione stabile da parte di chi elabora le notizie su cosa possa interessare il pubblico. valori-notizia,

Una spiegazione alternativa a quella del giudizio soggettivo è rintracciabile nel concetto di che

riguarda le idee su quelle che sono le notizie che dovrebbero colpire il pubblico in relazione a criteri d’interesse

e di rilevanza; i valori-notizia determinano se un ipotetico evento sarà o meno notato dai mezzi d’informazione

e immesso nei canali di distribuzione delle notizie.

LE INFLUENZE SULLA SELEZIONE DELLE NOTIZIE

Il principale limite del concetto di è che dà per scontato che esista

gatekeeping una data realtà fenomenica nel

ben definibile e conoscibile, che i media hanno il compito di identificare e selezionare secondo

mondo reale,

appropriati criteri di rappresentatività e rilevanza.

Fishman, creazione della notizia;

Per il fulcro di tutto è la la sostanza della notizia arriva ai media per vie

costruzione, selezione,

diverse e sotto forme differenti. Il processo di come quello della non è casuale e

soggettivo, ma avviene secondo gli schemi interpretativi delle istituzioni burocratiche che sono fonti o

produttori d’informazione (polizia, tribunali, partiti, ecc.).

I principali fattori che influenzano la selezione degli eventi sono quelli relativi alle persone, al luogo e al tempo,

ai quali vanno aggiunti criteri relativi a questioni di costi e di richiamo per il pubblico.

CRITERI RELATIVI ALLE PERSONE

C’è la tendenza a preferire eventi-notizia riguardanti azioni personali e a “personalizzare” tematiche astratte per

renderle più concrete e interessanti per il pubblico. I media tendono a parlare di personaggi famosi intorno ai

persona come evento

quali costruire le notizie. Il caso più esemplare di è quello del presidente degli Stati

Uniti; secondo uno studio di alcuni anni fa, nelle diverse possibilità di “copertura” del presidente si dà un

imperativo: avvicinare gli alti funzionari e, se possibile, il presidente stesso.

La presenza di contatti personali con personaggi vicini alle sfere del potere è un fattore molto importante. Lo

Reese fonti

studio di sulle varie dei principali media americani alla fine degli anni ’80 mostrava come esse si

concentrassero su un limitato numero di personaggi le cui opinioni venivano usate per convalidare le notizie.

logica dei media.

Lo status dei personaggi protagonisti delle notizie costituisce uno egli elementi della

CRITERI RELATIVI AL LUOGO

Più un evento notiziabile accade vicino alla città, alla regione o al paese del pubblico di riferimento, più tale

prossimità geografica,

vento può diventare notizia. Il fattore della tuttavia, può essere scalzato da altri ordini

portata negatività).

di considerazioni, come la sostanza dell’evento (es. la o la

Al di là dell’ovvia necessità di poter osservare direttamente i fatti, perché una notizia sia obiettiva è necessario

anche riportare il luogo in cui l’evento accade: ciò che non ha una localizzazione verificabile è infatti un «non-

evento».

Tuchman: di notizie”

i mezzi d’informazione sono collegati a una “rete che avvolge tutto il mondo, e i cui

punti nodali sono contrassegnati dalla presenza di un’agenzia o di un corrispondente; rete di notizie come

metafora di un dispositivo creato per “pescare le notizie”. Essa prevede una gerarchia, dove lo status ricoperto

all’interno della rete di notizie determina quali siano le informazioni che possono diventare notizie.

luoghi di concentrazione del potere

La “rete di notizie” è intrecciata con i (es. asse Washington - New York);

la pianificazione anticipata della copertura informativa in termini di spazio comporta così un insieme di

presupposizioni circa il luogo in cui è probabile che accadano eventi notizia bili, le quali funzionano secondo il

principio della profezia che si autoadempie.

L’influenza del fattore spaziale sul processo di selezione delle notizie comincia dall’assegnazione ai

luogo eventi-notizia.

corrispondenti di un dove è più facile che avvengano

giro informativo, Fishman

Il definito da come una rete di relazioni sociali che coinvolge i soggetti che

frequentano determinati luoghi, facilita la scoperta di eventi-notizia, anche se porta inevitabilmente alla

costruzione degli eventi.

