Teorie e trasformazioni dello Stato
Definizione di Stato
Ce ne sono molteplici, classicamente per Stato si intende un territorio delimitato geograficamente (o geopoliticamente), dove risiede un popolo e c’è un apparato di governo legittimo ed indipendente. Stato nasce più o meno verso la fine del ‘800 mettendo fine ad una lunga serie di forme di amministrazione del potere che lo hanno preceduto. Il processo non è stato lineare né precoce ma è riuscito ad imporsi come unica forma di amministrazione universale. Il termine è usato prevalentemente in riferimento alle caratteristiche dell’ambiente politico moderno.
Polity, politics e policy
Polity: è il sistema politico di riferimento, o spazio delle azioni politiche.
Politics: l’arte della politica, cioè l’azione e la concezione della politica e che avvengono all’interno della polity.
Policy: le misure che vengono prese per raggiungere gli obiettivi politici.
Il concetto di polity va a considerare lo spazio politico e ciò di cui è strutturato, quindi l’insieme di regole che ne determinano la vita e le azioni. Nel percorso storico ci sono molteplici forme che vengono definite con il nome di polity, anche se non sono degli Stati (cronicamente scorretto). La polity è un’unità politica indipendente, ad es. alcune polities sono l’Egitto, la Cina imperiale ecc. dove c’era un sistema di governo, regole da rispettare ecc.
Thomas Hobbes, 1588-1679
Il Leviatano, 1651
Concetti chiave della teorizzazione di Hobbes:
- La persona dello Stato;
- L’idea di Common-wealth (superiore al bene del singolo);
- Lo Stato è la persona che ha il potere sovrano su tutti noi;
- Civil law: “Will and Appetite of the State”.
Primo teorico dello Stato e cerca di darne una descrizione. All’origine del trattato lo Stato viene introdotto come una persona → la persona dello Stato. Uno dei concetti principali associato alla persona dello Stato è il common-wealth → l’idea è quella di mettere la moltitudine all’interno dell’unità dello Stato, che si occupa appunto del benessere di tutti.
Il termine persona fa riferimento al corpo, non ai connotati giuridici, il corpo è fatto da un insieme di parti che interagiscono tra loro e permettono la vita. Persona può essere intesa anche come maschera, cioè la figura teatrale. Lo Stato viene visto, appunto, come un’astrazione che raccoglie gli individui ed è titolare della sovranità → le persone in condizioni naturali vivrebbero in uno status di perenne guerra, perciò decidono di sottoporsi ad un contratto che genera il Leviatano. La legge viene considerata la diretta discendente della volontà del sovrano.
Hobbes cit: “Il leviatano è una persona le cui parole/azioni sono considerate sia proprie che rappresentanti → di un altro uomo oppure ogni altra cosa a cui sono attribuite per realtà o funzione” la presa di posizione del leviatano unisce la verità e la finzione, poiché nel momento in cui esso parla riunisce il pensiero collettivo e parla a nome di tutti.
La problematica dello Stato per Hobbes
Come può lo Stato, una astrazione apparente, essere anche il nome di una persona che fa leggi, punisce criminali, dichiara guerra e pace, e fa tutto ciò che è necessario per preservare la sicurezza delle persone?
- Artificialità/personificazione: lo Stato è un contratto, perciò è artificiale ma si assiste anche ad una personificazione nel momento in cui parla a nome di tutti;
- Azioni attribuite allo Stato: come a qualcuno che agisce a nome nostro: conseguenza diretta della personificazione dello Stato astratto, le azioni sono compiute da persone ma sotto l’ombrello statale;
- Moltitudine che si sintetizza in una unità singolare: stato come garante dell’ordine. Contraddizione tra persona dello Stato → moltitudine vs unità, sintesi forzata. Il contratto è un accordo tra due parti.
Quentin Skinner, 1999
Hobbes si ispira al Digesto di Giustiniano. Idea per la quale un proprietario può affidare la sua proprietà ad un amministratore o a un capitano. C’è una differenza tra il praepotere, cioè l’attività di nominare qualcuno per svolgere una mansione e il praestare, cioè chi sta dietro alle sue azione e assume la responsabilità.
