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Capitolo 1 – Il film e la sua realizzazione

La pellicola

Film, in inglese, vuol dire pellicola. Agli inizi del '900, in italiano, film si diceva al femminile. La pellicola è una striscia di cellulosa su cui, grazie alla macchina da presa, si impressionano delle immagini, fotogrammi. Fotografia deriva da fotos (luce) e grafé (scrittura), pertanto, è scrivere il movimento.

I formati di pellicola sono vari e determinano la grandezza della pellicola stessa:

  • 70 mm – Formato usato solo tra gli anni '50/'60 ma poco in voga poiché richiedeva strumentazione diversa
  • 35 mm – Il più utilizzato al cinema
  • 16 mm – Introdotto dalla Kodak nei primi anni '20 per film amatoriali
  • 8 mm e super 8 – Usati dagli anni '70 per film amatoriali o per scelta tecnica

La velocità di proiezione di un film al cinema è di 24 frames al secondo (agli inizi era 16), in tv invece è di 25 frames, pertanto la durata è leggermente ridotta. Quando si aziona la macchina da presa, la luce passa attraverso il diaframma e impressiona sulla pellicola le immagini. Le dimensioni dell’area della pellicola determinano il fotogramma, il quale dipende anche dal tipo di mascherino scelto.

Negli anni '30/'40 veniva usato il formato 1,33:1 chiamato Academy (l’Academy è stata fondata nel 1927 da un gruppo di produttori per promuovere il progresso tecnologico nel cinema, e conferiscono gli Oscar). Dopo la seconda guerra mondiale sono comparsi altri formati più rettangolari: 1,66:1 (standard europeo), 1,85:1 (standard americano) e poi formati panoramici come il cinemascope.

La cinepresa è dotata di una lente anamorfica che comprime l’immagine molto ampia su una pellicola 35 mm. Sul proiettore viene montata la stessa lente che decomprime l’immagine. I formati cinemascope si dividono in: 2,35:1 (pista ottica) e 2,55:1 (pista magnetica). La pellicola 70 mm ha un formato 2,2:1. I formati panoramici vennero introdotti negli anni '50 per contrastare il successo della tv, poi arrivarono i colori, il suono stereo e il 3D che è stato ripreso ultimamente per contrastare il successo del pc.

Nella sala cinematografica il proiettore deve avere lo stesso mascherino con cui è stato girato il film altrimenti l’immagine è distorta. I formati panoramici soffrono notevolmente dell’adattamento televisivo, anche se l’arrivo del formato 16/9 ha reso la qualità della tv migliore.

Tipologie di produzioni cinematografiche

La tipologia più rilevante nella produzione cinematografica è il lungometraggio, un’opera di 70/80. Le tipologie esistenti sono:

  • Lungometraggio, un’opera di almeno 60 minuti
  • Mediometraggio, un’opera tra i 30 e i 60 minuti
  • Cortometraggio, un’opera tra 1 e 30 minuti

Fino agli anni '70 i lungometraggi erano preceduti da uno o più cortometraggi. C’era poi il doppio programma, ovvero, vedevano un film di serie A e B. Oggi i cortometraggi circolano solitamente nelle cineteche e nei circoli, nelle sale d’essai (sale che proiettano film di sperimentazione). Talvolta alcuni lungometraggi possono essere composti da più cortometraggi come Paisà di Rossellini.

Per gli spettatori, andare al cinema è vedere un lungometraggio in live action solitamente contrapposto all’animazione. Nel caso dell’animazione non c’è un soggetto in movimento ma uno immobile che viene modificato tra i vari scatti generando appunto l’animazione. Oggi i registi usano la videocamera, che registra le immagini in modo digitale. Macchine ottime come la Red creano un’immagine indistinguibile. Il digitale è una grande chance per il cinema indipendente anche dal punto di vista del montaggio; non esiste più la moviola che si faceva con i pezzi della pellicola, ma attraverso il pc. Si va quindi a sfumare la differenza tra live action e animazione, un esempio è Avatar.

Il termine cineasta viene coniato negli anni '20 in Francia e indicava chiunque svolgesse un’attività legata al cinema, oggi invece si intende soprattutto il regista.

Le fasi di realizzazione di un film

Sceneggiatura

Un film nasce da tre fasi:

Durante la fase della sceneggiatura, si elabora il progetto del film. A volte i copioni vengono commissionati dalla produzione, ci sono volte in cui il regista è parte della scrittura e altre volte che viene scelto dopo. La prima cosa è la stesura del soggetto, un testo di un paio di pagine che contiene la trama del film e deve suscitare interesse nel produttore. Vi sono soggetti originari oppure tratti da opere letterarie, il che implica pagare i diritti. Un esempio pratico è Ben Hur di Lew Wallace, uno dei libri più venduti di sempre e rappresentato al cinema tre volte. Il primo lungometraggio italiano, Inferno di Bertolini, era tratto dalla Divina Commedia.

