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Pervenne a questa conclusione generalizzando il trattamento strutturalista del linguaggio fatto da Jakobson. Secondo

questa teoria, gli individui hanno una capacità innata di distinguere le vocali dalle consonanti, i suoni compatti da quelli

diffusi, quelli acuti da quelli gravi. Si arriva così al triangolo primario delle vocali e delle consonanti di Jakobson: gli

individui elaborano inconsapevolmente l'informazione linguistica attraverso opposizioni binarie. Levi-strauss usò

quest'idea per analizzare i fenomeni culturali non linguistici. es. cibo: operano opposizioni binarie (natura contro cultura

e alterato contro inalterato). Materiale crudo non ha subito trasformazioni, mentre quello cotto e quello marcio sì. Ma

c'è differenza tra cibo cotto e marcio: primo trasformato tramite mezzi culturali, l'altro dalla natura. Questo è il triangolo

culinario primario. C'è anche un triangolo culinario sviluppato: bollire è simile a marcire perché il cibo si decompone

ma sono diversi perché bollire avviene con acqua+mezzi culturali; affumicare porta a cottura completa grazie all'aria ma

senza mezzi culturali; arrostire trasforma senza aria, acqua e mezzi culturali.

Per quanto riguarda la trattazione dei miti, levi-strauss partì dalla constatazione di una particolare ambiguità: da un lato

il mito è una tra le tante manifestazioni linguistiche, dall'altro appartiene a un ordine più complesso di altre espressioni

linguistiche: i miti sono parte del linguaggio e sopra il linguaggio. Da una parte alludono a una reversibilità temporale

in quanto si riferiscono ad avvenimenti realmente accaduti molto tempo prima, dall'altra operano fuori dal tempo perché

ci informano non solo sul significato del passato ma anche sul presente e sul futuro. Questo significa che per essere

compresi i miti vanno analizzati a entrambi i livelli temporali. es. levi-strauss trasforma il mito di Edipo in una tabella:

se vogliamo apprendere la storia dobbiamo leggere da sinistra a destra e dall'alto in basso, ma se vogliamo capire il

mito, dobbiamo leggere colonna per colonna (ogni colonna comprende eventi che hanno qualcosa di sostanziale in

comune). Le colonne necessitano di interpretazione, quindi assume importanza la capacità esplicativa del ricercatore

strutturalista. Levi-strauss sostiene che ogni colonna sia collegata a quella precedente e successiva. Il mito conduce alla

contraddizione tra la credenza che gli esseri umani siano autoctoni e la consapevolezza che in realtà nascono dall'unione

tra uomo e donna. CONCLUSIONE: 1. non esiste alcun significato intrinseco o invariabile di un'unità costitutiva, il suo

significato dipende dalla sua opposizione ad altre unità in quel mito; 2. i miti non dovrebbero essere visti isolati tra loro;

3. i miti consentono agli individui di gestire le contraddizioni fondamentali dell'esistenza umana e convivere con esse.

Il suo lavoro ha rappresentato una radicale rottura con le modalità ottocentesche di teorizzare sul sociale. Sottolineò

l'importanza dell'analisi sincronica, attraverso la quale le culture estranee alla fine risultano molto simili alla nostra.

Tentò di dimostrare le proprietà innate universali dell'intelletto umano.

Le più importanti argomentazioni contrarie sono: 1. non tutte le forme culturali sono riducibili alla logica

dell'opposizione binaria; invece di sottoporre obiettivamente la sua teoria a verifiche, levi-strauss ha preferito

selezionare prove empiriche idonee a suffragare le sue tesi; 3. la sua opera presenta una forma argomentativa circolare e

chiusa; 4. non si capisce la sua scelta delle dicotomie di base; 5. se esistono strutture innate universali dell'intelletto

umano, qualsiasi tentativo di penetrarle sarebbe possibile solo partendo dalle strutture stesse, quindi queste sono sia

l'oggetto della ricerca sia il mezzo da utilizzare, e ciò è problematico.

Fine anni 60 lo strutturalismo si è sviluppato in 2 diverse scuole: 1. post-strutturalismo (Lacan; Derrida; Foucault):

posizione antiumanista e anticartesiana, che mira a scalzare i concetti di verità e oggettività scientifica; 2. strutturalismo

genetico di Bourdieu e teoria della strutturazione di Giddens (entrambi non sono d'accordo con l'accento posto dagli

strutturalisti sulla natura coercitiva della struttura. Bourdieu è inserito nella tradizione strutturalista francese, mentre

Giddens è più eclettico.

4. Lo strutturalismo genetico di Bourdieu

Bourdieu studiato filosofia e poi orientato verso antropologia sociale e sociologia. Iniziò ad essere noto nell'ambiente

antropologico per la sua critica a Levi-strauss e per le sue ricerche sul campo in Algeria. Elaborato una sofisticata

griglia teorica che gli consentiva di sviluppare un'analisi dei dati raccolti. Non è un semplice teorico: svolto numerose

ricerche empiriche. Per lui la teoria deve svilupparsi dalla ricerca per poi essere diretta verso la ricerca. Senza base

empirica, la teoria sociale diventa un'impresa vuota e senza senso. Conobbe 3 correnti filosofiche: marxismo francese,

esistenzialismo di Sartre e antropologia strutturale di Levi-strauss. Quella che preferisce è la 3^, infatti critica i primi 2.

Bourdieu lesse nell'antropologia di Levi-strauss il tentativo sistematico di svelare le coercizioni strutturali, e questo

spiega sua iniziale stima; ma presto fu deluso dalla negligenza strutturalista della prassi sociale.

Bourdieu supera l'antinomia tra soggettivismo e oggettivismo. Oggettivismo = ricerche delle strutture indipendenti

sottostanti la conoscenza o i propositi degli individui. Soggettivismo cerca di cogliere il modo in cui le persone

concettualizzano il mondo e il modo in cui agiscono in accordo con ciò. Ma entrambi hanno problemi: soggettivismo

tende a concepire il mondo sociale come creato dal nulla e quindi non riesce a spiegare in che misura le persone

obbediscono a costrizioni sociali; oggettivismo adotta erroneamente un'ottica meccanicistica della condotta umana

ignorando che la vita sociale è la realizzazione concreta di attori consapevoli. Lo sforzo di Bourdieu di superare

l'opposizione tra soggettivo e oggettivo culmina in 2 aspetti metodologici: 1. la sua ricerca punta ad un'”oggettivazione

partecipante (ricercatore prima oggettiva l'oggetto della ricerca, poi esamina la validità di quell'oggettivazione, poi

prende in considerazione le iniziative consapevoli individuali); 2. cerca di rompere con la distinzione tra ricercatore e

oggetto della ricerca (ricercatore deve assumere un atteggiamento critico verso le proprie pratiche).

Dalla fenomenologia sociale, Bourdieu apprende l'importanza della padronanza da parte delle persone della complessa

logica della vita quotidiana. Questa padronanza concreta non dovrebbe essere ridotta a un intervento conscio, né

inconscio. Gli individui sanno come affrontare le attività quotidiane senza aver bisogno di trasformare questa

conoscenza discorsivamente. La padronanza concreta delle persone ha a che fare con la doxa (un mondo dato per

scontato al di là della riflessione). L'idea di Bourdieu di senso pratico e doxa culmina nel suo concetto di habitus

(schema generativo di disposizioni tacitamente acquisito dall'infanzia). Le disposizioni sono regolate sulle costrizioni

dell'ambiente sociale generale da cui emergono, mentre l'habitus cambia a seconda della classe.