La teatralità dello stato segue termini legali: ad esempio in latino attribuere, che indica attribuire e significa fare in modo che qualcosa appartenga a qualcuno.
L’attore, l’azione e l’autorità → lo Stato è una funzione attribuita dalla moltitudine, gli è stato attribuito il potere dell’azione e assumerà le responsabilità di quelle azioni.
Persona artificiale vs persona naturale: lo stato è una persona artificiale, mentre i governanti sono delle persone naturali e reali, esse devono essere in grado di servire come in una performance di un ruolo legalmente e socialmente riconosciuto.
Secondo Skinner, Hobbes suggerisce che i rappresentanti debbano essere in grado di servire come in una performance di un ruolo legalmente e socialmente riconosciuto.
Binomio di “truly” o “by fiction”: le persone naturali parlano ‘davvero’, ma nel loro ruolo performativo esse devono parlare come se fossero ‘artificiali’. Le istituzioni formalizzano tanti aspetti e compiti dello Stato → quando le persone incorporano dei ruoli istituzionali essi devono comportarsi come viene prescritto dalla legge, cioè parlare come se fossero anch’essi artificiali.
Come vengono autorizzate le azioni dello Stato?
Ogni membro della moltitudine dovrebbe autorizzare lo stato ad agire come sovrano, tuttavia non si può scegliere la cittadinanza (per lo meno in chiave teorica), si nasce soggetti ad una determinata legge e non si esprime nessuna autorizzazione nei suoi confronti, tuttavia, nessuno di questi aspetti viene considerato da Hobbes.
Moltitudine e libertà per Hobbes
I sudditi hanno volontariamente acconsentito a trasferire parte della loro libertà al sovrano – Una volta creato lo Stato, la moltitudine non deve interferire con il volere del sovrano.
Il patto sociale è l’unico momento in cui si crea il consenso e si conferisce allo stato il potere di imporre una legge su di essi, questo è l’unico momento dialettico. Dopodiché il sovrano diventa una sorta di dio mortale, che agisce in nome del bene comune e non deve essere contraddetta → ogni forma di contraddizione porterebbe alla dissoluzione stessa del leviatano ed al ripristinarsi dello status di caos.
La teoria di Hobbes è fortemente favorevole allo “stato assoluto” perché è l’unico modo per uniformare la moltitudine ed evitare la guerra (anche civile).
Giorgio Agamben 2015 → il paradosso della Moltitudine
La moltitudine non è solo un termine politico. La moltitudo diventa popolo solo nella città (Stato) ma, in questo caso, non coincide con il sovrano. Nello stato di natura la moltitudine era dissolta e nel caos più totale.
Prima del patto essa era disunita, momento precedente alla stipula del contratto, anche se uscita dallo stato di natura non si è imposta una legge comune per agire. Si tratta di un insieme di corpi naturali non uniti tra loro. Con la nascita dello Stato, nascono anche il popolo ed il re. I corpi naturali si sono uniti tra loro, diventando un corpo politico, il corpo dello Stato.
Corpi naturali si uniscono per costruire il corpo dello stato → se la moltitudine si fa Stato – identità, è come se lo stato vive in condizioni di perenne Ademia. Guerra civile: si giunge laddove si ha la morte dello Stato, si ritorna alla moltitudine dissolta ed allo stato di natura. La vita all’interno dello Stato è concessa dall’illusione del contratto, e ciò fornisce legittimità allo stesso.
NB: per Hobbes la massima libertà porta alla guerra.
John Locke, Sullo Stato di Natura, Two Treaties of Government 1689
“Per comprendere il potere politico e capirne le origini, dobbiamo considerare qual è lo stato in cui gli uomini vivono naturalmente, il quale è uno stato di perfetta libertà che ordina le loro azioni e dispone delle sue proprietà”.
NB: Stato di eguaglianza = potere e giurisdizione reciproca.
“Nulla è più evidente del fatto che tutte le creature della stessa specie, nate ed esposte agli stessi benefici della natura e le stesse facoltà, dovrebbero anche essere uguali tra loro, senza alcuna subordinazione o soggezione”.
