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biotecnologica perché si serve degli strumenti e delle tecniche dell’ingegneria genetica applicate alle biotecnologie

per compiere delle mutazioni a livello genetico degli organismi viventi.

CAPITOLO 2 _ VEGETALI REALI E NUOVE TECNOLOGIE

VEGETALI REALI + TECNOLOGIE: Le tecnologie applicate alla natura così com’è: piante, giardini, ambienti

naturali ai quali le tecnologie, elettroniche, informatiche, della tele comunicazione , della telepresenza, forniscono

nuove modalità di espressione, di valorizzazione, acquisendo insieme valenza artistica. Un connubio insolito e

originale per due elementi che l’immaginario collettivo solitamente vede in contrasto tra loro. La consapevolezza di

questa diversità diviene punto di forza per gli artisti che ne hanno fatto oggetto di riflessione e produzione creativa,

in quanto dalle loro installazioni emerge come queste due componenti , mantenendo le loro peculiarità, riescono ad

interagire, stabilendo rapporti di collaborazione e di scambio che sfociano in un singolare intreccio giocato sul

reciproco sostegno. Le opere selezionate evidenziano la riuscita di tale legame. Le tecnologie possono diventare

l’indispensabile mezzo di supporto alla vita di piante e giardini, oppure agenti di controllo della loro crescita

influenzandone l’aspetto formale esteriore, oppure ancora possono ampliarla percezione dell’evoluzione vegetale

abbinando a essa una componente sonora.

• DRESSAGE D’UN CONE_PIOTR KOWALSKI

Piotr Kowalski rappresenta una figura di spicco fra le ricerche artistiche che caratterizzano gli anni ’60.

Evoluzione scientifica e progresso tecnologico sono alla base della sua ricerca artistica fin dalle prime opere. In

dressage d’un cone del 1967, l’intuizione artistica di K. è la combinazione di natura e cultura. L’opera si

compone di 5 dischi metallici allineati e rotanti; sulle loro superfici è stat seminata una comune graminacea, le

cui fasi di crescita evidenziano una progressione a partire dal primo disco: dallo stato di germoglio al quinto

disco dove ha raggiunto un’altezza tale che le ha consentito di assumere perfettamente la forma di un cono.

Questa configurazione è il risultato naturale dell’associazione tra la forza di accrescimento del vegetale verso

l’alto e la forza centrifuga prodotta dalla rotazione meccanica della piattaforma. L’idea di base dell’opera si

esplica nel dialogo, nella combinazione tra i processi vitali insiti nel vegetale e il moto rotatorio della macchina.

L’idea che lo muove è che la scienza è divenuta fonte principale , il luogo per eccellenza dell’esercizio del

pensiero e della costruzione degli strumenti. Obiettivo di K. È proprio quello di far partecipe

dell’interpretazione del problema il fruitore, del messaggio insito nell’opera d’arte, fornendogli strutture

semplici e universali dalle quali possa autonomamente ricavare le soluzioni. Altrettanto focale è la riflessione

sull’uso della tecnologia all’interno della creazione artistica. La tecnologia gli è indispensabile perché rientra

nella sua concezione del bisogno di essere reali e di attenersi alla realtà attuale in cui vive. Tuttavia la funzione

delle tecnologie per K. Non è solo quella di strumento del quale servirsi: le tecnologie introducono all’interno

della creazione artistica un’estetica.

• JARDIN BIO-ACOUSTIQUE _NISSIM MERKADO

Progettato nel 1978 e mai realizzato a causa della elevata complessità tecnica, testimonia la sensibilità di questo

artista filosofo, poeta e scienziato, protesa a conciliare la natura appartenente ad un preciso contesto urbano con

l’uomo. M. viene incaricato di valorizzare la zona urbana denominata Mail de la Boissière, progettando un

percorso poetico inglobante un antico acquedotto. L’artista concepisce il giardino rifacendosi ai propri studi sul

suono come metafora, lo interpreta quale lugo architettonicamente autonomo atto a tradurre in manifestazioni

sonore il ciclo vitale dei vegetale. La maggior parte della superficie è suddivisa in quadri di circa 625 MQ

distribuiti a scacchiera e distanziati per consentire la libera circolazione delle persone tra di essi. La

strumentazione tecnologica completa la struttura. Il sistema oltre all’amplificazione e all’audizione, consente

anche la visualizzazione del giardino.

