Estratto del documento

Teorie della comunicazione 2016 - 2017

Glossario Capitolo 1: Semiotica / Segno

La disciplina: semiotica

L'ambito in cui si muove la semiotica è un ambito intermedio tra il livello del soggetto e quello su cui il soggetto si affaccia, cioè la realtà, attraverso l’escamotage del segno. La semiotica si occupa dello studio del segno e questa azione non prescinde dallo studio del simbolo e del significato.

La pratica semiotica

Prima è necessario comprendere il significato e solo successivamente è possibile comprendere il senso di un messaggio. Per comprendere si intende riuscire a tenere insieme elementi diversi, come per esempio elementi visivi, culturali, linguistici. La pratica semiotica: andare a comprendere ed analizzare i segni, quasi mai però presi in sé stessi.

Esempio: analizzo il quadro di Magritte, comprendo trovando i collegamenti.

Livelli di lettura

  • Questa è l'immagine di una pipa, non la pipa reale.
  • L'enunciato non è una pipa.
  • L'immagine + l'enunciato non sono una pipa reale.

Le teorie del segno

La semiotica si occupa del segno vivo, che è in stretto rapporto con l’uomo. Io/Soggetto: come io soggetto entro in relazione segno non solo la parola verbale, ma anche visivo ecc.

Esempio: posso percepire il reale ma lo conosco solo attraverso la mediazione di un segno. Come faccio (io, soggetto) a sapere come vivono veramente i pinguini? Che vada io di persona a controllare è improbabile, o leggo qualcosa (testo, linguaggio scritto), o mi faccio raccontare da un esperto (parola verbale) per esempio.

La parola ai filosofi pt.1

L'idea che la realtà non è direttamente conoscibile non è un’idea recente, già Kant per esempio sosteneva che tra noi e il reale c’è una barriera insuperabile, perché noi lo percepiamo solo attraverso le nostre categorie (comuni a tutti gli uomini) e di conseguenza non possiamo sapere com’è veramente. (Es. delle lenti colorate di Kant). Oppure Gorgia (sofista) che dice che la realtà non è conoscibile e se anche lo fosse non sarebbe esprimibile. Anche i filosofi che sostenevano che la realtà sia conoscibile parlavano di una mediazione tra noi ed essa.

Come comunichiamo capendoci tra noi? Partendo dal presupposto che condividiamo lo stesso codice linguistico. Le parole sono concetti generali e non entità specifiche, infatti il linguaggio funziona sulla categorizzazione.

Ci sono n enti concreti al mondo e noi li distinguiamo per categoria, senza dare un nome ad ognuno. Si parla così di tipo (la categoria) ed occorrenza (l’ente specifico).

Esempi

  • Se dico "gatto" tutti mi capiscono, nonostante ognuno ha in mente un gatto diverso. Tipo: Gatto / Occorrenza: il mio, il tuo che si chiama Ciccio, quello per strada...
  • Parliamo di capelli in generale, non diamo un nome diverso ad ogni capello, anche se esistono e non sono uno uguale all’altro.

Perché categorizziamo? Per disperazione, se no sarebbe impossibile comunicare. Se togliamo il presupposto della condivisione del codice linguistico si aggiunge anche quel problema, allora perché l’uomo non può creare una lingua universale? Questo non è possibile per motivi socio-culturali, perché la realtà ha bisogno di modi diversi per dire le cose, infatti siamo tutti esseri umani con diverse esperienze ed in base ad essere parliamo in un certo modo, abbiamo certe parole per esprimere dei concetti che magari in un’altra lingua non esistono. (Ricordo progetto “parole intraducibili”).

Infatti il mondo in cui parlo della realtà mi dà già delle informazioni su come penso, e conosco la realtà. Quindi concludendo: comunicare senza segni è impossibile perché non possiamo avere un contatto diretto con la realtà dato che è infinita e per parlare della realtà la categorizzo, questa categorizzazione però non è neutra rispetto al modo in cui affronto la realtà.

Il rapporto con il reale

Il rapporto con il reale dipende strettamente da come ne parlo, per questo tutti i totalitarismi controllano fortemente la stampa e tutti i mass media. Non possiamo però far coincidere un ordine pluridimensionale (il reale) con un ordine monodimensionale cioè quello del linguaggio (mono perché usa categorie). Infatti noi non possiamo fare altro che parlare del reale ma parlare del reale è impossibile, come dice Roland Barthes (semiologo) parlando della letteratura “il reale non è rappresentabile ma l’uomo non fa altro che tentare di rappresentarlo attraverso le parole”.

Proprio per questo motivo ci sono infiniti modi per parlare del reale, tanto che parla dell’amore Moccia, ma ne parla anche Montale.

Semiotica e semiologia

Nel 1969 il primo Congresso Internazionale di Studi Semiotici si accorda per usare solo il termine semiotica. Attualmente le due parole “semiotica” e “semiologia” corrispondono alle due correnti che studiano con due approcci diversi il segno.

  • A. Semiologia: approccio filologico e linguistico.
  • B. Semiotica: approccio logico-filosofico.

A. La semiologia

È l’approccio allo studio del segno senza considerare il rapporto con il reale e la scienza che studia le caratteristiche comuni a tutti i segni. La semiologia strutturale nasce con Saussure che la considera come un sistema di segni. Egli si occupa del segno inteso e studiato a prescindere dal suo rapporto con il reale, e cioè anche se esistono molteplici realtà si studiano solo gli elementi comuni a tutte le realtà. Lui vuole dare una regola universale per spiegare degli avvenimenti particolari, per questo è scientifico.

