Teorie moderne e contemporanee della guerra giusta
Prima lezione
Introduzione
Cosa è la storia della filosofia politica? Le riflessioni di filosofia politica vertono su questioni che fin dall’antichità sono state al centro della riflessione => ci chiediamo quali siano le domande di fondo della filosofia politica. Secondo questa ottica si dà per scontato che esistano problemi ricorrenti su cui si sono esercitati i classici greci ed anche i contemporanei (strategia kantiana).
Un’altra ottica prevede il chiedersi se esistano problemi specifici che singole epoche abbiano affrontato, in particolare per quella a noi contemporanea (strategia hegeliana).
Nella prima parte del manuale viene seguita una strategia kantiana. Il primo problema che incontriamo è: perché un essere umano debba obbedire al comando di un altro? Si tratta di una questione antica (vd “Antigone” di Sofocle). Che cosa rende un comando degno di essere obbedito? Cosa fa sì che quel comando obblighi in coscienza. Nel “Contratto sociale” di Rousseau si affronta questo problema: per lui la forza non genera obbedienza in coscienza, l’obbedienza avviene per necessità, non per coscienza.
Primo problema: riflessione sul problema degli obblighi = quando porre in atto obbedienza e quando porre in atto resistenza?
Un altro problema ricorrente che emerge già all’inizio (Antigone di Sofocle) = cosa è il potere politico? (= cosa è peculiare di esso e quali sono i suoi mezzi). Da subito emerge il rapporto fra politica e violenza/forza => il comando politico può essere reso obbligatorio ricorrendo alla forza, ma la forza legittima il comando?
Citazione di Agostino (“De civitate dei”) = una volta che si è rinunciato alla giustizia, che cosa è il potere politico se non accozzaglia di malfattori e anche i malfattori formano piccoli stati = quale è la differenza fra il controllo tenuto dallo stato e quello dei malfattori (“regna” e “latrocinia”)? Alla fine anche i malfattori sono governati da un capo, hanno una legge comune e dividono il bottino. Agostino lancia una riflessione inquietante: se è la forza a legittimare il potere politico allora non c’è differenza fra il regno dello stato e quello dei malfattori (il dominio dei malfattori, una volta estesosi a vari ed ampi territori, diventa regno).
La filosofia politica è anche interrogazione radicale su cosa sia il potere politico.
La tradizione occidentale ha utilizzato vari termini per indicare la comunità politica: polis, res publica etc. . Solo i moderni, molto tardi (metà del 1600), coniano il termine di “stato” per designare la comunità politica. => I problemi ricorrenti della filosofia politica sono stati affrontati ricorrendo a linguaggi diversi.
Agostino si chiede cosa sia il potere politico giusto (quello degno di essere obbedito), non semplicemente cosa sia il potere politico. La filosofia politica generalmente non si riferisce ad entità politiche specifiche.
Occorre affrontare altri problemi, perché il discorso sul potere politico giusto apre un discorso, affrontato in vari modi, sulla natura della politica (cosa è la politica, cosa è il suo oggetto). Infatti nella tradizione occidentale, “potere” si è detto in vari modi. Il tema del potere riguarda i bisogni degli umani => storicamente il potere è potere del padrone sullo schiavo (Aristotele: polis = unione di più villaggi, villaggio = unione di più famiglie, famiglia = moglie, marito, figli e bene materiali fra cui gli schiavi).
Il potere oltre al potere del padrone sugli schiavi è stato anche quello dell’amministratore delegato di un’azienda sui dipendenti (potere economico), quello dei sacerdoti (nelle società politeiste o in quelle con fede monoteista, es. fra conflitto fra potere religioso e potere politico). Se la filosofia politica ha parlato di diverse forme di potere la domanda diventa cosa distingue il potere del padrone degli schiavi dal potere dei liberi sui liberi, cosa distingue il comando di chi detiene il potere religioso dal comando squisitamente politico.
Emergono problemi per la terza domanda: cosa sia lo specifico della politica. Ci sono state risposte diverse nel corso della storia.
Schmitt: uno dei massimi giuristi del 1900, implicato nel sistema nazista: grazie al regime diventa professore di diritto costituzionale a Berlino (dopo Norimberga non poté più insegnare). Lui si interrogava sul concetto di politico (il politico). Per lui il politico si dà dove è presente la contrapposizione amico-nemico, dove si danno gradi di separazione e gradi di unità. La contrapposizione può arrivare all’eliminazione fisica del nemico. Lui sa che i confini tra economico e politico sono tenui e viene dopo la rivoluzione d’ottobre.
