Capitolo 1. Le origini del pensiero sociologico
La sociologia è una costruzione mentale del mondo moderno. Per l’autore l’inizio della modernità coincide con 2 grandi rivoluzioni:
Rivoluzione industriale
A) La rivoluzione industriale: rivoluzione essenzialmente economica (Inghilterra seconda metà del 1700). Parlare di rivoluzione industriale significa alludere all’avvio del processo di industrializzazione. Dall’Inghilterra, il nuovo modo di riprodurre (il modo industriale, o come dirà Marx, il modo capitalistico di produzione) si diffuse rapidamente nel continente e da qui nel resto del mondo. L’industria è un sistema di produzione che utilizza insieme al lavoro degli uomini, macchine. Da qui in poi, le società sono capaci di accrescere il proprio prodotto, cioè di svilupparsi economicamente.
Rivoluzione francese
B) La rivoluzione francese: rivoluzione essenzialmente politica (Francia sul finire del 1700). Ha come effetti quello di squalificare una visione statica del mondo sociale. La rivoluzione francese, infatti, è di fatto il momento culminante di un insieme di processi che conducono alla delegittimazione del potere feudale. La visione politica della società che ne derivò afferma in linea di principio il fatto che tutti gli uomini godono di uguali diritti, e in quanto cittadini di uno stato hanno il diritto di partecipare al governo attraverso l’elezione di propri rappresentanti. L’idea che tutti gli uomini godano di uguali diritti è un’idea opposta al mondo feudale, è un’idea moderna. Questa rivoluzione, inoltre, svincola il destino dell’individuo in base alla sua nascita (tratto caratteristico della cultura occidentale moderna). Queste rivoluzioni segnano un mutamento radicale, un’accelerazione della storia. Il desiderio di studiare le forme della vita sociale nasce dalla percezione del mutamento: si comincia a studiare la società quando essa non può più essere data per scontata e pone così il problema di comprendere le ragioni e le direzioni di questo mutamento.
Sviluppo del concetto di scienza
C) Un altro processo è fondamentale per comprendere l’epoca moderna e nel suo contesto il sorgere della sociologia: lo sviluppo del concetto di scienza: l’esperienza sistematica, l’esperimento sono la via maestra per conoscere. Per quanto anche altri fattori siano entrati in gioco, è quindi soprattutto dalla congiunzione della percezione del mutamento sociale e dall’idea moderna di scienza che ha origine il pensiero sociologico.
Radici della sociologia
D) La sociologia ha insomma le sue radici nel confronto con un mondo umano che non appare più vincolato e garantito dalla tradizione: in poche parole con un mondo che non può più essere considerato ovvio. Se i processi di sviluppo dell’industria e i mutamenti politici innescati dalla rivoluzione francese forniscono gli elementi del contesto in cui la sociologia è chiamata a svolgere le proprie funzioni, sul piano propriamente culturale le origini della sociologia non sono comprensibili senza riferirsi all’illuminismo. L’illuminismo è un movimento culturale che segna intensamente il XVIII secolo e che ebbe un ruolo fondamentale nella critica dell’ordine feudale svolgendo tale critica nel nome della ragione. Il mondo umano di fronte allo sguardo degli illuministi appare come un mondo essenzialmente storico e questa storia ha una direzione: il progresso. L’idea che il mondo naturale sia osservabile e descrivibile razionalmente è alla base dell’idea di scienza, è l’illuminismo che trasferisce questa idea dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali, cioè a quello degli uomini e del vivere collettivo. La società appare come una sorta di natura, ma una natura che “si dota delle proprie leggi” e che dunque può conoscerle e una volta conosciutole, trasformarle secondo ragione. In questi strati matura l’idea che il governo della nazione non sia cosa propria del sovrano ma sia propriamente cosa pubblica, cioè di tutti e di nessuno in particolare.
Il primo ad utilizzare il termine sociologia è stato Comte intorno alla metà dell’800, ma la nascita di una parola non coincide sistematicamente con la nascita di ciò che designa. La decisione di quale ritenere il primo sociologo, una volta che si sia stabilito che il punto non è semplicemente scoprire il primo che ha usato la parola, ha quindi sempre dei margini di arbitrio.
