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T.T.T teorie e tecniche dei test

La nascita dei test e la loro evoluzione

La nascita dei test e la loro evoluzione nasce dalla necessità di quantificare perché la nascita della psicologia è stata data dal potersi paragonare alle scienze esatte. La necessità di quantificare ha consentito alla psicologia di staccarsi dalla filosofia e di potersi confrontare con le scienze più quantificabili ed esatte. Il metodo dei test acquista un carattere specifico per la costituzione della psicologia come scienza autonoma.

Bisogni fondamentali soddisfatti dai test

I test rispondono alla necessità di rispondere a tre tipi di bisogni fondamentali:

  • Avere a disposizione strumenti che presentassero le caratteristiche delle scienze per eccellenza
  • Esigenza di individuare mezzi rapidi e di facile applicabilità per rispondere alle richieste esterne (Binet)
  • Desiderio di disporre di strumenti oggettivi per limitare l'ansia determinata dalla problematicità della realtà

Quando si fa una valutazione psicodiagnostica ci atteniamo rigorosamente ai test e quanti chiamano, ma dobbiamo anche attenerci ad aspetti qualitativi (cos'è successo nella storia della vita del signor Rossi che gli ha fatto manifestare quel disagio?) – accenni all'approccio idiografico e monografico.

Nel nostro lavoro dobbiamo integrare l'utilizzo degli strumenti col mettere insieme tutti i dati raccolti (anche il non verbale) e soprattutto il significato clinico che il risultato del test può avere.

Definizione di test

Un test psicologico consiste essenzialmente in una misura obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento. Standardizzare vuol dire creare le norme affinché lo strumento utilizzato possa essere applicato in modo univoco e corretto, quindi risultare valido.

Ci sono dei test che sono stati standardizzati per gli adulti e altri per gli adolescenti (MMPI-II per adulti mentre si usa MMPI-A per gli adolescenti). La scala WAIS per gli adulti, la scala WISC per gli adolescenti, il TAT, c'è la versione per adulti e quella per bambini.

I test di personalità sono "strumenti che misurano le caratteristiche emotive, motivazionali, interpersonali e di atteggiamento di un individuo, distinte dalle sue abilità intellettive".

Storia dei test mentali

Cattell (1890) ha introdotto prove o test mentali che misuravano le reazioni psicofisiche e i processi cognitivi elementari. Il primo a capire che, oltre a misurare le reazioni psicofisiche e il tempo di reazione, si poteva riflettere sulla possibilità di misurare processi cognitivi elementari.

Le esigenze pratiche, provenienti dalla realtà esterna, determinarono la produzione di test e il loro utilizzo su vasta scala. La scala di Binet è nata grazie a un progetto elaborato dal Ministero dell'Istruzione francese per la valutazione, il recupero e l'inserimento scolastico dei bambini in difficoltà. Binet e Simon idearono nel 1905 la prima Scala metrica dell'intelligenza.

Si pensa in modo diverso di affrontare il problema, vi è una valutazione dei fenomeni mentali complessi per rilevare le differenze individuali. L'intelligenza non è una caratteristica fissa ma è il punteggio ottenuto in un test e può migliorare con l'esercizio. Binet diceva che si tratta di bambini un po' più lenti nell'acquisizione delle nozioni. Le prove vengono raggruppate secondo i livelli di età.

Vi è stata una drastica revisione negli Stati Uniti. Terman (1916) ha introdotto il QI, un'innovazione storica significativa per la valutazione delle abilità mentali, soprattutto per gli adulti. Wechsler Bellevue Intelligence Scale (Wechsler, 1939) presenta il Q.I. deviazione media 100 DV (deviazione standard) 16: la deviazione standard è di quanto il valore si discosta dalla media.

Intervento degli Stati Uniti e diffusione dei test

Durante la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno utilizzato su vasta scala i test collettivi. Gli psicologi sono stati chiamati a valutare i soggetti per la partecipazione alla guerra, evitando l'arruolamento di soggetti con caratteristiche di non compatibilità. I primi test creati: Army Alpha e Army Beta valutavano caratteristiche su un versante cognitivo – test collettivi di intelligenza. Army Beta è la Scala non verbale per le reclute straniere o per gli analfabeti.

