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Teorie del linguaggio e della comunicazione

Pensare, parlare e fare

Una risorsa dell'uomo e per l'uomo

Il linguaggio è una dote che appartiene al nostro corredo biologico, è una risorsa che appartiene alla nostra condizione umana. L'uomo, possedendo il linguaggio, crea il mondo e gli oggetti, cioè possiamo conoscere il mondo e gli oggetti tramite il linguaggio. Se quest'ultimo non ci fosse, non esisterebbe il mondo, ma non in senso fisico (alberi, montagne), ma in termini di esperienza. Infatti, il linguaggio permette di conoscere il mondo e di trasmettere le nostre esperienze e ci costituisce nella nostra umanità. Se non ci fosse il linguaggio, noi non saremmo esseri umani perché esso è lo specifico dell'essere umano, è la risorsa che lo caratterizza come uomo (infatti gli animali non parlano, non pensano, invece l'uomo sì).

Il nostro DNA per il 98% coincide con quello dei topi e per il 99% con quello della scimmia, quindi l'uomo si differenzia dall'animale in quanto possiede il linguaggio, dice Aristotele. Esso è qualcosa che abbiamo, lo abbiamo avuto ad un certo punto della nostra evoluzione. Il linguaggio è il risultato di un doppio processo tra eredità biologica e apprendimento sociale.

Eredità biologica e apprendimento sociale

L'eredità biologica può essere remota e prossima. Remota si riferisce al fatto che noi esseri umani abbiamo la capacità di parlare che si sviluppa con gli organi della fonazione e quindi diventa prossima proprio quando si sviluppano tali organi. Nonostante questo, non è detto che tutti parlano, noi parliamo solo se siamo inseriti in una comunità linguistica. Si apprende per imitazione e iterazione. In tale processo il bambino cercherà di imitare e poi ripetere i movimenti dei genitori e quindi il linguaggio solo in questo momento diventa una capacità concreta del bambino e quindi viene appreso nel contatto con l'adulto.

Tra mamma e bambino esiste un linguaggio ''il matrese’’ di cui ne parla Frit. Il matrese è il linguaggio che usa la mamma per comunicare con il bambino che impara a parlare quando la imita. Ci sono stati molti tentativi di addestramento al linguaggio degli animali, molti parlano ad esempio del linguaggio delle api o degli scimpanzé ma possiamo parlare di linguaggio verbale solo degli esseri umani in quanto negli animali esistono solo forme di comunicazione. Un linguista ha parlato di Competenza e di esecuzione: la prima riguarda l'eredità biologica e l'esecuzione si riferisce all'apprendimento sociale.

Tutti gli esseri umani hanno una facoltà di linguaggio o capacità linguistica la quale rappresenta una componente importante del nostro cervello che si sviluppa diversamente in ognuno di noi (qualcuno parlerà prima, qualcun altro più tardi come nel caso di un bambino orfano che riceve meno sollecitazioni e poi perché non è vicino alla madre). La facoltà di linguaggio comprende sistemi esecutivi e cognitivi ed è assicurata proprio dalla capacità cognitiva che rappresenta l'universo delle conoscenze immagazzinato in ciascuno di noi sotto forma di istruzioni in modo che i sistemi esecutivi possono operare tramite le istruzioni nelle diverse situazioni.

Le istruzioni riguardano la forma semantica e fonetica: esempio (la parola albero ha contemporaneamente un suono e un significato), infatti i sistemi esecutivi sono di due tipi: fonetica (suono) e semantica (significato). Invece il sistema cognitivo ci consente la percezione, le sensazioni, le rappresentazioni. Tutto ciò viene trasmesso al sistema esecutivo. Le istruzioni vengono date da che cosa? Dal sistema nervoso ovvero dal cervello, lo scrivere ad esempio è un'attività mentale.

Noi dirigiamo il nostro comportamento grazie al linguaggio e il sistema cognitivo. Grazie al linguaggio l’uomo può intendere e farsi intendere, noi stessi ci capiamo attraverso il linguaggio che è lo strumento di comunicazione per eccellenza. La mancanza del linguaggio nel sordo è la prova che l’attività mentale è priva di quei materiali (cioè le parole), il sordo viene comunemente considerato un ebete, l’attività mentale nel sordo si costruisce con altri materiali ossia con i gesti, cioè se le parole mancano vengono sostituite dai gesti per i sordi e dal tatto per i ciechi.