Bourdieu usa il concetto di “campo” per riferirsi a quelle aree della vita sociale in cui si svolgono lotte per la conquista

di beni e risorse. Nel contesto dei campi, si riferisce a metafore economiche. Adotta il termine capitale per riferirsi ai

beni e alle risorse in gioco, ma in realtà esistono anche capitale sociale (principale problema è chi conosci e come ti

relazioni a queste persone); capitale culturale (educazione, cultura e saperi specialistici); capitale simbolico (prestigio e

distinzione).

2 cose a favore di Bourdieu: 1. epoca in cui strutturalismo grande successo, Bourdieu già ne conosceva i limiti e cercava

di superarli; 2. intrecciava teoria e ricerca empirica (per lui fare teoria non significa isolarsi, questa deve emergere dal

contatto con la realtà empirica). Per quanto riguarda la sociologia dell'educazione, ha evidenziato i sottili meccanismo

attraverso cui opera il potere simbolico o violenza simbolica: con varie forme di azione pedagogica, i gruppi dominanti

della società sanno imporre la loro cultura sugli altri (grazie alla natura arbitraria di ogni cultura, ciò appare legittimo).

In scritti come “La distinzione” viene sollevato il tema della riproduzione: una volta che i membri delle classi meno

privilegiate ingaggiano una lotta per lo status, le differenze di habitus rendono impari la lotta e quindi concorrono alla

riproduzione della disuguaglianza. La disuguaglianza è dunque sia il movente che il risultato di queste pratiche sociali.

Nella battaglia sulle questioni pedagogiche o culturali, i membri delle classi inferiori sono destinati a perdere e spesso

obbligati a rinnegare il proprio habitus.

Gli scritti di Bourdieu sono stati spesso oggetto di critiche perché alcuni sostengono che lo schema concettuale manchi

di rigore analitico e altri che egli si affida troppo al materiale empirico.

Bourdieu fece il tentativo di presentare un'alternativa all'astoricità delle teorie economiche individualistiche.

Quest'alternativa punta a un'analisi sociologica dell'agire economico che incorpori storia e cultura: insiste che l'oggetto

della sociologia non è la cultura ma lo studio di economia e società insieme. Bourdieu propone una “realpolitik

dell'universale”, cioè una forma precisa di battaglia politica volta a svelare la verità e a renderla universalmente

accessibile, mettendo fine al monopolio scolastico della ragione.

Dedicò i suoi ultimi anni a mobilitare la “sinistra della sinistra” contro la globalizzazione liberista. Espose le

drammatiche conseguenze delle politiche liberiste in Europa e criticò il ruolo della tv e degli opinion-makers. Alla sua

morte (2002) la sua influenza sulla sociologia francese non aveva rivali. Ma c'era già stato chi aveva tentato di andare

oltre la sociologia di Bourdieu. Es. Lahire, a cui non dispiaceva il concetto di habitus però preferiva sviluppare

un'alternativa più sfumata e flessibile. Aveva una concezione dell'uomo plurale e criticava la concezione

unidimensionale del Sé adottata nelle analisi sociali più comuni. Affermava che l'idea di una soggettività assoluta e i

relativi miti di un “mondo interiore” e di una libertà di scelta totalmente priva di condizionamenti andassero

abbandonati a favore della concezione di un agire che nasce dalle tensioni tra forze e controforze.

5. Il pragmatismo francese

Esistono 2 principali concezioni francesi contemporanee della sociologia: da una parte la sociologia critica di Bourdieu,

dall'altra un movimento più piccolo (in crescita) orientato verso una sociologia pragmatica. Nell'ultimo caso, 1 dei max

rappresentanti è Latour. La sociologia pragmatica francese sottolinea la molteplicità di registri dell'agire umano. È

importante il rapporto soggetto-oggetto: le relazioni tra oggetti materiali e interpretazioni umane sono centrali.

Il programma di ricerca di Boltanski e Thévenot punta a ricollegare la filosofia politica normativa alla scienza sociale

empirica: cercano di conseguire questo obiettivo mettendo a fuoco un aspetto specifico della vita sociale, cioè valutano

come il repertorio di giustificazioni delle persone nelle loro liti rispecchi le modalità di giustificazione formalizzate nei

trattati di filosofia (sociologia del litigio). Per raggiungere un accordo, le parti in disputa devono richiamarsi a qualcosa

che possano condividere. Ci sono 2 tipi di risorse: oggetti materiali e ordini di giustificazione o di valore. Boltanski e

Thévenot individuano 6 ordini di giustificazione, ognuno governato da un principio dominante. Questi sono: mercato,

ispirazione, sfera pubblica, ordine familiare, ordine civile e industria. Ognuno è alimentato da una grammatica specifica

e in ognuno gli individui sono consapevoli di ciò che conta e del valore di ogni cosa. In una controversia, il primo

compito degli attori sociali è di determinare a quale ordine di giustificazione essa appartenga.

Boltanski ha pubblicato insieme a Chiapello un trattato sociologico incentrato sulla struttura sociale e normativa del

capitalismo dagli anni 60 del 900. è basato soprattutto sul caso francese e la sua tesi principale è che il capitalismo della

fine del 20° secolo abbia metabolizzato le critiche sociali e artistiche nate a Parigi nel 1968 e infine se ne sia

avvantaggiato. Vengono individuati 3 principali passaggi nello spirito del capitalismo moderno: nel 1° livello, lo spirito

del capitalismo riguardava la figura individuale del capitalista e la sua giustificazione era associata all'ordine familiare;

nel 2° il capitalista è sostituito dal manager e l'ordine di giustificazione è quello industriale; infine il nuovo spirito del

capitalismo trova dimora nella “rete”. Esistono 2 diversi tipi di critica del capitalismo: critica artistica (incentrata su

falsità ed oppressione) e critica sociale (che ha come oggetto la disuguaglianza e l'egoismo).

Questa analisi del capitalismo attuale è criticabile sotto 3 punti di vista: 1. esclusiva attenzione al caso francese

impedisce di prendere in considerazione le problematiche che si discutono in altre parti del mondo (autori scambiano la

parte per il tutto, studiano una singola manifestazione di questo “spirito” dando per scontato che rappresenti l'intero

fenomeno); 2. assenza di una sostanziosa analisi delle contese etniche e religiose, come se il nuovo spirito del

capitalismo non abbia nulla a che fare con la dimensione religiosa della vita sociale; 3. impiegano 3 tipi di dati che non

sono adeguati (dati empirici di ricerca sul campo, testi classici di filosofia politiche e manuali attuali di

comportamento).

La metafora biologica. Funzionalismo e neofunzionalismo

funzionalismo nato anni 40-50. Presupposti fondamentali: 1. spiega il persistere delle pratiche sociali richiamando

quegli effetti che risultano benefici per l'equilibrio del sistema sociale; 2. ridefinisce l'idea di causalità (certe pratiche

che appaiono irrazionali diventano intelligibili una volta chiarite le loro funzioni sociali); 3. parla di prerequisiti

funzionali che devono essere soddisfatti perché una data società possa sopravvivere.

Funzionalismo e strutturalismo hanno una visione olistica della società e sostengono che il compito centrale dello

scienziato sociale sia quello di spiegare la realtà profonda che sta sotto il livello cosciente dell'agire. Anche se sono

differenti e ben distinguibili tra loro, spesso strutturalismo e funzionalismo si confondono. Es. struttural-funzionalismo

di Radcliffe-Brown e Parsons.

1. Il primo funzionalismo

Il funzionalismo come etichetta e scuola distinta emerse solo nel corso del XX secolo, ma come modo di pensare è

molto più vecchio. I predecessori del funzionalismo (molto importante Durkheim) vedevano la società come un tutto

organico, con i diversi sottosistemi o pratiche diretti funzionalmente alla conservazione dell'entità più vasta in cui erano

inseriti. Nella loro analisi era centrale il concetto secondo cui per la sopravvivenza del sistema sociale è necessario

produrre adattamenti all'ambiente. Inoltre introdussero il concetto di bisogni societari: perché il sistema sociale riuscisse

a sopravvivere, bisognava soddisfare certi bisogni (compito del sociologo è identificarli e aiutare la società a

soddisfarli).

