Riassunti di teoria del linguaggio
Libro di testo adottato: Pragmatica del linguaggio
Autore: Claudia Bianchi
Le tre discipline dello studio del linguaggio
Tradizionalmente, lo studio del linguaggio si rifà a tre discipline:
Sintassi
È l'analisi delle relazioni fra segni, cioè dei modi in cui le espressioni linguistiche possono essere combinate da un punto di vista strettamente grammaticale, senza tener conto del loro significato. Essa stabilisce se una sequenza di segni, come in una frase come: "C'è un ladro in biblioteca", è ben formata oppure no.
Semantica
È l'analisi delle relazioni fra segni e oggetti del mondo, cioè si occupa del significato delle espressioni linguistiche – parole o frasi – al di fuori delle situazioni in cui vengono usate. Stabilisce quali siano le frasi ben formate, basandosi non sulla struttura sintattica, ma sul significato delle parole, per escludere sequenze come "C'è una biblioteca nel ladro"; essa non ha molto senso, nonostante sia sintatticamente strutturata. Secondo una diffusa impostazione in semantica, una frase dichiarativa (un'asserzione o un'affermazione) ha come funzione principale quella di descrivere uno stato di cose del mondo. Dunque, la frase risulterà vera se le cose sono effettivamente come la frase dice che sono (significa conoscere le condizioni di verità del mondo per verificare l'autenticità della frase), altrimenti sarà falsa. Conoscere il significato convenzionale di un'espressione viene concepito come un insieme di condizioni di verità.
Es. la parola “Biblioteca” sarà associato all'insieme di condizioni di essere in una stanza contenente un grande numero di libri con una sala lettura, ecc...
In sintesi, la semantica è:
- Convenzionale: il significato di un'espressione linguistica è determinato dalla forma dell'espressione.
- Vero-condizionale: il significato di una frase si identifica con le condizioni di verità della frase, e il significato di una parola con il suo contributo alle condizioni di verità della frase in cui compare.
- Composizionale: il significato di un'espressione complessa dipende dai significati dei suoi componenti.
Pragmatica
Essa è l'analisi delle relazioni fra segni e parlanti, cioè fra espressioni linguistiche e coloro che se ne servono per comunicare pensieri. Dunque, è lo studio dei modi in cui è possibile usare le frasi in situazioni concrete. In altri termini:
- La sintassi studia l'apparato combinatorio delle espressioni di una lingua.
- La semantica studia l'apparato interpretativo.
- La pragmatica si occupa di come un parlante si serva degli apparati combinatorio e interpretativo di una particolare situazione comunicativa.
La “pattumiera” della semantica
La pragmatica è stata a lungo definita in negativo: infatti, in essa finivano sostanzialmente tutti i fatti per cui una spiegazione in termini sintattici o semantici si rivelava insufficiente, spiegandoli in modo frammentario senza sviluppare un progetto teorico unitario. Questa distinzione fra le tre discipline ha portato la pragmatica ad essere considerata la "pattumiera" della semantica, in quanto ultima disciplina dello studio delle scienze del linguaggio.
Deissi e fenomeni correlati
La pragmatica è stata a lungo identificata con lo studio dei fenomeni di deissi. Ad esempio, la frase "Qui piove" contiene l'espressione "qui", il cui riferimento cambia al mutare del contesto in cui viene usata. Dunque, può essere vera come può essere falsa. Per poter interpretare, dobbiamo individuare a che luogo si fa riferimento con "qui".
Omonimia, polisemia e linguaggio figurato
Rientrano nella pragmatica anche i casi di omonimia, come nella frase: "Il problema di Paolo sono i calcoli".
Rientrano anche i casi di polisemia, come nella frase "Francesca ha finito un altro libro" (finito di leggere o di scrivere).
Rientrano i casi di linguaggio figurato, come nella frase "Bea è una gazzella" (un animale o persona agile e veloce).
Sia nella frase di Paolo che in quella di Bea, la conoscenza del significato delle parole non è sufficiente per individuare quale stato di cose il parlante stia descrivendo: sintassi e semantica non permettono di determinare le condizioni di verità.