Il rapporto tra stato di natura e stato non è come per Hobbes, per lui lo stato di natura è quello ideale per l’uomo e di massima libertà, cioè lo Stato di natura è fondato sulla legge di natura che obbliga ciascuno a comportarsi secondo di essa. La legge che governa lo stato di natura è la ragione, secondo essa dal momento che gli uomini sono tutti uguali e indipendenti, nessuno porta danno alla vita, alla salute, alla libertà o alla proprietà degli altri uomini.
Per Locke c’è una differenza tra quello che è lo stato di natura e quello di guerra. Lo stato di guerra è una degenerazione dello stato di natura. Secondo la ragione, dal momento che gli uomini sono tutti uguali e indipendenti, nessuno porta danno alla vita, alla salute, alla libertà o alla proprietà degli altri uomini.
NB: Locke fa una riflessione sullo Stato di natura e lo Stato di guerra, presentandone le differenze. Mentre per Hobbes la differenza tra stato di natura e stato di guerra non ha senso, per Locke il secondo è una degenerazione/corruzione del primo. La corruzione dello stato di natura, perfetto, deriva dalla perdita della ragione degli uomini. Di conseguenza, lo stato è visto come una necessità (non ideale) di autorità per mettere fine allo stato di guerra. In sé esso rappresenta un ulteriore allontanamento dalla condizione ideale per l’uomo, ovvero lo stato di natura.
Confronto tra Hobbes e Locke
Hobbes fa parte della tradizione realista:
- Stato di natura: homo homini lupus;
- Patto sociale;
- Stato come limitazione della violenza in cambio della sicurezza.
Locke, tradizione liberale:
- Stato di natura: condizione ideale per l’uomo;
- Massima libertà;
- Stato e autorità: conseguenza dello stato di guerra;
- Stato di guerra: perdita della ragione (cioè legge di natura).
La differenza di base sta nella concezione dell’uomo e della sua natura, ecco perché si ha una presa di posizione così diversa, per Hobbes la natura umana è malevole ed incapace alla convivenza pacifica mentre per Locke l’uomo è dotato della ragione, è la caratteristica che lo distingue dagli altri esseri animali, perciò la ragione è la condizione naturale degli uomini.
15/11 Weber: Stato come monopolio legittimo della forza
Bourdieu: Stato come monopolio della forza simbolica (non coercitiva).
Weber → Razionalizzazione del potere e la formazione della burocrazia. Lo stato: unità della modernità politica.
NB: attenzione differenza terminologica
Polity: unità interdipendenti ma separate e autonome.
Stati: polity dove un singolo centro di potere ha affermato il suo diritto esclusivo al controllo e all’impiego dell’attività del mezzo ultimo politica – la violenza organizzata – su un territorio definito.
Criteri per poter parlare di Stato
- Territorialità: è uno degli elementi più significativi dello stato, la relazione fra stato e territorio è una relazione intima. Il Giurista Santi Romano dice: “lo stato non ha tanto un territorio, piuttosto è un territorio”, questo perché il territorio delimita lo “spazio” della sovranità ed è una forma di polity in grado di «mantenere l’ordine» su un dato territorio, sopprimendo qualsiasi sfida interna che potrebbe emergere rispetto al proprio monopolio della violenza legittima;
- Sovranità: per ogni stato, essere sovrano significa non riconoscere alcun potere superiore a sé stesso. Lo stato prende parte politica solo ed esclusivamente su proprio mandato, impegna le proprie risorse, agisce di propria iniziativa e a proprio rischio. Esso è il solo giudice dei propri interessi e si assume l’intera responsabilità per il perseguimento di quegli interessi, a cominciare dalla propria sicurezza. In quanto sovrano, lo stato mantiene ultima autorità sul territorio (e pertanto sulla popolazione che vi risiede) e non deve accettare interferenze da parte di altri nei suoi affari domestici;
- Pluralità: l’ambiente politico moderno consiste in una pluralità di stati territorialmente distinti. C’è un mutuo riconoscimento: ciascuno di essi presuppone l’esistenza di tutti gli altri ed è in principio il loro eguale. Al di sopra degli stati non esiste un livello di autorità più elevato. Per questo, gli stati tendono necessariamente a considerarsi l’un l’altro come potenzialmente ostili, come minacce incombenti alla propria sicurezza;
- Relazione con la Popolazione: lo Stato è il potere sopra una popolazione, ha la capacità di impartire comandi e si aspettano obbedienza. Ma la relazione è soggetta ad un’Asimmetria: l’esistenza stessa degli stati implica una forma di ineguaglianza sociale tra individui che esercitano il governo (una minoranza) e individui soggetti a esso (la grande maggioranza). La popolazione non è percepita come una mera demografica, ma come un popolo. In quanto tale, essa intrattiene una relazione più significativa, più intima, si potrebbe dire costitutiva, con lo stato stesso. Questa complementarità è una mistificazione ideologica, mentre per Karl Marx la nazione come comunità è «una illusoria».
