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(intensità di tensione muscolare dei muscoli agonisti direttamente implicati) e al

rilasciamento dei muscoli antagonisti.

4. Gli schemi motori dinamici

Coincidono con i gesti motori naturali ed abituali tipici della specie umana e rappresentano il

frutto del processo di apprendimento, automatizzazione e coordinamento di atti parziali che

incomincia dalla nascita e che viene condizionato dalle esperienze di movimento. La

padronanza degli schemi motori di base (SMB) consente all’uomo la costruzione e

l’automatizzazione dei gesti e delle abilità motorio-sportive più complesse.

Capitolo Quarto – Le capacità motorie

1. Correlazione tra sistemi biologici, funzioni e capacità

Jean Le Boulche sostiene che l’intervento motorio-educativo contribuisce all’evoluzione dei

sistemi biologici: a) vegetativo: garantisce la sopravvivenza dell’individuo; b) di relazione:

consente all’uomo di relazionarsi ed interagire con l’ambiente attraverso le due polarità

informativo-sensoriale e motoria o di risposta; c) nervoso: fin dalla nascita coordina i sistemi

precedenti; d) della sessualità: per la procreazione. Le capacità caratterizzano e misurano

l’efficienza di una funzione.

2. Classificazione delle capacità motorie

Le capacità motorie influenzano l’intensità e la qualità di risposta all’ambiente. Quella più

attuale è stata proposta da Gundlach (1967). Innanzitutto si suddividono in condizionali e

coordinative. Le capacità condizionali determinano la durata, la quantità e l’intensità della

risposta motoria ed incidono in modo determinante sulla prestazione motorio-sportiva;

direttamente influenzate dai processi metabolici che conduco-no alla produzione di energia

indispensabile per muoverci. Le capacità coordinative sono determinate dai processi che

organizzano, controllano e regolano il movimento e dipendono dal grado di maturazione del

sistema nervoso centrale e periferico; si suddividono in generali e speciali.

Speciali: a) accoppiamento e combinazione del movimento; b) differenziazione cinestetica; c)

equilibrio; d) orientamento; e) ritmo; f) reazione; g) trasformazione del movimento Generali:

I) direzione e controllo del movimento; II) adattamento motorio; III) apprendimento motorio.

Sono capacità strutturali elastiche quelle di mobilità articolare e di elasticità muscolare.

Martin (1991) ha proposto un modello delle fasi sensibili, dimostrando come ogni capacità

abbia, tra i 6 ed i 15 anni, momenti o fasi favorevoli per essere sviluppata ed allenata.

3. Capacità di reazione 10

Quella che ci consente, dato uno stimolo, di reagire motoriamente ad esso il più velocemente

possibile. Si compone di un tempo totale (TT), necessario per percepire, identificare,

elaborare uno stimolo esterno e rispondere motoriamente, ed ha due componenti parziali che

sono il tempo di reazione (TR), che rappresenta la velocità nella presa di decisione e

s’identifica con l’intervallo di tempo tra la percezione dello stimolo non preceduto da un

preavviso e l’inizio della risposta motoria, ed il tempo di movimento (TM), identificabile come

l’intervallo di tempo tra l’inizio e la fine di un movimento in reazione ad uno stimolo.

3.1. Classificazione dei tempi di reazione.

Tempo Reazione semplice: quando ad uno stimolo sensoriale viene associata un’unica risposta

motoria; è il Tempo di Reazione più veloce, 190 millisecondi. Tempo di Reazione complesso o

di scelta: quando le alternative stimolo-risposta sono più di una; è il tempo che un soggetto

impiega per percepire ed identificare lo stimolo, per scegliere e programmare la risposta

giusta; con l’aumento delle possibili coppie stimolo-risposta, aumenta il tempo richiesto per

rispondere.