Atti linguistici e implicature conversazionali
Fanno parte della pragmatica anche gli atti linguistici come nelle frasi "La condanno a 11 anni di carcere" o "Guarda!": più che descrivere stati del mondo, sembrano compiere atti istituzionali (condannare) o linguistici (ordinare, supplicare, ecc.). Anche in questo caso, sono le informazioni sulle circostanze d'uso delle frasi a consentire l'interpretazione. Nella prima frase dobbiamo sapere chi ha dichiarato la condanna, a proposito di chi e in quale occasione, mentre nella seconda dobbiamo sapere quali sono le circostanze per poter interpretare la frase come un ordine, una supplica, un rimprovero o una sfida.
Si considerano anche le implicature conversazionali, come nel caso in cui Paolo chiede a Francesca: "Ti è piaciuta la cenetta che ti ho preparato?" e Francesca risponde: "Il caffè era ottimo". Il significato convenzionale di una frase spesso non coincide con i pensieri che un parlante può esprimere proferendo quella frase. Francesca sta probabilmente comunicando a Paolo il pensiero che la cena era pessima.
Contesto
È molto importante conoscere il contesto: è la situazione particolare in cui le frasi vengono usate, costituita dal resto della conversazione, dall'ambiente fisico in cui essa avviene, ma anche dagli scopi, dalle intenzioni, dalle credenze, dai desideri, dai timori, dai pregiudizi e dalle conoscenze che essi condividono.
Definizioni di pragmatica
Levinson elenca 14 definizioni di pragmatica, tra cui le più significative sono:
- Disciplina che si occupa dell'uso del linguaggio;
- Disciplina che si occupa di ciò che un parlante comunica;
- Disciplina che si occupa del contesto;
- Disciplina che si occupa del significato in contesto;
- Disciplina che si occupa del significato nelle interazioni sociali;
- Disciplina che si occupa della distanza, fisica e sociale, tra gli interlocutori.
Direzioni della pragmatica
La pragmatica segue due direzioni:
- Da un lato si occupa dell'influenza del contesto sulla parola.
- Da un altro lato si occupa dell'influenza della parola sul contesto: i parlanti si servono del linguaggio per modificare la situazione di discorso, e in particolar modo per influenzare le credenze e le azioni dei loro interlocutori.
Ambiti di ricerca della pragmatica
La pragmatica è una disciplina che si occupa di diversi ambiti di ricerca: filosofia del linguaggio, linguistica, semiotica, sociologia, psicologia, retorica, analisi della conversazione. Nella filosofia del linguaggio contemporanea, semantica e pragmatica sono considerate discipline complementari. Tuttavia, la complementarità nasconde spesso una vera e propria contrapposizione teorica.
Infatti, secondo una tesi: in semantica, è possibile attribuire (conoscere) il significato (contenuto proposizionale) di un enunciato indipendentemente dal contesto in cui il parlante lo proferisce. Invece, secondo un'altra tesi: in pragmatica, è possibile attribuire (conoscere) il significato di un enunciato solo una volta che si sia determinato il contesto.
Contrapposizione teorica
Tale contrapposizione si ritrova nelle origini stesse della pragmatica, nei modi diversi di concepire il linguaggio. I fondatori della filosofia del linguaggio distinguono due tipi di linguaggi:
- Linguaggio Formale/Ideale: (Frege, Wittgenstein, ecc.) Il loro obiettivo era realizzare il sogno di Leibniz, cioè di realizzare una lingua universale e perfetta, priva di errori, imperfezioni, abusi o difetti e considerarlo (il linguaggio formale) come uno strumento affidabile di comunicazione scientifica. Per Frege, il linguaggio è espressione del pensiero, in quanto "riflesso" del pensiero. Il linguaggio naturale viene criticato in quanto logicamente imperfetto. Nel lavoro scientifico esso deve essere sostituito con un linguaggio formale. Per i filosofi del linguaggio contemporaneo, la funzione principale del linguaggio ideale è quella di descrivere gli stati del mondo (descrivere come sarebbe il mondo se l'enunciato fosse vero) dando priorità al significato letterale piuttosto che al significato figurato.
