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ESTRATTO DOCUMENTO

Si basa sulla vecchia teoria libertaria che identifica la

1) MODELLO LIBERAL-PLURALISTA O DI MERCATO –

libertà di stampa con la libertà di proprietà e disponibilità dei mezzi di pubblicazione senza interferenze

dello stato. Il modello esalta l’individuo e i suoi bisogni, e definisce l’interesse pubblico come ciò che

interessa al pubblico. – Il diritto di libertà di

2) MODELLO DELLA RESPONSABILITA’ SOCIALE O DELL’INTERESSE PUBBLICO

pubblicazione si accompagna a obblighi nei confronti della società che vanno oltre l’interesse personale; la

responsabilità dei media sarà garantita dall’autoregolamentazione, ma non è escluso l’intervento del

governo. Saranno attivati i meccanismi di verifica della condotta nei confronti del pubblico.

– La scelta dei ruoli verso la società e la tutela degli standard relativi

3) MODELLO PROFESSIONALE

appartengono alla “stampa” e alla professione giornalistica. I giornalisti sono i veri eredi delle battaglie del

passato per la libertà e la democrazia e sono ancora i migliori garanti dell’interesse pubblico.

– Modello applicato ai media minori; sottolinea i diritti delle subculture,

4) MODELLO ALTERNATIVO

promuovendo i rapporti intersoggettivi e un forte senso della comunità. Valori comuni: importanza

accordata alla piccola scala e all’organizzazione dal basso, partecipazione, comunità, finalità condivise fra

produttori e pubblico, opposizione ai poteri dello stato e dell’industria.

CAPITOLO 8

I MEDIA, UN’INDUSTRIA SPECIALE

I media si sono evoluti storicamente secondo l’immagine forte di avere un’importante funzione da svolgere

nella vita pubblica e di essere essenzialmente qualcosa che appartiene all’ambito pubblico.

L’operato dei media è stato una preoccupazione costante che si è riflessa in complesse teorie su quelli che

dovrebbero essere i loro doveri verso la società ma anche in meccanismi per favorirli o limitarli in nome di un

presunto «interesse pubblico». Ciò nonostante, i media devono operare in tutto o in parte secondo i dettami

di mercato.

dell’economia

PROSPETTIVE TEORICHE ALTERNATIVE

Non esiste una definizione comune dell’istituzione media che prescinda dai diversi contesti nazionali e sociali

in cui opera.

- Si può adottare una guardando alla peculiarità dei media come imprese

prospettiva economico-industriale,

economiche.

- Un’altra prospettiva è quella offerta dalla con particolare riferimento ai processi di

teoria economico-politica,

concentrazione e ai poteri della proprietà;

- Una terza possibilità è esaminare le strutture mediali dal punto di vista dell’interesse e alla luce di

pubblico

criteri normativi;

- Infine, si può guardare all’istituzione mediale da un punto di vista interno o in quanto distinto

professionale,

dalle idee esterne su come i media dovrebbero operare. economia, politica

Si può raffigurare la posizione dei media come al centro di tre forze principali: e

tecnologia.

LE PRINCIPALI QUESTIONI

Un’analisi teorica è possibile solo se prima s’identificano determinati problemi o questioni generali.

differenze,

Innanzitutto, la questione delle cioè come i media si differenziano l’uno dall’altro sotto il profilo

economico e politico o come e perché le istituzioni nazionali dei media hanno strutture e forme di controllo

diverse. dinamica

Un’altra questione teorica concerne l’attuale delle industrie mediali; si manifestano tendenze verso la

concentrazione, l’integrazione e l’internazionalizzazione dell’attività mediale. de-

Anche le politiche dei media sono caratterizzate da direzioni apparentemente opposte, soprattutto tra

regulation re-regulation.

(e privatizzazione) e

STRUTTURA DEI MEDIA E LIVELLI DI ANALISI

«Sistema dei media»: insieme dei mezzi di comunicazione di massa in una determinata società nazionale.

Talvolta un sistema dei media può essere unito da una comune logica politico-economica. Molti paesi hanno

sistemi “misti”, con elementi privati e pubblici; in molti casi esiste un unico Ministero delle Comunicazioni

responsabile di tutto il settore dei media, privati e pubblici.

All’interno di un sistema si trovano diversi tipi di media, definiti anche “settori”; sono numerosi i fattori di

differenziazione ma anche di integrazione tra i settori. Nel caso dei grandi gruppi multimediali e multinazionali,

occorre distinguere un altro livello di analisi: quello aziendale o d’impresa.

Inoltre, può essere anche utile individuare un particolare prodotto mediale (un libro, un film) come unità

distinta.

PRINCIPI ECONOMICI DELLA STRUTTURA MEDIALE

DIFFERENTI MERCATI MEDIALI E FONTI DI REDDITO

I mercati sono definibile in termini di luogo, individui, tipo di reddito e natura del prodotto o servizio. Una

mercato dei consumatori

differenza importante è quella tra il per i prodotti mediali (a sua volta suddiviso in

mercato per i prodotti che devono soddisfare un singolo consumatore – libri, videocassette, giornali - e mercato

mercato pubblicitario,

per i servizi mediali continui – televisione via cavo o media on-line) e il dove un

servizio è venduto agli inserzionisti sotto forma di accesso pubblico.

PUBBLICITÁ E VENDITA AI CONSUMATORI: DUE TIPI DI INTROITI

vendita diretta ai consumatori pubblicità

La distinzione tra le due principali fonti di reddito – e – attraversa

le differenze tra media, anche se alcuni media sono inadatti alla pubblicità, altri possono operare in entrambi i

mercati e altri ancora sireggono solo sulla pubblicità.

Più i media dipendono dalle risorse pubblicitarie, meno indipendente è il loro contenuto dagli interessi degli

inserzionisti e dell’industria.

Dal punto di vista economico, il fatto di operare nei differenti mercati solleva altre questioni: una è quella del

perché i media sostenuti dalla pubblicità si ripagano prima ancora di essere prodotti, mentre nel

finanziamento,

mercato dei consumatori le entrate seguono l’esborso iniziale; l’altra è che i media che si reggono sulla

pubblicità sono valutati in base al raggiunti da particolari messaggi.

numero e tipo di consumatori

PENETRAZIONE E DIVERSITÀ DEL MERCATO DEI MEDIA(???)………………………………………………

CONCORRENZA PER LE RISORSE FINANZIARIE

Tunstall: «la concorrenza per un’unica fonte di reddito si traduce in un’uniformità imitativa». Questo spiega la

“bassa” qualità dei network televisivi nordamericani che sono finanziati quasi soltanto dalla pubblicità dei

di massa. Tunstall sostiene che un grande mercato indifferenziato di questo tipo “massimizza il potere

consumi

dei potenti”.

STRUTTURE DI COSTO fissi»

Una delle particolarità dei mass media rispetto ad altre imprese è il possibile tra: «costi

squilibrio

variabili»

(impianti, attrezzature e rete distributiva) e «costi (materiali, software, lavoro).

E’ nella natura del prodotto mediale avere un altissimo costo di “prima copia”; ciò rende i media tradizionali

vulnerabili alle fluttuazioni della domanda e della spesa pubblicitaria. Inoltre, gli alti costi fissi scoraggiano le

nuove imprese che aspirano a entrare nell’industria mediale. I nuovi media sembrano avere costi più bassi

rispetto a quelli tradizionali, con una maggiore facilità di accedere così al mercato.

PROPRIETÀ E CONTROLLO proprietà. Altschull:

Fondamentale è anche la questione della Seconda legge del giornalismo di “I contenuti

dei media rispecchiano sempre gli interessi di quelli che li finanziano”.

Quasi tutti i media sono finanziati da fonti differenti, cioè investitori privati, inserzionisti, consumatori, governi.

La maggior parte dei media appartiene a tre categorie di proprietari: imprese commerciali, enti privati senza fini

e

di lucro settore pubblico.

GLI EFFETTI DELLA PROPRIETÀ(????)……………………………………………………………………………..

CONCORRENZA E CONCENTRAZIONE

concorrenza

La dovrebbe portare alla diversità, favorire la varietà, e invece porta al monopolio o almeno

all’oligopolio.

concentrazione

La dei media si distingue in:

modello di proprietà che si estende a differenti stadi di produzione e distribuzione

Concentrazione verticale:

o (es. casa cinematografica che acquista sale) o che si allarga geograficamente (es. un quotidiano nazionale

che compra dei giornali cittadini o locali);

riguarda le fusioni all’interno dello stesso mercato (fusione di aziende che

Concentrazione orizzontale:

o operano in differenti settori industriali).

ATRI EFFETTI DELLA CONCENTRAZIONE

De Ridder distingue tre livelli di concentrazione:

Proprietario:

1. riguarda i sempre maggiori poteri della proprietà o di emittenti televisive;

Editoriale:

2. il grado d’indipendenza editoriale è difficile da valutare;

Dei pubblici:

3. riguarda il controllo di quali e quante quote di mercato.

GRADI DI CONCENTRAZIONE

grado di concentrazione mediale

Il è dato dal grado in cui le imprese maggiori controllano produzione,

occupazione, distribuzione e consumo; esso può variare dalla concorrenza perfetta al monopolio totale, con

varie sfumature intermedie.

La ragione principale che spinge alla concentrazione è soprattutto la ricerca di economie di scala e di mercati

Un’ulteriore spinta alla concentrazione viene dalla Murdock osserva

sempre più grandi. ricerca di «sinergie».

che «in un sistema culturale costruito sulle sinergie di più non significa diverso; significa la stessa solita merce

che appare in differenti mercati e in una varietà di confezioni». Una situazione di questo tipo porta alla

concentrazione verticale, poiché l’unico modo di sopravvivere e crescere.

LA «GOVERNANCE» DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA

governance

Il termine è usato per indicare il complesso di leggi, regolamenti, regole e convinzioni che servono

finalità di controllo nell’interesse generale, compreso quello delle industrie mediali. La si riferisce

governance

anche a numerosi meccanismi informali, interni ed esterni ai media, tramite i quali questi sono “manovrati”

verso molteplici obiettivi.

Essenzialmente, la comporta certi standard o finalità, insieme a certe procedure più o meno rigide

governance

per garantirne la realizzazione o il controllo.

LA REGOLAMENTAZIONE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA: MODELLI

ALTERNATIVI

IL MODELLO DELLA STAMPA LIBERA

libertà

Il modello base per la stampa è di da ogni regolamento e controllo del governo che potrebbe significare

censure o limitazioni. Tuttavia questo modello è spesso alterato dalle politiche d’intervento pubblico per

garantire i benefici generali che ci si aspetta da una stampa libera e indipendente. La stampa spesso riceve sia

protezione legale che sussidi economici; l’una e gli altri comportano una qualche forma, per quanto benigna, di

controllo e sorveglianza pubblica.

Questo modello si applica anche all’editoria libraria e a quasi tutti gli altri mezzi a stampa.

IL MODELLO RADIOTELEVISIVO

La radio e la televisione sono stati oggetto fin dall’inizio di forte irreggimentazione fino agli anni’80, quando le

nuove tecnologie e il nuovo lima ideologico hanno ribaltato la tendenza.

modello radiotelevisivo

Il pubblico ha parecchi supportati da politiche e regolamenti. In genere ci

tratti tipici

sono leggi per regolamentare l’industria dei media e una qualche forma di burocrazia del servizio

ad hoc

pubblico per rendere operanti queste leggi.

Anche se il servizio pubblico contempla quasi sempre qualche forma di finanziamento dallo stato, spesso

esistono anche fonti di reddito indipendenti (pubblicità). privatizzazione

La crisi del modello radiotelevisivo pubblico è stata contrassegnata dalla tendenza alla e alla

commercializzazione; ciò ha comportato il trasferimento delle reti e delle attività dalla proprietà pubblica a

quella privata.