Montesquieu e le lettere persiane
Montesquieu scrisse 2 libri particolarmente degni di nota:
- Lettere persiane (1721): romanzo epistolare. In questo romanzo l’autore finge di pubblicare alcune lettere che il principe persiano invia agli eunuchi e alle mogli del suo serraglio, insieme ad altre che riceve. Dapprima il lettore è messo a confronto con un mondo che gli appare assai esotico, tutto concorre a stupire e a divertire. Ma poi il principe persiano, che è in viaggio, arriva in Europa, e comincia a descriverla nelle lettere. Ovviamente è stupito dei costumi europei almeno quanto il lettore francese è stupito dei suoi. Così il lettore che scorre le pagine si trova spaesato: vede la propria nazione con gli occhi di uno straniero e in qualche modo è portato a vederne la relatività, non può più dare per scontata la propria realtà abituale. Dapprima incredulo si trova così a vedere come esotico il proprio mondo, a chiedersi quanto normale in fondo esso sia. Qui si annuncia ciò che è essenziale al pensiero sociologico: la constatazione della differenza e della relatività dei mondi sociali, unita al desiderio di scoprirne le cause. La curiosità sociologica inizia insomma con uno sguardo straniante: esotici insomma lo siamo tutti, dipende dalla prospettiva.
- Lo spirito delle leggi (1748): in questo libro Montesquieu avvia un discorso comparativo, basato sull’osservazione, a proposito delle leggi che governano gli uomini in diverse società. Il punto è osservare la varietà delle istituzioni umane e provarsi a spiegarla.
Illuminismo ed empirismo
E) L’illuminismo è un movimento sviluppatosi soprattutto nella cultura francese. Un altro movimento culturale decisivo nelle origini della sociologia è l’empirismo, che si sviluppa specialmente in Inghilterra e in Scozia nel XVIII secolo. Il credo degli empiristi è l’osservazione: la realtà umana si risolve in un sistema di credenze, di abitudini, di gusti e di regole morali dove non vi è più spazio per l’autorità della religione, né per alcuna certezza stabilita. L’analisi disincantata sostituisce i dogmi. L’empirismo non condivide con l’illuminismo la stessa fede nella capacità della ragione di venire a capo di tutta la realtà, ma condivide lo stesso atteggiamento critico nei confronti di ogni dogma. Il mondo sociale è il prodotto dell’attività degli uomini che corrisponde al risultato dell’interazione di tutti. Questo pensiero è particolarmente associato al nome di Smith. La sua idea fondamentale è che la ricchezza di una nazione sia correlata alla sua capacità di produrre, e che questa a sua volta dipenda dal grado raggiunto dalla divisione del lavoro. La divisione del lavoro è un processo che, comportando la specializzazione di ciascuno in un’attività determinata, accresce le capacità produttive della collettività. Più aumenta la divisione del lavoro, tuttavia, più aumenta anche la dipendenza di ciascuno rispetto agli altri membri della società. Come realizzare quindi questi scambi? Attraverso il mercato, che è l’istituzione sociale che regola tutto ciò attraverso i meccanismi della domanda e dell’offerta e la conseguente definizione dei prezzi di ciascun bene che questi meccanismi comportano. Questa concezione di Smith è alla base degli sviluppi dell’economia politica classica. La sua rilevanza per la sociologia sta nella messa in evidenza del carattere fondamentale della divisione del lavoro nella vita sociale e nell’individualizzazione di un’istituzione - il mercato - la cui funzione è quella di garantire l’autoregolazione della società al di là delle intenzioni e della volontà dei singoli.
Capitolo 2. Sociologia e positivismo
La sociologia ha inizio intorno alla metà del 1800; nasce sullo sfondo di un mondo che muta in modo travolgente a causa della produzione industriale, che porta con sé nuove forme di conflitti sociali. È un periodo di pace, ma con sanguinose rivoluzioni interne agli stati. Culturalmente il positivismo è il tono dominante del secolo, con un atteggiamento fortemente scientista, prevalentemente laico ed orientato al progresso.
Comte e Saint-Simon
SS segna il passaggio dalle istanze emancipative dell’illuminismo a quelle tecnocratiche del positivismo; secondo lui la società che andava prendendo forma sulle rovine del mondo feudale era una società fondata sulla produzione industriale e sul sapere ad essa collegato. Comte, che era suo segretario personale, fu il primo ad utilizzare il termine sociologia. Secondo lui la conoscenza umana, così come la storia dell’uomo, si svolge in 3 stadi la cui successione è, secondo C., una legge naturale:
- Nello stadio teologico l’uomo cerca la spiegazione dei fenomeni attraverso il ricorso a nozioni prima magiche, poi religiose.
