Linguaggio, norme e istituzioni
Significato e norma
Il diritto è costituito da frasi, enunciati, parole e proposizioni. È vietato fumare, è permesso di circolare. Essendo il diritto un linguaggio noi dovremmo interrogarci sul problema del senso del significato. Qual è il senso della parola e qual è il senso di un enunciato? Quando noi diciamo prendi il libro qual è il senso della parola libro? La cosa fisica del libro o l'idea di libro, la nostra immagine mentale o l'uso che facciamo del libro?
Ci sono tante teorie al riguardo. Il senso è un problema filosofico che noi non possiamo ignorare se diciamo che il diritto è composto da parole quindi un linguaggio. Se diciamo che il diritto è un linguaggio, prima di parlare di norme dobbiamo capire il senso di una proposizione; dopo potremmo dire qual è il senso della proposizione giuridica. Essendo il linguaggio un rapporto di genere a species, se noi abbiamo una particolare teoria del linguaggio saremo costretti a sostenere una teoria della norma giuridica che rispecchia quella visione.
Teorie del significato
Ed è proprio quello che fa il professore Latorre ci spiega quali sono le teorie del linguaggio, quali sono le aporie concettuali e quali sono gli errori in cui cadono le teorie classiche del diritto. Però prima di andare al diritto dobbiamo capire cos'è il senso.
Teoria del verificazionismo
La prima teoria è quella del verificazionismo. Siamo a Vienna nella prima metà del nostro secolo, c'è una casa che è frequentata da ingegneri con il pallino della filosofia. Questa casa è di proprietà di un ingegnere che si chiama Mauriz Schlick. In questa casa si discuteva di filosofia. In questo periodo abbiamo l'esistenzialismo che si sviluppa in Francia e la filosofia analitica che prende piede proprio a Vienna e poi verrà trapiantata in Inghilterra grazie a Wittgenstein.
Questi filosofi si pongono il problema del senso delle parole, qual è il significato di un enunciato. Quando noi parliamo della parola albero, la parola è uguale per tutti? Denota un concetto che è uguale per tutti? Un'immagine? Un comportamento? Un'azione? È questo il problema. Loro fanno teoria sparlando di una persona che si chiama Wittgenstein. W probabilmente è il più genio di tutti, ma non entra nel circolo di Vienna. In questo circolo non fanno altro che discutere della tesi W. Cercando di opporre altre teorie.
Sono tutti neoempiristi, l'empirista è colui il quale sostiene che la realtà è ciò che accade sotto i nostri sensi. Per l'empirista ha realtà solo ciò che è tangibile, verificabile con i nostri sensi. Se noi applichiamo questa teoria al linguaggio diremo che il senso di una frase è dato sempre da una possibile sua verificabilità pratica. La prima teoria è quella di Schlick che si chiama della verificazione. Questa teoria dice che il significato di una frase equivale al metodo utilizzato per verificarla.
Se io dico "fuori c'è il sole", come si verifica questa frase? Possiamo verificarlo perché vediamo la luce, quindi il significato di "fuori c'è il sole" è nell'azione che si fa per verificare l'enunciato, cioè uscire fuori e verificare se c'è la luce. Quindi il significato è il metodo utilizzato per verificare l’enunciato. Ma non tutto può essere verificato in quanto è verificabile solo ciò che è descrittivo perché suscettibile di essere vero o falso, è un enunciato apofantico. Non lo è l'enunciato espressivo. Dire "ti voglio bene" non è un enunciato che può essere verificato perché il voler bene non è suscettibile di una verificazione empirica, quindi per i verificazionisti non ha senso.
A questo punto non ha senso nemmeno un comando. Dire che è vietato fumare non è un enunciato vero o falso perché "vietato fumare" non sta descrivendo nulla, ma prescrive una condotta futura, una possibile sanzione ma non descrive nulla, quindi non può essere vero o falso e quindi non può essere verificata. Quindi il diritto, i comandi e le norme non hanno senso secondo questa impostazione.
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