IL MODELLO DEL VETTORE UNIVERSALE

Riguarda i servizi come posta, telefono e telegrafo, incaricati soltanto della distribuzione e che, in quanto

universali, devono essere aperti a tutti. Questi media sono stati oggetto di una pesante regolamentazione

dell’infrastruttura e dello sfruttamento economico, ma di una regolamentazione molto marginale del contenuto,

al contrario della radiotelevisione. «convergenza»

La principale minaccia per la praticabilità di perpetuare questi tre modelli viene dalla

tecnologica tra modi di comunicazione che rende sempre più artificiale e arbitraria la separazione sul piano

delle regole tra stampa, radiotelevisione e telecomunicazioni.

Per ora sopravvive una logica politica e regolatoria che, però, non durerà a lungo.

LO STATUTO IBRIDO DI INTERNET

Internet è un mezzo di comunicazione molto libero; tuttavia, la sua libertà manca di una formale protezione

giuridica e appare sempre più vulnerabile. Non è ancora molto chiaro quale sia il suo statuto in rapporto ai tre

modelli delineati.

La regolamentazione è difficile a causa del suo carattere transnazionale, della sua diversità di funzioni e

“incorporeità”; esiste una varietà di organismi di autoregolamentazione e direzione nazionali e internazionali,

ma le loro responsabilità e i loro poteri sono piuttosto limitati.

CAMBIAMENTI DI PARADIGMA NELLE POLITICHE DEI MEDIA

McQuail: nel corso di un secolo di sviluppo della comunicazione possiamo individuare delle

tre fasi principali

politiche dei media.

Prima fase: fase della - dalla fine del XIX secolo fino alla comparsa

NASCITA DELLE POLITICHE DEI MEDIA

• della radio negli anni ‘20. In questa fase non è ravvisabile un obiettivo uniforme nelle politiche adottate, al

di là degli interessi strategici del governo e della nazione.

- apice nell’Europa anni ’70. Comincia con il riconoscimento

Seconda fase: fase del SERVIZIO PUBBLICO

• della necessità di una legislazione per il sistema radiotelevisivo, ma con la consapevolezza dell’importanza

dei media per la vita politica, sociale e culturale. Viene introdotta la nuova idea di «welfare della

comunicazione». Le politiche dei media promuovono obiettivi culturali e sociali e proibiscono certi tipi di

comportamento che potrebbero danneggiare la società.

Terza fase: – E’ il risultato di molte tendenze, in particolare

NUOVO PARADIGMA

• dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione e della convergenza. Questa fase, fondata sulla centralità

delle telecomunicazioni, è caratterizzata da una tendenza all’innovazione, alla crescita e alla concorrenza su

scala globale. Gli obiettivi economici hanno preso il posto del welfare sociale e politico, mentre i valori di

quest’ultimo sono stati ridefiniti.

SISTEMI MEDIALI E SISTEMI POLITICI

A proposito dei legami tra sistemi mediali e sistemi politici è utile indicare alcune connessioni relative alla

struttura, condotta prestazione.

alla e alla Innanzitutto, ogni paese ha un corpus di leggi e regolamentazioni

che garantisce diritti e libertà e stabilisce obblighi e limiti anche ai media più liberi.

I proprietari dei media hanno interessi finanziari e strategici che richiedono influenza sulle decisioni politiche;

inoltre, i quotidiani offrono molto spesso appoggio a un partito politico.

A livello di prestazione, infine, la politica segna il contenuto della maggior parte dei mass media quotidiani: la

politica non può fare a meno dei media, e i media non riusciamo a concepirli senza politica.

Hallin e Mancini propongono tre modelli desunti dalla situazione di un certo numero di democrazie

contemporanee:

1) predominano i meccanismi di mercato;

Modello liberale:

2) i media commerciali e i media politicizzati coesistono e lo stato ha

Modello democratico - corporativo:

un ruolo discreto;

3) i media sono integrati alla politica e lo stato ha un ruolo forte.

Modello pluralista polarizzato:

CAPITOLO 9

LE ORIGINI

Il libro e la stampa hanno conosciuto sin dalla loro nascita un certo grado d’internazionalismo. Il cinema, nei

primi anni, è rimasto entro i confini nazionali, almeno fino alla fine della prima guerra mondiale; la sua

diffusione successiva rappresenta il primo vero esempio di un mezzo di comunicazione di massa

transnazionale. agenzie di stampa

I principali giornali, sin dalla metà del XIX secolo, hanno fatto largo uso di grandi che si

servivano del sistema telegrafico internazionale, e le notizie dall’estero rappresentavano l’offerta principale dei

giornali di tutto il mondo. All’inizio del XX secolo i governi cominciarono a scoprire i vantaggi dell’utilizzo

dei media per obiettivi di propaganda internazionale e interna. Dalla seconda guerra mondiale numerosi paesi si

sono serviti della radio per fornire un servizio mondiale d’informazione e cultura.

La televisione rimane forse ancora il primo fattore di influenza di tale processo di globalizzazione, in parte

perché, come nel caso del cinema, la sua natura di mezzo essenzialmente visivo le permette di oltrepassare le

barriere della lingua.

LE NUOVE FORZE MOTRICI: TECONOLOGIA ED ECONOMIA

fattore tecnologico

Il ha sicuramente dato un notevole impulso alla globalizzazione; l’arrivo dei satelliti

televisivi alla fine degli anni ’70 ha posto fine al principio di sovranità nazionale dello spazio del broadcasting

e ha reso difficile ogni resistenza alla trasmissione televisiva dall’estero dei confini nazionali.

forza motrice

Per quanto la tecnologia abbia dato un notevole impulso alla globalizzazione, la principale che

economica.

ha permesso tale processo è stata quella Le organizzazioni televisive hanno sempre sostenuto costi

elevatissimi per riempire i palinsesti con materiali originali o nazionali; l’espansione della televisione a partire

dagli anni ’80 è stata guidata da interessi commerciali e ha alimentato la richiesta d’importazione, oltre ad aver

incoraggiato la nascita di nuove industrie di produzione audiovisiva. pubblicità,

Una componente importante della comunicazione di massa internazionale è la legata alla

globalizzazione di molti prodotti, riflesso del carattere internazionale di molte agenzie pubblicitarie e del

dominio del mercato da parte di poche marche; un risultato è l’apparizione dello stesso messaggio pubblicitario

in paesi diversi.

PROPRIETÀ E CONTROLLO INTERNAZIONALE DEI MEDIA concentrazione

La recente fase della «rivoluzione delle comunicazioni» è stata segnata dal fenomeno della

mediale in senso sia della transnazionalizzazione che della multimedialità, il cui risultato è che le industrie

mediali di tutto il mondo sono sempre più dominate da un ristretto numero di potenti compagnie. Nonostante

l’alta visibilità di questi magnati dei media, la tendenza è verso modelli di proprietà e di gestione più

impersonali; alcuni contenuti mediali portano già di per sé alla globalizzazione della proprietà e del controllo

nella produzione e distribuzione: si tratta di “notizie estere”, film, prodotti dell’industria discografica, serialità

televisiva e libri. Le notizie sono state il primo prodotto a essere “mercificato” in questo modo, grazie alla

nascita delle agenzie di stampa internazionali.

agenzie di stampa globali

La nascita delle nel XX secolo è stata resa possibile dalla tecnologia e incoraggiata

dalle guerre, dai commerci, dall’imperialismo e dall’espansione industriale. Le agenzie sono, di fatto, fornitori

“all’ingrosso” di notizie intese come merci.

L’esempio più lampante d’internazionalizzazione della proprietà, della produzione e della distribuzione dei

della musica pop,

media è quello dell’industria dove la fetta maggiore del mercato è nelle mani di cinque

grandi compagnie. 2 , così che esse

La globalizzazione e la concentrazione delle grandi compagnie porta alla formazione di cartelli

si trovano ad essere in competizione tra loro e allo stesso tempo a operare insieme, unite inoltre da relazioni

nella proprietà. Le diverse compagnie si trovano anche a co-gestire le entrate, la produzione, l’acquisto dei film

e la spartizione dei mercati locali.

LA VARIETÀ DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA GLOBALI

La «comunicazione di massa globale» è un fenomeno sfaccettato, che assume varie forme. Tra queste abbiamo:

2 Accordo tra imprenditori di uno stesso ramo di produzione, allo scopo di regolamentare la concorrenza e stabilire

alcune norme di mercato secondo un interesse comune.

La trasmissione o distribuzione diretta di canali mediali o di pubblicazioni complete da un paese a un altro;

• Alcuni media specificatamente internazionali (Mtv, Cnn, Bbc);

• Contenuti di vario tipo importati e inseriti nell’offerta nazionale;

• Formati e generi di origine straniera, adattati o rielaborati per adeguarli al pubblico nazionale;

• Notizie internazionali mostrate dai media nazionali;

• Contenuti vari (eventi sportivi, pubblicità) di origine o riferimento stranieri;

• Il World Wide Web.

E’ chiaro da questi esempi che non esiste una netta linea di demarcazione tra contenuti mediali «globali» e

«nazionali». La comunicazione di massa è quasi per definizione di natura «globale», anche se la lingua e la

cultura sono barriere naturali alla globalizzazione.

IMPERIALISMO CULTURALE E OLTRE

Subito dopo la seconda guerra mondiale, i mass media erano visti come uno dei più promettenti canali di

modernizzazione (= occidentalizzazione); secondo questa prospettiva, il flusso dei mezzi di comunicazione di

massa dall’Occidente sviluppato al mondo meno sviluppato era un fattore positivo.

Il nuovo imperialismo mediatico sembrava nascere dalla richiesta di cultura popolare da parte del pubblico di

massa; naturalmente, non era il pubblico a scegliere, ma i media nazionali (in base ragioni economiche).

«imperialismo mediatico»:

Concetto di tentativo consapevole di dominare, invadere o sovvertire lo “spazio

culturale” altrui con un certo grado d’imposizione in tale relazione. Si tratta di una relazione diseguale in

termini di potere, e che implica una qualità ideologica nei contenuti trasmessi spesso interpretata in termini di

“valori occidentali” (individualismo, materialismo, secolarismo).

Ai critici dell’imperialismo mediale globale si sono opposti i sostenitori del libero mercato, i quali considerano

lo squilibrio del flusso comunicativo come una caratteristica normale del mercato dei media, dagli effetti

positivi per tutti.

Biltereyst descrive queste due posizioni come paradigmi:

1. si basa sui dati quantitativi del flusso comunicativo e su limitate

PARADIGMA DELLA DIPENDENZA:

interpretazioni delle tendenze ideologiche dei contenuti, senza prove empiriche degli effetti ipotizzati;

2. : ritiene che gli effetti siano minimi dal momento che il pubblico

PARADIGMA DEL LIBERO FLUSSO

compie volontariamente le proprie scelte – neutralità culturale e ideologica dei prodotti mediali

commercializzati globalmente.

LA RIVALUTAZIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE

La tesi dell’imperialismo culturale è stata soppiantata dalla più recente tendenza a inquadrare le stesse questioni

globalizzazione.

nella cornice della Secondo le visioni positive della globalizzazione, lo spazio simbolico

comune può essere ampliato, e i limiti di spazio e tempo associati a sistemi mediai nazionali sono facilmente

superabili. La globalizzazione della cultura può essere vista anche positivamente rispetto ai tratti di

etnocentrismo, nazionalismo e xenofobia che hanno caratterizzato alcuni media nazionali.

Molte delle argomentazioni che si rifanno alla tesi dell’imperialismo mediale tendono a considerare la

comunicazione di massa globale come come se i media “trasmettessero” idee e

un processo di causa ed effetto,

significati dall’emittente al ricevente; in realtà, è necessario prendere maggiormente in considerazione la

partecipazione attiva del pubblico nel rielaborare i significati assunti dai mass media.

La teoria contemporanea supporta l’idea che l’”invasione” mediale possa talora essere o

contrastata ridefinita

secondo l’esperienza e la cultura locale. Questa prospettiva sulla globalizzazione si fonda sull’idea che il flusso

internazionale dei mass media è un’offerta che nasce da una domanda, e va compreso nei termini dei desideri e

delle necessità dei riceventi.

