RIASSUNTI E SCHEMI TEORIE E TECNICHE DEI TEST
1. Test nell’indagine della personalità
Introduzione ed evoluzione storica dei test
L’utilizzo della quantificazione, di prove ed esperimenti oggettivamente controllabili
hanno consentito alla psicologia di svilupparsi come una disciplina autonoma, ma
allo stesso tempo si rese necessario tutelare una specificità della psicologia rispetto
oggetto
alle altre scienze “esatte”: bisognava perciò definire un della ricerca
metodo
(funzioni psichiche e caratteristiche comportamentali dell’uomo) e un da
assumere per trattarlo (il metodo dei test o reattivi psicodiagnostici, che rispondeva
a tre bisogni fondamentali: necessità di avere degli strumenti con le stesse
caratteristiche delle scienze per eccellenza, esigenza di individuare mezzi rapidi e di
facile applicabilità per rispondere alle richieste di risoluzione di problemi pratici
rivolte alla psicologia, desiderio di disporre di strumenti più oggettivi).
test di personalità
Con il termine si indicano quegli strumenti che misurano le
caratteristiche emotive, motivazionali, interpersonali e di atteggiamento di un
individuo, distinte dalle sue abilità intellettive. Il prototipo dei questionari di
Personal Data Sheet
personalità è rappresentato dal elaborato da Woodworth.
La possibilità di applicazione su larga scala e la facilità di somministrazione
determinarono l’utilizzo di questi strumenti per scopi civili che hanno visto la loro
maggior fioritura nel ventennio 1920-40, durante questo periodo vennero compiuti
numerosi sforzi per giungere ad una più precisa definizione dei costrutti indagati che
l’analisi fattoriale
portò all’utilizzo di un metodo statistico: utile per la
determinazione di tratti relativamente indipendenti e maggiormente responsabili dei
test proiettivi
risultati di un test. Nello stesso periodo cominciarono a diffondersi i
che, pur presentando fragilità e carenze dal punto di vista psicometrico, suscitarono
interesse in ambito clinico.
La rapidissima diffusione dei test e il loro uso indiscriminato determinarono, nella
seconda metà degli anni 50’, le prime manifestazioni di disagio da parte
dell’opinione pubblica americana (considerava i test intrusivi e come uno strumento
di potere politico, movimento anti-test) e nel 1960-70 numerose pubblicazioni
cominciarono a criticare la scarsa consistenza dei test, l’uso non sempre corretto e la
carente preparazione professionale degli psicologi che utilizzavano gli strumenti. Gli
psicologi quindi si occuparono in primo luogo di valutare gli effetti sociali del testing
psicologico elaborando norme etiche ed indicazioni per un uso corretto degli
strumenti, dopo di che si sforzarono di costruire strumenti più precisi sia sul piano
psicometrico che su quello delle modalità d’uso (ogni strumento ha le sue peculiarità
e misura aspetti differenti). Per quanto riguarda le tecniche proiettive, vi è stato un
attento lavoro di ricerca rivolto ad ottenere valide conferme empiriche per il loro
metro di misurazione.
Si arriva così a definire una chiara conoscenza mediante test psicologici:
Informazioni selezionate mediante degli stimoli standardizzati (identici per
tutti i soggetti da valutare, presenti nello stesso ordine, selezionati e verificati
nella loro attendibilità e validità)
C’è controllo sui fenomeni proiettivi attraverso controllo sugli stimoli,
standardizzazione delle istruzioni e dei setting di somministrazione.
L’autore del test organizza le informazioni in base alle differenze di intensità
che sono rigorosamente quantificate in rapporto a modelli matematici teorici
In definitiva i test vogliono essere strumenti che misurano in modo attendibile e
valido campioni di comportamento, riassumono la prestazione dell’esaminato (la
quantità o la qualità della caratteristica psicologica) mediante numeri o
classificazioni.
