Appunti di teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria adattata
La ritmizzazione
La ritmizzazione, essendo una capacità coordinativa speciale, si allena anche soltanto muovendo un dito, perché non è importante utilizzare solo il corpo. La ritmizzazione in presenza di una disabilità fisico-motoria e quindi in presenza anche di una lesione midollare a livello dei metameri della regione lombare, colpisce la regione degli arti inferiori, limitandone o impedendone il completo movimento. Il concetto di ritmizzazione non passa esclusivamente dall’uso degli arti inferiori perché il concetto di ritmo passa dall’uso del corpo nel tempo e nello spazio e nella capacità che ha il sistema nervoso di utilizzare pattern motori tali da permettere di metabolizzare un movimento corretto o un ciclo di movimenti nel tempo e nello spazio. Posso fare un lavoro utilizzando il battito delle mani che verrà fatto a ritmi differenti. Se risultano essere funzionali l’udito e gli arti superiori sto svolgendo un’attività motoria adattata che risulta essere adeguata alle caratteristiche del soggetto che presenta una disabilità fisico-motoria a livello degli arti inferiori.
L'obiettivo è vedere il mondo dell’attività motoria adattata non soltanto come un mondo che risulta essere esclusivo per la popolazione disabile, ma ciò che richiede oggi il mondo della scuola e la società in generale è l’inclusione del soggetto che presenta una disabilità. Quindi il lavoro di ritmizzazione può essere svolto sia dal soggetto che presenta una disabilità sia dal soggetto che non presenta nessun problema. L’adattamento deve essere visto come quella condizione che permette alla classe (se parliamo di classe) o gruppo sportivo (se parliamo di un contesto sportivo) di svolgere un’attività ludico-motoria o ludico-sportiva nelle condizioni in cui il soggetto che presenta una disabilità possa sviluppare capacità organico-muscolari, capacità coordinative generali speciali nella stessa maniera del soggetto che presenta uno sviluppo tipico.
Altro esempio, se io volessi lavorare sulla forza muscolare nulla toglie che potrei utilizzare una postura seduta, avvalendomi anche di un sovraccarico (stimolo allenante) che potrebbe essere un pallone di mezzo chilo. L’adattamento include il soggetto disabile nel contesto classe. Esiste un’attività sportiva detta sitting volley dove è possibile lavorare in presenza di un'amputazione. In questo caso devo lavorare sul controllo dell’equilibrio perché l’equilibrio è una capacità coordinativa speciale e si deve cercare di mantenere la proiezione del baricentro corporeo all’interno del poligono d’appoggio. Quando parliamo di poligono d’appoggio parliamo della superficie utilizzata da un soggetto per mantenere una postura d’equilibrio. La postura d’equilibrio è quella ortostatica, ma anche quella da seduta sulla sedia o a terra.
Relazione tra BES e APA
È importante attenzionare che ruolo può avere l’attività motoria adattata verso i BES. Nell’ambito scolastico hanno un ruolo centrale che condiziona la programmazione didattica non solo all’interno della classe ma di tutta la scuola. Per diversi anni si è vista l’attività motoria adattata soltanto in relazione al mondo delle disabilità, nel senso che hanno preso in considerazione o disabilità intellettive o fisico motorie oppure sensoriali. Il mondo della disabilità non è l’unico che interessa all’attività motoria adattata, perché quest’ultima ha un ruolo centrale anche nell’ambito dei DSA (dei soggetti con disturbi specifici d’apprendimento) che rientrano nell’ambito dei BES.
Tre categorie di BES
- Prima categoria: soggetti con disabilità in cui abbiamo la legge 104 del 1992 che è la legge quadro sull’assistenza e l’integrazione sociale dei diritti delle persone con diverse abilità.
- Seconda categoria: DSA, cioè soggetti con deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, del disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, la legge è 170 del 2010 che riconosce appunto i disturbi specifici di apprendimento denominati DSA.
- Terza categoria: soggetti con svantaggi socio-economici, linguistici e culturali, la legge è la circolare ministeriale del 2 marzo del 2013. Il BES si deve presentare entro 18 anni di vita del soggetto.
