Le varietà della lingua
Parte 1
Cap. 1 - Lingua, lingue e linguaggi
1.1 Le proprietà della lingua
Le proprietà più importanti attribuite alla lingua sono:
- Rapporto tra arbitrarietà/iconicità: Somiglianza naturale, cioè il rapporto tra parole e cose a cui si riferiscono che può essere motivato, necessario, oppure del tutto causale e arbitrario. Per esempio, l'oggetto che in italiano chiamiamo libro, in altre lingue viene chiamato in modo diverso. A questo proposito, il linguista Saussure sostiene l'arbitrarietà del segno linguistico, formato dal significante (cioè dall'espressione o immagine acustica) e dal significato (cioè dal contenuto). Il concetto di arbitrarietà, inoltre, rimanda a quello di "sostanza amorfa" su cui viene imposta una forma: la sostanza è intesa come la materia, mentre la forma come struttura ed organizzazione interna. Attraverso la lingua, in particolare, si organizzano due tipi di sostanza: il suono e il pensiero. Le onomatopee, cioè le parole che riproducono un suono, un rumore o il verso di un animale, sono caratterizzate da un grado elevato di iconicità, anche se sono anch'esse arbitrarie, in quanto diverse per ogni lingua.
- Doppia articolazione: Ogni lingua si articola su due livelli: le unità collocate al livello più alto della grammatica (prima articolazione), che determinate a loro volta dalla combinazione di unità poste al livello più basso (seconda articolazione). Le unità di prima articolazione, in particolare, hanno significato e si articolano a loro volta in unità di altro tipo; le unità di seconda articolazione, invece, non hanno significato e sono numericamente finite. All'interno del sistema linguistico, le unità sono legate tra loro da due tipi di rapporti: un rapporto di tipo paradigmatico, posto cioè in assenza, sull'asse della selezione, e un rapporto sintagmatico, posto in presenza, sull'asse della combinazione. Ad esempio, se consideriamo la frase "Il gatto dorme", il gatto è posto in rapporto sintagmatico con il resto dell'enunciato e in rapporto paradigmatico con i gatti; quest'ultima scelta è teoricamente possibile ma esclusa nell'enunciato specifico, in quanto non corretta sul piano grammaticale: infatti, non è possibile dire "I gatti dorme". Se sostituisco il gatto con il plurale i gatti sull'asse della selezione, devo quindi necessariamente sostituire dorme con dormono sull'asse della combinazione.
- Onnipotenza semantica, produttività/creatività: La lingua umana è un sistema molto potente, in quanto permette di produrre nuove corrispondenze, attraverso la possibilità di combinare le unità minime presenti in ogni sistema linguistico. È quindi possibile non solo riprodurre parole o frasi già sentite, ma anche produrne di nuove, descrivere più realtà o mondi possibili, esprimere i nostri pensieri, i nostri sentimenti ecc.
- Trasponibilità di mezzo: La lingua, grazie alle sue caratteristiche di doppia articolazione e arbitrarietà, può essere trasferita ed esercitata attraverso vari mezzi e canali, dal canale fonico-acustico a quello grafico e scritto.
- Riflessività: Il linguaggio umano permette cioè di riflettere metalinguisticamente sulla lingua stessa.
- Linearità: Cioè la proprietà della lingua di disporre i suoi elementi in successione temporale.
- Ricorsività: Ossia la possibilità di applicare la stessa procedura a uno stesso elemento un numero di volte potenzialmente infinito. Ad esempio, nel caso della lingua, è possibile aggiungere altri aggettivi all'interno del sintagma nominale composto dall'articolo, dall'aggettivo e dal nome, oppure si può inserire più volte una frase all'interno di un'altra, come nel caso delle dipendenti oggettive: Maria si è fidanzata → Luigi mi ha detto che Maria si è fidanzata ecc.
