FLESSIONE SEMPLICE ALLO SLU
Ipotesi:
- Stress block per il calcestruzzo compresso
Elasto plastico perfetto senza controllo per l’acciaio
-
- Crisi per schiacciamento del calcestruzzo compresso
- Armatura tesa snervata
La normativa NTC 08 ci dà dei limiti per le sezioni inflesse:
Se mettiamo il minimo di armatura previsto, allora l’armatura sarà sicuramente snervata. Lo dimostreremo in
un’altra lezione.
SEMPLICE ARMATURA
VERIFICA
DOPPIA ARMATURA
Ipotesi aggiuntiva entrambe le armature snervate
Altrimenti
DIMOSTRAZIONE FLESSIONE RETTA ALLO SLU
Completiamo quello che abbiamo iniziato la volta scorsa sulla flessione retta. Avevamo ottenuto una
formuletta: 0,8 X
y= h (ω-ω’)= c
Poi avevamo imposto un limite della normativa: c’era l’ipotesi di armatura snervata, ma
Avevamo detto che alla base del procedimento per determinare X c
il limite di normativa si soddisfava l’ipotesi che ci portava
avevamo anche detto che implicitamente rispettando
a questa equazione, dobbiamo dimostrare questa considerazione.
Sfruttiamo le due equazioni su scritte. La prima la possiamo scrivere anche come:
possiamo ricordarci che:
Anziché scrivere (ω-ω’)
E scrivere quindi al suo posto
Si ottiene quindi:
Da questa seconda equazione poi se noi imponiamo il segno di uguaglianza e ci riferiamo solo alla limitazione
superiore, troviamo: dell’asse neutro quando si impone la crisi del calcestruzzo compresso per
Si ottiene che la posizione
schiacciamento e armatura tesa snervata è funzione della classe di resistenza del calcestruzzo. E allora al
variare della classe noi otteniamo:
Noi dobbiamo dimostrare che l’aver imposto questa limitazione vale a dire che l’armatura è snervata.
Disegniamoci con riferimento alla sola retta di deformazione la posizione dell’asse neutro che corrisponde
allo snervamento dell’armatura tesa.
Quando invece siamo nella condizione di crisi, che varia a seconda della classe del calcestruzzo, otterremo
una retta di deformazione con una profondità dell’asse neutro che è più piccolina:
FLESSIONE RETTA COMPOSTA O PRESSOFLESSIONE RETTA
Vediamo cosa succede quanto intervengono contemporaneamente momento e anche sforzo normale.
Anche qui vediamo il problema da due punti di vista:
- Formule semplificate che non fanno uso delle regioni di rottura
- Dominio del momento ultimo semplificato
1.Formule semplificate
Quali ipotesi poniamo alla base del nostro calcolo:
1. Stress block per il calcestruzzo compresso
Elasto plastico perfetto senza controllo per l’acciaio
2.
3. Crisi per schiacciamento del calcestruzzo compresso
4. Armatura tesa snervata
Sezione parzializzata (l’asse neutro taglia la sezione)
5.
L’ultima ipotesi afferma che è improbabile che nei pilastri l’asse neutro vada –
a finire a + o infinito come
accade nelle regioni di rottura 1 e 6.
Rispetto a prima cambia che l’ipotesi di armatura snervata la imponiamo ora ma poi la dovremo verificare.
Nella pressoflessione non basta soddisfare il limite normativo di armatura come accade invece nella flessione
semplice.
Limite di normativa armatura Se noi rispettiamo il limite non è detto che
l’ipotesi venga soddisfatta
Alla fine andrà anche verificato che la sezione sia parzializzata, anche se è quasi certo che lo sia.
C’è una differenza ulteriore rispetto al caso della flessione, se A =A’ l’ipotesi di entrambe le armature
s s
snervate può continuare a esistere. Nella flessione invece, se le due armature fossero uguali vorrebbe dire
che l’armatura a compressione non potrebbe mai essere snervata altrimenti non ci sarebbe l’eq. alla
traslazione. Lo sforzo normale nei pilastri tende a ridurre la duttilità.
Determinato Xc dalla formula dell’eq. alla traslazione, prima di passare al momento ultimo si devono verificare
le ipotesi 4 e 5.
Eq. alla rotazione rispetto al baricentro geometrico (G)
E queste sono le formule semplificate con le quali fare verifica, progetto o semiprogetto di una sezione
pressoinflessa senza ricorrere alle regioni di rottura. Vediamo ora come costruire in modo semplificato il
dominio ultimo. =A’
DOMINIO ULTIMO, CASO SEMPLICE DI ARMATURA SIMMETRICA (A )
s s
Per il caso di semplice armatura basta disegnare il dominio M-N solo nei primi due quadranti,negli altri due
quadranti sarebbe esattamente speculare. Questo metodo si basa
solo sull’individuazione di 5 punti del dominio.