3.2. Fattori che influenzano i tempi di reazione

a) Legge di Hick: esiste correlazione lineare tra il Tempo di Reazione di scelta e il logaritmo

dei numeri delle coppie di stimolo-risposta, questa incide prevalentemente sul secondo stadio

di elaborazione dell’informazione perché riguarda la quantità d’informazione con cui

l’esecutore ha a che fare prima di decidere che cosa fare e quindi lo stadio della scelta; b)

quando esistono compatibilità e naturalezza tra stimolo e risposta i Tempo di Reazione sono

più veloci; c) la ripetizione dell’esercizio e quindi l’allenamento incidono sulla reattività

dell’uomo;

d) la velocità dei Tempi di Reazione di scelta aumenta quando la tipologia della reazione

viene ripetuta.

3.3. Capacità attentiva e reattività. Il tempo di reazione viene influenzato anche

dall’identificazione dello stimolo esterno, ovvero dal grado di attenzione focalizzata verso

quello stimolo che si è in grado di attivare. Una limitata capacità di attenzione può essere

dannosa. Gli uomini si possono concentrare in prevalenza in modo seriale.

3.4. Identificazione dello stimolo, selezione e programmazione della risposta. Vi può essere

un’elaborazione efficace di più stimoli esterni nel primo stadio, quello di identificazione dello

stimolo. Due o più flussi d’informazione possono entrare contemporaneamente nel sistema

attentivo ed essere elaborati nello stesso istante; quando due stimoli sono tra loro

contrastanti fanno aumentare i tempi di elaborazione della risposta. Effetto Stroop: risultati

sperimentali che dimostrano come l’elaborazione parallela possa esistere ma aumenti i tempi

di elaborazione. Nel momento della selezione della risposta due sono i meccanismi principali

per coordinare due azioni contemporanee: a) elaborazione controllata, è lenta, richiede

attenzione, viene spesso messa in difficoltà dalla competizione tra i compiti, è seriale e

faticosa; b) elaborazione automatizzata, frutto dell’apprendimento motorio basato sulla

ripetizione dell’esercizio e sull’allenamento, è il meccanismo di controllo che sta alla base di

un movimento di coordinazione fine o di maestria (Meinel, 1984). ISI (Inter Stimulus Interval):

intervallo di tempo tra due stimoli abbastanza ravvicinati. In presenza di una doppia

stimolazione ravvicinata (TR2) esiste un periodo refrattario psicologico (ritardo della reazione

al secondo dei due stimoli) che è inversamente proporzionale all’ISI. I raggruppamenti

dell’output del movimento (risposte motorie coordinate agli stimoli) sono seriali e possono

essere circa 3 al secondo. 11

4. Capacità di equilibrio

Quella che ci consente, attraverso aggiustamenti riflessi, automatizzati o volontari di

mantenere una posizione statica o di eseguire un movimento senza cadere anticipando o

reagendo prontamente ai possibili fattori di squilibrio. Due tipi: a) statico: capacità del corpo

o di un suo segmento di mantenere una posizione statica;

b) dinamico: capacità di mantenere durante la gestualità e le traslocazione i segmenti

corporei in una condizione di stabilità, particolare situazione quando riusciamo a mantenere il

controllo e la padronanza del nostro corpo in situazione di volo. La condizione fisica

fondamentale è che la proiezione a terra del baricentro cada all’interno del poligono di

appoggio. Fattori che incidono su questo:

a) posizione del baricentro del nostro corpo, nell’uomo adulto di costituzione si trova

all’incirca al 56% dell’altezza totale; b) un corpo sarà tanto più stabile quanto più il

baricentro è basso; c) dimensione ed orientamento della base d’appoggio, quanto più è ampia

ed orientata verso la direzione del possibile squilibrio tanto più ci consente un mantenimento

della condizione fondamentale; d) allineamento, posizione e movimenti delle parti del corpo,

abbiamo stabilità quando i segmenti corporei ed il loro allineamento sono vicini alla linea di

proiezione del baricentro; e) linea di proiezione del baricentro a terra, quanto più è centrata

e tanto più siamo stabili.

