Introduzione alla sociologia
La sociologia come forma del pensiero (parte prima)
Che cos'è la sociologia? La sociologia come scienza e come disciplina. Il modo di pensare sociologico - Che tipo di sapere dà la sociologia? Perché e in che senso parliamo di «scienza sociale»? Come pensano e lavorano i sociologi?
Che cos'è la società e come è possibile farne scienza? Le visioni pre-sociologiche e di senso comune. Partiamo da esperienze e immaginari della socialità umana. Davanti a tutti questi «fatti» ci si può stupire. La sociologia produce un diverso modo di vederli e si domanda come siano possibili, senza darli per scontati.
In particolare, siamo spinti a riflettere sul fatto irritante della società: non esiste senza di noi, ma sfugge sempre alla nostra volontà e alle nostre previsioni. Dov'è, in che cosa consiste «il sociale», come osservarlo, comprenderlo, agirlo, indirizzarlo in una direzione voluta? La sociologia tenta di tenere insieme struttura e agire in un unico modello.
La società è complessa e difficilmente prevedibile. Le nostre azioni fanno una differenza ma non controllabile. La società dipende da noi ma ci sfugge, le nostre previsioni sono insufficienti a indirizzare e a capire il sociale umano.
La nozione di scienza in generale
Partiamo dalla nozione di scienza in generale: attività linguistica di tipo cognitivo (descrive e spiega) ed empirico (campo di applicazione), argomentata (logica delle affermazioni) in base a criteri logico-linguistici ed empirico-osservativi, secondo modalità pubbliche (i criteri devono essere resi pubblici se no non è scienza).
La sociologia è un'attività che passa attraverso il linguaggio (attribuisce un significato tecnico) di tipo cognitivo (volta a conoscere). È argomentata cioè non è fatta di affermazioni apocalittiche; la scienza deve spiegarsi → criteri logico-linguistici (per essere un'affermazione scientificamente solida deve essere coerente dal punto di vista logico) ed empirico-osservativi (le affermazioni devono anche avere un riscontro nella realtà esterna) → come si fa a organizzare delle osservazioni non distorte?
Una teoria è fatta da un insieme di affermazioni che devono tenersi insieme tra di loro in modo coerente.
Obiettivi caratteristici della sociologia
- Descrittiva ("sociografia") → la sociologia è quella attività cognitiva che descrive i fatti sociali. Questa è l'idea di chi pensa che la sociologia si occupa di fare sondaggi o presentare numeri. Certamente la sociologia deve anche produrre descrizioni, immagini chiare del fatto che vogliamo osservare, ma se la sociologia si fermasse qui non sarebbe sociologia (cioè un pensiero razionale sulla società) bensì sociografia.
- Filosofico-storica ("regolarità e tendenze") → quello che vuole cogliere le regolarità e le tendenze storiche, quello che vuole vedere quale sarà il futuro della società. Questa è la tradizione che ha provocato i maggiori fallimenti, ma allo stesso tempo è ineliminabile. Gli esseri umani vogliono sapere come sarà il loro futuro, questa spinta è umana e basilare.
- Critica (influenzare i fenomeni) → per alcuni sociologi la sociologia deve offrire le conoscenze che servono a modificare attivamente la società.
- Letteraria (creare emozioni) → vi sono ricerche di sociologia urbana, della povertà che son condotti in modo tale da esprimere e creare emozioni, una certa partecipazione.
- Cognitiva (spiegare fenomeni sociali oscuri) → la più importante → per oscuri si intende enigmatici (cioè un fenomeno che contraddice le nostre aspettative), di cui la spiegazione non è scontata.
Questo elenco illustra le varie modalità di fare sociologia. Essendo una scienza giovane si muove tra scuole di pensiero diverse.
Il "nocciolo" della sociologia come scienza sociale
Il "nocciolo" della sociologia come scienza sociale a base empirica: proporre spiegazioni & interpretazioni di fenomeni sociali enigmatici. Consiste nel domandarsi "perché" e "come" avvengono i fenomeni sociali, per capire "dove va" la società. La riflessione umana parte dallo stupore per qualcosa di inatteso.