PUNTO A (TRAZIONE SEMPLICE) PUNTO B (COMPRESSIONE SEMPLICE)
Il cls non reagisce a trazione.
PUNTO C (FLESSIONE SEMPLICE) PUNTO D
Lo calcoliamo in modo molto semplificato, considerando è quel punto che avrà lo stesso momento di C ma dovrà
solo il contributo delle due armature, trascurando il contributo del cls avere uno sforzo normale Nd diverso da zero.
che avrebbe ridotto il braccio della coppia interna, Noi dobbiamo aggiungere qualcosa allo stato di
sollecitazione che c’era nel punto C
per cui più o meno si sarebbe giunti alle stesse conclusioni. che però faccia in
generi un po’ di sforzo normale.
modo che si
PUNTO E
Sarà quel punto che ha uno sforzo normale N pari a N /2,
E D
avrà un mom. ultimo diverso che dovremmo calcolarci. La costruzione prevede di unire i 5 punti con una spezzata, questa operazione è lecita
xk sappiamo che il dominio della pressoflessione è un dominio convesso.
La nostra spezzata è un qualcosa che va sempre a vantaggio di statica.
Solo che voler andare a costruire tutto il dominio significa o utilizzare la procedura con le regioni
di rottura oppure significa usare gli abachi che sono sui libri di testo.
Invece se uno al volo non vuole perdere molto tempo con un calcolo che richiede
5 minuti riesce a ottenere 5 punti con cui ottenere questo
Dominio ultimo semplificato
≠A’
DOMINIO ULTIMO, CASO ARMATURA ASIMMETRICA (A )
s s PUNTO A’
Se noi supponiamo che l’armatura è più piccola
dell’armatura tesa, siamo a trazione
Visto che i due sforzi non sono uguali,
nascerà un momento che tende le fibre
Inferiori.
PUNTO B’
I punti C,D ed E che fine fanno? Si può usare una semplificazione di questo diagramma. Se noi congiungiamo con una
retta i punti A’ e B’ questa retta intersecherà l’asse delle ascisse proprio in N , e quindi individuati A’ e B’, tracciamo la
E
della pressoflessione retta e lo ruotiamo dell’angolo che ci interessa. Lo stesso si conserva
retta, prendiamo il dominio
al variare del rapporto tra armatura tesa e armatura compressa. Quindi tutte le rette che uniscono i punti estremi della
trazione e della compressione centrata appartengono al fascio dove il polo è rappresentato da N . E quindi la
E
costruzione di questi domini ultimi anche nel caso di armatura asimmetrica è molto semplice perché basta trovare le
posizioni di A’ e B’, prendere il dominio della sezione simmetrica e ruotarlo quanto serve.
FLESSIONE DEVIATA SEMPLICE O COMPOSTA
Distinguiamo quello che succede per gli SLE e per gli SLU. Cominciamo con il caso più semplice, flessione
deviata semplice.
Impostiamo cosi il problema. Consideriamo la classica sezione rettangolare con gli assi principali X e Y. Nel
caso della flessione deviata l’asse vettore del momento esterno non coincide con uno dei due assi principali
della sezione. E conseguenza di ciò è che l’asse neutro non è perpendicolare all’asse di sollecitazione.
Se il mom.della flessione deviata lo decomponiamo nelle due aliquote,
allora noi potremmo pensare di studiare la sezione una prima volta
solo sollecitata da M , e successivamente che venga sollecitata
Dx
solo da M , sommando alla fine i due contributi.
Dy
Questo nel nostro caso non è possibile, perché questo
ragionamento vale solo per materiali omogenei e isotropi.
Perciò la flessione deviata non può essere studiata analizzando
separatamente le due flessioni rette.
po’ più in generale.
Il problema va impostato allora in modo un
n-n ed s-s non sono perpendicolari
In questo caso le due armature vanno considerate come singole barre
con la loro posizione, perché in questo caso non ho più un lembo e
sicuramente le singole armature saranno sollecitate in modo
diverso.
Per cui se ci fossero armature di perimetro, io dovrei dare per
ognuna di loro la corretta posizione.
Quali sono le incognite nel problema che ho impostato?
1) Direzione asse neutro
2) Posizione asse neutro
3) Tensioni CLS/acciaio [SLE], ovviamente
l’incognita è una sola perché nota una tensione con
la similitudine dei triangoli si ricavano le altre
[SLU] (siamo in flessione semplice, non c’è
4) M
U lo sforzo normale)
Abbiamo quindi tre incognite da determinare,
quali equazioni abbiamo a disposizione?