IL MERCATO GLOBALE DEI MEDIA

Alla fine della seconda guerra mondiale, il predominio dei media americani era un dato di fatto, ma i paesi

usciti dal conflitto posero dei limiti all’importazione e incoraggiarono le industrie cinematografiche nazionali

nascenti. Lo sviluppo del servizio televisivo diede priorità allo sviluppo e alla salvaguardia dell’identità

culturale nazionale.

Questi atteggiamenti sono stati modellati da due fattori principali:

Il progetto politico-culturale di un’Europa più unita;

1) L’obiettivo di creare un grande mercato interno europeo.

2)

Grazie al compromesso che ne è risultato, l’Unione Europea mantiene delle politiche che assicurano qualche

protezione alla industrie cinematografiche e televisive europee, ma il deficit riguardo a tali prodotti rimane

inalterato (anche se in ogni paese europeo i programmi televisivi più amati sono quasi sempre produzioni

interne).

Il prezzo delle esportazioni statunitensi è sempre definito in base alla particolare situazione del mercato, ed è

previsto uno “sconto culturale” in base al grado di affinità tra esportatore e importatore. Il contenuto importato

dagli Stati Uniti rientra quasi totalmente nella categoria della fiction.

IDENTITÀ NAZIONALE E CULTURALE

Identità culturale: al cuore della questione sta l’idea che una cultura mediale d’importazione impedisca lo

sviluppo della cultura indigena della nazione ricevente. Alla base di tali questioni c’è la convinzione che l

culture sono l’inalienabile patrimonio collettivo di nazioni e regioni, ma che sono anche realtà assai sensibili

alle influenze straniere.

Schlesinger collettiva,

propone un approccio fondato sul concetto generale d’identità la quale dura nel tempo

ed è refrattaria al cambiamento, anche se per sopravvivere deve essere consapevolmente espressa, rinforzata e

trasmessa.

VERSO UNA CULTURA MEDIALE GLOBALE?

Cultura mediale globalizzata: è possibile che l’internazionalizzazione dei media porti a una maggiore

sincronizzazione culturale. Hamelink,

omologazione o a una Secondo questo processo «implica che le

decisioni riguardanti lo sviluppo culturale di un paese siano prese in accordo con gli interessi e le necessità di

una nazione centrale potente»; esse vengono quindi imposte senza riguardo alle necessità della nazione

subordinata. Il risultato è che le culture sono e

meno distinte, meno integre meno esclusive.

Un altro studioso osserva che stiamo andando incontro a una forma di cultura svincolata da spazio e tempo;

cultura postmoderna,

alcuni di questi punti possono essere visti in connessione con le caratteristiche della la

quale è per definizione al di fuori di spazio e tempo e priva di fondamenti morali o significati stabili.

LA «GOVERNANCE» GLOBALE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE

I seguenti organismi svolgono una varietà di ruoli chiave nel sistema emergente di globale dei

governance

mezzi di comunicazione:

L’Unione internazionale per le telecomunicazioni cura gli standard tecnici delle telecomunicazioni, la

o ripartizione delle frequenze, le orbiti dei satelliti, ecc.;

L’Organizzazione mondiale per il commercio ha un potere immenso in materia economica;

o L’Organizzazione delle Nazioni unite per la cultura, la scienza e l’educazione (Unesco) ha un’ampia

o competenza in materie culturali ed educative;

L’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale ha lo scopo principale di armonizzare la

o legislazione e di risolvere le dispute sui diritti d’autore;

L’Ente internazionale per l’assegnazione di nomi e numeri è un’organizzazione privata, volontaria che ha

o la funzione di allocare indirizzi e nomi di dominio in Internet.

Le condizioni principali per lo svilupparsi di questa cultura globalizzata sono:

Esistenza di un LIBERO MERCATO dei prodotti mediali;

• Effettivo DIRITTO ALL’INFORMAZIONE (libertà politica, di parola…);

• Serie di TECNOLOGIE.

CAPITOLO 10

METODI DI RICERCA E PROSPETTIVE

strutture istituzionali

Le (es. dimensioni e forme di proprietà) sembrano avere conseguenze dirette sulla

condotta prestazione,

di particolari organizzazioni mediali, che a sua volta influenza la nel senso della quantità

e del tipo di contenuto prodotto e offerto al pubblico. Il metodo di ricerca predominante in questo campo è stata

l’intervista approfondita o l’osservazione partecipante dei professionisti sul posto di lavoro.

In generale, la teoria formulata sulla base della ricerca nelle organizzazioni mediali dimostra che il contenuto è

sistematicamente influenzato più da routine, pratiche e scopi organizzativi che da fattori ideologici o personali.

PRINICPALI QUESTIONI

Shoemaker Reese

e individuano cinque approcci riguardanti l’influenza di fattori strutturali e organizzativi sul

contenuto:

1. IL CONTENUTO RISPECCHIA LE REALTA’ SOCIALE;

2. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLA SOCIALIZZAZIONE E DAGLI ATTEGGIAMENTI DEI LAVORATORI

DEI MEDIA;

3. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLE ROUTINE ORGANIZZATIVE;

4. IL CONTENUTO E’ INFLUENZATO DALLE ISTUTUZIONI E FORZE SOCIALI;

5. IL CONTENUTO E’ IN FUNZIONE DELLE IDEOLOGIE E DIFENDE LO STATUS QUO.

LIVELLI DI ANALISI

Il termine «organizzazione mediale» è ispirato in origine soprattutto al modello di un quotidiano indipendente,

all’interno del quale tutte le principali attività convivevano più o meno sotto lo stesso tetto. Questo modello non

si può considerare tipico per i media in generale: infatti, è praticamente impossibile applicarlo alla maggior

parte dei cosiddetti nuovi media.

La diversità delle forme di organizzazione va di pari passo con la diversità dei grandi gruppi occupazionali

qualificabili come “comunicatori di massa”: magnati di cinema e stampa, attori, produttori, registi,

sceneggiatori, scrittori, ecc. La maggior parte di queste categorie possono essere suddivise anche secondo il tipo

di mezzo, la dimensione e lo status del lavoro organizzativo, lo status occupazionale e così via.

L’ORGANIZZAZIONE MEDIALE IN UN CAMPO DI FORZE SOCIALI

Si possono identificare cinque principali tipi di relazione che vanno presi in esame per riuscire a comprendere

le condizioni dell’attività organizzativa e il ruolo del comunicatore di massa:

Con la società;

• Con i gruppi di pressione;

• Con i proprietari, i clienti e i fornitori;

• Con il pubblico;

• All’interno dell’organizzazione.

RELAZIONI CON LA SOCIETÀ

IL RUOLO DEL GIORNALISTA

I ruoli che i media possono svolgere nella società sono almeno di due tipi: uno più attivo e partecipante e uno

Cohen ruolo del giornalista:

più neutrale. distingue del

due autorappresentazioni

cronista “neutrale”,

Quello del che evoca l’idea della stampa che informa e interpreta;

o cronista “partecipante”,

Quello del che racchiude l’idea di una stampa rappresentativa dell’opinione

o pubblica, critica verso il governo, schierata e impegnata politicamente.

La ricerca mostra che i giornalisti preferiscono il ruolo neutrale, informativo, in sintonia con l’importanza che

la maggior parte dei giornalisti dà all’obiettività come valore cardine della professione. La preferenza per

l’obiettività si accorda anche alla logica commerciale dell’impresa mediale, visto che le posizioni di parte

penalizzano l’audience.

Weaver Wilhoit

e usano una triplice articolazione del ruolo del giornalista:

Ruolo d’interprete:

1) analizzare e interpretare questioni complesse, controllare le dichiarazioni del

governo, discutere sulle scelte politiche nazionali;

Ruolo di divulgatore:

2) informare tempestivamente il pubblico, rivolgersi ad un pubblico più ampio

possibile;

Ruolo di antagonista

3) verso governo e industria. Molto più debole che in passato ma ritenuto ancora

valido da una maggioranza di giornalisti.

IL TEMA DELLA PROFESSIONALITÀ

Non è ancora del tutto chiaro in che cosa consista realmente la qualità professionale del giornalista. Schudson

professione fluida

definisce il giornalismo una a causa dell’assenza di confini chiari.

Tuchman: i risultati della sua ricerca sul lavoro giornalistico portano a concludere che la professionalità in

questo campo ha finito per essere definita in base ai bisogni dell’impresa editoriale; il massimo della

professionalità è l’esercizio di un’abilità nel confezionare il prodotto-notizia richiesto, caratterizzato da un

alto grado di obiettività, contrassegnata, a sua volta, da un’ossessiva fedeltà ai fatti e neutralità di

atteggiamento.

Il problema se il giornalismo vada considerato come una professione rimane aperto, sia dentro che fuori il

mondo dei mezzi di comunicazione di massa.

GIORNALISMO ON-LINE Bardoel

Il giornalismo on-line è ancora un’entità incerta. individua le seguenti caratteristiche chiave del

giornalismo on-line: interattività, ipertestualità, multimedialità, asincronia.

Una caratteristica della situazione odierna è lo sforzo di conservare un confine fra il giornalismo tradizionale e

quello on-line.

Un elemento interessante della critica al giornalismo on-line è la tesi che esso sia nel complesso più “diretto dal

mercato” e commerciale del giornalismo tradizionale, nonostante la sua pretesa di essere più autonomo.

RAPPORTI CON I GRUPPI DI PRESSIONE D’INTERESSE

La relazione fra media e società si articolano spesso in molteplici azioni di gruppi di pressione, i quali si

prefiggono d’influenzare l’informazione dei media. Anche se i media sono cauti di fronte alle pressioni, è

dimostrato che gli enti esterni riescono a influenzarne il contenuto, soprattutto quando sono messi in pericolo

gli interessi commerciali dei media o quando è temuta una cattiva pubblicità.

RAPPORTI CON PROPRIETARI, CLENTI E FORNITORI autonomia

La questione, qui, riguarda il grado in cui le organizzazioni mediali possono rivendicare una propria

proprietà soggetti economici

rispetto alla e agli altri (azionisti, inserzionisti, sponsor).

INFLUENZA DELLA POPRIETÀ

E’ indubbio che nei media commerciali la proprietà ha l’ultima parola sul contenuto; tuttavia, esistono anche

consuetudini non meno forti nel giornalismo a tutela dell’autonomia decisionale dei direttori in casi particolari.

Schultz

Lo studio di sui giornalisti australiani mostra una forte propensione per il ruolo di quarto potere ma

anche il riconoscimento che questo viene spesso compromesso da pressioni da parte della proprietà.

INFLUENZA DEGLI INSERZIONISTI

E’ chiaro che la struttura di quasi tutta l’industria dei mass media nei paesi capitalistici rispecchia gli interessi

inserzionisti.

degli

Baker osserva che «gli inserzionisti pubblicitari sono i primi censori del contenuto mediale negli Stati Uniti

oggi»; egli cita il caso d’inserzionisti che usano il loro potere di mercato per tentare di bloccare particolari

informazioni potenzialmente dannose per i loro interessi. Le pressioni vengono esercitate sotto diverse forme,

magari difficili da individuare e comunque non necessariamente illegali.

Le organizzazioni mediali più esposte alla pressione degli inserzionisti sono quelle i cui unici introiti vengono

dalla pubblicità, mentre i media economicamente forti sono quelli più in grado di respingere le pressioni, poiché

attingono a fonti di finanziamento equilibrate.

RAPPORTI CON IL PUBBLICO

Anche se il pubblico è il cliente più importante di ogni organizzazione mediale, dalla ricerca sembra emergere

che il pubblico viene considerato scarsamente importante da molti professionisti dei media.

OSTILITÀ VERSO IL PUBBLICO?

Altheide osserva che la ricerca del grande ascolto da parte delle stazioni televisive da lui studiate era guidata da

una visione cinica del pubblico come stupido, incompetente e rozzo.

