TEORIE ORGANIZZATIVE MACRO
20/03
La differenza rispetto alla parte micro sta nel fatto che qui, anziché l’organizzazione del lavoro, il
problema è l’organizzazione dell’azienda, si tratta quindi di trovare il modo ottimale di organizzare
diverse funzioni per ottenere livelli di produttività ottimali.
Definita una strategia, che tipo di organizzazione devo dare alla mia azienda? Come organizzo la
direzione dell’azienda? Analizzeremo quindi:
Articolazione della struttura aziendale;
o Principi di gestione;
o Meccanismi di coordinamento;
o Cultura;
o
Anche qui partiremo dalla scuola classica con Henri Fayol (necessità della direzione e definizione
dei principi da organizzare) e Weber (individua gli attori presenti in un’organizzazione e sviluppa la
teoria della burocrazia), questi due soggetti creano le fondamenta su cui si sono sviluppate le
teorie successive.
Riprenderemo le teorie contingenti e le teorie decisionali (già viste) e passeremo a Galbraith con
la complessità e la gestione delle informazioni (ingresso dei dati nelle aziende). Successivamente
affronteremo le teorie sulla cultura di Schein (cultura dell’azienda) e Hofstede (cultura degli
individui che lavorano in azienda). Infine, analizzeremo le tendenze attuali.
A cavallo tra prima e seconda rivoluzione industriale ci fu la diffusione delle ferrovie, fu proprio in
questo settore che McCallum utilizzò per la prima volta l’organigramma utilizzando la metafora
della pianta. Sempre qui nasce l’idea di unità di linea e staff, questo per evitare che il singolo
lavoratore dovesse rispondere a più capi (come invece sosteneva taylor con la teoria degli 8 capi
funzionali).
LA SCUOLA DEI PRINCIPI DI DIREZIONE
I principali contributi della scuola dei principi di direzione furono:
- L’importanza della direzione: essa non veniva insegnata perché non c’era una teoria sulla
direzione, ma viene sottolineata l’importanza di comprendere quanto la direzione
aziendale è fondamentale;
- Necessità di elaborare una teoria della direzione d’impresa:
- Possibilità d’insegnare e apprendere come fare direzione:
I principali autori furono Fayol, Gulick e Urwick. A noi interessa il discorso sulle funzioni aziendali,
sulla direzione d’impresa e sui principali principi di direzione.
Fayol individua 6 gruppi di attività o funzioni:
- Funzione Tecnica: relativa alla realizzazione di beni prodotti;
- Funzione Commerciale: relativa alle attività si acquisto e di vendita;
- Funzione Finanziaria: relativa alla provvista e alla gestione dei capitali necessari;
- Funzione di Sicurezza: relativa alla protezione di beni e delle persone;
- Funzione Contabile: relativa alla conoscenza della situazione economica;
- Funzione Direttiva: relativa all’impostazione del programma di azione e alla gestione vera
e propria dell’impresa;
Successivamente distribuisce queste funzioni in base al lavoratore, ed evidenzia come la funzione
direttiva non è una prerogativa del vertice aziendale ma che ogni posizione aziendale contribuisce
differentemente a ogni funzione (da qui la divisione della tabella seguente). 1
Come seconda cosa Fayol spiega che la funzione direttiva si articola in 5 sottofunzioni:
- PIANIFICAZIONE fondamentale per decidere strategie future, utile per provare ad
à
anticipare gli sviluppi futuri;
- ORGANIZZAZIONE capire quali sono le risorse (e capire chi le deve utilizzare) per
à
raggiungere gli obiettivi aziendali, Fayol precisa che il valore di un’impresa dipende dal
valore delle persone;
- COMANDOà devo dire, dando ordini, come operare alle differenti UO;
- COORDINAMENTOà le diverse parti dell’organizzazione devono collaborare;
- CONTROLLAREà devo verificare i risultati delle mie scelte e che si rispettino le mie linee
guida;
Gulick propose invece lo schema POSDCORB, che non è altro che un modello leggermente più
raffinato ma che in sostanza è racchiuso nelle 5 sottofunzioni di Fayol.