Per quanto riguarda le finalità e l’ambito dei test psicologici, Gregory ne ha
distinte 5:
Classificazione->
1) insieme di procedure finalizzate ad assegnare una persona ad
una categoria piuttosto che ad un’altra, come nel caso del collocamento
Diagnosi e progettazione di un trattamento ->
2) 3) si tratta di determinare la natura
e la fonte del comportamento anormale per poi classificare il comportamento
all’interno di un sistema diagnostico, ciò sta alla base di ogni trattamento
4) Autoconoscenza
5) Valutazione di un programma di intervento (educativo o sociale progettato per
fornire dei servizi atti a migliorare le condizioni di vita della comunità)
6) Ricerca-> il test aiuta ad avere sempre più garanzie che gli strumenti siano
affidabili e validi per misurare i costrutti psicologici studiati nella ricerca teorica o
applicativa. individuali
In ultima analisi i test possono essere o (come nel caso dell’uso
collettivi
clinico/psicopatologico o nei test attitudinali) o (come nel caso in cui
vengano usati nel sistema delle organizzazioni)
Le teorie sulla personalità (libro grande)
Si definisce “personalità” l’insieme delle caratteristiche psichiche e del
comportamento di un individuo che rimangono tali nella molteplicità e diversità delle
situazioni ambientali in cui si esprime e si trova ad operare. Per quanto riguarda una
teoria della personalità,
definizione di invece, ogni autore ha fornito il suo apporto in
questo ambito, sempre diverso. Quello che in assoluto accomuna tutte le teorie di
personalità è lo studio dell’individuo nella sua totalità, ciò che cambia è lo scenario
in cui l’individuo viene analizzato. Le teorie di personalità che stanno alla base degli
strumenti testologici sono:
Sistema empirico-intuitivo: i primi questionari costruiti secondo queste
finalità si rifanno all’esperienza clinica e alla letteratura raccolta (personal data
sheet); questi strumenti però avevano qualche difetto, come la frange presenza
di falsi negativi o falsi positivi, o il fatto che gli item fossero così espliciti da
rendere facile la falsificazione delle risposte, ma con l’aggiustarsi di questi difetti
Hartway costruì il più celebre questionario di personalità: l’MMPI
Teoria dei Cinque Grandi Fattori: alla base di questo modello si trova la teoria
tratti
dei dove il tratto è una caratteristica di personalità che varia da individuo
ad individuo rendendolo unico, è considerato un attributo stabile e duraturo, un
unità di comportamento coerente con valore predittivo (da distinguere dagli
stati); strettamente legato allo studio dei tratti è l’analisi fattoriale che diventa il
metodo di analisi dei test di questo tipo. Molti autori hanno affrontato il tema dei
tratti e passando da Allport (tratti cardinali, centrali e secondari e teoria del
proprium), per Eysenck (tre dimensioni di personalità: nevroticismo.stabilità,
introversione-estroversione, psicoticismo-controllo degli impulsi) e infine per
Cattell (16 tratti fondamentali distinti in tratti dinamici, di abilità e di
temperamento), si è arrivati alla conclusione che il numero sufficiente per
descrivere la struttura dei tratti di un individuo fosse 5 e da qui nacquero i test
fondati sui Big Five: fattore estroversione (energia), fattore amicalità, fattore
coscienziosità, fattore stabilità emotiva, fattore di apertura all’esperienza.
Tecniche proiettive: i metodi proiettivi consentono un’investigazione dinamica
e globale della personalità considerata come una totalità in evoluzione i cui
elementi costitutivi sono in relazione tra di loro; consistono nella presentazione di
stimoli poco strutturati o ambigui e il compito del soggetto è di interpretare
questi ultimi rivelando così la propria personalità in quanto modella le sue
produzioni personali secondo le disposizione della matrice attiva della sua
personalità. Le basi teoriche delle tecniche attive si ritrovano nel filone della
psicologia della percezione (con la Gestalt secondo cui il comportamento è
determinato dal campo psicofisico ovvero un insieme organizzato di tensioni e
spinte e dalle distorsioni percettive, con Rogers e la teoria della percezione del
sé secondi cui ogni individuo tende all’autorealizzazione ed ha la potenzialità di
crescere psicologicamente sano, e con la teoria dei bisogni di Murray) e nel filone
psicoanalisi
della con particolare riferimento ai meccanismi di difesa, ognuno dei
quali è riscontrabile attraverso le risposte date ai test.
Valutazione della personalità e scelta del test
La valutazione della personalità sta al centro della diatriba tra i sostenitori della
tradizione psciometrica e i fautori della tradizione clinica che si differenziano per i
metodi utilizzati per la comprensione dei comportamenti umani, ma tra i due
dovrebbe esserci una costruttiva e reciproca stimolazione.