- Linguaggio Ordinario/Naturale: Mentre i filosofi del linguaggio ideale si sforzavano di creare un linguaggio perfetto e scientifico, si contrappongono ad essi altri filosofi del linguaggio, quelli del linguaggio ordinario/naturale: il loro obiettivo era rendere il linguaggio naturale un oggetto autonomo d'analisi, all'interno del quale risolvere i problemi filosofici. Nasce così la pragmatica contemporanea. I filosofi del linguaggio ordinario distinguono tra "frase" ed "enunciato": non è la frase che rappresenta uno stato di cose, ma il parlante che si serve della frase per dire qualcosa di vero o di falso, per produrre, con la frase, un enunciato che può essere vero o falso. Come dice Austin, "dire è fare", parlare significa agire. Gli enunciati non hanno solo un senso cognitivo, ma un senso pragmatico, una funzione sociale: servono infatti a compiere atti istituzionali, come sposarsi, battezzare, dichiarare guerra, o atti linguistici, come affermare, minacciare, esortare, ipotizzare, ecc.
Il significato di ogni espressione ha confini definiti solo in modo parziale, in funzione delle conoscenze dei parlanti, dei loro interessi e obiettivi.
"Ecco un mio amico": è vero o falso se, quando mi avvicino, l'uomo scompare, oppure parla e si comporta come un uomo, ma è alto solo 10 centimetri?
"È oro": è vero o falso, se ci riferiamo a una sostanza che soddisfa tutti i test chimici per l'oro ma che emette un nuovo tipo di radiazioni?
Il linguaggio naturale è a "tessitura aperta": è impossibile prevedere tutte le circostanze che ci spingerebbero a modificare o ritrarre un enunciato.
Quando diciamo "Il cane pensa" creiamo un nuovo contesto, e sorge allora la questione di che cosa vogliamo dire con questa sequenza di parole.
Ciò che è sufficientemente preciso per soddisfare certi obiettivi sarà troppo grossolano e approssimativo per altri.
"La galassia ha la forma di un uovo al tegame": sarà considerato vero nel contesto di una spiegazione dell'universo a dei bambini, sarà probabilmente considerato falso, o non appropriato, nel corso di un congresso scientifico.
In opposizione al precedente esempio troviamo l'enunciato: "Il gatto è sul tappeto". Si tratta di una frase apparentemente pronunciata senza motivo.
Ambiguità
Un'espressione è ambigua quando può prendere convenzionalmente due o più significati e di conseguenza anche distinti condizioni di verità. L'ambiguità può essere causata da:
- Casi di omonimia: cioè casi in cui associamo alla stessa forma linguistica due o più significati che non hanno relazione tra loro. Per esempio, "Bea ha una vecchia credenza": Credenza intesa come “mobile di cucina”, Credenza intensa come “convinzione o opinione”.
- Casi di polisemia: cioè casi in cui i parlanti percepiscono una relazione di parentela fra i diversi significati che l'espressione può prendere. Per esempio, "Bush ha lasciato la Casa Bianca in mattinata": può essere inteso come se “il presidente si è allontanato dal luogo fisico (l'abitazione)” o come se “il presidente ha lasciato l'istituzione (la presidenza degli Stati Uniti)”.
- Casi di ambiguità strutturale: in cui è possibile individuare due strutture sintattiche. Per esempio, "Bea ha visto l'uomo con il binocolo": può essere inteso o come “Bea ha visto l'uomo usando il binocolo” o come “Bea ha visto l'uomo che aveva il binocolo”.
- Casi di ambiguità lessicale e strutturale: per esempio, "la vecchia porta la sbarra": può essere "la vecchia porta le impedisce il passaggio" o "la donna anziana porta la sbarra".
