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La teoria sociale contemporanea

Lo strutturalismo genetico di Bourdieu

Esso non è un semplice teorico in quanto ha svolto numerose ricerche empiriche. Si differenzia da quella che egli stesso definisce come l’idea anglosassone di teoria sociale, vale a dire un progetto astratto, indipendente da qualsiasi base empirica. Per lui la teoria deve svilupparsi dalla ricerca. In quest'ottica la teoria è un insieme di strumenti o direttive che suggerisce al lettore quali domande dovrebbero essere poste. Senza una base empirica, la teoria sociale diventa un'impresa vuota e senza senso.

Egli conobbe tra le correnti filosofiche il marxismo francese, l’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre e l’antropologia culturale di Levi Strauss. Sebbene sia d’accordo con i sociologi marxisti sul fatto che le lotte per il potere sono centrali per la vita sociale, egli insiste che non sono esclusivamente economiche, ma operano spesso a livello simbolico. Gli scritti di Sartre sono ancora debitori della filosofia della conoscenza cartesiana, mentre Bourdieu preferisce la fenomenologia sociale.

Egli lesse nell’antropologia di Strauss il tentativo sistematico di svelare queste coercizioni strutturali. Egli cerca di superare l'opposizione tra soggettivismo e oggettivismo. Per Bourdieu il soggettivismo tende a concepire il mondo sociale come creato ex novo, mentre l'oggettivismo adotta erroneamente un'ottica meccanicistica della condotta umana, ignorando che la vita sociale è la realizzazione concreta di attori consapevoli.

Egli cerca di superare questa opposizione attraverso due aspetti metodologici:

  • La sua ricerca punta a quella che egli chiama oggettivizzazione partecipante in cui il ricercatore analizza l'oggetto della sua ricerca, poi esamina le azioni dell’uomo.
  • Rompere la distinzione tra ricercatore e oggetto della ricerca; il ricercatore deve avere un atteggiamento critico verso le proprie pratiche.

Prendendo spunto dalla fenomenologia, egli apprende l'importanza della pratical mastery: logica della vita quotidiana in cui l’uomo sa già come comportarsi perché tutto si trova già nella doxa (esperienza doxica) in riferimento a un mondo dato per scontato al di là della riflessione.

L'idea di Bourdieu di senso pratico e doxa culmina nel suo discusso concetto di habitus, che fornisce un senso del gioco, o senso pratico che consente agli individui di sviluppare un numero infinito di strategie per far fronte a un numero infinito di situazioni. Mentre le situazioni sono regolate dalle costrizioni dell'ambiente sociale generale da cui emergono, l'habitus cambia a seconda dell'estrazione di classe.

Egli impiega anche il concetto di campo per rifarsi a quelle aree della vita sociale in cui, tramite strategie, si svolgono lotte per la conquista di beni o risorse importanti. Per esempio, il capitale, anche se non si riferisce solo al capitale economico. I campi possono avere a che fare anche con il capitale sociale, dove il principale problema è chi conosci e come ti relazioni a queste persone; il capitale culturale, in rapporto all’educazione, alla cultura e ai saperi specialistici; o al capitale simbolico che ha a che fare con il prestigio e la distinzione.

Bourdieu si oppone allo strutturalismo. Per Bourdieu con l'aiuto di varie forme pedagogiche i gruppi dominanti della società sono in grado di imporre la loro cultura sugli altri, il che a fronte della natura arbitraria di ogni cultura, riesce comunque ad apparire legittimo e superiore.

La teoria per lui deve emergere dal contatto con la realtà empirica. Una volta che i membri delle classi meno privilegiate ingaggiano la lotta per lo status, le differenze di habitus rendono impari la lotta e quindi concorrono alla riproduzione della disuguaglianza. La disuguaglianza è dunque sia il movente che il risultato di queste pratiche. Per esempio, per certe persone la cultura superiore è intrinseca al loro modo di vita e quindi appare naturale. Per altri, la cultura può essere solo conquistata. Nella battaglia sulle questioni pedagogiche o culturali i membri delle classi inferiori sono destinati a perdere, costretti a un gioco spietato in cui spesso sono obbligati a rinnegare il proprio habitus.