Principali elementi funzionalisti nel pensiero di Durkheim: ogni spiegazione deve combinare analisi funzionale e

causale. L'analisi causale spiega la successione dei fenomeni sociali, mentre l'analisi funzionale spiega il persistere delle

pratiche sociali in virtù dei bisogni sociali. Certe forme sono normali in una data società, se regolarmente si manifestano

in tipi simili di società e se adempiono a determinate funzioni essenziali. Quando i fenomeni non adempiono queste

condizioni sono patologici. Forme normali vanno promosse, quelle patologiche sradicate.

Durkheim osserva che con il passare del tempo le società diventano sempre più complesse e differenziate. Prime forme

di società non avevano divisione del lavoro e la società era tenuta insieme dalla “solidarietà meccanica” (forma di

coesione basata sulla somiglianza delle credenze e del sentire). Le società moderne sono caratterizzate da una sempre

crescente divisione del lavoro e mantengono l'unione grazie a una “solidarietà organica” (coesione basata

sull'interdipendenza e la cooperazione delle parti componenti della società).

Durkheim individua nell'anomia 1 dei maggiori problemi sociali della sua epoca. Anomia letteralmente significa

“mancanza di leggi”. Nella sociologia di Durkheim, l'anomia indica la presenza di significative lacune nella

regolamentazione normativa della società (crede che una società sana dipenda dall'istituzionalizzazione di valori e linee

guida centrali).

Funzionalismo come scuola distinta divenne dominante solo dopo la prima guerra mondiale. Introdotto in primo luogo

da Malinowski e da Radcliffe-Brown. Funzionalisti si rivoltarono contro gli antropologi ottocenteschi per 2 motivi: 1.

puntavano troppo sul diffusionismo; 2. mancavano di esperienza empirica diretta. Secondo il diffusionismo, oggetti o

pratiche sociali si trasmettono gradualmente tra le società grazie alle migrazioni e commerci, quindi somiglianza di

artefatti risale ad una fonte comune. Suoi problemi: 1. diffusionisti non si curano di quanto il significato di oggetti o

pratiche dipenda dal contesto culturale dove sono impiegati; 2. anche se 2 oggetti o pratiche sono identici è difficile

provare empiricamente che abbiano la stessa origine. I primi funzionalisti si contrapposero alle argomentazioni

diffusioniste per 2 ragioni: si rendevano conto di avere a che fare con società la conoscenza delle quali si basava su dati

incompleti e inaffidabili; pensavano che fosse importante concepire la società come un tutto.

L'influenza di Malinowski si manifesta prima di quella di Radcliffe-Brown. Egli si scaglio contro la tesi secondo cui

“'l'uomo primitivo” non possederebbe le stesse facoltà razionali dell'“uomo moderno. Malinowski puntò a dimostrare

che certe pratiche o processi di pensieri, che potrebbero sembrare irrazionali, sono in ultima analisi ragionevoli. Si

considerino i fenomeni della magia e della religione: egli notava che gli individui cercavano di conoscere e controllare

il loro ambiente, ma l'ambiente esterno non è del tutto prevedibile e questa incertezze porta ad un accumulo di ansia che

gli individui hanno bisogno di alleviare (la magia e la religione adempiono a questa funzione).

I pensatori del XIX secolo tendevano a credere che pratiche correnti possano anche essere servite a qualche scopo in

passato, ma dopo essere state trasmesse per generazioni hanno perso ormai la loro utilità iniziale. Malinowski osservò

che queste adempiono a funzioni vitali nella società contemporanea: gli elementi culturali sono riadattati ai nuovi

contesti.

Secondo teoria dei bisogni di Malinowski concetto di bisogno e idea di funzione sono strettamente correlati: le pratiche

sociali adempiono ad una funzione solo se realizzano la soddisfazione di bisogni. Distingueva 3 tipi di bisogni: bisogni

biologici primari (essenziali per sopravvivenza degli individui; es. bisogno di cibo); bisogno sociali (devono essere

adempiuti affinché siano soddisfatti i bisogni primari; es. bisogno di cooperazione e solidarietà); bisogni di integrazione

della società (istituzioni o tradizioni che consentono la trasmissione attraverso le generazioni dei modelli

comportamentali che assicurano la soddisfazione dei bisogni della società). Malinowski osserva alcuni semplici ma

importanti contrasti tra umani ed animali. Animali non hanno la cultura e quindi non possono contare sulla

soddisfazione dei bisogni secondari per poi arrivare alla loro soddisfazione di quelli primari. Inoltre gli animali sono in

grado di sviluppare comportamenti individuali tramite addestramento o ripetuti tentativi e fallimenti ma in generali non

sono in grado di trasmetter alla prole ciò che hanno appreso; mentre gli umani sì.

Il contributo di Radcliffe-Brown alla teoria antropologica è diverso da quello di Malinowski: teoria di Malinowski

poggia sul primato causalo delle pulsioni biologiche, mentre Radcliffe-Brown sostiene che la società ha una propria

irriducibile complessità che dev'essere spiegata in base a meccanismi sociali, non a quelli psicologici e biologici.

L'antropologia di Radcliffe-Brown è sociologica, anche se a lui non piace definire il suo lavoro come “sociologia”

perché non desiderava essere associato con il lavoro superficiale e di effetto immediato che nel mondo anglofono

veniva svolto sotto quel titolo. Radcliffe-Brown fu coinvolto nell'istituzionalizzazione dell'antropologia: per lui essa

doveva diventare una scienze, e ciò significava che gli antropologi si sarebbero dovuti rivolgere ad un metodo

comparativo ed induttivo. Per lui la società deve puntare ad uno stato di eunomia (salute sociale), contro la dysnomia.

Eunomia vige quando le diverse parti sono in relazione armonica. L'antropologo aiuta l'amministrazione nel

raggiungimento dell'eunomia.

Radcliffe-Brown introdusse un certo n° di concetti, tra cui “struttura sociale”, “forma strutturale” e “funzione sociale”.

Il suo concetto di struttura non è un'astrazione: egli la considera come una realtà osservabile. La struttura sociale è

l'intero quadro delle relazioni effettivamente esistenti che connettono una data quantità di individui in una certa epoca.

L'insieme delle relazioni esistenti implica diritti e doveri e l'istituzione di incentivi e sanzioni assicura l'adesione della

gente a questi. La struttura sociale è in mutamento costante, ma nell'ambito di ogni mutamento strutturale c'è comunque

una continuità. Egli coniò il termine “forma strutturale” per indicare questa continuità. Le usanze e le norme condivise

dagli individui sono relativamente invarianti: la ciò è dovuto a quelle che lui definisce come funzioni assolte dalle

differenti parti del sistema. Per funzione, egli intende la somma totale di tutte le relazioni che un componente ha nei

confronti dell'intero sistema in cui è inserito. La stabilità della forma strutturale dipende dall'“unità strutturale” del tutto,

cioè dal reciproco adattamento delle varie parti componenti. Centrale per la persistenza delle forma sociali è la

coaptation: standardizzazione e reciproco adattamento delle attitudini e dei comportamenti dei membri della società.