Nel caso di un DSA è possibile progettare attività motoria che diventa adattata in relazione al bisogno di lavorare sulla linea dei numeri. In un bambino per esempio che presenta un’incapacità di comprendere che la scrittura o la lettura vada a sinistra verso destra, posso intervenire tramite l’uso dell’attività motoria adattata per progettare nuove attività che possano favorire e compensare i disturbi correlati a un bisogno educativo speciale. Quindi per BES intendiamo qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo e/o apprenditivo, che consiste in un funzionamento problematico per il soggetto, in termini di danno o ostacolo che necessita di educazione speciale individualizzata.
I BES
I BES racchiudono la disabilità, disturbi specifici di apprendimento, svantaggi socio-economico, linguistico e culturale. La disabilità è una sottocategoria dei BES ed è opportuno che anche in ambito scolastico sappiamo quali sono i riferimenti normativi.
Direttiva Miur del 27 dicembre 2012
La Direttiva Miur del 27 dicembre 2012 è il riferimento principale che ha formato i BES. Lo studio dei BES nell’ambito del corso di attività motoria adattata è fondamentale perché è il primo passo che noi facciamo nel mondo lavorativo e in particolar modo nella scuola primaria. Ogni alunno per continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici e sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata risposta. Va quindi potenziata la cultura dell’inclusione e ciò anche mediante un approfondimento delle competenze degli insegnanti curriculari, finalizzata ad una più stretta interazione tra tutte le componenti della comunità educante. Ci sono delle condizioni che prevedono l’elaborazione di un PEI (piano educativo individualizzato) che richiede non solo una progettazione specifica per singolo alunno ma anche il coinvolgimento di una seconda persona professionale che è l’insegnante di sostegno. Quali sono gli ambiti di intervento previsti per la legge 104/92 che richiedono anche la formulazione di un PEI? Sono quelli relativi alle disabilità intellettive, alle disabilità motorie, alla disabilità sensoriale, alla pluridisabilità e ai disturbi neuropsichiatrici. Solo in questo caso è prevista la presenza del docente di sostegno, per un numero di ore commisurato al bisogno. Quello che riguarda l'instaurarsi di un circolo vizioso tra quattro elementi principali (menomazione, limitazioni, disabilità e vita sedentaria) che spesso si verifica in presenza di una disabilità conclamata. In presenza di una disabilità, quindi un danno che può essere anche psicologico, si verifica, a livello dell’individuo, l’instaurarsi di una limitazione funzionale importante che porta ad uno stile di vita sedentario. La vita sedentaria è il punto centrale su cui poter ragionare nell’ambito dell’attività motoria adattata. Una menomazione può essere correlata ad un’alterazione della condizione di salute fisica (ipotesi: un danno fisico o un problema a carico degli apparati cardiovascolare o una condizione in cui si alterano i livelli di massa muscolare che istaurano un fenomeno noto come sarcopenia) e questo determina una limitazione funzionale (ipotesi: un’alterazione del cammino e dell’equilibrio oppure un’alterata destrezza manuale), si può sviluppare una disabilità correlata all’alterazione di una funzione specifica o delle varie funzioni a carico del soggetto (ad esempio: in presenza di un arto più corto come nel caso dell’amputazione sotto il ginocchio si va all’alterazione della capacità di equilibrio del soggetto stesso).