4.1. Riflessi innati e riflessi condizionati di equilibrio. L’integrità delle strutture nervose

afferenti, cerebrali ed efferenti è la condizione fondamentale che ci aiuta a mantenere il

senso di equilibrio. Possediamo dei riflessi di equilibrio che compaiono nei primi anni di vita e

si manifestano in due forme: a) reazioni segmentarie: del capo, del tronco, degli arti

superiori; b) reazioni combinate: di più segmenti del corpo, es. reazioni a paracadute. In

seguito compaiono i cosiddetti aggiustamenti automatici, spostamento di segmenti corporei o

in un piazzamento efficace della base d’appoggio: a) arti superiori e tronco; b) un arto

inferiore; c) compensazione d’anca;

d) compensazione di caviglia. Gli interventi neuromuscolari automatici e volontari sono

attivati dalle afferenze sensoriali, informatori di un’eventuale situazione di squilibrio.

4.2. Componenti neurofisiologiche della capacità di equilibrio.

Analizzatore vestibolare: localizzato nell’orecchio interno e composto dall’utricolo, dal

sacculo e dai canali semicircolari; i primi due rilevano la posizione del capo rispetto all’asse

delle spalle, il terzo informa sugli improvvisi cambi di direzione e ci permette di prevedere la

perdita di equilibrio.

Analizzatore tattile: attraverso le vie della sensibilità somatica informa il sistema nervoso

centrale sulla distribuzione del peso del corpo sugli appoggi a terra e sulle variazioni della

superficie.

Analizzatore cinestetico: attraverso i fusi e gli organi di Golgi informa il sistema nervoso

sulle possibili variazioni di contrazione e di stiramento provocate da una situazione di

sbilanciamento ed attiva gli interventi di aggiustamento muscolare.

Analizzatore visivo: a) consente di anticipare e prevenire la condizione di squilibrio

operando interventi di aggiustamento consci e volontari basati sulla variazione di

allineamento delle parti del corpo, sull’allargamento della basi di appoggio,

sull’abbassamento del baricentro; 12

b) attiva compensazioni posturali velocissime che avvengono con un tempo di latenza di 100

millisecondi.

Il sistema nervoso ha due vie di intervento per equilibrare: a) prevenire le perdite di

equilibrio che potrebbero verificarsi grazie ad aggiustamenti automatici costruiti e

perfezionati grazie alle esperienze precedenti ed immagazzinati nella memoria cinestetica; b)

fornire automaticamente gli impulsi nervosi necessari ai muscoli posturali per il

mantenimento e l’aggiustamento delle condizioni di stabilità attraverso una variazione di

tono posturale.

4.3. Strategie per il miglioramento della capacità

a) riduzione della base d’appoggio; b) instabilità della base d’appoggio; c) elevazione della

base d’appoggio;

d) variazione volontaria nell’allineamento dei segmenti corporei; e) preclusione dell’uso della

vista;

f) combinazione di questi fattori.

5. Capacità di combinazione

Permette di integrare efficacemente in un’unica struttura motoria i movimenti parziali o

segmentari secondo i criteri temporali di successione e/o di simultaneità; ordina e collega

tutti gli atti parziali che concorrono alla progettazione ed all’esecuzione di un’azione che può

raggiungere l’obiettivo per cui è stata pensata. La precisione del movimento dipende

dall’organizzazione e dalla combinazione delle azioni dei diversi gruppi muscolari in ordine a

precise scelte di: a) contrazione sinergica degli agonisti e decontrazione degli antagonisti; b)

timing per l’inizio, la durata e la fine di ogni intervento; c) differenziazione cinestetica o

dissociazione dei differenti gradi di tensione relativi ad ogni singolo muscolo che si riflette

anche sull’orientamento spaziale dei movimenti.

5.1. Fattori che influenzano la capacità Un gesto o un atto motorio sarà tanto più difficile

da eseguire in dipendenza di: a) numero degli atti parziali da combinare; b) numero di

accoppiamenti contemporanei e/o successivi degli atti parziali; c) esperienze passate e grado

di automatizzazione del gesto combinato. Si possono accoppiare atti parziali secondo il

criterio temporale della contemporaneità (combinazione associata) o secondo quello della

successione (combinazione dissociata).