Schultz

Nel suo studio sui giornalisti australiani, scopre una diffusa resistenza ad accettare l’idea della

necessità di andare incontro al pubblico; l’autrice associa questo con la scarsa capacità di comprendere

l’opinione pubblica e con l’insofferenza verso i meccanismi di verifica e responsabilità.

E’ possibile che l’ostilità verso il pubblico sia stata ingigantita dai professionisti dei media intervistati dai

ricercatori; l’ostilità per gli indici di ascolto e altre statistiche sul consumo, che sono uno strumento di

pianificazione aziendale che dice poco o nulla sul pubblico reale, non deve essere necessariamente confusa con

una visione negativa del pubblico.

IMMAGINI DEL PUBBLICO

Dato che è impossibile conoscere un pubblico numeroso e variegato, una comoda soluzione è crearsi

astratta Gans:

un’immagine dello specifico destinatario. «il pubblico partecipa alla creazione di un film

attraverso l’immagine che ne ha l’ideatore».

Comunicare a un destinatario spesso indefinibile continuerà a essere una sfida per qualsiasi comunicazione.

Pekurny,

Come osserva il riscontro degli indici di ascolto non è in grado di dirti come migliorare i programmi

televisivi; egli afferma che il «vero meccanismo di non è il pubblico degli spettatori a casa ma gli

feedback»

sceneggiatori, i produttori, gli attori e i dirigenti stessi del network.

L’INFLUENZA DELLE CARATTERISTICHE PERSONALI DEI COMUNICATORI DI MASSA

Molti studi delle organizzazioni o delle professioni mediali includono un esame del loro retroterra sociale e

della loro concezione sociale. Questo perché è stata sempre diffusa la convinzione che le caratteristiche

personali dei responsabili della produzione mediale influenzino significativamente il contenuto dei media.

Shoemaker Reese

e - due percorsi alternativi:

Uno dove il ruolo dell’organizzazione subordina o dissimula le caratteristiche personali;

L’altro dove potere e prestigio in un’organizzazione permettono al singolo comunicatore di manifestare le

proprie personali convinzioni. un modello

La prima questione che sorge è se tra i professionisti della comunicazione sia rintracciabile

• distintivo di esperienza sociale o di valori personali; i giornalisti non sono marginali nella società in termini

di reddito, ma appartengono al ceto medio.

In secondo luogo, esistono, ovviamente grosse differenze tra le grandi firme del giornalismo e un qualunque

• redattore. Johnstone:

Quale significato dare a queste osservazioni? «in ogni società i responsabili della comunicazione di

massa tendono a provenire dagli stessi strati sociali di coloro che controllano l’economia e la politica».

Gans: la collocazione borghese della professione giornalistica è una garanzia di lealtà al sistema.

LE DONNE NEL MONDO DELL’INFORMAZIONE

I dati occupazionali delle donne nelle industrie mediali rivelano percentuali molto basse come pure un basso

status mansionale.

Secondo i dati riferiti da van Zoonen, la lezione tipica delle scuole di giornalismo era che «il femminismo e il

giornalismo professionale erano in contrasto l’uno con l’altro». L’autrice ritiene infondata la tesi secondo la

quale avere più donne in redazione cambierebbe in meglio l’informazione; infatti, a un’attenta rassegna dei dati

disponibili, notiamo che si assiste a un incremento significativo dell’occupazione femminile nel settore senza

però nessun significativo cambiamento nella “natura dell’informazione”.

Ci sono vedute differenti anche su cosa s’intenda per “cambiamento”; la ricerca francese di Neveu mostra

«segni di tono o inclinazione femminile fra le giornaliste in termini di tendenza a raccontare “vite ordinarie”, a

un atteggiamento meno deferente verso le autorità e all’uso di approcci psicologici nella cronaca politica».

La condizione necessaria per un più equo trattamento delle donne nell’informazione sarà graduale ascesa di

donne a posizioni di potere dentro le organizzazioni mediali.

CAPITOLO 11

LE ATTIVITÀ DI UN’ORGANIZZAZIONE MEDIALE: IL GATEKEEPING E LA SELEZIONE

Gatekeeping: termine usato per descrivere il meccanismo con cui avvengono le scelte nel lavoro mediale,

specialmente le decisioni se lasciare filtrare o meno una particolare notizia attraverso i “cancelli” di un mezzo

al potere di dare o negare l’accesso a

d’informazione. In un’accezione più ampia, questo concetto si riferisce

voci differenti della società, ed è per questo luogo di conflitto.

Questo concetto presenta alcuni punti deboli:

L’assunto che vi sia un “cancello” iniziale e un insieme principale di criteri di selezione;

o La sua visione semplicistica dell’”offerta” delle notizie e la sua tendenza a individualizzare i processi di

o decisione.

Shoemaker ha ampliato il modello originale per dare conto del contesto sociale e dei numerosi fattori coinvolti.

L’autrice concentra la propria attenzione sul ruolo della delle dei

pubblicità, pubbliche relazioni, gruppi di

e di Nel modello che propone, il gatekeeping

pressione altri attori nel processo d’influenza delle decisioni.

atti di selezione

comporta diversi nell’intero arco di produzione delle notizie. Spesso i processi di decisione

non sono individuali ma e non riguardano solo i contenuti ma anche il

collettivi, tipo di pubblico.

FATTORI IDEOLOGICI vs. FATTORI ORGANIZZATIVI NELLA SELEZIONE DELLA NOTIZIA

I primi studi del gatekeeping si concentravano sul gran numero di notizie che trovavano la strada sbarrata e

sulle ragioni del rigetto. In seguito, si è prestata più attenzione alle:

Influenze «organizzative»: riguardano soprattutto le routine burocratiche;

o Influenze«ideologiche»: riguardano non soltanto individuali ma che nascono

i valori e i condizionamenti

o anche nel contesto sociale dell’attività informativa.

La ricerca ha dimostrato che il contenuto dei mezzi d’informazione tende a seguire quasi sempre lo stesso

schema e che le differenti organizzazioni si comportano in modo analogo in situazioni analoghe. Sembra ci sia

una percezione stabile da parte di chi elabora le notizie su cosa possa interessare il pubblico. valori-notizia,

Una spiegazione alternativa a quella del giudizio soggettivo è rintracciabile nel concetto di che

riguarda le idee su quelle che sono le notizie che dovrebbero colpire il pubblico in relazione a criteri d’interesse

e di rilevanza; i valori-notizia determinano se un ipotetico evento sarà o meno notato dai mezzi d’informazione

e immesso nei canali di distribuzione delle notizie.

LE INFLUENZE SULLA SELEZIONE DELLE NOTIZIE

Il principale limite del concetto di è che dà per scontato che esista

gatekeeping una data realtà fenomenica nel

ben definibile e conoscibile, che i media hanno il compito di identificare e selezionare secondo

mondo reale,

appropriati criteri di rappresentatività e rilevanza.

Fishman, creazione della notizia;

Per il fulcro di tutto è la la sostanza della notizia arriva ai media per vie

costruzione, selezione,

diverse e sotto forme differenti. Il processo di come quello della non è casuale e

soggettivo, ma avviene secondo gli schemi interpretativi delle istituzioni burocratiche che sono fonti o

produttori d’informazione (polizia, tribunali, partiti, ecc.).

I principali fattori che influenzano la selezione degli eventi sono quelli relativi alle persone, al luogo e al tempo,

ai quali vanno aggiunti criteri relativi a questioni di costi e di richiamo per il pubblico.

CRITERI RELATIVI ALLE PERSONE

C’è la tendenza a preferire eventi-notizia riguardanti azioni personali e a “personalizzare” tematiche astratte per

renderle più concrete e interessanti per il pubblico. I media tendono a parlare di personaggi famosi intorno ai

persona come evento

quali costruire le notizie. Il caso più esemplare di è quello del presidente degli Stati

Uniti; secondo uno studio di alcuni anni fa, nelle diverse possibilità di “copertura” del presidente si dà un

imperativo: avvicinare gli alti funzionari e, se possibile, il presidente stesso.

La presenza di contatti personali con personaggi vicini alle sfere del potere è un fattore molto importante. Lo

Reese fonti

studio di sulle varie dei principali media americani alla fine degli anni ’80 mostrava come esse si

concentrassero su un limitato numero di personaggi le cui opinioni venivano usate per convalidare le notizie.

logica dei media.

Lo status dei personaggi protagonisti delle notizie costituisce uno egli elementi della

CRITERI RELATIVI AL LUOGO

Più un evento notiziabile accade vicino alla città, alla regione o al paese del pubblico di riferimento, più tale

prossimità geografica,

vento può diventare notizia. Il fattore della tuttavia, può essere scalzato da altri ordini

portata negatività).

di considerazioni, come la sostanza dell’evento (es. la o la

Al di là dell’ovvia necessità di poter osservare direttamente i fatti, perché una notizia sia obiettiva è necessario

anche riportare il luogo in cui l’evento accade: ciò che non ha una localizzazione verificabile è infatti un «non-

evento».

Tuchman: di notizie”

i mezzi d’informazione sono collegati a una “rete che avvolge tutto il mondo, e i cui

punti nodali sono contrassegnati dalla presenza di un’agenzia o di un corrispondente; rete di notizie come

metafora di un dispositivo creato per “pescare le notizie”. Essa prevede una gerarchia, dove lo status ricoperto

all’interno della rete di notizie determina quali siano le informazioni che possono diventare notizie.

luoghi di concentrazione del potere

La “rete di notizie” è intrecciata con i (es. asse Washington - New York);

la pianificazione anticipata della copertura informativa in termini di spazio comporta così un insieme di

presupposizioni circa il luogo in cui è probabile che accadano eventi notizia bili, le quali funzionano secondo il

principio della profezia che si autoadempie.

L’influenza del fattore spaziale sul processo di selezione delle notizie comincia dall’assegnazione ai

luogo eventi-notizia.

corrispondenti di un dove è più facile che avvengano

giro informativo, Fishman

Il definito da come una rete di relazioni sociali che coinvolge i soggetti che

frequentano determinati luoghi, facilita la scoperta di eventi-notizia, anche se porta inevitabilmente alla

costruzione degli eventi.

CRITERI RELATIVI AL TEMPO dimensione

Come abbiamo visto esserci una rete per “catturare” lo spazio, esiste anche una cornice per la

temporale. Tuchman ha descritto le caratteristiche di questo aspetto particolare della “rete di notizie”; la rete

descritta dall’autrice è concepita per massimizzare le possibilità di “catturare” eventi-notizia quando e dove è

più facile che essi accadano. notizie forti, notizie «soft»,

Le categorie principali sono le cioè gli avvenimenti, e le cioè quelle di sfondo o

notizie «spot» «in via di

atemporali. Abbiamo inoltre altre tre categorie: le (i flash dell’ultima ora), le notizie

sviluppo» continuative.

e quelle Vi è poi una dimensione temporale in base alla quale le notizie possono essere

classificate come pre-programmate, inaspettate o non programmate.

scadenzario

- è il caso dello degli eventi, in base al quale le notizie sono note in

Notizie pre-programmate:

anticipo e la loro copertura può essere pianificata per tempo;

improvvisamente

- notizie di eventi che accadono e che devono essere diffuse subito;

Notizie inaspettate:

- notizie (solitamente «soft») prive di specifici riferimenti temporali, che possono

Notizie non programmate:

conservate e diffuse

essere a discrezione dell’organizzazione mediale.

Questa tipizzazione degli eventi e riduce l’incertezza, ma incoraggia anche la tendenza ad affidarsi a notizie

«continuative», a scapito dell’unicità e della novità.

L’INFLUENZA DELLE FONTI SULLE NOTIZIE

rapporti con le fonti

I sono essenziali ai mezzi d’informazione. Chi lavora nell’informazione ha sempre le

proprie fonti preferite ed è anche legato a persone importanti tramite mezzi istituzionali. Il contenuto finale che

appare sullo schermo è condizionato dalle idee e dai preconcetti presenti fin dall’inizio nella squadra di

produzione e dai contatti personali che si sono svolti.

