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«comprensione» viene meno"

"L'aspetto specifico che determina […] è ciò su cui la

qui c'è un aspetto negativo, che è anche una chiave di lettura dell'attuale crisi

contemporanea, ovvero che un aspetto tra gli altri, ovvero l'aspetto economico, ha preso il

sopravvento sulla comprensione del mondo (Marx: se vuoi capire qualcosa livello sociale e socio-

politico, individua la questione economica). Il principio economico oggi è prevalente ed esso stesso

ha fatto una deviazione verso l'economico-finanziario. Per cui, egemonizzazione dell'Essere, dello

sguardo filosofico, caduta dello sguardo filosofico, dello sguardo ecumenico, universale, emergenza

dei saperi, le scienze borghesi ad esempio, crisi delle scienze tout court in conseguenza del fatto che

l'attuale viene visto prevalentemente dal punto di vista economico-finanziario.

Aperte virgolette l'essere dell'economico-finanziario è il Potere […] Resta nel profondo,

praticamente e sostanzialmente sconosciuto e inaccessibile."

Siamo arrivati alla dimostrazione della teoresi della globalizzazione, questa è la teoresi

del concetto di globalizzazione. Esiste un potere con la P maiuscola, le grandi multinazionali,

banche, che veleggiano sopra i territori definiti dalle leggi nazionali, ma loro sono al di là e sopra

delle contingenze, per cui di fatto inafferrabili. E la crisi che ci sta attanagliando è dovuta a questo

gioco perverso. 2

"In breve: senza retorica […] Homo sapiens sapiens, cioè noi, tra 50 mila e 35 mila anni fa"

qui sottolineiamo un grave errore del darwinismo: noi non discendiamo dalle scimmie,

piuttosto noi discendiamo dalla sedimentazione della formazione della vita secondo il caso, la

trasmissione del DNA è puramente casuale, e da un processo di trasformazione. Ma la domanda è

perché noi siamo diventati Giotto o Mozart? La risposta è: l'incivilimento. La risposta fisica è il

bipedismo e l'opponibilità del pollice; con le prime esperienze di comunità, per la necessità di

cacciare animali di grossa taglia ad esempio, nasce la mente; il resto è l'azione coordinata di

ambiente, habitat e incivilimento.

"Vi è soltanto un'apparente inconciliabilità tra l'evidenza evoluzionistica, quale che sia il modello di

riferimento, e la concezione dell'uomo quale mensura rerum?"

Nasce spontanea questa domanda: se la formazione della vita del pianeta terra abbraccia

un arco di tempo per noi incommensurabile, e l'uomo si è formato in tutti questi passaggi, nasce

questa domanda se l'uomo è mensura rerum, la misura di tutte le cose. Dal punto di vista culturale e

sociologico questo è vero, "l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di

quelli che non sono in quanto non sono", e questo perché diamo significanza culturale agli

accadimenti del mondo. Noi siamo soggetti culturali perché interpretiamo gli accadimenti del

mondo, altrimenti senza di noi questi accadimenti non avrebbero né senso né significato (Weber).

Da questo punto di vista l'uomo è mensura rerum, dal punto di vista culturale perché interpreta il

mondo (l'acqua è potabile o meno per noi). Ma come fa l'uomo ad essere la misura di tutte le cose se

egli subisce le cose, ha subito la sua evoluzione?

"Per diversi diversi milioni di anni […] L'essere che sarà umano ha subìto Habitat senza poter

aspirare a, né aveva i talenti per, essere la misura di tutte le cose. Per diversi e diversi milioni di

anni la macchina heideggeriana (l'eterno ritorno dell'identico) è valsa in senso naturalistico"

fino a homo sapiens sapiens la storia è stata fatta da habitat, noi non eravamo in grado di

governare habitat, fino all'agricoltura, alla costruzione della mente, all'incivilimento, noi eravamo il

prodotto del caso e di habitat.

"Il percorso evolutivo, tuttavia, ha mano a mano modificato l'incidenza di Habitat su Homo […]

«Nell'uomo, che è l'unica creatura razionale della Terra, le naturali disposizioni, diretti

all'uso della sua ragione, trovano il loro completo svolgimento nella specie, non

nell'individuo»

adesso noi governiamo habitat, non c'è dubbio che il rapporto è cambiato, se prima

eravamo ciò che habitat ci consentiva di essere, adesso noi siamo a prescindere da habitat.

L'uomo non è mensura rerum fino a che habitat glielo impedisce, poi diventa mensura rerum.

Successivamente, l'uomo è divenuto faber naturae, costruiamo la natura, ci costruiamo la nostra

natura intorno. Infine, la terza fase, l'uomo ha compreso che la nostra natura non dipende tanto da

habitat, non dipende tanto da homo, dipende da un combinato disposto che esita nella concetto di

specie di Kant: nell'uomo, l'unica creatura che usa la ragione e che crea la mente (la ragione che

riflette su se stessa), e per cui il ragionare è naturale, le naturali disposizioni si reificano, trovano il

loro completo svolgimento nella specie, non nell'individuo, nel cogito cartesiano. La specie è

l'aggregato umano, ed è lì che l'uomo esalta la propria umanità. Il mio io è in noi, Marx dice che

l'essere umano è ente naturale umano generico, io sono tutti, quindi l'individuo è nel noi, nell'epoca

che vive, nell'educazione che ha ricevuto, nella socializzazione che costruisce l'essere.

13

Ontologia → logos: scienza; ontos: essere = discorso, scienza dell'essere, essere in quanto tutto ciò

che è (albero, lampadina, persona). Quindi l'ontologia è il discorso relativo a ciò che è. Perché la

sociologia va a parare in questa derivazione filosofica? La sociologia è scienza del cambiamento,

studia il panta rei, il fiume che scorre, il divenire. La filosofia si occupa dell'umano in quanto

umano, per cui esiste una filosofia. E dove rinveniamo l'autenticità dell'umano? La storia di Paolo e

Francesca = un esempio di universalizzazione dell'umano perché il rapporto d'amore tra i due

amanti è uguale al rapporto d'amore tra altri amanti; ancora, la paternità, il rapporto padre-figlio è

un altro esempio di universalizzazione dell'umano. Tranne che in queste circostanze in cui l'umano

in quanto tale è statico, non cambia nulla (il rapporto d'amicizia in quanto tale vale dall'homo

sapiens ad oggi), quindi ci sono elementi di universalizzazione dell'umano, in cui l'umano non si

scompone, ma in tutti gli altri casi, ovvero nella vita di tutti i giorni (weber), la sociologia studia la

vita che ci circonda. La sociologia è attratta da un fenomeno particolare, ovvero la società, aggregati

umani, gli esseri umani che convivono, e questo è un dato naturale, comincia con habilis la

convivenza tra gli esseri umani, perché dovevano affrontare difficoltà di habitat tali che subito si è

imposto il concetto di convivenza, di aiuto reciproco. Quindi noi siamo interessati alla vita che

circonda gli esseri umani in quanto coabitanti, co-agenti, e non possiamo come punto iniziale della

nostra riflessione non prendere atto, e non partire dal presupposto, che in quanto tali gli esseri

umani sono cangianti.