• GLI ECOSISTEMI TECNOLOGICI_ERIK SAMAKH

Natura, tecnologia e suono sono le componenti essenziali della riflessione artistica di S., presenti in particolar

modo nei lavori realizzati in ambienti all’aperto. La natura è per S. la prima fonte di ispirazione. Da essa trae

tutte le risorse necessarie per il suo lavoro e una volta elaborate le rimmette nel ciclo naturale. Come prima fase

egli va a caccia di suoni. Lo strumento tecnologico entra nella sua ricerca artistica innanzitutto come strumento

del quale servirsi in questa fase di cattura dei suoni. Alla registrazione delle tracce sonore segue la loro

elaborazione. La sua idea è quella di diffondere le combinazioni di suono ottenute, integrandole nel modo più

discreto con l’ambiente naturale diventato oggetto del suo intervento e rendendole in grado di colloquiare in

esso. S. mette a punto dopo il 1989 dei dispositivi atti a questo scopo: i Moduli Acustici Autonomi, i cosiddetti

MAA. Velocità del vento, temperatura, umidità, ma in alcuni casi anche i movimenti della vegetazione o dei

visitatori stessi, percepiti dai sensori, partecipano ad attivare l’installazione. I MAA sono autonomi perché

funzionano ad energia solare. S. introduce nel territorio una nuova specie, un ibrido tra natura e tecnologia, fra

vivente e artificiale. Le tracce sonore che l’artista dissemina nel territorio fungono da segnali di presenza per il

visitatore, il quale, calato dall’artista nel ruolo inconsapevole di predatore, lo segue e ne viene coinvolto,

facendo riemergere la condizione di cacciatore, ormai desueta. È a questo fine che S. sceglie di agire in luoghi

isolati, perché ben rispondono alla volontà di riconciliare l’uomo non solo con l’ambiente, ma anche con la

memoria(dalla “memoria individuale” alla “memoria genetica primitiva”). L’Ile aux oiseaux, realizzata nel

1989. Il viaggio diventa quindi per il visitatore un momento di riflessione e di confronto sulla natura e sulle

origini della vita. Oasis acoustique. Immerso nella natura, l’uomo non ha più esatta cognizione del suo potere

di influenza nei confronti dell’installazione perché amalgamata con la vegetazione del luogo. Animal en Cage,

l’avvicinarsi del visitatore ad una grande gabbia fa scattare la reazione casuale di una serie di animali selvatici.

Non vedendoli, l’uomo perde la sensazione di protezione, e alla fine a risultare in trappola è proprio lui. Octave

le canari, sorta di canarino invisibile, che al richiamo di un visitatore fa sentire il suo canto e quindi rivela la

sua “presenza” all’interno della gabbia.

I bambù

Il discorso poetico sulla natura si sofferma anche sui vegetali, fra i quali ha individuato una pianta preferita, il

bambù. Il fascino deriva da alcune caratteristiche: la fioritura(che avviene dopo i trenta o i quarant’anni) e il

fogliame. Inoltre ogni bambù fiorisce simultaneamente in tutto il mondo. A questo si aggiunge il suono

gradevole prodotto dalle foglie al vento. Grenouilles électronique, dodici moduli acustici nascosti in più punti

nel terreno, sensibili alla temperatura, all’umidità e ai movimenti; emettono vari suoni. Zones de silence ,

invade lo spazio chiuso della galleria con una moltitudine di bambù. Dalle sonorità naturali la ricerca si sposta

ai suoni che il bambù sprigiona quando viene usato come strumento musicale, come flauto. Le radeau , è

costituita da una serie di pannelli solari disposti a formare una superficie quadrata sul pavimento, collegata a 4

grosse canne di bambù adibite a flauti. Nel buio della stanza, Le radeau è illuminato da potenti fari appesi al

soffitto; le ombre che il visitatore forma sui pannelli, facendo variare l’intensità della luce che li raggiunge,

azionano delle microturbine che girando immettono nei flauti l’aria necessaria. Les joueurs de flute, qui ogni

flauto è dotato di un piccolo pannello solare. Sulle tracce delle masche, flauti di fibra di vetro, ad evocare i

canti delle streghe.

• LE PIANTE CRESCONO NEL WEB: TELE-GARDEN E TELEPORTING AN UNKNOWN STATE

Due installazioni che sviluppano in modo differente la stessa idea e volontà di mettere in relazione la natura

reale, con le tecnologie di comunicazione più attuali e diffuse.