CRITERI RELATIVI AL TEMPO dimensione

Come abbiamo visto esserci una rete per “catturare” lo spazio, esiste anche una cornice per la

temporale. Tuchman ha descritto le caratteristiche di questo aspetto particolare della “rete di notizie”; la rete

descritta dall’autrice è concepita per massimizzare le possibilità di “catturare” eventi-notizia quando e dove è

più facile che essi accadano. notizie forti, notizie «soft»,

Le categorie principali sono le cioè gli avvenimenti, e le cioè quelle di sfondo o

notizie «spot» «in via di

atemporali. Abbiamo inoltre altre tre categorie: le (i flash dell’ultima ora), le notizie

sviluppo» continuative.

e quelle Vi è poi una dimensione temporale in base alla quale le notizie possono essere

classificate come pre-programmate, inaspettate o non programmate.

scadenzario

- è il caso dello degli eventi, in base al quale le notizie sono note in

Notizie pre-programmate:

anticipo e la loro copertura può essere pianificata per tempo;

improvvisamente

- notizie di eventi che accadono e che devono essere diffuse subito;

Notizie inaspettate:

- notizie (solitamente «soft») prive di specifici riferimenti temporali, che possono

Notizie non programmate:

conservate e diffuse

essere a discrezione dell’organizzazione mediale.

Questa tipizzazione degli eventi e riduce l’incertezza, ma incoraggia anche la tendenza ad affidarsi a notizie

«continuative», a scapito dell’unicità e della novità.

L’INFLUENZA DELLE FONTI SULLE NOTIZIE

rapporti con le fonti

I sono essenziali ai mezzi d’informazione. Chi lavora nell’informazione ha sempre le

proprie fonti preferite ed è anche legato a persone importanti tramite mezzi istituzionali. Il contenuto finale che

appare sullo schermo è condizionato dalle idee e dai preconcetti presenti fin dall’inizio nella squadra di

produzione e dai contatti personali che si sono svolti.

I mezzi d’informazione stabiliscono sempre contatti regolari con esperti per assicurasi tempestivamente

informazioni autorevoli o altrimenti inaccessibili; ma anche le fonti cercano regolari contatti per assicurarsi un

accesso favorevole.

LA PIANIFICAZIONE DELL’OFFERTA

Ericson categoria di fonti

indica una speciale (conferenze stampa, comunicati stampa, relazioni pubbliche,

ecc.) che forniscono ai giornalisti ciò che cercano nell’interesse delle organizzazioni sopra citate. Vi sono

alcuni aspetti da considerare: pianificazione

Innanzitutto, c’è la questione della e prevedibilità nell’attività di produzione continua e su

• larga scala. I media devono garantire un’offerta adeguata alle loro esigenze e, perciò, devono “ordinare” il

contenuto anticipatamente; questa esigenza si riflette nello sviluppo di organizzazioni secondarie (es. agenzie

di stampa) che forniscono contenuti su base regolare.

squilibrio

In secondo luogo, c’è la questione dello tra i fornitori d’informazioni e gli “acquirenti” di queste o

• di altri contenuti. Alcune fonti sono più potenti di altre grazie al loro alla posizione dominante nel

status,

mercato o al valore commerciale.

Infine, c’è la questione dell’assimilazione, quando esiste un interesse reciproco da parte dei media e degli

• eventuali comunicatori esterni (es. fonti). Un esempio ovvio è quello del leader politico che vuole raggiungere

il grande pubblico.

Gieber e Johnson: si ha assimilazione quando il grado di collaborazione esistente tra giornalista e fonte

raggiunge un punto in cui entra in conflitto col ruolo “distributivo” che ci si attende da chi ha il dovere di

informare il pubblico; questo tipo di rapporto si scontra con le aspettative d’indipendenza critica e con la

deontologia professionale e può prestarsi alla manipolazione delle informazioni nell’interesse di certi soggetti o

istituzioni.

RELAZIONI PUBBLICHE E INFORMAZIONE

Molotch e Lester hanno dimostrato come la notizia può essere controllata da quelli che sono in grado di

manovrare gli eventi stessi; li chiamano «organizzatori dell’evento» e sostengono che negli «eventi di routine»

costoro hanno parecchie possibilità di accesso ai media alle loro condizioni. Essi possono usare il loro potere

pseudo - eventi

per ostacolare l’altrui accesso e creare che attirino l’attenzione dei media.