Quindi noi partiamo assolutamente all'opposto dell'ontologia: l'ontologia è statica, la sociologia è

dinamica. L'ontologia è statica perché riguarda l'universalizzazione dell'umano, l'essere umano in

quanto tale, i cui attributi, grosso modo, sono sempre gli stessi (la femminilità rimane un attributo

del femmineo, seppur il concetto è cambiato molto nella storia) . La sociologia sta sul versante

dinamico perché noi come aggregati, la società è per definizione dinamica: si pensi al progresso

tecnologico, all'abbigliamento, al modo di mangiare, si procede a cambiamenti radicali. Quindi

inizialmente una differenza radicale tra sociologia e ontologia: ma come arriva ad essere la

sociologia ontologia del sociale?

La sociologia è una scienza non puramente concettuale: Diogene diceva di cercare l'uomo, cercava

l'universalizzazione dell'umano, che è in tutti noi, quindi se lo trova ha trovato tutti noi. Touraine ha

esordito nel 1955 con uno studio "La condizione operaia alla Renault". Se Touraine dicesse “cerco

l'operaio”, la sua affermazione sarebbe risibile, mentre l'affermazione "cerco l'uomo" è legittima,

perché? Mentre "cerco l'uomo" si riferisce all'uomo sempre e ovunque, cerco l'essenza dell'umano,

la condizione operaia deve essere ancorata al contesto e al momento storico. La sociologia usa i

concetti, ma devono essere specificati altrimenti sono spuri, sono generici e non servono al sapere

sociologico che è ancorato al qui ed ora.

La sociologia parte dal, e conduce al, punto di vista degli uomini → Perché noi vogliamo capire

come si svolge realmente la vita di tutti i giorni, la vita che ci circonda, al fine di sapere, che

significa conoscere e agire, e quindi a governare il mutamento. I maggiori problemi, le maggiori

incertezze sociali sono là dove non riusciamo a pensare il mutamento prima che questo si mostri

nella sua drammaticità. Si pensi alla nostra condizione: è chiaro che stiamo vivendo un momento di

cambiamento radicale ma non è stato capito prima o comunque non si pensava fosse così

dirompente. Il cambiamento consiste nel fatto che si viveva nelle certezze, continuamente da

aggiornare (esiste una età di studio, esiste una età del matrimonio, una età del lavoro, una età della

genetorialità, un'età del pensionamento), che ora non esistono più, senza che questo venisse

compreso. Sono problemi concreti. Quindi il nostro interesse non è puramente concettuale, che

parte dalla condizione umana, specificata nel tempo e nello spazio, completamente specificata e che

arriva alla condizione umana.

Una scienza autenticamente speculativa → Speculativa significa teoretica, che ragiona con i

concetti, ma concetti che fanno riferimento alla realtà. Speculativa perché vuole autenticamente

conoscere: la speculazione è l'analisi autentica delle cose, conoscere profondamente la condizione

delle cose. Non speculativa in sé, che ragiona su se stessa (l'accusa più grande che si può fare alla

filosofia è la perdita della realtà).

...il cui oggetto è la rappresentazione, non concettuale, dell'oggetto → Si noti il gioco: una scienza

autenticamente speculativa ma il cui oggetto è non concettuale. È chiaro che abbiamo bisogno del

concetto "La condizione operaia", ma l'analisi della condizione operaia non è affatto concettuale. I

mangiatori di patate di Van Gogh è un'analisi della povertà meravigliosa, dal punto di vista

intellettuale, e la sua operazione è primariamente concettuale, cerca di definire la povertà: dove sta

la povertà, che colore ha la povertà? La povertà è un concetto e nel raffigurarla scegliere il colore

scuro, e la scelta del colore è una fase concettualmente orientata perché non sceglie colori sgargianti

per rappresentare la povertà. Poi sceglie l'elemento della cucina povera per definizione, le patate. E

anche questa un'operazione concettuale. Quindi bisogna avere tutto il bagaglio concettuale ma poi

bisogna fare i conti con la realtà. Quindi la sociologia è concettualmente orientata, ma usa concetti

dal punto di vista della storia, della concretezza delle situazioni.

… affatto svuotato della sua evidenza, consistenza e drammaticità → Qui Diogene è lontano, perché

lui cerca l'uomo, l'idea, l'essenza dell'uomo, non ancorato nella realtà. Nella sociologia invece deve

essere pieno di concretezza e drammaticità, nel senso che la carne è drammatica, perché la carne

muta, cresce, si ferisce, invecchia, muore, la vita è piena di dramma, nel senso che si scalfisce, il

dramma è nella condizione umana.

In questo senso è ontologia del sociale → Cioè l'analisi dell'essere in società, è scienza dell'essere

sociale, in società, il modo nel quale si sta qui ed ora, in relazione con ciò che c'è nella società.

Lezione 7 28

L'analisi razionale che descrive gli esseri umani non dal punto di vista delle scienze pure, naturali,

che descrivono quegli aspetti non immediatamente riconducibili al piano della volontà, al piano

dell'intenzionalità, al piano del bene e del male. La nostra realtà è significativa. Ciò che è reale è

razionale. Questa sorta di pretesa della razionalizzazione, che sconfina perché questa è la

condizione umana.

L'analisi razionale in quanto tale è positiva, bisogna guardarsi da qualunque nihilismo filosofico.

Non bisogna scoraggiarsi perché molto siamo riusciti a fare con l'incivilimento.

Il silenzio è la liberazione dal chiasso interiore. Il chiasso interiore è la nostra vita. Noi non siamo

statici. Se volessimo ipostatizzare la natura umana, potremmo dire che essa è in quanto tale

dinamica. Tutto intorno a noi si muove. Il silenzio è la sospensione della vivacità della vita,

dell'esistenzialità. La vita in quanto tale è vivace. Non c'è niente che rimanga fermo. Il silenzio

sarebbe l'interruzione di questo che però serve perché l'essere umano ha una grande qualità: la

mente non gli appartiene, va per conto suo. E come facciamo a liberare la spontaneità del pensiero?