I mezzi d’informazione stabiliscono sempre contatti regolari con esperti per assicurasi tempestivamente

informazioni autorevoli o altrimenti inaccessibili; ma anche le fonti cercano regolari contatti per assicurarsi un

accesso favorevole.

LA PIANIFICAZIONE DELL’OFFERTA

Ericson categoria di fonti

indica una speciale (conferenze stampa, comunicati stampa, relazioni pubbliche,

ecc.) che forniscono ai giornalisti ciò che cercano nell’interesse delle organizzazioni sopra citate. Vi sono

alcuni aspetti da considerare: pianificazione

Innanzitutto, c’è la questione della e prevedibilità nell’attività di produzione continua e su

• larga scala. I media devono garantire un’offerta adeguata alle loro esigenze e, perciò, devono “ordinare” il

contenuto anticipatamente; questa esigenza si riflette nello sviluppo di organizzazioni secondarie (es. agenzie

di stampa) che forniscono contenuti su base regolare.

squilibrio

In secondo luogo, c’è la questione dello tra i fornitori d’informazioni e gli “acquirenti” di queste o

• di altri contenuti. Alcune fonti sono più potenti di altre grazie al loro alla posizione dominante nel

status,

mercato o al valore commerciale.

Infine, c’è la questione dell’assimilazione, quando esiste un interesse reciproco da parte dei media e degli

• eventuali comunicatori esterni (es. fonti). Un esempio ovvio è quello del leader politico che vuole raggiungere

il grande pubblico.

Gieber e Johnson: si ha assimilazione quando il grado di collaborazione esistente tra giornalista e fonte

raggiunge un punto in cui entra in conflitto col ruolo “distributivo” che ci si attende da chi ha il dovere di

informare il pubblico; questo tipo di rapporto si scontra con le aspettative d’indipendenza critica e con la

deontologia professionale e può prestarsi alla manipolazione delle informazioni nell’interesse di certi soggetti o

istituzioni.

RELAZIONI PUBBLICHE E INFORMAZIONE

Molotch e Lester hanno dimostrato come la notizia può essere controllata da quelli che sono in grado di

manovrare gli eventi stessi; li chiamano «organizzatori dell’evento» e sostengono che negli «eventi di routine»

costoro hanno parecchie possibilità di accesso ai media alle loro condizioni. Essi possono usare il loro potere

pseudo - eventi

per ostacolare l’altrui accesso e creare che attirino l’attenzione dei media.

In alcuni ambiti l’assimilazione tra media e fonti è di fatto totale (es. politica, governo e giustizia).

agenzie di relazioni pubbliche;

L’assimilazione è favorita dalle è provato che i fornitori d’informazioni ben

organizzati hanno una forte capacità di incidere e che buona parte di questa informazione è effettivamente

utilizzata.

Schultz riferisce che circa metà degli articoli pubblicati sui più grossi giornali australiani prendono le mosse da

comunicati stampa ufficiali: ciò rispecchia il fatto che i giornalisti tendono ad affidarsi alle fonti ufficiali o

burocratiche per certi tipi di notizia. I mezzi di comunicazione sono sempre meno in grado di verificare i

contenuti e la responsabilità di quanto si afferma è sempre più spesso lasciata alla fonte.

[Manheim centra l’attenzione su quella che definisce la «terza forza del cioè la pratica della

news-making»,

comunicazione strategica; le prime due forze sono gli attori che si muovono nell’ambiente politico e le

azioni/eventi osservabili nella realtà. La comunicazione strategica viene condotta da esperti pagati da istituzioni

potenti, facendo ricorso a tutte le forme di raccolta d’informazioni e di tecniche d’influenza.]

TRATTAMENTO E PRESENTAZIONE

Ericson: trattamento dell’informazione

nel ci sono due linee principali di azione, a partire dalle idee per la

notizia. Queste idee portano a una linea che è quella dello e le idee sono anche alimentate

sviluppo della storia,

da una seconda Le due linee sono strettamente collegate e corrispondono ai due stadi del

linea delle fonti. raccolta trattamento.

modello a «doppia azione» del flusso della notizia descritto da Bass: e

La linea del trattamento parte dall’affidamento del servizio da parte del caporedattore e attraversa una serie di

riunioni di redazione, decisioni di merito, impaginazione, editing finale, fino alla pagina completa. Questa

sequenza può essere alimentata fino al penultimo stadio dall’input delle fonti.

UN MODELLO ALTERNATIVO DI SELEZIONE ORGANIZZATIVA

Ryan e Peterson della musica pop,

hanno tracciato il modello della «catena decisionale» nell’industria che

consta di sei passaggi distinti:

1) dalla composizione della canzone alla casa discografica; 2) dal provino all’incisione; 3) e 4) dall’incisione

alla riproduzione in serie e alla commercializzazione; 5) e 6) dalla distribuzione al consumo attraverso radio,

noleggio e vendita diretta.

STANDARDIZZAZIONE E LOGICA DELL’ORGANIZZAZIONE

standardizzazione

La insita nella produzione di massa riguarda innanzitutto la riproduzione e distribuzione

multipla: le singole espressioni del contenuto mediale non devono avere tutte le caratteristiche dei prodotti di

massa e possono essere originali, uniche e differenziate.

Le idee o contenuti inizialmente diversi sono adattati a forme familiari agli operatori dei media e al grande

pubblico; forme che si adattano meglio a una produzione efficiente secondo i requisiti dell’organizzazione.

economico, tecnologico culturale.

Questi requisiti sono di ordine e

Le pressioni per l’efficienza nascono dal bisogno di minimizzare il costo, ridurre i conflitti e

economica

garantire un’offerta continua e adeguata. La logica è evidente nei suoi effetti, che continuano a

tecnologica

cambiare a mano a mano che una serie di grandi invenzioni influenza le differenti industrie dei media.

LA LOGICA DEI MEDIA

I media durante il trattamento della materia prima applicano anche una forma di standardizzazione culturale.

Altheide e Snow furono i primi a usare l’espressione «logica dei media» per indicare la natura sistematica delle

definizioni preesistenti di come deve apparire un certo tipo di contenuto.

Il funzionamento di una logica dei media presuppone l’esistenza di una «grammatica dei media» che indica

quanti brani di contenuto debbano essere sequenziali, come si debbano dosare contenuti verbali e non verbali.

Altheide e Snow descrivono la logica dei media come «un modo di vedere e di rappresentare la realtà… Gli

elementi di questa forma di comunicazione comprendono i vari media e i formati usati da questi. I formati

consistono, in parte, nella quantità di materiale organizzato, nello stile in cui è presentato, nell’accento che

viene posto… e nella grammatica dei mezzi di comunicazione».

Riguardo ai contenuti d’informazione, la logica mediale premia l’immediatezza, il bruciare i tempi nella

presentazione di servizi in video o foto drammatiche, il ritmo sostenuto, brevi dichiarazioni dei protagonisti,

presentatori attraenti.

CAPITOLO 12

PERCHÉ STUDIARE IL CONTENUTO DEI MEDIA

contenuto dei media

Le ragioni per studiare il sono nate o da un interesse per i possibili effetti della

comunicazione di massa o dal desiderio di capire il richiamo del contenuto per il pubblico.

All’inizio la ricerca tendeva a dare per scontato che il contenuto rispecchiava i fini e i valori dei suoi creatori,

che il significato poteva essere scoperto abbastanza direttamente o desunto dai messaggi e che i riceventi

avrebbero inteso i messaggi nel modo voluto da chi li produceva.

Tutti questi assunti sono stati messi in discussione, con la conseguenza che lo studio del contenuto è diventato

una sfida complessa.

PROSPETTIVE CRITICHE SUL CONTENUTO

Critica ai peccati di fondo dei media, come compromissioni o omissioni sistematiche che potrebbero

danneggiare la società o gli individui.

APPROCCI MARXISTI

Grossberg ha indicato molte varianti dell’interpretazione marxista della cultura che riguardano in particolare la

politica della testualità.

questione della Egli identifica tre approcci marxisti “classici”, il più importante dei

falsa coscienza;

quali deriva dalla Scuola di Francoforte e dall’idea di gli altri approcci illustrati da Grossberg

ermeneutico discorsivo.

hanno un carattere (interpretativo) o

Principali differenze rispetti agli approcci classici: 1) riconosciuta la problematicità della “decodifica”; 2) i testi

non risultano solo “mediare” la realtà ma costruire di fatto l’esperienza e acquisire una loro identità.

Stuart Hall

Esempio degli approcci critici al contenuto: sosteneva che la pratica della significazione attraverso

il linguaggio finisce per stabilire mappe del significato culturale che favoriscono il dominio ideologico di una

classe dominante, dando luogo a un’egemonia.

La notizia contribuisce a questo compito in vari modi:

1) mascherando alcuni aspetti della realtà, 2) ignorando la natura della società classista o dandone per scontata

la “naturalità”, 3) producendo una frammentazione degli interessi, 4) imponendo una “unità e coerenza

immaginarie”, ad esempio evocando i concetti di comunità, nazione, opinione pubblica e consenso.

LA CRITICA ALLA PUBBLICITÀ E AL COMMERCIALISMO

pubblicità.

Un altro esempio di approccio critico riguarda la

Williamson, nel suo studio, applica il concetto d’ideologia che, secondo Althusser, rappresenta «il rapporto

immaginario degli individui con le condizioni reali della loro esistenza». Per Williamson, l’opera ideologica

della pubblicità si compie trasferendo significati e idee rilevanti (come i miti) dall’esperienza ai prodotti

commerciali e, per questa via, a noi stessi. Il prodotto commerciale diventa un modo di acquisire lo status

sociale/culturale e di essere il tipo di persona che desideriamo. «mercificazione»,

Un processo molto simile è descritto da Williamson con il termine cioè il modo in cui la

pubblicità trasforma il “valore d’uso” dei prodotti in “valore di scambio”, consentendoci di sperare di

raggiungere la felicità o altri stati ideali.

Nella prospettiva critica, tutto ciò è illusorio e deviante.

LA QUESTIONE DELLA QUALITÀ CULTURALE

Negli ultimi anni ci sono stati molti tentativi di definire la qualità televisiva in molti paesi. L’esempio più

Qualità Televisiva

rilevante è quello del progetto per la sviluppato dalla tv pubblica giapponese Nhk, con il

tentativo di valutare la qualità dell’offerta da prospettive differenti, cioè quelle della società, dei professionisti

dei media e del pubblico.

LA VIOLENZA NEI MASS MEDIA

Molti studi riportano statistiche impressionanti sull’esposizione alla violenza veicolata dai mass media. La tesi

dei critici non è tanto che essa possa indurre alla violenza e all’illegalità, quanto che risulti intrinsecamente

indesiderabile, che produca disturbi emotivi, paura, ansietà e gusti devianti.

LA CRITICA FONDATA SUL GENERE

Esistono molte varietà di prospettive critiche femministe sul contenuto dei mass media. Per la critica

femminista il problema centrale 8al di là degli stereotipi) è di come i testi posizionino il soggetto femminile

nelle interazioni testuali e narrative e così facendo contribuiscano a una definizione di femminilità in

collaborazione col lettore. Sorgono necessariamente due problemi:

1) Come possano essere liberatori testi mediali ideati per l’intrattenimento delle donne e che incarnano la

realtà della società patriarcale e le istituzioni della famiglia;

2) In che misura nuove tipologie di testi mediali possano rovesciare la stereotipizzazione di genere, cercando

di introdurre modelli di ruolo che abbiano un effetto “potenziante” per le donne.

La risposta a tali domande dipende da come questi testi sono ricevuti dal pubblico.

Radaway

Lo studio della sulla sentimentale conclude che c’è un qualche elemento liberatorio in quello

fiction

che è un genere essenzialmente femminile, ma riconosce anche l’ideologia patriarcale della forma.