Nel contesto clinico i test vanno utilizzati quando il loro impiego fornisce
informazioni utili per valutare quantitativamente e qualitativamente condizioni
momentanee o durevoli del funzionamento psichico di un individuo, ma anche per
rilevare tratti di personalità che possono essere predittivi di comportamenti o
risorse interiori
sintomi futuri, inoltre i test consentono l’individuazione di quelle che
possono essere mobilitate in un eventuale trattamento.
Nel processo della consultazione diagnostica, l’applicazione del test non è
un’operazione a sé stante, ma si inserisce all’interno della relazione emotiva tra lo
psicologo e il soggetto che vive la prova come una parte della comunicazione, con la
chiara motivazione di essere aiutato e compreso, il diagnosta deve perciò riuscire a
creare un ambiente nel quale il soggetto possa sentirsi a proprio agio e libero di
esprimersi.
La scelta degli strumenti è legata al caso oggetto in esame e alle finalità della
batteria di test
consultazione. La scelta di selezionare una è legata alla necessità di
rilevare dati che riguardano aspetti diversi e, nello stesso tempo, alla possibilità di
utilizzare un materiale stimolo che rappresenta situazioni differenti in grado di
sollecitare soluzioni caratterizzate da un personale modo di pensare, di sentire e di
comportarsi. misure
In generale gli strumenti di valutazione della personalità sono differenziati in:
autodescrittive (come inventari e test che sono denominati test obiettivi in quanto
prevedono metodi applicativi, modalità di risposta e d’interpretazione di risultati
standardizzati e quindi oggettivi, infatti comprendono una serie di domande o item
che nascono da un modello teorico di riferimento, formulate in termini chiari; sono
tecniche
gli strumenti più facilmente impiegabili nella pratica professionale) e
proiettive (associazioni, costruzioni di storie, completamento di frasi, esecuzione
grafica; hanno scarsa strutturazione degli stimoli presentati e ciò consente una certe
libertà nelle risposte, nei procedimenti proiettivi il soggetto struttura attivamente e
spontaneamente un materiale non strutturato rivelando così i principi della sua
struttura psicologica caratterizzata da tutto ciò che il soggetto si porta dietro, dalla
storia della sua vita, i suoi aspetti strutturali e dinamici; la scarsa strutturazione
degli stimoli rende più difficile falsificare le risposte così che vengano demolite le
barriere difensive del soggetto che sposta l’attenzione da sé, sono i test più
conosciuti ed applicati in molteplici settori, i livelli previsti per la loro valutazione
comprendono l’analisi globale dei risultati, che tiene conto delle caratteristiche del
soggetto e del contesto in cui la prova si inserisce, quindi anche il rapporto con il
diagnosta, e l’analisi dettagliata degli indici e delle interconnessioni esistenti tra gli
stessi)
Attendibilità e Validità dei test
Per quanto riguarda l’attendibilità si è sempre misurata seguendo le
direttive di quella che è la Teoria Classica dei Test (TCT). In particolare, in un
test-retest
primo metodo essa è stata calcolata attraverso il (due
somministrazioni dello stesso test ad una certa distanza di tempo), oppure
forme parallele
essa è studiata attraverso le (somministrazione agli stessi
soggetti di due diversi test che però misurano lo stesso costrutto, hanno la
stessa media, varianza e intercorrelazione tra gli item così che si controlli il
grado di equivalenza delle due forme). Tuttavia nella pratica psicologica, dove
è quasi impossibile replicare perfettamente una misura precedente o
possederne una forma parallela, si preferisce misurare l’attendibilità secondo
altri metodi, come quello del grado di coerenza interna (l’attendibilità
dipende dalla concordanza delle informazioni presenti negli item), i metodi
l’Alfa di Cronbach
empirici più usati sono (quando gli item prevedono risposte
coefficiente KR20 di Kunder e Richardson
alternative) e il (quando gli item
sono dicotomici), entrambi i metodi misurano l’attendibilità confrontando la
somma delle varianze dei singoli item con la varianza del punteggio totale
nel test. split half
Un altro metodo empirico di studio dell’attendibilità e lo
(correlazione tra le due metà di un test, solitamente la divisione è tra item
formula profetica di
pari e dispari), che in alcuni casi va corretto utilizzando la
Spearmann-Brown.