Nel silenzio. Essere nel silenzio per poi riempire questi silenzi. Ovviamente questo non è da tutti

perché c'è gente che non vede mai il sole, si ricordi il dogma feuerbachiano-marxiano "l'uomo è

quel che mangia", significa l'uomo è quel che vive, l'uomo è la sua vita: Ghandi non poteva essere

figlio di un professionista a Manhattan. Non si nasce ad esempio codardi, un bambino non sarà mai

coraggioso se ha un padre violento.

Il problema è come riempiamo il silenzio. Il male del mondo non esiste, c'è una condizione del male

del mondo: secondo alcuni è Auschwitz, secondo altri è lo sfrenato consumismo. Bisogna avere la

concretezza delle situazioni del male o del bene (hegelismo), e dobbiamo fare uno sforzo lessicale

forte, non accontentarci delle parole, le parole in sé sono spesso solo retorica, il problema è

riempirle feuerbachianamente di concretezza.

Quindi primo sforzo è arrivare al silenzio; secondo sforzo è come riempirlo, con una determinatezza

assoluta delle parole, tanto dal punto di vista scientifico, che dal punto di vista letterale. Marx ha

riempito la parola povertà, l'ha definita, l'ha mostrata, l'ha riempita. La dimostrazione più concreta

dell'idea dell'infinito è "L'Infinito" di Leopardi, dove il concetto di infinito si concretizza in ciò che

è altrove la collina. Questa concretezza bisogna trovare nelle parole, dal punto di vista scientifico,

attraverso dimostrazioni (non usare parole in libertà), lessico, dati ed evidenze.

3

Letture per una epistemologia sociologica

3.1 Principj di Scienza Nuova di Giambattista Vico

Vico ancora non appartiene al sapere sociologico, anche se può essere considerato l'inventore del

sapere sociologico. La sociologia non può non fare riferimento a Vico perché questi, affacciato

mentre guarda il caos del porto di Napoli, si chiede come sia possibile un tal governo di confusione.

Si pone quindi questa domanda. Poi, Vico è importante dal punto di vista sociologico per un'altra

considerazione che risponde a questa domanda: noi non possiamo rispondere a "com'è fatta la

natura?", perché avendola fatta Dio, non possiamo entrare nella sua mente. A parere di Vico della

natura non possiamo parlare. Ma si può parlare del caos del porto di Napoli, dei matrimoni, delle

istituzioni, perché in questo caso sono gli uomini i protagonisti. Quindi, contrariamente alla natura,

ciò che sono le produzioni umane, essendo fatte dagli uomini, sono studiabili e riproducibili. Vico

parla di produzioni umane, che appartengono esclusivamente ad un certo sapere, che Vico non ha

ancora in testa, bisogna attendere 100 anni per arrivare alla sociologia, ma questo sapere a parere di

Vico è ciò che è prodotto dall'incivilimento. L'incivilimento è la produzione delle produzioni umane

che sono costituite da un combinato disposto di qualità umane, storia umana, storia sociale, storia

delle produzioni per tutti gli esseri umani vissuti fino ad ora. È un processo che non governiamo e

lo chiamiamo incivilimento. L'incivilimento è il modo con il quale gli uomini stanno insieme e

producono istituzioni, idee, società, balli. Le produzioni umane (rock'n'roll, twist) sono prodotte

dagli uomini in base all'incivilimento. In un certo momento storico, perché la mente se ne va da

sola, nasce una reazione a quel momento storico (basta con l'essere ingessati → ed ecco il ballo del

rock'n'roll, il simbolismo del ballo; l'emancipazione femminile evidente ancora nel ballo del

rock'n'roll dove c'è la caduta del maschilismo, non c'è più l'uomo che conduce, a differenza del

sirtaki dove l'uomo mostra i propri muscoli mentre la donna è passiva, come lo è stata per 70.000

anni). Sono produzioni che si esprimono in modo dirompente. Vico è importante perché apre il

primo vero, in una Europa ancora esclusivamente orientata in senso filosofico. Si accorge di questa

esistenza del sociale, che non è produzione divina. Quindi, prima rivoluzione: esiste il sociale!

Seconda grande rivoluzione: nel sociale la parola divina non entra, perché appartiene

esclusivamente agli uomini. In terzo luogo, lui già per primo tira le conseguenze di tutto questo ed

elabora un sistema teorico.

Lezione 8 p.29. Il problema di Vico.

Fondamenti di epistemologia sociologica.

1 = Il vivere gentile: se si guarda l'evoluzione dell'umanità, che non è detto sia progressiva, che va

verso il miglioramento, è un transito della storia umana, in questo processo la nostra vita è

caratterizzata sempre meno da rapporti di violenza e sempre più da rapporti di socievolezza, gentili

(il cicisbeo). Quindi è caratterizzata da questa acquisizione di rispetto in quanto tale (non perché è

della gens giulia) → tutto questo percorso è il vichiano vivere gentile. La traduzione

istituzionalizzata, sociopolitica è la democrazia. La traduzione sociologicamente rilevante è il

concetto di socievolezza.

Il problema di Vico sono le 'nature delle cose umane', qual'è la natura dell'umano? il fondamento

delle cose umane, dov'è l'umanità nell'umano? Quali sono le caratteristiche dell'umanità?

“utilità della vita socievole” → deve essere funzionale, deve essere a beneficio di, e conveniente.

Vico vuole capire la “natura umana” (tra virgolette perché equivoco, spesso sbagliato perché non

esiste LA natura umana → Marx: ente naturale umano generico, in quanto umano è generico, nel

momento in cui ci riconosciamo umani finisce la nostra umanità). Il problema di Vico è riuscire a

dare una connotazione alle caratterizzazioni umane dell'essere umano, cercando di capire

l'utilità, il beneficio, la convenienza della vita socievole → ancora non c'è la sociologia, il

concetto di società ancora non c'era. La vita socievole (non usa sociale perché ancora non ce l'ha

nelle corde, non sa che cosa è sociale ancora) → nella cultura greco-latina abbiamo la tradizione dei

miti orfici da una parte e della convivialità dall'altra (i banchetti nell'Eneide) = i balli, il vino, i

banchetti, lo stare insieme. È una delle caratterizzazioni dell'umanità. Quindi il socievole è lo stare

insieme e il sociale è il vincolo della socialità. Il rapporto sociale è caratterizzato da vincoli (ruoli e

norme predefinite). Vico non arriva al concetto di sociale perché i vincoli al suo tempo non erano

nella società ma nel sovrano, le regole sociali le faceva il sovrano. C'era il socievole, che è la

tradizione greco-latina che va dai miti orfici alla convivialità, il fatto di ritenersi vicini in un vivere

sempre più gentile. Il problema di Vico è quindi sociologicamente rilevante e Marx poi lo chiarirà

senza sapere che lo ha fatto dal punto di vista sociologico. È possibile che la natura umana sia

rintracciabile nell'elemento della socievolezza? Questo è il problema di Vico che poi Marx traduce

in umano generico. La sua tesi sta nel dimostrare che la natura dell'uomo non sta nel suo essere

umano ma sta nel suo essere socievole. Per questo studiamo Vico, perché è un elemento di

sociologia.

