Sociologia dei mass media
Negli ultimi sessant’anni si è discusso molto sul concetto di comunicazione. La trasmissione di un messaggio da un'emittente a un destinatario riduce la comunicazione ad un atto semplice, nel quale è possibile ravvisare un’intenzionalità comunicativa, nonché l’attivazione di rapporti che svolgono anche una funzione sociale. In questo caso però non si parla di comunicazione ma di informazione (informo = dare forma).
Il soggetto interpreta il sistema di messaggi attribuendo a tali unità informative un significato sociale. In questo caso rientrano le dinamiche “stimolo-risposta”.
Principi base della comunicazione
- Comunicazione come contatto: Questo concetto assorbe anche l’idea di comunicazione come “partecipazione”.
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Comunicazione come trasferimento di risorse e influenza: Riguarda il trasferimento di una proprietà o di una risorsa da un soggetto a un altro. Non esiste alcuna dimensione interpretativa. Il flusso comunicativo è considerato alla stessa stregua di oggetti che vengono trasportati, attraverso un canale. Si può qui anche collocare la definizione di comunicazione come influenza, alla quale corrispondono due diverse direttrici:
- Il comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro.
- Qualunque emissione di un segnale da parte di un organismo che influenzi un altro organismo.
- Comunicazione come passaggio di informazione: Concetto che si sviluppa nel secondo dopoguerra, quando emerge il bisogno di “misurare” l’informazione e comprendere come rendere già efficace la trasmissione. Qui non c’è trasferimento di risorse ma di informazioni: nei modelli che derivano da questo concetto (come quello di Shannon e Weaver) appare evidente la supremazia della fonte. Il concetto di comunicazione come passaggio di informazione implica l’esistenza di supporti tecnologici attraverso i quali far passare i flussi di informazione; la mediazione della tecnologia introduce un nuovo elemento di analisi sulla società come forma organizzata complessa. Sotto questa idea si situano sia le elaborazioni di Jakobson sia l’idea di comunicazione delegata (in cui emittente e ricevente sono rappresentati nel messaggio) e anche i concetti di autore modello e di lettore modello di Umberto Eco.
- Comunicazione come condivisione: Si deve qui considerare la valenza di atto sociale e reciproco di partecipazione, che è strettamente connesso alla radice di comunicare cioè “rendo comune”. Pearce ritiene che il processo di trasferimento dell’informazione sia assolutamente secondario rispetto a quello di costruzione sociale che gli individui attivano per comunicare. L’accordo intersoggettivo determina un sistema organico e coerente nel quale le persone producono la loro percezione della realtà sociale: qui avvengono i trasferimenti di informazione.
- Comunicazione come inferenza: Si tratta qui di una complessa attività di costruzione di indizi e produzione di congetture sugli indizi prodotti dagli interlocutori. L’attività deduttiva, allora, consiste nella produzione di istanze di pertinenza. I messaggi non vengono interpretati sulla base della loro potenzialità informativa linguistica, ma sulla possibilità che essi consentano agli interlocutori di comprendere i significati sulla base delle proprie competenze, delle conoscenze degli altri, del contesto situazionale. Questo tipo di comunicazione modifica lo spazio cognitivo degli interlocutori, proprio perché vengono offerti indizi sui quali si chiede una sorta di complicità, necessaria alla produzione di inferenze corrette. Sperber e Wilson parlano di comunicazione offensivo-inferenziale: il processo comunicativo si fonda sull’esibizione di segni linguistici che permettono al destinatario di produrre significati.