Nella Hollywood degli anni classici, le case di produzione compravano a tappeto i diritti di tutto ciò che veniva pubblicato. Vi sono poi gli adattamenti, ovvero film che riprendono in parte testi. È il caso di Notorious di Hitchcock che si ispira al racconto The Song of the Dragon di Foote. Vi sono poi il trattamento, che può essere di circa 100 pagine ed è una specie di romanzo che deve contenere tutte le informazioni anche quelle che non andranno in scena ma che danno spessore al film, e la scaletta, una descrizione delle scene sintetica che serve a capire l’ordine di apparizione.

La sceneggiatura infine contiene ciò che vedremo nel film, ambienti, personaggi e azioni. Nella Hollywood classica, registi come Hitchcock preferivano copioni dettagliati, mentre il cinema d’autore lascia spazio all’improvvisazione. Si parla di canovaccio, ovvero il copione abbozzato già usato nel '500.

Ci sono tre grandi tipi di sceneggiatura:

  • Americana, le descrizioni si sviluppano su tutta la pagina e al centro vi sono i dialoghi
  • Italiana, la pagina è divisa in due colonne, la componente visiva a sinistra e quella sonora a destra
  • Francese, i dialoghi sono a destra e le indicazioni generali occupano tutta la pagina

Dagli anni '90 tutti adottiamo quella americana.

Riprese

Questa fase è preceduta dalla preparazione dove si scelgono luoghi, scenografie ecc. Spesso accade che vi siano delle collaborazioni continue, ad esempio la sceneggiatrice Viertel scrisse molti copioni per Greta Garbo. Per Colazione da Tiffany con la Hepburn, inizialmente volevano affidare il ruolo a Marilyn Monroe. Per quanto riguarda le prove, se gli attori sono famosi sono piuttosto brevi. Se ci sono scene particolari allora ci sono gli addestratori: insegnanti di canto, il maestro d’armi, il dialogue coach, il dialect coach.

In media per un lungometraggio di 90 minuti ci vuole circa un mese di riprese. Le riprese di Apocalypse Now sono durate 14 mesi. Per quanto riguarda i componenti della troupe, si parte da 20/30 e si arriva anche a centinaia per i kolossal. Ecco perché i diversi gruppi si chiamano reparti. A capo c’è il regista che stabilisce la posizione della mdp e costruisce l’inquadratura, affiancato da un aiuto regista che fa da collegamento con la troupe e stende il piano di lavorazione delle giornate di ripresa.

Il regista viene aiutato dal direttore della fotografia che decide le luci, gli obiettivi e stabilisce il tono fotografico del film, coordinandosi con lo scenografo e il costumista. Vi sono sotto di lui l’operatore che aziona la mdp, l’assistente operatore responsabile dei fuochi, l’aiuto operatore che sostituisce filtri e pellicola, gli elettricisti e i macchinisti (movimenti della mdp). Alle origini della storia del cinema, il ruolo del regista e del direttore della fotografia non erano divisi. Mentre si gira, il regista sta al monitor o di fianco la mdp. Fino agli anni '70, per verificare il lavoro svolto bisognava attendere i giornalieri, oggi invece c’è il video assist ovvero la macchina registra direttamente permettendo di vedere subito il risultato. Questo metodo è stato introdotto da Blake Edwards per la realizzazione di Hollywood Party, film realizzato in continuità e con molta improvvisazione.

Vi sono registi che non ripetono spesso le inquadrature e altri come Kubrick che sono ossessivi. Si lavora sempre con una mdp tranne rare volte quando si deve girare su auto/elicotteri ecc. Nel film 2001: Odissea nello spazio, le immagini che si vedono all’inizio sono state girate in Africa senza Kubrick. Spesso negli anni '50 i kolossal venivano girati in Italia per risparmiare.

Per quanto riguarda il suono c’è il fonico aiutato dal microfonista. Vi è poi la segretaria di edizione che tiene un diario delle riprese. La casa di produzione che finanzia il film è rappresentata sul set dall’organizzatore, sotto cui ci sono direttore, ispettori o runner. Questo comparto si occupa dell’approvvigionamento di tutto il necessario e della lavorazione e del controllo.

Il ciakista, in Italia il più giovane dei macchinisti, deve mettersi davanti all’obiettivo con il ciak dove sono segnati i dati del film che servono ad identificare ogni spezzone per il montaggio. C’è un rumore lui legge quello che c’è scritto, poi fa ciak e parte il film. Tra gli anni '30/'50 un film di 90 minuti conteneva tra le 450/600 inquadrature, durante il muto il numero era più alto. Oggi molti film sono tornati ad un ritmo rapido ma dipende anche dal genere cinematografico.

Postproduzione

La fase di postproduzione prevede il montaggio della colonna visiva e audio (missaggio) che può occupare qualche mese o anche anni. Nel cinema classico il montaggio era supervisionato dal produttore poiché il regista non aveva potere di final cut. Importante è la figura dell’autore delle musiche, spesso viene usato sempre lo stesso, Sergio Leone lavora spesso con Ennio Morricone. C’è poi il responsabile dei titoli che a volte sono opere d’arte come i credits di Anatomia di un omicidio o La pantera rosa.

Il film una volta pronto deve essere distribuito. L’industria del cinema si struttura in tre settori: Produzione, Distribuzione ed Esercizi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie del cinema e dell'audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Vitiello Guido.
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