In alcuni ambiti l’assimilazione tra media e fonti è di fatto totale (es. politica, governo e giustizia).

agenzie di relazioni pubbliche;

L’assimilazione è favorita dalle è provato che i fornitori d’informazioni ben

organizzati hanno una forte capacità di incidere e che buona parte di questa informazione è effettivamente

utilizzata.

Schultz riferisce che circa metà degli articoli pubblicati sui più grossi giornali australiani prendono le mosse da

comunicati stampa ufficiali: ciò rispecchia il fatto che i giornalisti tendono ad affidarsi alle fonti ufficiali o

burocratiche per certi tipi di notizia. I mezzi di comunicazione sono sempre meno in grado di verificare i

contenuti e la responsabilità di quanto si afferma è sempre più spesso lasciata alla fonte.

[Manheim centra l’attenzione su quella che definisce la «terza forza del cioè la pratica della

news-making»,

comunicazione strategica; le prime due forze sono gli attori che si muovono nell’ambiente politico e le

azioni/eventi osservabili nella realtà. La comunicazione strategica viene condotta da esperti pagati da istituzioni

potenti, facendo ricorso a tutte le forme di raccolta d’informazioni e di tecniche d’influenza.]

TRATTAMENTO E PRESENTAZIONE

Ericson: trattamento dell’informazione

nel ci sono due linee principali di azione, a partire dalle idee per la

notizia. Queste idee portano a una linea che è quella dello e le idee sono anche alimentate

sviluppo della storia,

da una seconda Le due linee sono strettamente collegate e corrispondono ai due stadi del

linea delle fonti. raccolta trattamento.

modello a «doppia azione» del flusso della notizia descritto da Bass: e

La linea del trattamento parte dall’affidamento del servizio da parte del caporedattore e attraversa una serie di

riunioni di redazione, decisioni di merito, impaginazione, editing finale, fino alla pagina completa. Questa

sequenza può essere alimentata fino al penultimo stadio dall’input delle fonti.

UN MODELLO ALTERNATIVO DI SELEZIONE ORGANIZZATIVA

Ryan e Peterson della musica pop,

hanno tracciato il modello della «catena decisionale» nell’industria che

consta di sei passaggi distinti:

1) dalla composizione della canzone alla casa discografica; 2) dal provino all’incisione; 3) e 4) dall’incisione

alla riproduzione in serie e alla commercializzazione; 5) e 6) dalla distribuzione al consumo attraverso radio,

noleggio e vendita diretta.

STANDARDIZZAZIONE E LOGICA DELL’ORGANIZZAZIONE

standardizzazione

La insita nella produzione di massa riguarda innanzitutto la riproduzione e distribuzione

multipla: le singole espressioni del contenuto mediale non devono avere tutte le caratteristiche dei prodotti di

massa e possono essere originali, uniche e differenziate.

Le idee o contenuti inizialmente diversi sono adattati a forme familiari agli operatori dei media e al grande

pubblico; forme che si adattano meglio a una produzione efficiente secondo i requisiti dell’organizzazione.

economico, tecnologico culturale.

Questi requisiti sono di ordine e

Le pressioni per l’efficienza nascono dal bisogno di minimizzare il costo, ridurre i conflitti e

economica

garantire un’offerta continua e adeguata. La logica è evidente nei suoi effetti, che continuano a

tecnologica

cambiare a mano a mano che una serie di grandi invenzioni influenza le differenti industrie dei media.

LA LOGICA DEI MEDIA

I media durante il trattamento della materia prima applicano anche una forma di standardizzazione culturale.

Altheide e Snow furono i primi a usare l’espressione «logica dei media» per indicare la natura sistematica delle

definizioni preesistenti di come deve apparire un certo tipo di contenuto.

Il funzionamento di una logica dei media presuppone l’esistenza di una «grammatica dei media» che indica

quanti brani di contenuto debbano essere sequenziali, come si debbano dosare contenuti verbali e non verbali.