- Comunicazione come scambio: L’idea dello scambio contiene anche quella della cooperazione e, talvolta, della competizione, ne parla anche Nattiez (1987). Nel concetto di scambio si situano, per esempio, particolari forme di comunicazione come quelle attivate dalle strategie di marketing. In questo caso è necessario che i due poli della comunicazione abbiano determinate caratteristiche: possiedano valori da scambiarsi, siano in grado di comunicare informazioni specifiche e trasferire valore da una parte all’altra; siano liberi di partecipare o no allo scambio stesso; mostrino una disponibilità a entrare in una relazione di scambio. Si possono qui collocare anche le elaborazioni di impostazione antropologica che considerano lo scambio di valori sociali, condotto secondo determinate e specifiche regole, come attività comunicativa. Pensiero di Levi-Strauss o Greimas, secondo il quale, la comunicazione è scambio.
- Comunicazione come relazione sociale: Abbiamo evidente rilevanza sociologica: la formazione di un’unità sociale, è realizzata a partire da individui singoli, mediante l’uso di un linguaggio o di segni.
- Comunicazione come interpretazione: Questo concetto si fonda sui presupposti teorici dell’ermeneutica. L’idea centrale è che la fruizione di un messaggio o di un testo non possa ridursi all’atto dell’ascolto né a quello della decodifica; è necessaria un’attività complessa, che definisca un progetto (una pre-comprensione) sulla base di ipotesi sul suo significato: alla fase delle ipotesi segue quella della verifica della validità (la fondatezza). Il concetto di interpretazione raccoglie un processo di rielaborazione di tutte le possibili direzioni della comprensione. Abbiamo qui sviluppi teorici, come la nozione di circolo ermeneutico (secondo cui per capire bisogna già avere precedentemente compreso) e la coppia interpretazione-uso di Umberto Eco. Lui pensa che l’interpretazione sia un processo limitato: il lettore/fruitore di un testo deve adeguarsi all’iniezione dell’opera e al tempo stesso, verificare la coerenza contestuale in rapporto ai sistemi di significazione presenti nel testo stesso. L’interpretazione è quindi l’attività di “comprensione” della rete di relazioni strutturali del testo, mentre uso si riferisce a come il lettore/fruitore inserisce i propri sistemi di significazione nel testo stesso, quello che fa del testo. Nell’ambito di questo concetto si collocano alcuni modelli semiotici e l’elaborazione della decodifica aberrante.
Caratteristiche principali degli elementi costitutivi della comunicazione
- Fonte: Identifica chi (o cosa) produce il messaggio. Aspetti da tenere presente sono: l’intenzionalità comunicativa; competenza e abilità, ovvero, le competenze tecniche e le skills implicate nel processo comunicativo, che la fonte adotta e prefigura in funzione della legittimità della comunicazione; la legittimazione della fonte ad essere tale all’intento del contesto comunicativo, per essere tale deve essere legittimata almeno da un accordo intersoggettivo; la fonte in rapporto al canale, può dipendere dalla sua conformazione o modellarlo in funzione dei propri contenuti; la coincidenza tra l’immagine prefigurata dell’emittente prima della codifica e della trasmissione e l’immagine ricostruita a seguito della decodifica del messaggio è solo ipotetica.
- Messaggio: È l’oggetto di scambio nel processo comunicativo. Aspetti da tenere in considerazione: strutturazione/codificazione del messaggio, il messaggio ha una struttura specifica che dipende dai meccanismi di codificazione; distinzione tra simbolo, segno, segnale e messaggio; distinzione tra significante e significato; livelli di efficacia, il fatto che il ricevente individui correttamente il messaggio inviato dall’emittente non implica automaticamente che sia in grado di interpretarlo altrettanto correttamente.
- Canale: È il mezzo fisico attraverso il quale passano i messaggi, è quindi l’elemento che permette la realizzazione del processo comunicativo. Elementi importanti: immediatezza, cioè la rapidità nel passaggio dell’informazione; capacità, quantità di informazione trasmessa in un dato tempo.
- Codice: È un sistema generalmente (o intersoggettivamente) condiviso per l’organizzazione dei segni. Elementi importanti: digitale vs analogico, codici ristretti vs codici elaborati; livello di arbitrarietà, trasferimento/trasformazione, si situa qui il problema della decodifica, dell’interpretazione e della costruzione di senso.