I fenomeni sociali umani hanno cause e un significato perché l'essere umano è simbolico: attribuisce un senso a quello che vede e fa, non agisce solo in base a cause. I sociologi producono spiegazioni e interpretazioni per comprendere un fenomeno sociale attraverso le motivazioni. Nei fenomeni sociali umani spiegazioni e interpretazioni esistono entrambe.
Esempi di teorie
Esempio 1: la teoria di Smith-Tocqueville-Weber sulla religiosità americana
Teoria precedente della secolarizzazione: la secolarizzazione aumenta all’aumentare della modernizzazione (più una società è «moderna», più è «secolarizzata»).
Domanda di ricerca: perché gli USA fanno eccezione al "disincantamento" e alla secolarizzazione, pur essendo uno dei Paesi più modernizzati del mondo? → questo è quello che contraddice le nostre aspettative. Questo è il primo passo di un ragionamento sociologico.
Spiegazioni offerte:
- Adam Smith: maggiore offerta religiosa = chi discorda su un solo punto può cambiare;
- Tocqueville: tale molteplicità ha reso poco credibile la competizione tra religione e politica. Le religioni s'incontrano nel quotidiano (offrono servizi sociali, più che in Europa);
- Inoltre, più sette = maggiore tolleranza per le credenze dogmatiche, pensate come dominio del giudizio personale. Infine, più dogmi fanno sì che il fondo comune sia più morale che dogmatico (e perciò confligge meno con l'interpretazione scientifica del mondo).
- Max Weber: negli USA vige il mito egualitario, quindi i simboli della stratificazione sociale sono meno forti e marcati che in Europa. Ma serve sapere "con chi si ha a che fare". Allora le affiliazioni religiose sarebbero un sostituto funzionale, perché sono correlate alla stratificazione (alle diverse ondate di immigrazione). L'appartenenza religiosa caratterizzava all'epoca gruppi etnicamente omogenei (es. cattolici = polacchi, italiani) e questo dice qualcosa sulla collocazione delle persone.
Sintesi: la spiegazione è basata su: (i) azione razionale-strumentale (domanda / offerta → un'offerta religiosa più ampia comporta una reazione delle persone che non se ne vanno dalla religione perché hanno più scelta), (ii) dinamica normativa e culturale (noi vediamo che c'è un minor conflitto), (iii) status / stratificazione sociale.
Esempio 2: Perché non c’è il socialismo negli Stati Uniti d’America?
Teoria precedente: Il socialismo si diffonde nelle società in cui l’economia capitalistica è più avanzata (Marx).
Domanda di ricerca: Perché proprio negli Stati Uniti d’America, cioè la potenza economica mondiale emergente (agli inizi del XX secolo), partiti e movimenti a ispirazione socialista sono poco sviluppati?
Teorie:
- La società americana è un sistema sociale stratificato (le persone hanno collocazioni diverse nella struttura sociale).
- In un sistema stratificato gli individui considerano un bene desiderabile la mobilità sociale ascendente (se io sono figlio di un operaio la maggior parte degli individui considera andare oltre la posizione sociale dei propri genitori).
- Questa presume da parte degli individui investimenti più o meno forti e aleatori (esempio università).
- Quando costi e rischi dell'ascesa sociale non superano una certa soglia l'individuo sceglie una strategia di ascesa individuale.
- E viceversa, essa non è più attraente quanto i costi sono eccessivi (esempio: università troppo costosa).
- In questo caso, l'individuo sceglie strategie di ascesa collettive... Le quali a loro volta comportano costi e rischi;
- Laddove le distinzioni di classe sono più marcate, i costi percepiti sono maggiori;
- Ivi, allora, la strategia collettiva appare più attraente di quella individuale.
La dottrina socialista legittima la strategia collettiva. Ma questa dunque sarà attraente a due condizioni:
- (a) che i costi della via individuale siano maggiori dei benefici;
- (b) tra le strategie collettive, quella di classe sia più attraente di altre (etniche, religiose, ecc.).
I partiti populisti di oggi fanno un'operazione ideologica di sostituire l'idea di classe sociale con l'idea etnica, nazionale, la loro attività si basa sul fatto di utilizzare un simbolo che viene inteso come un simbolo che unisce.