2 = Perché si parla di nature umane? Perché la vita socievole ci spoglia. Nel socievole ciascuno non

è più da solo, non fa i conti con se stesso. Qualunque decisione si prende la si prende nell'ambito dei

vincoli sociali e della natura del socievole. Non c'è la natura umana, perché non c'è l'umano, tanto in

quanto noi cresciamo attraverso la prima fase della socializzazione, l'imitazione, senza la quale non

saremmo qui; non c'è la natura, perché la mia natura è nella costruzione di tutti e nell'adeguamento

alla socievolezza.

3 = Vico supera le costruzioni della filosofia classica. Tu pensi? Con la tua mente? (Cartesio)

Cartesio ha la mente del contesto storico, della lingua materna, delle agenzie di socializzazione,

degli insegnamenti ripetuti, tutto questo considerando il processo, l'evoluzione storica.

“I filosofi.... d'essere socievoli” → Vico dice che fino ad ora abbiamo ragionato, in termini di

comprensione della natura umana, secondo l'ordine naturale. Ma accanto a tutto l'ordine naturale, il

biologico, c'è qualcos'altro. C'è un altra parte che non è stata ancora considerata fino a Vico, la

scienza nuova → la scienza del socievole. L'origine della disciplina sociologica è qui. Per cui, il

naturale e il socievole. Non basta l'analisi dell'uomo in termini di dimensione naturale.

Vico apre tutta questa prospettiva, si inventa una scienza, si inventa una speculazione non filosofica

circa le nature umane.

4 = su Vico non si può dubitare del suo anticartesianesimo. Cartesio non può accedere al mondo

vichiano e al mondo illuministico perché entrambi sono il mondo della socievolezza, del noi, della

democrazia. Su tutto il resto si può discutere perché Vico non è esattamente chiaro. È penetrabile

dal punto di vista sociologico.

La nostra civiltà occidentale trae le sue ragioni strutturali di essere nelle figure di Ulisse (il primato

della conoscenza), di Newton (la matematizzazione della natura) → tutto ciò che guardiamo lo

facciamo con gli occhi di Newton: alto, basso, lungo, corto, etc. L'agricoltura è la matematizzazione

della natura.

Ma c'è dell'altro → il socievole, l'intenzionalità. La matematizzazione non ci dice nulla sulla

costruzione della nostra personalità.

Quindi Vico mina le fondamenta tutto ciò che al suo tempo era noto perché non c'era un altro

sapere. C'era il trionfo del ragionamento razionale e il trionfo della matematizzazione. Vico capisce

che c'è dell'altro, che non bastava l'egoità cartesiana, che non bastava la matematizzazione della

natura di Vico. È questo il senso del vivere gentile di Vico, è la storia delle insufficienze di Newton

e Cartesio.

5 = Vico qui introduce qualcosa di nuovo. L'Occidente è il paese della costruzione della ragione.

L'ingegno (noi eravamo abituati a considerarlo creazione artistica, come proprietà artistico-

letteraria) con Vico è un altro modo d'essere della ragione, è un'altra struttura della mente. La

ragione, per Vico, è newtoniana, è logica, aritmetica, l'ingegno è qualcosa di diverso dalla ragione, è

il comprendere “il tipo di sguardo”. La ragione non può dire se guardiamo con amore, interesse o

odio. Per Vico il termine ingegno è vicino a intuizione. Accanto al quadro naturale a cui corrisponde

la ragione,a cui corrisponde la matematizzazione newtoniana, a cui corrisponde l'egoità cartesiana,

Vico contrappone qualcosa di non naturale che chiama ingegno a cui corrisponde il socievole, che

poi i sociologi chiameranno società → apre tutto questo scenario.

Lezione 9

Polemica anti-cartesiana da parte di Vico: a noi interessa questa polemica perché siamo indirizzati

al sapere, il sapere sociale. Il nostro punto di vista è individualmente orientato, perché è l'attore che

fa l'azione, ma al di là di questo il nostro punto di vista è indirizzato all'attore in quanto agente in

comunità, ovvero in conseguenza di dettami comunitari. Il tutto si racchiude nel sapere sociale.

Qual'è la base e il fondamento del sapere sociale? Tutto ciò che è inter-individuale. Quindi a noi

serve la polemica anti-cartesiana perché dobbiamo comprendere se l'accento è nell'individuo o

nell'inter-individuo, perché se falliamo questo ancoraggio il sapere sociale zoppica, perché se non

abbiamo niente di sociale e siamo solo nel caso insiemi di individui, pieni della loro egoità, viene

meno il sapere sociale. È fondamentale sapere che la misura del nostro sapere sociale è l'inter-

individuale per cui dobbiamo scalfire tutti i fondamenti che negano l'inter-individualità: cogito ergo

sum. Sum in quanto socializzato, altrimenti non sono! La nostra dimensione naturalmente sociale.

Quindi tentiamo di superare le angustie del cogito cartesiano, che dal punto di vista sociologico non

permette di muoverci.

p. 30 “Su queste linee di analisi....come unico criterio di conoscenza”

Perché ce la prendiamo con l'ordine naturale? Perché nel nostro bagaglio lessicale

• bisogna tenere in considerazione in senso critico il concetto di naturale → Per

analizzare qualunque fenomeno il vissuto sociale è fondamentale. La partenza è il

vissuto individuale. Ma le espressioni naturali, non sono affatto naturali: il vestirsi

la mattina sembra naturale, ma non è affatto naturale. Siamo ciò che la produzione

del tempo ci fa. Il modo di camminare, il modo di guardare, il modo di essere

donna e il modo di essere uomo. Ciò che è naturale bisogna guardarlo con

sospetto. È chiaro che noi siamo pieni di naturalità, ma bio. Ma questa base

naturale la diamo per supposta, è il primum vivere. Ma posto ciò, senza negare la

naturalità della naturale esistenza degli uomini, la qualità dell'azione umana è

socialmente costruita.

