Teoria e pratica dei test - Innamorati
Cap. 1 - I test nella valutazione psicologica, un inquadramento generale
Definizioni I. Il punto di vista del soggetto
Ogni individuo è caratterizzato da "tratti disposizionali", da un "livello intellettivo" e da un "profilo cognitivo", i quali interagiscono dinamicamente a formare la "personalità" di un individuo, delineandone le caratteristiche psicologiche complessive, le quali possono essere sia comuni tra individui, sia relative a un unico individuo. Esiste in ogni individuo un insieme di caratteristiche psicologiche che perdurano nel tempo pur con il variare delle contingenze di rinforzo:
- Tratti: aspetti stabili della personalità; possono essere concepiti come differenze relativamente stabili nella tendenza specifica degli individui a percepire il mondo in un dato modo e nella disposizione a reagire e a comportarsi in maniera peculiare e con una regolarità prevedibile.
- Stato: aspetto transitorio dell’individuo, dipendente da eventi contingenti.
Il tipo è il primo tentativo di sistematizzazione descrittiva della personalità, il quale rende possibile la classificazione per inclusione di un individuo in una categoria predefinita. Questo approccio, il quale non permette di considerare la possibilità che un individuo partecipi a più tipi, è stato sostituito nel corso del tempo da quello che fa riferimento al concetto di tratto, ossia caratteristiche psicologiche che possono essere presenti, combinandosi in vario modo, in ogni individuo. Tratto e atteggiamento sono concetti diversi, dove entrambi sono disposizioni alla risposta, ma gli atteggiamenti hanno un grado minore di generalità.
Definizioni II. Il mondo visto dalla parte della tecnica
Test psicologico: tecnica, implicante un complesso di norme, idonea per collocare un individuo, relativamente a una specifica caratteristica psicologica, rispetto a un gruppo di riferimento. Esso si distingue da altre tecniche di indagine psicologica (osservazione, colloquio, intervista, questionario…) per:
- Uniformità di contenuto e delle modalità di presentazione per tutti i soggetti;
- Costanza delle regole di codifica delle risposte dei soggetti;
- Interpretazioni simili per risultati simili ottenute da soggetti diversi.
Replicabilità e accuratezza definiscono complessivamente il grado di affidabilità di un test.
Classificazione dei test psicologici
Criteri di classificazione dei test psicologici:
- Materiale di cui sono costituiti (carta e penna, immagini presentate via video…);
- Modalità di somministrazione (individuale, collettiva…);
- Tipo di informazioni che forniscono;
- Caratteristica psicologica che mirano a valutare;
- Approccio d’ispirazione.
Una prima suddivisione:
- Test di livello: descrizione degli attributi psicologici presenti a diverse età in un ampio campione della popolazione: lo scopo è quello di rilevare se il soggetto in esame presenta o meno precise caratteristiche presenti nella popolazione di riferimento degli individui della sua stessa età. Esempi: test di intelligenza; test di livello psicomotorio e psicosociale.
- Test di sviluppo: fanno riferimento a uno specifico livello teorico che guida l’interpretazione dei risultati ottenuti dal soggetto. Esempi: test che valutano lo sviluppo cognitivo (prove piagetiane) oppure lo sviluppo affettivo-relazionale (teoria dell’attaccamento di Bowlby).
- Questionari descrittivi e auto-descrittivi riferiti a criteri esterni: (questionario = strumento replicabile e accurato con un grado minimo di affidabilità); un osservatore o il soggetto stesso segnalano la presenza o meno di sintomi secondo un elenco degli stessi. Esempio: MMPI.
- Questionari di personalità sostenuti da teorie strutturali: alla raccolta empirica dell’elenco dei sintomi in un ampio campione della popolazione segue una loro classificazione, effettuata tramite tecniche statistiche multivariate di riduzione della dimensionalità come l’analisi fattoriale, mirate a raggrupparli in relazione a specifici tratti che il soggetto in esame può presentare in diverso grado e che ne caratterizzano la personalità complessiva.
- Test oggettivi di personalità: si distinguono dai questionari precedentemente descritti perché si riferiscono ad un aspetto ristretto della personalità piuttosto che al suo complesso, e per il fatto che quest’aspetto è sempre ignoto al soggetto in esame.