Qualsiasi cosa l’uomo faccia può avere un significato solo nella misura in cui si può parlare infatti se delle nostre esperienze non ne possiamo parlare né a noi né agli altri è un'esperienza di cui non abbiamo coscienza. La lingua è quella nicchia cognitiva nella quale viviamo, cresciamo e moriamo con la lingua, se non avessimo il linguaggio non potremmo parlare né del presente né del futuro. Una caratteristica della lingua riguarda il fatto che possiamo distinguere un piano sopraindividuale e un piano individuale. (sopraindividuale = la lingua deve diventare qualcosa di nostro, deve essere trasformato in parola; nel piano individuale è la parola che fa diventare la lingua qualcosa di nostro, è la consapevolezza del linguaggio).

È necessario il passaggio da lingua a parola, da inconsapevolezza alla consapevolezza cioè la lingua che è qualcosa di impersonale deve diventare qualcosa di mio personale, devo essere consapevole della lingua che uso in quanto ci permette di essere di più (SER MAS) espressione di Freire, pedagogista.

Importanza dello sviluppo dell'attività mentale e abilità linguistiche

Importanti sono lo sviluppo dell'attività mentale e abilità linguistiche (leggere, ascoltare, parlare e scrivere). Leggere significa tradurre in segni grafici in pensieri, per scrivere: ho bisogno di conoscere i segni grafici, il parlare non è mai un parlare vuoto è sempre consenso. L’atto del parlare può essere inteso come rappresentazione, espressione e appello. Nel parlare l’individuo si riferisce a qualcosa, ad esempio si può riferire ad un oggetto fisico o mentale, quindi nell’atto del parlare c’è un senso, una rappresentazione fatta dal soggetto. Parlo e mi riferisco ad un oggetto (espressione), ciò avviene perché esiste l’altro (appello).

L'atto comunicativo

L’atto comunicativo è segnale, sintomo e simbolo in base alle funzioni che svolge. Esempio: il fumo è simbolo del fuoco, sintomo: se una ragazza arrossisce è un sintomo per lei ma un segnale per me. Il linguaggio è espressione, ma io comunico questa espressione. Inoltre, non si può considerare il linguaggio solo espressione e solo comunicazione, le due cose si reggono insieme, non c’è uno senza l’altro, non c’è comunicazione senza espressione, non c’è espressione senza comunicazione. L’atto comunicativo è perfetto quando comunichiamo qualcosa di cui si ha piena conoscenza e consapevolezza, infatti io posso comunicare solo di quelle cose di cui sono consapevole, se non conosciamo non possiamo comunicare.

Capitolo 2: L'origine del linguaggio

Il linguaggio è una dote dell’uomo e senza di esso non esisterebbe la mente umana, gli animali siccome privi della parola non hanno e ne possono avere la mente umana, ed è il linguaggio a creare l’uomo. Se il linguaggio è una risorsa, significa che non è stato presente nell’uomo da sempre ma da un certo punto si sono create condizioni affinché l’uomo iniziasse a parlare. Un filosofo nel 700 ritenne che ''l’uomo è tale solo attraverso il linguaggio ma per inventare il linguaggio doveva essere già uomo''. La lingua è scaturita dall’uomo stesso poiché l’uomo ha sentito in sé la volontà di parlare un po’ alla volta secondo un lungo processo condizionando le funzioni della facoltà di pensiero.

Nella prima parola dell’uomo vi sono già tutte le altre che formano la sua vita, ma tutto ciò quando è accaduto? Secondo una prima ipotesi 2 miliardi di anni fa l’homo habilis non parlava. Probabilmente solo l'homo sapiens sapiens e non solo sapiens ha iniziato a parlare 30 mila anni fa. Alcuni ipotizzano che il linguaggio si realizza tardi cioè dopo lo sviluppo dell’uomo anatomico moderno con le conseguenze evoluzionistiche anatomiche circa 60.000 anni fa, infatti la prima migrazione del corno d’Africa verso altre terre (tigri ed eufrate) 60.000 anni fa è legata al linguaggio. Lo è anche lo sviluppo del commercio che sta alla cultura come il sesso sta alla biologia. Il linguaggio favorisce il commercio e il primo fa sviluppare il secondo, nel commercio qualcuno dà in cambio qualcosa che non aveva e viceversa, questo viene definito ''baratto''.