STRUTTURALISMO E SEMIOLOGIA

strutturalismo

Lo riguarda il modo di costruzione del significato nei testi, e il termine si applica a certe

semiologia

«strutture del linguaggio» fatte di segni, racconti o miti. La è una versione più specifica

dell’approccio strutturalista.

Lo strutturalismo è un’evoluzione della linguistica di Saussure. Differisce dalla linguistica per due aspetti: si

occupa non solo di linguaggi orali convenzionali ma anche di ogni sistema segnico che abbia tratti linguistici;

rivolge l’attenzione non tanto al sistema segnico in sé ma ai testi e al loro significato alla luce della cultura in

cui sono inseriti.

VERSO UNA SCIENZA DEI SEGNI scienza generale dei segni

Studiosi nordamericani lavorarono insieme per fondare una (la semiologia o

significazione,

semiotica). Il campo doveva comprendere tutto ciò che riguardava la cioè l’attribuzione di

significato per mezzo del linguaggio.

Segno: veicolo fisico fondamentale del significato in una lingua; ogni “immagine-suono” che possiamo udire o

referente,

vedere e che in genere rimanda a un oggetto o aspetto della realtà, noto come che vorremmo

comunicare.

Secondo Saussure, il processo di significazione avviene grazie a due elementi del segno:

Significante:

- l’elemento fisico (parola, immagine, suono);

Significato:

- concetto mentale evocato da un segno fisico in un dato codice linguistico.

La relazione tra significante e significato è governata dalle norme della cultura e deve essere appresa dalla

particolare “comunità interpretativa”.

CONNOTAZIONE E DENOTAZIONE

Denotazione: descrive il rapporto all’interno di un segno tra il significante e il significato. L’ovvio significato

letterale di un segno è la sua denotazione.

Connotazione: riguarda il significato accessorio che può essere evocato dall’oggetto significato.

La significazione opera a due livelli di significato: 1) livello superficiale del significato letterale; 2) livello del

significato accessorio o connotato. L’attivazione del secondo livello richiede una conoscenza più profonda da

parte del lettore.

Barthes: mito

concetto di – i miti sono serie d’idee preesistenti e cariche di valore desunte dalla cultura e

trasmesse con la comunicazione.

La denotazione ha caratteristiche di universalità e obiettività; la connotazione comporta sia un significato che

varia secondo la cultura del destinatario sia elementi di valutazione in senso positivo o negativo.

USI DELLA SEMIOLOGIA (???) ………………………………………………………………………………………

QUESTIONI DI METODO

I vari quadri di riferimento nelle teorie sul contenuto dei media comportano metodi di ricerca spesso

quantitativa e descrittiva

notevolmente divergenti. Possiamo distinguere tra un’indagine da un lato e

qualitativa ed esplicativa

un’indagine dall’altro.

DOV’È IL SIGNIFICATO?

La teoria si è sempre occupata della questione della “sede” del significato: il significato coincide con

l’intenzione dell’emittente, è intrinseco al linguaggio o è un problema d’interpretazione dei riceventi?

Si è scelto di concentrarsi sul messaggio in sé come fonte del significato in quanto: i testi sono sempre

permeabili all’analisi diretta, hanno il vantaggio di non “reagire” al ricercatore e non deperiscono con il tempo

(anche se si deteriora il loro contesto e con questo la possibilità di sapere veramente quale significato avevano

per emittenti o riceventi).

ANCORA SUI PARADIGMI

La scelta del metodo di ricerca segue la distinzione tra il paradigma dominante e la variante critica.

Paradigma dominante: del contenuto

- è rappresentato soprattutto dall’analisi tradizionale, che fu definita da

Berelson «una tecnica di ricerca per la descrizione obiettiva, sistematica e quantitativa del contenuto

manifesto della comunicazione». Ciò dà per scontato che il significato facciale di un testo sia abbastanza

chiaro e possa essere letto dal ricercatore ed espresso in termini quantitativi. C’è la presunzione che il

contenuto mediale sia codificato secondo lo stesso linguaggio della realtà a cui si riferisce.

Paradigma alternativo: nascosti o latenti

- si basa sull’assunto che i significati più importanti sono quelli e

che questi ultimi non sono deducibili direttamente dai dati numerici. Occorre tener conto dei rapporti tra gli

elementi del testo, registrando ciò che manca o che è dato per scontato. Occorre identificare e capire il

particolare discorso in cui un testo è codificato.

ANALISI TRADIZIONALE DEL CONTENUTO

tradizionale del contenuto

L’analisi è il principale metodo di ricerca ma anche il primo in ordine di tempo e

tuttora il più praticato.

La procedura si basa su che il legame tra l’oggetto esterno e il riferimento ad esso nel

due assunti principali:

testo sarà abbastanza chiaro e inequivocabile; che la frequenza dei riferimenti rivelerà sicuramente il significato

prevalente del testo.

Sequenza di base dell’analisi del contenuto:

Scegliere un universo o campione di contenuto;

o Fissare una cornice categoriale di riferimenti esterni rilevanti ai fini dell’indagine;

o Scegliere un’«unità di analisi» (una parola, una frase...);

o Classificare il contenuto calcolando la frequenza dei riferimenti agli item rilevanti nelle categorie;

o Presentare i risultati come distribuzione dell’universo o del campione di contenuto in base alla frequenza

o con cui sono presenti i riferimenti cercati.

LIMITI DELL’ANALISI DEL CONTENUTO

I limiti dell’analisi del contenuto sono:

Rischio che il ricercatore imponga il proprio sistema di significati anziché “dedurlo” dal contenuto;

• Presunzione che i “codificatori” possano essere istruiti a giudicare categorie e significati in modo

• attendibile;

Più si allentano i requisiti di affidabilità, più facile è introdurre categorie e variabili che saranno utili ai fini

• dell’interpretazione ma scarsamente obiettive e piuttosto ambigue.

ANALISI QUANTITATIVA E QUALITATIVA A CONFRONTO

Le differenze tra analisi tradizionale del contenuto e approcci esplicativi sono evidenti. Innanzitutto,

strutturalismo e semiologia escludono ogni qualificazione. In secondo luogo, si presta attenzione al contenuto

non già manifesto ma latente. In terzo luogo, lo strutturalismo è sistematico come l’analisi del contenuto ma

senza dare peso al campionamento e respingendo l’idea che tutte le unità del contenuto debbano avere lo stesso

trattamento.

Infine, lo strutturalismo tende a escludere che il mondo della realtà sociale e culturale, il messaggio e il fruitore

implichino tutti lo stesso sistema di significati; la realtà sociale è fatta di molti universi di significato, e anche il

comunità interpretative,

pubblico si scinde in ognuna con la sua capacità esclusiva di attribuire significati.

METODI MISTI

Numerosi studiosi hanno usato i due approcci contemporaneamente, nonostante le premesse divergenti. Un

approccio ibrido

esempio di questo è la ricerca sui telegiornali inglesi del Glasgow Media Group, che ha unito

un’analisi quantitativa delle notizie al tentativo di scoprire il significato culturale più profondo di specifici

reportage. psicoanalitico,

Ci sono, inoltre, metodi che non rientrano in nessuno degli approcci principali: uno è quello che

metteva a fuoco le motivazioni dei “personaggi” e il significato profondo dei temi dominanti della cultura

della struttura narrativa studio delle

popolare di una società o di un periodo. Altre varianti sono l’analisi o lo

«funzioni del contenuto».

CAPITOLO 13

QUESTIONI DI GENERE

Genere: ogni categoria di contenuto con le seguenti caratteristiche:

riconosciuta dai suoi produttori e fruitori;

Identità collettiva

o Questa identità riguarda i suoi fini (informazione, spettacolo), la sua forma (lunghezza, ritmo, struttura) e il

o suo significato (riferimento alla realtà);

Si è affermato nel tempo e segue convenzione note a tutti. Tende a perpetuare le forme culturali;

o

Un particolare genere segue una struttura narrativa o una successione di azioni prevedibile, attinge a una

o riserva d’immagini scontata e ha un repertorio di variazioni sul tema.

ESEMPI DI GENERE

Hall: il genere è legato all’uso di un particolare «codice» o sistema di significato. Si può parlare di genere

quando codifica e decodifica sono molto vicine e quando, perciò, il significato è abbastanza lineare, nel senso di

essere ricevuto più o meno così come è stato emesso.

Film western – deriva da un particolare mito circa la conquista del West e ha elementi come: l’ostentazione del

coraggio, lo svolgersi del destino nelle grandi praterie, la lotta tra bene e male.

Molti esempi di contenuto mediale possono essere sottoposti a un’analisi di genere finalizzata a scoprire le loro

Radway.

caratteristiche o formule, essenziali e ricorrenti, come ha fatto E’ anche possibile classificare le

Berger;

varianti dello stesso genere, come fa secondo Berger, la formula è una sottocategoria del genere e

comprende le convenzioni di quel genere, con particolare riferimento a tempo, luogo, intrecci, costumi, ecc.

Il concetto di genere ci serve per classificare l’enorme quantità di prodotti mediali e descriverne i contenuti.

UNA TIPOLOGIA DEI GENERI

Berger ipotizza che tutto il contenuto televisivo possa essere classificato secondo quattro tipi, riportati su due

dimensioni: il grado di emotività e di obiettività.

Le tipologie sono le seguenti:

- I programmi con competizione fra giocatori. Il loro obiettivo è essere veri e coinvolgenti

concorsi:

emotivamente (forte emozionalità e bassa oggettività);

- L’attualità: informazione, documentari e programmi di attualità. È obiettiva e in genere non emotiva

(debole emozionalità e alta oggettività);

- I riflettono l’intenzione dell’emittente di convincere, specialmente attraverso la pubblicità

persuasivi:

(debole emozionalità e bassa oggettività);

- Gli coprono quasi tutto l’arco della (forte emozionalità e bassa oggettività).

sceneggiati: fiction

L’applicazione di questo schema è complicata dal fatto che vengono creati continuamente nuovi generi che non

appartengono a una categoria soltanto.

FORMATO MEDIALE

Altheide e Snow hanno elaborato un metodo di analisi del contenuto usando le espressioni logica mediale e

formato mediale.

Logica mediale: insieme di regole e norme implicite che disciplinano il trattamento e la presentazione del

o contenuto. Secondo Altheide, il contenuto è confezionato in modo da adattarsi ai formati mediali e questi

ultimi in modo da adattarsi alle presunte preferenze e capacità dell’ascoltatore/spettatore.

Formato mediale: ruotine per trattare temi specifici all’interno di un genere (es. il “formato crisi” nei

o telegiornali, per il trattamento del quale le condizioni principali sono accessibilità, qualità visiva, dramma e

azione, importanza per il pubblico e unità tematica).

Fiske sottolinea l’intertestualità di fondo dei generi.

IL GENERE NOTIZIA

Il giornale è l’archetipo di tutti i mezzi di comunicazione di massa moderni, e la notizia è l’elemento centrale

del giornale.

Inoltre, la notizia è l’elemento che distingue un giornale dagli altri media a stampa e che spesso gli assicura uno

o una protezione speciali nella società, consentendogli di esprimersi in nome del pubblico.

status

COS’È UNA NOTIZIA

Due furono i “padri fondatori” della sociologia della notizia:

Lippman:

- mise l’accento sul «la notizia non è uno specchio della

meccanismo di raccolta delle notizie;

situazione sociale, ma la cronaca di un aspetto che si è imposto all’attenzione».

Park:

- prestò più attenzione ai tratti tipici della cronaca giornalistica; Park la paragonò a un’altra “forma di

conoscenza”, la storia, che è la cronaca degli avvenimenti del passato, e situò la notizia quasi al cento di un

che va dalla “conoscenza superficiale” al “sapere scientifico”. Il risultato dell’accostamento della

continuum

notizia alla storia può essere racchiuso in alcuni punti chiave:

1) la notizia è tempestiva;

2) la notizia non è sistematica;

3) la notizia è effimera;

4) gli eventi che diventano notizia devono essere insoliti, o perlomeno imprevisti;

5) la notizia serve a calamitare l’attenzione, non sostituisce il sapere;

6) la notizia è prevedibile (a fare notizia sono accadimenti che il pubblico in realtà si aspetta, ai quali è

preparato; a fare notizia sono le cose temute ma desiderate.)