1.2 Le funzioni della lingua
La principale tassonomia delle funzioni della lingua è quella proposta da Jakobson che, a partire dal modello base della comunicazione (formato da mittente, messaggio e destinatario), aggiunge altre tre componenti comunicative (contesto, contatto e codice), distinguendo 6 funzioni linguistiche: la funzione referenziale, emotiva, poetica, conativa, fàtica e metalinguistica. Tra queste, la funzione principale è quella referenziale o denotativa, che riguarda l'atteggiamento verso il referente e l'orientamento rispetto al contesto. La funzione emotiva o espressiva, invece, riguarda il parlante e l'espressione dei suoi stati d'animo. La funzione poetica è relativa al messaggio e caratterizza non solo la lingua letteraria, ma anche tutte le altre espressioni linguistiche, come la pubblicità, gli slogan politici ecc. La funzione conativa riguarda il destinatario ed è espressa nel vocativo e nell'imperativo; la funzione fàtica corrisponde al contatto e ha come obiettivo quello di creare e mantenere il contatto tra gli interlocutori; infine la funzione metalinguistica viene utilizzata essenzialmente come strumento scientifico e corrisponde al codice della lingua, che rappresenta il centro della riflessione e dello scambio linguistico. Un'altra classificazione diffusa è quella proposta da Michael Halliday, il quale individua 7 funzioni (funzione strumentale, regolativa, interazionale, personale, euristica, immaginativa e rappresentativa) e altre tre macro-funzioni della lingua, ovvero funzione ideativa, interpersonale e testuale. In particolare, la funzione ideativa rappresenta il modo in cui formiamo ed esprimiamo idee attraverso la lingua; la funzione interpersonale il modo in cui intratteniamo rapporti con gli altri interlocutori attraverso la lingua, mentre la funzione testuale il modo in cui organizziamo le relazioni all'interno di un testo.
1.3 Le lingue storiche
Il numero delle lingue e dei parlanti
Le lingue storiche sono sistemi linguistici specifici, realizzatisi nel tempo e caratterizzati dall'intreccio di elementi interni ed esterni: rappresentano quindi l'insieme di tutte le lingue e culture presenti oggi e in passato sulla terra. Si calcola che il numero delle lingue presenti al mondo è maggiore di 6000, anche se tra queste circa 100 sono parlate da più dell'80% della popolazione mondiale. Le lingue possono essere classificate su base esterna, cioè sul numero di parlanti, oppure su base interna. Le lingue più parlate al mondo risultano essere: il cinese mandarino e l'inglese, seguiti dall'hindi e urdu, dallo spagnolo, dal russo, dal bengali, dall'arabo ecc. Parlano italiano invece 70 milioni di persone, considerando sia quelli che vivono in Italia e in Svizzera, sia quelli che sono emigrati in Canada, Stati Uniti, Argentina e Cile. Una particolare nozione di lingua, non basata sui valori interni del sistema linguistico, ma su una gerarchizzazione determinata da elementi politici e sociali, è la cosiddetta lingua ufficiale o nazionale; all'interno di uno stesso Stato possono coesistere più lingue nazionali: in questo caso, si parla di bilinguismo o plurilinguismo se si tratta di più di due lingue, come in Svizzera, oppure lingue diverse possono avere riconoscimenti ufficiali diversi, come in Italia, dove, ad esempio, il dialetto siciliano è ben distinto dall'italiano standard. Un secondo caso, definito diglossia, invece, si ha quando oltre alla lingua nazionale o lingua standard, esistono nello stesso stato più lingue o varietà linguistiche diverse sul piano diatopico, cioè i cosiddetti dialetti.
Classificazioni delle lingue su base "interna"
Pe quanto riguarda invece la classificazione delle lingue basata su principi interni o isomorfi, è possibile distinguere tre metodi di classificazione: areale, genealogica e tipologica. La classificazione areale si basa su un parametro geografico, di vicinanza delle aree interessate; in questo caso un'area linguistica è caratterizzata dalla presenza di più lingue parlate nello stesso contesto geografico, anche se non immediatamente imparentate: ad esempio le lingue balcaniche che, pur non essendo collegate dal punto di vista genealogico, presentano delle caratteristiche comuni, così come il cinese e giapponese. La classificazione genealogica, invece, si basa sulla parentela genetica tra lingue che derivano cioè dalla stessa lingua originaria. Per stabilire l'esistenza di una parentela genetica tra un gruppo di lingue, in particolare, si utilizza il metodo comparativo: una nozione centrale è quella di famiglia, intesa come un insieme di lingue che derivano dalla stessa lingua madre, come l'indoeuropeo. Si parla invece di lingue isolate quando non è possibile dimostrare una parentela con altre lingue, come nel caso del basco. Infine, la classificazione tipologica si basa su entità astratte, cioè sui modelli di descrizione delle lingue storico-naturali e non su lingue realmente esistenti. All'interno di questo tipo di classificazione, si distinguono a loro volta la classificazione a base morfologica, a base sintattica e a base fonologica. Nella classificazione a base fonologica, in particolare, un parametro importante è il tono (o altezza del suono, dovuta alla frequenza di vibrazione delle corde vocali), che ha valore distintivo in alcune lingue, dette per l'appunto tonali o a toni, come il cinese mandarino. Nella classificazione a base morfologica, invece, è possibile distinguere lingue:
- Isolanti: Ogni parola è composta da una solo morfema, invariabile nella forma e corrispondente ad un unico significato (ad esempio i verbi non si differenziano in base alla persona, al tempo e al numero, come nel cinese mandarino).
