Teorie e tecniche dei test
Scale di misura
Misurare in psicologia significa assegnare o trasformare in un numero una proprietà/qualità in base ad una regola. Esistono diversi livelli di misurazione corrispondenti alle diverse proprietà di numeri: Stevens (1951) ne individuò quattro, divise in scale qualitative (scala nominale e scala ordinale) e scale quantitative (scala a intervalli e scala a rapporti). Nell’analizzare la scala utilizzata per un test, ci si può focalizzare su quella usata per il singolo item (domanda) o quella utilizzata nel test nel suo complesso. Tramite le risposte si calcola il punteggio del test (scoring) e qualsiasi sia il tipo di test, i risultati vengono “quantitativizzati” e resi su scala a intervalli. La scala di misura utilizzata per la variabile può dipendere dalla definizione operativa della variabile e dal suo uso all’interno della ricerca.
Scala nominale
La proprietà dei numeri sfruttata è la classificazione. Si basa sull’attribuzione di ogni caso ad una classe o categoria definita in base ad una certa caratteristica. Se ad ogni categoria associo un numero, ogni numero è semplicemente un simbolo che esprime soltanto la diversità o uguaglianza tra le classi. Un caso particolare di scala nominale è la scala nominale dicotomica, in cui le proprietà vengono analizzate attraverso due soli livelli: giusto/sbagliato, sì/no, vero/falso. Es. Appartenenza politica: 1=destra; 2=sinistra; 3=centro. Le operazioni matematiche si limitano al conteggio.
Scala ordinale
La proprietà dei numeri sfruttata è l’“ordine“. È una scala qualitativa che serve per classificare gli eventi secondo un certo ordine. Se ad ogni categoria associo un numero, il numero rappresenta la diversità/uguaglianza e la posizione, ma non la quantità posseduta. Es. Scolarizzazione: scale di valutazione, preferenze.
Scala ad intervalli
La proprietà utilizzata è la “quantificazione”: in questo caso la quantità è arbitraria, stabilendo uno zero convenzionale. I risultati vengono classificati secondo un ordine quantificando le differenze. Es. temperatura.
Scala a rapporti
La proprietà sfruttata anche in questo caso è la “quantificazione” partendo sempre da uno zero (non arbitrario questa volta), senza la possibilità di avere valori negativi. Es. età, tempi di reazione.
Misurare in psicologia
Le caratteristiche psicologiche non sono direttamente osservabili, ma possono essere riferite dai comportamenti: i comportamenti diventano gli indicatori della caratteristica psicologica, ovvero ci danno delle indicazioni che non possono essere osservate direttamente. La misurazione si articola in diverse fasi:
- Definizione teorica di una caratteristica psicologica, detta costrutto;
- Scelta di indicatori comportamentali in grado di rilevare la presenza del costrutto;
- Messa a punto di uno strumento che consenta di ottenere delle misure del costrutto attraverso i suoi indicatori.
Definizione operativa
Con questa espressione si intende il passaggio dalla teoria al piano empirico, da ciò che non è direttamente osservabile a ciò che lo è: dal costrutto agli indicatori. Occorre essere consapevoli che non vi sarà mai una corrispondenza perfetta tra costrutto e indicatori: nel passaggio tra teoria e piano empirico si perdono alcuni dati.
Costrutto
Il costrutto è l’insieme di concetti astratti che descrivono un aspetto della vita psichica. Questi sono derivati dalla teoria e possono essere più o meno complessi in base al numero di indicatori che lo definiscono in maniera operativa.
Indicatore
L’indicatore è una misura empirica osservabile che fornisce informazioni sul costrutto non osservabile. Teoricamente sono considerati “espressioni” del costrutto (indicatori riflessivi).
I test
Le caratteristiche psicologiche sono misurate attraverso i test che descrivono gli indicatori del costrutto, grazie agli “item” ovvero le domande del test. Come definizione di test prendiamo quella di Anastasi: “Un test è una situazione standardizzata in cui il comportamento di una persona viene campionato, osservato e descritto, producendo una misura oggettiva standardizzata”.