L’attendibilità, però, va misurata anche in termini di possibili errori derivati
attendibilità inter-siglatore
dai somministratori, per questo si parla di (codifica
di uno stesso protocollo da parte di due ricercatori indipendenti) o controllare
coefficiente Kappa di
l’accordo tra siglatori attraverso vari indici come il
Cohen, il phi o l’indice di accordo G. Per interpretare questi coefficienti non
esistono regole statistiche, ma si segue una regola pratica secondo cui:
Valori inferiori a 0,60 sono ritenuti inadeguati
Valori tra 0,60 e 0,70 sono ritenuti sufficienti
Valori tra 0,70 e 0,80 sono ritenuti discreti
Valori tra 0,80 e 0,90 sono ritenuti buoni
Il grado che si decide di accettare dipende dall’uso di quel test.
Va ricordato, però, che negli ultimi anni la TCT è stata criticata in particolare poiché
non precisa il rapporto fra le risposte agli item (quindi l’abilità del soggetto) e il
grado di difficoltà della loro risoluzione. Per ovviare a questo limite è stata proposta
una teoria alternativa: la Teoria della Risposta all’Item (TRI) che permette di valutare
la performance di un soggetto in funzione di un’abilità latente. Secondo la TRI la
posizione rispetto a una determinata abilità è determinata dalle proprietà degli item
che compongono un test, infatti la probabilità che un compito sia svolto in modo
livello di sviluppo di un’abilità specifica (tratto, fattore o
corretto dipenderebbe da:
abilità latente) parametri rappresentati dalle caratteristiche psicometriche degli
e da
item, quindi -> livello di difficoltà (a), livello di discriminazione dell’item (b)
e incidenza del caso o guessing (c). In sostanza, secondo la TRI una persona in
grado di rispondere correttamente a un item posto a un determinato livello di
difficoltà dovrebbe avere una maggiore probabilità di rispondere correttamente a
tutti gli item che presentano un livello di difficoltà inferiore: è proprio la complessità
dell’item superato dal soggetto che ha una funzione di guida nella collocazione del
soggetto stesso rispetto all’abilità latente che si intende misurare.
RICORDA: nella TCT il punteggio viene interpretato attraverso il confronto con il
campione standardizzato su cui sono state calcolate le norme del test, mentre nella
TRI il confronto viene effettuato con gli item.
Per quanto riguarda la validità ci si riferisce alla capacità di un questionario
di misurare effettivamente la variabile concettuale che si intende misurare.
La validità è multidimensionale e, in particolare, si articola in:
1. Validità di contenuto: si riferisce alla misura in cui uno strumento
contiene un campione rappresentativo del comportamento che si ritiene
esprima il concetto che si vuole studiare empiricamente.
2. Validità interna: si riferisce al grado con cui gli item che compongono
un test misurano lo stesso costrutto (elevata intercorrelazione)
3. Validità di criterio: è realizzata quando è soddisfatta la relazione
teorica tra il test e una o più misure o osservazioni. Questa può essere ->
concorrente (capacità del costrutto oggetto di misura di spiegare
l’andamento dei soggetti al criterio di riferimento misurato
concorrentemente), predittiva
4. Validità di costrutto: grado con cui un test misura il concetto teorico
che è alla base della costruzione dello strumento. Può essere scomposta
convergente (accordo tra misura considerata e altre misure dello
in ->
stesso costrutto), discriminante (distanza tra misura considerata e
misure di costrutti differenti).
RICORDA: L’APA ha suddiviso i test in base a tre livelli di complessità, A,
B e C che richiedono differenti livelli di addestramento da parte
dell’esaminatore; in particolare al livello A sono collocati gli strumenti
carta e matita che possono essere somministrati, codificati e interpretati
con un minimo di addestramento da parte del somministratore, al livello
B appartengono quei test in cui si richiede una conoscenza della
costruzione del test e una preparazione in statistica e in psicologia
men
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti completi di Teorie e tecniche dei test
-
Riassunto esame Teorie e tecniche dei test e analisi dei dati, prof. Innamorati, libro consigliato teorie e tecnich…
-
Domande Esame Teorie e Tecniche dei Test, prof Pezzuti, libro consigliato Teorie e Tecniche dei Test e altri
-
Teorie e tecniche dei test - Appunti dettagliati per sostenere l'esame