La questione della mimesis
L'immagine implica la presenza di un referente dal quale dipende e al quale è legata da un rapporto di somiglianza e filiazione. La natura di questo rapporto oscilla intorno alle categorie del medesimo e dell'altro: infatti l'immagine, pur richiamandosi alla forma originaria, costituisce un'entità distinta che deve rimanere separata dall'originale per non decadere da immagine a semplice copia, a causa di un eccesso di somiglianza. La mimesis si sviluppa come un equilibrio fra attributi opposti.
L'immagine mantiene pertanto uno scarto dal reale che le dà la prerogativa di rappresentare la realtà in virtù delle sue facoltà imitative, senza correre il rischio di sostituirsi alla realtà stessa. La realtà che può dar vita alle immagini, ad una duplicazione di sé, non può fondarsi sul principio di unicità dell'essere, in quanto questo esclude a priori che esistano delle immagini che non siano mere illusioni.
Posizioni sulla mimesis
Esistono due posizioni simmetriche e opposte in relazione alla mimesis: la prima ipertrofizza l'istanza imitativa, associandola ad una manifestazione sensibile dell'essere (Platone); la seconda, legata all'ascesa del nominalismo nel XVII sec., la relega ad un livello secondario d'importanza, in quanto la somiglianza dipenderebbe solo da una concordanza esterna, da una conformità convenzionale che esclude qualsiasi rapporto intimo di filiazione (semiologia convenzionalistica).
La riproduzione del modello
Il pensiero della mimetica identitaria privilegia l'aspetto imitativo delle immagini (riproduzione del medesimo) e nasce all'interno di un contesto filosofico che concepisce la creazione come riproduzione. Sia a livello divino che umano, la creazione è il risultato di un'attività demiurgica che può però dispiegarsi intorno a due logiche antitetiche: come riproduzione esterna (pensiero classico greco) o come riproduzione interna (filiazione – teologia cristiana - a partire dal dogma dell'incarnazione).
La creazione demiurgica (poiesis) come riproduzione esterna, che prende spunto dal naturale primato che ha per l'uomo la capacità di costruire artefatti, realizza, a partire da un prototipo, la trasposizione fisica di un'idea. La Forma intelligibile viene a manifestarsi nello spazio-tempo determinato dell'opera, e la somiglianza tra il modello originario e la sua immagine è garantita dall'intenzionalità stessa del demiurgo. La creazione consiste pertanto nella riproduzione da parte di un demiurgo divino della sua stessa essenza. Il mondo fenomenico è il risultato della propagazione, a partire dalla Forma originaria, delle successive diffrazioni dell'essere, lungo una catena che rimane però sempre sotto l'egida della somiglianza e della ripetizione del medesimo. La realtà è la manifestazione sensibile dell'essere intelligibile.
Platone concepisce la Forma originaria caratterizzandola più in base a peculiarità estetiche che non ontologiche: pur essendo immateriale e non legata ad alcun spazio-tempo determinato, la Forma nella filosofia platonica tradisce infatti la sua predisposizione ad essere guardata (anche se da uno sguardo spirituale liberato dalla materia), ad irradiare sé stessa fuori di sé, aprendosi al molteplice; il risultato ultimo della nostra risalita verso l'intelligibile mondo delle idee è la contemplazione della bellezza dell'essere.
La catena riproduttiva delle immagini è così strutturata: all'origine c'è la Forma prima, intelligibile, immateriale, spettacolare (ma non indistinta o astratta); da essa discendono le forme-immagini matematiche, che inscrivono la Forma pura all'interno di strutture numeriche e geometriche determinate, pur rimanendo separate dalla materia. L'idea-forma rappresenta la fase di mediazione tra la Forma prima e la realtà sensibile (chora: luogo semi-intelligibile e semi-sensibile, che ha la funzione di fare da ricettacolo per l'essere, modellandosi di volta in volta e generando le forme sensibili; anello di congiunzione tra immateriale e reale che favorisce la riproduzione dell'essere dall'intelligibile al sensibile). Quindi le immagini matematiche si riproducono nella materialità, prendendo corpo in uno spazio ed un tempo finiti.
La riproduzione mimetica delle immagini si differenzia ulteriormente se l'imitazione si basa sulla riproduzione delle proporzioni reali del modello (mimesi icastica – icone) o se essa altera deliberatamente queste proporzioni in maniera da conferire maggior bellezza al modello, privilegiando l'apparenza alla verità (mimesi dell'apparenza – a partire dal pensiero artistico).
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