La teoria sociale contemporanea
Introduzione
La teoria sociale è una riflessione relativamente sistematica, astratta e generale su come funziona il mondo sociale. Astratta non significa che le teorie sociali siano necessariamente indipendenti dallo studio empirico della società, ma che a prescindere da quanto i teorici sociali siano coinvolti empiricamente, il loro obiettivo principale è teorizzare. È generale perché è una teoria che affronta i problemi in tutte le società invece che in una particolare. Lo scopo della teoria sociale non è cercare di cogliere una realtà altrimenti nascosta, ma è una nuova forma di lettura del sociale: la ricerca sociale non è uno strumento di tipo esplicativo ma un processo che contribuisce a conseguire forme più ricche di riscrittura collettiva.
Teoria sociale contemporanea
La teoria sociale contemporanea è del tutto distinta da quella precedente:
- Prima non c'era distinzione tra teoria e ricerca empirica, oggi sì.
- La teoria sociale si è professionalizzata (nell'800 praticata da persone provenienti da discipline affini, come la filosofia, mentre oggi molte scuole offrono una preparazione specifica in teoria sociale).
- Oggi le teorie sociali sono meno legate all'azione politica rispetto al passato, quando erano concepite come strumenti per affrontare problemi politici.
Teorie sociali di fine secolo
Le teorie sociali di fine secolo differiscono dal recente passato per tre aspetti:
- C'è una svolta empirica (tendenza dei teorici contemporanei ad abbandonare ambizioni universalistiche e a preferire riflessioni sulla transizione verso la modernità e la società odierna).
- Svolta normativa: le problematiche di giustizia, uguaglianza e democrazia erano considerate esterne alla teorizzazione sociale ma dagli anni '90 i teorici sociali li includono nei loro programmi.
- La globalizzazione è divenuta argomento di primario interesse per i teorici sociali.
Strutturalisti e funzionalisti
Gli strutturalisti ricercano quelle strutture sociali che vincolano e determinano il pensiero e l'agire degli individui, che non sono necessariamente consapevoli dell'esistenza delle strutture e quindi sono raramente consapevoli degli effetti coattivi delle strutture stesse. I funzionalisti invece credono nell'esistenza di prerequisiti funzionali universali: ritengono che ogni sistema sociale per poter sopravvivere debba adempiere a un certo numero di funzioni. Prestano quindi attenzione a come le varie pratiche sociali adempiono alle esigenze centrali per il sistema più vasto nel quale sono immerse. Queste due teorie dominanti negli anni '50-'60, il funzionalismo è stato ripreso negli anni '90 con il neofunzionalismo (cerca di integrare i concetti funzionalisti con spunti tratti da teorie concorrenti).
Sociologie interpretative
Le sociologie interpretative (diffuse negli anni '60) comprendono l'interazionismo simbolico, l'approccio drammaturgico, l'etnometodologia. I primi due si ispirano a Mead: individui posseggono un Sé (hanno la capacità di riflettere sulle loro azioni e su quelle degli altri, le azioni degli individui non sono il mero prodotto delle strutture sociali che li sovrastano). L'etnometodologia (principale Garfinkel) ricerca modalità secondo le quali gli individui ricostituiscono attivamente l'ordine sociale nella loro prassi quotidiana.
Microsociologie e teoria della scelta razionale
Ci sono anche proposte microsociologiche non interpretative. Un esempio importante è la teoria della scelta razionale: individui agiscono intenzionalmente e producono numerosi effetti, alcuni voluti e altri no. (grande popolarità negli anni '80-'90).
Teoria della strutturazione
La teoria della strutturazione (emersa negli anni '70-'80) si ispira a Goffman e Garfinkel per dimostrare che l'ordine sociale è in realtà la realizzazione concreta di individui consapevoli di quello che fanno nella vita sociale. Questa conoscenza tende ad essere tacita.
