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Sociologia teoretica: di ritorno da Zuccotti park

Per capire lo sfondo teoretico

Zuccotti Park è un parco di un'azienda di affari immobiliari, il cui presidente vivente è l'italoamericano John Zuccotti. Si trova a New York, nel distretto finanziario a due isolati dalla borsa di Wall Street, e a un isolato dall'area del Ground Zero. Il 17 settembre 2011, il movimento Occupy Wall Street si è installato a Zuccotti Park. È un movimento di contestazione pacifica che al grido di "noi siamo il 99%" denuncia gli effetti deleteri di un capitalismo economico-finanziario che ingrossa le tasche di un 1% già collocato in posizione privilegiata, mentre spazza via possibilità e diritti del restante 99% della popolazione. È un fenomeno che ha origine in Spagna e poi si propaga in tutto il mondo occidentale, di una presa di coscienza delle generazioni infraquarantenni, della assoluta, non rimarginabile nell'immediato ricongiunzione tra la società e queste generazioni, tra la società e le nuove chance per gli attori non già inseriti nella società. Che ne è della società senza il 99%?

Quindi, Zuccotti Park fa riferimento alla consapevolezza che la quasi totalità delle generazioni infra quarantenni sono in opposizione alla società, ma non in opposizione politica, retorica, filosofica, piuttosto in opposizione nel senso descritto dall'espressione "al di là del fiume e tra gli alberi" (Hemingway), ovvero che vedono la società che ci guarda brancolare, che ci vede vivere delle nostre miserie, non accorgendosi che noi siamo la società. La società, in senso sociologico, è definibile esclusivamente in termini di futuro: non è qui ed ora, qui ed ora c'è l'individuo, la società invece richiede tempo, l'individuo no, non ha tempo, la società è lunga, l'individuo è breve. L'individuo percepisce la propria identità rispetto alla società, le generazioni in questione neppure quello.

Che cosa spiega Zuccotti Park? Del fenomeno in questione Bernardini (Weber: i fenomeni sociali non sono mono-analizzabili, piuttosto sono analizzabili attraverso classi di concause, e ogni studioso può vedere di quel fenomeno alcuni aspetti di cui si sente competente) nota lo smarrimento/perdita del concetto di futuro nella società contemporanea. In questo senso, il fenomeno rappresenta l'occasione per ripensare uno dei cardini del pensiero occidentale, sintetizzato dal noto aforisma nietzschiano "diventa ciò che sei".

Questo è l'aspetto negativo, la meta costruzione della società occidentale che ha aspetti infinitamente positivi, raffigurati ad esempio da Ulisse: la grandiosità, la determinazione, la volontà, la volontà di potenza dell'uomo occidentale, appunto Ulisse, che viene ripreso e determinatamente organizzato dalla cultura, logica dell'economia borghese. Il "diventa ciò che sei" nietzschiano diventa la possibilità che tutti gli uomini hanno della cultura anglosassone-americana: tu ce la puoi fare! Questo trionfalismo della cultura occidentale per cui noi siamo stati educati, la cui massima e positiva espressione è nello sport: impegnati che ce la fai! Un aspetto sembrava positivo ma che il fenomeno di Zuccotti Park denuncia non funzionare più. Cosa non funziona? Questa pretesa della grande determinazione dell'attore e dell'essere umano nei confronti dei sistemi sociali.

Nietzsche rappresenta il sistema occidentale. "Diventa ciò che sei" Nietzsche lo riprende dalla cultura greca, da Pindaro, ma tra Nietzsche e Pindaro c'è una differenza sostanziale. L'espressione di Pindaro è amicale, ci fa uno un augurio: vedi di cavartela, fa del tuo meglio. Nietzsche è l'Occidente, Nietzsche vince, è il soldato vittorioso, per Nietzsche toglie il contenuto amicale da Pindaro e identifica il modo d'essere della società occidentale con questa volontà di essere potentemente presente. Quindi il suo non è un invito: cavatela, fa del tuo meglio, realizza te stesso, il nosce te ipsum, conoscere se stesso, i propri limiti per capire le cose. Il "diventa ciò che sei" nietzschiano è lo schema, la spina dorsale della società occidentale che ora entra in crisi perché non abbiamo più una società disponibile. Le generazioni attuali hanno perso la centralità dentro la società, la società se ne sta girando per sé.