Ruolo dell'attività motoria adattata
Il ruolo dell’attività motoria adattata è rompere il circolo vizioso della vita sedentaria ed evitare che un soggetto che sta in carrozzina per motivi legati ad una disabilità fisico-psico-motoria possa diventare un peso, ma che possa andare oltre a questo momento di crisi e permettere al soggetto di proiettarsi verso uno stile di vita attivo. L'obiettivo dell’attività motoria è cercare di promuovere la condivisione e l’inclusione a 360 gradi. Se il soggetto che deve giocare deve rispettare come regola il fatto che deve stare in carrozzina (che per alcuni è un obbligo perché presentano una lesione midollare), per altri, come nel caso del soggetto normodotato, la carrozzina diventa uno strumento da utilizzare. Intervenendo sullo stile di vita del soggetto che abbiamo di fronte, l’obbiettivo è quello di orientarlo verso uno stile di vita attivo che determina: migliore trofismo muscolare, migliore forza, miglior funzionamento della densità ossea, miglior funzionamento cardiovascolare. L’attività motoria e sportiva adattata comprende ogni movimento, attività fisica e sport che può essere praticato da individui con deficit fisici, psicologici, mentali o con alterazioni di alcune funzioni (es: cardiovascolare, polmonare, osteoarticolare..). L’attività fisica che può diventare un’attività sportiva adattata, può migliorare per esempio i livelli di forza degli arti superiori. Immaginiamo che il soggetto intraprenda un percorso all’interno della pallacanestro in carrozzina, che presenti una lesione midollare che non gli permette di muovere gli arti inferiori. Alla luce della somministrazione costante di un carico di allenamento, andrà incontro ad un miglioramento della prestazione. Prestazione che può migliorare o in termini di resistenza ad un determinato sforzo oppure si può determinare un miglioramento dei livelli di forza dei muscoli degli arti superiori. In questo modo il soggetto spingerà in modo autonomo la propria carrozzina nel tempo e nello spazio. Guardiamo non solo a ciò che non funziona, ma abbiamo anche la possibilità di guardare a ciò che si può migliorare.
APA (Adapted Physical Activity)
APA comprende ogni movimento, attività fisica o sport che può essere praticato da individui limitati nelle loro capacità da deficit fisici, psicologici, mentali o da alterazioni di alcune grandi funzioni. APA (Adapted Physical Activity) è un termine "ombrello" usato in tutto il mondo, per individuare un’area interdisciplinare di saperi e di attività (APA inteso come insieme di conoscenze) che includono l’educazione fisica, il tempo libero, la danza, lo sport, il fitness e la riabilitazione, indirizzati a individui, con impedimenti, di qualsiasi età e lungo il ciclo di vita. Un soggetto che presenta una disabilità o meglio ancora una menomazione (ipotesi un’amputazione transtibiale) è un soggetto che per motivi legati a quel tipo di patologia presenterà una disabilità che si manterrà nel tempo. Terminata la fase acuta correlata alla gestione sanitaria del soggetto, non possiamo pensare che questa persona rimanga sedentaria per tutta la vita.
Devo essere in grado di individuare tutte quelle strategie di intervento di tipo metodologico, educativo o organizzativo, che possono permettermi di limitare gli impedimenti e promuovere la qualità di vita del soggetto che presenta una determinata disabilità. La persona che si deve fare carico di questo percorso rieducativo, riabilitativo e sportivo è il laureato in scienze motorie che può intraprendere dei percorsi adattati all’interno dei circuiti sportivi.
Perché è importante parlare di ciclo di vita?
Il soggetto nel corso degli anni non è sempre uguale, invecchierà, e quindi di fronte ad una condizione in cui abbiamo una disabilità fisico-motoria, questa condizione si aggraverà in presenza di un processo di invecchiamento che andrà ad interessare lo stato di salute del soggetto a distanza di 20-30 anni. Quindi un soggetto di 60 anni che è sulla sedia a rotelle, se è stato sempre attivo nel tempo quindi ha avuto uno stile di vita attivo, riuscirà più a lungo nel tempo a essere autonomo e non avere supporto costante da parte di figure terze. Quindi si cerca di migliorare la vita di chi si ha di fronte e di migliorare i suoi livelli di autonomia sia psicologica che fisica (es: prendere l’autobus).
L’APA include un “corpo di conoscenze” interdisciplinari diretta a:
- Identificare e risolvere problemi di motricità nel corso delle varie età della vita.
- Sviluppare ed utilizzare metodi di comportamento a supporto dell’avvio allo sport e ad uno stile di vita attivo.
- Promuovere l’innovazione e studiare sistemi di potenziamento della cooperazione dei servizi casa/scuola/comunità.