Il pragmatismo francese

Si potrebbe addirittura affermare che esistono due principali concezioni francesi contemporanee della sociologia. Da una parte c’è la sociologia critica di Bourdieu, la cui sistematica denuncia delle diseguaglianze sociali la avvicina alla celebre ermeneutica del sospetto. Dall’altra parte c’è un movimento più piccolo, ma in crescita, orientato verso una sociologia pragmatica, questa sottolinea la molteplicità di registri dell’agire umano.

Boltanski: valutando che discussioni e liti sono un aspetto caratteristico delle nostre società complesse; i due autori osservano come se la cavano gli individui in tali situazioni problematiche, cioè come le relazioni sociali odierne siano strutturate dall’esigenza di fornire delle giustificazioni morali. Gli autori si soffermano su quei momenti particolari nel tempo nel quale il normale corso delle azioni viene interrotto, in questi momenti critici gli attori sociali capiscono che qualcosa va storto, essi non possono continuare così, qualcosa deve cambiare.

Per raggiungere un accordo le parti in disputa devono richiamarsi a qualcosa che trascenda la controversia attuale, a risorse che possono condividere e che vadano oltre la contingenza. La descrizione di tali ordini di giustificazione cités: ogni ordine è governato da un principio dominante, gli ordini sono: mercato, sfera pubblica, ordine familiare. In ciascuna cité gli individui sono consapevoli di ciò che conta.

Le nouvel esprit du capitalisme, come già dice il titolo, Boltanski e Chiapello propongono un aggiornamento del classico di Max Weber l’etica protestantw e lo spirito del capitalismo. Vengono individuati tre passaggi nello spirito del capitalismomoderno. Nel primo livello: lo spirito del capitalismo riguardava la figura individuale del capitalista. Nel secondo livello il capitalista cede il passo al manager. Nel terzo livello: il nuovo spirito del capitalismo trova dimora nella rete.

Il neofunzionalismo e Nicklas Luhmann (1927-1998)

Dalla metà degli anni '60 il funzionalismo perse il suo potere di attrazione. Lo strutturalismo funzionalista di Luhmann è stato decisivo per il rilancio dell'argomentazione funzionalista. Egli assorbe un ampio spettro di fonti, dalla teoria generale sistemica allo struttural funzionalismo di Parsons, dall'antropologia filosofica di Arnold Gehlen alla fenomenologia.

Il punto di partenza di Luhmann è il sistema; il funzionamento di un sistema può essere veramente compreso solo se si prende in considerazione la relazione fra il sistema stesso e il suo ambiente. La tesi principale è che i sistemi in generale riducono la complessità dell'ambiente in cui sono inseriti, il sistema riduce la complessità selezionando eventi importanti. Sistemi sono definiti come strutture organizzate di comportamento, questo termine può riferirsi in senso lato alle istituzioni nelle società o a forme regolate di comportamento. Essi si differenziano dagli altri sistemi nel senso che in essi la riduzione della complessità si attua attraverso la comunicazione di senso.

Il primo espediente regolativo è la doppia contingenza, si riferisce al processo con il quale nell'interazione gli individui devono prendere in considerazione l'orientamento degli altri nei loro confronti. Dalla doppia contingenza consegue che i sistemi sociali sono di tipo auto poietici, ovvero sono sistemi che, una volta posti di fronte ad un ambiente che potenzialmente minacci la loro autonomia, registrano ed interpretano quell'ambiente in modo tale che esso finisca per contribuire alla loro autonomia.

Egli individua tre dimensioni dei sistemi autoreferenziali: codice che sono le procedure binarie tramite le quali viene elaborata l'informazione, opposizioni binarie tipo vero/falso giusto/sbagliato; struttura o programma, riguarda le aspettative, le norme, i valori centrali del sistema; e processo che è l'interazione in corso. Perché un sistema riproduca se stesso, il codice deve rimanere identico mentre la struttura o il processo possono cambiare.

La doppia contingenza è quindi un principio ordinatore universale, ma se modernità significa un aumento della contingenza e della complessità, sono anche necessari meccanismi più sofisticati per l'ulteriore riduzione della complessità. Egli li suddivide in:

  • Procedure autoriflessive che sono quelle che possono essere applicate non soltanto agli altri fenomeni ma anche verso se stesse (es. insegnare ad insegnare, indagini scientifiche sulle attività scientifiche).
  • Differenziazione segmentale dove ogni parte svolge la stessa funzione (è la scomposizione dei sistemi in unità differenziate che svolgono funzioni identiche).
  • Differenziazione non segmentale dove ogni parte svolge funzioni differenti.