(Chi governa le società? Sociologie contemporanee: concetto di globalizzazione, liberamente sorvolante, perché transita al di sopra di tutte le nazioni non ubbidendo a leggi nazionali, aspetto deleterio della globalizzazione). C'è bisogno quindi di un'altra espressione che sostituisca quella nietzschiana, non più in grado di descrivere la situazione attuale: "come si è costretti ad essere ciò che si è costretti a diventare". Descrive un modello di società completamente differente. Il "diventa ciò che sei" nietzschiano vuole descrivere una società forte, dinamica, ma è una società aristocratica, dove alcuni diventano ciò che sono. Nella società del "come se costretti ad essere ciò che si è costretti a diventare" si percepisce una asimmetria, una discrepanza tra il concetto di futuro e la società. La società ha perso il concetto di futuro: qualunque società è la sommatoria di aggregati umani, e vive del e nel concetto di futuro, la società vive di cambiamenti, ma i cambiamenti della società sono in quanto c'è la presenza degli aggregati umani. La società si muove nel cambiamento che non si riverbera degli aggregati umani: ecco la perdita, lo smarrimento di Zuccotti Park, ecco la caduta di Nietzsche. L'asimmetria che noi troviamo ragionando sul dramma di Zuccotti Park è l'assoluta e oltre che preoccupante frattura tra il cambiamento sociale e il non cambiamento degli aggregati umani che vivono nella società in cambiamento. La società è complessa, è dinamica, e il cambiamento viene acquisito dagli aggregati umani, la società cambia perché gli aggregati cambiano, il cambiamento di una società è in quanto gli aggregati partecipano a questo cambiamento, se si pensa ad una società in cambiamento e agli aggregati che non partecipano a questo cambiamento c'è qualcosa che non funziona, ed ecco la crisi di Zuccotti Park.

Detti e contraddetti

Teoresi della sociologia. Bernardini definisce la sociologia: l'ontologia del sociale, l'analisi del cambiamento. La teoresi è il costrutto teorico, è il quadro dentro il quale ci sono i concetti e l'uso dei quali è esita nella disciplina, come si sostiene la disciplina, qual'è il lessico, quali sono le categorie mentali per comprendere dal punto di vista sociologico.

"Fino a un certo punto (Hegel) la filosofia è storia delle idee correnti, al di là di questo è storia delle idee ricorrenti". La storia della filosofia è fino ad un certo punto la storia dell'analisi che l'essere umano fa di se stesso e del mondo dinanzi a sé e sopra di sé (Kant, il cielo stellato sopra di me). C'è stato un solo modo di governare questo processo conoscitivo che chiamiamo gnoseologico e poi diventerà epistemologico. Quindi la filosofia è stata per migliaia di anni la riflessione dell'uomo sulle domande che si poneva. Per questo erano idee correnti, ma dopo Hegel diventano idee ricorrenti, perché con Hegel tramonta il vecchio mondo, tanto in quanto prima di Hegel si forma il nuovo mondo: gli illuministi, la rivoluzione francese e la democrazia; e tramonta il vecchio mondo. Solo qualche anno prima di Hegel, Kant lo precede di circa 25 anni, nasce un Nuovo Mondo: rivoluzione francese, rivoluzione americana, industrializzazione. Il mondo è totalmente cambiato.

La filosofia è stata lo strumento della comprensione e della collocazione dell'uomo nell'universo perché non c'erano altre scienze, non c'erano altri occhi per vedere, altre metodologie visuali (a volte infatti la sociologia si chiama scienza borghese, ovvero che nasce nell'ambito della rivoluzione francese, quando si da assoluta e totale legittimità ai procedimenti della ragione). Quindi, correnti e ricorrenti = prima di Hegel e dopo Hegel.