2 importanti debolezze nell'argomentazione dei primi funzionalisti. 1^ è la tendenza a descrivere tutti gli elementi

culturali come funzionali. Idea di funzionalismo universale può essere intesa in 2 modi: versione forte e debole. Da una

parte il funzionalismo universale può voler dire che ogni elemento sociale adempie ad una funzione centrale, ma questa

versione forte non è difendibile perché possono esserci elementi disfunzionali. Dall'altro parte, un'interpretazione più

morbida è che il funzionalismo universale starebbe a significare che solo gli elementi che adempiono a funzioni centrali

possono essere considerati elementi socialmente rilevanti. Sebbene più plausibile, anche questa versione debole del

funzionalismo universale ha problemi: non è chiaro quale criterio dovrebbe essere usato per decidere se un elemento è

funzionale o no. 2^ debolezza è la tendenza a credere che sia necessario un certo ammontare di coesione e coesività

perché una società riesca a sopravvivere. 2 problemi riguardo questa posizione: 1. non è chiaro se per sopravvivenza

della società si intende la continuità a livello politico e culturale o la non estinzione dei suoi membri; 2. problema non è

se la coesività sia importante, ma di quanta ce n'è bisogno.

Merito di Malinowski e Radcliffe-Brown sta nell'aver dimostrato che per la maggior parte le teorie speculative

ottocentesche mancavano di basi empiriche; inoltre furono capostipiti di una tradizione di rigorosa ricerca empirica.

Non si può quindi affermare che sarebbe toccato a loro il compito di sviluppare un paradigma funzionalista coerente e

convincente. Questo compito fu svolto da Parsons, che cambiò per sempre l'aspetto della teoria sociale.

2. Talcott Parsons

La teorizzazione astratta di Parsons ebbe inizialmente problemi ad affermarsi per il clima ateorico della sociologia

americana dell'epoca, ma gradualmente i suoi scritti guadagnarono un impatto sempre maggiore. l'impatto non si limitò

alla teoria sociale, infatti il suo lavoro era reputato utile anche per fini empirici. La teoria funzionalista di Parsons

differisce da quelle del primo funzionalismo di Malinowski e Radcliffe-Brown: mentre in buona parte i primi

funzionalisti vedevano con simpatia una concezione positivista della scienza sociale, Parsons no (scienza sociale

positivista è erronea perché non coglie la natura intenzionale dell'azione umana). Secondo Thomas Hobbes c'è un

problema dell'ordine: come può persistere una società se ciascuno dei suoi membri mira ai propri scopi? Soluzione di

Parsons al problema dell'ordine: perseguendo i propri scopi, gli individui socializzati inconsapevolmente contribuiscono

a rispondere ai bisogni centrali della società (a causa dell'interiorizzazione di norme sociali e valori centrali).

Parsons sviluppò sua teoria generale dell'azione. Scopo era fornire quadro teorico che unificasse varie discipline delle

scienze sociali: sociologia, politologia, psicologia ed economia. Centrale per questa teoria è il concetto di sistema

(teoria sistemica era diventata molto popolare all'epoca e Parsons ne fu influenzato). Per lui un sistema d'azione è

l'organizzazione duratura dell'interazione tra un attore e una situazione. L'attore può essere individuo o gruppo. Ogni

sistema ha 3 caratteristiche: 1. è relativamente strutturato; 2. devono essere soddisfatte certe funzioni perché sopravviva;

3. i sistemi sociali cambiano e questo cambiamento ha luogo in maniera ordinata. I sistemi d'azione sono strutturati in

base a standard normativi che determinano gli obiettivi verso i quali deve essere orientato l'agire degli individui, e gli

standard normativi sono a loro volta strutturati da ciò che Parsons chiama “variabili strutturali”, cioè dicotomie

universali che rappresentano le scelte di base che sottendono l'interazione sociale. Le variabili strutturali sono

universalismo contro particolarismo, prestazione contro qualità, specificità contro diffusione, neutralità affettiva contro

affettività. Per Parsons la nostra società si sta muovendo in direzione dell'universalismo, la prestazione, la specificità

relazionale e la neutralità affettiva. Le prime 2 coppie sono variabili strutturali della modalità dell'oggetto, le altre sono

variabili strutturali di orientamento all'oggetto.

La teoria funzionalista di Parsons poggia sull'idea che ogni sistema d'azione esista solo se 4 bisogni di base sono almeno

in parte soddisfatti da 4 tipi di funzione. I 4 bisogni e prerequisiti funzionali di ogni sistema d'azione sono: l'adattamento

(A), il raggiungimento del fine (G: goal), l'integrazione (I) e la latenza (L). Questo schema è definito schema AGIL.

Adattamento indica che ogni sistema d'azione dovrebbe essere in grado di adattarsi al suo ambiente esterno e rendere

l'ambiente adatto ai propri bisogni. Raggiungimento del fine è il bisogno di ogni sistema d'azione di definire i suoi scopi

e di mobilitare le risorse necessarie per riuscirci. Integrazione è il bisogno di ogni sistema d'azione di regolare e

coordinare le sue parti per conservare stabilità e coerenza. Latenza significa che un sistema d'azione deve riuscire a

garantire l'energia motivazionale dei suoi membri. Parsons dice che le 4 funzioni possono essere gestite con l'aiuto di 2

dicotomie: esterno contro interno e strumentale contro consumatorio. Attività dirette al raggiungimento di obiettivi e

all'integrazione sono consumatorie (contribuiscono alla realizzazione degli scopi del sistema), mentre le attività dirette

all'adattamento e alla latenza sono strumentali (puntano alla selezione dei mezzi idonei per raggiungere gli scopi finali).

Adattamento e raggiungimento dei fini si riferiscono all'interazione tra sistema e ambiente esterno, mentre latenza e

integrazione si riferiscono ai problemi riguardanti l'organizzazione interna del sistema. Sistema sociale può essere

diviso in 4 sottosistemi: economia (ha a che fare con l'adattamento della società al suo ambiente); politica (mirata al

raggiungimento del fine); comunità sociale (orientata a integrazione e solidarietà); sottosistema culturale (provvede a

valori e regole normative per un'appropriata socializzazione).

3 debolezze nella teoria di Parsons: 1. la sua teoria generale dell'azione è uno schema concettuale piuttosto che una

teoria adeguata; 2. nel quadro teorico di Parsons sono esclusi il conflitto e lo squilibrio; 3. riappaiono nella sua opera

alcune debolezze del primo funzionalismo (es. per lui in ogni sistema sociale ci sono 4 prerequisiti funzionali).

3. Robert Merton

Merton fu allievo di Parsons, ma contrariamente a Parsons, Merton elabora una teoria di medio raggio che non si

prefigge di abbracciare la società nel suo complesso, ma non è neanche una sequenza di ipotesi empiriche scollegate.

Merton reputava la teoria dei gruppi di riferimento un esempio di teoria di medio raggio di successo in sociologia.

Secondo questa teoria, alla quale Merton contribuì, gli individui valutano la propria situazione confrontandola con

quella di un gruppo di riferimento.

Secondo Merton i primi funzionalisti tendevano a leggere troppa razionalità funzionale nelle pratiche sociali, e sostiene

che lo facevano perché aderivano a 3 presupposti falsi: postulato dell'unità funzionale della società (società è un tutto

funzionale e tutte le sue parti sono pienamente integrate e ben bilanciate); postulato del funzionalismo universale (tutti

gli elementi culturali e le pratiche sociali sono funzionali); postulato dell'indispensabilità (esistono alcuni prerequisiti

funzionali universali per ogni società, e solo specifici elementi culturali o pratiche sociali possono soddisfare queste

funzioni). Merton sostiene che questi principi devono essere dimostrati empiricamente, e la ricerca empirica dimostra

che non sono corretti.

