Sociologia
Sociologia è una scienza empirica che studia i fenomeni sociali. È fatta di regole che orientano il senso dell’interpretazione del fenomeno. È una scienza empirica che non vuole fare teorie, ma si dota di teorie già esistenti per poter affrontare la realtà. I dati vengono riorganizzati in modo coerente affinché portino a una spiegazione del fenomeno studiato → questa è l’utilità delle teorie. La sociologia vera e propria nasce a fine ‘800 e si ancora poi alle scienze naturali in quanto usa lo stesso metodo di queste ultime. Si sono moltiplicati gli sguardi sulla stessa cosa e i modi di comunicarla → bisogna rinunciare a teorie che valgono sempre e comunque.
Contributi di pensatori chiave
Weber
Weber è colui che affronta per primo la sociologia come scienza. La sociologia si pone dei problemi e vuole risolverli attraverso una strumentazione articolata. Scopo dei sociologi: cercare di elaborare una teoria generale del mutamento. Si devono creare teorie per governare la quotidianità, creare grandi teorie per controllare grandi sistemi non ha senso.
Hobbes (1588)
Teoria del conflitto: se non ci fosse la società, gli uomini passerebbero la vita a picchiarsi. Quindi la società è vista come il male minore, perché controlla gli istinti selvatici. Il suo obiettivo era quello di spiegare, attraverso il moto, tutti i fenomeni. La sua riflessione sulla coscienza è una sorta di riflessione interna della scienza.
- Conoscenza comune, fattuale. Da essa elabora una conoscenza filosofica/scientifica.
- Conoscenza originaria.
Nella prima identifica anche il linguaggio, in quanto accordo tra gli uomini, convenzioni per capirsi. Hobbes spiega la possibilità di contenere la cattiveria dell’uomo tramite:
- Lo stato di natura: ciascuno di noi ha diritto a qualcosa, ma i beni sono pochi e quindi bisogna lottare per averli.
- Contratto sociale: contrattiamo il nostro modo di relazionarci con gli altri poiché ci conviene.
Patto di unione = dobbiamo stare insieme e limitare i conflitti riconoscendo l’utilità dello stare insieme. Patto di soggezione = riconosciamo a qualcuno di controllare lo stare insieme → lo stato nasce come rinuncia di potere individuale per avere più sicurezza tra individui. L’uomo è bellicoso, e per risolvere questa conflittualità fa nascere la politica, che è l’espressione degli accordi che gli uomini fanno tra loro. Egli vedeva la società come un corpo umano: organi che interagiscono tra loro per il corretto funzionamento del corpo.
Rousseau (1712)
Teoria del consenso: gli uomini sono buoni ma è la società che li ha corrotti → prospettiva opposta a quella di Hobbes.
Saint-Simon (1760-1825)
Mette a tema la questione dell’educazione. Pensa che la scienza sia lo strumento attraverso il quale l’uomo migliora la sua vita. Critica il fatto che l’educazione sia piegata alla funzionalità degli uomini. Cerca le funzioni del sistema educativo confrontando i processi educativi ed i processi di socializzazione. Pensa che dovrebbe stare a capo dello stato colui che ha competenze nel lavoro → critica il sistema dicendo che il processo educativo per andare bene deve essere inserito in uno stato razionale e positivo. Vuole arrivare ad una società ordinata, equilibrata, attraverso una gerarchia che trova la sua forza nella capacità di produrre beni che rendano gli uomini più ricchi, abolendo lo sfruttamento delle persone.
Comte (1798-1857)
È il primo che usa la parola sociologia. Cerca di legare tra loro tutte le cose che conosce. Vuole passare da particolare a generale, per arrivare a delle teorie generali che permettano di prevedere ciò che succederà nel futuro. Vede la società civile come la parte finale del percorso evolutivo.
- Stato teologico: divinità.
- Stato metafisico: concetti astratti.
- Stato positivo: l’uomo rinuncia a cercare di leggere le cause dei fenomeni e accetta i fatti.