Altheide e Snow descrivono la logica dei media come «un modo di vedere e di rappresentare la realtà… Gli

elementi di questa forma di comunicazione comprendono i vari media e i formati usati da questi. I formati

consistono, in parte, nella quantità di materiale organizzato, nello stile in cui è presentato, nell’accento che

viene posto… e nella grammatica dei mezzi di comunicazione».

Riguardo ai contenuti d’informazione, la logica mediale premia l’immediatezza, il bruciare i tempi nella

presentazione di servizi in video o foto drammatiche, il ritmo sostenuto, brevi dichiarazioni dei protagonisti,

presentatori attraenti.

CAPITOLO 12

PERCHÉ STUDIARE IL CONTENUTO DEI MEDIA

contenuto dei media

Le ragioni per studiare il sono nate o da un interesse per i possibili effetti della

comunicazione di massa o dal desiderio di capire il richiamo del contenuto per il pubblico.

All’inizio la ricerca tendeva a dare per scontato che il contenuto rispecchiava i fini e i valori dei suoi creatori,

che il significato poteva essere scoperto abbastanza direttamente o desunto dai messaggi e che i riceventi

avrebbero inteso i messaggi nel modo voluto da chi li produceva.

Tutti questi assunti sono stati messi in discussione, con la conseguenza che lo studio del contenuto è diventato

una sfida complessa.

PROSPETTIVE CRITICHE SUL CONTENUTO

Critica ai peccati di fondo dei media, come compromissioni o omissioni sistematiche che potrebbero

danneggiare la società o gli individui.

APPROCCI MARXISTI

Grossberg ha indicato molte varianti dell’interpretazione marxista della cultura che riguardano in particolare la

politica della testualità.

questione della Egli identifica tre approcci marxisti “classici”, il più importante dei

falsa coscienza;

quali deriva dalla Scuola di Francoforte e dall’idea di gli altri approcci illustrati da Grossberg

ermeneutico discorsivo.

hanno un carattere (interpretativo) o

Principali differenze rispetti agli approcci classici: 1) riconosciuta la problematicità della “decodifica”; 2) i testi

non risultano solo “mediare” la realtà ma costruire di fatto l’esperienza e acquisire una loro identità.

Stuart Hall

Esempio degli approcci critici al contenuto: sosteneva che la pratica della significazione attraverso

il linguaggio finisce per stabilire mappe del significato culturale che favoriscono il dominio ideologico di una

classe dominante, dando luogo a un’egemonia.

La notizia contribuisce a questo compito in vari modi:

1) mascherando alcuni aspetti della realtà, 2) ignorando la natura della società classista o dandone per scontata

la “naturalità”, 3) producendo una frammentazione degli interessi, 4) imponendo una “unità e coerenza

immaginarie”, ad esempio evocando i concetti di comunità, nazione, opinione pubblica e consenso.

LA CRITICA ALLA PUBBLICITÀ E AL COMMERCIALISMO

pubblicità.

Un altro esempio di approccio critico riguarda la

Williamson, nel suo studio, applica il concetto d’ideologia che, secondo Althusser, rappresenta «il rapporto

immaginario degli individui con le condizioni reali della loro esistenza». Per Williamson, l’opera ideologica

della pubblicità si compie trasferendo significati e idee rilevanti (come i miti) dall’esperienza ai prodotti

commerciali e, per questa via, a noi stessi. Il prodotto commerciale diventa un modo di acquisire lo status

sociale/culturale e di essere il tipo di persona che desideriamo. «mercificazione»,

Un processo molto simile è descritto da Williamson con il termine cioè il modo in cui la

pubblicità trasforma il “valore d’uso” dei prodotti in “valore di scambio”, consentendoci di sperare di

raggiungere la felicità o altri stati ideali.

Nella prospettiva critica, tutto ciò è illusorio e deviante.

LA QUESTIONE DELLA QUALITÀ CULTURALE

Negli ultimi anni ci sono stati molti tentativi di definire la qualità televisiva in molti paesi. L’esempio più

Qualità Televisiva

rilevante è quello del progetto per la sviluppato dalla tv pubblica giapponese Nhk, con il

tentativo di valutare la qualità dell’offerta da prospettive differenti, cioè quelle della società, dei professionisti

dei media e del pubblico.