Egli distingue i concetti di funzioni e disfunzioni. Le funzioni sono gli effetti osservati degli elementi sociali che

contribuiscono all'adattamento o all'aggiustamento del sistema in considerazione. Le disfunzioni sono le conseguenze

osservate che diminuiscono l'adattamento o aggiustamento di un sistema dato. Certi elementi non sembrano essere

funzionali e neanche disfunzionali: essi sono non funzionali, cioè sono irrilevanti per un sistema dato.

La teoria di medio raggio di Merton è supportata dalla distinzione tra cultura e struttura sociale: mentre la cultura

garantisce agli individui le linee di condotta normative, la struttura sociale riguarda l'insieme organizzato delle relazioni

sociali. In particolare, Merton distingue tra gli obiettivi che sono centrali per una particolare cultura e i mezzi legittimi

per realizzare quei fini. Da qui elabora la teoria sulla devianza: schema classificatorio dei diversi modi in cui gli

individui possono adattarsi allo stato di anomia. Innovazione c'è quando gli individui accettano i fini ultimi ma

introducono mezzi illegittimi per raggiungerli. Ritualismo è quando le persone hanno abbassato il livello degli obiettivi

però accettano ancora i modi istituzionalizzati di fare le cose. Rinuncia è quando sia i fini sia i mezzi sono respinti e la

gente si ritrae dal coinvolgimento sociale. Ribellione è quando gli individui cercano di cambiare i fini culturalmente

prescritti della società e i mezzi legittimi per realizzarli. Conformità è quando le persone accettano sia i fini sia i mezzi

istituzionalizzati.

Teoria di Merton ha punto deboli: 1. non è riuscito a fornire spiegazioni convincenti dell'agire umano; 2. alcuni dei

contributi di Merton alla ricerca di medio raggio difficilmente possono essere definiti funzionalisti; 3. c'è un buon n° di

imprecisioni nel quadro concettuale di Merton.

Il funzionalismo finì sotto pesanti critiche dalla fine degli anni 60 in avanti. Il dissenso si spiega in parte con il

cambiamento di clima politico. Alcuni critici sostennero che il funzionalismo fosse intrinsecamente astorico e che ai fini

della spiegazione dell'ordine sociale fosse necessaria un'analisi di tipo diacronico.

4. Il neofunzionalismo e Niklas Luhmann

Dall'inizio degli anni 80 c'è stata una ripresa dell'argomentazione funzionalista, cominciando in Germania e infine negli

USA. In Germania lo “strutturalismo funzionalista” di Luhmann è stato decisivo per il rilancio dell'argomentazione

funzionalista. Il punto di partenza di Luhmann è il sistema. Nella sua ottica, il funzionamento di un sistema può essere

veramente compreso solo se si prende in considerazione la relazione tra il sistema stesso e il suo ambiente. La tesi

principale è che i sistemi in generale riducono la complessità dell'ambiente in cui sono inseriti. La complessità di un

ambiente dipende dal n° di eventi attuali o potenziali di quell'ambiente stesso. Luhmann definisce i sistemi sociali come

strutture organizzate di comportamento. Il termine “sistema sociale” può riferirsi alle società in senso lato, alle

istituzioni nelle società o a forme regolate di comportamento. I sistemi sociali differiscono dagli altri sistemi nel senso

che in essi la riduzione della complessità si attua attraverso la comunicazione di senso. A differenza degli animali,

l'adattamento innato degli umani al loro ambiente è molto meno sviluppato, e questo impone la necessità di principi

regolativi.

Nel linguaggio di Luhmann, il primo espediente regolativo è la “doppia contingenza”: processo con il quale

nell'interazione gli individui devono prendere in considerazione l'orientamento degli altri nei loro confronti. Dalla

doppia contingenza consegue che i sistemi sociali sono autopoietici: attraverso la doppia contingenza, le minacce

potenziali all'autonomia del sistema sociale sono elaborate in maniera tale da rafforzare quell'autonomia. Il punto di

forza del suo ragionamento sta nell'individuazione di 3 dimensioni dei sistemi autopoietici: il “codice” del sistema, la

sua “struttura” (o programma) e il suo “processo”. I codici sono procedure binarie tramite le quali viene elaborata

l'informazione. La struttura riguarda le aspettative, le norme e i valori del sistema. Il processo è l'interazione in corso.

Perché un sistema riproduca se stesso, il codice deve rimanere identico, mentre la struttura ed il processo possono

cambiare.

I sistemi sociali moderni sono differenziati. Es. Luhmann osserva che nel tempo si sono distinti l'uno dall'altro 3 livelli

di sistemi sociali: il livello delle interazioni situazionali, l'ambito delle organizzazioni, il livello societario.

Luhmann distingue tra differenziazione segmentale e non segmentale: la 1^ indica la scomposizione dei sistemi in unità

differenziate che svolgono funzioni identiche, mentre la 2^ comprende parti che sono funzionalmente differenti. Il tipo

non segmentale di differenziazione può essere gerarchico o funzionale: il primo implica una struttura gerarchica, il

secondo no. L'evoluzione della società segue un ordine: la differenziazione segmentale viene per prima, poi la

differenziazione gerarchica e infine la differenziazione funzionale. La concezione evoluzionistica della storia di

Luhmann poggia su 3 concetti centrali: variazione, riproduzione e selezione. La variazione si riferisce al fatto che

l'emergere dei sistemi sociali è accidentale. Ha poi luogo la loro riproduzione, soprattutto attraverso la socializzazione, e

nel lungo periodo essi sono selezionati sulla base della loro capacità di adattarsi all'ambiente.

5. Jeffrey Alexander e la sociologia culturale

Alla morte di Luhmann, nel 2002, Munch diventa il rappresentante più significativo del neofunzionalismo in Germania.

L'opera di Munch attirò l'attenzione internazionale per la prima volta all'inizio degli anni 80, e quasi

contemporaneamente negli USA Alexander stava guidando il movimento neofunzionalista americano. I neofunzionalisti

puntano ad essere meno dogmatici dei loro predecessori, ai quali rivolgono un certo n° di critiche. Come i funzionalisti,

i neofunzionalisti prestano attenzione all'interconnessione tra le diverse componenti di un sistema sociale. Ma a

differenza della maggior parte degli autori funzionalisti, i neofunzionalisti sono particolarmente sensibili verso i

conflitti potenziali tra i diversi sottosistemi. Mentre certi funzionalisti accantonano la microdimensione della vita

quotidiana, considerandola irrilevante per gli scopo della teoria sociale, i neofunzionalisti sono attenti alle modalità in

cui l'ordine viene continuamente riprodotto nelle nostre interazioni quotidiane. I neofunzionalisti come Alexander

declassano una delle caratteristiche più peculiari dello struttural-funzionalismo, cioè l'idea che i processi socioculturali

vadano studiati in riferimento alle funzioni che essi svolgono all'interno di un sistema.

L'interesse di Alexander per la cultura scaturisce nella nascita della “sociologia culturale”. Il passaggio dal

neofunzionalismo alla sociologia culturale comprende 2 tempi: 1. Alexander critica la nota distinzione analitica

parsonsiana tra cultura, società e personalità; 2. Alexander sostiene che Parsons non abbia mai studiato il sistema

culturale in senso stretto. La sociologia culturale di Alexander deve essere però distinta dalla più tradizionale

“sociologia della cultura”, specialmente quella sviluppata da Bourdieu.