Nei tre stadi dell’evoluzione umana troviamo lo sviluppo delle tre scienze: si passa dalla scienza che studia la componente organica, alla biologia, per finire con la sociologia. Accanto vi sono la matematica, la logica, e la filosofia in quanto metodi con i quali le discipline scientifiche studiano i loro fenomeni. L’enciclopedia è il primo tentativo sistematico di organizzare tutta la conoscenza del mondo in maniera semplificata. Parla di fisica sociale in cui distingue:
- Statica sociale: indaga su quali sono le strutture permanenti della società che ne garantiscono l’ordine.
- Dinamica sociale: studio del progresso.
Spencer
Il nostro sapere si fonda sui fatti, per essi dobbiamo fondare delle leggi. Fa emergere il fatto che siamo umani, la nostra conoscenza deriva dalla nostra possibilità di conoscere → dobbiamo riconoscere che ci sono tante cose che non sappiamo. Come il corpo fisico ha strutture che permangono e devono permanere, anche quello sociale le ha.
Marx (1818-1883)
Promotore della lettura sociologica della società. Concetto chiave: alienazione → massima nella società moderna poiché vi è la rottura con la natura. Gli uomini si organizzano per fare in modo di migliorare i propri strumenti di sussistenza. Il loro essere è determinato da come e quanto producono. Al centro di tutto, Marx pone il lavoro: l’uomo lavora per produrre i mezzi di sussistenza, e il risultato di questo lavoro è sia il prodotto ottenuto che il modo in cui l’ho ottenuto. Il problema è che l’uomo è spinto a ottimizzare la sua produzione, vuole sempre di più e ciò limita la sua libertà.
- Alienato
- Sovradeterminato
- Bisognevole
- In conflitto (con altre classi)
Marx vede la borghesia come la classe più interessata alla commercializzazione del prodotto, in quanto non gli interessano le modalità di produzione ma piuttosto che costi poco e che possa rivenderlo con un margine di guadagno superiore → fa sì che l’operaio sia sempre più distaccato dal prodotto che produce. La borghesia ha reso esplicito l’interesse economico che sta alla base dei rapporti tra gli uomini. Marx accusa la borghesia di essere diversa dalle classi dominanti precedenti. In quanto le tecnologie si evolvono e quindi essa deve essere dinamica e deve sempre cambiare i mezzi di produzione. Teorizza la rivoluzione del proletariato perché dal momento in cui l’uomo di rende conto di essere sfruttato dalle macchine della borghesia si ribella. Al centro della sua teoria vi è la struttura sociale.
Dilthey (1833-1911)
Storicista: sottolinea il ruolo della storia, i fatti. Le scienze naturali vanno alla ricerca di regole generali dell’uniformità, e possono farlo perché gli oggetti delle scienze naturali sono esterni all’individuo. Le scienze dello spirito, invece, vanno alla ricerca dell’universale partendo dal particolare, che si trova negli individui. La sociologia è una scienza della cultura, in quanto si studiano i comportamenti, i valori, dentro l’uomo per vedere come si intrecciano tra di loro.
Windelban
Fa distinzione tra:
- Scienze nomotetiche: stabiliscono le leggi della natura.
- Scienze idiografiche: scienze che descrivono i particolari, e appartengono alle scienze storiche.
Sostiene che la storia, per comprendere l’evoluzione dell’uomo, va considerata come una storia di valori che evolvono, appartenenti alla cultura. Sposta la ricerca della continuità dalla dimensione storica all’insieme dei valori che stanno dietro agli eventi storici.
Rickert (1863-1936)
Riprende il metodo della conoscenza, il suo obiettivo è quello di dare chiarezza concettuale alla modalità di conoscenza. Bisogna cercare di costruire un legame perfetto tra unità e alterità. Si crea un rapporto dialettico perché il metodo che propone la filosofia è quello di elaborare delle categorie, che permettano di classificare le diversità.
Fine '800
Emergono due concetti fondamentali nella storia della filosofia:
- Ruolo: ha posizione dinamica nella società, definisce l’insieme dei modelli di comportamento attesi.
- Status: posizione statica che assumiamo nella società, ognuno di noi nasce con delle coordinate di appartenenza. La differenza tra ruolo e status è che il primo lo modifichiamo sempre.