Cosa rappresenta Cartesio? La naturale egoità degli individui, non l'egoismo. Lui

• chiarisce che l'uomo è una misura finita, quasi inscalfibile, chiarisce

l'impenetrabilità dell'essere umano. È il pascoliano 'da me da solo' che per un

poeta vale, per un artista vale, perché fa i conti con se stesso, gli altri sono solo

una misura delle cose. Cartesio chiarisce questo, e connesso a questo è l'ordine

naturale, e la ragione è lo strumento che io ho (c'è tutta la filosofia occidentale in

questa asserzione) per investigare (governare, seviziare) il mondo. Questo va

contro la nostra storia, che stiamo scoprendo con Vico. Perché: (i) io non sono

impenetrabile e inscalfibile, io sono ciò che mia madre mi produce, attraverso la

lingua, lessico, alimentazione, attraverso ciò che la società mi produce. Dobbiamo

scalfire questa triade: individuo, natura, ragione. Quindi colpendo Cartesio,

colpiamo l'inscalfibilità dell'umano, colpiamo la regnanza della ragione e

liberiamo l'ordine naturale dall'essere strettamente connesso a ciò che la ragione

dice di esso. Quando ci liberiamo di questo non ha caso le discipline scientifiche

hanno fato passi da giganti. Prima la ragione filosofica imperava sul naturale.

Quando la natura è diventata autonoma abbiamo scoperto la chimica, la fisica,

l'astronomia con proprie leggi.

Quindi: Cartesio, ragione, ordine naturale → l'ordina naturale è l'ordine delle cose

• (si mangia quando si ha fame). È chiaro che esso esista. Cartesio è il trionfatore, la

sua filosofia implica un ordine naturale circoscritto ma forte perché è il dominio

della ragione, l'uomo lo riconosciamo dall'uso della ragione, dalla sua egoità

raziocinante che comprende il mondo. C'è un ordine naturale ma in quanto è

compreso. Noi siamo su un altro versante: non ci soddisfa l'egoità cartesiana

perché noi siamo, sì, ordine naturale, ma detto questo siamo tutt'altro. È la cultura

del tempo che ci dice come siamo (come dobbiamo guardare, quale lessico

dobbiamo usare). Quindi l'ordine naturale si scompone. Rimane una parte

inferiore, meno importante, nel nostro discorso. Per un verso siamo ordine

naturale, ma per il resto siamo tutto un altro universo che è la negazione

dell'ordine naturale. È l'ordine naturale che ci fa crescere, ma la formazione

dell'apparato digerente ad esempio ce l'ha fatto la società. L'ordine naturale quindi,

è l'ordine delle cose che noi superiamo. Questa dialettica cartesiano, individuo,

ragione, ordine naturale andava bene quando eravamo in un mondo dell'eterno

ritorno dell'identico, prima della scoperta delle democrazie. È chiaro che c'è

l'ordine naturale quando c'è il re di Francia per volontà di Dio. In questo contesto

l'ordine naturale sembra l'unica bussola che noi abbiamo per comprendere la vita

che ci circonda.

“Più che all'ordine naturale....discende, secondo Vico, dall'ingegno”

nella cultura occidentale con ingegno si intendeva apostrofare l'artista, ingegno come

qualcosa al di fuori della logica, qualcosa di imprevedibile. L'ingegno come qualcosa di veloce, è

una battuta. È uscire dalla logica. Con Vico no. Che ci sia la logica che governa l'ordine naturale è

ovvio. Le piramidi, le costruzioni romane sono perché abbiamo la logica dell'ordine naturale. Sulla

logica dell'ordine naturale gli arabi ci hanno costruito la matematica con cui conosciamo. Vico

intuisce che accanto all'ordine naturale c'è anche l'ordine sociale. Accanto all'ordine naturale,

matematizzazione della natura (agricoltura), c'è anche l'ordine sociale con la sua logica (il porto di

Napoli, nel suo caos, aveva la sua logica). L'impero romano ha avuto una logica organizzativa che

lo ha fatto sopravvivere a lungo. Ci deve essere una ragionevolezza che lega il sociale. La logica

dell'ordine naturale ce la dà la matematizzazione, la ragione quindi. La logica dell'ordine sociale

non può venire dalla ragione, ma la fa l'ingegno → un'altra ragione, una ragione intuitiva, che coglie

le cose nel loro essere in quanto si stanno sviluppando. È la non-logica dimostrativa, è la logica del

sociale, che è dialettica veloce, non statica, che cerca di comprendere i cambiamenti sociali. Una

logica contestualmente definita. Quindi contrariamente alla logica dimostrativa, non è data una

volta per tutte, perché gli esseri umani non stanno insieme una volta per tutte. Ubbidiscono ad una

serie di circostanze, le leggi, il clima, la natura, il territorio, la storia. Non è una logica fissa,

determinata.

Quindi: logica cartesiana → ragione; logica sociale → ingegno.

Vico è senza dubbio un innovatore, e quindi bisogna prestare attenzione alle definizioni di Vico.

Vico descrive una realtà che può essere approcciata tramite le vecchie categorie → Vico può essere

tutto e il contrario di tutto, ma certamente è anticartesiano.

p. 31

“Il compimento teoretico...questa geniale intuizione di Vico”

ecco perché Vico è letto in chiave storica, e perché Vico legittima questo tipo di lettura.

