Teorie e tecniche della comunicazione
Riconsiderare la rivoluzione della stampa
Quella della stampa fu nettamente una rivoluzione. Molti studiosi si sono interrogati se fosse giusto utilizzare questo termine poiché l’affermarsi, il mutamento, di questa fu molto graduale (durò dei secoli) e soprattutto differenti nei vari paesi e continenti. Raymond Williams usò l’espressione di "Rivoluzione lunga". Parlando degli effetti provocati da tale rivoluzione non ci deve ovviamente distogliere lo sguardo dal ruolo che autori, stampatori, editori e dei lettori, nonché mente, braccio e fonte di vita della stampa e coloro che l’hanno resa possibile.
Insieme alla stampa bisognerebbe vedere anche gli altri media che sono cresciuti nei secoli successivi come la televisione per esempio, sono tutti fattori che hanno contribuito a un cambiamento sociale, non bisognerebbe studiare la stampa isolandola, ma dovremmo vedere i media nella loro totalità, trattandoli come un repertorio di risorse, un sistema. Pensare i media come un sistema significa dare rilievo alla divisione del lavoro tra i diversi mezzi di comunicazione disponibili, in un dato luogo e in un dato momento, senza dimenticare che i media vecchi e nuovi possono coesistere e coesistono; possono farsi eco a vicenda.
Da non dimenticare il mutamento dei sistemi dei media in relazione con i cambiamenti del sistema dei trasporti, del movimento delle merci e delle persone nello spazio, per terra o sull’acqua. La comunicazione di messaggi fa parte del sistema della comunicazione o del trasporto fisici.
La comunicazione orale
Alla comunicazione orale non gli è mai stata riconosciuta la sua vera importanza, per rivendicarla ci basti pensare alle prediche elevate dei preti (venivano fatte sia all’altare sia nelle piazze adattando il linguaggio al pubblico). Un altro tipo di comunicazione orale era quella delle università, nelle quali le lezioni avvenivano per mezzo di lezioni, dibattiti o dispute formali. Il saggio scritto era completamente ignoto alle università come anche gli esami scritto. Nei collegi si dava molta importanza al parlare in latino e si organizzavano dialoghi per esercitarsi.
Un altro campo della comunicazione era la ballata, cioè la canzone che narrava una storia. Specialmente nei periodi di guerra era molto diffuso "il servizio postale orale" che funzionava con notevole rapidità. Non si dovrebbe considerare la cultura orale di questo periodo come una semplice sopravvivenza. Proprio in questo periodo, invece, si formarono istituzioni basate specialmente sull’oralità, come accademie, gruppi di discussione, società scientifiche, i salotti, i club e i caffè. Anche in campo commerciale l’oralità ebbe la sua importanza specialmente quando nacquero le borse.
Nella maggior parte delle città le autorità, preoccupate perché nei caffè si muovevano critiche sovversive al governo, li tenevano sotto sorveglianza, più o meno efficacemente. I club e i caffè ispiravano alla creazione di comunità immaginate di comunicazione orale.
La comunicazione scritta
Teniamo come riferimento la Firenze del Tre e Quattrocento in cui vi erano scuole che insegnavano agli studenti come diventare mercanti quindi c’era la necessità di insegnare loro anche scrivere per annotare spese e vendite. È una cultura si può dire “notarile”. Qui il tasso di alfabetizzazione era abbastanza alto forse dovuto all’abitudine di tenere diari.
Nel complesso l’Europa all’inizio dell’età moderna era una società caratterizzata da un’alfabetizzazione ristretta, dove solo una minoranza della popolazione sapeva leggere e coloro che sapevano scrivere erano ancora meno. La presenza degli analfabeti dava lavoro agli scrivani che nelle strade avevano il compito di scrivere lettere e cose varie per chi non sapeva leggere e scrivere.
La comunicazione multimediale
Forse anche a quell’epoca le forme di comunicazione che coinvolgevano di più erano quelle che combinavano vista e udito, con un mix di messaggi verbali e non verbali. Nell’Europa all’inizio dell’età moderna queste forme comprendevano i riti, gli spettacoli, il teatro, i balletti e l’opera.
I riti erano qualcosa di più di un semplice passaggio d’informazioni, creavano una solidarietà, tanto fra prete e fedeli tanto da sovrano e suddito. Si aggiunga che un tempo i riti erano pensati come qualcosa che facesse cambiare il mondo. Non tutti gli eventi erano definibili come riti sarebbe più opportuno utilizzare il termine nato nel settecento di spettacoli. La forma principale di spettacoli all’epoca erano le processioni.
Anche le finte battaglie come i tornei medioevali potevano essere definibili come spettacoli all’aperto. Non c’era invece finzione nelle esecuzioni. Il messaggio che con esse si voleva trasmettere al pubblico era: è inutile resistere alle autorità e i malfattori avrebbero fatto una brutta fine. Un altro spettacolo era riconosciuto nel "teatro" della vita quotidiana del sovrano che spesso faceva dei gesti quotidiani in pubblico (come anche svegliarsi la mattina).