Status ascritto = assegnato, che si acquisisce alla nascita. Status acquisito = condizione che si acquisisce e si modifica nel corso della vita. La sociologia del periodo “classico” si impegna a definire in termini più specifici il proprio ambito in relazione alle altre scienze, e i suoi metodi particolari, così come ad applicare tali metodi alla ricerca empirica per verificarne la validità.
Il contesto storico e culturale
Il periodo classico comprende gli ultimi decenni del secolo scorso e i primi di questo. Preoccupazioni: problema del metodo e questione delle conseguenze umane dell’industrializzazione (la questione della reificazione dei rapporti). Influenze: filosofia della vita, correnti formalistiche neokantiane e marxismo. La fiducia nella necessità del progresso è tramontata definitivamente in questi autori e la stessa utilità della scienza per una trasformazione razionale della società è messa in grave dubbio. → impossibilità di conoscere la realtà umana e quindi la realtà storico-sociale nei suoi contenuti specifici per via meramente nazionale (la vita non si lascia ridurre a ragione e può essere compresa solo vivendo). Si fa quindi ricorso alle categorie del rivivere le esperienze interiori ponendo l’accento sugli aspetti emotivi e irrazionali.
La scienza è una costruzione soggettiva → accusa di irrazionalismo: l’uomo rinuncia a porsi come guida della storia, che appare sottomessa a forze irrazionali e incontrollabili.
Lukacs
“Le varie fasi dell’irrazionalismo sono nate come risposte reazionarie ai problemi della lotta di classe”; “Per la storia moderna della Germania l’elemento decisivo risiede nel ritardato sviluppo del capitalismo, con tutte le conseguenze sociali, politiche ed ideologiche”.
La condizione che si crea tra il rapido sviluppo economico e l’arretratezza politica comporta il sorgere di un’ideologia che difendesse questo stato di cose. L’accettazione dello sviluppo dell’industrializzazione come destino è un tratto comune negli autori di questo periodo.
Tonnies (1855-1936): comunità e società
Rappresentante dell’unione di influenze storiche e culturali del periodo in questione. Nel suo pensiero confluiscono diverse esigenze e diversi temi: da elementi irrazionalistici di origine schopenhaueriana a categorie marxiste inquadrate in una concezione diversa da quella della concezione materialistica della storia. Opera più famosa: Comunità e società (1887): rottura con gli schemi di positivismo più rozzo, egli afferma che i concetti che spiegano la realtà devono provenire dalla ragione e che la scienza procede attraverso la costruzione di “casi fittizi/ideali”. Anche le due categorie fondamentali (comunità e società) sono ovviamente costruzioni ideali che non si riscontrano nella realtà empirica allo stato puro ma che servono nell’analisi di tale realtà.
- La forma associativa della comunità indica la fusione perfetta delle volontà di coloro che ne fanno parte, è una realtà naturale, un insieme di sentimenti comuni e reciproci sulla base dei quali i suoi membri rimangono uniti. All’origine della comunità vi è l’unità di sangue. Parliamo di economia comunitaria: scambi di beni d’uso, non a fine di profitto individuale ma della reciproca utilità.
- Nella società gli individui sono uniti contrattualmente, per cui in essa vige l’individualismo e l’egoismo. Le attività comuni non dipendono da un’unione reale, ma dalla possibilità dei singoli di ricavarne un utile. Il rapporto economico quindi non è più fondato sul valore d’uso, ma sul profitto che si può ricevere dal cambio. Sorge così il denaro come valore astratto e fittizio, puramente convenzionale. Il mondo tende a diventare un unico grande mercato e l’attività economica tende a determinare i sistemi giuridici, la morale, il potere statale “poiché la società economica deve essere concepita come il suo presupposto”.
Profondo influsso esercitato da Marx, ma Tonnies non è in alcun modo riducibile ad esso. Per Marx sono i processi economici a portare dalla comunità alla società, per Tonnies invece alle due forme di associazione sottostanno due diverse forme di volontà. Da un lato vi è la volontà essenziale (volontà di vita da cui la stessa vita dipende, relativa solo al suo autore individuale), dall’altro la volontà arbitraria (il principio dell’unità della vita).
Tre forme di volontà arbitraria
- Deliberazione: permette di distinguere i mezzi dai fini.