3. L'enigma della vita quotidiana

1. G.H. Mead e l'interazionismo simbolico

Uno dei concetti basilari di Mead è il Sé. Il Sé è una caratteristica solamente degli esseri umani ed implica la capacità di

essere oggetto a se stesso da una prospettiva esterna. Fortemente opposto al quadro cartesiano dell'Io “solitario”, una

delle tesi centrali di Mead è che il Sé non può che essere un Sé sociale, vincolato in quanto tale all'interazione sociale e

al linguaggio. Ci sono 2 modi in cui il concetto di Sé di Mead può essere inteso come Sé sociale: dimensione

interazionista (si riferisce alla capacità degli individui di assumere il punto di vista degli altri); dimensione simbolica (si

riferisce alla sua dipendenza dalla condivisione di simboli con gli altri Sé, in particolare al linguaggio). Quando i segni

sono condivisi, Mead usa le espressioni “comportamento significante” e “comunicazione significante”. L'interazione tra

animali è limitata alla comunicazione non significante. Il mondo simbolico di Mead comprende anche il comportamento

e la comunicazione non verbali. Il Sé ha a che fare strettamente con la riflessione di sé (self-reflection), con la

padronanza di sé (self-control) e con l'introspezione (self-monitoring). Riflessione di sé = capacità degli individui di

riflettere sulle proprie circostanze, sul significato delle proprie azioni e sull'idea che hanno si se stessi. Self-control =

padronanza degli individui di dirigere le proprie azioni sulla base della riflessione di sé. Self-monitoring = forma di

riflessione del Sé diretta verso il self-control. Mead distingue l'Io e il Me. Ad una prima lettura della sua opera, il Me sta

per le componenti conservatrici e societarie del Sé, mentre l'Io si riferisce ai suoi aspetti innovativi e peculiari. Ad

un'altra lettura, la differenza tra Io e Me sta nel fatto che quest'ultimo risulta un oggetto del primo. L'Io non può mai

essere osservato perché quando agisce, subito si trasforma in Me. Le persone, guardando se stesse dalla prospettiva di

altri individui, spesso assumono punto di vista dell'”altro generalizzato”. Assumendo punto di vista dell'altro

generalizzato, si assumono regole e convenzioni proprie di una comunità più vasta, non semplicemente di individui

isolati.

Idee di Mead molto diverse dal comportamentismo di Watson, secondo il quale le azioni umane devono essere

considerate analoghe al comportamento animale, da spiegarsi attraverso un meccanismo tipo stimolo-risposta. Inoltre

Watson escludeva i concetti non immediatamente osservabili, come la mente o il Sé.

Critiche verso Mead. La posizione filosofiche centrale di Mead è l'idea che il Sé sia sociale, ma egli non chiarisce mai

che cosa significhi esattamente. È possibile attribuire 2 significati: affermazione forte (società e i simboli condivisi sono

una condizione necessaria per l'emergere del Sé); affermazione più debole (bisogna concepire il Sé in rapporto alla

società e ai simboli condivisi).

Simili ambiguità nella sua critica filosofica della psicologia comportamentista. Mead fa una critica interna

(comportamentismo non riesce a realizzare le accurate previsioni di cui parla) e una esterna (comportamentismo ignora

il Sé, quindi elimina ciò che è essenziale nell'interazione umana). Argomenta bene la sua critica esterna, ma non quella

interna.

Critiche di Mead al comportamentismo furono fatte proprie dall'interazionismo simbolico (scuola sviluppata 50 anni

dopo). Blumer coniò termine interazionismo simbolico. 4 idee basilari: 1. l'individuo possiede il Sé, quindi ha la

capacità di autointerazione (questa si ha ogni volta che l'individuo si rivolge a se stesso e consente all'individuo di

valutare e analizzare le cose allo scopo di gestirle); 2. persistenza delle strutture sociali stabilite è condizionata dall'uso

ricorrente da parte degli individui delle stesse identiche forme di interpretazione; 3. gli individui agiscono nei confronti

dell'ambiente sulla base del significato che gli attribuiscono (significato di un oggetto per un individuo deriva dalla

tendenza individuale ad agire verso di esso); 4. Blumer usa il termine “azione comune” (joint action) per indicare

“un'organizzazione sociale di condotta di differenti atti di partecipanti diversi” (es. matrimonio).

Per lo più la critica a Mead e Blumer è che non prendono in considerazione né la struttura sociale (di Durkheim) né gli

effetti inintenzionali (di Weber) e di conseguenza essi non fanno teoria sociale. Considerando l'ottica durkheimiana, non

esiste ambiguità nel caso di Blumer: egli evita qualsiasi riferimento alla struttura. Ma le cose sono più complicate per

quanto riguarda Mead: i suoi scritti non necessariamente trascurano la struttura sociale, tutto dipende da cosa si intende

per struttura. Anche nel caso del concetto di conseguenze inintenzionali, le critiche a Mead e Blumer sono giustificate

solo in parte.

Ci sono altre ambiguità nell'opera di Mead e Blumer. Es. il concetto di “riflessività”, usato da loro in 2 modalità diverse:

riflessività di primo grado, che è la consapevolezza tacita e il monitoraggio autoriflessivo (persone riflettono sulle loro

azioni); riflessività di secondo grado, (la capacità delle persone di riflettere non soltanto sulle proprie azioni, ma anche

sulle condizioni strutturali sottese a queste azioni).

2. L'approccio drammaturgico di Erving Goffman

Il lavoro di Goffman viene a volte inquadrato nell'ambito dell'interazionismo simbolico: entrambi eleggono a oggetto di

studio i modelli di interazione tra individui ed affermano che questi individui hanno capacità di riflettere sulle loro

azioni. Ma ci sono anche differenze: Goffman evita di sviluppare un modello teorico coerente e per certi aspetti il suo

lavoro è più vicino a Garfinkel che a Blumer.

2 influenze sono molto chiare: Simmel e Mead. Come Simmel, Goffman dipinge la vita quotidiana come un'impresa

complessa in cui gli esseri umani spendono una conoscenza tacita e pratica man mano che procedono. Inoltre Goffman

si riferisce al carattere “visto-ma-non-avvertito” per la maggior parte delle nostre attività mondane. Come Mead,

Goffman crede che gli individui controllino costantemente se stessi mascherando parte dei loro Sé e accentuandone altri

aspetti. Entrambi pongono l'accento sul fatto che gli essere umani sono riflessivi, capaci di monitorare le loro azioni e

quindi di manipolare il loro ambiente.

Goffman è interessato agli “incontri”, cioè alle interazioni faccia a faccia dove si è costantemente alla presenza fisica di

altri. Gli incontri possono comprendere interazioni focalizzate o non focalizzate: assenza o presenza di reciproca

consapevolezza tra i partecipanti coinvolti. Goffman analizza tramite metafore e analogie prese dal teatro di qui la

definizione della sua impostazione come “drammaturgica”. Per lui gli individui non seguono semplicemente un

copione, essi sono anche gli autori di esso. Le “rappresentazioni” sono tutte quelle attività individuali che servono a

influenzare il pubblico durante l'incontro. Queste rappresentazioni sono governate da regole, cioè codici impliciti e

pratici che indicano il comportamento più appropriato. La “facciata è l'aspetto della rappresentazione che aiuta il

pubblico a definire la situazione. Ci sono 2 aspetti nella facciata: l'ambientazione a la facciata personale. La 1^ si

riferisce a tutti quei dettagli di fondo che forniscono lo scenario l'azione sia possibile. La 2^ si riferisce a quegli altri

elementi che identifichiamo strettamente con l'attore stesso e che lo seguono ovunque. La facciata personale può essere

distinta in apparenza e maniera. L'apparenza rimanda allo status sociale dell'attore ma ci informa anche della sua

temporanea condizione rituale. La maniera indica quale ruolo l'attore intende rappresentare nell'interazione che sta per

verificarsi. Durante le rappresentazioni, le persone tendono ad abbracciare i “valori sociali ufficialmente accreditati”.