- Tecniche proiettive: l’approccio è fenomenologico e la logica è quella dell’implicazione significante (interpretazione di stimoli ambigui). Es: test di Rorschach; test di appercezione tematica; test del disegno della figura umana (prevede tecniche espressive non verbali); completamento di storie (tecniche espressive verbali).
Classificazione dei test in base al tipo di prestazione richiesta:
- Test di massima performance: mirano a determinare la prestazione massima che un individuo può dare in un specifico ambito (es: test di intelligenza);
- Test di tipica performance: ci si prefigge di conoscere preferenze, interessi, abitudini, predisposizioni o aspetti della personalità dell’individuo: valutano il comportamento “tipico” dell’individuo.
Uno strumento testistico è autovalutativo se il compilatore è anche il soggetto del test; è eterovalutativo se al compilatore è richiesto di riferirsi a un altro individuo.
L’adozione di batterie di test nasce dall’esigenza di ottenere una focalizzazione multidimensionale complessa del soggetto in esame; esse prevedono a monte un procedimento valutativo dello strumento. Che permette di ponderare l’effetto dell’ordine di somministrazione dei singoli test e fornisce indicazioni sulle loro interrelazioni.
Premesse alla base della valutazione psicologica
La conoscenza psicologica permessa dai test è esplicitata all’attore come valutazione ed è caratterizzata dall’essere replicabile e circoscritta nel tempo. La valutazione psicologica tramite test è una tecnica di indagine che rientra a pieno titolo in un approccio comportamentale ed è quindi idonea allo studio dell’oggetto della psicologia nel suo complesso, includendo anche lo studio dell’esperienza soggettiva.
L’oggetto della psicologia è adatto ad una descrizione politetica. Nelle logiche politetiche una caratteristica è definita dall’appartenenza a diverse categorie tra loro embricate.
Si possono distinguere un orientamento idiografico, se teso alla conoscenza di eventi circoscritti nello spazio e nel tempo, e un orientamento nomologico, quando l’obiettivo è la generalizzazione della conoscenza al di là delle contingenze spazio-temporali. Così l’interesse dello psicologo può essere centrato solo sulle caratteristiche peculiari della persona che ha di fronte (orientamento idiografico), o invece può tener conto di tratti comuni o differenziali diversi tra individui o gruppi di individui (orientamento nomologico). Inoltre, si possono cercare nessi causali tra eventi in un’ottica di spiegazione dei fenomeni psicologici, o si può mirare ad una comprensione della vita psichica astenendosi dalla sua spiegazione causale.
La valutazione psicologica tramite test risponde a queste diverse esigenze proponendo una serie di soluzioni intermedie.
Assunti, vincoli e possibilità della valutazione psicologica tramite test
Ad eccezione di alcune tecniche proiettive che si basano su analisi qualitative, i test sono generalmente caratterizzati da un’analisi quantitativa, mirata a fornire una valutazione della caratteristica psicologica considerata. Una caratteristica psicologica che possa essere quantificata è detta attributo psicologico.
Secondo la teoria classica, qualsiasi misurazione è il risultato di una componente vera e una componente di errore, dovuta a uno o più elementi casuali che distorcono la misurazione. Tali elementi possono essere:
- Interni al soggetto (condizioni psicologiche momentanee…);
- Relativi al test (imprecisioni del controllo e/o delle consegne…);
- Connessi alla situazione (disturbi fisici esterni).
Formula della teoria classica della misurazione: P0 = Pv + Pe
- P0 = punteggio osservato nel test
- Pv = punteggio vero
- Pe = componente del punteggio dovuta all’errore di misurazione
La formulazione in termini di somma della componente vera e di quella di errore può essere però ingannevole, e questo rappresenta il principale vincolo della valutazione psicologica quantitativa tramite test. La valutazione psicologica quantitativa tramite test va distinta dalla valutazione psicologica complessiva dell’individuo: la prima è un’operazione centrata sul test che ha lo scopo di ottenere indicazioni dai dati da esso resi disponibili; la seconda è una strategia “globale”, centrata sulla persona.
