Il ruolo del traduttore
Il traduttore è sia ricevente (lettore), che emittente (autore). Il traduttore dà una sua interpretazione del testo di partenza, che è quella che traduce. Assume la stessa responsabilità che aveva l’autore.
Che cosa intendiamo per traduzione?
La traduzione è sia l’ambito di studio (processo), sia il prodotto (testo tradotto). La pseudotraduzione, o traduzione fittizia, si riferisce ai periodi storici in cui è stato di moda fingere che il proprio testo fosse una traduzione.
Jakobson e la traduzione
- Traduzione interlinguistica: È la traduzione per default.
- Traduzione intralinguistica.
- Traduzione intersemeiotica.
Se si traduce Dante, come lo traduco? In lingua antica o moderna? La lingua moderna muta continuamente, la traduzione invecchia in dieci anni.
La traduttologia
La traduttologia è la disciplina che si occupa di tutto ciò che ha a che fare con la traduzione, sul piano teorico e su quello pratico. Quell’ampia accezione di traduttologia corrisponde all’inglese translation studies.
Tratti fondamentali della disciplina
- Autonomia rispetto alle discipline che si sono tradizionalmente occupate di traduzione (linguistica, letteratura comparata, studi culturali).
- Capacità di assorbire una molteplicità di paradigmi metodologici e teorici di varie discipline interessate alle dinamiche traduttive.
- Sempre crescente impiego di strumenti e ausili multimediali e multimodali.
Storia della traduttologia
(dagli anni ‘50/’60, divisione netta fino ai ’70):
- Filone linguistico: enfasi su testo e cultura di partenza, approccio prescrittivo, retrospettivo. Tradizione formalista o Tradizione funzionalista.
- Filone letterario: enfasi su testo e cultura d’arrivo, approccio descrittivo, non più valutativo. Le traduzioni si davano per scontate. Studi di letteratura comparata.
Oggi: complementarità e interazione reciproca. I translation studies nascono nel 1972.
Descriptive translation studies
Negli anni Ottanta, James Holmes, un americano che insegnava ad Amsterdam, si chiese cosa volesse essere davvero la traduzione. Traduzione è teoria pura, traduzione vera e propria e studio di testi già tradotti, con un approccio descrittivo. Giunge a maturità il paradigma. Osservazione e studio di diversi casi traduttivi in reali situazioni storiche e socio-culturali.
Teoria e tecnica della traduzione
Grandissimo successo delle false traduzioni di Ossian di Mc. Si studiano come traduzioni, ma non si possono analizzare come tali perché manca l’originale. Tuttavia, vengono considerate traduzioni dalla traduttologia moderna. Studio descrittivo dei testi: capire perché sono state fatte determinate scelte. Es. linguaggio elegante in diverse epoche storiche, per far sembrare il testo più altisonante. In altri casi si cerca di addomesticare il testo, per renderlo più fruibile.
- La casa editrice (committente) può richiedere diversi tipi di traduzione.
- Fattori contingenti che stanno dietro alla traduzione.
Lo sviluppo dei descriptive translation studies è stato possibile grazie al contributo di Jacques Derrida (1985) e Paul de Man. Radicale ripensamento della tradizionale relazione gerarchica tra T originale e T tradotto. Itamaer Even-Zohar (1978, 1990) e l’allievo Gideon Toury (1980).
Il testo d’arrivo è un’entità a sé, prima ancora di andare a vedere il testo di partenza, se c’è. Il testo d’arrivo è collocato nella tradizione e nella cultura di arrivo.
Teoria polisistemica
Letteratura comparata. Ovviamente testi tradotti. Ovviamente senza dare lo status di testi tradotti, ma solo come strumento per poter accedere, senza pensare che c’è l’apporto del traduttore. Senza contare, peraltro, che sono testi marginali. Shakespeare, Dante… testi canonici. Tutti gli altri testi venivano emarginati.
In certe culture e in certi momenti storici sono state proprio le traduzioni a cambiare un paradigma. Pensiamo ai sonetti di Petrarca e all’influenza che hanno avuto, per esempio, su Sidney. Epoca elisabettiana: valore altissimo della traduzione nel polisistema.
Applicazione pratica
Non si può assolutamente tradurre un testo senza avere in mano tutti gli aspetti contingenti: che cosa si aspetta il committente, l’etica della traduzione (non sei d’accordo a tradurre certi testi), anche la scelta della parola può cambiare la connotazione (freedom fighter può venire tradotto con ‘terrorista’), decidere se rendere il tempo fruibile per il pubblico o estraniante (per far conoscere davvero la cultura).