- Casi di ambiguità di un enunciato: può essere causata anche dal fatto che non sia nota la lingua o non sia stata specificata. Per esempio, "I vitelli dei romani sono belli": in italiano ha un significato che è diverso se pronunciato in latino.
Si procederà alla disambiguazione degli enunciati e al trattamento dell'ambiguità, usando le conoscenze extralinguistiche: le informazioni condivise fra parlante e destinatario, le conoscenze enciclopediche, le credenze, le ipotesi, i desideri e i pregiudizi che ciascuno dei partecipanti allo scambio comunicativo ha sul mondo. In molti casi, il contesto linguistico da solo permette di selezionare l'entrata lessicale corretta, come in "Bea ha una vecchia credenza. L'ha fatta restaurare di recente" e "Bea ha una vecchia credenza. Su di essa basa tutta la sua esistenza". Gli enunciati effettivamente ambigui sono molto rari nelle conversazioni reali, tipici dell'ironia o dei giochi di parole.
Deissi
Dal greco deixis “indicazioni”: questo fenomeno costituisce l'intervento più evidente e diffuso del contesto nella determinazione del contenuto degli enunciati del linguaggio naturale, tanto che la pragmatica viene talvolta definita anche come teoria della distanza – distanza fisica, sociale, psicologica ed emotiva. All'interno della categoria generale della deissi, si individuano tre sottocategorie:
- Deittiche personali: codificano il ruolo dei partecipanti in uno scambio comunicativo. Per esempio:
- “io” codifica il ruolo del parlante;
- “tu” o “voi” codifica quello degli ascoltatori o destinatari;
- “egli” o “ella” quelli di partecipanti che non sono né il parlante né i destinatari.
- Deittiche spaziali: codificano la distanza fisica, segnalando generalmente la distinzione fra:
- Prossimale (vicino al parlante): “questo libro”
- Distale (lontano dal parlante): “quel libro”
- Deittiche temporali: codificano la distanza temporale: per esempio con espressioni come: “ora”, “dopo”, “subito” oppure “oggi”, “ieri”, “domani”, “quest'anno”, “l'anno prossimo”, ecc. Anche in questo caso, l'uso dei deittici richiede una competenza linguistica ed enciclopedica.
Linguaggio figurato
Quello che dipende dal contesto è il senso implicito dell'enunciato, un senso che non viene espresso letteralmente, ma solo comunicato in modo indiretto (quello figurato). Esempi sono le metafore come quando Romeo afferma che “Giulietta è il sole”: il senso letterale dice che Giulietta è un corpo celeste. Il senso metaforico/figurato dice che Giulietta è un essere meraviglioso, che è il centro e la ragione della sua esistenza, come se irradiasse una luce speciale. Il significato metaforico viene colto dall'ascoltatore tramite il contesto e le conoscenze extralinguistiche che abbiamo sull'oggetto cui l'espressione si riferisce: come conoscenze enciclopediche sul sole, su Giulietta, su Romeo e sui loro rapporti.
Usi del contesto
Il contesto ha un ruolo fondamentale, in quanto in pragmatica, stabilisce il contenuto di certi enunciati del linguaggio naturale. In base al contesto è possibile tracciare una distinzione fra usi:
- Uso pre-semantico: consente di disambiguare un enunciato come “Bea ha una vecchia credenza” (mobile o convinzione): la disambiguazione è un processo pre-semantico in quanto entra in azione prima che la teoria semantica assegni significati alle varie espressioni e prima che entrino in gioco le regole di composizione.
- Uso semantico: quando fissa delle condizioni di verità di una frase indicale come “Io sono bionda”. In questo caso, l'uso del contesto non è accidentale, ma è il significato convenzionale dell'espressione indicale a sfruttare il contesto.
- Uso post-semantico: solo dopo aver determinato la proposizione letteralmente espressa, quindi solo dopo che la teoria semantica ha svolto il suo ruolo, è possibile inferire il senso comunicato, utilizzando conoscenze sul contesto e il fatto che stiamo dicendo qualcosa di così evidentemente falso di un essere umano, che non può essere ciò che vogliamo veramente dire.
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