- Discrezione: scelta dello scopo al quale poi tutto è sottomesso.
- Concetto: permette di dare senso alla “molteplicità e alla mutabilità dell’esperienza” attraverso distinzioni, schemi di riferimento e giudizi di valore che indicano al soggetto come scegliere, che cosa preferire.
Sulla base della volontà arbitraria si basa la lotta hobbesiana tra individui. Poiché nella società il denaro è il mezzo idoneo per qualsiasi fine, questa lotta si risolve nella lotta per il denaro. Tonnies appare spesso incerto tra il considerare la comunità e la società come due fasi di un processo storico oppure come forme di vita che possono prevalere l’una sull’altra pur non dandosi la possibilità che la seconda faccia soccombere completamente la prima, in quanto questa rimane in ogni caso la base organica di ogni forma di vita associativa. L’opera di Tonnies si risolve in una critica alla società capitalistica: la nuova massa, attraverso la coscienza e la lotta di classe, può distruggere la società e la cultura che ne dipende e ricreare una “nuova cultura nell’ambito di quella che si estingue”. A fondamento delle diverse forme di associazione Tonnies vede pur sempre una forza soggettiva, un impulso non controllabile razionalmente: la volontà di vita.
Simmel (1858-1918) e la cultura metropolitana
La “sociologia formale” è l’etichetta con cui questo sociologo si presenta. → la ricerca delle forme dei rapporti che rimangono invariate nonostante i loro contenuti storici sempre diversi. I problemi a cui egli si dedica con attenzione sono l’industrializzazione e l’urbanizzazione. Per lui la sociologia è uno studio delle forme di interazione a prescindere dai loro contenuti. Il movimento liberale di quel periodo entrò in crisi e il capitalismo era minato dal suo evolversi in imperialismo. Simmel trovandosi a vivere in questa situazione, nonostante rimanga sempre un individualista legato ad ideali di libertà individuale, si lascia influenzare da varie correnti come il socialismo e l’imperialismo. Infatti salutò con entusiasmo l’inizio della prima guerra mondiale, sperando che potesse rendere la Germania una potenza imperiale. Subito dopo la fine della guerra, però, egli tornò al problema della crisi generale della cultura del suo tempo e vide la guerra stessa come un episodio particolare di tale crisi.
Condizionamenti culturali:
- “Psicologia dei popoli”: sosteneva la necessità del superamento della psicologia individuale in quanto l’uomo va compreso come essere sociale. Gli individui con la loro attività comune creano la realtà oggettiva delle forme culturali, ma sono pure il prodotto di tali forme.
- Positivismo: mutando però le teorie evoluzionistiche → non c’è nessuna scienza il cui contenuto consista di meri fatti oggettivi, essa contiene sempre un’interpretazione e un’attribuzione di forma ai fatti secondo categorie e norme che per la scienza in questione sono a priori.
- Storicismo tedesco contemporaneo.
- Filosofia kantiana: è la nostra mente a fornire le categorie che rendono possibile la conoscenza, e ciò vale anche per la conoscenza storica → ogni settore della conoscenza ha le sue categorie specifiche.
- Marxismo: profonda influenza a proposito del problema della reificazione dei rapporti nella società capitalistico-industriale, rifiutandone però la filosofia della storia.
- Schopenhauer e Nietzche: apertura a concezioni vitalistiche e irrazionalistiche, “filosofia della vita”.
La differenziazione sociale
Primo capitolo dedicato a questioni di ordine metodologico. Egli afferma che la sociologia elabora risultati già raggiunti da altre scienze. Quanto per queste scienze costituisce un risultato è per la sociologia il problema da cui muovere. La sociologia si trova impossibilitata ad individuare leggi nel senso di cause uniche in quanto l’uomo è un essere complesso risultato di forze eterogenee. Studiando essa le interazioni tra soggetti si trova dinanzi ad un problema assai complesso. La conclusione è che la totalità non può essere colta, non è possibile giungere alla formulazione di leggi sociologiche generali poiché ogni effetto può essere visto che il risultato di una molteplicità di cause e può essere a sua volta causa di una molteplicità di effetti. Simmel affronta poi il problema della ricerca sociale. L’unità della società è inte...
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