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per esempio nel 1709 passò il copyright act, che dava agli autori il diritto esclusivo di 14 anni di pubblicare

le loro opere. Per la legge internazionale si dovrà aspettare fino al 1887. I tre maggiori centri del

commercio furono Venezia nel 500, Amsterdam nel 600 e Londra nel 700. Nel 400 a Venezia si stamparono

più libri che in qualunque altra città d’Europa (4500 di copie equivalenti a cc due milioni di copie).

L’industria del libro veneziano aveva un’organizzazione capitalistica, controllata da un piccolo gruppo, col

sostegno finanziario di mercanti i cui interessi economici erano molto più vasti; una grande innovazione che

incrementò le vendite ulteriormente fu l’invenzione del tascabile.

Paragrafo 15 Storia della lettura

Anche la lettura è stata influenzata dalla commercializzazione del tempo libero. Per appurare questi

mutamenti gli studiosi fanno riferimento al formato, sulle note a margine che vi sono state scritte e sulle

descrizioni e raffigurazioni di lettori. 5 tipi di lettura: 1-la lettura critica. 2- la lettura pericolosa. 3- la lettura

creativa. 4- la lettura intensiva. 5- la lettura privata.

1 la diffusione di molte copie di libri diversi (anche quelli proibiti) dava l’occasione di confrontarsi con idee

differenti sullo stesso tema. Si perse un po' la reverenza nei confronti del libro.

2 i contemporanei ritenevano pericolosa la lettura privata specialmente se a praticarla erano le donne e la

“gente comune”, addirittura se si accorgevano che leggevi troppo ti potevano denunciare all’inquisizione.

Le occasioni di leggere per le donne aumentarono nel 700.

3. Dal punto di visti dello storico i libri possono essere letti in maniera contraria rispetto alle intenzioni

dell’autore, e spesso lo sono stati e questo portò agli stessi autori non pochi problemi (guarda libro)

4 In Menocchio si può vedere un buon esempio di lettore intensivo, che rilegge alcuni testi e ci medita

sopra: uno stile di lettura che sembra tipico dei primi secoli della stampa, come lo era stato dell’età del

manoscritto. Nel 700 si iniziò a consultare libri per ricerca e informazione su un particolare argomento.

5 la privatizzazione della lettura è vista come un aspetto dell’ascesa all’individualismo. Questa è stata resa

possibile dal rimpicciolimento del formato dei libri. Forse è possibile distinguere i diversi modi di lettura a

seconda del ceto sociale.

Paragrafo 17 una nuova lettura della rivoluzione della stampa

Guarda sul libro CAPITOLO II

Paragrafo 1 La riforma

Norimberga e Strasburgo furono il contesto della Riforma, conflitto in cui la stampa giocò un ruolo

fondamentale. La riforma a, almeno nei primi decenni, fu un movimento sociale, un’impresa collettiva.

Lutero promosse la lettura e la diffusione della Bibbia in volgare per permettere che tutti la leggessero.

Habermas ha sottolineato quelli che definisce come gli effetti di <<privatizzazione>> della Riforma, un ritiro

dei credenti nel mondo interiore, sostenuto dalla convinzione di Lutero che il buon cristiano avesse il

dovere di obbedire al sovrano. Gli accesi dibattiti incentivarono la nascita dell’opinione pubblica. Ai governi

le opinioni pubbliche interessavano per ragioni pratiche, indipendentemente dal fatto che cercassero di

reprimerle o plasmarle. La partecipazione del popolo alla riforma fu causa e conseguenza dell’intervento

dei media. Il potere utilizzava i media per reprimere la riforma, i protestanti la usavano per indebolire il

potere della chiesa. I media hanno reso la riforma permanente quindi alla chiesa non bastava bruciare

Lutero poiché le sue idee erano ormai in circolazione. Gli archivi rivelano quanto la discussione pubblica

delle idee fosse aumentata. (guarda libro)

Paragrafo 6 Illuminismo e rivoluzione

I media sostenne rivoluzioni come quella francese e anche quella americana, non solo attraverso i

pamphlet ma anche con i giornali! A lungo termine con le loro notizie nazionale crearono una cultura

politica.