Goffman introduce il concetto di “équipe”, riferendosi a un gruppo di persone che cooperano per mantenere la

definizione della situazione proiettata durante la rappresentazione. Le équipe implicano lealtà e competenza da parte di

ogni individuo coinvolto, dal momento che il fallimento del singolo può comportare una minaccia per la coesione del

tutto.

Gli individui tendono a controllare il modo in cui sono percepiti dagli altri attraverso espedienti come: le pratiche e gli

attributi difensivi; le pratiche di protezione; la capacità di cogliere mutamenti di atteggiamento dal pubblico in modo da

poter rettificare il proprio comportamento in sintonia.

Goffman ha elaborato distinzioni tra: regole simmetriche e asimmetriche; regole regolative e costitutive; regole

sostanziali e cerimoniali. Quelle simmetriche implicano aspettative reciproche, quelle asimmetriche no. Quelle

regolative forniscono alle persone linee guida comportamentali a seconda delle circostanze, quelle costitutive

garantiscono il contesto in cui possono essere applicate le regole regolative. Le regole sostanziali determinano la

condotta nei riguardi di questioni significative, quelle cerimoniali dirigono la condotta in ambiti che hanno significato

secondario. Goffman distingue 2 componenti delle regole cerimoniali: deferenza (modo in cui le persone assumono

sicurezza e fiducia esprimendo apprezzamento nei confronti del destinatario) e contegno (modo in cui la gente presenta

se stessa come affidabile). La deferenza si attua tramite rituali di discrezione (hanno lo scopo di mantenere intatte le

sfere ideali che circondano gli individui) e di presentazione (strumenti positivi per onorare gli individui).

Un concetto centrale nell'opera di Goffman è quello di “proprietà situazionale”, in riferimento al modo in cui il

significato di azioni o concetti dipende dal contesto in cui emergono: gli esseri umani apprendono gradualmente e

tacitamente le modalità di comprensione del significato di azioni situate in un determinato contesto. Il “coinvolgimento”

è il modo in cui la gente presta o nega attenzione agli altri in una situazione data. L'accessibilità è la consapevolezza dei

gradi di disponibilità nei confronti di estranei e situazioni inedite. La civile noncuranza è la capacità di accettare la

presenza di estranei pur senza attardarci in segni di deferenza.

Gli scienziati sociali trascurato a lungo l'opera di Goffman per 3 ragioni: il suo lavoro manca di un robusto quadro di

riferimento teorico (è descrittivo); Goffman non dice nulla di nuovo; il concetto goffmaniano di Self non ha valore

universale.

3. L'etnometodologia

Il termine “etnometodologia” fu coniato da Garfinkel. L'interazionismo simbolico e l'etnometodologia hanno alcuni

aspetti in comune: entrambi analizzano modelli dell'interazione quotidiana e sono contro l'assunto di Durkheim secondo

cui i fatti sociali dovrebbero essere trattati come cose. Garfinkel fu influenzato soprattutto da Parsons e Schutz. Ci sono

sia somiglianze che differenze con Parsons: Garfinkel, come lui, concepisce gli individui come attori attivi e non come

prodotti di fattori biologici o sociali, ma a differenza di Parsons, Garfinkel dà una spiegazione di tipo più cognitivo o

riflessivo (attribuisce un ruolo importante a come le persone ragionano e capiscono). Da ciò consegue il concetto di

Garfinkel dell'”indifferenza etnometodologica”: mentre studiano come gli individui interpretano e producono la realtà,

gli etnometodologi non devono esprimere giudizi sulla validità effettiva di queste pratiche di produzione di senso.

Inoltre Garfinkel affronta lo stesso problema di Parsons (come si mantiene l'ordine sociale) ma trova insoddisfacente la

risposta di Parsons e ne trova un'altra. Sotto un certo aspetto, Garfinkel differisce da Parsons: il secondo fu un teorico

che saltuariamente portava avanti ricerche empiriche, mentre il primo prese in considerazione solo pochi problemi

avviando numerose ricerche empiriche allo scopo di rispondervi. Garfinkel e gli altri etnometodologi mettono la ricerca

empirica al centro del loro lavoro. Garfinkel trova cruciale l'idea di Schutz secondo la quale la gente comune, a

differenza degli scienziati, dà per scontata la corrispondenza tra il mondo come appare e il mondo com'è. Nella loro vita

quotidiana, le persone attingono a uno “stock cognitivo” o “intelligenza di senso comune” con cui tipizzano se stessi e

le proprie azioni. Questa tipizzazione porta alla capacità di ogni individuo di anticipare le risposte di un altro alle

proprie azioni. Gli etnometodologi studiano l'ovvietà della vita quotidiana. I metodi da essi adottati indicano il modo in

cui, nella vita quotidiana, la gente comune attinge a una complessa rete di procedure interpretative, convinzioni e

aspettative in base alle quali attribuisce significato all'ambiente che la circonda e vi agisce di conseguenza. Garfinkel

introduce il concetto di “riflessività della spiegazione”, intendendo che gli individui attribuiscono continuamente

significato al proprio ambiente, e in queste pratiche di attribuzione sono costitutive di ciò che si sta descrivendo. La

gente comune non è tenuta a conoscere le regole o procedure esplicitamente. Essa conosce le regole solo nel senso che è

in grado di agire in accordo con esse, ma questo è differente dal conoscere le regole teoricamente, nel senso di essere in

grado di renderne conto discorsivamente.

“Indicalità” ed “espressioni indicali” alludono alla misura in cui il significato di oggetti, pratiche sociali e concetti

dipende da contesto in cui essi nascono. Quindi il concetto di indicalità si rivela fortemente simile al concetto di

proprietà situazionale di Goffman.

Garfinkel è noto per le sue ricerche empiriche, in particolare i suoi esperimenti di rotture e il cosiddetto metodo

documentario d'interpretazione. Gli esperimenti di rottura avevano lo scopo di indagare le conseguenze di un

improvviso scompiglio nella routine quotidiana. Trasse 2 conclusioni da questi esperimenti: 1. le persone hanno una

forte dipendenza emotiva verso le regole e le procedure implicite alle quali attingono il continuazione; 2. essi

dimostrano che le procedure interpretative sono “doppiamente costitutive” delle attività che organizzano (regole,

aspettative e convinzioni non spiegano solo la visibilità della condotta normale nell'interazione quotidiana, ma anche la

visibilità della condotta deviante). Il metodo documentario d'interpretazione allude al meccanismo in base al quale le

persone adottano procedure interpretative per costruire “prove documentarie”, che sono a loro volta impiegate a

giustificare le procedure interpretative.

Punti deboli della teoria di Garfinkel: 1. sostiene di aver risposto più adeguato di Parsons alla questione di che cosa

determina l'ordine sociale, ma in realtà se la visione di Garfinkel è superiore a quella di Parsons, ciò dipende solo

dall'aspetto dell'ordine che viene messo a fuoco; 2. non è riuscito a spiegare le trasformazioni nella struttura sociale; 3.

nel suo lavoro è assente uno schema esplicativo sostanziale, quindi la sua ricerca etnometodologica è descrittiva

(richiede spiegazioni anziché fornirne); 4. la sua tendenza a trascurare i problemi di potere, prestigio e relazioni

asimmetriche è problematica perché in realtà essi rientrano nei meccanismo da lui analizzati.

4. Riti sociali, emozioni e fiducia: Collins e Hardin

Il concetto di fiducia occupa una posizione centrale nelle analisi della vita sociale di Goffman e Garfinkel. Oggi molte

discipline e diverse posizioni teoriche sono impegnate nello studio delle dinamiche della fiducia interpersonale, dei

modelli più coerenti di fiducia sociale e delle sue implicazioni. Collins è uno dei principali teorici sociali attualmente al

lavoro su questi argomenti. La sua tesi centrale è che l'analisi sociologica delle strutture su grande scala dovrebbe

fondarsi sulla comprensione microsociologica del mondo delle emozioni, della morale e dell'interazione sociale.

