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Riassunto esame Teoria della Rappresentazione e dell'Immagine, prof. Franzini, libro consigliato Filosofia delle Immagini, Wunenburger Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Teoria della Rappresentazione e dell'Immagine, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Filosofia delle Immagini, Wunenburger. Gli argomenti trattati sono: la questione della mimesis, la riproduzione del modello, somiglianza e dissomiglianza, l'immagine analogica, l'immagine ridotta,... Vedi di più

Esame di Teoria della rappresentazione e dell'immagine docente Prof. E. Franzini

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L’immagine analogica prende spunto dall’analogia, ovvero dal rapporto di proporzione così come

viene formulato all’interno della logica aristotelica (a:b=c:d). Essa permette di descrivere il nesso

ontologico tra Dio e le sue creature per mezzo di un rapporto di subordinazione che esclude

qualsiasi identità tra creatore e creatura, evitando che il medesimo si ripeta, e tuttavia impedendo

l’indipendenza assoluta che implicherebbe unicamente la partecipazione dell’altro da sé. Essa viene

utilizzata in particolare da S. Tommaso d’Aquino, il quale stila una gerarchia degli esseri in cima al

quale l’uomo non partecipa tuttavia della natura divina, se non analogicamente; viene quindi esclusa

la contemplazione estatica della natura divina, infinita, a causa della nostra natura finita.

L’immagine ridotta si basa sulla logica della complicatio e explicatio che consente all’Uno di

rivelarsi nel molteplice e al molteplice di risolversi nell’Uno. Una realtà infinita comprende tutto in

sé ma si rivela nel sensibile, in un’immagine ridotta di sé, in una determinazione particolare. In

Nicola Cusano, Dio è la forma contratta (complicatio) che si sviluppa nelle molteplici

rappresentazioni visibili (explicatio) ciascuna delle quali è una rappresentazione finita dell’infinito.

E’ possibile percorrere la catena delle immagini in senso discendente, dal divino al reale o

viceversa, in senso ascendente. La rappresentazione del divino tramite icone, consente in tal senso

al fedele di ricondurre il suo sguardo al cospetto dell’infinito che si cela dietro l’immagine stessa.

Non vi è tuttavia continuità ontologica tra Dio e la sua rappresentazione: la somiglianza risiede più

nello sguardo di chi osserva che non nell’immagine obiettiva.

L’immagine espressiva si differenzia dalle altre due in quanto non assolve ad una funzione

prettamente mimetica, bensì appunto espressiva: un dato contenuto, Dio o l’essere, si esplica in una

molteplicità di figure, di tracce, differenti tra loro eppure ciascuna esatta nel suo rapportarsi al

referente. L’immagine espressiva traduce Dio in una serie di forme distinte, che non sono il riflesso

della natura divina, né consentono di partecipare di questa natura, ma ne sono tante diverse

manifestazioni. L’immagine espressiva, introducendo una differenziazione tra le molteplici

manifestazioni dell’uno, sposta il peso sul carattere della dissomiglianza, la quale però, coniugata al

plurale, restituisce parzialmente alla luce l’identità della cosa.

Il processo espressivo conosce un forte sviluppo in seguito alla sua trasposizione nel linguaggio

matematico, nel XVIIsec. (Spinoza, Leibniz) cui si presta per le analogie ricavabili dalle

rappresentazioni geometriche e analitiche: come a partire dalla stessa forma generatrice si

ottengono diverse forme geometriche, così il divino si esprime nelle diverse manifestazioni

sensibili.

Conferendo maggior importanza al carattere della dissomiglianza, l’immagine espressiva segna il

passaggio dalla riproduzione imitativa al rapporto semiologico e nominale tra modello e immagine,

per cui i rapporti di somiglianza non sono più peculiarità della natura delle cose, ma il risultato di

riconoscimenti culturali, convenzionali, dunque, un fatto arbitrario.

3. Il processo della mimesis

La critica della mimesis si articola in due momenti: dapprima, liberazione dall’assillo della

somiglianza nei confronti del referente; quindi si considera l’immagine come un segno privo di

relazione ontologica con il modello: l’immagine acquista una maggiore indipendenza, il suo

rapporto col referente diviene più fluido e complesso. Acquistano una maggiore rilevanza le

prerogative dell’apparenza, in relazione ad un codice che conferisce all’immagine un senso

comunque arbitrario.

L’immagine-costruzione indica una rappresentazione che, a differenza della pittura medioevale, non

mette più in scena i codici e i simbolismi tipici della teologia ma ha come unico scopo quello di

restituire allo sguardo di chi vede una rappresentazione apparentemente realistica del mondo

sensibile. La prospettiva esemplifica questo processo: essa propone un ambiente geometrico e uno

spazio pittorico autonomo che ha come unica pretesa quella di apparire credibile, non potendo per le

sue stesse caratteristiche rimanere fedele al reale (spazio da tre a due dimensioni, deformazione

delle figure geometriche etc.) Il funzionamento della prospettiva non dipende da un adeguamento

spontaneo tra raffigurato e reale ma da un’architettura mentale che riconosca la rappresentazione in

virtù di codici condivisi all’interno di un determinato contesto culturale.