La rivoluzione francese era sostenuta dalle idee illuministe, quindi difesa della ragione, della libertà di

pensiero quindi denunciavano gli inquisitori del pensiero. Ci fu un’esplosione di nuove pubblicazioni,

nacquero almeno 250 giornali. Non bisogna però sopravvalutare il potere della stampa poiché la maggior

parte della popolazione era ancora analfabeta ma bisogna osservare tutti gli aspetti della comunicazione

quindi, detto ciò, rimarchiamo il grande potere della comunicazione orale e visiva. Il termine propaganda

nacque in ambito religioso per designare la propaganda del cristianesimo ma acquisì un significato

peggiorativo nel tardo 700 quando se ne servirono i protestanti per definire le tecniche della chiesa.

CAPITOLO III

Introduzione: “TECNOLOGIE E RIVOLUZIONI” . Prima del decennio 1760-1770 il numero dei brevetti

registrati in un anno in Inghilterra superava di rado la dozzina; nel 1769 ce ne furono 36 e nel 178, quando

terminò la guerra d’indipendenza americana, si arrivò a 64. Molti avevano a che fare con la comunicazione.

Fu nella Francia post-napoleonica, più di una generazione dopo, nel 1827, che fu introdotta l’espressione

<<rivoluzione industriale>> da uno studioso di economia politica.

Paragrafo 6 Classi e masse

Secondo Marx :<< la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classe>>.

Nelle società feudale in lotta furono l’aristocrazia e la borghesia. Con l’avvento del motore a vapore e

l’avanzamento dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, le due classi in lotta furono la borghesia e il

proletariato. Questo termine in Inghilterra non era comune anche se venivano usati i termini middle e

Lower per indicare la classe di appartenenza, stava nascendo una nuova classe: la working classes. Questa

classe era nuova anche per i modi di pensare e di agire. Marx ed Engels avevano celebrato il trionfo della

borghesia con un’eloquenza superiore a quella degli stessi borghesi. Nel Manifesto non c’era traccia dei

dubbi sul progresso che erano invece espressi dai critici britannici della società ottocentesca. Il Manifesto si

soffermava con eloquenza sulle <<meraviglie>> portate dall’industrializzazione, predicendo però che la

rivoluzione sarebbe venuta non per via della tecnologia in quanto tale, ma per effetto della lotta di classe

tra i capitalisti che possedevano e gestivano le macchine e il proletariato industriale sfruttato che lavorava

per loro. Secondo Marx la natura non costruiva macchine ma questi sono prodotti dell’industria umana;

materiale naturale trasformato in organi della volontà umana. La volontà dell’uomo rappresentava una

motivazione necessaria della concessione della storia che Marx aveva definito distinguendo tra la struttura

economica e la sovrastruttura culturale; nel 900 Gramsci studiò i rapporti tra struttura e sovrastruttura alla

luce dei nuovi mezzi di comunicazione.

Paragrafo 7 Lo sviluppo della stampa

I telegrafi elettrici erano alla base del processo che avrebbe dato una nuova forma ai media. Marx però era

ancora concentrato sul vapore e il rapporto tra questo e la stampa domandando <<cosa diviene la Fama>>,

le voci che circolano, << accanto a Printing House Square>> sede del quotidiano di Londra, il <<Times>>. Il

giornale fondato nel 1785 dal proprietario John Walter I. nel 1814 il figlio John Walter II aveva istallato nel

quartier generale del <<Times>>, un enorme torchio da stampa a vapore in ferro, brevettato in Inghilterra,

permetteva non solo di risparmiare sulla manodopera, ma anche di tirare mille copie all’ora. Giornali

venivano comunemente chiamati <<locomotive sociali>> non tanto per l’uso del vapore quanto per

l’effetto che ha avuto sull’opinione pubblica. A New York il primo giornale di maggior successo fu il Sun.

Paragrafo 8 I libri, i giornali e i loro lettori (guarda libro)

Paragrafo 10 Il consumo

si prospettava l’inizio di una rivoluzione nei consumi. A metà ottocento fu Parigi il luogo di nascita dei

grandi magazzini, a fine secolo c’erano grandi magazzini di notevole livello a Liverpool, Londra, New York,

Chicago, Helsinki e Tokyo. I grandi magazzini furono davvero ovunque un fenomeno tipico delle grandi città,

un luogo non solo dove spendere denaro, ma dove passare il tempo. I grandi magazzini finirono

necessariamente per sostituirsi ai negozi tradizionali, questa novità non interessò solo l’ambito economico

ma anche quello psicologico. CAPITOLO IV

Paragrafo 4 Il telegrafo

Nove anni prima, i venti paesi che allora formavano l’Unione internazionale del telegrafo avevano firmato a

Parigi una convenzione in materia: la Gran Bretagna in quell’occasione non era stata invitata perché il suo

servizio telegrafo era all’epoca in mano ad aziende private. Una delle delegazioni presenti, quella della

Turchia, dovette compiere a cavallo parte del viaggio per raggiungere Parigi. Dal 1868, l’Unione prese sede

in Svizzera, a Berna. Nel 1906 si era tenuto a Berlino il primo Congresso internazionale sul radiotelegrafo e

nel 1932, al Congresso di Madrid sulle radiofrequenze, era stato adottato un nuovo nome, Unione

internazionale delle Telecomunicazioni. L’unione era diventata un organismo speciale delle Nazioni Unite.

