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salvaguardarlo, noi saremo ciò che riusciamo a dire e quindi non saremo

nulla se non parliamo. Senza la parola non saremmo esseri umani, ci

dobbiamo sentire responsabili di ciò che diciamo : ‘’le parole sono come

pietra/ una lancia cioè possiamo creare rapporti ma con la parola possiamo

rompere tutto. Platone : le mie parole sono di speranza perché costruisco il

mondo e posso realizzare me stesso. Nei processi di sviluppo abbiamo

imparato a parlare e dobbiamo fare nostra la capacità di parlare,ciò si

realizza quando da una cosa astratta diventa concreta ossia quando

impariamo a parlare nella comunità linguistica di appartenenza che condivide

e mantiene i significati delle parole .Inoltre è importante dire che il suono

veicola un significato e le due cose sono un tutt’uno. Nella parola disponiamo

la forma sonora e semantica, il suono non può essere distinto dal significato ,

ma la relazione è naturale o culturale? Ovviamente culturale poiché siamo

stati noi ad attribuire questo suono a quella parola , un significato al suono.

Noi possiamo studiare il linguaggio primitivo studiando il linguaggio del

bambino, questa però è una concezione sbagliata perché sono due cose

distinte in quanto non si può mettere sullo stesso piano il bambino che ha la

capacità di linguaggio con quello primitivo che non c’è l’aveva lo ha acquisito

nel tempo, non si può mettere sullo stesso piano la capacità di acquisizione.

Alcune ricerche hanno studiato l’origine del linguaggio avanzando alcune

ipotesi : la prima dice che il linguaggio è nato con la schizofrenia, nel corso

dell’evoluzione uno sviluppo si è sempre accompagnato a qualche disturbo e

quindi una parte dello sviluppo è andata male in qualcosa cioè l’evoluzione si

è persa nella programmazione del parlare.; altra ipotesi dice che il gene FOX

P2 che si trova nel tratto vocale sopra la laringe in molti animali ,ha subito

nell’uomo in un periodo compreso tra 150-200.000 anni fa una mutazione sul

cromosoma 7 anche se in quantità minima ,consentendogli di controllare la

cognizione, lo sviluppo, la posizione della lingua ecc. L’individuo privo di

questo gene ha problemi linguistici. Uccelli,topi e scimmie hanno tale gene

che farebbe la differenza tra l’uomo e l’animale. Questo gene ha 715

aminoacidi di cui solo 7 sono diversi tra l’uomo e il topo e solo 2 tra la

scimmia e l’uomo. Questa mutazione ha fatto sì che l’uomo potesse parlare e

la scimmia e il topo no. Il parlare è un fare.. se l’individuo presenta

un disturbo nell’area di Brocà non parla ma comprende , l’aria di Brocà

(Brocà medico francese, neurologo, ha come paziente un soggetto che egli

chiama Tan perché pronuncia solo questa parola e quindi lo definisce Afasico

= ossia è un individuo senza parola che non parla ma comprende) è

connessa all’area centro produzione linguistica mentre nell’area di vernichè

(tali aree si trovano nel cervello) il soggetto parla a vuoto. Liberman dice che

il linguaggio moderno è apparso solo dopo che questo gene si è evoluto nella

variante odierna ma non si sa ancora il perché sia mutato solo nell’uomo.