"L'apice della filosofia […] mostrano l'equivalenza tra l'Essere e l'idea corrente". Essere con maiuscola: è la pulsazione dell'esistente. Qual'è qui ed ora il mio essere? È l'esistente, il fatto che riesco ad esistere. L'Essere con maiuscola è il concetto di esistenza del pianeta terra, è il pianeta esistente: tutti noi, i nostri parenti, amici, gatti, cani, etc. E c'era perfetta equivalenza tra Essere e idea corrente per il motivo che c'era solo l'analisi filosofica: l'Essere, il mondo, il mondo sensibile, il mondo pulsante, la vita, l'esistenza, era ciò che si vedeva e che si poteva raccontare, perché c'era un solo modo di vedere, non si vedeva in diversi modi perché non si sapeva come si vedeva in diversi modi. È per questo che a quel tempo il filosofo scriveva di astronomia, di diritto, di politica, perché era il modo di vedere le cose: more filosofico, dal punto di vista filosofico.

"In seguito, il giuridico, l'economico […] di molteplici comprensioni e diverse filosofie". Cosa accade nel XVIII secolo? È accaduto che il mondo ha rigenerato se stesso, che abbiamo elevato a principio due massime kantiane: pretendi di avvalerti della tua propria ragione, per cui l'uscita dallo stato di minorità; visto che usiamo tutti la ragione, il cui presupposto è che tutti gli devono saper parlare, devono saper leggere, tutti devono poter sapere e poter dire (tutti principi della democrazia), tutti dobbiamo ubbidire alle leggi che abbiamo prodotto tutti noi (con il principio della rappresentanza). Cosa produce tutto ciò? Che il primato è il principio della ragione, io esco dalle vesti universali, ecumeniche, onnicomprensive dell'analisi filosofica: il trattato di astronomia non può farlo un buon filosofo, deve farlo un astronomo. Questo è il periodo in cui tutte le scienze, là dove già esistenti fanno un balzo enorme, là dove non esistenti vengono letteralmente create dal nulla, l'economia, l'antropologia, la psicologia, il diritto, la sociologia, le cosiddette scienze borghesi (nello specifico economia e sociologia). Prima non esistevano perché non esistevano i rapporti economici, perché i rapporti economici erano concentrati in singoli centri. Così per la sociologia: un elemento senza il quale non poteva esservi sociologia è la libertà, bisognava creare gli interstizi sociali. Per cui ad un certo punto la filosofia ha cominciato a guardare sempre se stessa, idee ricorrenti, perché il mondo cambia, cambiano i rapporti giuridici, i rapporti economici, ma per comprenderli ci vuole sapienza adeguata.

"Dopo la costituzione del mondo politico, […] dal punto di vista formale, e del tutto nuovo, dal punto di vista sostanziale". Nuovo perché, di fronte a me ho il mercato con le sue leggi economiche, finanziarie, antropologiche, etiche, psicologiche e sociali, come si fa a parlare di mercato oggi? Lo vuoi guardare da un punto di vista, ma non c'è più lo sguardo ecumenico, onnicomprensivo. Comprensione viene meno.

"L'aspetto specifico che determina […] è ciò su cui la comprensione". Qui c'è un aspetto negativo, che è anche una chiave di lettura dell'attuale crisi contemporanea, ovvero che un aspetto tra gli altri, ovvero l'aspetto economico, ha preso il sopravvento sulla comprensione del mondo (Marx: se vuoi capire qualcosa livello sociale e socio-politico, individua la questione economica). Il principio economico oggi è prevalente ed esso stesso ha fatto una deviazione verso l'economico-finanziario. Per cui, egemonizzazione dell'Essere, dello sguardo filosofico, caduta dello sguardo filosofico, dello sguardo ecumenico, universale, emergenza dei saperi, le scienze borghesi ad esempio, crisi delle scienze tout court in conseguenza del fatto che l'attuale viene visto prevalentemente dal punto di vista economico-finanziario.

"L'essere dell'economico-finanziario è il Potere […] Resta nel profondo, praticamente e sostanzialmente sconosciuto e inaccessibile". Siamo arrivati alla dimostrazione della teoresi della globalizzazione, questa è la teoresi del concetto di globalizzazione. Esiste un potere con la P maiuscola, le grandi multinazionali, banche, che veleggiano sopra i territori definiti dalle leggi nazionali, ma loro sono al di là e sopra delle contingenze, per cui di fatto inafferrabili. E la crisi che ci sta attanagliando è dovuta a questo gioco perverso.