La censura
In Europa all’inizio dell’età moderna la censura dei media era molto importante sia per gli stati europei e sia per le chiese, cattolica e protestante, preoccupati nel combattere eresia, sedizione o immoralità. In una società in cui solo una minoranza era alfabetizzata, la repressione non poteva limitarsi ai soli libri, e anche le opere teatrali, per esempio, erano spesso soggette a censura.
A Londra la loro rappresentazione doveva essere approvata dal Master of the Revels. Si esaminavano i testi per eliminare le allusioni a personaggi importanti oppure riferimenti a questioni religiose. Il problema era che il censore non poteva evitare eventuali improvvisazioni di battute sovversive. L’indice di censura più famoso era l’indice dei libri proibiti, un anti catalogo che elencava quali libri i fedeli non dovessero leggere. Fu inventato come antidoto alla controriforma al protestantesimo e alla stampa. La censura protestante era meno efficace di quella cattolica perché erano più divisi.
La comunicazione clandestina
Spesso la censura otteneva l’effetto contrario, suscitando maggior interesse per i libri proibiti, interesse di alcuni lettori che altrimenti ne avrebbero ignorato l’esistenza. Un altro effetto della censura è la formazione di organizzazioni per la comunicazione clandestina. Si comunicavano messaggi di vario genere, dai segreti di governo a quelli commerciali o tecnici, dalle idee religiose non ortodosse alla pornografia.
Non è facile delimitare il campo della "pornografia", termine coniato all’inizio dell’ottocento ma anche secoli prima erano diffuse immagini e testi senza però tale etichetta. Nel 1478 alcuni veneziani avevano fatto dei fori nel tetto del Palazzo dei Dogi per scoprire le ultime notizie da Istanbul che ovviamente avevano un valore commerciale. Talvolta per evitare alcune intercettazioni utilizzavano dei messaggi cifrati grazie all’aiuto di alcuni matematici.
Le irruzioni poliziesche negli stampatori non erano inusuali ma spesso le stamperie venivano allestite in case private e i nomi stampati poi sul libro erano nomi inventati. Gli autori rimanevano quasi sempre anonimi oppure utilizzavano degli pseudonimi. Un’altra possibilità era quella di pubblicare all’estero dove la censura era meno rigida (specialmente all’epoca della guerra fredda). In Polonia veniva utilizzato il metodo Esopo ovvero raccontare favole sugli animali ma che richiamavano situazioni reali, questa tecnica è comune anche nell’età contemporanea.
L'avvento del mercato
Stampare era pericoloso ma era redditizio, tal volta gli stampatori erano mercenari, durante le guerre di religioni lavoravano sia per i cattolici che per i protestanti. La partecipazione degli imprenditori al processo della diffusione delle conoscenze fu una delle conseguenze importanti dell’invenzione della stampa. I best sellers esistono fin dal 500. (in Inghilterra nel seicento gli almanacchi venivano stampati in tre o quattro milioni di copie).
Gli stampatori per stampare di più non stampavano solo testi di letteratura ma anche ogni tipo di pubblicità questa si sviluppò nel seicento. L’avvento della proprietà intellettuale fu una risposta sia alla comparsa della società dei consumi sia alla diffusione della stampa. Questo senso di proprietà esisteva già nel quattrocento, gli umanisti si accusavano a vicenda di furto o di plagio.
Questo senso fece si che si adottassero nuovi accorgimenti come stampare il ritratto dell’autore sulla copertina del libro o introdurre una raccolta di opere o la biografia. Nel settecento la proprietà letteraria fu difesa anche dalle leggi, in Inghilterra, per esempio nel 1709 passò il copyright act, che dava agli autori il diritto esclusivo di 14 anni di pubblicare le loro opere. Per la legge internazionale si dovrà aspettare fino al 1887.
I tre maggiori centri del commercio furono Venezia nel cinquecento, Amsterdam nel seicento e Londra nel settecento. Nel quattrocento a Venezia si stamparono più libri che in qualunque altra città d’Europa (4500 di copie equivalenti a circa due milioni di copie). L’industria del libro veneziano aveva un’organizzazione capitalistica, controllata da un piccolo gruppo, col sostegno finanziario di mercanti i cui interessi economici erano molto più vasti; una grande innovazione che incrementò le vendite ulteriormente fu l’invenzione del tascabile.
Storia della lettura
Anche la lettura è stata influenzata dalla commercializzazione del tempo libero. Per appurare questi mutamenti gli studiosi fanno riferimento al formato, sulle note a margine che vi sono state scritte e sulle descrizioni e raffigurazioni di lettori. Cinque tipi di lettura:
- La lettura critica.
- La lettura pericolosa.
- La lettura creativa.
- La lettura intensiva.
- La lettura privata.