Saussure e lo studio dei segni verbali

La lingua è un sistema di segni strutturati in un certo modo e Saussure trova la chiave delle lingue nei loro elementi costitutivi (che quindi le accomunano tutte). Dato che egli considera impossibile lo studio di tutte le lingue esistenti, quindi il suo obiettivo non è quello di studiare tutti i linguaggi, bensì quello di definire i segni in quanto tali e non in relazione ad un linguaggio specifico (come per esempio la lingua). Per questa ragione egli si occupa dei segni verbali e non visivi, perché i primi possono dire qualcosa di generale sui segni. Definendo cosa si sa delle lingue da un punto di vista generale fornisce un piano etimologico che detta le leggi della linguistica.

B. La semiotica

Semiotica: segno. Linguistica: semiotica → segno in generale. Linguistica → solo segni verbali. I principi della semiotica vengono applicati ad altri sistemi, come quelli della linguistica.

Ma Saussure rovescia il suo principio ed incorre in una serie di contraddizioni: Egli vuole creare la sua dottrina e poi applicarla alla linguistica, ma dato che lui si occupa dello studio dei segni verbali, in realtà ha studiato prima la linguistica (segni verbali) applicandoli poi a tutti i segni.

  • Linguistica Semiotica: la semiotica nasce dalla linguistica.
  • Applica le caratteristiche comuni non solo ai segni verbali (parole), ma anche agli altri segni: segni visivi (dal cartello stradale al linguaggio dei segni dei sordomuti e alle fotografie); segni sonori (Acustici); + tutte le combinazioni tra tutti questi codici messi insieme (Ad es: film codice verbale, visivo, auditivo).

Saussure sostiene di studiare prima i segni verbali perché secondo lui essi hanno caratteristiche generali che valgono anche per gli altri sistemi, ma si accorgerà con i simboli, per esempio, che non è così.

Distinzioni in semiotica

  • Semiotica generale: caratteristiche dei segni in quanto segni;
  • Semiotica speciale: studia una tipologia specifica di segno e non un’altra (ad es. semiotica dell’immagine);
  • Semiotica della musica;
  • Semiotica degli atti semiotici complessi (Es. Film: tiene insieme tanti tipi di segni semiotici diversi);
  • Semiotica della letteratura;

Cos'è il segno

La prima definizione di segno è un concetto/oggetto che serve a comunicare e a indicare qualcosa o un concetto, quindi è tutto ciò che rinvia ad altro da sé, che sta al posto di qualcos’altro.

Esempi

  • Bilancia → Giustizia
  • Fumo → Fuoco

I due esempi fatti però fanno riferimento a due tipi di segni distinti, il primo è un segno artificiale, il secondo naturale. Le lingue sono sistemi di segni artificiali, come anche le programmazioni del computer e i cartelli stradali.

I segni artificiali: hanno un significato perché avviene un processo istituzionalizzato da una cultura.

I segni naturali: es. l’impronta di un animale.

Definizione: Il segno è un presente che sta per un assente.

Il segno: equivalenza / interpretazione

Dunque il segno si considera come equivalenza (Saussure) o interpretazione (Peirce).

Equivalenza: il segno ha valore in sé a prescindere dal contesto in cui viene utilizzato. Approccio filologico-linguistico. Es. definizione casa nel dizionario.

Interpretazione: il segno è un’interpretazione, perché si considera sempre all’interno di un preciso contesto pragmatico. Approccio logico-filosofico. Es. casa inserito in un contesto comunicativo pragmatico (la lingua adotta un sistema comunicativo convenzionalizzato).

Saussure

S. studia ciò che è considerato come segno in sé, come la definizione di casa sul dizionario. Studiando solo i segni in sé, S. studia prima di tutto i segni verbali e, di fronte alla complessità del linguaggio dell’uomo, introduce la differenza tra: “Langue” e “Parole”.

  • Langue (lingua): è l’insieme strutturato di segni, arbitrario e convenzionale.
  • Parole (linguaggio): è l’uso del sistema di segni, è la messa in atto di essi in una serie specifica e concreta di atti comunicativi.

Egli scinde l’aspetto universale da quello individuale.

  • Langue: Universale/Generale
  • Parole: Individuale/Concreto

La langue = il codice. La parole = l’uso che si fa della langue in base al contesto. La langue è valido per tutti i parlanti della lingua, a prescindere da tutte le differenze. La langue è il livello in base al quale “tizio” conosce le regole della lingua italiana. Il livello della parole invece è come “tizio” riesce ad utilizzare il linguaggio in base ad una determinata situazione.

Enunciato e enunciazione

Enunciato: stringa di significati coesi e coerenti dell’enunciato. Es. “ho preso 3”

Enunciazione: attuazione in un contesto specifico. Es. “ho preso 3, non devo dirlo a mia madre”.

Saussure si occupa solo della Langue, non gli interessa il concetto.

Significato e significante

La linguistica non si occupa dell’unione di una cosa e un nome, ma bensì di un concetto e un’immagine acustica. Il segno in sé è quindi la connessione tra i due.

  • Significato: Concetto
  • Significante: L’immagine acustica

Fiore

  • Significato: Concetto a cui il segno rimanda
  • Significante: Sequenza di grafemi e fonemi di cui è compos
Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 33
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 1 Teorie della comunicazione Glossario Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Teorie della comunicazione Glossario Pag. 31
1 su 33
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andrea992806 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Petrosino Silvano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community