La telegrafia fu la prima grande svolta basata sull’elettricità. Aveva raccolto tutta l’umanità su un unico

grande piano da cui può vedere tutto ciò che si fa e sentire tutto ciò che viene detto e giudicare ogni

politica adottata, nel momento stesso in cui gli avvenimenti hanno luogo. Lo sviluppo del telegrafo fu

strettamente legata a quella della ferrovia-per i binari erano necessarie segnalazioni istantanee-. Le

comunicazioni ufficiali su brevi distanze avvenivano mediante semafori, un sistema ottico meccanico

perfezionato in Francia; questo sistema continuò fino alla febbre dell’oro della metà del secolo, quando

l’apertura della prima linea telegrafica del 1854 precedette di sei mesi l’inaugurazione della prima linea

ferroviaria. All’inizio il servizio era caro nel decennio 1880-1890 i costi furono notevolmente ridotti. La posa

dei cavi sotto l’oceano Atlantico non sarebbe stata possibile senza il miglioramento e l’espansione delle

navi a vapore transoceaniche. Il telegrafo collegava i mercati nazionali e internazionali, ivi compresi le borse

e i mercati delle materie prime. Accelerava il circolo delle informazioni, pubbliche e private, di affari di

governo, economie e di affari di famiglia al tempo meteorologico e ai disastri naturali provocati dall’uomo.

Come in tutte le invenzioni anche quella del telegrafo non ha un solo inventore ma gode dell’unione di più

menti. Negli Stati Uniti Samuel Morse concepì un codice a punti e linee che si poteva leggere alla velocità

di quaranta parole al minuto e fu adottato universalmente nella trasmissione telegrafica. il sistema della

messaggistica venne adottato tutt’ora in ambito bellico (per la prima volta impiegato nella guerra in Crimea

quando venne posato sotto il mar Nero un cavo lungo più di 500 km).

Lasciare il telegrafo nelle mani degli imprenditori privati ebbe un’importanza fondamentale nella storia

della comunicazione statunitense. Il suo effetto fu quello di costruire una grande società. In Francia il

controllo dello stato delle comunicazioni venne considerato essenziale fin dal primo momento infatti un

ministro sostenne che il telegrafo non poteva essere uno strumento del commercio ma

dell’amministrazione e della politica. In alcune parti dell’impero britannico il telegrafo ebbe il ruolo di

unificare tra terre distanti. Nel 1846 esistevano più di 1500 km di linee, contando il blocco di 450 linee

dell’area compresa tra New York e Buffalo;

paragrafo 5 I telefoni

la storia del telefono, che divenne uno strumento di comunicazione sia privato sia pubblico, cominciò nel

marzo 1876, quando l’inventore americano di origine scozzese Alexander Bell brevettò il suo <<telefono>>;

il termine era stato coniato nel 1796 per indicare un metodo di comunicazione puramente acustico. Si è

detto che nel 1876 “non c’era alcuni bisogno del telefono. La società se la cavava benissimo senza.”. ma

questo giudizio, che non si sarebbe mai potuto applicare al telegrafo, è fuorviante. Accolto inizialmente con

incrudelità, il telefono nel 900 sarebbe diventato una “necessità” per molte persone, sia in ufficio sia a casa.

Avevano previsto che il telefono avrebbe portato una nuova organizzazione della società, per quanto

isolato, sarà in grado di raggiungere ogni membro della comunità, con un risparmio di infinite complicazioni

sociali ed economiche. Nella vicenda entrarono subito interessi economici, in convergenza con la

tecnologia. Bell espose l’idea ambiziosa di portare una rete universale che entrasse in ogni casa, ufficio o

luoghi di lavoro. Ciò però richiedeva l’invenzione delle centrali di commutazione, oltre che indispensabili

miglioramenti della trasmissione della voce; e nonostante la velocità con cui si prese questa direzione. Un

medico di Lowell propose un sistema di numerazione nel 1880, ma la funzione della selezione comparve

solo nel 1896. La commutazione meccanizzata, associata di solito al nome di A.B Strower, un impresario di

pompe funebri, fu introdotta nel 1892 a La Porte, nell’Indiana. Nei primi anni molti vedevano il telefono

non solo come uno strumento per la comunicazione interpersonale, da punto a punto, ma anche come una

forma di spettacolo per un pubblico disperso in luoghi diversi. Questo motivo è sufficiente per attribuirgli il

primato nei confronti del telegrafo nella preistoria del broadcasting, ovvero della radio e della televisione.