“storia delle idee, dei costumi e fatti del genere umano” → Vico vuole capire la

• logica sociale, e la rinviene nelle produzioni umane. Sociale è ciò che è prodotto

dagli uomini. Le nostre produzioni sono sociali. Vico per capire l'ordine sociale deve

capire come s sono mossi gli uomini, cosa hanno prodotto fino ad ora. Ecco perché

Vico ha riabilitato il sapere storico. Con la storia delle armi ad esempio possiamo

risalire alla storia del genere umano. La sua domanda è: dove sta la logica del

sociale? Dove si rinviene l'ordine sociale? Nella storia degli uomini. Vico è

metodologicamente storico, ha bisogno di vedere gli atti umani per capire la loro

logica. Ecco perché arriva alla storia delle idee...

fenomenologia del pensiero gentile → fenomenologia è il discorso sui fenomeni, è

• ciò che appare; gentile → Vico vede il porto di Napoli e dice che ci deve essere

qualcosa che non è solo matematizzazione, non è la ragione dimostrativa cartesiana,

non è ordine naturale → questo qualcosa lo ritrovo nella storia, nella storia delle idee,

delle gesta. La domanda è come fanno gli uomini a convivere in pace? Vico si

accorge che anche nei tempi bui e duri, l'uomo vive in pace, come? Con la ragione

cartesiana, sì, in parte! Si accorge di questo percorso umano che è sempre più nella

direzione della pace. Tutto questo lo chiamiamo vivere gentile. Quindi da una parte

abbiamo la triade cartesiana: l'io, l'individuo, la ragione, l'ordine naturale; da

quest'altra parte abbiamo: l'io sociale, l'ingegno, l'ordine sociale. Questo ci porta alla

costruzione di una categoria, che in sociologia chiamiamo socializzazione,

costruzione del tessuto sociale → Vico lo chiama vivere gentile. La fenomenologia

del vivere gentile non è altro che la STORIA.

Fenomenologia del pensiero «gentile» → espressione che ricorda la quadruplice radice del

pensiero di Vico = coppia di antinomie ragione (Cartesio) - ingegno (Vico) e ordine naturale –

ordine sociale

tutto questo si può sintetizzare nell'interesse di Vico riguardo la fenomenologia del vivere

gentile.

La citazione marxiana tradurrà in modo insuperabile (oltre Darwin, non c'è espressione più

calzante) l'ordine di definizione dell'uomo e dell'umano. La citazione è tratta dalla 'Critica della

Dialettica e della Filosofia Hegeliana' :

Ma l'uomo non e soltanto ente naturale, bensì ente naturale umano

[...], perciò ente generico. Dunque [...] né la natura obiettiva, né la

natura subbiettiva, è immediatamente presente come adeguata

all'ente umano. E come tutto ciò che è naturale deve nascere, così

anche l'uomo ha il suo atto di nascita, la storia. [...] La storia è la

vera storia naturale dell'uomo.

L'uomo, l'essere umano è immediatamente ente naturale, è l' Habeas Corpus su cui abbiamo

costruito la democrazia. È immediatamente ente naturale, perché respira. Feuerbach è maestro in

questo: “l'uomo è ciò che mangia”. Quindi l'ente che esiste è esistente e naturale ovvero che vive di

pancreas, sangue, pane, vino, sonno, digestione, tutto ciò che è naturaliter.

Ma l'uomo non è solo ente naturale, bensì ente naturale umano. A prima vista può sembrare una

banalità: è chiaro che l'ente umano è umano. Ma in realtà è tutto nuovo questo umano. La gallina è

un ente naturale non umano, ma non perché non appartiene al genere Homo. Perché allora siamo

umani? Perché pensiamo. Pascal infatti ci dice :«l'uomo è solo una canna, la più fragile della natura,

ma una canna che pensa». Perché proviamo sentimenti. Perché abbiamo dignità. Quindi l'ente

naturale umano ha dentro di sé un carattere che chiamiamo umanità, che gli pertiene. 'Umano', la

sua umanità è una sostantivizzazione dell'uomo. Non è: uomo quindi umano. Perché molti uomini

non sono umani. La storia dell'uomo manifesta quasi prevalentemente disumanità. Quindi, è un

carattere acquisitivo. Con umano si aggiunge un carattere. Il pasticcio lessicale risiede nel fatto che

umano deriva da uomo, invece umano va separato da Homo perché è una qualità che non pertiene a

Homo. Homo non era umano, era Homo. È diventato umano con la fenomenologia del vivere

gentile.

Perciò ente generico. Questo rappresenta un passaggio che è il fondamento della sociologia.

L'Homo diventando umano è diventato generico. Quando siamo diventati umani? È una circostanza

che ci ha reso umani? É un errore chiedersi quando siamo diventati umani perché non c'è un

momento. Siamo diventati umani con il progressivo acquisimento del vivere gentile. Vico è colui

che ha capito l'importanza della storia. È lì l'umanità dell'uomo. Non perché lì vediamo le res

gestae, piuttosto vediamo la costruzione dell'umano. E se la costruzione dell'umano è un processo

storicamente evidenziabile, qual'è l'esito dell'umano? Generico. È di tutti, appartiene a tutti.

Generico sta a significare che è un processo che fa riferimento a tutti, con tutti dentro, di cui tutti se

ne arricchiscono e tutti partecipano: il processo storico dell'ente naturale umano. È l'ente naturale

che vive nella storia di sé in quanto tutti, e per questo diventa umano e in quanto diventa umano

nell'ambito della storia di tutti è di tutti, è tutti, è generico.

Quindi, semplificando, ente naturale in quanto respira; ente naturale umano in quanto acquisisce il

carattere dell'umanità, non in quanto umano, piuttosto si aggiunge un'ulteriore carattere attraverso

l'incivilimento, il processo storico. Per cui diventa generico perché acquisisce la propria umanità in

un processo che non è il proprio.

Dunque [...] né la natura obiettiva, né la natura subbiettiva, è immediatamente presente come

adeguata all'ente umano. L'ente umano, che non è solo naturale, che non è solo umano, ed è in

quanto generico, non è definito oggettivamente né soggettivamente. Né la natura oggettiva né la

natura soggettiva sono adeguate all'ente umano, a ciò che ha umanità. Nell'identificazione

dell'umanità non c'è la sua natura oggettiva né la sua natura soggettiva. L'umanità ha un valore in sé.

Non c'è condizione oggettiva o soggettiva per essere pieni di umanità. Non c'è quantificazione

dell'appartenenza al genere umano, dell'esercizio dell'umanità. È un valore a sé. E come si

acquisisce?

E come tutto ciò che è naturale deve nascere, così anche l'uomo ha il suo atto di nascita, la storia.

[...] La storia è la vera storia naturale dell'uomo. Una bellissima espressione di Ortega Y Gasset

dice :«l'uomo non ha natura, ma ha storia». Siamo partiti dalla considerazione che l'uomo è ente

naturale umano, quindi generico. E la sua specificità è il fatto che non è naturale, è umano, ma non

in quanto uomo, piuttosto umano in quanto umanità. Come acquisisce l'umanità? Nella storia

dell'uomo, in milioni di anni (Miracolo a Milano). In questo Marx traduce Vico, il quale aveva

compreso che l'umanità è nella storia, ma a Vico non interessava la definizione di umano, piuttosto

l'ordine sociale: Vico si interroga su dove possa risiedere il sociale. Marx aggiunge che il sociale

dell'uomo è nell'umanità, e l'umanità sta nella sua genericità. L'umanità è generico perché è fatta da

tutti nel corso della storia.