William Shakespeare o Guglielmo Shakespeare?
Analisi – “She loves me” - Emmett Williams
Poesia. Parla di una donna e si chiede se lei lo ami o no. Genere: concrete poetry. (come La fontana di Apollinaire) Rappresenta le margherite, m’ama non m’ama. The daisy stripping game. Il poeta ha rappresentato questo quesito anche visivamente nella poesia. Alla fine della poesia rimane ‘lei’, la persona più importante per il poeta.
Non sembra un testo originale per l’esplicitazione del pronome lei, non molto naturale nell’italiano. L’esplicitazione del ‘lei’ rimane nell’italiano. In inglese, dove il pronome è obbligatorio, ‘she’ è sempre presente. L’italiano m’ama non m’ama avrebbe potuto essere maschile e femminile, il ‘lei’ lo esplicita. Un problema nell’omissione del ‘lei’ sarebbe stata la perdita di versi e la perdita della parte centrale, il ‘lei’ finale.
Analisi - Alice in Wonderland – Lewis Carroll
Partire dal testo di arrivo è il metodo dei descriptive studies, che utilizzano il testo di partenza come testo fonte, che da l’ispirazione. Nell’analisi tradizionale si prende il testo di partenza per poi vedere com’è stato tradotto. Traduzione di giochi di parole. Compensazione: recuperare da una parte ciò che si è perso in un’altra. Testo di letteratura infantile, ma letto da adulti.
Lewis Carroll Trad. A. Busi
- “Sad tale”
- “Lungo codazzo di miserie”
- “Long tail” Codazzo evoca un susseguirsi di eventi, un
- Aspetto visivo della coda. registro popolare, quasi gergale, qualcosa di
- Ritmo rimato. negativo.
Il contenuto del racconto (forse non è la In inglese ‘sighing’ è in una posizione più parte più importante, a meno che non ci sia marcata rispetto all’italiano. una parte intertestuale, qualche riferimento Busi privilegia coda rispetto a storia. al processo ecc.) Il recupero avviene prima: ‘storia’ viene Finisce con la parola “death”. presentato prima, quando l’inglese presenta Ambiguità di ‘it’. ‘history’. Il lettore si aspetta la storia, il racconto del topo. Manca il ritmo, seppur vengano mantenute le rime. Il contenuto viene mantenuto nei suo punti essenziali. La morte è l’ultima parola. Anche il racconto The death dei The Doubliners di Joyce termina con la parola morte, così come l’ultima sezione e l’ultimo racconto di chiamano The death.
Traduzione di Tommaso Giglio.
- “La mia storia è lunga e triste e con la
- “Long and sad tale” diventa “storie senza coda!’. Frase atipica per l’italiano.
- né capo né coda: è lunga e triste”. Estraniante. Porta il bambino a pensare
- Traspone, compensando da un’altra la stessa cosa che pensa Alice nella storia.
- parte. Poco appropriata. L’effetto è più simile a quello del testo di
- Spiega la battuta con “la quale non ha partenza.
- capito bene”. ‘Sospirando’, in questo caso, è in
- ‘Sighting’ è in una posizione privilegiata posizione di rilievo.
- rispetto all’italiano. Il cane si chiama Furietta, riprendendo
- Cambia la fine dell’introduzione, dice che l’inglese.
- Alice non ha capito quasi niente ecc. Non riprende il ritmo e la rima.
- Il cane viene chiamato Fido, il tipico La storia viene ripresa nel suo contenuto.
- nome italiano. La parola conclusiva è ‘morte’.
- Riprende il ritmo e la rima. La parola conclusiva non è ‘morte’, ma
- La storia viene ripresa abbastanza ‘decapitato’, che comunque rimanda allo
- precisamente. stesso concetto.
Traduzione di Silvio Spaventa Filippi.
- L’aspetto visivo non viene ripreso, la Dal punto di vista linguistico ‘sentenza di
- coda non è immediatamente visibile ed è morte’ è il più vicino all’inglese.
- molto più spessa.
‘It’ (“It is a long tail, certainly, said Alice, looking down with wonder at the Mouse’s tail; “but why do you call it sad?”) è ambiguo, riferito a ‘tale’ per quanto riguarda il topo, ma a ‘tail’ secondo Alice. L’italiano perde l’ambiguità, il riferimento di triste/trista è solamente nei confronti della coda. Nominalizzazione ovvia nell’italiano, lingua nominale e non verbale come l’inglese.
Tre possibilità per tradurre un gioco di parole
- Le lingue sono vicine e hanno giochi di parole molto simili. Riproducibili forma e gioco di parole.