La diffusione di molte copie di libri diversi (anche quelli proibiti) dava l’occasione di confrontarsi con idee differenti sullo stesso tema. Si perse un po' la reverenza nei confronti del libro.
I contemporanei ritenevano pericolosa la lettura privata specialmente se a praticarla erano le donne e la “gente comune”, addirittura se si accorgevano che leggevi troppo ti potevano denunciare all’inquisizione. Le occasioni di leggere per le donne aumentarono nel settecento.
Dal punto di vista dello storico i libri possono essere letti in maniera contraria rispetto alle intenzioni dell’autore, e spesso lo sono stati e questo portò agli stessi autori non pochi problemi (guarda libro).
In Menocchio si può vedere un buon esempio di lettore intensivo, che rilegge alcuni testi e ci medita sopra: uno stile di lettura che sembra tipico dei primi secoli della stampa, come lo era stato dell’età del manoscritto. Nel settecento si iniziò a consultare libri per ricerca e informazione su un particolare argomento.
La privatizzazione della lettura è vista come un aspetto dell’ascesa all’individualismo. Questa è stata resa possibile dal rimpicciolimento del formato dei libri. Forse è possibile distinguere i diversi modi di lettura a seconda del ceto sociale.
Una nuova lettura della rivoluzione della stampa
Guarda sul libro.
La riforma
Norimberga e Strasburgo furono il contesto della Riforma, conflitto in cui la stampa giocò un ruolo fondamentale. La riforma, almeno nei primi decenni, fu un movimento sociale, un’impresa collettiva. Lutero promosse la lettura e la diffusione della Bibbia in volgare per permettere che tutti la leggessero.
Habermas ha sottolineato quelli che definisce come gli effetti di "privatizzazione" della Riforma, un ritiro dei credenti nel mondo interiore, sostenuto dalla convinzione di Lutero che il buon cristiano avesse il dovere di obbedire al sovrano. Gli accesi dibattiti incentivarono la nascita dell’opinione pubblica. Ai governi le opinioni pubbliche interessavano per ragioni pratiche, indipendentemente dal fatto che cercassero di reprimerle o plasmarle. La partecipazione del popolo alla riforma fu causa e conseguenza dell’intervento dei media. Il potere utilizzava i media per reprimere la riforma, i protestanti la usavano per indebolire il potere della chiesa. I media hanno reso la riforma permanente quindi alla chiesa non bastava bruciare Lutero poiché le sue idee erano ormai in circolazione. Gli archivi rivelano quanto la discussione pubblica delle idee fosse aumentata. (guarda libro)
Illuminismo e rivoluzione
I media sostennero rivoluzioni come quella francese e anche quella americana, non solo attraverso i pamphlet ma anche con i giornali! A lungo termine con le loro notizie nazionali crearono una cultura politica. La rivoluzione francese era sostenuta dalle idee illuministe, quindi difesa della ragione, della libertà di pensiero quindi denunciavano gli inquisitori del pensiero. Ci fu un’esplosione di nuove pubblicazioni, nacquero almeno 250 giornali.
Non bisogna però sopravvalutare il potere della stampa poiché la maggior parte della popolazione era ancora analfabeta ma bisogna osservare tutti gli aspetti della comunicazione quindi, detto ciò, rimarchiamo il grande potere della comunicazione orale e visiva. Il termine propaganda nacque in ambito religioso per designare la propaganda del cristianesimo ma acquisì un significato peggiorativo nel tardo settecento quando se ne servirono i protestanti per definire le tecniche della chiesa.
Introduzione: "Tecnologie e rivoluzioni"
Prima del decennio 1760-1770 il numero dei brevetti registrati in un anno in Inghilterra superava di rado la dozzina; nel 1769 ce ne furono 36 e nel 178, quando terminò la guerra d’indipendenza americana, si arrivò a 64. Molti avevano a che fare con la comunicazione. Fu nella Francia post-napoleonica, più di una generazione dopo, nel 1827, che fu introdotta l’espressione "rivoluzione industriale" da uno studioso di economia politica.
Classi e masse
Secondo Marx: "la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classe". Nelle società feudale in lotta furono l’aristocrazia e la borghesia. Con l’avvento del motore a vapore e l’avanzamento dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, le due classi in lotta furono la borghesia e il proletariato. Questo termine in Inghilterra non era comune anche se venivano usati i termini middle e lower per indicare la classe di appartenenza, stava nascendo una nuova classe: la working classes.
Questa classe era nuova anche per i modi di pensare e di agire. Marx ed Engels avevano celebrato il trionfo della borghesia con un’eloquenza superiore a quella degli stessi borghesi. Nel Manifesto non c’era traccia dei dubbi sul progresso che erano invece espressi dai critici britannici della società ottocentesca. Il Manifesto si soffermava con eloquenza sulle "meraviglie" portate dall’industrializzazione, predicendo però che la rivoluzione sarebbe venuta non per via della tecnologia in quanto tale, ma per effetto della lotta di classe tra i capitalisti che possedevano e gestivano le ma...
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