Negli ultimi 200.000 anni c’è stata la comparsa di esseri umani

anatomicamente moderni, questa variante genetica ha conferito maggior

controllo motorio che ha portato poi alla capacità di parlare

3 Capitolo : Dalla comunicazione gestuale al linguaggio verbale :

La prima forma di comunicazione nell’essere umano fu quella non verbale,

quest’ultima comprende la mimica facciale , il gesticolare con le mani, il

mimare, il modo di vestirsi o di mangiare e camminare ( sono tutte forme di

comunicazione non verbale) e quindi il Gesto può essere considerato come

la prima forma di comunicazione, infatti nell’uomo il linguaggio verbale

potrebbe essere nato proprio dal gesto. L’associare il gesto delle mani

all’origine del linguaggio verbale rappresenta un passo in avanti nella

comprensione del linguaggio e nel superamento di quei lati misteriosi che

hanno caratterizzato la ricerca del linguaggio stesso,infatti la sua origine

rimane un fatto misterioso perché esistono ancora interrogativi senza risposta

come ad esempio : in che modo si è sviluppato il linguaggio? Quali

cambiamenti hanno reso possibile il suo sviluppo? Perché il linguaggio è

comparso solo nell’uomo e non in altri esseri umani? Quindi il filosofo Jaspers

ritiene che una ricerca sull’origine del linguaggio verbale sia inutile data la

distanza temporale che separa la forma attuale dai tempi lunghissimi della

sua apparizione nell’homo sapiens. La filosofia del 900 soprattutto

Austin,Searle e Grice avevano prodotto un tentativo in questa direzione con

la filosofia degli atti linguistici. L’aver legato il parlare al fare e all’agire,

significava riconoscere al linguaggio una dimensione più vicina all’attività

motoria. Questa affermazione non era però supportata da ricerche

neurobiologiche. Gli studi di Corballis e altri hanno riaperto la questione del

parlare come un fare su basi scientifiche più solide. Nell’uomo il parlare è

accompagnato dai gesti delle mani e dalla mimica facciale, nell’ominido i

gesti si sono sviluppati prima del linguaggio verbale infatti nell’evoluzione del

gesto si sarebbe sviluppato il linguaggio verbale : un fenomeno la cui

comparsa nel mondo degli ominidi avrebbe costituito l’uomo come tale

separandolo dagli altri essere animali. La comparsa del linguaggio verbale

non ha posto fine a quello gestuale, la gestualità è una forma di

comunicazione diversa però da quella verbale ma non inferiore ad essa, ed è

presente in tutte le culture anche se non allo stesso modo. Il carattere

intenzionale potrebbe essere l’unica differenza tra comunicazione verbale e

gestuale. I gesti nell’uomo sono un tutt’uno con la parola, parole e gesti fanno

parte dello stesso sistema linguistico. I gesti possono però da una parte

sostituirsi alle parole dall’altra possono anticiparla,accompagnarla e

rafforzarla . Il significato dei gesti è un fatto culturale,legato a una particolare

comunità, la tendenza a gesticolare mentre si parla è presente in tutte le

culture da quelle primitive a quelle più evolute come ad esempio parlando si

gesticola sempre anche quando non si è visti e osservati , come nel caso in

cui si parla a telefono o si è al buio , anche il cieco nel parlare ricorre ai gesti.

Le scimmie gesticolano ma non hanno raggiunto il piano del linguaggio

verbale non disponendo di un sistema fono articolatorio. Con riferimento

all’uomo, il parlare e il gesticolare devono essere considerati nell’ambito della

facoltà di linguaggio cioè la capacità dell’uomo di comprendere e farsi

comprendere tramite un sistema linguistico che ingloba in sé la parola e il

gesto. Se la parola e il gesto sono complementari si potrebbe già ipotizzare

come il parlare e gesticolare abbiano un’unica radice e che lo stesso parlare

abbia la sua origine nel gesticolare. Questa ipotesi necessita di un

approfondimento. Già prima di Corballis era stata avanzata l’idea di un

origine gestuale del linguaggio a partire dai primi anni di vita del bambino : il

neonato nel portare le mani alla bocca per succhiare le dita, apre la bocca

prima ancora che la mano arrivi alla bocca. Nel bambino le relazioni tra i

movimenti della mano e quelli della bocca diventano più sistemiche tra la 9 e

15 esima settimana di vita mentre in quelle successive si registra un notevole

incremento dei movimenti ritmici di braccia e mani come dare colpi, sbattere,

dondolare. Nello stesso periodo inizia la lallazione cioè la produzione della

stessa sillaba come’’bababa’’ o gagaga e naturalmente quando il bambino

impara ad afferrare con la mano, l’oggetto viene portato alla bocca.