In sostanza questo è il problema di Vico: produrre una «epistemologia sociologica» fondata non

sulla conoscenza scientifico-geometrica dell'oggetto, ma sull'evoluzione dei fatti umani e sociali. In

altre parole: una conoscenza non solo e non tanto dell' «ente naturale», ma anche, e principalmente,

dell'«ente generico», cioè della specie umana, non dell'Uomo (singolo) – come Cartesio e la

filosofia occidentale in genere hanno creduto (Bernardini 2012:31).

Lezione 11

p.33

“La funzione svolta....dai poeti”

I punti fondamentali di Vico sono 3:

il kantiano concetto di specie;

• il marxiano concetto di ente naturale umano generico;

• il senso della storia → non c'è nulla di sociologicamente rilevante se non in senso

• storico, non significa rifarsi alla storia in quanto tale. La grande intuizione di Vico

è il concetto di storia, è guardare il piano storico per comprendere le cose umane,

e le cose umane esistono in quanto hanno luogo sul piano storico. Le cose umane

→ le produzioni umani.

La gnoseologia è la teoria della conoscenza, e in quanto tale appartiene al pensiero

classico, perché poi è diventata epistemologia.

La funzione svolta dal senso nelle gnoseologie classiche → è quella di dare evidenza

alle cose, conosco per quanto i miei sensi mi fanno conoscere. I sensi evidenziano le

evidenze.

Ora in Vico invece è realizzata dalla storia delle cose umane, dalla storia delle umane

produzioni. Tutto ciò che vediamo lo vediamo in senso storico. L'acconciatura dei

capelli, per capirla devo avere un riferimento storico.

“La funzione, invece, svolta....detto da Aristotele con riferimento a ciascun uomo”

Quella di Aristotele, è la prima apertura della singolarità dell'uomo all'insieme sociale →

la singolarità dell'uomo vale in quanto è permeata dal, ed esiste in, un contesto sociale. In Aristotele

Vico coglie questo, che poi è il fondamento epistemologico della sociologia: l'analisi del sociale non

può prescindere dalla storia.

p.34

“verum et factum convertuntur” (verum ipsum factum)

un apetto dell'epistemologia del Vico, e per traslazione l'epistemologia sociale.

Ci domandiamo: il verum ipsum factum, per estensione la scienza nuova, è la descrizione

del progresso dell'umanità o un metodo per indagare sul?

Grande intuizione di Vico: la religione, i matrimoni e le sepolture costituiscono il

cominciamento del mondo gentile → Vico dice che il vivere gentile lo vede nel momento

in cui abbiamo come fenomeni socialmente rilevanti la religione, i matrimoni e le

sepolture.

La religione testimonia il vivere gentile perché in linea di principio la religione è il trionfo

del 'siamo tutti uguali' davanti a Dio, il trionfo dell'uguaglianza degli uomini (non fare

agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te → principio democratico). Il vivere

gentile come noi lo intendiamo, è l'impalcatura dell'habeas corpus della democrazia.

I matrimoni sono fondamentali dal punto di vista del vivere gentile, perché son contratti.

L'aspetto gentile è nella contrattualistica. È l'evidenza di un connubio sociale. La

contrattualistica è il vivere gentile che viene consolidato.

La sepoltura ha un senso etico, di mettere in condizione i nostri cari di vivere il più a

lungo possibile → nella memoria. La sepoltura serve a non perderci di vista. È la cartina

di tornasole del vivere gentile. Onoriamo i morti per il vivere gentile.

“È difficile trovare nelle pagine....nel postulare un antifilosofismo assoluto....dovrebbe sussumere la

continuità storica”

Vico non è filosofo. Verum ipsum factum → vuol dire che è vero ciò che è fattuale.

Abbiamo bisogno del fatto per capire la verità. La novità con Vico è assoluta. Siamo

nel XVII sec: nella cultura occidentale verum era la verità rivelata. È vero perché un

Dio ci garantisce che è vero. Ancora, nel XVII sec la società vera era la società di

corte. Era vero ciò che veniva dalla bocca del sovrano. Per Vico la verità non è

nell'editto, non è nella religione. La verità è nel fatto.

Il verum ipsum factum è, di nuovo, un contraddizione cartesiana. Ci apre il portone

della società. In senso vichiano un factum diventa verum quando è consolidato,

accettato, condiviso, da tutti. Quindi il verum lo fa la società. Quindi qui sta la

straordinari intelligenza di Vico, che parla in un momento in cui non esisteva ancora la

società.

Significa: anticartesianesimo; anti verità rivelata; evidenza del sociale perché il verum

è una costruzione sociale.

Lezione 12

La fenomenologia della mente umana

p.37

“Così come Kant esporrà.....egli fa sé regola dell'universo”

ragione generica → facoltà di pensiero, intelligenza, riflessione, generica, che

• appartiene a tutti, generale, collettiva. Ragione generica, come Vico ha chiarito,

vuol dire di tutti in quanto prodotta da tutti. La ragione è un bene naturale, perché

la mente è lì, e si ingigantisce con la conoscenza. Ma le produzioni della mente

esistono in quanto prodotte, in quanto socialmente prodotte. Le proprietà

intellettuali sono naturali ma arricchite dallo spazio topologico compatto, da chi

mi circonda. Quindi 'ragione speciale' kantiana.

La comune natura delle nazioni → Vico usa il termine nazione per indicare la

• società.

Vico individua 2 proprietà della mente umana:

1. una critica radicale al principio (x Adorno la spina dorsale del pensiero occidentale) “l'uomo

è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in

quanto non sono” (Protagora) → Non si possono cogliere le cose come realmente sono, ma

solo come appaiono all'uomo, ovvero come riesce a percepirle. Con questa frase si sottolinea

l'assoluta relatività della verità: si fa notare che ciascuno vede le cose alla sua maniera e in

modo diverso rispetto agli altri.