Principali elementi della microsociologia di Collins: 1. unità di base dell'analisi sociologica non è l'individuo e neanche

la struttura sociale, ma è la situazione in cui gli individui si trovano faccia a faccia (strutture sociali sono il prodotto

aggregato di innumerevoli, successive interazioni su prolungati periodi di tempo). 2. queste interazioni successive

vanno considerate “riti di interazione”. Perché un'interazione sociale possa considerarsi rito di interazione, devono

essere soddisfatte 4 condizioni: presenza corporea di 2 o più persone; criterio che separi gli interni dagli esterni; tutti i

partecipanti devono condividere uno stesso centro d'attenzione; tutti devono condividere una stessa sensibilità o

esperienza emotiva. Collins vede questi elementi come variabili: ogni variazione nella loro intensità provoca una

variazione negli effetti di un determinato rito d'interazione. Gli effetti sono 4: solidarietà di gruppo; energia emotiva;

simboli collettivi che rappresentano il deposito emotivo del gruppo; senso di moralità che alimenta il rispetto per quei

simboli di gruppo. 3. relazioni sociali dipendono da un generale senso di fiducia.

Secondo Tocqueville, senza un corpo fidato di cittadini non c'è democrazia: la fiducia è la condizione della

partecipazione civile che, a sua volta, è la condizione di qualsiasi governo democratico.

Hardin ha introdotto il concetto di “fiducia come interesse incapsulato”: io ho fiducia in te perché tu hai interesse a

corrispondere a tale fiducia. Questo modello razionale della fiducia contiene 2 elementi centrali: le parti hanno bisogno

di un incentivo per accordare la fiducia e hanno bisogno di sapere se possono fidarsi. Nel modello di interesse

incapsulato di Hardin ci sono 3 tipi di relazione: 1. gioco di fiducia a senso unico; 2. relazione che implica reciprocità

(risulta più stabile del precedente perché entrambe le parti hanno interesse ad essere affidabili); 3. relazioni solide

(caratteristiche della cerchia familiare o del gruppo di lavoro). Alcuni autori affermano che proprio in queste comunità

ristrette si ha la fiducia più autentica, ma Hardin non è d'accordo. Per lui si dovrebbe applicare alle relazioni solide lo

stesso schema di scelta razionale: anche qui troviamo gli incentivi e la consapevolezza.

Secondo la teoria della fiducia incapsulata, esistono 3 domini generali in cui possiamo esperire relazioni di fiducia:

rapporti interpersonali; rapporti di fiducia relativi alle istituzioni e a quelli che sono mediati da terzi. Per Hardin la

fiducia è importante solo a livello interpersonale.

L'invasione dell'uomo economico. Dalla teoria della scelta razionale al

neoistituzionalismo

1. Le spiegazioni di scelta razionale

Le teorie di scelta razionale hanno molte versioni, che hanno in comune pochi concetti chiave. Il 1° è l'intenzionalità: le

spiegazioni intenzionali non postulano semplicemente che gli individui agiscono intenzionalmente, ma spiegano le

pratiche sociali in riferimento alle credenze o ai desideri degli individui coinvolti. Spesso le spiegazioni intenzionali

sono accompagnate dalla ricerca degli effetti inintenzionali (o di aggregazione) delle azioni volontarie della gente. I

teorici della scelta razionale prestano particolare attenzione a 2 tipi di conseguenze negative, non volute, o

contraddizioni sociali: la controfinalità (riguarda l'errore di generalizzazione che capita quando le persone agiscono

secondo la convinzione errata che quello che è ottimale per un individuo in circostanze particolari sia necessariamente

ottimale per tutti gli individui in circostanze del genere) e la subottimalità (riguarda gli individui che, di fronte a scelte

interdipendenti, scelgono una strategia particolare, consapevoli che gli altri individui faranno lo stesso, e sapendo che

tutti potrebbero ottenere almeno altrettanto se fosse adottata un'altra strategia). Il 2° concetto chiave è la razionalità (per

essa va inteso che, mentre agisce e interagisce, l'individuo segue un piano coerente e tenta di massimizzare la

soddisfazione netta delle proprie preferenze e di minimizzare i costi impliciti). Il 3° è la distinzione tra informazione

completa e incompleta, e nel caso di quest'ultima, tra rischio e incertezza. Gli individui spesso posseggono solo

informazioni parziali sul rapporto tra azioni particolari e le loro conseguenze. Di fronte al rischio, le persone sono in

grado di attribuire probabilità ai vari risultati, mentre di fronte all'incertezza non riescono a farlo. I teorici della scelta

razionale tendono a fissarsi sul rischio per 2 ragioni: perché sostengono che le situazioni d'incertezza non esistono o

perché sostengono che, ammesso che esistano, la TSR non serve a spiegare le azioni delle persone. A fronte del rischio,

la TSR presume che le persone siano i grado di calcolare l'utilità attesa o valore atteso di ogni azione. Bisogna, per ogni

risultato Xi, moltiplicare l'utilità Ui di quel risultato per la probabilità Pi che si realizzi. L'utilità attesa è quindi la

somma di queste moltiplicazioni: U1 x P1 + U2 x P2 + … Un x Pn. Il 4° concetto chiave è la distinzione tra scelte

strategiche e scelte parametriche. Le scelte parametriche indicano scelte fatte da individui di fronte ad un ambiente

indipendente dalle loro scelte; quelle strategiche indicano che gli individui devono prendere in considerazione le scelte

fatte dagli altri prima di decidere il proprio tipo di azione.

2. La teoria dei giochi

Un gioco consiste di almeno 2 persone che sviluppano strategie al fine di ottenere certi risultati o compensi. I giochi a

cui partecipano 2 persone sono detti “giochi a 2 giocatori”, i giochi con più di 2 persone sono detti “giochi a n

giocatori”. La vincita per ogni giocatore non dipende solo dalla sua strategia, ma anche dalle strategie di tutti gli altri

coinvolti nel gioco. La teoria dei giochi vuole prevedere le strategie dei giocatori ove essi agiscano razionalmente sulla

base delle info disponibili. Una distinzione comune è quella tra teoria dei giochi “cooperativi” e teoria dei giochi “non

cooperativi”. La versione non cooperativa è quella comunemente intesa. In alcuni casi, chiamati giochi “a somma

variabile” o “non a somma zero”, il totale netto delle vincite di tutti i giocatori dipende dalla strategia di ognuno di loro.

Non è così nei giochi “a somma costante” (o a somma zero): qui il guadagno di un giocatore implica una perdita uguale

e contraria per gli altri. Mentre i giochi a somma costante implicano un conflitto puro (rari nella vita reale), i giochi a

somma variabile implicano una collaborazione pura o una combinazione di conflitto e collaborazione. I giochi a somma

variabile che implicano solo collaborazione sono chiamati giochi di coordinamento, mentre la combinazione di conflitto

e collaborazione è illustrata nel dilemma del prigioniero e nella lotta tra sessi. Nell'ambito della teoria dei giochi non

cooperativi, possono distinguersi 2 tipologie: giochi a forma strategica e giochi a forma estensiva. Nel gioco a forma

strategica i giocatori scelgono strategie simultaneamente; il gioco a forma estensiva presuppone una sequenza di scelte e

l'informazione raccolta dai giocatori ogni volta.

Il dilemma del prigioniero è un esempio di gioco a somma variabile con un misto di conflitto e collaborazione. A e B

hanno commesso un delitto insieme, vengono arrestati ma la polizia non riesce a ottenere prove definitive. Vengono


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Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Mubi Brighenti Andrea.

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