Inizialmente c’è il gesto indicativo per richiamare l’attenzione sull’oggetto

‘’mela’’, più tardi è la parola ad indicare con il gesto l’oggetto mela , infine la

parola mela interiorizzata può essere pronunciata senza fare alcun gesto con

le mani. Gesto e parola possono essere considerati come un sistema di

comunicazione integrato, acquisito dall’essere dell’uomo il quale hanno

interessato la vita degli ominidi . Lo sviluppo nell’ominide del sistema

gestuale ,prima ancora di quello verbale consentiva all’uomo una prima forma

di comunicazione con i suoi simili, infatti il primo linguaggio nell’ominide fu

gestuale che poi divenne verbale con il passaggio dalla mano alla bocca.

Secondo studi recenti confermati dalla scoperta dei neuroni specchio,

sarebbe stato questo il passaggio decisivo che avrebbe portato l’uomo a

raggiungere il piano del linguaggio verbale . L’essere umano è l’unico tra i

primati a essere dotato di LOGOS cioè la capacità dell’uomo di parlare e

comunicare con altri tramite l’emissione di produzioni sonore. I cambiamenti

dovuti al fenomeno del bipedismo avvenuto 5-6 miliardi di anni fa

rappresentarono la caratteristica principale che distaccò gli ominidi dalle

grandi scimmie .

Cap.4 :Gesticolazioni , neuroni specchio e sviluppo del

linguaggio.

La scoperta dei neuroni specchio (mirror neurons ), prima nelle scimmie e poi

anche nell’uomo,fatta negli anni 90 del 900 dall’equipe di Rizzolati , ha dato

un contributo nella ricerca neurolinguistica. Questa scoperta ha segnato una

svolta nella ricerca linguistica perché ha posto le basi per una diversa

comprensione di problemi relativi all’origine del linguaggio e al funzionamento

della mente. Alla luce della scoperta dei neuroni specchio,il gesto non è solo

qualcosa che si aggiunge alla parola come suo complemento o suo

completamento o sostituto , potrebbe costituire l’inizio del linguaggio,la prima

forma di comunicazione fra gli umani. Dalle teorizzazioni, relative a questa

scoperta sembra che il riconoscimento delle azioni altrui nei primati (ominidi e

ominini) sia reso possibile perché una classe specifica di neuroni (F5) si

attiva allo stesso modo, sia quando è il soggetto ad osservare altri fare un

azione, sia quando è il soggetto a compiere l’azione stessa. Il meccanismo

specchio potrebbe essere considerato il meccanismo di base da cui si è

sviluppato il linguaggio dato che i neuroni dell’area F5 codificano i movimenti

del corpo in modo astratto e li conservano in memoria. Dopo la scoperta dei

neuroni specchio,la tesi dell’origine manuale e gestuale del linguaggio è

suffragata secondo Iacoboni per due motivi : 1) è l’analogia anatomica tra

l’area f5 del cervello del macaco , dove i neuroni specchio furono scoperti e

l’aria di Brocà un importante centro linguistico del cervello umano. 2) La

seconda ragione per cui i neuroni specchio avvalorano la teoria di un origine

manuale e gestuale del linguaggio è data dal fatto che essi rendono i gesti

manuali degli altri facilmente comprensibili a chi li osserva, producendo in tal

modo un’efficacia forma di comunicazione a livello gestuale. La

scoperta dei neuroni specchio consente di affermare come un meccanismo di

natura involontaria,quale può essere il repertorio motorio, situato nell’area f5,

di cui dispone il soggetto nel compiere un azione, può diventare linguaggio

quando l’emittente e il ricevente capiscono che la loro azione può influenzare

i loro reciproci comportamenti. L’ipotesi di Rizzolatti è che il linguaggio possa

derivare da questa specificità del sistema motorio. I neuroni specchio

stabiliscono una sorta di ponte tra l’agente e l’osservatore, sono attivi anche

nella nostra specie e sono al centro di comportamenti imitativi soprattutto

nella fase infantile quando il bambino si costruisce una propria identità,

specchiandosi nel mondo degli adulti. Nell’uomo i neuroni specchio si

attivano , infatti si osservano azioni come prendere ed afferrare oggetti,anche

in specie diverse dall’uomo, mentre per le azioni comunicative ciò avviene a

livello di movimento di bocca e viso solo nell’uomo.