Una risposta attendibile di questo processo potrebbe essere fornita analizzando prime testimonianze: in Sud Africa sono stati rinvenuti oggetti come conchiglie forate per realizzare perle e pezzi di ocra con sopra incisi dei solchi, il tutto 100.000 anni fa. Quello che fanno oggi gli uomini come creare collane si faceva anche centinaia di anni fa, già a quei tempi piaceva farsi compiacere, di piacere e piacersi il quale rappresenta già una forma di comunicazione.

Liberman e McCartey ritengono che l’anatomia e i meccanismi neuronali sono alla base del linguaggio verbale che possono essere datati tra i 100 e 150.000 anni fa e noi siamo diventati diversi anche a seguito di cambiamenti anatomici che poi ci hanno permesso di parlare. Es: prima a 4 zampe tutti e quattro arti avevano la stessa funzione, con la posizione eretta non è più così, gli arti inferiori sono destinati ad altre funzioni si allarga l’orizzonte visivo.

La prima forma di comunicazione

Il gesto è la prima forma di comunicazione, le trasformazioni dell’uomo sono state diverse e si sono realizzate lentamente: nel corso dell’evoluzione si sono sviluppati gli organi della fonazione che nell’uomo si trovano più in alto rispetto agli animali, la conseguenza di ciò consiste nel fatto che noi produciamo suoni facendo vibrare le corde vocali (grazie all’aria dei polmoni) invece se sono più in basso producono suoni indistinguibili soprattutto nelle scimmie. Possiamo definire Ominide o Ominino c: ramo che nell’evoluzione si è separato dallo scimpanzè, gli ominini costituiscono la specie più vicina all’uomo (come i gorilla) e inizia a comunicare prima con i gesti e poi con il linguaggio verbale.

L’uomo può comunicare e parlare se la trasformazione ha interessato il cervello il quale possiede tutte le attività del sistema cognitivo: memoria, percezione. A differenza di altri organismi noi dividiamo gli oggetti della natura in categorie mentali che riorganizziamo continuamente nel nostro cervello e dividiamo il mondo e lo sperimentiamo, siamo in grado di interrogarci su noi stessi invece gli animali non capiscono queste cose. Nel corso dell’evoluzione l’apparizione del linguaggio è stata non solo conseguenza ma anche origine di altre trasformazioni perché ha creato il mondo e le relazioni in cui ci troviamo, nel parlare ci costituiamo come mondo a se stante.

Jacob Grimm, un importante linguista, dice che il linguaggio è una dote così intima e significativa, concessa a tutti gli esseri umani nella sua natura più come usufrutto che come nostra esclusiva proprietà, inoltre afferma che il linguaggio è necessario per essere noi stessi e si usa per creare rapporti umani in quanto il nostro destino è essere SER MAS (essere di più). Il linguaggio non è qualcosa di nostro, lo abbiamo ricevuto e quindi dobbiamo salvaguardarlo, noi saremo ciò che riusciamo a dire e quindi non saremo nulla se non parliamo. Senza la parola non saremmo esseri umani, ci dobbiamo sentire responsabili di ciò che diciamo: ''le parole sono come pietra/ una lancia cioè possiamo creare rapporti ma con la parola possiamo rompere tutto.''

Platone: le mie parole sono di speranza perché costruisco il mondo e posso realizzare me stesso. Nei processi di sviluppo abbiamo imparato a parlare e dobbiamo fare nostra la capacità di parlare, ciò si realizza quando da una cosa astratta diventa concreta ossia quando impariamo a parlare nella comunità linguistica di appartenenza che condivide e mantiene i significati delle parole. Inoltre è importante dire che il suono veicola un significato e le due cose sono un tutt'uno. Nella parola disponiamo la forma sonora e semantica, il suono non può essere distinto dal significato, ma la relazione è naturale o culturale? Ovviamente culturale poiché siamo stati noi ad attribuire questo suono a quella parola, un significato al suono.

Noi possiamo studiare il linguaggio primitivo studiando il linguaggio del bambino, questa però è una concezione sbagliata perché sono due cose distinte in quanto non si può mettere sullo stesso piano il bambino che ha la capacità di linguaggio con quello primitivo che non ce l'aveva, lo ha acquisito nel tempo, non si può mettere sullo stesso piano la capacità di acquisizione.