5.2. Tipologie di combinazione a) Combinazione parziale ed indipendenza segmentaria:

combinazione di movimenti parziali tra alcune parti del corpo ed i rapporti associativi tra

componenti pari o tra due parti differenti; può essere associata (le parti si muovono sullo

stesso piano, nella stessa direzione, allo stesso ritmo esecutivo) o dissociata (le parti si

muovono su piani, direzioni, ritmi differenti). Indipendenza segmentaria: capacità di muovere

i vari segmenti del corpo in modo indipendente associandoli o dissociandoli con estrema

naturalezza. b) Combinazione globale: appartengono a questa categoria tutte le forme di

motricità spontanea dell’uomo come gli schemi motori di base e tutti i gesti motorio-sportivi.

c) Combi-nazione percettivo-motoria: avvengono grazie ad un costante ed indispensabile

controllo visivo, sono gesti che implicano precisione, timing, controllo di un oggetto esterno;

nel caso di un lancio e di una ricezione si parla di coordinazione o combinazione oculo-

muscolare (manuale o podale). 13

5.3. Strategie di miglioramento a) variazioni esecutive di attività usuali; b) svolgimento di

attività, gesti, esercizi, giochi inusuali; c) variazione delle condizioni spaziali; d) variazione

delle condizioni temporali; e) variazione delle regole di situazioni giocate; f) cambiamento

del ruolo abituale di un giocatore; g) svolgimento di attività di combinazione automatizzate

ma in condizioni di affaticamento.

6. Capacità di differenziazione cinestetica

Definibile come la presa di coscienza del tono muscolare e la relativa capacità di dosarlo al

fine di coordinare il giusto grado di tensione negli interventi segmentari o parziali. Più

semplicemente la si può immaginare come quella capacità che ci permette di graduare la

forza. In ogni nostra azione avviene un’alternanza di contrazioni e rilasciamenti muscolari

effettuati in modo automatizzato se il gesto è ripetuto, ed in modo controllato se il gesto è

nuovo e siamo in fase di apprendimento.

6.1. Sensibilità cinestetica L’informazione cinestetica assume un ruolo rilevante per il

controllo del movimento in quanto trasmette informazioni sul grado di apertura/chiusura

delle nostre articolazioni e sul grado di contrazione/rilasciamento muscolare in situazione

dinamica e quindi ci dà il senso muscolare ed articolare del movimento. Essa ci permette di

percepire, riconoscere e memorizzare le sensazioni muscolari ed articolari interne che,

integrate col nostro schema corporeo, ci danno il senso della posizione e di occupazione dello

spazio.

6.2. Il tono muscolare. Vengono distinte tre tipologie: tono basale, minimo grado di tensione

presente nel muscolo anche quando è a riposo; tono posturale, atto al mantenimento di

posizioni; tono funzionale, ci serve per realizzare movimenti.

6.3. Il rilasciamento muscolare. Il nostro sistema locomotore alterna alle fasi di contrazione

fasi successive di rilasciamento muscolare. Possedere una buona capacità di differenziazione

cinestetica significa anche rimanere “decontratti” quando serve, in quanto un’eccessiva

presenza di tono posturale e funzionale è spesso deleteria alla prestazione motoria. La

capacità di decontrazione ha influenza su altre capacità motorie quali la forza, la rapidità e

la resistenza.

6.4. Strategie per la scoperta e la presa di coscienza della sensibilità cinestetica e del tono

muscolare.

a) esperienze di descrizione della posizione del corpo ad occhi chiusi; b) esecuzione di

attività, ad occhi chiusi, segmentarie e di precisione; c) esperienze motorie segmentarie

basate sul contrasto contrazione-decontrazione muscolare; d) esperienze motorie globali

basate sul contrasto staticità-dinamicità.