Secondo Rizzolatti, l’altro è una presenza dentro di me, la comprensione

degli altri passa tramite una conoscenza interna legata al sistema

motorio,quel sistema che verifica le nostre conoscenze, tra noi e gli altri si

crea un legame di tipo empatico, un processo di riconoscimento , di

somiglianza. Gli altri entrano in noi con il loro agire sia che si tratta di azioni

fredde, prive di valenza emotiva sia che si tratta di azioni calde ricche di

emozioni. Con la scoperta dei neuroni specchio entra perciò a pieno titolo il

tema dell’intersoggettività ed è lo strutturarsi di processi di riconoscimento

come l’empatia,l’imitazione che gli individui si incontrano ,riconoscono e

danno senso agli atti della loro esistenza. Vittorio Gallese da un’immagine

dell’umanità come di uno ‘’spazio intersoggettivo di significato’’ nella forma di

una molteplicità condivisa,quest’ultima esprime la nozione di empatia. Per

Gallese i neuroni specchio creano negli individui uno spazio condiviso per le

azioni e intenzioni e spazi condivisi emozionali e sensoriali noi-centrici. Ogni

volta che entriamo in relazione con altre persone ci troviamo

automaticamente ad abitare uno spazio noi-centrico all’interno del quale

facciamo ricorso ad una serie di certezze implicite sugli altri. Questa forma

implicita di conoscenza ci permette di comprendere in modo diretto quello

che la persona sta facendo e come si sente in quella situazione. Nel concetto

di ‘’molteplicità condivisa’’ trova una sua spiegazione la comunicazione che

Tommasello associa alla cooperazione, inoltre possiamo dire che la

comunicazione implica un’intenzione. L’intenzionalità consente di

comprendere quelle capacità umane,come l’interazione sociale e i

comportamenti cooperativi i quali si fondano sulla capacità di manifestare e

riconoscere negli altri finalità e intenzioni. L’intenzionalità è ciò che distingue

l’uomo dalle altre specie animali,senza di essa non vi può essere

comunicazione. Tommasello sottolinea come la cultura umana presenti due

caratteristiche che la differenziano dalle altre specie : l’evoluzione culturale

cumulativa e la creazione di istituzioni sociali .Queste non rappresentano

altro che forme uniche di cooperazione e sono rese possibili grazie

all’intenzionalità.

Cap 5 Dalla lingua alla parola : un passaggio necessario

La lingua è qualcosa di impersonale e deve diventare qualcosa di nostra

personale,devo essere consapevole della lingua che uso. Questo passaggio

ci permette di essere di più SerMas (espressione di Freire). L’uomo vive nel

linguaggio e per il linguaggio, l’individuo e la stessa società umana non

potrebbero darsi,ne sopravvivere senza lo strumento del linguaggio. La

parola è all’inizio dell’umanità : Il LOQUOR precede sempre il COGITO .

Tutte le forme della cultura sono riconducibili a forme linguistiche e sono

proprio tali forme a caratterizzare la funzione specifica dell’uomo : La

funzione simbolica , la capacità di plasmare,trasformare e dare senso alla

materialità delle cose e dei fatti esprimendo nelle sue creazioni multiformi

l’essenza stessa dell’uomo. Solo gli esseri umani hanno questa funzione,

senza linguaggio non esiste ne coscienza simbolica ne capacità di

ragionamento. Il linguaggio costituisce l’uomo e la società, ed è importante

che esso diventi parola che da fenomeno si trasforma in evento. L’evento è il

divenire a parola di un mondo in virtù dello strumento del discorso. E’