Arendt: quando si interroga su cosa sia specifico dell’azione politica risponde sostenendo che l’azione politica sia caratterizzata dal costituirsi di un mondo di comunicazione in cui ciascuno può conoscere e rivelare il proprio chi.
3 domande: Perché un essere umano deve obbedire ad un altro?
- Che cosa è il potere politico (giusto)?
- Che cosa è peculiare della politica? = che cosa la distingue da altre forme di potere e di attività umana.
Quella che abbiamo seguito è una strategia kantiana. La strategia hegeliana, invece, si interroga sulla peculiarità del proprio tempo storico. Per Hegel filosofia = il proprio tempo appreso in pensieri.
Se seguissimo questa strada (riguardo al Novecento) troveremmo tre questioni:
- Genocidi + Formazione del potere politico totalitario = cosa distingue il totalitarismo da altre forme di potere politico
- Riflessione sul problema della tecnica e l’armamento atomico = l’armamento atomico costituisce una possibilità di distruzione radicale dell’umanità e costituisce un elemento nuovo e di discontinuità rispetto al passato?
- Problema ecologico.
Quindi la filosofia politica è anche interrogazione sui problemi nuovi emersi in momenti specifici della storia umana.
Perché trattare della guerra giusta?
Eco osservava che dopo il cinquantennio della guerra fredda è tornata la guerra calda con Afganistan ed Iraq = a lui pare un procedere a ritroso (“passi del gambero”). Un altro passo indietro è il fatto che si è tornati a tematizzare la guerra giusta, la guerra santa e la guerra umanitaria + si è tornati a discutere sulla liceità o meno della tortura. Se noi prendiamo sul serio l’osservazione di Eco dobbiamo interrogarci sulla nuova legittimazione della guerra avvenuta negli ultimi decenni: perché viene legittimata la guerra ricorrendo a termini nuovi o vecchi?
1989: ritirata URSS dall’Afganistan + caduta muro Berlino e del socialismo reale => fine della guerra fredda e della struttura bipolare dei rapporti internazionali. Dopo il 1989: secondo molti il carattere saliente delle nuove guerre è il fatto che siano asimmetriche = combattuti dai paesi occidentali contro stati ritenuti inferiori + sproporzione radicale di forze in gioco fra le parti + proporzione di perdite umane (perdite irrisorie per stati occidentali)
Ritorno della guerra e della sua legittimazione.
Giustificazioni:
- Riformulazione di antiche teorie = si ripropongono le nozioni della guerra giusta. 1991 (Iraq): molti intellettuali la presentano come guerra giusta.
- Ricorso a nuove teorie e nuove retoriche = guerre per l’esportazione della democrazia, per la tutela dei diritti umani etc.
Se torniamo con la mente agli anni della guerra fredda (anni ’50 e ’60), quando si discuteva di guerra, anche i filosofi discutevano soprattutto di guerra atomica => si sapeva che la guerra convenzionale potesse degenerare in guerra atomica. La guerre convenzionali erano combattute da intermediari, ma il centro della discussione rimaneva la guerra atomica ed appariva ai più come radicalmente ingiustificabile. Es. Bobbio (1966): sosteneva che la guerra moderna fosse ingiustificabile, al di fuori di ogni legittimità/legalità.
La distinzione fra le ragioni per intraprendere la guerra ed il modo in cui viene combattuta (ragioni di legalità) c’è fin dagli antichi => si sapeva già che potesse esserci una guerra giusta ma combattuta nell’illegalità. Per Bobbio nella guerra atomica mancano sia legittimità che legalità. Questo cambia con la guerra fredda: la guerra viene legittimata = si usano i termini e concetti nuovi del diritto internazionale europeo (umanità, democrazia etc.).
Da Agostino si era iniziato a pensare che possano darsi delle guerre giuste che i cristiani possano legittimamente combattere. Nella tradizione cristiana ci sono vari atteggiamenti verso la guerra:
- Atteggiamento dai primi padri della Chiesa fino ad Agostino = il cristiano non combatte guerra, è non violento. Il dovere del cristiano era diventare martire, non combattere nell’esercito romano. Questa posizione riemergerà in momenti diversi della tradizione cristiana (Erasmo da Rotterdam e anabattisti).