D’altra parte anche il telegrafo era stato associato all’intrattenimento.

Per quello che riguarda la distribuzione dei telefoni, gli Stati Uniti dove nel 1900c’era un telefono ogni 60

abitanti erano molto avanti rispetto ai paesi europei. I telefoni rendevano meno isolata la vita nelle fattorie

e mutarono i metodi della distribuzione commerciale, le pratiche mediche, la vita politica e il giornalismo.

Paragrafo 6 La radiofonia

La radio, punto culminante della stria delle comunicazioni dell’ottocento, era vista semplicemente come

un’alternativa alla telegrafia via cavo, come l’automobile era percepita come una carrozza senza cavalli e

che sono chi possedeva una carrozza poteva desiderare una macchina. Ne conseguiva che la radio avrebbe

avuto un uso pratico soprattutto in mare o in continenti grandi con una popolazione dispersa, e il fatto che i

suoi segali, i suoi messaggi in Morse, potessero essere captati da persone cui non erano destinati non

appariva come un pregio ma come un grave svantaggio. Il pubblico si entusiasmò subito del mezzo di

comunicazione di Marconi per trasmettere messaggi.1922 la pubblicità divenne il fattore dinamico dal

punto di vista finanziario.

Il 20 luglio 1937 morì Marconi e tutte le radio restarono in silenzio per qualche minuto fu un momento unici

nella storia della radio.

Paragrafo 8 Dalla fotografia al cinema

La macchina fotografica ha una lunga storia. La camera oscura era da secoli uno strumento dell’artista; la

nuova macchina fotografica ottocentesca si sviluppò prima in Francia e in Gran Bretagna, per essere poi

rivoluzionata negli Stati Uniti. Uno sperintatore francese Niepce produsse con il metodo che chiamò

<<eliografia>> la prima <<fotografia del vero>>. N informò la Royal Society di Londra nel 1827. Lo sviluppo

delle prime immagini fotografiche nitide si dovette però al suo socio giovane, Daguerre, che cominciò a

lavorare con lui nel 1829. Il giovane battezzò quelle immagini col nome di <<dagherrotipi>>. Talbot lavorava

parallelamente a Daguerre a Londra, usando un procedimento diverso. Egli produceva quelli che poi

verranno chiamati negativi su carta. Per alcuni critici la fotografia non era né una provincia dell’arte, né un

mezzo di descrizione, ma una nuova forma di comunicazione tra uomo e uomo, non una lettera, nemmeno

un messaggio o quadro, che s’insedia felicemente nello spazio lasciato libero dagli altri. La fotografia a

colori ha una sua particolare storia. La prima vera foto a tre colori fu scattata nel 1861 da un grande

scienziato: Maxwell, la si poteva vedere solo con un proiettore. Per la vera foto a colori dobbiamo andare al

900. Una asvolta nella storia sociale della f. fu determinata dalla comparsa dell’istantanea. La grandezza e il

prezzo degli apparecchi fotografici stavano già calando quando un americano, Eastman, introdusse la

macchina Kodak, utilizzabile da tutti ovunque.

Il primo a creare immagini in movimento fu Muybridge. La sua sequenza cronofotografica di movimento di

cavalli, realizzata nel 1872 per il governatore della California, un appassionato di cavalli, dimostrò che in

certi momenti un cavallo trottava con tutti gli zoccoli sollevati da terra. Nel 1894 Edison, che aveva creato

un laboratorio nel 1876, mise in vendita il suo cinetoscopio brevettato, un apparecchio che permetteva di

guardare una pellicola in movimento da un oculare. Alcuni dei suoi tecnici girarono dei filmati nel primo

studio chiamato Black Maria. In Francia Lumiere presentò il suo cinematografo a un pubblico ampio.