Comunicazione di massa e comunicazione interpersonale
Abbiamo una bipartizione fra “comunicazione interpersonale” e “comunicazione di massa”. In entrambi i casi, c’è un messaggio che viene inviato da un'emittente a un ricevente con l’aggiunta, nel caso della comunicazione di massa, di un apparato tecnico per la veicolazione del messaggio stesso (la cui presenza possiamo averla anche nel caso della comunicazione interpersonale).
Una prima differenza è il feedback. Il feedback è l’attività del ricevente, determinata dall’emittente. All’interno di uno scambio comunicativo interpersonale, l’emittente può adattare i propri messaggi in rapporto alle reazioni degli ascoltatori: questo processo viene definito feedback improprio. Migliorini ci parla di pre-feedback, ovvero un “controstimolo diretto”. Il feedback improprio è quello che deriva dalla situazione di consapevole attenzione e, pertanto, di auto-ricezione in cui si trova l’emittente mentre sta codificando ed emettendo il messaggio. L’individuazione nel messaggio di un segno erroneo o quanto meno inidoneo, spinge a modificarlo o correggerlo nel corso stesso dell’emissione.
Nella comunicazione di massa questo processo è impossibile. Il feedback è deduttivo, infatti, l’emittente non conosce il suo pubblico se non attraverso forme di generalizzazione che, peraltro, forniscono dati in un tempo differito rispetto a quello di emissione. Una parziale attenuazione dell’impossibilità è resa possibile dallo sviluppo di tecnologie digitali come adottate nella televisione digitale terrestre (DTT) in cui è possibile conoscere direttamente e in forma immediata il feedback del pubblico. Tale possibilità è oggi incrementata ulteriormente.
Altre differenze: la questione “Quantità del pubblico” non è solo quantitativa: i mezzi “di massa” vengono definiti tali perché non consentono una comunicazione paritaria. Il loro pubblico non è un pubblico ma una massa in quanto non è in grado di formulare risposte differenziate visibili ai messaggi trasmessi dai mezzi (spesso abbiamo una selezione, una risposta preventiva; come l’acquisto di un giornale, aspetto legato alla propaganda commerciale). Un aspetto nell’analisi della comunicazione di massa risiede non tanto nella quantità di individui raggiunti ma dall’esistenza di una pluralità di destinatari. Ugo Volli dice che “per massa si intendono in genere le tecnologie di comunicazione a larga banda organizzate in Broadcasting”. Questa definizione mette l’accento sulla modalità di trasmissione. Con termine Broadcasting, si intende una comunicazione in cui l’emittente è uno e i destinatari sono molti, generalmente privi della possibilità di rispondere. La comunicazione è simultanea e consiste in una larghissima riproduzione del messaggio nello spazio. Il Broadcasting è quindi al tempo stesso una tecnica di trasmissione e una modalità di diffusione dei contenuti mediali, i destinatari non sono raggiunti in virtù delle loro qualità ma in funzione della contemporanea presenza di due variabili: il possesso e uso di un apparato ricevente e una localizzazione entro il raggio di copertura del segnale della fonte.
Si parla quindi principalmente di pubblico passivo, ma in realtà anche nella comunicazione di massa i destinatari conservano una capacità di intervento e cooperano al mantenimento del canale e del processo comunicativo. Thompson definisce fuorviante il termine di “massa” e l’espressione nel suo complesso. La massa infatti, lascia pensare ad un pubblico vasto e indifferenziato (ha inoltre assunto connotazioni negative con il tempo) questa situazione (di pubblico) non è corretto applicarla alla maggioranza dei prodotti mediali. Per Thompson la comunicazione di massa è: “la produzione istituzionalizzata e la diffusione generalizzata di merci simboliche attraverso la fissazione e la trasmissione di informazioni e contenuti simbolici”.
Caratteristiche della comunicazione di massa
Bisogna innanzitutto considerare il grande tema delle tecniche e delle tecnologie impiegate per la produzione e la diffusione dei prodotti mediali. Colombo (1994) distingue fra tecnologie di trasmissione, rappresentazione, riproduzione.