LA VIOLENZA NEI MASS MEDIA

Molti studi riportano statistiche impressionanti sull’esposizione alla violenza veicolata dai mass media. La tesi

dei critici non è tanto che essa possa indurre alla violenza e all’illegalità, quanto che risulti intrinsecamente

indesiderabile, che produca disturbi emotivi, paura, ansietà e gusti devianti.

LA CRITICA FONDATA SUL GENERE

Esistono molte varietà di prospettive critiche femministe sul contenuto dei mass media. Per la critica

femminista il problema centrale 8al di là degli stereotipi) è di come i testi posizionino il soggetto femminile

nelle interazioni testuali e narrative e così facendo contribuiscano a una definizione di femminilità in

collaborazione col lettore. Sorgono necessariamente due problemi:

1) Come possano essere liberatori testi mediali ideati per l’intrattenimento delle donne e che incarnano la

realtà della società patriarcale e le istituzioni della famiglia;

2) In che misura nuove tipologie di testi mediali possano rovesciare la stereotipizzazione di genere, cercando

di introdurre modelli di ruolo che abbiano un effetto “potenziante” per le donne.

La risposta a tali domande dipende da come questi testi sono ricevuti dal pubblico.

Radaway

Lo studio della sulla sentimentale conclude che c’è un qualche elemento liberatorio in quello

fiction

che è un genere essenzialmente femminile, ma riconosce anche l’ideologia patriarcale della forma.

STRUTTURALISMO E SEMIOLOGIA

strutturalismo

Lo riguarda il modo di costruzione del significato nei testi, e il termine si applica a certe

semiologia

«strutture del linguaggio» fatte di segni, racconti o miti. La è una versione più specifica

dell’approccio strutturalista.

Lo strutturalismo è un’evoluzione della linguistica di Saussure. Differisce dalla linguistica per due aspetti: si

occupa non solo di linguaggi orali convenzionali ma anche di ogni sistema segnico che abbia tratti linguistici;

rivolge l’attenzione non tanto al sistema segnico in sé ma ai testi e al loro significato alla luce della cultura in

cui sono inseriti.

VERSO UNA SCIENZA DEI SEGNI scienza generale dei segni

Studiosi nordamericani lavorarono insieme per fondare una (la semiologia o

significazione,

semiotica). Il campo doveva comprendere tutto ciò che riguardava la cioè l’attribuzione di

significato per mezzo del linguaggio.

Segno: veicolo fisico fondamentale del significato in una lingua; ogni “immagine-suono” che possiamo udire o

referente,

vedere e che in genere rimanda a un oggetto o aspetto della realtà, noto come che vorremmo

comunicare.

Secondo Saussure, il processo di significazione avviene grazie a due elementi del segno:

Significante:

- l’elemento fisico (parola, immagine, suono);

Significato:

- concetto mentale evocato da un segno fisico in un dato codice linguistico.

La relazione tra significante e significato è governata dalle norme della cultura e deve essere appresa dalla

particolare “comunità interpretativa”.

CONNOTAZIONE E DENOTAZIONE

Denotazione: descrive il rapporto all’interno di un segno tra il significante e il significato. L’ovvio significato

letterale di un segno è la sua denotazione.

Connotazione: riguarda il significato accessorio che può essere evocato dall’oggetto significato.

La significazione opera a due livelli di significato: 1) livello superficiale del significato letterale; 2) livello del

significato accessorio o connotato. L’attivazione del secondo livello richiede una conoscenza più profonda da

parte del lettore.

Barthes: mito

concetto di – i miti sono serie d’idee preesistenti e cariche di valore desunte dalla cultura e

trasmesse con la comunicazione.

La denotazione ha caratteristiche di universalità e obiettività; la connotazione comporta sia un significato che

varia secondo la cultura del destinatario sia elementi di valutazione in senso positivo o negativo.

USI DELLA SEMIOLOGIA (???) ………………………………………………………………………………………


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teorie tecniche comunicazione massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia dei media, McQuail. con particolare analisi dei presenti temi: sociologia dei media, mass media società, origini mass media, potere mass media, cultura di massa e cultura popolare, comunicazione di massa, scuola Francofortee teoria critica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Linguaggi dei media
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lombardi Marco.

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