- In quello metafisico le spiegazioni sono ricercate mediante la speculazione filosofica.
- Nello stadio positivo, infine, la conoscenza si delinea come sapere scientifico, basato sulla ricerca di fatti.
Secondo C. la sociologia è una fisica sociale, una scienza modellata sui tratti delle scienze naturali, intesa a rilevare fatti e riconoscere leggi.
Alexis de Tocqueville
Fu un grande osservatore dell’epoca tra fine 1700 e inizio 1800. È interessato alla novità rappresentata dalla democrazia che gli appare come un processo storico ineluttabile che tende all’uguaglianza delle opportunità, ma che ha come costi il declino del concetto di onore, una diffusa mediocrità e un eccessivo individualismo.
Herbert Spencer
S. pensa alla società come ad una specie di organismo; la storia è la traccia di un cammino evolutivo nel corso del quale gli uomini adatterebbero le forme della loro convivenza a quelle dell’ambiente, passando da forme di organizzazione semplici a forme via via più complesse. Il suo era un credo individualista della sopravvivenza del più adatto (si parla di darwinismo sociale).
Capitolo 3. Karl Marx
M. (1818-1883) fu testimone attentissimo e partecipe dei conflitti sociali contemporanei; il suo principale oggetto di riflessione è il movimento generale della società sorta con la rivoluzione industriale.
Le origini filosofiche del pensiero di Marx
Nella sua formazione filosofica M. dipende da Hegel. Di H. M. riprende i concetti di:
- Dialettica quale movimento del pensiero o della realtà che attraverso la negazione di una precedente affermazione, conduce ad una sintesi che è il superamento di entrambe.
- Superamento cioè portare ad un livello superiore.
- Alienazione per M. il lavoro umano è alienato quando il soggetto che produce non ha il possesso del proprio lavoro; se ne deve riappropriare attraverso un’azione pratica.
Il materialismo storico è un modo di pensare che parte dall’analisi delle condizioni materiali degli uomini, così come sono storicamente determinate e la storia è la storia dei modi in cui gli uomini si sono organizzati insieme per produrre; in essa a M. sembra che la divisione del lavoro sia sempre stata inuguale. M. chiama struttura della società i modi in cui viene diviso il lavoro e la proprietà. Per M. la produzione di idee è intrecciata con le condizioni materiali di vita.
Il concetto di ideologia
Concetto fondamentale per M. è quello di ideologia quale insieme di proposizioni che rappresentano il mondo in modo parzialmente falsificato, per cui vengono occultate le contraddizioni e nascosti i conflitti, immobilizzando così la storia. Essa è la forma tipica del pensiero delle classi dominanti che hanno interesse a tenere in vita la forma sociale esistente. Anche i dominati possono condividere l’ideologia dei dominatori, in questo caso M. parla di falsa coscienza.
La critica dell'economia politica
Modo di produzione è per M. un insieme storicamente determinato di mezzi per la produzione (materie, strumenti, tecniche) e rapporti di produzione (rapporti tra gli uomini riguardo al produrre). Il modo di produzione dominante in una società corrisponde alla struttura di quella società. La rivoluzione industriale ha prodotto un modo di produzione capitalistico, la cui caratteristica è quella di essere fondato sul capitale. Il capitale è lavoro accumulato che serve come mezzo per una nuova produzione all’interno di una certa situazione di rapporti sociali con le seguenti caratteristiche:
- Si tratta di rapporti in cui entrano in relazione capitalisti (proprietari dei mezzi di produzione) e proletari (dispongono esclusivamente della loro forza lavoro).
- Il loro rapporto è mediato dal denaro; i lavoratori sono pagati con un salario che corrisponde ad una quota del loro tempo, che essi vendono, per il resto del tempo sono uomini liberi.
- I beni economici prodotti sono merci, ciascuna delle quali possiede un valore d’uso (diverso per ogni tipo di merce: vestiti per vestirsi..) e un valore di scambio (il prezzo).
- Il lavoro accumulato si presenta come capitale quando viene utilizzato nella produzione, assieme al lavoro dei salariati, per ottenere un profitto da parte del capitalista.