"In breve: senza retorica […] Homo sapiens sapiens, cioè noi, tra 50 mila e 35 mila anni fa". Qui sottolineiamo un grave errore del darwinismo: noi non discendiamo dalle scimmie, piuttosto noi discendiamo dalla sedimentazione della formazione della vita secondo il caso, la trasmissione del DNA è puramente casuale, e da un processo di trasformazione. Ma la domanda è perché noi siamo diventati Giotto o Mozart? La risposta è: l'incivilimento. La risposta fisica è il bipedismo e l'opponibilità del pollice; con le prime esperienze di comunità, per la necessità di cacciare animali di grossa taglia ad esempio, nasce la mente; il resto è l'azione coordinata di ambiente, habitat e incivilimento.

"Vi è soltanto un'apparente inconciliabilità tra l'evidenza evoluzionistica, quale che sia il modello di riferimento, e la concezione dell'uomo quale mensura rerum?" Nasce spontanea questa domanda: se la formazione della vita del pianeta terra abbraccia un arco di tempo per noi incommensurabile, e l'uomo si è formato in tutti questi passaggi, nasce questa domanda se l'uomo è mensura rerum, la misura di tutte le cose. Dal punto di vista culturale e sociologico questo è vero, "l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelli che non sono in quanto non sono", e questo perché diamo significanza culturale agli accadimenti del mondo. Noi siamo soggetti culturali perché interpretiamo gli accadimenti del mondo, altrimenti senza di noi questi accadimenti non avrebbero né senso né significato (Weber). Da questo punto di vista l'uomo è mensura rerum, dal punto di vista culturale perché interpreta il mondo (l'acqua è potabile o meno per noi). Ma come fa l'uomo ad essere la misura di tutte le cose se egli subisce le cose, ha subito la sua evoluzione?

"Per diversi diversi milioni di anni […] L'essere che sarà umano ha subìto Habitat senza poter aspirare a, né aveva i talenti per, essere la misura di tutte le cose. Per diversi e diversi milioni di anni la macchina heideggeriana (l'eterno ritorno dell'identico) è valsa in senso naturalistico". Fino a homo sapiens sapiens la storia è stata fatta da habitat, noi non eravamo in grado di governare habitat, fino all'agricoltura, alla costruzione della mente, all'incivilimento, noi eravamo il prodotto del caso e di habitat.

"Il percorso evolutivo, tuttavia, ha mano a mano modificato l'incidenza di Habitat su Homo […] «Nell'uomo, che è l'unica creatura razionale della Terra, le naturali disposizioni, dirette all'uso della sua ragione, trovano il loro completo svolgimento nella specie, non nell'individuo»". Adesso noi governiamo habitat, non c'è dubbio che il rapporto è cambiato, se prima eravamo ciò che habitat ci consentiva di essere, adesso noi siamo a prescindere da habitat. L'uomo non è mensura rerum fino a che habitat glielo impedisce, poi diventa mensura rerum. Successivamente, l'uomo è divenuto faber naturae, costruiamo la natura, ci costruiamo la nostra natura intorno. Infine, la terza fase, l'uomo ha compreso che la nostra natura non dipende tanto da habitat, non dipende tanto da homo, dipende da un combinato disposto che esita nel concetto di specie di Kant: nell'uomo, l'unica creatura che usa la ragione e che crea la mente (la ragione che riflette su se stessa), e per cui il ragionare è naturale, le naturali disposizioni si reificano, trovano il loro completo svolgimento nella specie, non nell'individuo, nel cogito cartesiano. La specie è l'aggregato umano, ed è lì che l'uomo esalta la propria umanità. Il mio io è in noi, Marx dice che l'essere umano è ente naturale umano generico, io sono tutti, quindi l'individuo è nel noi, nell'epoca che vive, nell'educazione che ha ricevuto, nella socializzazione che costruisce l'essere.

Ontologia e Logos

Ontologia → logos: scienza; ontos: essere = discorso, scienza dell'essere, essere in quanto tutto ciò che è (albero, lampadina, persona). Quindi l'ontologia è il discorso relativo a ciò che è. Perché la sociologia va a parare in questa derivazione filosofica? La sociologia è scienza del cambiamento, studia il panta rei, il fiume che scorre, il divenire. La filosofi

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mcavoy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie sociologiche contemporanee e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bernardini Sandro.
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