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Capitolo 4 - Gli universali moderni

La spazialità dello Stato e del soggetto costituisce in realtà un campo di battaglia; all'interno dello spazio politico moderno sorgono infatti energie soggettive che mobilitano le sue geometrie aprendole a dimensioni universali, che di per sé non sono immediatamente portatrici di ordine spaziale, ma anzi capaci di destrutturare ogni spazio politico chiuso.

Imperi e Stato

Il potere sovrano dello Stato, nella forma dello Stato assoluto, conquista il controllo del proprio spazio interno soltanto grazie ai conflitti contro i suoi concorrenti storici e contro le loro spazialità politiche, cioè, oltre che contro i particolarismi e le gerarchie plurime dell'aristocrazia feudale e delle città, anche contro i diversi e già preesistenti universalismi della Chiesa e dell'Impero. L'impero terrestre degli Asburgo, in particolare, è portatore di un universalismo ancora parzialmente premoderno. La sua spazialità è quindi contrassegnata non tanto dall'accentramento del potere politico quanto dalla centralità di un'auctoritas che viene legittimata in base a un principio non territoriale ma universale e che si manifesta in un comando politico in grado di mantenere e proteggere una pluralità di realtà politiche subordinate. A essere pluralistico è poi anche l'Impero marittimo e commerciale delle nazioni anglosassoni, sia all'interno, dove lo spazio dello Stato non pretende di coincidere totalmente con quello della società, che all'esterno, dove invece lo spazio è visto come un parametro naturale che determina trasformazioni sulle forme politiche. Rispetto a queste spazialità imperiali e universali concorrenti, lo Stato è invece caratterizzato dall'accentramento del comando e dell'amministrazione sul territorio. Cerca inoltre di realizzarsi come spazio centralizzato, stabile e chiuso anche nei suoi rapporti verso l'esterno, nonostante lo Stato abbia origine da un complesso sistema di differenze spaziali. In Europa, i rapporti esterni avvengono nella forma del trattato di alleanza, della guerra oppure attraverso le "spedizioni" e le emissioni di scoperta e conquista.

Le categorie universali della modernità e le loro contraddizioni

Anche all'interno delle geometrie politiche moderne si manifestano logiche e prassi caratterizzate da spazialità illimitata. Si tratta, nella fattispecie, degli universali della critica, della produzione economica e del dovere morale. La principale caratteristica di questi universali moderni è quella di essere soggettivi, per quanto riguarda l'origine, e di essere anche in grado di trasformare la mobilitazione individuale in mobilitazione sociale. Gli universali moderni riescono quindi a riarticolare i confini tra individuo, società e Stato e, poiché capaci di proiettare all'esterno le energie del soggetto, nate all'interno dello Stato, risultano al tempo stesso anche fattori di libertà per il soggetto e di rischio per la geometria politica moderna. Nelle contraddizioni degli universali emerge inoltre quanto la spazialità politica moderna sia intrinsecamente instabile e indeterminata.

Una prima contraddizione, in particolare, è che gli universali della politica moderna hanno origine particolare, e si rivolgono polemicamente contro i "confini" all'interno dei quali hanno avuto origine; ciò significa che la lotta tra la libertà "aperta" del soggetto e lo spazio chiuso dello Stato si svolge tutta all'interno dello Stato. A questa contraddizione si aggiunge poi un'altra: dopo la fase dell'equilibrio fra libertà e Stato, il risultato della proiezione universale dell'energia del soggetto diventa, nel Novecento, il formarsi di logiche oggettive e impersonali e di spazi inabitabili dall'individuo.

La critica e i diritti

Una delle energie universali, individuali e collettive, capaci di attraversare e destrutturare lo spazio chiuso della politica è la critica, la cui genesi si rivela abbastanza complessa. Il soggetto moderno, infatti, non si configura soltanto come titolare dei diritti che ha bisogno dello Stato, ma presenta anche la dimensione della "riserva interiore", della libertà nascosta della coscienza, che si sottrae alla spazialità dello Stato. La nascita di questa dimensione non-spaziale e privata è il risultato dell'azione della sovranità statale che ha ridotto all'interno del soggetto, in modo da renderli inoffensivi, le energie politiche generate dal conflitto di religione. Si è così formato, dentro ciascuno Stato, un rapporto interno-esterno che è del tutto diverso da quello che si è formato nello spazio internazionale, all'interno del quale vi è invece l'intimo spazio dell'individuo e non lo spazio delimitato dai confini della forma politica. Mentre lo spazio politico è perimetrato dalla sovranità, nello Stato l'impulso religioso viene neutralizzato e al soggetto viene garantita una libertà confinata all'interno delle leggi.