Dopo la guerra, visti la facilità di somministrazione, molti strumenti furono utilizzati a scopi civili e servirono come modello per la maggior parte degli inventari di personalità.

Sviluppo dei test e critiche

Contemporaneamente allo sviluppo dei test emerge il movimento psicoanalitico, che comincia a imporsi con un interesse rivolto al funzionamento delle emozioni e dei sentimenti dell'essere umano. Questo porta gli studiosi a mettere a punto strumenti più proiettivi, più liberi non solo nelle risposte ma anche nelle interpretazioni da parte del clinico: i test proiettivi. I test proiettivi presentano carenze e fragilità dal punto di vista psicometrico, tuttavia vi è un immediato interesse in ambito clinico. Successivamente, sono stati criticati perché molto fragili dal punto di vista psicometrico.

La diffusione degli strumenti per la valutazione della personalità si è verificata in svariati ambiti: orientamento scolastico, selezione militare e del personale, ospedali e cliniche psichiatriche. Si diffondono pur avendo fragilità metrologiche, ma vi è una maggiore richiesta da parte di organismi specializzati ad operare selezioni. Una caratteristica fondamentale è la standardizzazione, che definisce il campione di riferimento e crea le norme del test.

Critiche e revisioni negli anni '50 e '60

In America, l'uso massiccio dei test nella selezione del personale ha suscitato critiche, come la mancanza di etnie diverse nel campione di standardizzazione. Nella seconda metà degli anni '50, ci sono state manifestazioni di disagio da parte dell'opinione pubblica. Negli anni '60 e '70, è avvenuta una rivolta antitest con critiche mosse agli strumenti testologici, comprese numerose pubblicazioni critiche nei confronti degli psicologi che avevano il potere di prendere decisioni fondamentali per il soggetto.

L'American Psychological Association (APA) ha pubblicato una versione aggiornata delle indicazioni tecniche per la costruzione, somministrazione e valutazione dei test, nel rispetto della persona e del rigore scientifico. Negli anni, gli strumenti hanno subito revisioni, ad esempio dei disturbi che prima non erano più frequenti ora lo sono di più, quindi è necessaria una revisione.

Periodo attuale e utilizzo dei test

Adesso siamo in un periodo di critica costruttiva del significato del test che può avere nella relazione col paziente, non soltanto dei singoli test ma anche del significato che questo assume. Ogni strumento ha una sua peculiarità e misura aspetti differenti della personalità. Ogni strumento può diventare pericoloso a seconda del modo in cui si utilizza. Ad esempio, se non conosciamo un test complicato come il Rorschach, è meglio non usarlo che "fare danno". Qui il quantitativo diventa qualitativo.

Il colloquio è il primo strumento che lo psicologo utilizza, il primo momento di relazione col paziente. Successivamente, in una valutazione psicodiagnostica è necessario usare i test. Da una parte, gli strumenti diagnostici (i test) consentono di stabilire, rispetto a un soggetto, non soltanto come si colloca rispetto all’uomo "medio", ma permettono, nello stesso tempo, di considerare il rapporto quantitativo e qualitativo tra le diverse parti del suo funzionamento.

È necessario stabilire la qualità e la quantità delle parti malate, ma anche e soprattutto riuscire a ricercare e valorizzare le parti sane perché questo può consentire l’individuazione delle risorse interiori di un individuo che possono essere mobilitate in un eventuale trattamento. Nel contesto clinico, i test vanno utilizzati quando il loro impiego fornisce informazioni utili per valutare quantitativamente e qualitativamente condizioni momentanee o durevoli del funzionamento psichico, normale o patologico, e per rilevare tratti di personalità che possono essere predittivi di comportamenti o sintomi futuri.

Butcher è un ricercatore che ha scritto e lavorato molto con l’MMPI. Il fatto che i test possono essere predittivi di comportamenti o sintomi futuri è vero, ma è vero fino a un certo punto, non abbiamo la sfera di cristallo. Tuttavia, se sto valutando un soggetto che deve fare il vigile del fuoco (lavoro con pistola), se ci sono difficoltà legate alla capacità di elaborare le emozioni, come la rabbia, è chiaro che devo sottolinearle nella mia relazione e avvertire il mio committente che il soggetto potrebbe avere comportamenti esplosivi.