Con l’espressione “situazione standardizzata” si intende che le modalità del test sono costanti per tutti:
- Modalità di presentazione;
- Istruzione e setting;
- Stimoli (item) che elicitano risposte definite in modo da far emergere comportamenti (risposte) ritenuti salienti per la misura del costrutto in esame.
Con l’espressione “il comportamento di una persona viene campionato, osservato e descritto” si intende che le risposte agli item costituiscono un campione dei comportamenti rappresentativi del costrutto che stiamo misurando.
Infine, l’ultima parte della definizione di Anastasi “producendo una misura oggettiva e standardizzata” sta a significare che le risposte sono codificabili sulla base di criteri predefiniti (punteggi o scoring) e che dunque sono interpretabili in modo oggettivo come indicatori di un costrutto psicologico (criteri/regole per l’interpretazione: norme).
In conclusione, possiamo affermare che i test si compongono di tre diverse macro-parti: stimoli → risposte → valutazione. Gli stimoli e la valutazione sono costanti tra i soggetti, mentre le risposte sono variabili tra i soggetti.
I test: funzioni
Le misurazioni effettuate dai test sono funzionali a:
- Classificare, ovvero dividere i soggetti in base alle loro caratteristiche;
- Diagnosi, ovvero per diagnosticare eventuali malattie o deficit;
- Valutare un intervento, ovvero valutare i benefici di una terapia somministrando un test in due momenti diversi, prima e dopo terapia per vedere i cambiamenti.
I test possono avere una funzione pratica, quando vengono somministrati ad un solo individuo per la valutazione di una certa caratteristica; o funzione di ricerca, quando vengono somministrati su larga scala per effettuare studi scientifici.
I test pratici
Sono tutti quei test che servono per conoscere il funzionamento cognitivo di un individuo per:
- Classificare, collocarlo tra gli individui normali o con deterioramento;
- Diagnosi, quantificare l’incidenza del deterioramento;
- Valutazione intervento, effettuando somministrazione ripetuta si valuta il suo recupero.
I test di ricerca
Sono tutti quei test che servono per conoscere il funzionamento cognitivo di un gruppo di individui per:
- Classificare, ovvero discriminare i “normali” e gli individui con deterioramento e studiare le differenze nella loro qualità di vita;
- Diagnosi, quantificare l’incidenza del deterioramento per tracciarne le relazioni con la qualità della vita;
- Valutazione intervento, effettuando somministrazione ripetuta si valuta l’efficacia di una strategia di recupero.
Test: ambiti specifici di applicazione
I test possono essere utilizzati in diversi ambiti di studio:
- Ambito clinico: psicodiagnostico, valutazione cognitiva, salute;
- Ambito educativo: valutazione profitto, difficoltà di apprendimento, orientamento;
- Ambito lavorativo: selezione personale, marketing;
- Ambito giuridico: perizie e consulenze.
La psicometria è quella disciplina che si occupa della costruzione dei test.
Test: tipologie
I test si dividono in due grandi categorie:
- Massima performance (cognitivi, misurano abilità): rientrano in questa categoria i test di livello (prove cognitive di varia natura: attenzione, memoria, ragionamento numerico); i test attitudinali (includono una serie ristretta di prove cognitive selezionate in base ad un tipo di percorso formativo o mansione lavorativa); test di rendimento o profitto (includono prove per valutare la competenza acquisita dopo un periodo di formazione o di un periodo lavorativo).
- Performance tipica (non cognitivi, non misurano abilità): rientrano in questa categoria i test di personalità (misurazione delle caratteristiche psichiche e comportamentali che rimangono stabili nella molteplicità ambientali in cui ci si trova); test di atteggiamento (rientrano in questa categoria tutti i test che non rientrano nelle categorie precedenti).