• TELEGARDEN_KEN GOLDBERG

Tele-Garden è un’ installazione tele robotica che consente agli utenti del Web di vedere e coltivare un giardino

reale. Concepito nel 1994, il giardino ha forma circolare, con un diametro di circa due metri. Al centro troneggia un

robot, unico gestore e sorvegliante di questa aiuola sempre pronto, con il suo braccio girevole, a eseguire i compiti

impartiti dai “giardinieri” sparsi nel mondo. L’esplorazione a distanza del giardino e la possibilità di lasciare dei

commenti sono consentiti a tutti gli utenti. Per coloro invece che decidono di diventare membri le opportunità di

azione e partecipazione si ampliano: seminare, annaffiare, controllare la crescita delle piante.

• TELEPORTING AN UNKNOWN STATE_EDUARDO KAC

È definita dalla stesso Kac un’installazione interattiva biotelematica in quanto il processo biologico naturale alla

base dell’opera è attivato da un sistema di telecomunicazione gestito dal computer. Su un unico seme piantato in un

rettangolo di terra all’interno di una stanza buia si concentra la luce proveniente da un foro nel soffitto; la luce è

emessa da un videoproiettore retrostante che diffonde le immagini di vari cieli ripresi e inviati da anonimi utenti di

internet da ogni parte del mondo. A loro volta costoro possono verificare gli effetti dei loro gesti, seguendo la

crescita della pianta. Sono dunque i navigatori ad assicurare la sopravvivenza del vegetale. Questo nella prima

versione del 1996, modificata poi nel 1998. La novità consiste nell’introduzione di una rete globale di telecamere

web fisse distribuite in otto località del mondo e puntate verso i rispettivi cieli. Allo stato di partenza le otto aree

sono dei rettangoli neri : cliccando a piacere su uno di essi, l’utente attiva automaticamente la webcam installata

nella città corrispondente e dopo pochi secondi la veduta del cielo compare sullo schermo. Contemporaneamente la

stessa immagine viene proiettata sulla pianta per qualche minuto. Quindi per far sì che si compia la fotosintesi e

che prosegua la vita del vegetale è necessario l’intervento dell’uomo.

• NATURALE CHE PIOVE: FARE IL BELLO E CATTIVO TEMPO _ NICOLA TOFFOLINI

Un giacinto d’acqua è soggetto alle variazioni metereologi che e climatiche determinate dalla scelta degli utenti di

far calare la notte o sorgere il giorno, di far piovere o meno dentro alla teca, con la sollecitazione di sensori o con il

contatto diretto con il vetro. T. amplifica inoltre i suoni provocati dal cadere della pioggia, e inserisce rumori di

grilli e cicale a sottolineare il passaggio dal giorno alla notte.

6.IL MONDO RIDOTTO AI MINIMI TERMINI_ ALESSANDRO QUARANTA

Elaborato nel 2001, si tratta di una riflessione sul pensiero occidentale che vede qualsiasi risorsa della terra come

passiva e asservita ai bisogni dell’uomo. Per far si che l’uomo raggiunga questa consapevolezza, Q. propone al

fruitore un’esperienza che evidenzi gli effetti della sua azione sull’ambiente. Mette a disposizione dei visitatori un

microambiente naturale, racchiuso in una teca di vetro, sul quale è possibile intervenire: due aperture laterali infatti

consentono di agire al suo interno modificando la disposizione delle piante oppure inferendo con un paio di forbici

sulla loro crescita. Una telecamera a circuito chiuso riprende quanto avviene nella teca e lo proietta ingigantito su

uno schermo posto in uno spazio adiacente. L’artista inserisce dentro la teca sia piante ritenute inutili (come ortica

ecc.), risultato di una cultura fondata sul profitto, che ha ridotto il mondo ai minimi termini, sia piante usate fino a

poco tempo fa a scopo curativo. L’intento di Q. è quello di riportare l’attenzione al recupero di un sapere passato

che traeva beneficio dai vegetali.