importante il passaggio da una linguistica della lingua o del codice a una

linguistica del discorso o del messaggio,è un passaggio necessario. La

consapevolezza linguistica è decisiva perché attraverso essa il linguaggio

può diventare parola. Occorre fare una distinzione tra LINGUA E PAROLA : la

lingua si impone agli individui e rende intelligibili i loro discorsi, noi impariamo

la nostra lingua materna sentendo parlare gli altri ma d’altra parte è la parola

che fa evolvere la lingua. Vi è dunque interdipendenza tra lingua e la parola :

la prima è contemporaneamente lo strumento e il prodotto della seconda.

Questa ipotesi è stata fatta da Sassure anche se un po’ restrittiva e

insufficiente da diversi punti di vista. C’è astrattezza e rigidità in quanto non si

distingue mai ciò che nel parlare è azione verbale da ciò che è atto verbale.

L’individuo e la società esistono attraverso il linguaggio,la parola è qualcosa

di diverso dal semplice rumore o dal suono indeterminato in quanto il

pensiero si immette una certa quantità di senso ( il senso lessicale o

grammaticale) . Inoltre le parole hanno una grande forza interna, esse

possono risanare, possono distruggere,possono essere

lance,preghiera,possono creare mondi. Dominato dal linguaggio , il mondo si

è trasformato in una sorta di ‘’villaggio globale’’ in cui il nascere,il morire si

possono vedere in simultanea a distanza di chilometri dal luogo di origine,

stando comodamente seduti in poltrona davanti alla tv. Questa

trasformazione è stata resa possibile dall’affermarsi di un sistema di

comunicazione multimediale. E’ vero che l’incidenza del linguaggio sulla

nostra cultura e sulla nostra vita,è stata sempre fondamentale ma mai come

oggi ce ne possiamo rendere conto, in un mondo in cui le potenzialità di

comunicazione sono state potenziate con i mass-media. Non mancano i

timori e le preoccupazione per un mondo robotizzato che starebbe,secondo

alcuni dentro l’angolo. Lo smarrimento dell’uomo di questo tempo, la sua

mancata realizzazione i conflitti che lo caratterizzano,i contrasti che dividono

gli uomini hanno sempre un’origine a livello linguistico. La relazione che

intercorre tra linguaggio e pensiero indica come la dimensione linguistica sia

fondamentale nell’economia dell’esistenza dell’uomo e costituisca la

dimensione entro cui si rende possibile lo sviluppo e maturazione

dell’individuo. Tutti i tipi di apprendimento e processi mentali come il fare

progetti,il ragionare,il prestare attenzione, il ricordare,richiedono

un’interazione linguaggio-pensiero. L’uomo consapevole del

potere del linguaggio e della forza della parola riesce a vivere il suo rapporto

con la parola secondo 3 modalità proprie della parola stessa :Parlare,

ascoltare e fare. Dire la parola,fare la parola,ascoltare la parola sono questi

gli obiettivi di una educazione al linguaggio. Alla parola si riconosce anche la

dimensione del fare oltre che del dire. C’è una circolarità tra Atto linguistico e

il fare: la parola vivente appena pronunciata si inserisce nel corpo linguistico

di un popolo e diventa condizionante verso il parlante. Il linguaggio può

essere considerato da una parte come fatto compiuto e dall’altro come il

linguaggio vissuto da una concreta soggettività.