Breed notizia, vendibile,

Un’altra classificazione fu proposta da che, per definire una elencò i seguenti termini:

superficiale, semplice, obiettiva, centrata sull’azione, interessante, stilizzata prudente.

e

NOTIZIA E INTERESSE UMANO

Breed notizia umano,

Nella caratterizzazione di la è contrapposta all’interesse cioè la prima riguarderebbe

l’informazione seria, mentre il secondo qualcosa come l’intrattenimento.

pettegolezzo,

Esistono varianti della notizia; un esempio è il che dovrebbe fornire un’informazione obiettiva

televisione spazzatura

ma che in genere non ha nessun significato profondo o rilevanza concreta. La cosiddetta

(l’informazione urlata, pettegola) è un altro esempio della forzatura di un genere.

LA STRUTTURA DELLA NOTIZIA: DISTORSIONE E «FRAMING»

Viene dedicata molta attenzione al problema di come è presentata o “inquadrata” l’informazione.

Tuchman attribuisce a Goffman l’idea che l’organizzazione di informazioni o di aspetti dell’esperienza

«frame», cornice cognitiva.

altrimenti frammentari avvenga attraverso un cioè una Il del contenuto deve

frame

essere confrontato con il di riferimento di un membro del pubblico.

frame

Entman

Secondo «il implica la e la l’autore riassume gli aspetti principali del

framing selezione salienza»:

i frame individuano dei problemi, ne diagnosticano le cause, formulano dei giudizi

sostenendo che

framing

morali e suggeriscono i rimedi.

L’attività di è un modo per interpretare porzioni isolate della realtà: per i giornalisti è inevitabile

framing

procedere in questo modo, abbandonando con ciò l’obiettività pura e introducendo elementi di distorsione,

anche se involontari.

Quando le notizie arrivano ai media dalle fonti esterne sono già “incorniciate” all’interno di un frame.

Esempi di framing:

Questioni razziali presentate come un problema per la società più che per le minoranze di immigrati;

o Nella guerra fredda le notizie erano viste solo nell’ottica del “nemico sovietico”;

o Nel conflitto in Kosovo l’evento fu incorniciato entro il frame della guerra necessaria e “umanitaria” contro

o il genocidio, paragonando Milosevic a Hitler e demonizzando i serbi.

Più la fonte è potente e il flusso d’informazioni controllato, più il processo di è influenzato.

framing

LE FORME DELL’INFORMAZIONE GIORNALISTICA

forza del genere notizia

La è attestata dal grado in cui certi tratti fondamentali si ritrovano nei diversi media,

nonostante le possibilità e i limiti diversi di ognuno.

Un altro aspetto della forma della notizia riguarda il modo di indicare l’importanza di eventi e tipi di contenuto

l’importanza viene indicata dalla successione dei servizi e dalla quantità di

e il modo di strutturare il tutto;

spazio o di tempo data ad essi. È evidente che le prime notizie nei telegiornali sono le più importanti.

I notiziari televisivi sono costruiti sia per catturare l’interesse iniziale, sia per mantenere viva l’attenzione

variando i contenuti e mettendo alla fine qualche informazione un po’ particolare.

Secondo il Glasgow Media Group, il fine o l’effetto occulto di tutto ciò è di rafforzare un quadro di normalità e

controllo e una visione del mondo ideologica; il mondo ne esce “naturalizzato”.

Esistono importanti differenze tra l’informazione televisiva in differenti contesti sociali: per esempio, ogni

sistema informativo propone un concetto assai differente di politica.

LA NOTIZIA COME NARRAZIONE

Le principali forme narrative vanno dai messaggi pubblicitari alle “storie” delle notizie ai più ovvi esempi della

La funzione principale della narrazione è quella di aiutare a conferire un senso ai resoconti

fiction.

dell’esperienza; ciò avviene in due modi: mettendo in relazione gli eventi in una sequenza logica o causale, e

attribuendo ad essi caratteristiche personali i spaziali riconoscibili (realistiche).

Darnton: la nostra concezione di notizia deriva da «antichi modi di raccontare storie». Le notizie ci vengono

presentate con attori principali e secondari, sequenze in relazione tra loro, eroi e malvagi.

in forma narrativa,

RACCONTO vs. RESOCONTO

lineare,

Il linguaggio della notizia è cioè elabora la cronaca di un evento lungo un’unica dimensione.

Glasgow Media Group: «il linguaggio dei telegiornali ha una forma tale da consentire una verifica abbastanza

semplice della sua verità o falsità. Sembra essere del tutto (propositivo e in grado di essere

constativo

riconosciuto vero o falso) e non performativo».

Morin;

Questi due termini sono stati usati da secondo la sua analisi, un evento si trasforma in “storia su un

performativo

evento” e nel frattempo avviene una transazione tra due modi opposti: quello (modo

constativo

interpretativo) e quello (modo dimostrativo e fattuale).

Smith: senza un’attribuzione di attendibilità da parte del pubblico, la notizia non sarebbe distinguibile da

intrattenimento o propaganda.

Gerbner:

Conclusione di «non esiste un sistema di raccolta e trattamento delle notizie che sia realmente non

ideologico, apolitico e imparziale».

IL TESTO CULTURALE E I SUOI SIGNIFICATI «cultural

Una forma di discorso è maturata intorno all’analisi dei testi mediali, specialmente con l’inizio dei

studies»; le origini di questi studi comprendono l’analisi letteraria e linguistica dei testi, la semiologia e la

Fiske.

teoria marxista. Un tentativo di accorpare i diversi spezzoni della teoria è stato fatto da

IL CONCETTO DI TESTO

- Un uso alternativo, rispetto alle sue accezioni fondamentali, del termine “testo” è stato raccomandato da

Fiske: riservare il termine per il prodotto significativo dell’incontro (es. un

tra il contenuto e il lettore

un programma è

programma televisivo diventa testo nell’atto della lettura). In sintesi, Fiske ci dice che

prodotto dall’industria, un testo dai suoi lettori.

- Il testo mediale ha molti possibili che possono tradursi in differenti letture; perciò, il

significati alternativi

polisemico,

contenuto dei mass media è avendo molti possibili significati per i suoi “lettori”. Fiske sostiene che

la polisemia è un tratto necessario della cultura mediale popolare perché più sono i significati possibili,

maggiore è la possibilità di attirare pubblici differenti.

linguaggi sistemi di significato

- I testi sono fatti di molti e differenti. Ogni parola di una lingua in uno

sceneggiato può avere significati diversi in rapporto a uno o a parecchi di questi linguaggi.

CODIFICA DIFFERENZIALE

Nonostante questo carattere polisemico, i discorsi tendono spesso a circoscrivere, controllare l’assunzione del

modello di Hall di

significato, che può, a sua volta, essere respinto dal lettore. Questa discussione riguarda il

codifica/decodifica, lettura privilegiata,

secondo cui in un testo c’è sempre codificata una cioè il significato

che l’emittente vorrebbe comunicare al ricevente.

Ciò richiama il concetto di si può dire che particolari contenuti mediali “costruiscano” il

«lettore inscritto»:

lettore. Il «lettore inscritto» è anche il genere di lettore a cui essenzialmente il messaggio.

si indirizza

Fiske:

Tale processo è stato anche chiamato interpellanza. «interpellanza significa il modo in cui un qualsiasi

uso del discorso “aggancia” il ricevente»; questa caratteristica del discorso è largamente esplorata nella

pubblicità.

INTERTESTUALITÀ

Fiske: il significato del testo prodotto dal lettore non è rinchiuso nei confini che la produzione fissa tra

programmi o tra categorie di contenuto. Questo è un aspetto dell’intertestualità dei media, e si riferisce anche

al superamento dei confini tra media.

Secondo Fiske, la televisione crea un cioè i testi che gli spettatori producono e

terzo livello d’intertestualità,

riproducono nella conversazione o scrivendo dell’esperienza mediale.

Codici: sistemi di significato le cui regole e convenzioni accomunano i membri di una cultura o di quella che è

stata definita una “comunità interpretativa”; i codici servono a stabilire un legame tra produttori mediali e

pubblici, offrendo le chiavi dell’interpretazione.

Noi capiamo la realtà che ci circonda tramite la nostra comprensione dei codici e delle convenzioni linguistiche.

TESTI APERI E TESTI CHIUSI aperto chiuso

Un contenuto mediale può essere considerato o nei suoi significati.

Eco: un testo aperto è quello il cui discorso non cerca di vincolare il lettore a un particolare significato o

testi aperti testi chiusi

interpretazione. La differenza fra e ha un possibile significato ideologico.

Schlesinger: una rappresentazione più aperta produce anche punti di vista alternativi, mentre una chiusa tende a

trama stretta larga,

rafforzare la visione dominante o consensuale. Egli distingue anche fra o che

rafforzerebbe rispettivamente la tendenza a una scelta chiusa o aperta.

SERIALITÀ

Il risveglio dell’interesse per la teoria narrativa è dovuto alla grande attenzione degli studi dei media per

sceneggiati, serial serie televisive.

e

Se in molti generi differenti sono rintracciabili trame base, occorre notare alcune differenze narrative:

La consta di un insieme di storie distinte che si concludono a ogni episodio; nei la storia continua

serie serial,

• senza fine di episodio in episodio. Nella eroi ed eroine rimangono identici mentre i cattivi cambiano da

serie,

un episodio all’altro; nei invece, lo stesso cast di personaggi ricompare ogni volta.

serial,

Oltean: differenza fra Nei si passa si passa da una trama all’altra,

trattamento «lineare» e «parallelo». serial

• mentre nella esiste una “metastoria” intorno ai personaggi fissi con parecchie trame differenti di

serie

settimana in settimana. La organizza storie secondo un principio di linearità, mentre i prediligono

serie serial

un trattamento parallelo.

REALISMO

La narrazione dipende spesso da una presunzione di realismo e serve a rafforzare il senso di realtà.

verosimile;

Il realismo dei media dipende dall’atteggiamento secondo cui quello che è rappresentato è la

finzione realistica dipende dalla convinzione che potrebbe accadere o essere accaduta.

realismo:

Esistono tecniche di scrittura e filmiche che accentuano il nel primo caso, descrizioni accurate e

documentate ottengono il risultato; nel cinema, il continuo fluire dell’azione crea l’illusione di realtà.

Ci sono anche espedienti stilistici realistici molto classici (es. l’«inquadratura alternata», dove la macchina si

sposta da un volto all’altro di due persone che dialogano per creare nello spettatore l’illusione di essere

coinvolto nella conversazione).

TESTI MEDIALI SESSISTI “distorsione” di

Spesso si sostiene che molti tipi di contenuto mediale sono sessisti – hanno, cioè, insita una

genere. Molti autori hanno sostenuto che il genere della è intrinsecamente “sessista” al femminile;

soap opera

si può invece dire che i televisivi d’azione sono sessisti al maschile.

serial

Uno studio dei registi cinematografici di Patsy Winsor ha mostrato molte differenze nel contenuto dei film

popolari diretti da uomini o da donne. Le registe erano meno portate a includere atti di violenza fisica o ad

associarli solo agli uomini; esse mostrano donne in ruoli più attivi. Lo studio conclude che, fermo restando i

limiti inerenti al genere popolare, ci sono prove dell’emergere di un’«estetica al femminile».

LO STUDIO DEI BTESTI POPOLARI popolare di

L’approccio al contenuto passato in rassegna sembra adatto allo studio dell’intrattenimento

massa. Questo contenuto mediale mira a trasmettere non un significato specifico ma semplice i

intrattenimento;

testi utilizzati a tal fine tendono ad essere “aperti” e non devono lavorare sodo a livello cognitivo.