- Agostino inserisce elementi della tradizione giuridica cristiana nel patrimonio culturale cristiano e sostiene che talvolta la guerra possa essere giusta per il cristiano.
Dibattito sulla conquista intervengono giuristi e filosofi = la guerra condotta dagli spagnoli nel Nuovo Mondo può essere giusta? Sepulveda = argomenta il motivo per cui si tratti di guerra giusta = riprende Aristotele e la questione della schiavitù per natura.
Vitoria = “De indis” (lezioni tenute da lui all’università) = nega che la conquista del Nuovo Mondo costituisca una guerra giusta secondo le argomentazioni fino ad allora sostenute. Poi però teorizza la guerra giusta partendo dai diritti soggettivi dell’uomo = diritto a muoversi sulle parti della Terra (perché la terra è di Dio) => la teoria moderna della guerra giusta nasce con la formulazione del diritto soggettivo.
Vitoria ipotizza che alcuni (es. indios) impediscano ad altri di godere dei propri diritti soggettivi. Si tratta di un laboratorio d straordinaria modernità. La prima parte dell’opera di Vitoria venne condannata. Ma lui nella seconda parte si interroga sui problemi della legalità della guerra ed enuclea questioni che per noi oggi sono scontate: differenza fra guerrieri e non guerrieri, differenza fra tempo della guerra e tempo della pace, cosa deve fare il soldato se si accorge che la guerra indetta dal principe è ingiusta. Sono questioni che ci riguardano.
Vitoria si sofferma sul fatto che gli indios facessero sacrifici umani => gli europei, per tutelare le vittime sacrificali, possono condurre guerre senza autorizzazione imperiale o papale (alla base sta il concetto della guerra umanitaria). C’è una nesso fra guerra e schiavitù: fin dall’antichità alla fine di una Guerra (Tucidide: conflitto fra Ateniesi e Meli). I Meli vengono uccisi, le donne e i bambini vengono fatti schiavi. => era prassi.
Vitoria si chiede se, pur supponendo che la guerra contro gli indios sia giusta, sia anche legittimo ridurre il nemico in schiavitù. Si tratta di dibattiti non solo su ragioni di legittimità della guerra, ma anche su quello che avviene dopo la guerra. In 20 anni in sostanza si decise il destino di 3 continenti: venne legittimata la schiavitù nel Nuovo Mondo + la tratta di schiavi africani nel Nuovo Mondo.
Las Casas invece cominciò come colonizzatore, ma poi difese le ragioni degli Indios e arrivò a dire che l’unica guerra giusta era quella degli indios contro gli Spagnoli. Il dibattito di questi personaggi offrirà concetti poi ripresi dal diritto internazionale moderno.
Seconda lezione
Citazioni che enucleano diversi modi di intendere la filosofia politica:
Kant (“Logica”, introduzione):
“In questo significato cosmico, il campo della filosofia può ricondursi ai seguenti problemi: che cosa posso sapere, che cosa devo fare, che cosa posso sperare, che cosa è l’uomo. Alla prima domanda risponde la metafisica, alla seconda la morale, alla terza la religione, alla quarta l’antropologia. In fondo tutta questa materia potrebbe essere ascritta all’antropologia perché i primi tre problemi si riferiscono al quarto.”
Kant definisce il campo della filosofia: prima di tutto la filosofia è un campo. Si identificano dei problemi di fondo attraverso domande radicali. “Che cosa posso sapere” = domanda circa le condizioni di possibilità della conoscenza. L’immagine della filosofia che ne emerge è interessante: la filosofia si configura come l’attività di porre domande più che di fornire risposte => pone domande o tenta di formulare problemi. Questa è una delle possibili immagini della filosofia.
Il percorso di Hegel è diverso (“Lineamenti della filosofia del diritto”):
“Comprendere ciò che è è compito della filosofia, poiché ciò che è la ragione. Per quel che concerne l’individuo del resto ciascuno è un figlio del suo tempo; e anche la filosofia è il tempo stesso o il tempo che essa ha appreso in pensieri. La filosofia è il tempo appreso in pensieri. È altrettanto insensato figurarsi che una qualsiasi filosofia vada al di là del suo mondo presente, quanto che un individuo salti il suo tempo. Se la sua teoria nel fatto va al di là di quello, se egli si costruisce un mondo come deve essere, esso esiste, sì, ma soltanto nelle sue opinioni, in un elemento duttile nel quale si lascia imprimere l’immagine di tutto quel che si vuole”.