7. Capacità di orientamento spazio-temporale

Permette di organizzare i movimenti nella dimensione spazio-temporale. Spazio e tempo sono

definibili come le “coordinate” nelle quali avviene il rapporto tra il sé ed il mondo. La

percezione è il punto di partenza della consapevolezza di queste due dimensioni.

7.3. Orientamento spazio-temporale. Tutti i concetti spaziali e temporali semplici o complessi

hanno una 14

componente spazio-temporale e non limitata ad uno solo dei due contesti. L’uomo è in grado

di orientarsi nelle due dimensioni di spazio e tempo e pertanto può valutare:

a) situazione spaziale in rapporto agli altri ed agli oggetti; b) orientamento del proprio corpo

in situazioni sia statiche sia dinamiche; c) spazio necessario per realizzare un gesto; d)

distanze, confrontare le lunghezze, scegliere le parabole; e) timing per incominciare

un’azione; f) velocità esecutiva di un movimento; g) durata di un evento motorio e

distribuzione del carico motorio per portarlo a termine.

7.4. Strategie di miglioramento. Applicabili a:

a) distanza; b) durata; c) velocità; d) traiettoria.

8. Capacità di ritmizzazione

In campo motorio corrisponde all’organizzazione del movimento nel tempo, determinandone

la periodicità, l’intensità, la velocità, le pause e la durata. Il ritmo caratterizza: a) le funzioni

cardiocircolatoria e respiratoria; b) la funzione relativa al nostro accrescimento;

c) la funzione motoria.

Secondo Bucher (1986), il ritmo è “l’articolazione regolata dei movimenti nel loro svolgimento

temporale”; secondo Meinel è: “l’ordine cronologico e la ripartizione dell’accento

caratteristici di ogni atto motorio”. La capacità di ritmizzazione ci consente di organizzare le

sequenze e le successioni di un determinato movimento. La ritmizzazione diventa importante

anche nella prestazione: definisce l’alternanza delle decontrazioni musco-lari negli sport

ciclici ove statisticamente le prestazioni più elevate si ottengono quanto più la distribuzione

dello sforzo e dunque la periodicità degli atti parziali è regolare.

8.1. Tipologie di ritmo. Ritmi regolari, o cadenze: composti da successione di battute che si

ripetono ad intervalli regolari. Ritmi irregolari: formano una struttura ritmica, sono costituiti

da battute intervallate da periodi di durate differenti.

8.2. Strategie di miglioramento. a) presa di coscienza e riproduzione dei ritmi del proprio

corpo; b) scoperta, ascolto e riproduzione di cadenze esterne; c) associazione del movimento

a cadenze differenti per velocità, durata, periodicità; d) scoperta e riproduzione della

struttura ritmica dei gesti e delle forme di motricità più conosciute; e) apprendimento o

consolidamento di movimenti attraverso il ritmo; f) libera espressività corporea di un brano

musicale.

9. Capacità di trasformazione

Permette di modificare un’azione motoria in atto in funzione dell’evoluzione delle situazioni,

in modo che ne risulti un’azione più appropriata ed efficace. Condizione necessaria è la non

soluzione di continuità tra la situazione motoria di partenza e la situazione dopo la

trasformazione.

9.1. Tipologia e classificazione. Trasformazione parziale: capacità che utilizziamo in modo

abituale quando siamo portati o costretti a variare uno o più parametri esecutivi.

Trasformazione globale: quando cambiano le caratteristiche esecutive globali in un atto cioè

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quando passiamo da un movimento ad un altro senza interrompere e senza precludere la

continuità dell’azioni.

9.2. Condizioni e fattori della capacità di trasformazione Grado di automatizzazione delle

situazioni motorie di partenza e di arrivo: diventa più difficile trasformare il movimento

quando la situazione motoria di partenza o quella di arrivo non sono ancora automatizzate e

dunque oggetto di elaborazione mentale controllata. “Timing” o scelta di tempo: il soggetto

con

capacità di tempismo (reattività + ritmizzazione) avrà maggiori possibilità di riuscita

nell’efficacia di un atto di trasformazione. Capacità di anticipazione: l’anticipazione è frutto

di un processo intellettivo-motorio che ci consente di tener pronta l’attivazione di un pattern

o programmi di movimento precostituiti anche in ordine di successione temporale e di

trasformazione degli atti parziali e degli schemi motori; questa capacità può essere

temporale e spaziale.