Modalità d'intervento APA
Le caratteristiche o qualità che possono permettere al soggetto di programmare un lavoro adeguato sono: empatia, conoscenza, professionalità, impegno, passione, motivazione, divertimento, organizzazione, gioco, volontà ecc.
Le modalità d’intervento, individuate dalla Carta Europea dello sport per tutti con riferimento a tutta la popolazione dei disabili, sono 3:
- Educativo/metodologico (didattica, metodologia di approccio e di lavoro) quindi evidenzia come sia fondamentale intervenire tramite la didattica e la metodologia d’approccio, facendo riferimento al gioco, allo sport, al problem solving. Quindi bisogna guardare nel dettaglio alla componente educativa e metodologica. Prende in considerazione anche la gestione del carico di lavoro e del carico di allenamento (è fondamentale intercettare una corretta gestione della modulazione del carico di lavoro).
- Modalità d’intervento tecnico (regole e regolamenti). Un modo per portare avanti un regolamento APA è quello di prendere dei regolamenti tecnici, farli propri, ricodificarli e modularli alla luce del tipo di disabilità che dobbiamo includere all’interno della pratica sportiva. Quindi nel tecnico c’è un cambio di regole di uno sport già esistente per individui che hanno disabilità particolari.
- Strutturale (attività specifiche per le diverse tipologie di disabilità), vuol dire creare uno sport nuovo, creare una pratica sportiva che prima non esisteva alla luce del tipo di disabilità che ho di fronte.
Le modalità d’intervento favoriscono uno stile di vita attivo del soggetto. Si deve prevedere un processo di inclusione. Nel momento in cui un soggetto che presenta una disabilità si avvicina ad una pratica sportiva si possono verificare due fenomeni: segregazione ed esclusione.
Segregazione
Uno sport viene definito segregato quando quello sport è svolto esclusivamente dalla popolazione con disabilità. L’obiettivo dell’attività motoria adattata è tendere all’integrazione e inclusione del soggetto che presenta disabilità, ad esempio allenando il soggetto in una struttura pubblica negli stessi orari delle persone che non hanno disabilità. La cosa più importante è promuovere degli sport che mirano all’inclusione, per esempio la pallacanestro in carrozzina si caratterizza perché è uno sport sia integrato che fortemente inclusivo.
Esclusione
Quando non diamo agli altri la possibilità di conoscere realtà nuove rispetto a quelle che già conoscono. Si parla di esclusione quando facciamo attività sportive esclusive o quando i normodotati non partecipano.
Integrazione e inclusione
Integrazione
Processo costantemente aperto alla creazione di nuove situazioni di apprendimento e di relazione che permettano di fare emergere le diverse abilità. Il nostro obiettivo è spingere più possibile a quell’attività di integrazione e orientarli il più possibile verso l’inclusione.
Inclusione
Mescolare e far sì che quelle disabilità che ci possono essere possano diventare dei valori aggiunti, quindi bisogna creare una situazione dove, anche in presenza di una diversa abilità, determino un coinvolgimento del gruppo.
Tipologie di attività sportive
Analizzando le diverse tipologie di attività sportive è possibile identificare 5 diversi livelli di attività sportiva adattata:
- Il primo livello è lo sport adattato segregato: Ovvero si crea un gioco che viene praticato esclusivamente dalla popolazione che presenta una disabilità. Noi dobbiamo favorire il divertimento tramite lo sport e non dobbiamo guardare alla disabilità né evidenziarla. Se lo stesso tipo di sport lo faccio praticare ad un soggetto che non presenta una disabilità sensoriale, e lo faccio praticare anche ad un soggetto normodotato facendogli indossare una benda, occludendo così il recettore oculare (dobbiamo gareggiare alla pari), si va verso l’inclusione. Non dobbiamo tendere verso attività sportive esclusive, ma dobbiamo promuovere i processi di integrazione, quindi adattamenti che possono favorire il miglioramento del potenziale prestativo dei soggetti anche in presenza di disabilità diverse, per poi tendere sempre di più verso l’inclusione, quindi coinvolgere soggetti normodotati con sviluppo tipico.
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