L’immagine-segno si spinge oltre ma nella stessa direzione: l’immagine viene trattata alla stregua di

un qualsiasi altro segno, privo pertanto di qualsiasi legame di immanenza col modello raffigurato.

L’immagine, segno artificiale, non necessita più di imitare fedelmente il modello: è sufficiente che

gli somigli in qualcuna delle sue peculiarità per svolgere al meglio la sua funzione imitativa. Anzi, è

proprio in virtù della dissomiglianza che esse riescono meglio come immagini (Cartesio): si ha qui

un rovesciamento della mimetica platonica. La dissomiglianza consente alle immagini di svolgere

una funzione di supplenza, rappresentano ossia il substrato su cui si instaura un giudizio in grado di

riconoscervi il referente. L’immagine viene assimilata in toto all’universo dei segni, parallelamente

al trionfo del nominalismo, che sancisce il valore delle immagini solo in funzione di una relazione

esterna e contingente.

L’immagine-sintesi vede attenuarsi il potere informazionale delle immagini compensato però da

un’attività intellettuale di riconoscimento: è il nostro cervello ad operare attivamente, a partire da

semplici stimoli esterni, una sintesi informativa che ci consente di ricostruire una rappresentazione

mentale che equivale all’oggetto. Le scienze neurofisiologiche sembrano confermare questa attività

di sintesi.

4. L’autopoiesi dell’immagine

L’immagine, spesso, manca di qualsiasi modello: in questo caso, viene a mancare il presupposto

che sta all’inizio della questione della mimesis; se infatti non c’è un referente al quale l’immagine

debba far capo, vengono meno tutte le riflessioni fatte sin qui sui rapporti tra rappresentazione e

rappresentato. Siamo qui di fronte all’autopoiesi dell’immagine, ossia il contenuto di un’immagine

viene pensato unicamente a partire dall’immagine stessa, che diventa il nucleo intorno al quale si

sviluppa il suo senso proprio. L’artista non trova la verità dell’immagine all’esterno, in un modello

oggettivo, ma la cerca al suo interno, nel suo profondo, trasponendo poi nell’opera il suo stesso

sentire.

Liberandosi dall’ossessione dello schema mimetico, l’arte non è più legata al dovere di raffigurare

fedelmente la realtà, ma può al contrario rompere deliberatamente con essa, introducendo uno

scarto, una dissomiglianza che le consente di oltrepassare la realtà empirica, di farsi portatrice di un

senso che va oltre l’esperienza visibile, di dar quindi vita ad una sovrarealtà autonoma e inedita

(trasformazione plastica). Siamo di fronte ad uno spazio visivo autogestito, che riflette in parte il

contesto culturale in cui nasce, in parte obbedisce a canoni generali trans-epocali e trans-culturali,

quali il principio di dissimetria, che, a partire dall’orientamento senso-motorio innato nell’uomo da

sinistra a destra, introduce nella raffigurazione delle dinamiche di movimento proprie che

caratterizzano lo spazio visivo.

La poetica aristotelica ha come obiettivo quello di determinare le norme specifiche alla base della

rappresentazione (tragedia, commedia, epopea): lungi dal considerare la messa in scena come un

semplice raddoppiamento della realtà, la rappresentazione è uno spazio immaginativo dove l’uomo

riproduce le azioni umane per il suo godimento e la propria riflessione, andando alla ricerca di tipi

generali che restituiscano verosimilmente il mondo sensibile e in cui il singolo possa riconoscere il

senso delle vicende umane. E’ una sorta di anti-mimetica (rispetto a Platone) che introduce la

frattura che apre lo spazio alla finzione, libera dall’istanza puramente imitativa.

L’approccio fenomenologico all’immagine afferma l’esperienza stessa dello sguardo estetico: si

abolisce la distanza tra oggetto e soggetto, per cui il soggetto diventa coestensivo al quadro ed il

quadro si apre al soggetto, aprendogli il suo stesso spazio interno. La rappresentazione diviene

presentazione, l’essere sorge in seno all’apparire. L’immagine presenta non più una duplicazione

della realtà esterna, bensì coglie le mutevoli e cangianti manifestazioni dell’essere per restituirci la

sua stessa essenza, opera una sintesi degli aspetti contingenti per cogliere quelli essenziali. La

raffigurazione che ne viene fuori non trova il suo modello nella realtà, in quanto lo oltrepassa, tanto


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teoria della Rappresentazione e dell'Immagine, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Filosofia delle Immagini, Wunenburger. Gli argomenti trattati sono: la questione della mimesis, la riproduzione del modello, somiglianza e dissomiglianza, l'immagine analogica, l'immagine ridotta, l'immagine espressiva, il processo della mimesis.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in culture e storia del sistema editoriale
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della rappresentazione e dell'immagine e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Franzini Elio.

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