Vico appartiene ad un determinato momento storico caratterizzato da uno stato d'essere che

ancora non ha nulla a che vedere con la democrazia e con la libertà degli uomini, non solo in

senso socio-politico ma anche in senso intellettuale e ideale (non è un caso che Vico stesso

dedica la sua opera al potente di turno e raccomanda la sua anima a Dio → quindi Vico

appartiene inevitabilmente al suo tempo, al proprio mondo, poi la sua enorme intelligenza lo

fa travalicare). L'autorità era tale, tanto in quanto autorità politica, tanto in quanto autorità

religiosa, che l'uomo era oppresso. → 'L'uomo, per l'indiffinita natura della mente umana

(come Kant, 'le naturali disposizioni dell'uomo dirette all'uso della sua ragione”), ove questa

si rovesci nell'ignoranza, egli fa sé regola dell'universo' = l'uomo, in quanto ha una grande

proprietà, l'infinita natura della mente umana, quindi l'intelligenza, ha questa possibilità, che

egli sia misura di se stesso, l'elemento dinamico è stato nel momento in cui noi

politicamente, cioè come insiemi, come totalità, come non specifici, come noi, come essere

umani, abbiamo rotto con l'autorità interpretativa → Vico dice questo: l'uomo diviene

regola, e la regola è ciò che comprendo, quindi implica che devo essere istruito

(probabilmente Vico non arriva a questo perché è figlio del suo tempo, ma è qui il primo

moto verso la presa della Bastiglia). Per essere io regola dell'universo devo saper parlare, e

devo poter parlare, devo essere istruito, servono scuole. Vico intuisce tutto questo. Per

questo la sua si chiama Scienza Nuova: la dignità dell'uomo è tale per l'infinita qualità e

possibilità della mene umana, per cui è in condizione di essere egli stesso misura

dell'universo. Il passo successivo è l'illuminismo → l'uscita dalla stato di minorità, avvalersi

del proprio intelletto senza la guida di un altro. Attraverso i saperi si ha la possibilità di non

essere eterodiretti → in questo senso siamo misura, perché comprendiamo l'universo senza

la guida di un altro. Questa è una novità straordinaria, mancava nella cultura occidentale

questa apertura.

Kant infatti dice:

La ragione umana ha il destino particolare....ogni potere della ragione umana”

Quindi Vico e Kant ci dicono: guardate esseri umani, assoggettati e terrorizzati dal

potere e dalla religione, che invece avete le possibilità e i talenti per poter uscire da

questa gabbia. La possibilità è di non rincorrere le antinomie della ragione, di non

giocare come la logica classica, ma di penetrare il mondo con gli strumenti della

mente umana. E tutti possono penetrare il mondo.

Quindi:

primo aspetto della fenomenologia della mente umana → la sua altissima qualità,

disposizionalità, ed intelligenza, tale che ci rende forti da soli.

2. La seconda proprietà della mente umana consiste nell'analogia. “È un'altra proprietà della

mente umana...dalle cose loro conosciute e presenti” → il processo analogico nella ricerca

scientifica è punto centrale; anche in sociologia si parla di metodo storico comparativo.

L'analogia è un principio evidente, accompagna la nostra vita. Con il passare degli anni noi

naturalmente ragioniamo per analogia. L'analogia è la fonte della conoscenza scientifica.

L'analogia permette il giudizio. È importante nella mente umana perché noi siamo

caratterizzati dai nostri limiti, conosciamo poco ma attraverso l'analogia possiamo arricchire

ed alimentare la nostra mente. Senza analogia non è possibile conoscere.

Quindi analogia come procedimento non solo logico-epistemologico, non solo logico-

mentale, ma anche psichico.

Lezione 13

A parere di Vico ciò che definisce, reifica, rende concreta la fenomenologia della mente umana,

sono 6 ASSIOMI (principi non dimostrabili):

1. La filosofia (il pensiero) deve fornire metodi di spiegazione e di comprensione dell'oscura

perscrutabilità dell'universo, non “interpretazioni” dell'universo, come invece è ricca la

storia della filosofia occidentale. Il pensiero per giovare al genere umano, per essere

positivo, deve sollevare l'umano caduto e debole (qui c'è il passo kantiano sulla seconda

natura dell'umano, la prima è naturaliter, e la seconda è lo stato di minorità) → quindi

abbattimento dell'autorità interpretativa; quindi il pensiero serve per farci uscire dallo stato

di minorità in cui noi giaciamo. Quindi il primo assioma, ciò che caratterizza l'umano, la sua

umanità è il pensiero. È la potenza del pensiero che dà fondamento e costituisce l'umano

dell'uomo. La caratteristica dell'essere umano è in quanto cogita.

2. La distinzione tra pensiero speculativo e pensiero pratico. Noi siamo canne che pensano, che

pensano speculativamente. Il pensiero è attività speculativa. Quindi noi siamo l'incarnazione

del pensiero, noi siamo dal pensiero (e questo è uno stravolgimento cartesiano → il cogito ci

fa, il pensiero fa l'essere). Ma l'umano non è solo speculativo. La storia dell'essere umano è

la storia delle realizzazioni, è il combinato disposto di speculazione e reificazione.

Quindi: la filosofia considera l'uomo quale deve essere → la speculazione che deve

predisporre le linee d'analisi, le categorie per navigare la storia dell'umanità. La

speculazione fa riferimento al piano ottativo, al piano della desiderabilità, al come deve

essere. La filosofia ci dici come deve essere l'uomo.

La legislazione considera l'uomo qual'è → il pensiero pratico, la reificazione del pensiero, la

vita che ci circonda discende dalla legislazione, da una contrattualistica sociale prescindendo

dai vincoli autoritativi e divini. Il pensiero pratico fa riferimento alla reificazione del cogito.

Il pensiero pratico riguarda il vivere gentile, lo ritroviamo nel vivere associativo. E chi

determina le modalità di associazione nel vivere gentile, chi gestisce il porto di Napoli e

secondo quali norme. Bisogna darsi delle regole → una legislazione (Il concetto di ruolo è la

cartina di torna sole di legislazioni → alla Goffman, bisogne recitare delle parti) che

significa contrattualistica ovvero accordo tra le parti, tra pari, che accettano le regole del

contratto. Il vivere gentile, la pratica dell'incivilimento, la vita che ci circonda è oggetto

della legislazione, ovvero è oggetto di una contrattualistica, di un ordinamento, nel quale

entrano gli individui.

3. Le cose fuori del loro stato naturale né vi si adagiano né vi durano → perdono della loro

funzione, quindi cadono. L'ambito naturale degli uomini è il vivere associato. L'uomo fuori

la società non dura. L'ordine naturale dell'umano è lo zoon politikon, è quella prateria

sociale.

Comportevolmente in società → Vico aggiunge un avverbio al vivere in società:

comportevolemte vuol dire che possiamo muoverci, ci comportiamo in società, entro una

legislazione, una contrattualistica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze sociali applicate
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mcavoy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie sociologiche contemporanee e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bernardini Sandro.

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