- Flessive o fusive: Come il latino, il tedesco e la maggior parte delle lingue indoeuropee; in questo caso le relazioni grammaticali sono espresse attraverso morfemi, all'interno dei quali si concentrano più categorie semantiche.
- Agglutinanti: Come il turco: ogni parola presenta tanti affissi, invariabili nella forma e che hanno significato, quante sono le relazioni grammaticali indicate.
- Polisintetiche: Sia i morfemi lessicali che quelli grammaticali vengono giustapposti nella stessa parola che può assumere anche valore di enunciato.
Nella classificazione a base sintattica, infine, si individuano due gruppi fondamentali di lingue, relativi alla posizione dei costituenti all'interno della frase dichiarativa: del primo gruppo (formato da soggetto, verbo e oggetto diretto), fanno parte le lingue romanze, germaniche, slave, il cinese ecc; nel secondo gruppo (formato da soggetto, oggetto diretto e verbo), invece, rientrano il turco, il basco, il giapponese ecc. Altri parametri legati alla posizione di verbo e oggetto sono la presenza di preposizioni o posposizioni, la struttura del sintagma nominale (cioè la posizione reciproca del nome e dei suoi modificatori), la posizione degli ausiliari, della negazione, degli avverbi rispetto al verbo, la collocazione dei pronomi interrogativi e così via. Una nozione fondamentale è inoltre la nozione di universali linguistici, vale a dire proprietà che contraddistinguono ogni lingua storico-naturale. Un universale linguistico assoluto, ad esempio, è rappresentato dall'affermazione secondo cui tutte le lingue hanno vocali orali, mentre non tutte le lingue hanno vocali nasali. Gli universali implicazionali, invece, sono caratterizzati da relazioni condizionali di tratti: un tipo di universale implicazionale afferma ad esempio che nessuna lingua ha un numero triale se non ha un duale, una lingua che ha la categoria del genere, ha sempre la categoria del numero ecc.
L'ordine delle parole può essere fisso, come nel caso dell'inglese, oppure libero, come in latino o in ungherese. Una lingua che ha un ordine delle parole abbastanza libero, come l'italiano, permette inoltre di fornire informazioni diverse semplicemente cambiando l'ordine delle parole (La macchina dove l'hai parcheggiata?, Maria che ha detto?). In questo caso si parla di costruzioni sintattiche marcate. La marcatezza, in particolare, è una nozione che indica la presenza in un fonema di un tratto che lo distingue da un altro. Si distingue tra: marcatezza formale (ad esempio a livello morfologico tavolino rispetto a tavolo); marcatezza semantica (una forma o struttura è meno inclusiva, ad esempio tavolo rispetto a mobile); marcatezza distribuzionale, che si ha quando un termine risulta meno frequente nell'insieme dei contesti in cui occorre (per esempio le vocali nasalizzate rispetto a quelle non nasalizzate), oppure quando si tratta di una forma o struttura meno prevedibile. Altre costruzioni sintattiche marcate, oltre alla dislocazione sia destra che a sinistra, sono: il passivo, le frasi scisse (ovvero frasi introdotte dal verbo essere al quale segue il costituente spostato rispetto all'ordine normale), le pseudoscisse (che anticipano il tema) e la topicalizzazione.