Ben presto, però, questa libertà si trasforma in una pretesa diversa, in una nuova aspirazione: quella di esercitare la positiva libertà di parola, di critica. Le soggettività critiche inizialmente segrete e private costituiscono così l’ambito della sfera pubblica, cioè dell'opinione pubblica che deve essere aperta e libera, e che diventa ben presto illuministica, portatrice cioè di uno specifico universalismo razionalistico. Questo universalismo critico-razionale dell'illuminismo vuol essere a sua volta riformistico, cioè graduale e interno alle forme statali sussistenti, ma come tutti gli universalismi moderni è anche in grado di destrutturare lo spazio politico, tracciandovi le linee del conflitto. Come risultato si avrà in questo senso la rivoluzione, che codifica l'impulso universale della ragione soggettiva nell'affermazione polemica dei diritti dell'uomo.

Da questa critica che diventa rivoluzione emergerà poi lo spazio nuovamente unitario dello Stato borghese, nel quale si affrontano "opinioni" che si presentano necessariamente come relative e non distruttive; quando però la critica diventerà ideologia, cioè anche assertrice in positivo di una verità oggettiva assoluta, sarà nuovamente in grado di frantumare, destrutturare la spazialità dello Stato. L'esito totalitario non rappresenta però l'ultima figura dell’universalismo razionalistico; la seconda metà del Novecento svilupperà infatti nuove spazialità politiche (lo stato sociale) e in seguito cercherà di sottrarre alla tutela dello stato il nucleo teorico e pratico di questo universalismo, cioè l'universalità dei diritti umani. Infine vi è poi una figura peculiare della critica moderna e delle sue aspirazioni di universalità: la potestas indirecta della Chiesa cattolica, cioè l'appello della Chiesa all'interiorità della coscienza, sottratta al potere diretto del sovrano temporale, che si presenta come una sorta di modernizzazione dell’universalismo cattolico, dove il lato soggettivo è in parte moderno negli effetti critici, ma è ancora argomentato secondo coordinate riferite all’”ordine dell’essere”.

L’universale economico

Oltre al potere della tecnica, nella società si manifesta anche il potere illimitato del lavoro e della produzione, dove la moderna mobilitazione individuale diventa ancora di più mobilitazione sociale. Nella modernità lo spazio della produzione non è separato qualitativamente dalla politica, com'era invece lo spazio della dimensione domestica antica. Infatti, per quanto anche in età moderna si sia cercato di tenere distinte la società e lo Stato, l’economia e la politica, la produzione è un'attività, regolata dal diritto privato, che ha origine proprio da quella stessa soggettività che aspira alla costruzione dell’”universale particolare", dello Stato e del diritto pubblico.

Oltre a non essere separabile dalla politica sul piano ontologico, l'economia inoltre è tendenzialmente illimitata, esprime infatti una libertà sconfinata poiché nello spazio "interno" e limitato della concorrenza e della produzione, il soggetto col sul lavoro determina una logica universale, un universalismo dell'utile che, pur essendo incentrato sul singolo soggetto permette a quest'ultimo di incontrare, sullo stesso terreno, gli altri soggetti, in una catena potenzialmente universale di particolarità. All'interno dell’”universale particolare", cioè dentro lo Stato, si genera così il "particolare universale", lo spazio liscio indeterminato del mercato.

A differenza del modello di Hobbes, lo spazio internazionale non è più visto come amorfo è pericoloso, ma caratterizzato dal "bene", cioè dalla circolazione universale della ricchezza, secondo il modello anti-protezionistico e anti-colonialistico dell'economia politica classica. Nel momento in cui si parla di mercato, si introduce un'idea di spazio senza confini e luoghi. Il mercato è una rete, una prima forma di comunicazione globale.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Chiantera Patricia.
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