Strutturalismo e poststrutturalismo
Lo strutturalismo ha portato al poststrutturalismo: hanno parecchio in comune, anche se differiscono. Infatti, i poststrutturalisti si rifanno all'impostazione di Nietzsche secondo cui non esiste un punto fermo assoluto da cui emettere giudizi su ciò che è o che dovrebbe essere. Sono quindi inclini ad adottare il relativismo.
Bourdieu e Giddens
Bourdieu e Giddens riconoscono alla sociologia e alla teoria sociale un potenziale critico, anche se lo sviluppo dei fondamenti di una teoria critica della società è stata prerogativa della Scuola di Francoforte e specialmente di Habermas. Secondo quest'ultimo, la società dovrebbe essere organizzata in modo da permettere alla gente di criticare apertamente ciò che gli altri dicono, ed ognuno dovrebbe essere in grado di difendere il proprio punto di vista.
Cento anni di teoria sociale francese
Dallo strutturalismo al pragmatismo: È impossibile concepire una teoria sociale senza prendere in considerazione i concetti strutturalisti, ma è anche difficile dare una definizione dello strutturalismo perché il suo campo di applicazione non è limitato alla teoria sociale, ma assume importanza in molte discipline. Quattro caratteristiche principali dello strutturalismo:
- Induce a una visione olistica: le varie parti di un sistema non possono essere studiate indipendentemente le une dalle altre (olismo spesso accompagnato da una teoria olistica del significato: significato dei segni e dei concetti dipende dal contesto in cui si trovano).
- Tende a dare priorità all'invariante sul transeunte: trascura il flusso delle azioni e degli eventi, preferendo le strutture sociali più stabili nel tempo (analisi sincronica: si limita a scattare un'istantanea della società al contrario dell'analisi diacronica che segue gli sviluppi nel tempo), queste strutture stabili sono le forze causali reali che stanno dietro le azioni e gli avvenimenti.
- Si contrappone al positivismo: positivismo spiega le cose in termini di entità immediatamente osservabili (spiegare = risalire alle cause, dedotte esclusivamente dalle regolarità osservate) mentre strutturalisti sostengono esistenza di uno strato di realtà più profondo sotto la superficie dei fenomeni osservati, che non è immediatamente visibile per la gente che vi è soggetta e per l'osservatore: è compito dello scienziato sociale svelare queste strutture nascoste.
- Riconosce la natura coattiva delle strutture sociali (azioni e pensieri degli uomini sono limitati e determinati da strutture sottese). Si possono distinguere una versione debole (lascia aperta la questione se le persone godano davvero di libertà di scelta) e forte (strutture costringono fino a precludere la possibilità della scelta individuale) di quest'ultima posizione strutturalista.
- Risale alla sociologia di Durkheim: strutture sociali considerate coattive.
- Risale alla linguistica strutturalista di Saussure: semiologia (scienza generale dei segni), che trae spunti dallo studio delle attività linguistiche per la comprensione del comportamento non verbale, quindi cultura concepita come sistema di segni.
Il contributo di Durkheim
Durkheim sviluppò un profondo interesse per la filosofia politica e sociale, successivamente si trasferì in Germania (clima culturale gli si addiceva di più). Dopo il suo rientro a Parigi dedicò tutta la sua vita alla fondazione della disciplina sociologica. Durkheim si può rapportare ad altre due icone del pensiero ottocentesco: Comte e Spencer (anche se la loro influenza non è quella maggiore). Da Comte Durkheim mutuò il concetto che la società dev'essere studiata in base a una metodologia rigorosamente scientifica. Come Comte, egli chiamò questo studio “sociologia”: questo studio avrebbe consentito di governare razionalmente la società e di sradicare le forme “patologiche”. Durkheim pensava che governare la società non fosse solo possibile ma anche necessario. Ma era convinto che la sociologia di Comte fosse troppo speculativa e dogmatica, infatti le teorie di Durkheim assunsero una base empirica più solida. La teoria evoluzionistica di Spencer fu un'altra fonte di ispirazione. Durkheim introdusse una dicotomia per caratterizzare l'evoluzione della società: parlava del passaggio da una solidarietà meccanica a una organica. Il primo è il tipo di solidarietà basato sulle somiglianze, il secondo è basato sulla divisione del lavoro e sulla reciproca dipendenza. Ma anche gli scritti di Spencer parevano a Durkheim non abbastanza dettagliati ed empirici.