Cap.6 SEGNO E SEGNO LINGUISTICO :

Ogni segno è un messaggio che può essere compreso e interpretato da

soggetti. La stessa cultura può essere compresa a partire dai segni che la

esprimono dato che le leggi della comunicazione sono anche leggi della

cultura. Si tratta di studiare il funzionamento dei segni dei fatti culturali e di

individuare le leggi o i codici che ne regolano la struttura. La scienza dei

segni o semiologia non esaurisce l’ambito della comunicazione ma si limita

ad individuare dove il fenomeno della comunicazione è riconoscibile e

individuabile. Il segno linguistico rappresenta la mediazione tra il pensiero e

la realtà, in riferimento ad un oggetto si pone il problema del rapporto tra

segno,pensiero e realtà. La filosofia si è posta il problema se l’organizzazione

dei segni riproducesse o meno l’organizzazione del pensiero. La prima

tentazione sarebbe di unificare i due ordini, anche Aristotele non è immune

da questa tentazione. Aristotele sceglie le sue categorie logiche sul modello

delle categorie grammaticali. Bacone affermò che la grammatica fosse la

stessa in tutte le lingue,era posta così l’idea di una grammatica generale.

L’idea di una grammatica universale come ideale scientifico di univocità

razionale non è uno schema dato a priori,ma un ideale da raggiungere

percorrendo tutto il cammino segnato dagli usi empirici e storici del linguaggio

umano. Nella prospettiva di Sussure la linguistica è la parte di una scienza

più vasta che egli propone di chiamare Semiologia dove il suo compito

sarebbe quello di studiare la vita dei segni nel quadro della vita sociale e dirci

in cosa consistono i segni e quali leggi li regolano. La nozione di segno

linguistico è al centro della problematica del linguista Sussure. Il segno è

un’entità psichica a due facce poiché presuppone un significante, l’immagine

acustica e un significato,il concetto. L’immagine acustica non è il suono

materiale ma la rappresentazione che ci viene data dalle testimonianze dei

nostri sensi : è quindi sensoriale. I due elementi del segno ( significato e

significante ) sono legati tra loro e si richiamano a vicenda, il segno è la

combinazione del concetto e dell’immagine acustica. Quest’unità a due facce

del segno linguistico non deve essere considerata allo stesso modo dell’unità

della persona umana, composta da anima e corpo perché insoddisfacente.

La si può avvicinare al composto chimico dell’acqua come risultante di

idrogeno e ossigeno ( ciascuno di tali elementi preso a parte non ha nessuna

delle proprietà dell’acqua).Rispetto ad altri segni,il segno linguistico ha una

doppia proprietà : 1) legato all’udito implica un significante lineare ed è

misurabile secondo un’unica dimensione. 2) il segno linguistico diversamente

dal simbolo è arbitrario,anche se arbitrario il segno linguistico ha una

continuità nel tempo. La nozione di arbitrarietà del segno è principio

fondamentale di tutta la realtà linguistica. La nozione di segno è importante

nell’economia della linguistica di Sussure ma è anche difficile da definire e

soprattutto da comprendere. Per uscire da questa difficoltà Ducrot e Todorov

ritengono necessario ricorrere alla definizione agostiniana di segno cioè

qualcosa che oltre la specie del senso evoca alla mente anche qualcos’altro.

Pertanto i due studiosi definiscono il segno come un’entità che può diventare

sensibile e dicono che per un gruppo di utenti indica una carenza in se

stessa. La parte di segno che può diventare sensibile viene chiamata da

Saussure in poi Significante, la parte assente significato e la relazione tra loro

stabilita,significazione. Anche qui però non mancano le difficoltà soprattutto

in ordine alla natura del significato. Il significato non esiste al di fuori della sua

relazione con il significante ,quest’ultimo senza significato è semplicemente

un oggetto muto : esso è, ma non significa.

Cap.7 Le regole del linguaggio : una filosofia degli atti linguistici

Il primo a parlare di atto linguistico è stato Austin. Egli partendo dalla filosofia

analitica aveva fatto oggetto delle sue ricerche l’analisi del cosiddetto

‘’linguaggio ordinario’’ ossia quello in uso nella vita quotidiana per giungere

ad una sorta di fenomenologia linguistica basata sul presupposto che il

parlare è sempre un fare. Questo progetto di fenomenologia linguistica

rimase allo stato di abbozzo a causa della scomparsa del filosofo. Punto di

partenza di Austin non è la considerazione di un linguaggio assolutamente

perfetto, la filosofia analitica è convinta che qualsiasi codice compreso il

linguaggio serve per descrivere la realtà. Per Austin questo è un problema

perché noi esseri umani non descriviamo solo la realtà ma lavoriamo anche

sulla narrativa e comprensione. Noi non siamo semplici osservatori ma

interagiamo con le persone e con il mondo. Nel linguaggio metto l’intenzione

che però non metto nel linguaggio descrittivo per questo Austin parla di

Fallacia descrittiva cioè l’errore di pretendere che tutto può essere descritto. Il