Capitolo Quinto – Il controllo del movimento

1. Il modello di controllo a circuito chiuso

Sistema a circuito chiuso: spiega il funzionamento ed il controllo della motricità umana

attraverso un modello circolare o cibernetico; introdotto da Bernstein (1957), ripreso da

Anochin, teorizzato da Adams (1970), Meinel ha dimostrato l’importanza delle informazioni di

ritorno o feedback nell’apprendimento motorio. Vi sono quattro componenti fondamentali

(1.1 ÷ 1.4). Vista la sua struttura, si tratta di un sistema lento, adatto a giustificare ad es. le

fasi di apprendimento di un gesto motorio.

1.1. La sintesi afferente. Sintesi e integrazione di diverse afferenze che giungono alla

nostra corteccia cerebrale; esse sono ambientali, motivazionali, della memoria

cinestetica,attivanti.Grande importanza hanno le reafferenze.

1.2. La programmazione del movimento. Ci creiamo la prassia del movimento da compiere,

elaborazione mentale del compito da svolgere, essa sarà tanto più efficace e veloce quando il

compito sarà semplice, segmentario, svolto in precedenza, quasi automatizzato. Il programma

motorio costituisce il valore richiesto del movimento.

1.3. Il confronto tra il programma ed il valore reale Momento di confronto tra il valore

richiesto ed il valore reale del movimento che si sta compiendo derivante dai feedback,

attraverso il canale reafferente.

1.4. Controllo, regolazione e guida del movimento. Si concretizza la trasmissione

dell’impulso efferente ai motoneuroni per realizzare e regolare il movimento vero e proprio;

le reafferenze propriocettivi ed esterocettivi fungono da feedback consentendo il

mantenimento o la variazione e la regolazione, del movimento. Nell’elaborazione di Adams,

Schmidt e Wrisberg, a livello teorico la sintesi afferente ha meno importanza. Questo modello

ha portato nella pratica sportiva la nozione che è possibile influenzare e sviluppare l’aspetto

coordinativo del gesto sportivo attraverso i feedback o informazioni reafferenti.

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2. Il modello di controllo a circuito aperto

Sistema a circuito aperto: implica l’uso di pattern o programmi motori che, attraverso

l’esperienza, si strutturano nella nostra memoria motoria; alla comparsa di uno stimolo

esterno o propriocettivo, i pattern vengono attivati ed eseguiti senza feedback. Questo

sistema è chiamato anche sistema a feed-forward e si presta a giustificare un modello teorico

di controllo della motricità veloce reattiva. Si crede che affinché vi sia una reazione in tempi

brevissimi, debba esserci una pre-organizzazione del movimento e che quindi la rapidità

dipenda da questi programmi pianificati ed anticipati. I movimenti segmentari vengono

organizzati e memorizzati secondo un ordine sequenziale (sequencing) ed uno temporale

(timing). Una volta appresi, questi programmi vengono immagazzinati nella LTM, per poi

essere richiamati al bisogno nella fase della programmazione della risposta.

3. Il sistema integrato di controllo della motricità umana.

Schmidt e Wrisberg propongono un modello concettuale integrato della prestazione umana. Vi

sono:

a) le componenti a circuito aperto coinvolte nel controllo della motricità veloce, reattiva ed

automatizzata;

b) le componenti oggetto della modulazione riflessa M1 e M2; c) il feedback proveniente dalla

visione ambientale;

d) le componenti classiche del circuito chiuso che controllano la motricità volontaria tipica

delle fasi di apprendimento motorio. Il circuito open sarebbe responsabile per l’inizio dei

movimenti sia lenti sia rapidi e per l’esecuzione completa dei movimenti rapidi, al circuito

closed è affidato lo svolgimento controllato dei movimenti lenti.