Come terzo elemento Fayol elenca i principi secondo cui dirigere, ne individua 14, i 6 più
importanti sono:
- Divisione del lavoro: dividere compiti e responsabilità tra diversi lavoratori, importante ma
va adattata al contesto, non eccessiva.
- Unità di comando: bisogna evitare di creare confusione con i capi, una persona riferisce a
un solo capo;
- Unità di direzione: in questo caso parliamo delle UO, ci vuole un capo e un piano d’azione
che la UO deve seguire al fine di raggiungere l’obiettivo;
CASO MONSANTO: metto in discussione il principio dell’unità di direzione e metto in discussione
quello di comando (i capi rimangono capi delle loro UO ma la segretaria ha due capi)
- Principio scalare: doveri e responsabilità vanno modulati ai diversi livelli della struttura
organizzativa. Il principio sta alla base della gerarchia d’impresa e mi dice: Unità
organizzative distribuite su più livelli, Rapporti di dipendenza tra le unità stesse, Doveri e
responsabilità definiti per ciascuna unità.
Esso influenza: la definizione degli obiettivi (catena mezzi-fini) e i flussi di comunicazione
(discendenti e ascendenti). Catena Mezzi-Fini collega chi definisce gli obiettivi (AD) a chi
gestisce i mezzi per ottenere quegli obiettivi quindi chi sta sotto l’AD, i mezzi dell’AD
diventano obiettivi per chi sta sotto; CASO INTERCOS
- Ampiezza di controllo: il numero di “riporti” deve essere tale da non creare problemi di
comunicazione e di coordinamento al capo gerarchico. Come definire il numero ottimale di
riporti? Occorre tenere conto di diversi aspetti (vedi slide 12) e si trova che l’ottimo è 4-5.
- Line e staff:
Line: ossia le UO incaricate dell’impostazione e della realizzazione del business
o d’impresa, aventi tra loro relazioni gerarchiche; 2
Staff: competenze e servizi a supporto delle altre unità, non hanno autorità
o gerarchiche ma mettono a disposizione competenze e servizi detenendo una sotra
di ‘’un’autorità di idee’’;
Attualmente l’influenza di questi principi è grande sul management d’impresa, spesso i principi
furono adottati come linee guida. I nuovi modelli manageriali (es: struttura a matrice) hanno
messo in discussione questi principi.
22/03
TEORIA DELLA BUROCRAZIA DI WEBER
Weber ci dice in che modo le persone all’interno di un’organizzazione sono importanti, il secondo
aspetto che analizza è quello della presenza di una dimensione del potere, lui la definisce e ne
definisce le dimensioni. Ultimo aspetto è la teoria della burocrazia ossia quella cosa che mette in
piedi un potere legale.
Lo studio dell’agire sociale
La sociologia deve studiare l’agire sociale (ossia il comportamento di un soggetto e collettivo
messo in atto in riferimento o in risposta al comportamento di altri individui) e cercare di spiegarlo
in modo “oggettivo” e spiegandone le motivazioni che ne stanno alla base.
Individua 4 determinanti dell’agire sociale:
- Agire razionale rispetto allo scopo: l’individuo orienta il suo agire in base allo scopo, ai
mezzi e alle conseguenze valutando in modo razionale i diversi aspetti;
- Agire razionale rispetto al valore: mettere in atto un comportamento coerente con i propri
valori accettandone le eventuali conseguenze; Agire determinato da impulsi affettivi e stati
d’animo;
- Agire affettivamente: comportamento determinato da impulsi affettivi e stati d’animo del
momento;
- Agire tradizionalmente: quando il comportamento adottato dipende da abitudini e
tradizioni consolidate;
Un aspetto che notò è la spinta alla “razionalizzazione formale” tipicamente occidentale, ossia
dare molta importanza alle cose che riusciamo a misurare, a scapito delle cose non misurabili (di
cui si discute meno frequentemente). Il problema è che i sistemi troppo formalizzati rischiano di
avere conseguenza irrazionali e qu
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1 Teorie Organizzative Micro
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Teorie organizzative, dal Taylorismo ai Motivazionalisti
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Teorie del cambiamento politico
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Sistemi organizzativi, parte 2 - L'evoluzione delle teorie organizzative