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Le culture dei bambini

Studiare i bambini in una prospettiva sociale

Teorie dell'infanzia in sociologia

I bambini sono attori sociali creativi ed attivi in grado di produrre autonomamente culture loro proprie e nel contempo di contribuire alla costituzione delle società adulte. L'infanzia è una forma strutturale o parte della società che risulta interconnessa ad altre categorie come la classe sociale, il genere o i gruppi di pari età.

La riscoperta dell'infanzia in sociologia

Ancora soltanto dieci anni fa, nella sociologia classica, vi era un'assenza totale di studi sui bambini. Questa disattenzione di lunga data nei confronti dell'infanzia è l'effetto di una marginalizzazione, nel senso che la sociologia ha dimenticato i bambini approfittando della loro posizione subordinata della società.

Gli adulti spesso considerano i bambini con uno sguardo proiettato in avanti, guardando a ciò che diventeranno e cioè adulti; raramente sono considerati con uno sguardo che li valuti per ciò che essi sono. Thorne osserva che alcuni sistemi ideologici istituiscono un legame stretto e arbitrario fra le donne e i bambini: la femminilità viene equiparata alla maternità, cosa che invece non si presenta nel caso della mascolinità e della paternità.

Le analisi femministe delle ideologie di genere hanno rappresentato la prospettiva che ha permesso la revisione dell'infanzia. Nuovi modi di pensare l'infanzia sono pervenuti anche dall'emergere in sociologia di prospettive teoriche costruttiviste e interpretative, secondo le quali i processi di sviluppo relativi ai diversi ambiti vanno intesi come costrutti sociali.

L'infanzia va quindi considerata come l'esito di specifici processi di azione sociale e quindi va intesa come un prodotto o una costruzione sociale. Le prospettive costruttiviste vedono i bambini non come semplici consumatori di una cultura definita dagli adulti, ma come soggetti attivi nella costruzione sociale dell'infanzia.

Le teorie classiche della socializzazione

Il pensiero sociologico sui bambini e sull'infanzia deriva in massima parte dal lavoro teorico sulla socializzazione, il processo attraverso il quale i bambini si adattano alla società e ne diventano membri. Sono stati proposti due diversi modelli del processo di socializzazione:

  • Modello deterministico: si riconosce al bambino un ruolo passivo che si attua nell'essere in grado di contribuire al mantenimento della società e viene addestrato a divenire un membro competente ed attivo;
  • Modello costruttivista: il bambino è considerato come un soggetto attivo e desideroso di apprendere, è lui che si appropria della società.

Il modello deterministico: la società si appropria del bambino

Il termine appropriazione sta ad indicare che il bambino viene assunto dalla società ed addestrato a divenire nel tempo un membro competente e attivo. Questo modello della socializzazione è deterministico perché riconosce al bambino un ruolo essenzialmente passivo nel processo. Lo sviluppo tende a essere considerato come un processo a senso unico nel corso del quale il bambino viene formato e modellato dai rinforzi e dalle punizioni erogategli dall'adulto.

Al suo interno si differenziano due approcci:

  • I modelli funzionalisti (Inkeles e Parsons): davano rilievo al processo di addestramento e di preparazione dei bambini al momento dell'ingresso nella società;
  • I modelli riproduttivi (Bernstein e Bourdieu): sostenevano che l'ingresso a certi tipi di formazione e a certe risorse sociali è possibile solo ad alcuni bambini.

I modelli funzionalisti

Questi modelli si incentravano sulla descrizione dei contenuti che il bambino doveva interiorizzare e delle strategie genitoriali di allevamento e di addestramento utilizzate per assicurare quell'interiorizzazione. L'interiorizzazione è un processo che porta all'accettazione e all'adesione delle norme sociali. Inkeles affermava che lo studio della socializzazione doveva essere proiettato in avanti; questa visione della socializzazione è sostenuta da Parsons, che considera il bambino una minaccia per la società. Parsons descriveva la società come una rete intricata di ruoli e di valori interdipendenti e compenetranti. L'ingresso del bambino in questo sistema, nonostante egli abbia la capacità di assicurare il mantenimento della società, costituisce una minaccia fintanto che non viene socializzato. Il bambino finisce per interiorizzare il sistema sociale attraverso un processo ciclico di confronto e mediante una formazione diretta a favorire l'accettazione e l'adesione alle norme sociali.