Capitolo Sesto – Abilità e riuscita dell’apprendimento motorio.

1. Definizione di abilità

Abilità: coincide con il concetto di compito, di saper fare, di saper agire con efficacia.

L’essere umano sviluppa capacità prevalentemente: a) motorie, si manifestano attraverso il

movimento; b) intellettive, è evidente il coinvolgimento cognitivo; c) sociali e comunicative,

si evidenziano nelle capacità di stare con gli altri. Il concetto di abilità oltre al concetto di

saper fare contiene in sé anche un presupposto implicito di riuscita del compito e dunque di

qualità dell’agire. Competenze motorie: abilità che hanno un’elevata percentuale di efficacia

e di riuscita del compito. 17

2. Le abilità motorie

Abilità motorie: tutti gli schemi motori di base che costituiscono i gesti globali tipici della

specie umana e che l’uomo utilizza per rapportarsi con l’ambiente e con gli altri. E’ possibile

classificarle secondo alcune caratteristiche:

a) utilizzo globale/parziale delle parti del corpo;

b)semplicità/complessità esecutiva;

c) utilizzo occasionale/periodico/continuo del gesto;

d) finalità del gesto; e) adattamento del gesto alla situazione ambientale.

Tipologie di abilità: a) globale, utilizzo globale delle parti del corpo; b) parziale, utilizzo di un

numero limitato delle parti del corpo; c) complessa, presenza di un numero elevato di atti

parziali o è completamente nuova;

d) semplice, presenza di un numero limitato di atti parziali o non nuova; e) discreta, azione

breve con un inizio ed una fine definiti; f) seriale, compito motorio ordinato con una

sequenza periodica e ripetitiva di abilità discrete;

g) continua, azione ciclica senza un inizio ed una fine identificabili; h) utilitaristica, azione

utile per la vita ed il benessere; i) di prestazione, gesto praticato per raggiungere una

prestazione sportiva; l) aperta, compito motorio eseguito in un ambiente mutevole; m)

chiusa, compito motorio eseguito in un ambiente prevedibile.

2.1. Sport ad abilità chiuse (closed skill). In tutte le discipline a closed skill sono sempre

presenti e coesistono: a) le modulazioni riflesse, M1 monosinaptiche per le regolazioni e gli

adattamenti posturali e M2 polisinaptiche per le reazioni di equilibrio; b) le reazioni

volontarie indotte da fattori contingenti esterni;

c) le reazioni M3 frutto di un’elaborazione mentale automatizzata.

2.2. Sport ad abilità aperte (open skill). Capacità cognitive più importanti per sport ad open

skill sono:

Elaborazione veloce dell’informazione. Con la pratica e l’allenamento un atleta sviluppa una

serie di pattern motori o utilità esecutive o automatismi specializzati per la gestione di

particolari compiti simili e ricorrenti di elaborazione dell’informazione; al presentarsi di un

determinato stimolo il pattern viene attivato per generare la risposta appropriata.

Capacità di anticipazione In un atleta molto abile è quella di prevedere ciò che sta per

accadere nell’ambiente, sia quando avverrà, e quindi è in grado di eseguire in anticipo

diverse attività di elaborazione dell’informazione. Anticipazione spaziale: implica la

previsione di ciò che avverrà nell’ambiente, consentendo di organizzare in anticipo gli

spostamenti in campo. Anticipazione temporale: implica la previsione del momento in cui si

svolgerà un determinato evento. I vantaggi esistono se l’anticipazione spazio-temporale è

corretta.

Quantità di alternative di azione. Quando la reazione avviene in situazioni di un numero

elevato di eventualità è più lenta. Rossi propone la relazione: TR = a + b log2 N ; con a =

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie e dello sport (Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma e di Scienze della Formazione di Milano) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alevalse000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Casolo Francesco.

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