Alcune ricerche hanno studiato l’origine del linguaggio avanzando alcune ipotesi: la prima dice che il linguaggio è nato con la schizofrenia, nel corso dell’evoluzione uno sviluppo si è sempre accompagnato a qualche disturbo e quindi una parte dello sviluppo è andata male in qualcosa cioè l’evoluzione si è persa nella programmazione del parlare; altra ipotesi dice che il gene FOXP2 che si trova nel tratto vocale sopra la laringe in molti animali, ha subito nell’uomo in un periodo compreso tra 150-200.000 anni fa una mutazione sul cromosoma 7 anche se in quantità minima, consentendogli di controllare la cognizione, lo sviluppo, la posizione della lingua ecc. L’individuo privo di questo gene ha problemi linguistici. Uccelli, topi e scimmie hanno tale gene che farebbe la differenza tra l’uomo e l’animale. Questo gene ha 715 aminoacidi di cui solo 7 sono diversi tra l’uomo e il topo e solo 2 tra la scimmia e l’uomo. Questa mutazione ha fatto sì che l’uomo potesse parlare e la scimmia e il topo no.

Il parlare è un fare. Se l’individuo presenta un disturbo nell’area di Brocà non parla ma comprende, l’area di Brocà (Brocà medico francese, neurologo, ha come paziente un soggetto che egli chiama Tan perché pronuncia solo questa parola e quindi lo definisce Afasico = ossia è un individuo senza parola che non parla ma comprende) è connessa all’area centro produzione linguistica mentre nell’area di Vernichè (tali aree si trovano nel cervello) il soggetto parla a vuoto. Liberman dice che il linguaggio moderno è apparso solo dopo che questo gene si è evoluto nella variante odierna ma non si sa ancora il perché sia mutato solo nell’uomo.

Negli ultimi 200.000 anni c’è stata la comparsa di esseri umani anatomicamente moderni, questa variante genetica ha conferito maggior controllo motorio che ha portato poi alla capacità di parlare.

Capitolo 3: Dalla comunicazione gestuale al linguaggio verbale

La prima forma di comunicazione nell’essere umano fu quella non verbale, quest’ultima comprende la mimica facciale, il gesticolare con le mani, il mimare, il modo di vestirsi o di mangiare e camminare (sono tutte forme di comunicazione non verbale) e quindi il gesto può essere considerato come la prima forma di comunicazione, infatti nell’uomo il linguaggio verbale potrebbe essere nato proprio dal gesto. L’associare il gesto delle mani all’origine del linguaggio verbale rappresenta un passo in avanti nella comprensione del linguaggio e nel superamento di quei lati misteriosi che hanno caratterizzato la ricerca del linguaggio stesso, infatti la sua origine rimane un fatto misterioso perché esistono ancora interrogativi senza risposta come ad esempio: in che modo si è sviluppato il linguaggio? Quali cambiamenti hanno reso possibile il suo sviluppo? Perché il linguaggio è comparso solo nell’uomo e non in altri esseri umani?

Quindi il filosofo Jaspers ritiene che una ricerca sull’origine del linguaggio verbale sia inutile data la distanza temporale che separa la forma attuale dai tempi lunghissimi della sua apparizione nell’homo sapiens. La filosofia del 900 soprattutto Austin, Searle e Grice avevano prodotto un tentativo in questa direzione con la filosofia degli atti linguistici. L’aver legato il parlare al fare e all’agire, significava riconoscere al linguaggio una dimensione più vicina all’attività motoria. Questa affermazione non era però supportata da ricerche neurobiologiche. Gli studi di Corballis e altri hanno riaperto la questione del parlare come un fare su basi scientifiche più solide.

Nell’uomo il parlare è accompagnato dai gesti delle mani e dalla mimica facciale, nell’ominido i gesti si sono sviluppati prima del linguaggio verbale infatti nell’evoluzione del gesto si sarebbe sviluppato il linguaggio verbale: un fenomeno la cui comparsa nel mondo degli ominidi avrebbe costituito l’uomo come tale separandolo dagli altri esseri animali. La comparsa del linguaggio verbale non ha posto fine a quello gestuale, la gestualità è una forma di comunicazione diversa però da quella verbale ma non inferiore ad essa, ed è presente in tutte le culture anche se non allo stesso modo. Il carattere intenzionale potrebbe essere l’unica differenza tra comunicazione verbale e gestuale. I gesti nell’uomo sono un tutt’uno con la parola, parole e gesti fanno parte dello stesso sistema linguistico.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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