Il pensiero di Durkheim non si presenta in maniera unitaria: certi aspetti della sua opera sono anticipatori del funzionalismo, altri sono strutturalisti. Uno degli aspetti della sua opera che hanno rilevanza per la storia dello strutturalismo è l'idea di “fatto sociale”, che egli insiste nel vedere come oggetto centrale della disciplina sociologica. Lo definisce come ogni modo di fare, capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna. I fatti sociali devono essere trattati come cose (studiati come oggetti naturali). Sono esteriori (precedono l'individuo e il loro funzionamento è indipendente dall'impiego che ne fanno gli individui stessi), coattivi (hanno un potere costrittivo e condizionante tramite il quale esercitano il controllo sull'individuo) e generali (sono credenze e pratiche i cui attributi non sono né individuali né universali). Durkheim sostenne che ogni ambito scientifico dev'essere affrontato in base ai suoi principi specifici: fatti sociali devono essere spiegati esclusivamente sulla base di altri fatti sociali.
Durkheim tentò di dimostrare la natura sociale delle categorie di pensiero kantiane e combinò quattro tesi:
- Categorie sono condivise dai membri della società.
- Categorie kantiane sono indotte da condizioni sociali esistenti.
- Categorie mostrano un'omologia strutturale con le condizioni sociali da cui emergono.
- Categorie adempiono a funzioni essenziali per le condizioni sociali da cui evolvono.
- Prestò attenzione a quelle caratteristiche della vita sociale che non possono essere ridotte a una mera somma delle sue parti componenti.
- L'idea di coazione è centrale per il concetto durkheimiano di fatto sociale (voleva dimostrare in che misura la società modella e condiziona l'individuo).
- Durkheim spesso fa riferimento a una visione strutturalista su due livelli, contrapponendo un livello superficiale di coscienza a uno più profondo.
- Tentò di neutralizzare tutte le spiegazioni che fanno riferimento agli stati soggettivi degli individui.
- Tentò di dimostrare la natura sociale delle categorie di base tramite le quali gli individui ordinano e classificano il mondo circostante.
L'approccio di Saussure alla linguistica
Le idee di Saussure si diffusero con la pubblicazione postuma nel 1916 del “Corso di linguistica generale”. Per quasi mezzo secolo la lettura di quest'opera fu limitata ai linguisti, poi ne furono attratti altri scienziati sociali. Ci sono tre differenze tra lo strutturalismo di Saussure e quello di Durkheim:
- Opera di Durkheim è bifronte, quella di Saussure no.
- Strutturalismo di Durkheim voleva essere un contributo alla sociologia, mentre Saussure era occupato dai problemi della linguistica.
- Una delle maggiori preoccupazioni di Durkheim era spiegare i fatti sociali come causati da altri fatti sociali mentre in Saussure non c'è spazio per un'idea di causalità pienamente sviluppata.
- Idea che il linguaggio sia uno specchio dei pensieri intrinsecamente razionale.
- Neogrammatici: storia di un linguaggio spiegherebbe la sua forma attuale.
- Credevano si potesse stabilire perché un nome o insieme di suoni venga usato per esprimere una certa idea o concetto.
- Concepivano il linguaggio come nomenclatura (convinti che esistesse una serie di nomi vincolati a concetti universali e immutabili la cui esistenza è indipendente dal linguaggio).
Per Saussure è centrale la distinzione tra langue e parole. Parole (o lato esecutivo del linguaggio) = espressione effettiva. Langue = insieme di proprietà strutturali condivise che sottostanno all'uso del linguaggio. Saussure vuole che la maggiore preoccupazione dei linguisti vada alla langue, perché ciò che gli individui dicono o scrivono ha senso grazie alle preesistenti proprietà strutturali del linguaggio.
