Opera di Taylor e Habermas: dibattito sul multiculturalismo
L’opera di Taylor e Habermas è un testo incentrato sul dibattito politico americano, che analizza soprattutto le tematiche del multiculturalismo del Canada, ma in generale anche i problemi che le società multiculturali hanno nel cercare un equilibrio fra la cultura dominante e le minoranze etniche all’interno di essa. Il Canada, indipendente dal 1920, fu prima colonia francese e poi britannica. Infatti nel XVI secolo i francesi si insediarono presso la foce dei grandi fiumi del Nord America per crearvi delle basi commerciali, sfruttando le ricchezze del paese e inviandole alla madrepatria. Fondarono così la colonia del Québec e la colonia della Louisiana, ceduta poi agli Stati Uniti; gli inglesi invece ebbero come obiettivo una vera e propria conquista del territorio, popolando il Canada talvolta con minoranze religiose e talvolta con avventurieri. Questo tipo di colonizzazione mirava anch’essa a sfruttare il territorio conquistato, ma con la differenza che si cercava di far rimanere le ricchezze sfruttate a beneficio della popolazione di coloni che vi era insediata. Nel 1607 fu creata la prima colonia inglese in Virginia, poi gli inglesi continuarono la loro espansione sino a strappare ai francesi il Canada. Come possiamo vedere, a causa delle vicende storiche trascorse il Canada è rimasto tutt’ora diviso in due aree, di lingua e cultura diversa: l’area francese, costituita dalla regione sud-orientale del Québec, che raccoglie circa un terzo degli abitanti e l’area inglese, che comprende tutto il resto del paese e della popolazione.
Temi del dibattito tra Habermas e Taylor
Il tema del dibattito fra Habermas e Taylor è soprattutto politico nazionale ma ha anche delle ricadute per quanto riguarda la definizione delle politiche sessuali, familiari (tra cui le pari opportunità, l’affidamento dei minori etc.), e anche delle politiche scolastiche, costituzionali (convivenza delle culture) e internazionali. Si tratta dunque di un dibattito che vede da un lato i liberali e dall’altro i comunitaristi. In quest’opera viene evidenziato il fatto che per governare una società caratterizzata dalla multietnicità nella quale le differenze culturali affiorano in ogni singola questione che viene sollevata, bisogna valorizzare le diversità socio-culturali facendo riferimento ad una prassi che si fondi su criteri costituzionali universalistici. In questo testo si affrontano le alternative teorico-normative con cui governare le diversità multiculturali del mondo contemporaneo. Le difficoltà derivano dal fatto che in una società democratica, il riconoscimento politico delle diversità culturali deve necessariamente essere basato sull’eguaglianza dei diritti.
Infatti, secondo il liberale Taylor, la politica si deve fondare sull’universalismo delle norme giuridiche e quindi lasciar da parte le concezioni dei diritti personali. Secondo i comunitaristi, invece, la politica si fonda sulle differenze culturali, e quindi deve venir concesso più spazio possibile alle comunità particolari. La posizione di Habermas rappresenta una sorta di “universalismo” mediazione tra questi due atteggiamenti, per approdare poi a un sensibile alle differenze.
La politica del riconoscimento (Charles Taylor)
Taylor sottolinea come diversi filoni della politica contemporanea abbiano al proprio centro la questione del bisogno di riconoscimento. Oggi, infatti, siamo consapevoli dell’importanza del “misconoscimento”. La nostra identità è plasmata però da un bisogno di riconoscimento da parte di altre persone, per cui un individuo può essere rovinato da esso e subire un danno. Un riconoscimento adeguato, dice Taylor, non è soltanto una gentilezza che dobbiamo ai nostri simili, “è ma un bisogno umano vitale”.
In tal senso, il discorso sul riconoscimento è diventato familiare a due livelli: in primo luogo nella sfera intima, dove la nostra propria identità dipende dalle relazioni dialogiche con gli altri; e in secondo luogo nella sfera pubblica, in cui la politica dell’eguale riconoscimento è arrivata a svolgere un ruolo sempre più importante. La politica del riconoscimento comprende due cose che sono diverse ma collegate fra loro e messe in relazione anche con due trasformazioni importanti. La prima trasformazione è quella del passaggio dall’onore alla dignità, dove l’onore è inteso come una questione di préférences mentre la dignità come una nozione legata alla modernità, che oggi usiamo in senso universalistico; da questo passaggio nasce poi una politica dell’universalismo che dà importanza all’uguaglianza di tutti i cittadini. La seconda trasformazione, quella legata alla nascita della nozione moderna d’identità, ha dato invece origine a una politica della differenza, che ha anch’essa una base universalistica. Ognuno cioè dovrebbe essere riconosciuto per la sua identità, che è unica.
Queste due politiche, pur nascendo l’una dall’altra, si differenziano però tra di loro. La politica dell’eguale dignità si basa infatti sull’idea che tutti sono uguali e degni di rispetto, mentre per la politica della differenza la cosa principale è quella di formare la propria identità non solo come individui ma anche come cultura, e quindi dare un uguale rispetto a tutte le culture avendo riguardo delle loro diversità. Abbiamo così due modi diversi di fare politica, anche se tutti e due hanno come perno l’eguale rispetto: per uno il principio dell’uguale rispetto impone di trattare gli uomini in modo cieco alle differenze; per l’altro invece bisogna riconoscere l’individualità e coltivarla. Le due politiche finiscono poi col criticarsi a vicenda dal momento che la prima dice all’altra di violare il principio di non discriminazione, mentre la seconda rinfaccia “stampo”.
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