I tratti della società americana dicono che dobbiamo aspettarci la strategia individuale come la più attraente, perché c'è una debole visibilità delle barriere di classe e una diffusa credenza nella mobilità; inoltre, il carattere de-centralizzato del sistema politico americano rende più attraenti le strategie collettive non di classe (basate su appartenenze locali o categoriali e non nazionali);
Conclusione: il socialismo è più debole in USA che in Europa.
Sintesi: la spiegazione si basa (i) sull’azione razionale-strumentale, (ii) sui simboli e la capacità di mobilitazione politica e (iii) sulle proprietà strutturali del sistema politico (centralizzazione / de-centralizzazione).
Conclusione: dai problemi sociali alla scienza sociale
Nelle ricerche precedenti emerge chiaramente che i sociologi, per spiegare i fatti sociali, hanno fatto ricorso a tre ordini di fattori:
- Le azioni individuali e la loro logica (criteri secondo cui gli individui agiscono).
- Simboli e culture (che agiscono dall’interno delle istituzioni o nella mente degli individui).
- Caratteristiche e proprietà che non appartengono agli individui, ma alle istituzioni, ai sistemi sociali, economici o politici.
Questo spinge a comprendere bene quali concetti lavorino e in che modo costruiscano le teorie e quale è il ruolo di teorie e concetti nel lavoro sociologico.
Che cos’è una teoria?
Teoria e concetti sociologici, 1
Riprendiamo la domanda iniziale: che tipo di sapere dà la sociologia? Perché e in che senso parliamo di «scienza sociale»?
Abbiamo considerato la logica fondamentale della scienza sociale, ma come pensano e lavorano davvero i sociologi? Dobbiamo ora esaminare i due elementi centrali del lavoro sociologico: la teoria e la ricerca sul campo. Nelle opere sociologiche, questi normalmente si presentano più o meno strettamente intrecciati.
I sociologi usano «teorie». Ma che cos’è una teoria?
Una definizione basilare: teoria è una generalizzazione, distinta dai casi particolari; un’astrazione distinta dai casi concreti.
Esempi:
- «(Tutti) gli immigrati sono pericolosi»;
- «(Tutti) i sociologi parlano in modo astruso»;
- «(Tutti) gli uomini sono maschilisti».
Affermazioni del genere sono «teorie» (potremmo anche dire «ipotesi») su parti di realtà. Ma abbiamo davvero bisogno della teoria? Non è forse una cosa astratta e inutile? Perché dobbiamo occuparcene?
In realtà, la teoria non solo è cruciale per qualsiasi attività scientifica, ma lo è anche nella nostra vita di tutti i giorni. Noi stiamo continuamente facendo ipotesi e anche le nostre stesse percezioni e azioni nella vita quotidiana si basano su un’enorme quantità di «teorie». Senza teorie non saremmo in grado di vivere una vita sensata e il mondo ci apparirebbe soltanto come un insieme disordinato d’impressioni ed esperienze sconnesse tra loro. Non sarebbe possibile imparare niente e agire in modo coerente.
Esempi:
- Interpretare (dare senso a) le azioni delle altre persone (esempio il darsi la mano = salutare). È tutto nel background del cervello, se noi non avessimo la capacità di astrarre e generalizzare, tutte le volte io dovrei tornare a capire, quindi non potremmo imparare niente. Senza teoria non riesco ad apprendere dalla realtà, perché apprendere significa riuscire a conservare un’informazione.
- Fidarsi nel nostro vivere quotidiano e agire in modo coerente, perché non possiamo ogni giorno ricostruire il mondo da capo (prendere un autobus, fare la spesa, ...).
Quindi, fare teoria è inevitabile. È il nostro unico mezzo per approcciare la realtà.
- Al tempo stesso, l’esperienza vissuta influenza la teoria (es. il secondo dopoguerra vs. gli anni Sessanta-Settanta del Novecento; il post-1989 e la globalizzazione). C’è un rapporto che va in entrambe le direzioni tra mondo dell’esperienza e teoria. Esse si influenzano reciprocamente.
- Qual è allora la differenza tra teoria di senso comune e teoria scientifica? Anche i pregiudizi sono teorie (cioè generalizzazioni: es. sul comportamento di certe categorie di persone). Le teorie scientifiche hanno due caratteristiche: sono generalizzazioni (i) deliberate e (ii) accurate.