I test cognitivi
Possono presentare domande aperte (compiti o prove) che devono essere accompagnate da istruzioni e diretti a destinatari specifici (adulti o bambini); o domande chiuse (scelta binaria o multipla), che propongono alternative mutuamente escludentisi tra le quali scegliere una risposta, le alternative sono dette “distrattori”, definiti graduando la loro plausibilità.
Le risposte di questi test sono o giuste o sbagliate, la somministrazione può essere collettiva (il test deve essere auto-somministrato), o individuale (il test può essere auto-somministrato o etero-somministrato).
I test non cognitivi
La tipologia delle domande sono i self report. L’assunto di base su cui si basano i test non cognitivi è infatti quello di ritenere il modo migliore per indagare certi aspetti psicologici quello di chiedere in modo diretto agli intervistati. La persona si auto-descrive indicando quali sono i comportamenti, le sensazioni, le percezioni, le opinioni e le idee che lo rappresentano o descrivono meglio.
In questo tipo di test, le risposte possono essere a scelta binaria o su scala Likert, che può presentare variabili di risposte pari o dispari. Per misurare la validità del test, possiamo somministrare i test non cognitivi anche a valutatori esterni in modo da confrontare le loro risposte con quelle degli intervistati. Nel self report possiamo avere dei pattern di risposta indipendenti dal costrutto che voglio misurare:
- Response set: elicitati da specifici contenuti del test o particolari contesti;
- Response style: elicitati dalle caratteristiche del rispondente, indipendenti dalla specificità dello strumento.
Response set. Esempi sono:
- Inganno (faking): tendenza a modificare e distorcere la realtà non necessariamente in positivo o con esagerazioni.
- Desiderabilità sociale: tendenza a volersi presentare “bene” e a dare una descrizione di sé “aggiustata” falsamente positiva (volontaria o involontaria) o in linea con ciò che è socialmente accettato.
Response style. Esempi sono:
- Acquiescenza (e dis-acquiescenza): tendenza ad essere d’accordo o in disaccordo indipendentemente dal contenuto (incoerenze, esagerazioni).
- Midpoint and extreme point responding: l’individuo tende a mettere sempre o “punti centrali” (non risponde) o punti estremi, qualsiasi essi siano.
Response Bias. Per contrastare queste tendenze è necessario costruire il test variando il livello da “positivo” a “negativo”, inserendo item di riempimento (filler) per non far capire pienamente le finalità del test, evitando il punto centrale sulle modalità di risposta. Infine, un altro metodo può essere quello di mantenere l’anonimato.
Dalle osservazioni delle risposte è possibile evidenziare incongruenze o identificare eventuali “modalità di risposta”. Insieme al test si possono somministrare altre scale che misurano la tendenza alla “desiderabilità sociale” o all’“acquiescenza”. Alcuni test contengono delle scale al loro interno che sono in grado di identificare queste tendenze e quindi vengono usate come controllo per vedere se il soggetto risponde sinceramente. Se le risposte risultano incoerenti o ad alta impressione positiva, il test è invalido.
Tipologie di test cognitivi: intelligenza
Definizione di intelligenza:
- Capacità globale di agire in modo finalizzato, di pensare razionalmente e di interagire efficacemente con il proprio ambiente.
- Abilità di manipolare mentalmente l’informazione attraverso una serie di processi che includono l’abilità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta, comprendere idee complesse, imparare in maniera veloce dall’esperienza.
Si sono sviluppate varie teorie riguardo all’intelligenza:
- Teorie monodimensionali (Spearman, 1904): – esistenza di un fattore generale (fattore g).
- Teorie multidimensionali (Cattell, 1987): – intelligenza fluida: capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite; – intelligenza cristallizzata: capacità di utilizzare competenze, conoscenze ed esperienze educative e culturali, vocabolario. Interazione intelligenza fluida e cristallizzata.
- Teorie gerarchiche (Carroll, 1993): – fattore di terzo ordine (fattore g); – fattori di secondo ordine (intelligenza fluida e cristallizzata).
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