I modelli riproduttivi

Questi modelli riproduttivi sottolineano i vantaggi derivanti per alcuni da un più facile accesso alle risorse culturali. Secondo Bernstein e Bourdieu l'interiorizzazione dei requisiti funzionali della società era un meccanismo di controllo sociale che portava alla riproduzione o al mantenimento delle disuguaglianze di classe. Elementi di debolezza del modello deterministico: sia le teoria funzionaliste che quelle riproduttive si concentrano eccessivamente sugli esiti della socializzazione perdendo di vista le capacità del singolo di partecipare in modo attivo e innovativo al processo. Entrambi i modelli rinnegano il fatto che i bambini non si limitano ad interiorizzare la società nella quale nascono: essi agiscono sul mondo sociale e sono in grado di modificarlo.

Il modello costruttivista: il bambino si appropria del sociale

In queste teorie il bambino è considerato come essere attivo, intento a far proprie le informazioni provenienti dall'ambiente e ad utilizzarle per organizzare e costruire una propria interpretazione della realtà.

La teoria piagetiana dello sviluppo cognitivo

La figura più rappresentativa dell'approccio costruttivista è lo psicologo Jean Piaget. Egli riteneva che i bambini, fin dai primi giorni di vita, interpretassero, organizzassero ed utilizzassero le informazioni provenienti dall'ambiente per costruire dei concetti (strutture mentali) della realtà fisica e sociale. Piaget è noto per la sua visione dello sviluppo cognitivo, che non consiste semplicemente in un processo di accumulazione di fatti e abilità ma rappresenta l'acquisizione progressiva di abilità intellettuali attraverso una serie di stadi qualitativamente distinti. Il concetto piagetiano di stadio ci ricorda che la percezione e l'organizzazione della realtà del bambino sono qualitativamente differenti da quelle dell'adulto.

L'elemento più importante della teoria piagetiana non è il concetto di stadi di sviluppo ma è il concetto di equilibrio: l'equilibrio è la forza centrale che fa muovere il bambino attraverso i diversi stadi dello sviluppo cognitivo. Piaget concepisce l'equilibrio come la compensazione che deriva dalle attività del soggetto in risposta ad intrusioni esterne e in questo senso l'equilibrio massimo consiste in una condizione di massima attività da parte del bambino e ritiene inoltre che la tendenza a compensare lo squilibrio sia innata. Piaget crede che la natura di queste operazioni di compensazione dipenda dalle attività esercitate dai bambini nel loro mondo sociale ed ecologico.

Esperimento sulla comprensione del concetto di conservazione della sostanza nei bambini

  • A quattro o cinque anni il bambino non è consapevole del concetto di conservazione e fa riferimento solo ad un'unica dimensione;
  • A sei o sette anni il bambino tende a rovesciare la sua tesi originaria perché nota la presenza di una seconda dimensione;
  • Fra i sette e i nove anni il bambino si avvicina alla comprensione del concetto di conservazione della sostanza;
  • Fra i nove e gli undici anni il bambino accetta la conservazione e afferra il concetto di reversibilità.

Vygotskij e la visione socioculturale dello sviluppo umano

Un altro importante teorico del costruttivismo è lo psicologo Lev Vygotskij che ritiene che lo sviluppo sociale dei bambini sia sempre il risultato delle azioni congiunte da essi intraprese e che tali azioni abbiano luogo nella società. Secondo lui un cambiamento intervenuto nella società impone...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mecchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Mortari Luigina.
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