- Abbiamo già accennato che la scienza implica coerenza logica (interna) e connessione alla realtà (esterna). Sotto questi due aspetti c’è dunque bisogno di strumenti e criteri specifici per stabilire la «scientificità» delle nostre ipotesi generalizzanti. In questo modo chiariremo anche il senso e la funzione della teoria nell’ambito della disciplina sociologica.
Il nesso tra teoria e osservazione empirica
- Vediamo anzitutto il nesso tra teoria e osservazione empirica. La visione più semplice è quella secondo cui le teorie sono affermazioni di carattere universale, che spiegano perché un certo fenomeno sociale esiste, perché funziona in un certo modo invece che in altri modi, e / o cambia in un certo modo.
- Le affermazioni teoriche possono essere testate rispetto alla realtà (verificate oppure falsificate). Con verificare si intende che siamo in grado di stabilire osservando empiricamente la realtà che una certa teoria è vera. L’idea di falsificazione invece dice che la teoria non può essere davvero verificata perché non possiamo sapere mai se tutti i casi nell’universo saranno mai identici a quello che ci aspettiamo. Basta osservare un solo fatto contrario per falsificare la teoria.
- Questa definizione ha il pregio di essere semplice e ristretta, chiaramente delimitata. Tuttavia, si basa su un presupposto molto discutibile: che il livello dell’osservazione empirica e quello della spiegazione / interpretazione teorica possano essere chiaramente separati. Affermazioni puramente teoriche possono essere testate attraverso osservazioni puramente empiriche. Due mondi separati che possono essere messi in relazione l’uno con l’altro; questo si chiama verifica o falsificazione.
- In realtà, il rapporto tra livello teorico e livello empirico è più complesso. La teoria non si costruisce senza i dati (quindi le osservazioni empiriche), ma non è semplicemente costruita per induzione. Certamente parto dai dati e faccio una teoria, ma in realtà succede anche l’opposto, lo scienziato affronta il mondo già dotato di una qualche teoria.
La teoria in un certo senso precede le generalizzazioni a base empirica. Lo scienziato affronta il mondo «armato» di teorie. Ogni osservazione contiene già delle generalizzazioni, almeno a un livello minimo, e il linguaggio stesso con cui si descrivono i fatti non è neutrale rispetto alla teoria. Ogni osservazione è già una generalizzazione (es. «vedo una rosa in fiore»). La teoria non è qualcosa che viene soltanto dopo l'osservazione, ma viene in qualche senso sia prima che dopo.
I «fatti» sono già informati da «teorie» che non si stanno verificando nello stesso momento; esempi:
- Se voglio osservare gli effetti della socializzazione in una certa società o cultura, assumo comunque una certa teoria dei processi di socializzazione;
- Se scopro che la socializzazione a certi valori (per es. il successo o lo sforzo personale) ha un effetto sull’economia di un Paese, è perché ho orientato la mia ricerca in base all’ipotesi che la socializzazione sia importante per determinare il modo in cui gli adulti lavorano.
Ma anche, la realtà impone dei limiti alla teoria (che altrimenti sarebbe dis-ancorata da riferimenti esterni a sé stessa). Se i dati mi dicono che NON c’è correlazione tra socializzazione e atteggiamento di fronte al lavoro, devo prenderne atto. Se volessi sostenere oggi che la condizione della donna è identica in Svezia e in Arabia Saudita sarei in difficoltà.
Infine, falsificare certe proposizioni teoriche attraverso i fatti non conduce sempre e necessariamente a rinunciare alle teorie – specialmente a teorie generali, che possono essere corrette o re-interpretate inglobando le nuove scoperte (es. l’infinita lettura dei classici perché continuiamo ad interpretarli).
Allora, qual è il rapporto tra teoria e osservazione? Questo rapporto non è di netta separazione, ma è più un continuum, una continuità graduale.
Il continuum del pensiero scientifico
(tratto da: Jeffrey Alexander; Twenty Lectures. Sociological Theory since World War II, 1987). Il modo di ragionare dei scienziati si svolge lungo un continuum, è come una corda tesa tra l’ambiente empirico (la realtà così com’è prima della nostra osservazione)...
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