Realizzò insieme al fratello pellicole che più tardi sarebbero state chiamate documentari. Attraverso i film si

formò un nuovo pubblico di massa e un nuovo metodo di comunicazione. Il linguaggio cinematografico si

rivelò tanto elastico quanto lo era il romanzo, a cui attingeva. La religione rappresentava uno dei principali

ingredienti dei primi film, ma le opere d’intrattenimento ne occupavano uno ancora maggiore. Nel 1980 le

battute visive erano un elemento chiave in quello che in questo tempo, quando Neal Burch e Tom Gunning

diedero inizio alla rivalutazione del cinema pre-hollywoodin, fu definito il <<cinema delle attrazioni>>.

Questo tipo di cinema ebbe il suo fulcro in Francia nei quattro anni precedenti alla Guerra. I Fratelli Phatè,

che erano interessati ai fonografi, misero in piedi nel 1908 una propria casa cinematografica. La Pathè

Frères, che divenne maggior produttore di film del mondo. Charles Pathè preferiva affittare i suoi film,

anziché venderli alle sale che li proiettavano, un mutamento di strategia che si rivelò un successo sul piano

economico; i due fratelli producevano anche l’attrezzatura. Alcuni dei pionieri del cinema britannico

morirono giovani, altri giunsero fino a una vecchia avanzata. Quest’ultima fu la sorta della più celebre di

tutte le stelle del cinema, Charles Chaplin, nato a Londra nel 1889 e vissuto sino al 1977. Iniziò la sua lunga

carriera a New York apparendo in film comici farseschi, il suo primo film risale al 1914.Chaplin si era

trasferito a Hollywood per motivi legati al suo lavoro e non al desiderio di vivere sotto un sole caldo o di

guadagnare ancora di più. Stufo delle solite torte in faccia del suo vecchio produttore nel 1919 fondò uno

studio e una società propri. Il mondo del cinema sin dall’inizio era fortemente influenzato da considerazioni

di mercato. la prima sala cinematografica americana fu aperta a Pittsburgh nel 1905 prima ci si arrangiava

in porticati o spazi aperti. In Francia Pathè apri una propria sala lo stesso faceva Gaumont. Uno degli

indipendenti che si erano trasferiti a Hollywood Zukor, dopo aver contribuito a distruggere la Motion

Picture Patents Company, si dedicò alla <<integrazione>> economica, unendo produzione e distribuzione

nella Paramount Company di sua fondazione. Fu ancora lui ad aprire il canale tra Hollywood e Wall Street,

quando nel 1919 raccolse fondi mediante un’emissione di azioni privilegiate per dieci milioni di dollari, il

primo tentativo importante di finanziare il cinema rivolgendosi al mercato. Due anni dopo controllava più di

trecento sola cinematografiche: si levarono allora le lamentele di chi lo accusava di rendere difficile ai

piccoli produttori e distributori di entrare o rimanere nell’industria o nel mercato del cinema. I magnati

avrebbero continuato a dominare il sistema.

William Fox, un altro indipendente, fu protagonista di questo rafforzamento delle major; progettò e diresse

la fusione della sua Fox Film Corporation dando vita alla Twentieth Century Fox. Una precedente fusione

portò alla creazione della Metro-Goldenwyn-Mayer. Due nuovi giganti del cinema Harry Warner e suo

fratello Jack che nel 1923 avevano fondato la Warner Brothers, nel 1927 fecero una mossa rivoluzionaria,

realizzando the jazz singer, il primo film sonoro, che diede inizio dell’età d’oro del cinema. Era difficile per

gli altri paesi mettersi al pari di Hollywood, anche se, con la fine del cinema muto e l’introduzione del sono,

il fatto che nel mondo si parlasse tante lingue dava ai produttori non americani una possibilità che mancava

in Gran Bretagna nonostante le differenze tra inglese e americano. I film esprimevano inconsapevolmente

le diverse culture nazionali. Negli anni trenta il Giappone poteva competere con gli Stati Uniti, per il numero

di film prodotti. Sempre negli anni trenta ci fu una svolta nella storia del cinema. Una sorta di sistema di

censura, che assumeva la forma di un codice da seguire fu concepito da Hays, il quale era stato ministro

delle poste. Ma strumenti di censura esistevano non solo negli Stati Uniti: in GB un Board of Censors

esisteva già dagli anni 20. Dal punto di vista tecnologico, lo sviluppo dei film a colori, alcuni davvero

affascinanti quanto dispendiosi, uniti all’uso della danza come all’uso delle parole e delle immagini, diedero

all’industria cinematografica di Hollywood la supremazia mondiale. I film d’animazione erano pieni di

colore. Disney nato a Chicago, si era trasferito a Hollywood nel 1923 e, con la creazione di Topolino e