Il capitalista possiede all’inizio un certo ammontare di denaro (D) che investe acquistando delle merci (M) (materie prime, strumenti, forza-lavoro). Facendo lavorare i lavoratori, ottiene nuove merci che, vendute sul mercato, si tramutano in un ammontare del denaro (D’) superiore a quello disponibile all’inizio. Da dove nasce la differenza fra (D) e (D’)? Per M. la “merce” rappresentata dalla forza-lavoro degli operai ha un valore d’uso che consiste nella capacità di produrre valore, il capitalista la paga però al suo valore di scambio, cioè i beni necessari alla sussistenza e alla riproduzione fisica della forza-lavoro, ma nulla di più; il lavoro dell’operaio produce più del valore di scambio della sua forza lavorativa, in particolare egli produce merci il cui valore di scambio è pari a quello del suo salario, più merci per un valore pari al valore delle materie prime e degli strumenti consumati durante il lavoro e poi anche una parte in più che costituisce il plusvalore. Il plusvalore ha dunque origine da un pluslavoro che diventa il profitto del capitalista che nasce quindi dallo sfruttamento dell’operaio.
La nozione di classe
Per M. una classe è innanzitutto un insieme di individui che si trovano nella medesima posizione all’interno dei rapporti di produzione tipici di un modo di produzione dato. Ogni società è caratterizzata dalla presenza di classi che sviluppano interessi diversi ed entrano in conflitto per la definizione del potere. All’interno del modo di produzione capitalistico, M. individua 2 classi:
- La borghesia composta dai capitalisti, il cui interesse è quello di sfruttare il più liberamente possibile la forza lavoro degli operai.
- Il proletariato composto dai lavoratori salariati il cui interesse è di liberarsi dallo sfruttamento.
Tali interessi sono ovviamente antagonisti, per cui ci sono delle lotte in cui gli operai diventano sempre più consapevoli dei propri interessi; è il passaggio da una classe in sé ad una classe per sé, cioè la classe operaia acquisisce una propria coscienza di classe. La nuova definizione di classe è dunque: un soggetto collettivo capace di intraprendere azioni congruenti con i propri interessi.
La teoria marxiana del mutamento
Secondo M. in ogni formazione sociale si generano delle contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti di produzione, che portano verso il suo superamento. Così sarà per il capitalismo.
Capitolo 4. Emile Durkheim
Il problema di fondo del pensiero di D. è quello della coesione di una società (che cosa tiene insieme una società?). La risposta di D. è la morale.
Morale, norme e fatti sociali
La morale è un insieme di norme alle quali ciascun individuo è vincolato dall’esterno (da una sanzione) ed all’interno (spinta interna a rispettarle). Ogni società non può che fondare la propria coesione su un insieme di norme che esprimono valori comuni. Per D. le norme sono fatti sociali, ossia modi di agire, di pensare e di sentire esterni all’individuo eppure dotati di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono su di lui. Il loro substrato è la società ed esistono nella misura in cui esistono gli uomini, ma contemporaneamente hanno una sorta di esistenza indipendente che sovrasta la volontà di ciascuno. Essi sono l’espressione della vita della società e nascono dall’interazione degli uomini tra loro.
Un approccio funzionalista
Attraverso i fatti sociali la società parla ai suoi membri, essa è più della somma degli individui che la compongono, è un’unità di livello superiore che si esprime in fatti sociali. La sociologia è quindi una scienza che studia l’insieme dei fatti sociali. La metafora organicista si sforza di spiegare ogni elemento riconoscendo le funzioni che svolge nella società, cioè ne dà una spiegazione funzionalista che, secondo D. deve venir dopo che siano stati studiati i nessi causali. In ogni caso non è detto che ogni fenomeno coincida con qualche fine prestabilito, ad esempio la devianza ha 2 funzioni: - rinsaldare la coscienza collettiva, nel momento in cui il crimine viene punito e – provocare un “momento di rottura” che può portare a un cambiamento sociale.
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Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Moro, libro consigliato Il Mondo in Questione di Jedlowski
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Riassunto esame storia e teoria sociologica, Prof. Borghini, libro consigliato: "Sullo Stato", Bourdieu
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Riassunto esame Sociologia generale, Prof. Genova Carlo, libro consigliato Teoria sociologica , George Ritzer
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Riassunto esame Sociologia dell'educazione, prof. Sekulic, libro consigliato Il mondo in questione, Jedlowski