La concezione evoluzionistica di Luhmann poggia su tre concetti centrali: variazione, riproduzione e selezione. La variazione si riferisce al fatto che l'emergere dei sistemi sociali è accidentale, ha poi luogo la loro riproduzione, soprattutto attraverso la socializzazione, e nel lungo periodo essi sono selezionati sulla base della loro capacità di adattarsi all'ambiente.

Jeffrey Alexander e la sociologia culturale

Jeffrey stava guidando il movimento neofunzionalista americano, egli è meno dogmatico di Parsons. I neofunzionalisti danno molta importanza ai sottosistemi, mentre i funzionalisti dicevano che il sottosistema della cultura prevalesse sugli altri. Pone una spiegazione neofunzionalista di come in un'economia mondiale sempre più globalizzata, l'integrazione sociale dei migranti sia strettamente correlata ai processi di formazione dell'identità collettiva nelle società ospiti.

Alexander in Theoretical logic in sociology rappresenta un quadro concettuale che punta a spiegare i processi di differenziazione vissuti dalle società occidentali moderne nel corso degli ultimi secoli. L'interesse di Alexander per la cultura, dapprima presentato come esempio di programma di ricerca neofunzionalista, divenne poi un esercizio di formazione del paradigma.

Il passaggio dal neofunzionalismo alla sociologia della cultura comprende due tempi. Primo, egli critica la nota distinzione analitica Parsonsiana fra cultura, società e personalità, egli dubita che i codici culturali e i modelli motivazionali spieghino effettivamente il comportamento umano. Per riuscirci bisogna prendere in considerazione l'agire. Azione e agire non vanno confuse, quest'ultima non è che la dimensione analitica della prima. Gli attori sociali in generale non andrebbero considerati come creativi, razionali, riflessivi. Queste sono qualità agentiche, che gli attori sociali possono esibire in certi contesti e in certi momenti.

La sociologia culturale considera il sistema culturale come un universo simbolico autonomo che va studiato indipendentemente da ogni altro sistema d'azione. La seconda è un prodotto della polemica ottocentesca mercato contro stato. Nella terza la definizione della società civile contemporanea proposta dall’autore comprende sue dimensioni: da una parte si riferisce a una comunità solidale che comprende uno specifico pacchetto di codici culturali, istituzioni, modelli di integrazioni; dall’altra parte essa è modellata su un insieme di istituzioni specifiche. La cultura va studiata come variabile indipendente e la sociologia culturale comincia proprio con lo sganciare analiticamente la struttura sociale allo scopo di raggiungere una comprensione testuale della vita sociale.

La sociologia incontra la storia: la teoria della modernità di Giddens

Pochi scienziati contemporanei si sono dedicati con tanta energia quanto Giddens a riesaminare il rapporto tra sociologia e modernità che sono tra di loro strettamente correlati. Il discorso sociologico sulla modernità incontra una doppia sfida:

  • In primis che è anche il prodotto dell'oggetto che studia, la teoria sociale deve impegnarsi in una riflessione autocritica.
  • L'altra sfida è quella di dover affrontare la modernità sia come epoca storica sia come condizione della società.

Giddens sembra meno preoccupato delle grandi problematiche sociologiche nella sua opera la struttura sociale di classe nelle società avanzate egli affronta importanti questioni legate al problema di classe e della formazione di classe nelle società contemporanee. Qui l'autore si lancia in un commento critico su problematiche teoriche nell'opera dei classici delle scienze sociali e punta, per quanto non definitivamente, a sviluppare una propria teoria sociale. Giddens studia la psicologia attraverso la teoria della strutturazione che si rifà a Freud e la riflessività che affronta tematiche psicologiche.

Egli manifesta sempre maggiore interesse per la grande teoria, concentrandosi su un pugno di teorici classici soprattutto, Marx, Durkheim e Weber. I suoi lavori si prefiggono di illustrare la sociologia classica e non certo di presentare un nuovo quadro o schema di riferimento per la comprensione della vita sociale. Lo scopo è nientemeno che sviluppare uno schema concettuale e una metodologia non positivisti per le scienze sociali, attraverso l'analisi di teorici della filosofia ermeneutica. Lo scopo principale è quello di tracciare i contenuti del suo personale contributo alla teoria sociale.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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