EQ. ALLA TRASLAZIONE (SN =0, )
sommatoria degli sforzi normali interni
i Questa equazione quando lavoriamo in esercizio
a cosa corrisponde?
Corrisponde a dire che il Mom.Statico rispetto
all’asse neutro è uguale a zero.
(attorno all’asse di sollecitazione)
EQ. ALLA ROTAZIONE
(attorno all’asse
EQ. ALLA ROTAZIONE neutro)
Almeno sulla carta il problema sembra risolto, perché noi abbiamo tre incognite e tre equazioni. In realtà il
problema è un po’ più complicato perché anche in esercizio l’ipotesi di diagramma delle tensioni lineari non
è detto che sia verificato in modo esatto e sicuramente non lo è allo SLU. E quindi in generale e il problema
è un po’ difficile perché abbiamo da risolvere un sistema di tre equazioni dove c’è un termine integrale e che
in generale hanno una legge non lineare, perché la varia con legge non lineare.
Si ricorre ad un approccio Iterativo, che cambia a seconda della verifica che dobbiamo fare, stavolta quindi
dobbiamo essere un po’ più precisi e distinguere SLE e SLU. (l’argomento ora affrontato potrà essere discusso
solo alla prova orale)
SLE fissare una direzione di tentativo dell’asse neutro n
Primo passo, -n . Possiamo scegliere un qualunque
1 1
valore, però ci dobbiamo ricordare che se partiamo da un valore lontano ci metteremo un sacco a convergere
alla soluzione, per cui andrà scelto un valore della direzione prossimo a quello reale. In esercizio come asse
neutro conviene prendere quello che avremmo nel caso di sezione tutta reagente anche se sappiamo che
poi c’è parzializzazione. E allora c’è una procedura che sfrutta la conoscenza
dell’ellisse centrale d’inerzia. Nota l’ellisse e noto l’asse s-s,
individuo i due punti di intersezione 1 e 2, e in questi punti
traccio le tangenti all’ellisse centrale d’inerzia, queste due rette
mi daranno la direzione dell’asse neutro di tentativo.
(asse neutro per flessione deviata per sezione interamente reagente)
determinata la direzione bisogna valutare la posizione dell’asse n
Secondo passo, -n . Siamo in esercizio,
1 1
i diagrammi delle tensioni sono approssimativamente lineari, possiamo far uso della prima equazione
semplificata in S =0. Trovata la posizione andiamo al passo successivo.
n
Terzo passo, Verificare la direzione di tentativo di n -n . Se la direzione per quella posizione è quella giusta,
1 1
allora il Mom. Centrifugo deve essere pari a zero. (I =0)
ns
Se è ≠0 dobbiamo tornare al passo 1 e ripetere i passaggi. Mentre se è =0 proseguiamo col passo
successivo.
Quarto passo, calcolo delle tensioni con Navier.
SLU
Cosa cambia in questa procedura iterativa.
determinare la direzione dell’asse neutro, partiamo comunque dal metodo dell’ellisse centrale
Primo passo,
in mancanza d’altro, anche se considerare la sezione omogenea e isotropa in questo caso non sarebbe la
cosa migliore.
Secondo passo, per direzione assegnata dobbiamo trovare la posizione di n -n . Stavolta non possiamo più
1 1
usare la relazione S =0 perché i legami sono non lineari, ma dobbiamo scrivere la classica equazione di
n
equilibrio alla traslazione.
Terzo passo, Verifica della direzione di tentativo. Questa verifica può essere fatta in due modi diversi:
3A, procedimento grafico
Avendo fissato posizione e direzione, andiamo a determinare il punto di applicazione della risultante degli
sforzi di compressione (C) e il punto di applicazione della risultante degli sforzi di trazione (T). Se unisco i
due punti: Ottengo la traccia sul piano trasversale dell’asse di sollecitazione, che
per definizione deve essere ortogonale all’asse vettore del momento esterno.
che quest’angolo sia di 90°(verifica grafica),altrimenti
Devo verificare ritorno
al passo 1.
3B, approccio analitico
Noti posizione e direzione dell’asse neutro, possiamo calcolare M . Di questo mom. ultimo ci calcoliamo le
u quanto è inclinato l’asse vettore
aliquote secondo le due direzioni principali. In questo modo possiamo dire di
del M .
u β è invece l’inclinazione dell’asse vettore del
d momento esterno, ed è una quantità nota.