Cap. 2 - Le dimensioni di variazione
2.1 Una eterogeneità ordinata
La comunità linguistica o comunità parlante è un insieme di individui che dispongono dello stesso repertorio linguistico. Non si tratta, però, di un tutto omogeneo, ma di un insieme di varietà di lingua, ossia l’insieme di tutti i codici che formano per l'appunto il repertorio linguistico di quella comunità. Un’altra dimensione della variazione è lo spazio linguistico, al cui centro si trova tutto ciò che è vicino alla norma dell’italiano standard, mentre sempre più lontano i comportamenti verbali che divergono più o meno inconsapevolmente, e infine la mobilità delle lingue che sono sottoposte all’azione di più parametri, interni ma prevalentemente esterni. È possibile distinguere in particolare 5 tipi di variazione: variazione diacronica, diatopica, diafasica, diastratica e diamesica.
2.2 La variazione diacronica ed il problema del mutamento
In linguistica è opportuno separare lo studio sincronico, cioè lo studio della lingua in un determinato momento, dallo studio diacronico, che invece è relativo ai cambiamenti della lingua che si verificano nel tempo. La lingua, in particolare, è soggetta a continue trasformazioni per via di cause interne ed esterne. I fattori esterni alla lingua sono determinati, oltre che da grandi eventi come migrazioni e invasioni, anche dalla dominanza e dal prestigio di un unico centro o di una determinata classe sociale e dalla diffusione maggiore o minore di un uso scritto standardizzato. I fattori linguistici interni, responsabili del mutamento linguistico, invece, sono determinati essenzialmente dal principio del minimo sforzo, quindi dalla tendenza a massimizzare la semplicità, la chiarezza. Il sistema linguistico di ogni lingua è pertanto un sistema dinamico, caratterizzato da spinte innovative e conservatrici, volte a preservare il principio del minimo sforzo e la necessità di comunicare facendosi capire. Per studiare le variazioni sul piano diacronico si adottano due metodi fondamentali:
- Il metodo filologico, se sono presenti documenti scritti che li attestano (come nel caso dell'italiano antico).
- La ricostruzione, se non è disponibile nessun testo scritto e le forme di lingue precedenti possono essere individuate solamente per confronto, come nel caso dell'Indoeuropeo, utilizzando un metodo comparativo. Un fenomeno particolare, legato allo sviluppo diacronico del linguaggio, è la cosiddetta grande grammaticalizzazione, ossia il processo attraverso cui un morfema originariamente libero o una parola autonoma acquisisce progressivamente una funzione puramente grammaticale. Per esempio, in latino il sintagma habeo dictum era formato da due parole dal significato distinto ed indicava il possesso di ciò che è stato detto. Nel corrispettivo italiano ho detto e in quello francese j'ai dit, però, l'espressione latina è diventata un semplice paradigma temporale. L'ausiliare "avere", infatti, non indica più il possesso, bensì il tempo, il modo e la persona del processo espresso dal verbo ausiliato. In questo caso, una parola originariamente autonoma si è quindi trasformata in un elemento grammaticale.
La variazione diatopica ed il problema della lingua standard
La variazione diatopica fa riferimento alla distribuzione geografica e all'area di appartenenza dei parlanti. Per quanto riguarda la situazione sociolinguistica italiana, un fattore caratterizzante è la presenza dei dialetti, ossia varietà locali di una lingua con la quale hanno parentela genetica, che derivano dal latino volgare e che si distinguono in dialetti settentrionali e centro-meridionali. Oltre ai dialetti, l'altro polo della variazione diatopica è costituito dalla lingua standard, ovvero un sistema complesso che da un lato mantiene continuità con la propria tradizione scritta, dall'altro è aperto a tendenze innovative che riguardano soprattutto fenomeni di semplificazione, come la riduzione del congiuntivo, la diffusione di termini generici come fare, cosa ecc.
2.4 Variazione diafasica o funzionale-situazionale
La variazione diafasica o situazionale è invece il condizionamento linguistico operato sulla lingua dalla situazione comunicativa in cui si svolge lo scambio delle parti. Ogni volta che parliamo, plasmiamo il nostro eloquio alla situazione contestuale. L’uso del registro che adottiamo, più o meno formale, è ad esempio condizionato dalla situazione comunicativa. La nozione di registro, in particolare, comprende quella di registri in senso stretto e quella di sottocodici. Il registro rimanda ad una situazione più o meno formale e controllata, e le sue variazioni riguardano non solo la fonetica, ma i vari livelli della lingua. Il sottocodice, invece, è limitato al tipo
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