CAPITOLO 14

IL CONCETTO DI PUBBLICO

Pubblico (audience): sta a indicare i “riceventi” nel modello sequenziale più semplice del processo della

comunicazione di massa (emittente, canale, messaggio, ricevente, effetto).

I problemi riguardo tale concetto sono dovuti al fatto che si descrive con una sola parola una realtà sempre più

complessa.

I pubblici sono il prodotto del contesto sociale e la risposta a un particolare modello di offerta mediale.

luogo, persone, mezzo canale, tempo.

Solitamente il pubblico viene definito in base al alle al tipo di o al

ORIGINI DEL PUBBLICO

Le origini dell’attuale ascolto dei media sono rintracciabili negli spettacoli teatrali e musicali dell’antichità.

L’uditorio greco-romano preannunciava molte caratteristiche del pubblico attuale, in particolare:

La e l’organizzazione della visione e dell’ascolto;

pianificazione

o Il carattere e “popolare” degli eventi;

pubblico

o Il contenuto dello spettacolo;

laico

o Gli atti e individuali di scelta e attenzione;

volontari

o La dei ruoli di autori, artisti e spettatori.

specializzazione

o La fisica dello spettacolo e dell’esperienza dello spettatore.

localizzazione

o

Il moderno pubblico dei mass media presenta alcune di queste caratteristiche ma è anche profondamente

diverso.

DALLA MASSA AL MERCATO

Blumer: fu il primo ad elaborare uno schema esplicito entro cui collocare il pubblico come esempio di una

nuova forma di collettività resa possibile dalle condizioni delle società moderne; il termine che egli coniò per

massa.

identificare questo fenomeno fu

Questo concetto di pubblico di massa è un “ideal-tipo”, una sottolineatura delle caratteristiche più tipiche

riscontrabili nelle condizioni di produzione di massa e di distribuzione delle notizie e dell’intrattenimento.

LA RISCOPERTA DEI PUBBLICO COME GRUPPO

L’inadeguatezza di questo concetto di pubblico è stata a lungo evidente.

Mentre l’impersonalità, il carattere anonimo e la vastità delle dimensioni possono dar conto del fenomeno, di

fatto l’esperienza del pubblico è personale, di piccole dimensioni e integrata entro la vita sociale. Dato che le

persone scelgono liberamente quale prodotto mediale fruire, esse non ritengono di essere manipolate.

L’interazione sociale che si sviluppa intorno ai media aiuta le persone a incorporarla nella vita quotidiana come

una presenza amica piuttosto che alienante.

Il carattere di gruppo sociale e comunitario del gruppo riacquistò importanza concettuale.

IL PUBBLICO COME MERCATO

«Mercato mediale»: aggregato di consumatori reali o potenziali dei servizi e dei prodotti dei media, di cui è

noto il profilo socio-economico.

In questa prospettiva, emittente e ricevente sono legati più da un rapporto interessato che da una relazione

normativa o sociale, in maniera più simile a una transazione commerciale tra produttore e consumatore.

consumo dei media

Vengono privilegiati criteri economici e ci si concentra sul piuttosto che sulla loro

ricezione; nella prospettiva commerciale la comunicazione effettiva e la qualità della fruizione sono di

secondaria importanza. I membri del pubblico non hanno la consapevolezza di far parte di un mercato: discorso

implicitamente manipolatorio.

POSIZIONI CRITICHE

La percezione del pubblico è stata spesso influenzata dalla visione negativa dei mezzi di comunicazione di

massa in generale.

«Ideologia della cultura di massa»: gran parte dell’intrattenimento popolare è automaticamente bollato come

inferiore, così come il relativo pubblico è considerato privo di gusto e capacità di scelta.

La ricerca che sottolineava il controllo del pubblico sulla propria esperienza di fruizione mediale fu contestata e

accusata di sopravvalutare la reale autonomia degli ascoltatori.

Dallas Smythe: teoria secondo la quale i vari pubblici effettivamente per i pubblicitari (cioè per i loro

lavorano

oppressori). Essi lo fanno dedicando parte del proprio tempo ai mezzi di comunicazione: questo impegno viene

confezionato e venduto dai media agli inserzionisti come un nuovo tipo di merce.

Un approccio più recente accusa l’industria mediale di trasformare il pubblico televisivo in un pezzo di

Ang:

informazione commerciale, i cosiddetti «indici d’ascolto». gli indici d’ascolto definiscono «il prezzo

concordato a cui i pubblicitari e le reti comprano e vendono la merce-audience».

Secondo queste osservazioni la visione che l’industria ha del pubblico è intrinsecamente de-umanizzante e

manipolatoria.

Sono i mezzi di comunicazione commerciali ad essere serviti dai loro ascoltatori, e non viceversa.

OBIETTIVI DELLA RICERCA SUL PUBBLICO

Anche se gli obiettivi della ricerca sul pubblico sono svariati, tutta la ricerca condivide la caratteristica generale

di contribuire a “costituire”, “localizzare” o “identificare” un’entità sociale altrimenti amorfa, mutevole o

inconoscibile.

Possiamo classificare gli obiettivi della ricerca in base alle principali tipologie di uso per cui le informazioni sul

pubblico possono essere utilizzate. La divergenza più considerevole è quella tra gli obiettivi dell’industria

mediale e quelli che si schierano dalla parte del pubblico.

La linea di sviluppo più evidente nella teoria è quella di un allontanamento dalla prospettiva del comunicatore

mediale e un avvicinamento a quella del ricevente. I risultati della ricerca hanno teso a enfatizzare la

“riscoperta” delle persone e il concetto di un pubblico attivo e tenace di fronte ai tentativi di manipolazione o

persuasione.

TRE TRADIZIONI DI RICERCA

Jensen e Rosengren: distinguono cinque tradizioni di ricerca sul pubblico, che possono essere riassunte

secondo la loro pertinenza rispetto a effetti, usi e gratificazioni, critica letteraria, cultural studies, analisi della

ricezione.

Possiamo così identificare tre principali approcci:

1) : mira ad ottenere stime affidabili di quelle che altrimenti sono quantità ignote;

APPROCCIO STRUTTURALE

oltre alla dimensione dei consumatori è importante conoscerne anche la composizione sociale, il “chi” e il

“dove”.

2) : il tipico modello degli effetti dei media era costituito da un processo a

APPROCCIO COMPORTAMENTALE

senso unico in cui il pubblico era considerato bersaglio inconsapevole o ricevitore passivo degli stimoli dei

media. Il secondo filone della ricerca comportamentale era per molti aspetti una reazione al modello degli

effetti diretti: l’attenzione era focalizzata sull’uso dei media, e gli ascoltatori, più che vittime passive, erano

visti come un insieme attivo e motivato di fruitori/consumatori.

3) : si è occupato quasi esclusivamente della produzione della cultura popolare;

APPROCCIO SOCIO-CULTURALE

il consumo dei media viene considerato come il riflesso di un particolare contesto socio-culturale e come

processo di attribuzione di senso alle esperienze e ai prodotti culturali. I pubblici sono visti come «comunità

interpretative»; la ricerca sulla ricezione costituisce l’arma della ricerca sul pubblico della tradizione

culturalista. Metodi di ricerca qualitativi e in profondità: devono valutare insieme contenuto, ricezione e

contesto.

UNA TIPOLOGIA DEL PUBBLICO

I pubblici possono avere origine sia nella società sia nei media stessi. Secondo il primo punto di vista, possiamo

dire che i media rispondono alle necessità di una società, comunità o gruppo sociale preesistente; se, invece,

riteniamo che i pubblici siano creati dai media, possiamo considerare come essi vengano a crearsi dal nulla a

seguito di qualche nuova tecnologia o di qualche “canale” che si va ad aggiungere agli altri.

La distinzione tra e è utile per tracciare una

domanda creata dal ricevente domanda creata dall’emittente

mappa delle che sono state introdotte.

differenti versioni di pubblico

- : collettività che preesiste indipendentemente dalla sua identificazione

PUBBLICO COME GRUPPO SOCIALE

come insieme di ascoltatori (es. lettori di un giornale locale o ascoltatori della stazione radiofonica di una

comunità).caratteristica di base: e Anche

condivisione dello spazio appartenenza ad una comunità residenziale.

quando un mezzo di comunicazione locale scompare, la comunità locale che forma il suo pubblico gli

sopravvive. Esempio di gruppi e pubblici speciali: pubblicazioni e canali delle minoranze etniche e linguistiche.

- : molteplici possibilità dei pubblici di formarsi sulla base di

PUBBLICO COME «INSIEME DI GRATIFICAZIONI»

necessità, preferenze o interessi connessi ai media. Tali pubblici sono aggregati d’individui dispersi, senza

legami reciproci. Il pubblico come insieme di gratificazioni è identificato da un particolare bisogno; in questo

caso, si ha una situazione in cui numerose necessità percepite hanno stimolato la rispettiva offerta.

Gans: cultura del gusto

concetto di per descrivere un pubblico fondato su una convergenza d’interessi

piuttosto che su un comune background locale o sociale; una cultura del gusto è un «aggregato di contenuto

simile scelto dalle stesse persone».

- : coloro il cui comportamento o la cui percezione di sé li identifica come “utenti”

PUBBLICO DEL MEZZO mezzo

regolari e fedeli di un particolare di comunicazione (es. audience televisiva o spettatori cinematografici).

Tipo di pubblico molto ampio, disperso ed eterogeneo, senza struttura o organizzazione interna; corrisponde

alla concezione di “mercato” aperto ad un particolare tipo di servizio al consumatore. I fruitori di un particolare

mezzo vengono scelti non solo sulla base di caratteristiche socio-economiche, ma anche in riferimento al

particolare contenuto veicolato e ai contesti socio-culturali.

: identificazione di un pubblico con i lettori, spettatori,

- PUBBLICO DEFINITO DAL CANALE O DAL CONTENUTO

ascoltatori di un libro, autore, film, programma televisivo. Questa versione è in linea con quella del

particolare

marketing, secondo cui i pubblici sono insiemi di consumatori di particolari prodotti mediali; questo tipo di

pubblico viene espresso in termini di “indici d’ascolto”, molto importanti per il business dei media. Tale

concezione rappresenta sempre più il significato dominante del termine ma non possiamo limitarci ad

pubblico,

essa. Ad esempio, ci sono pubblici nel senso di “fan” di serie televisive/radiofoniche che non possono essere

misurati senza ambiguità.

QUALI PUBBLICI SONO ALLA PORTATA DEI MEDIA?

Si possono individuare sei tipi di pubblico raggiunto dai media:

Pubblico potenziale – tutti coloro che hanno le competenze di base e/o la possibilità di ricezione;

• Pubblico pagante – tutti coloro che pagano per un prodotto mediale;

• Pubblico attento – coloro che leggono, guardano o ascoltano determinati contenuti;

• Pubblico interno – coloro sono interessati a particolari programmi, sezioni di un giornale, generi televisivi;

• Pubblico cumulativo – il numero o la percentuale di un dato pubblico potenziale raggiunti in un dato

• periodo;

Pubblico «target» – il segmento di un pubblico potenziale preso di mira da parte di un particolare emittente.

ATTIVITÀ E SELETTIVITÀ

selettività

La ricerca sulla degli ascoltatori venne stimolata all’inizio delle paure riguardo agli effetti della

comunicazione di massa; i critici temevano che un pubblico passivo sarebbe stato sfruttato e manipolato e che

quindi l’attenzione passiva andasse scoraggiata.

Si discute molto su quanto sia veramente attivo il pubblico dei media e cosa significhi questa attività

Biocca del pubblico:

ha identificato cinque varianti nell’attività


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teorie tecniche comunicazione massa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia dei media, McQuail. con particolare analisi dei presenti temi: sociologia dei media, mass media società, origini mass media, potere mass media, cultura di massa e cultura popolare, comunicazione di massa, scuola Francofortee teoria critica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Linguaggi dei media
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lombardi Marco.

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