Lo Stato come polity
Lo Stato è una polity ed è il simbolo della comunità politica → gli Stati della comunità internazionale si assomigliano, ci è stato un processo di universalizzazione dello Stato, molto lungo perché parte dal 1500-1600 e continua fino al post 2WW. Gli stati pian piano si imitano, definendo strutture simili con caratteristiche simili, il che non vuol dire che non ci sono peculiarità sostanziali. Si tratta di unità interdipendenti ma allo stesso tempo separate ed autonome (criterio di sovranità).
L’esercizio della violenza (politica) è inscindibile dallo Stato, il monopolio assoluto della violenza è un mito, di recente si è vista una pluralizzazione della violenza → non si fa riferimento a quella criminale, lo Stato può imporre le leggi, può forzare gli individui ad adottare determinati comportamenti e usare l’esercito per difendersi (ed attaccare), ma ad oggi si assiste ad una privatizzazione della violenza (laddove autorizzata dallo Stato stesso). Lo Stato ha iniziato a stipulare delle relazioni con i contractors privati perché scaricano la responsabilità, in modo da mantenere una certa “integrità morale”, inoltre le compagnie spesso sono locali e conoscono molto bene il territorio su cui andranno ad operare, ottenendo risultati più efficienti.
ES. USA che fa torturare prigionieri in Egitto.
Elementi cardine dello Stato
- La territorialità è uno degli elementi cardini dello stato.
- Il secondo elemento cardine è dato dalla sovranità: non si riconoscono poteri superiori ad esso, essa è sia interna che esterna, lo Stato è un ente originario che trova il fondamento in sé stesso e nella sua costituzione, non ha poteri superiori.
Principio Westfaliano della sovranità → il mutuo riconoscimento della sovranità.
Pluralità → l’ambiente politico moderno consiste in una pluralità di stati distinti, il mutuo riconoscimento presuppone un principio di eguaglianza, riconoscersi a vicenda funge sia da legittimazione che tutela. Il riconoscimento ambisce a bloccare le rispettive mire espansioniste, ridurre i comportamenti ostili in favore di una maggiore sicurezza nazionale ed internazionale.
Relazione con la popolazione → senza una comunità con cui ha una relazione lo Stato non esiste. C’è una forma di inuguaglianza in questa relazione, che è asimmetrica, uno impartisce e l’altro ubbidisce, altrimenti viene meno il criterio di autorità e sovranità interna. La popolazione ha valenza costitutiva per lo Stato, è complementare ad esso.
L'importanza dell'ordinamento giuridico
In tutte le società, la legge ha svolto due funzioni:
- Reprimere comportamenti antisociali
- Ripartire fra gruppi o individui l’accesso e l’utilizzo di risorse materiali.
Nel mondo occidentale, tuttavia, la legge è stata destinata a un terzo uso: fondare polity, implementare decisioni di natura politica, istituire agenzie e uffici pubblici, organizzare e controllare le loro operazioni.
Definizione Max Weber Stato: ordinamento amministrativo-legale modificabile tramite la legislazione, staff amministrativo il cui comportamento è regolamentato, lo Stato afferma sui cittadini la sua autorità all’interno del proprio territorio che costituisce l’area di legislazione, ma anche ai non cittadini che risiedono in quello stato e che in esso adottano dei comportamenti scorretti. → Ha il monopolio della forza legittima e può scegliere esso se delegarlo o meno forza importante ma non è un criterio assoluto.
Organizzazione centralizzata dello Stato
Costituzione:
-
Teorie delle scelte collettive
-
Teorie dello Stato
-
Teorie recenti attenzione
-
Teorie del cinema/Storia delle teorie del cinema