filosofo aveva individuato nel linguaggio : 1 ) atti costativi che servono per

descrivere e 2) atti performativi servono per agire . Nella formulazione

austiniana l’atto linguistico pur essendo una realtà unitaria contiene 3 possibili

livello di realizzazione 1) la locuzione 2) illocuzione 3)perlocuzione . Un atto

linguistico è sempre un dire qualcosa (locuzione), nello stesso tempo per il

fatto di dire è un compiere qualcosa mediante la parola (illocuzione), infine

per il fatto di fare qualcosa,l’atto linguistico produce effetti e conseguenze

sulle nuove situazioni (la perlocuzione). • L’atto locutorio è considerato da

Austin come dotato di significato in quanto dire qualcosa consiste

nell’emettere suoni. • L’atto illocutorio è decisivo nell’articolazione dell’atto

linguistico perché consente il passaggio dal dire al fare dove il linguaggio

organizza la realtà es. il gesso è sulla scrivania e quindi ci fa capire che il

gesso si trova sulla scrivania. • L’atto perlocutivo è il modo in cui tramite il

linguaggio creiamo conseguenze osservabili nella realtà.

La teoria degli atti linguistici è stata ripresa da Searle il quale al contrario di

Austin si occupa delle espressioni linguistiche e costruzione della realtà e

sottolinea che il parlare più che un’azione è un’attività sociale e in particolare

un’attività dell’uomo che si svolge secondo alcune regole,infatti Searle ferma

la sua attenzione sulle regole degli atti linguistici. Le regole sono di due tipi,

regole costitutive e regole regolanti. Le prime sono indispensabili allo

svolgersi di una qualsiasi attività da loro stesse costitutive,esse perciò non

solo regolano ma creano e definiscono nuove forme di comportamento (es. le

regole che disciplinano una partita a scacchi). Le seconde sono quelle che

disciplinano forme di comportamento già esistenti e costituite

indipendentemente da esse. Scopo principale dello studio degli atti linguistici

è quello di formulare le regole di questo fare linguistico. Bisogna quindi

distinguere 4 regole che danno luogo a 4 diversi tipi di atti linguistici detti : •

Atto enunciativo • Atto proposizionale • Atto illocutivo • Atto perlocutivo.

Nell’atto enunciativo il parlante esprime con una serie di parole una frase in

modo corretto e di senso compiuto. Nell’atto proposizionale, il parlante fa

riferimento a qualcuno o qualcosa. Nell’atto illocutivo si fa riferimento

all’azione compiuta dal parlante nel trasmettere un contenuto,nel chiedere,

nell’ordinare qualcosa ad un ascoltatore. Nell’atto perlocutivo infine il

riferimento è alle conseguenze o effetti che l’atto illocutivo ha sui

pensieri,credenza, sulle azioni degli ascoltatori. Di questi 4 atti quelli

propositivi e illocutivi sono al centro dell’analisi del filosofo e secondo Searle

l’atto linguistico per eccellenza più completo è l’atto illocutivo. Nella

concezione degli atti linguistici è implicita una teoria dell’intenzionalità.

L’intenzionalità è considerata centrale e come una proprietà specifica ed

esclusiva della mente. Searle estende la nozione di intenzionalità parlando di

intenzionalità sociale più che individuale. Tramite il linguaggio intenzionale

posso creare la realtà istituzionale,il denaro, la proprietà,il governo e la

politica.