- Tecnologie di trasmissione: Sono quelle che annullano (o riducono) la distanza spaziale.
- Tecnologie di rappresentazione: Forniscono rappresentazioni parziali del reale e attivano la nascita di nuove competenze tecniche e, conseguentemente, di nuove professionalità; determinano la nascita e lo sviluppo di organizzazioni professionali e produttive; contribuiscono allo sviluppo di nuove forme artistico-culturali.
- Tecnologie di riproduzione: Permettono la riproduzione in serie infinite di prodotti culturali. Il filosofo Benjamin (1936) individua nella riproducibilità tecnica dell’opera d’arte un cambiamento in prospettiva nel rapporto fra masse e arte nonché nella stessa natura dell’oggetto artistico divenuto bene di consumo da esporre e fruire. Il tema delle tecnologie di riproduzione investe, inoltre, anche altre variabili, come quelle connesse al rapporto fra copia e originale, nonché quelle relative al copyright. Colombo dice che la procedura tradizionale dell’industria culturale subisce un salto qualitativo, perché anche le sue regole più consolidate vengono messe a dura prova. Quindi si ha difficoltà da parte delle istituzioni classiche dell’industria di tenere a freno il processo di duplicazione di cui pure si sono servite.
Un’altra caratteristica è la mercificazione delle forme simboliche, ovvero dall’assegnazione ai beni simbolici dell’immaginario mediale di un valore economico, grazie al quale possono essere scambiate sul mercato. I meccanismi di valorizzazione, come nota Thompson, sono molteplici (per i libri - numero di copie venduto).
Un terzo elemento è individuato da Thompson nella separazione strutturale fra la produzione delle forme simboliche e la loro ricezione. Il contesto di produzione e quello di ricezione, infatti, sono sempre disgiunti. Ma è anche vero che il contesto di produzione è anche contesto di ricezione e viceversa; ma sono, diversi il grado e la qualità di partecipazione al processo fruitivo (da parte dei produttori) o al processo produttivo (da parte dei fruitori). Il rapporto fra emittenti e riceventi è fortemente strutturato e le dinamiche di controllo avvengono mediante forme di feedback anticipatorio o immediato oppure attraverso forme di decodifica mediata. È qui evidente una forte relazione con i modelli comunicativi, da quello di Shannon e Weaver ai più recenti. Con la differenza che in questo caso non si stanno postulando schemi generali della comunicazione ma modelli sulla costruzione, la produzione e il consumo dei prodotti realizzati dai Media System e fruiti dalla corrispettiva sfera di fruitori. Questi modelli colgono il lavoro sinergico degli ecosistemi mediali, le unità costitutive vanno pensate come ingranaggi, o operatori, che all’interno di una rete di relazioni interagiscono gli uni con gli altri. Questo approccio apre lo sguardo sui fenomeni mediali. Si tratta di meccanismi reticolari, dove una schiera di agenti agiscono e retroagiscono vicendevolmente, e sono sistemi che mutano, quindi sono adattivi. “Produzione, diffusione e consumo sono dunque i gangli generali di un circuito nel cui funzionamento si sostanzia una concezione ecosistemica dell’industria dei media e la possibilità di uno studio evoluzionistico dei fenomeni di comunicazione” (Montanari).
La fase di produzione è il primo stadio nella costruzione di un prodotto comunicativo ma ci sono anche altre due unità funzionali che la determinano; la creazione del prodotto e la pianificazione del suo impatto sul mercato, ovvero la previsione degli effetti che potrà avere nella sua interazione con la sfera del consumo.
Il concetto di diffusione non procede verso una mera estensione dell’area di offerta ma verso una sua specializzazione connessa a logiche estensive, appare qui utile il concetto di trasmissione dentro il quale coesistono formule di tipo espansivo (broad) e restrittivo (narrow).
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