Un test psicologico è solo una constatazione che non spiega, ma va spiegata e che assume significato solo entro una configurazione di insieme e va quindi integrato con informazioni provenienti da fonti diversificate.
Uso e abuso dei test psicologici
- La situazione del test elicita nelle persone atteggiamenti di acquiescenza ed oppositività che falsano i risultati;
- Il risultato ottenibile dalla persona sottoposta al test psicologico è inficiato dall’ansia “da prestazione”.
Pregiudizio di conformità:
- Sul piano culturale (non idonei per minoranze etniche e linguistiche);
- In relazione all’età (ad es. uso di test per adulti indebitamente somministrato ad adolescenti o anziani);
- Rispetto alla componente patologica (test sviluppati per la popolazione “normale” somministrati a persone con patologie psichiche).
I test sono basati su una soglia di esclusione e pertanto non proteggono da due tipi di rischi:
- Ammettere persone che falliranno (falsi positivi);
- Escludere persone che avrebbero avuto successo (falsi negativi).
Cap. 2 - Elementi di statistica psicometrica
Premessa
Escludendo alcune tecniche proiettive, la valutazione psicologica tramite test prevede un’analisi di tipo quantitativo che richiede l’uso di scale psicometriche. Una scala psicometrica è un insieme di item (o ripetizioni o elementi) che possono essere considerati indicatori omogenei rispetto ad una stessa caratteristica psicologica. Ogni item può prevedere:
- Giudizio di presenza/assenza (scelta dicotomica);
- Gradazione della risposta (scelta ordinata);
- Scelta quasi-continua (es: scelta auto ancorante = su un continuum può essere espressa con un segno grafico la propria posizione rispetto a due polarità con significato contrapposto).
A seconda del grado di libertà concesso al soggetto si possono distinguere:
- Item a scelta alternativa (alternativa dicotomica o scelta multipla; in quest’ultimo caso si può distinguere tra “item a scelta forzata” e “non dipendenti” se la preferenza per una opzione comporta l’attribuzione di un incremento di intensità di una caratteristica psicologica potendo penalizzare l’attribuzione di un incremento di intensità rispetto ad un’altra caratteristica psicologica; “item indipendenti”, se le attribuzioni di incremento di intensità non si influenzano a vicenda);
- Item a risposta libera, che non prevedono opzioni predefinite.
Considerando l’aspetto connesso al contenuto informativo, un item a scelta alternativa può essere:
- Semanticamente autonomo: ciascuna opzione ha un proprio significato indipendente dalle altre alternative possibili;
- Parziale autonomia semantica: il significato di ciascuna opzione può essere compreso solo contestualmente a quello delle altre.
L’informazione risultante da una scala a più ripetizioni (multi-item) è maggiormente affidabile rispetto a quella ottenibile da un item considerato isolatamente (attenua l’errore di misurazione). Sommando i valori delle risposte ai singoli item si ottiene un punteggio totale per la scala relativa alla caratteristica psicologica come valutata quantitativamente da uno specifico test; tale procedura prende il nome di scala Likert. In base alla tipologia di item, si possono distinguere diverse situazioni:
- A scelta forzata non indipendente: si ottiene un punteggio ipsativo, caratteristico dei test di prestazione tipica, può essere ottenuto solo con test multidimensionali e può essere trasformato in un punteggio ponderato.
- Item indipendenti o auto-ancoranti: si ottiene un punteggio normativo: questo tipo di punteggio può essere trasformato in punteggio ponderato, si ottiene sia con test di massima prestazione che con test di prestazione tipica e sia con test unidimensionali che multidimensionali (! esprime l’intensità di manifestazione di una caratteristica psicologica di un individuo indipendentemente dalle altre).
Un’alternativa alla procedura additiva è lo scalogramma di Guttman, in cui le ripetizioni componenti la scala totale sono cumulative, in modo tale che la risposta positiva a un item implichi la risposta affermativa anche agli item precedenti (es: laurea-diploma-licenza media ed elementare). La tecnica di Guttman prevede che item logicamente ordinabili lo siano anche in termini psicologici, quella di Likert prevede una relazione diretta e crescente (monotonica) tra ciascun item e la caratteristica psicologica che si vuole valutare. La tecnica di Likert rappresenta la procedura più utilizzata per scalare un test psicologico.