Attraverso l’utilizzo di una batteria di test, possiamo valutare in maniera abbastanza completa il soggetto e scrivere nella relazione al nostro committente cosa è emerso, consentendo una scelta fra alternative. Ci sono tanti approcci, modelli (sistemico-relazionale, cognitivo comportamentale, ecc.), e dobbiamo capire quale può essere il trattamento psicoterapico adatto per il soggetto in quel determinato momento della sua vita perché lo valutiamo qui e ora.

È importante non utilizzare singoli test, ma fare ricorso a una batteria di test che diano un profilo esaustivo e completo della persona esaminata.

  • Colloquio: è il primo strumento che lo psicologo ha a disposizione per affrontare quasi qualsiasi situazione di valutazione. Il colloquio consente di entrare in relazione con il soggetto.
  • Osservazione verbale e non verbale, anche nella situazione di testing.

Non siamo solo persone che somministrano i test alla cieca; dobbiamo cercare di entrare in relazione con il soggetto, fare sì che accetti la somministrazione del test e che collabori, altrimenti non ricaveremo nulla dalla somministrazione. Il diagnosta deve riuscire a creare un’atmosfera in cui il soggetto possa sentirsi a proprio agio e libero di esprimersi. Dobbiamo liberare la nostra mente quando entriamo in contatto con un soggetto, mettere da parte il bagaglio di conoscenze, metterci in un atteggiamento neutro, di ascolto, che ci consente di non fare subito inferenze. Più inferenze facciamo, più errori possiamo compiere nella valutazione.

  • La somministrazione dei test in psicologia clinica introduce una relazione a tre: psicologo, soggetto, test. Il test è un compito da eseguire in collaborazione con il soggetto e non sul soggetto.

Strumenti per la valutazione della personalità

Esistono due categorie generali:

  • Misure autodescrittive: poniamo al soggetto stimoli definiti dove le possibilità di risposta sono limitate e predefinite (si, no, vero\falso, scale Likert)

Scala WAIS

La scala WAIS mostra e misura le qualità e le abilità del soggetto, il funzionamento cognitivo ed emotivo. La letteratura sui questionari di personalità è vastissima, inclusi:

  • MMPI (Hathaway e McKinley, 1942) MMPI-2, MMPI-A
  • Big Five Questionnaire (Caprara, Barbaranelli e Borgogni, 1993)
  • 16PF (Cattell, 1956)
  • Eyesenck Personality Questionnaire (Eysenck e Eysenck, 1975)

Questi strumenti sono impiegati nella pratica professionale sia in contesti clinici sia nell'ambito peritale e nella selezione del personale, in particolare, l'aspetto indagato grazie al Big Five.

Tecniche proiettive

Poniamo stimoli ambigui più o meno strutturati che permettono al soggetto risposte libere e prevedono una vasta gamma di interpretazioni da parte del soggetto. Esistono numerosi test proiettivi e differenti classificazioni:

  • Associazioni con macchie di inchiostro (Rorschach)
  • Associazioni con parole (Test di associazione verbale)
  • Costruzione di storie (TAT o CAT)
  • Completamento di frasi o storie (favole della Düss)
  • Esecuzione grafica di un disegno (disegno della figura umana, della famiglia, dell'albero)

Nella valutazione della personalità, di fondamentale importanza è l’utilizzo della Scala WAIS-R, WAIS-IV. Questo strumento, infatti, non si limita a valutare esclusivamente le abilità possedute da un soggetto, ma permette anche di ottenere informazioni rispetto al funzionamento cognitivo ed emotivo, fornendo così un quadro anche delle caratteristiche di personalità.

Test cognitivi e non cognitivi

La distinzione tra test “cognitivi” e “non cognitivi” è un aspetto metodologico importante:

  • Test cognitivi si propongono di stimolare e valutare il “rendimento massimo” di un soggetto.
  • Test non cognitivi cercano di stimolare e interpretare le reazioni tipiche degli individui.