Paperino, aveva dato una nuova vita all’arte dell’animazione molto prima dell’apparizione del suo Mago di

Oz (1939). Negli anni Trenta si andò incontro a una nuova svolta, quando la depressione diede stimolo alla

produzione di film che esprimevano la coscienza sociale dei registri; in Europa alcuni furono influenzati dai

documentaristi, i quali erano socialmente motivati e miravano alla <<autenticità>>. I film sono diventavano

una forma d’arte solo quando i registi si rendevano conto che il loro modello sarebbe dovuto essere quello

del programma radiofonico. CAPITOLO V

Informare, educare, intrattenere: queste tre parole nel Sei e Settecento, nel mondo anglosassone si

riferivano a quella che definiamo “informazione” con la parola “intelligenza”, all’”educazione” con il

termine “istruzione”, mentre per “intrattenimento” si usavano i termini “passatempo”, “ricreazione” o

“divertimento”. Nell’ottocento si attribuiva particolare importanza all’edificazione morale, per cui nel

mondo inglese parole come elevation e uplift (“levatura o elevatezza) assunsero un ruolo chiave nel

vocabolario delle comunicazioni. Si distinguevano quindi l’informazione “triviale” da quella “utile” e gli

intrattenimenti “razionali” da quelli “degradanti” (debasing). Istituzioni dell’istruzione e dello spettacolo

esistono sin dall’antichità. Nell’ottocento si cominciò a distinguerle in “tradizionali” e “moderne”. La storia

dell’informazione è ancora più lunga. Il termine “informare” non vuol dire solo “riferire i fatti” ma anche

“formare la mente”, cioè assolvere una delle funzioni dell’educazione. (l’informazione inizia a circolare con

maggiore velocità).

Paragrafo 2 L’età del broadcasting

Le stesse istituzioni che hanno introdotto la televisione sono le stesse che avevano introdotto il

broadcasting, ognuna con la propria storia. Negli Stati Uniti, la NBC e la CBS e in Gran Bretagna la BBC. Il

gioco che la radio giocò durante la guerra fu importantissimo, molte trasmettevano in tutto il mondo ciò

che accadeva. In Europa negli anni ’40 tutte le radio europee erano in mano nazista e la domanda di notizie

<<vere>>era più forte che mai. Nel fornirle, la radio, per la prima volta, aveva un chiaro vantaggio sui

giornali, un vantaggio che provocava una certa irritazione negli Stati Uniti ma che era molto apprezzato in

GB. Prima della Guerra la BBC era limitata dalla stampa nella sua lavorazione delle notizie, per quanto

riguardava i tempi e i contenuti. Grazie al sostegno del ministero dell’informazione, nuovo e impopolare, si

era liberata di quelle costrizioni. Per mano del Politican Warfare Executive si permise a organizzazioni

radiofoniche di rifugiarsi in Inghilterra in ricerca di libertà, era chiamata la << voce della libertà>>

(trasmetteva in 45 lingue). Anche negli USA la voce che divulgava le opinioni in tempo di guerra era affidata

a volontari non del mestiere, una risorsa fondamentale per la propaganda della democrazia. In un contesto

come quello della guerra il microfono era una vera propria arma per una guerra fatta di parole e veniva

utilizzato sia dai paesi democratici ma anche in quelli totalitaristi, lo stesso Hitler lo utilizzò. Dittatori e

presidenti ne facevano un uso differente della radio. Lenin e Stalin non si occuparono attivamente della

radio e i programmi sovietici erano monotoni, pieni di dubbie statistiche e gradini solo ai militanti di partito.

La stampa era rigorosamente controllata. Negli USA, dove la stampa era in larga misura ostile a Roosevelt; il

presidente si serviva del microfono con le sue << conversazioni al caminetto>, cercando di trasmettere agli

ascoltatori la sensazione che lui fosse lì con loro, nella loro casa.

All’inizio della guerra, obbedendo alle istruzioni del governo, la BBC trasmetteva solo un programma, ma

già nel 1940 ne lanciò uno nuovo per le forze armate in alternativa al servizio interno. I programmi della

BBC erano divisi in argomenti e leggerezza a seconda del giorno, la domenica ad esempio era il giorno del

<<programma leggero>>. Dopo la guerra si sarebbe dato maggior spazio alla cultura (nell’unione sovietica).


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xj6-600

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher xj6-600 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Sbardella Marco.

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