La direzione che noi abbiamo scelto è giusta se
β è uguale a β .
u d
Se usiamo l’approccio 3B non c’è il passo 4, poiché abbiamo già calcolato a monte M , usando 3A andrebbe
u
calcolato dopo (incognita mom. flettente allo SLU)
Entrambi gli approcci sono un po’ laboriosi, a risolvere gli integrali non ci siamo messi, a tentativi si potrebbe
andare se avessimo solo una sezione, ma fare per un edificio questo calcolo iterativo per calcolare il nostro
mom. ultimo è molto complicato.
Generalmente verifica e progetto si fanno utilizzando dei DOMINI ULTIMI, analoghi ai domini della
pressoflessione. (possono capitare agli esercizi di esame)
DOMINI ULTIMI DI FLESSIONE DEVIATA, parliamo solo ed esclusivamente di SLU
Costruiamo il dominio della flessione deviata solo in quadrante, supponendo che per simmetria negli altri
quadranti ci siano forme analoghe. Se suppongo che l’asse neutro è orizzontale, in pratica sto
e per me l’angolo a
calcolando il momento per la flessione retta M che
xu
quest’asse neutro forma con l’asse delle x è zero.
Analogamente per la direzione verticale.
Non stiamo studiando la flessione deviata come somma degli effetti delle singole flessioni, ma stiamo solo
studiando i casi in cui la flessione deviata degenera nella flessione retta quando l’asse neutro ha una
direzione orizzontale oppure verticale.
Ora ci occupiamo di capire come calcolare il generico punto in questo dominio nella flessione deviata. La
procedura poi vale per tutti gli altri.
dall’asse
a
Fissato un
neutro, cioè non fissiamo
una direzione bensì fissiamo
a.
proprio un valore di
La sez. poi è soggetta mom. esterno che indicherò
con Md. Il nostro obbiettivo è trovare M per poi
u
ricavare il punto del dominio. Ipotizziamo anche qui tutte
le armature snervate.
Lo sforzo risultante di compressione dello stress block non sarà applicato a Y/2, perché si riferisce ad una
figura che muovendoci parallelamente all’asse neutro nel primo tratto ha larghezza costante ma poi nel
secondo tratto ha larghezza variabile, quindi significa che Cc avrà un punto di applicazione ad una certa
ascissa da determinare.
avrà un punto di applicazione all’ascissa Z:
C c non devo far altro che scrivere l’eq. alla traslazione.
Per trovare la posizione di n-n
A questo punto mi posso trovare C e T e il loro braccio interno Z*.
Riprendendo il grafico ω
Dominio convesso, aumenta le dimensioni al crescere di
Vediamo ora un’applicazione di questo dominio ultimo.
VERIFICA A FLESSIONE DEVIATA ALLO SLU
I dati sono:
Si può fare la verifica in due modi, un metodo grafico e un metodo analitico
METODO GRAFICO
È molto semplice. Nota la percentuale meccanica di armatura mi è nota la curva. Vado a verificare che il
punto di coordinate M e M vada
xd yd
a cadere all’interno del dominio.
METODO ANALITICO Visto che questo dominio è un dominio convesso noi lo possiamo
Approssimare a vantaggio di statica con un andamento lineare di equazione:
La verifica è soddisfatta se vale
la diseguaglianza.
DOMINIO ULTIMO DELLA FLESSIONE COMPOSTA DEVIATA
Il dominio è una superficie, dobbiamo ragionare nello
spazio, solo in ottante, ma quello che c’è in quest’
ottante di sicuro non sarà simmetrico a quello
che avrò nell’ottante di sotto, dove ci sarà
trazione, e il CLS non reagisce a trazione.
Se mi pongo nel piano N=0, riporto la curva ottenuta
per la flessione deviata.
Se mi pongo in N-M :
X
Se mi pongo in N-M :
y
ω, ω.
È un dominio convesso associato ad un cresce al crescere di
Come lo costruiamo questo dominio? Sempre per punti, ma in questo caso non cerco i punti di una linea ma
ovvero col fissare un’inclinazione della retta nel piano M
a,
quelli di una superficie. Partiamo col fissare un -
X
M .
Y Dopodiché consideriamo un piano verticale
a
passante per questa retta di inclinazione
Questo piano è come se fosse un coltello che
taglia la nostra superfice con una certa curva .
Per poter definire questa curva dobbiamo determinare
alcuni punti che formano questa curva.
La curva tracciata è una curva di pressoflessione, si
costruisce con l’ausilio delle regioni di rottura
Fissando una generica
retta di deformazione, prima con polo
in un punto poi con un altro polo, a
ciascuna retta corrisponde un
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