La valutazione della personalità implica osservazione attenta, capacità di introspezione del soggetto (e la capacità di chi osserva di avere uno sguardo neutro) e l’utilizzo di test. L’interesse sull’individualità della persona, che caratterizza la psicologia clinica, si può far risalire al pensiero dello psicologo americano Allport, sostenitore della necessità di integrare l’approccio nomotetico, che si riferisce all’essere umano generalizzato, con quello idiografico indirizzato alla comprensione delle persone in particolare.

Diagnosi psicologica

La diagnosi psicologica è l’organizzazione critica dei dati osservati ed evocati allo scopo di prendere una decisione. Essa è in stretta relazione con gli scopi che persegue e quindi con le attività cui preclude. Si dispone prevalentemente alla valutazione delle parti sane che possono essere specificatamente utilizzate in una determinata psicoterapia.

Vari momenti segnano il procedere del colloquio clinico:

  • Accoglimento, inizio formale
  • Riconoscimento, riconoscere il soggetto
  • Raccolta delle informazioni, anamnesi e dati anagrafici
  • Organizzazione dei dati, memoria di quello ascoltato e raccolto
  • Linguaggio non verbale

Il MMPI-2

Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory è stato creato tra il 1942-1943 da McKinley (neuropsichiatra, direttore del Dipartimento di Neuropsichiatria dell’Università del Minnesota) e Hathaway (ingegnere interessato alla psicofisiologia). Nell’ambito della diagnosi testologica, gli inventari di personalità sono usati per rilevare tratti o caratteristiche predittivi di comportamenti normali o patologici e per formulare una diagnosi.

Inizialmente, la scala MMPI era composta da 504 item (frasi brevi con vocabili comuni). Ogni item veniva incluso in una determinata scala se era in grado di discriminare, in maniera statisticamente significativa, un gruppo con una determinata sintomatologia da un gruppo di controllo. Composta da 3 scale di Validità (“non lo so”, L - F) e otto scale cliniche. Viene aggiunta una nuova scala di Validità (K) (difese che il soggetto mette in atto nei confronti del test) e due nuove scale non cliniche: la 5 (femminilità-mascolinità) e la 0 (introversione sociale).

In Italia, ne arrivano tre tipologie:

  • Forma Completa (550 item)
  • Forma Ridotta (357 item)
  • Forma Abbreviata (174 item)

Il successo dello strumento a livello mondiale ha portato alle resistenze nei confronti di una sua revisione, ma con il tempo risultò necessario un aggiornamento del test. Critiche al test includono la sua datazione e la presenza di molti item obsoleti e contestabili, con norme inappropriate per l’uso.

Nascono così la MMPI-2 (1989) e successivamente la MMPI-A (1992, da somministrare agli adolescenti fra 14 e 18 anni). La decisione del comitato è stata quella di lavorare su uno strumento che, pur mantenendo la stessa struttura originaria e una certa continuità con il MMPI, risultasse ampiamente aggiornato, modernizzato e nuovo sotto molti aspetti. Mantenere la struttura originale era fondamentale per via del successo avuto dal test, in modo da non far perdere ai ricercatori i dati raccolti come nel caso di studi longitudinali.

Cambiamenti e taratura italiana

I cambiamenti apportati alla MMPI-2 includono:

  • Creazione di nuove norme, basata su un campione più ampio e rappresentativo, 2600 soggetti, sette stati degli USA.
  • Riformulazione degli item, eliminazione degli item obsoleti.
  • Introduzione di nuovi item che esplorano aree di problemi più attuali.
  • Variazione della linea di cut-off, da 70 a 65, determinando la differenza fra normale e patologia.

Per la taratura italiana, il questionario è stato somministrato a 1375 soggetti (403 M e 972 F) in varie aree geografiche dell’Italia, con un’età media di 27 anni. Vi è un’elevata corrispondenza tra i valori normativi della popolazione italiana e quella degli Stati Uniti.

Descrizione dello strumento MMPI-2

L'MMPI-2 consta di 567 items dicotomici (vero-falso), e il soggetto può rispondere solo vero o falso. È importante fare in modo che la persona risponda a quanti più item possibili per valutare in maniera attendibile il risultato. Le principali componenti comprendono Scale di Validità, Scale Cliniche di base, Scale di Contenuto, e Scale Supplementari.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliocecere di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche dei test e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Manna Giovanna.
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