Hegel ci dice che la filosofia è tentare di comprendere le strutture razionali dell’esperienza umana. L’esperienza umana, nelle sue varie dimensioni, è strutturata di concettualizzazione. Se quindi ciascuno è figlio del suo tempo, allora la filosofia è il proprio tempo appreso in pensieri. Kant supponendo che esistessero problemi perenni e ponendo la filosofia come campo ci dice che sia possibile dedurre forme a priori di un soggetto a-storico o trans-storico. Per Hegel la filosofia pensa una realtà storicamente determinata.
Seguendo queste due lezioni possiamo cercare di rispondere alla domanda: che cosa è la filosofia politica? Petrucciani parla nel primo capitolo di “Territori e domande della filosofia politica”, Kant parlava di campo.
Prima domanda = perché obbedire? (vd lezione precedente).
Seconda domanda = che cosa è il potere politico / il potere politico giusto (vd riflessione di Agostino: non basta definire il potere politico solo in funzione della forza, ma bisogna ricorrere al tema della giustizia). Da qui si passa ad un'altra immagine della filosofia politica = riflessione continua su cosa sia il potere politico giusto (da Platone ad Hegel) => ricerca della forma di governo migliore.
Ogni indagine normativa sulla migliore forma di governo è anche un’indagine sulla degenerazione delle forme di governo => la filosofia politica si interessa anche di tirannide, dispotismo e totalitarismo = forme che noi potremmo indicare come non giuste. Un’indagine sull’ordine politico giusto è anche un’indagine sul fatto che sia giusto o meno che i poteri dello stato siano separati o messi nelle mani di un’unica persona?
Terza domanda = che cosa è la politica?
Max Weber (sociologo) si era interrogato su cosa fossero le associazioni politiche e su cosa fosse lo Stato (particolare forma di associazione politica). Per lui la politica c’è quando c’è una relazione di comando-obbedienza. => politica con carattere verticale.
Per Arendt: politica come dimensione intersoggettiva in cui ciascuno rivela se stesso, il proprio chi, dando vita ad una dimensione pubblica => politica con carattere orizzontale.
Smith: politica come gestione del conflitto (contrapposizione amico-nemico).
Se noi assumessimo l’approccio kantiano la filosofia politica intrattiene rapporti contigui con territori vicini: es. antropologia filosofica = es. radicale contrapposizione fra Aristotele ed Hobbes. Per Aristotele l’uomo è dotato di linguaggio ed attraverso esso l’uomo può dire cosa è giusto/ingiusto => l’uomo è destinato per natura a vivere nella polis, perché solo in essa è possibile la vita buona.
Chi non vive nella città è animale o Dio.
Per Hobbes invece la natura non porta gli essere umani a vivere in una città; le passioni naturali (ricerca della gloria e quella dell’utile) portano gli uomini a lottare => l’uomo per natura non è un animale politico, ma quello che cerca di superare gli altri.
Quindi alla base troviamo due antropologie filosofiche completamente diverse. Altro legame: con la filosofia della storia = la filosofia politica è anche indagine sulle degenerazioni delle forme politiche => si lega al problema del mutamento, del tempo. Ci si chiede come il governo di uno solo, volto al bene comune, degenera al governo di uno volto al bene del governante (Aristotele, Politica).
Machiavelli lavora pensando la politica nel tempo e si chiede come far sopravvivere la repubblica nel tempo. La stessa riflessione marxista si basa sul concetto di rivoluzione => legata indissolubilmente alla filosofia della storia. La filosofia politica ha a che fare anche con la filosofia morale: vd riflessione di Aristotele e di Platone riguardo alla vita buona.
La nostra tradizione filosofico-politica è il risultato della tradizione ebraica, da quella greca e da quella romana. La filosofia infatti si fa con concetti. Le parole però non veicolano sempre gli stessi concetti, esse mutano di significato (vd riflessione di Deleuze).
Il lessico della filosofia politica è composto di almeno tre grandi tipi di termini o parole. Ci sono termini molto antichi che hanno relativamente mantenuto il proprio significato.
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