CAPITOLO 3_VEGETALI ARTIFICIALI: ELETTRONICI E DIGITALI

Vegetali generati con strumenti tecnologici: strumenti per lo più facenti capo a due settori compresi nella più ampia

definizione di arte elettronica, la video arte e la computer arte. Due generi distinti, entrambi affermatisi attorno agli

anni ’60, ma che nel tempo, hanno sviluppato un importante intreccio di relazioni in quanto l’informatica è

diventata un supporto operativo indispensabile, date le infinite possibilità che offre. Sono paesaggi, giardini, alberi,

fiori che a volte si ispirano alla natura reale per come appare nelle sue forme, a volte la evocano soltanto o

addirittura la reinventano (natura seconda). Questa natura è interattiva, reagisce agli stimoli esterni, umani oppure

ambientali e intervenendo sui parametri che la costituiscono, modifica velocemente e in tempo reale il suo aspetto,

scomponendosi e ricomponendosi in forme diverse.

1.GIARDINO CABLATO _PIETRO MUSSINI

Nel computer M. ha trovato il mezzo ideale per interpretare e sviluppare la sua idea di natura. È al computer che

nasce nel 1986 Planimetria di una messe, un campo di grano artificiale dove ogni spiga diviene un modulo

ripetibile serialmente all’infinito grazie alle tecnologie digitali. L’importante fase progettuale che contraddistingue

ogni opera di M., trova compimento nel costrutto plastico. Planimetria di una messe sviluppa una componente

interattiva: in ogni elemento-spiga è previsto l’inserimento di led luminosi sensibili al passaggio dei visitatori e agli

stimoli esterni come l’aria, la temperatura. Senza petali 1987(un solo fiore con led). Come un soffio di vento del

1994, dove il fitto susseguirsi di esili fusti metallici terminanti con i filamenti led dalle variegate tonalità di giallo

ricorda un reale campo di grano mosso dal vento, ma nello stesso tempo non tradisce la sua natura tecnologica.

Giardino Cablato del 1995, è una zona già seminata di un terreno tra il naturale e l’artificiale che a poco a poco M.

coltiva e arricchisce di nuove componenti, luogo ideale per diventare la suggestiva scenografia di interventi e

performance di danza. Il progetto del giardino è organizzato in dieci aree tematiche dedicate alle diverse esperienze

che il fruitore può compiervi.

2. I GIARDINI DEL FUTURO_KATSUHIRO YAMAGUCHI

Yamaguchi è stato fin dagli anni ’60 e lo è tuttora, uno dei maggiori esponenti della video arte giapponese.

Formula a fine anni ’70 il concetto di imaginarium e lo elabora nel corso degli anni ’80. Lo concretizza in opere-

sculture che prevedono il coinvolgimento diretto degli spettatori in una continua circolazione di immagini tra quelle

date e quelle realizzate in tempo reale. Grazie all’uso delle tecnologie informatiche e video realizza nel 1984

l’installazione multimediale Mirai Teien, Future Garden, proponendo una diversa visione del giardino tradizionale

e degli elementi che lo compongono: una cinquantina di monitor sono dislocati all’interno della stanza a formare i

sette nuclei del giardino. Y. Propone tutto questo arricchendo lo spazio con specchi che moltiplicano e confondono

l’osservazione, con telecamere che riprendono il pubblico per ritrasmetterlo nell’opera video, con laser che

producono effetti cromatici, con immagini filmate che per i contenuti o per le attente angolazioni e inquadrature

fanno perdere il senso della distanza e dello spazio. Una caratteristica essenziale del suo giardino è la mancanza di

suoni.

3.JE SèME à TOUT VENT_EDMOND COUCHOT, MICHEL BRET, MARIE-HéLèNE TRAMUS

È un’installazione interattiva costituita da un’immagine di sintesi tridimensionale realizzata nel 1990. Sullo

schermo del computer, su sfondo nero, appare un disegno bianco raffigurante un dente di leone., che si agita

lentamente dando l’impressione di essere mosso dal vento. È il soffio dello spettatore sullo schermo a far sì che i

semi si stacchino. L’intensità e la direzione del soffio reale vengono captate da un rilevatore situato davanti allo

schermo, e inviate al programma informatico che le analizza in tutte le loro variazioni. I progetti relativi alle ricerche

di Couchot, Bret e Tramus sulle immagini di sintesi, e in particolare su quelle legate al soffio, risalgono alla fine

degli anni ’80. Nell’ 88 realizzano il lavoro Souffler n’est pas jouer, protagonista una piuma virtuale il cui

volteggiare più o meno movimentato sullo schermo è determinato anche qui dall’intensità del soffio dello

spettatore.


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AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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