Un test unidimensionale esprime una scala relativa a una sola caratteristica psicologica, un test multidimensionale è composto da diverse sottoscale ciascuna relativa a distinte caratteristiche psicologiche. In ogni caso, il punteggio relativo a una data dimensione può essere considerato idoneo per collocare un individuo rispetto ad un gruppo di riferimento detto campione normativo, dove le caratterizzazioni che assume il punteggio di tale campione in uno specifico test sono dette norme del test:
- Norme per età equivalenti: indicano la prestazione media in un test psicologico di diversi gruppi di riferimento caratterizzati da differenti intervalli di età;
- Norme per grado di competenza: indicano la prestazione media del campione normativo rispetto a livelli progressivi di padronanza in una specifica capacità.
L’affidabilità di una valutazione ottenuta tramite un test psicologico dipende dalle proprietà psicometriche del test. Queste possono essere relative a:
- Attendibilità: (o fedeltà), stabilità e coerenza dimensionale degli item;
- Validità: relativa sia all’adeguatezza del test per la caratteristica psicologica bersaglio, sia alla sua congruenza rispetto a un criterio di confronto esterno, sia all’accuratezza con cui rappresenta il costrutto teorico che lo ispira.
Popolazioni e campioni
Popolazione: insieme finito o infinitamente ampio di tutti gli N elementi (o membri) che presentano le stesse caratteristiche. Campione: sottoinsieme di n elementi che appartengono a una popolazione.
Quando si colgono relazioni tra i membri di una popolazione o di un campione se ne dà una rappresentazione concretizzata per mezzo di:
- Parametri: se riferiti a una popolazione;
- Indici statistici: se relativi a campioni.
Il campionamento consiste nella selezione di un gruppo di elementi dalla popolazione. Un campione si dice rappresentativo quando gli indici statistici che ne descrivono le caratteristiche sono distribuiti in modo simile ai parametri della popolazione da cui è stato estratto.
Livelli di misurazione
Secondo la partizione di Stevens, esistono quattro livelli a cui è possibile misurare dei dati e ad essi corrispondono:
- Scale nominali: il più basso livello di misura. Permette solo di assegnare eventi all’una o all’altra di diverse categorie (proprietà: equivalenza tra elementi di una stessa categoria e non equivalenza tra quelli di categorie diverse). Una variabile nominale può essere rappresentata con un grafico a barre. Se il livello di misurazione della variabile è nominale, può solo essere calcolata la moda (Mod)! valore più frequente della distribuzione. Un indicatore di dispersione per questo caso è il numero delle categorie di equivalenza (n.c.E.), corrispondente al numero dei livelli della variabile con frequenze diverse da zero.
- Scala ordinale: le categorie sono ordinate ma non è possibile dare una valutazione della distanza tra esse. Una variabile ordinale può essere rappresentata con un grafico a barre.
- Scale a intervalli e a rapporti equivalenti: la differenza tra le diverse classi è costante; nella prima non è presente lo zero assoluto mentre nella seconda si. Le misurazioni su questi due livelli sono anche dette cardinali o quasi-cardinali, perché per esse possono essere adottate operazioni applicabili tra numeri. Le variabili di questo tipo possono essere rappresentate attraverso un istogramma o un poligono di frequenza.
Descrizione di una distribuzione
Esistono due tipi di grandezze misurabili: quelle che assumono un valore costante e quelle che variano. Queste ultime sono dette variabili. Qualsiasi variabile assume una distribuzione nel campione o nella popolazione su cui è stata misurata. Una distribuzione può essere rappresentata graficamente. La forma della distribuzione dipende dalle caratteristiche della variabile considerata. Esistono due tipi di distribuzione:
- Continua: rappresentata con una curva su un piano cartesiano, dove sull’asse orizzontale troviamo le classi e su quello verticale le frequenze.
- Discreta: rappresentata con un grafico a barre, dove l’altezza delle barre è proporzionale alla frequenza delle osservazioni.
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