Anche la distinzione tra segno, significante e significato è importante: segno si riferisce sia a significante che significato, significante è l'espressione sonora ed il significato è il concetto che vi è connesso. Per Saussure il segno è arbitrario: un significato differente potrebbe essere a un certo significante, se non fosse per il rapporto tra il segno che li vincola e gli altri segni appartenenti allo stesso linguaggio. Riguardo al concetto saussuriano della natura arbitraria del segno c'è un potenziale fraintendimento: potrebbe essere intesa come possibilità per il parlante di decidere quali significanti impiegare, ma Saussure nega che gli individui abbiano quel potere. Nessun individuo è in grado di scegliere significanti differenti da quelli in uso. Questa concezione del linguaggio è definita come “convenzionale”. Correlato al concetto di natura arbitraria del segno è il principio di differenza. Per Saussure linguaggio somiglia al gioco degli scacchi: il significato di un pezzo non deriva dalla sua forma materiale specifica ma dipende da come viene distinto dagli altri pezzi; allo stesso modo nel linguaggio il significato di un'espressione dipende dalla sua differenza da altre espressioni.
Inizialmente impiegò i termini di linguistica statica ed evolutiva, poi optò per analisi sincronica e diacronica. La prima assume la forma di un'istantanea del linguaggio, l'altra ne segue l'evoluzione nel corso del tempo. I critici della linguistica saussuriana tendono a descriverla come “astorica”, ma egli ammetteva la storicità del linguaggio: la natura arbitraria del segno implica che non esistano caratteristiche universali ed essenziali del significato, quindi il significato è in costante flusso.
Gli studiosi in genere affermano che per Saussure sia più importante l'analisi diacronica di quella sincronica, ma è il contrario: la natura arbitraria del segno significa che il segno non possiede caratteristiche proprie essenziali, quindi il suo significato dipende dal suo rapporto con altri segni in un dato momento, quindi l'analisi idonea è quella sincronica. Saussure distingue i rapporti associativi da quelli sintagmatici: i primi sono le relazioni opposizionali tra elementi intercambiabili, i secondi sono le relazioni combinatorie tra segni. Seguendo le regole di relazione sintagmatica, esiste un gruppo di parole che può seguire una data espressione, ed ogni membro di quel gruppo sta in opposizione associativa con un altro.
Durkheim e Saussure prepararono la scena per il movimento strutturalista nelle scienze sociali insieme a Braudel, che si impegnò nella ricerca delle strutture sottese stabili nel tempo che condizionano il pensiero e l'azione delle persone.
L'antropologia di Lévi-Strauss
Levi-Strauss nato in Belgio e da piccolo si trasferisce in Francia e studia filosofia. Conobbe quindi la sociologia francese. Il suo interesse si orientò verso l'antropologia quando si spostò in Brasile. Durante la seconda guerra mondiale si trasferisce negli USA, dove incontra il linguista Jakobson, che lasciò un segno importante nel suo sviluppo intellettuale.
Prese le distanze dalle parti funzionaliste e positiviste di Durkheim, che per lui erano gli aspetti della sua opera meno attraenti. Più degne di attenzione le prime proposizioni di Durkheim riguardanti fatti sociali e le rappresentazioni collettive. Il più importante contributo allo sviluppo intellettuale di Levi-Strauss sono gli scritti più tardi di Durkheim sulla religione.
Ci sono differenze tra i due uomini:
- Opera di Durkheim inserita nella tradizione intellettuale del 19° secolo, opera di Levi-Strauss era reazione nei confronti di quella tradizione.
- Per certi aspetti i fini di Durkheim e Levi-Strauss sono opposti (antropologi si dividono in due categorie: da un lato quelli che rimangono colpiti dalle differenze culturali tra le società; dall'altro quelli che trovano superficiali queste differenze e sono attratti da...
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