Cap.8 Produzione del discorso e sistema sociale

Il linguaggio ha una dimensione sociale. La comunità degli uomini è formata

dal linguaggio, un legame che lega insieme gli uomini tra di loro attorno a una

molteplicità condivisa, terreno comune di ogni forma di riconoscimento. Il

linguaggio permette agli uomini di comunicare l’un l’altro idee e sentimenti di

ogni tipo. Il rapporto tra significato-significante, che è alla base di ogni

parlare, non è arbitrario ma è storico-sociale. La nozione del linguaggio come

‘’lavoro sociale’’ fu introdotta da Rossi-Landi, consente la ripresa di una

concezione del linguaggio più aperta al sociale. Il linguaggio è un ‘’artefatto’’ e

come ogni prodotto del lavoro umano non esiste in natura come prodotto

finito, ma è il risultato dell’intervento dell’uomo in quanto membro della

comunità. Il materiale sonoro esiste in natura come il materiale geologico,

entrambi possono essere elaborati dall’uomo attraverso molti interventi e

sono proprio quest’ultimi a segnare la linea di demarcazione tra l’uomo e altri

esseri viventi non umani. C’è una relazione stretta tra produzione del discorso

e sistema socio-culturale, proprio perché la produzione di ogni discorso,

come linguaggio organicamente strutturato rientra nell’ambito più vasto della

produzione sociale. L’insieme dei codici che si impongono all’individuo

possono essere raggruppati sotto la denominazione di ‘’ideologia’’. Le

ideologie sono sistemi di credenze socialmente condivisi dai membri di una

collettività di attori sociali ed entrano come costituente di qualsiasi discorso.

Ogni discorso si costruisce a partire dalla lingua disponibile al parlante,

facendo uso del complesso di vocaboli,di espressioni codificate ossia tutto ciò

che costituisce la lingua di una determinata comunità linguistica. Sono

indicative a questo riguardo le ricerche di Trier studiando il vocabolario

tedesco,esso è costituito su 3 parole : • Wisheit (saggezza) comprende ogni

tipo di conoscenza. • Kunst (arte) riguarda l’insieme delle conoscenze

proprie di un nobile. • List (artificio) relativo all’insieme delle conoscenze

dell’uomo del popolo ‘’artigiano’’. A distanza di un secolo il senso di queste

parole è radicalmente cambiato. Nel frattempo era cambiata la visione del

mondo e quindi anche le parole dovevano necessariamente cambiare di

significato. Nel secolo successivo la parola Wisheit non riassume più in sé le

due sfere del conoscere, la sfera della Kunst è la sfera più alta della

conoscenza mentre quella del Wizzen (che ha sostituito List) rappresenta il

sapere in generale. L’individuo nella costruzione di un discorso è obbligato a

servirsi della lingua, lo strumento che la società ha elaborato per la

comunicazione. Per lingua non s’intende solo un campionario di parole ma

anche di modelli di costruzione delle frasi e articolazioni delle stesse.

Potere,solidarietà, responsabilità,maturità e sentimento etnico sono valori che

influenzano il linguaggio fino a determinare il comportamento linguistico dei

parlanti. Il compito della filosofia è di aiutare l’individuo a prendere

consapevolezza dell’articolazione esistente tra i diversi campi della realtà. La

sociolinguistica,lo studio della lingua come parte della cultura e società,forma

un’analisi nella direzione del riconoscimento del rapporto lingua-società. Le

sue analisi possono verificare la consistenza del rapporto tra produzione

linguistica e sistema sociale. Il pensiero si manifesta tramite i suoi effetti che

non sono altro fenomeni linguistici nei quali sono compresi il linguaggio

dell’esistenza quotidiana di ognuno di noi, il quale contengono lo spirito del

popolo.

Cap.9 ‘’Il relativismo linguistico e l’ipotesi sapir- whore’’

Lo studio della lingua vista nei suoi legami con la cultura dei popoli,come

manifestazione ed espressione, è uno dei temi più significativi della linguistica

strutturale americana,alla cui definizione hanno contribuito


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Unina2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Pititto Rocco.

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