Capire: arrestarsi e collegare
Comprendere è complicato e capire perché lo è, è altrettanto complicato. È complicato perché noi tutti siamo immersi in un flusso, quello della vita ed essendo in questo flusso ci concentriamo sulle urgenze primarie come la fame e la sete e ancora di più su ciò che ci fa male fisicamente e psicologicamente.
Come comprendo?
Ci sono due momenti fondamentali che portano alla vera comprensione di qualcosa: 1 la concentrazione 2 i collegamenti.
Mi fermo. L’uomo è caratterizzato dalla capacità di arrestarsi, di fermare l’immediatezza animale, cioè di controllare l’istinto. Questo gli permette di introdurre lo spazio della riflessione che gli dà la possibilità di uscire dall’inarrestabile flusso della vita. L’uomo DECIDE di fermarsi (a differenza dei computer per esempio) e quindi di perdere qualcosa dal flusso della vita. RIFLESSIONE (astratta) = decontestualizzazione ma non basta estrapolare la X, bisogna estrapolare anche il contesto e poi 2 COLLEGARE. Collegare è difficile. Non vedo la X a cosa è collegata direttamente. La difficoltà è vedere i nessi dove non ci sono e vederli dove ci sono.
[Vedere non è capire. L’uomo è colui che distingue.]
Concetto 1: La comunicazione (astratto)
Il codice. Definizione volgare e non corretta: trasferimento. T M R → CT = trasmittente R= ricevente M = messaggio C = codice. M comunica spesso altro da sé e rinvia alla cultura non alla natura. Ex. Bianco in Italia indica purezza mentre in Giappone morte. Il messaggio deve passare da un canale senza incontrare ostacoli che possono essere di due tipi, la rottura del canale (poco frequente) o l’interferenza causata da dei rumori. Parlando di rumori non si intendono per forza quelli fisici, ma anche distrazioni di altro genere, come per esempio le giornate di Ferragosto o Natale sono molto rumorose in Italia. C perché ci sia un trasferimento i due devono condividere un codice, MA a livello umano T ed R non condivideranno mai lo stesso codice, infatti l’altro ha sempre un buon motivo per non ascoltarti. Il codice non lo scegliamo noi. Codice: il codice è un sistema di equivalenze convenzionalizzate e socializzate tra un insieme di 1. significanti e uno di 2. significati. 1. Significante = la parte fisica di un segno. Ex. Love - 2 significanti diversi ma stesso significato. Ex. Pronuncio Albero – tree 2 suoni sono significanti diversi ma stesso significato. Per trasferire un messaggio ci vuole tanta energia (che può essere intesa come voglia, potere…) con molta energia trasferisco molto, anche il falso (per esempio chi controlla i mass media potrebbe farlo).
Il problema della comunicazione
Perché la definizione volgare è sbagliata? Perché dove c’è comunicazione c’è trasferimento, ma dove c’è trasferimento non c’è per forza comunicazione. Problema non riducibile al codice. La comunicazione è drammatica, l’uomo si chiede: come devo dirlo? E se lo chiede perché fa esperienza dell’altro. La comunicazione deve tenere conto dell’altro.
Spiegazione. La superiorità dell’uomo sta nel capire qualcosa in più. Per es. dire ti voglio bene è drammatico perché magari chi lo ha detto prima a questa persona poi l’ha fregata e lei non si fida più, oppure perché magari fraintende oppure è distratto per problemi personali. Quindi come lo dico? La comunicazione quindi deve tenere conto dell’altro e, mettere in comune, ma dato che umanamente ognuno ha un suo codice questo non è semplice perché l’altro ha sempre un buon motivo per non ascoltarti. Per esempio se parlo solo di me non comunico, infatti il comunicatore. Il linguaggio non è una componente solo umana, ma anche degli animali. La differenza è che l’uomo drammatizza il linguaggio, lo fa diventare un problema. Ciò che distingue l’uomo dall’animale è la sua preoccupazione per l’altro.
Essere loquens. Essere eloquens. Essere caratterizzato dalla capacità di trasmettere informazioni. “come devo parlare?” è un grande ascoltatore.
L’obiettivo comune: il proprio godimento
Nella maggior parte dei casi noi cerchiamo sempre cosa ci serve, cosa ci fa comodo, di trarre quindi un godimento dai nostri rapporti e quindi parliamo di noi non ci interessa l’altro. Il centro del mio Mondo è il mio godimento e quindi tento di condurre tutto a misura del mio godimento. A B MA se B inizia a parlare di sé? Che ritorno personale ho? Nessuno e io non so più cosa fare. A B Se B parla io devo ascoltare e rispondere, tutto salta. diventa drammatico. Come risolvo? Posso far finta che B non abbia parlato e ottenere ciò che voglio con metodi semplici come la minaccia o la promessa per esempio, evitando il drammatico, oppure posso impegnarmi a comunicare usando energia. Ma come comunico bene? BO’. Nessuno lo sa perché l’altro è libero e io posso costringere qualcuno ad ascoltarmi ma non a comprendere.
[Vedo capitolo retorica.]
Concetto 1.2: Il testo (concreto)
Come comunico? Costruendo un testo. Rifletto e metto insieme. il testo è un intreccio. Definizione testo: il testo è il prodotto del lavoro che il soggetto compie sul codice al fine di predeterminare l’incontro dell’altro come pieno accordo. Parafrasato: il testo è il lavoro che il soggetto compie sul codice per riuscire a comunicare e sceglie nel codice ciò che gli serve in base a diversi fattori (paragrafo seguente).
Lavoro eliminazione fattore spontaneità, se spontaneo = sfogo. Il testo lo scelgo ≠ il codice no.
I fattori di scelta in base ai quali costruisco il testo
In base a quali fattori scelgo come comunicare al meglio che posso? Scelgo come parlare in base all’idea che mi faccio della situazione, dell’altro e di me. Chi parla? A chi si parla? Chi parla veramente? Egoismo, ormoni? Chi è l’altro? Uno a cui è morto qualcuno? Ciò di cui si parla? Sai veramente ciò che stai dicendo? Es. quando dico “è una questione di principio”.
Definisco l’idea che ho della situazione
Qual è il fine di quello che voglio comunicare? Definisco l’idea che ho dell’altro. Es. Hei tu ce l’hai il biglietto? / Buongiorno il biglietto per favore? Definisco me. Scelgo l’immagine che voglio dare di me. Non sempre il testo che creo raggiunge il mio scopo, quindi ne devo fare un altro.
Come costruisco il testo
Il testo è il prodotto di un lavoro secondo due ordini: 1 Paradigmatico verticale 2 Sintagmatico orizzontale. 1. Scelgo dal codice i segni che voglio utilizzare per comunicare. 2. Poi li riordino nel modo che mi sembra più efficace per comunicare.
Spiegazione attraverso esempio cena: 1. Scelgo un antipasto tra tutti, un dolce tra tutti, un secondo, un primo… 2. Li riordino: Antipasto – primo – secondo – dolce…
Le due dimensioni del testo che ho costruito
Doppia articolazione delLa maggior parte dei nostri atti comunicativi sono ripetitivi. (ci vediamo alle 17 allora? Va bene? Alle 17 capito?), perché spesso siamo distratti e sappiamo che l’altro lo è. Il testo ha due articolazioni. 1. Dimensione Logicoproposizionale contenuto 2. Dimensione Performativo comunicazionale il modo in cui dico il contenuto <<ascoltami>>
- <<seguimi>>
- Performance Contenuto <<rispondimi>>
Spiegazione con esempio delle due articolazioni. Vado ad una conferenza e il soggetto che parla legg
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