- Si trova un equivalente. Come per proverbi, metafore… (Figurative speech).
- Rendere in forma concreta. Si perde il gioco di parole. Tuttavia si può recuperare altrove, inserendo il gioco di parole in un’altra parte del testo, che non c’è nel testo di partenza ma porta a recuperare l’aspetto figurato.
‘Puzzling’ è una parola chiave di Alice in Wonderland. Letteralmente, semanticamente, Busi rende bene come ‘almanaccarsi’, però il bambino non lo conosce. Giglio rende con ‘e continua a porsi questa domanda’, esplicita il significato. Spaventa Filippi rende con ‘e continuò a pensarci impacciata’. Quando c’è una parola chiave, il traduttore dovrebbe cercare di usare sempre la stessa traduzione. Le traduzioni tendono a essere più lunghe degli originali, perché si tende a esplicitare il non detto, le ambiguità.
Destinatari delle traduzioni
L. Carroll A. Busi T. Giglio S. S. Filippi
- Destinatari: Bambini, ma letto anche da adulti. Adulti Bambini Adulti.
- Ambiente socio-culturale.
- Situazione della letteratura dell’infanzia.
- Caratteristiche dell’autore.
- Elementi intertestuali: Fury è un nome di animale, anche se non è il
Addomestication: Cagnazzo (Dante) nome italiano. Addomestication Cane per corrispondenza ritmo e rime. Si da rilievo a ciò.
Il testo suona originale? È l’originale. Sì Sì Per Furietta.
Problemi di traduzione e cultura
A chi è indirizzato il testo fonte? E i testi tradotti? Quale potrebbe essere stato l’ambiente socioculturale di queste traduzioni e del testo originale? Per esempio la situazione socioculturale della letteratura per l’infanzia in quel periodo in Italia è la stessa cosa? Caratteristiche di autori e traduttori. Elementi intertestuali. Problema grosso nel tradurre testi letterari: i testi fanno parte di una cultura, bisogna far riferimento a conoscenze condivise da quella cultura. Il testo suona come una traduzione o come un originale?
Addomestication: Togliere gli aspetti estranei per rendere il testo appropriato a una cultura. Estraniamento: Elementi estranei volutamente messi o lasciati nel testo, per presentare e far conoscere la cultura di partenza.
Jakobson - Aspetti linguistici della traduzione
- Traduzione intralinguistica o riformulazione: interpretazione di segni verbali per mezzo di altri segni della stessa lingua.
- Traduzione interlinguistica o traduzione propriamente detta: interpretazione di segni verbali per mezzo di segni di un’altra lingua.
- Traduzione intersemiotica o trasmutazione: interpretazione di segni per mezzo di segni non verbali.
L’approccio linguistico alla traduzione
Anni ’50-’60. Basato sugli sviluppi della linguistica generale e applicata. Allontana lo studio della traduzione da basi troppo intuitive. Suscita un serio interesse accademico per la traduzione (base scientifica della traduzione).
Limiti dell’approccio linguistico
- Metodo di analisi troppo limitativo (enfasi sulla traduzione interlinguistica vs. quella intertestuale o interculturale).
- Esclude qualsiasi altro approccio non-scientifico, nonché i testi letterari come oggetto di studio.
- Metodi normativi/prescrittivi, miranti a insegnare come si deve tradurre (enfasi sulla versione d’arrivo corretta); idea che il testo d’arrivo dovesse rispecchiare formalmente il testo di partenza.
Limiti dell’approccio letterario
(fine anni ’60 – inizio anni ’70):
- La traduzione non è un argomento legittimo di studio, ma un mezzo per raggiungere una meta accademicamente più qualificante.
- Solo i testi canonici sono oggetto di studio, di cui si mira a raggiungere una migliore comprensione.
- Testi non canonici considerati “minori” e marginali per la disciplina.
La nascita dei Translation Studies (1972)
Studiosi inglesi, belgi, olandesi, israeliani, insoddisfatti dei due approcci precedenti, hanno sentito la necessità di creare un nuovo approccio. Al Terzo Congresso Internazionale di Linguistica Applicata, a Copenhagen nel 1972, J.S. Holmes ha presentato un intervento rivoluzionario, “The name and nature of translation studies”, che trattava soprattutto la questione apparentemente frivola o insignificante del nome con cui designare questo campo di studio, proponendo scienza, arte, mestiere della traduzione, traduttologia… egli propose translation studies, dove studies significa studi, scienze, una via di mezzo tra humanities e sciences.
I Translation Studies
Sono una disciplina che si occupa di problemi connessi alla produzione e alla descrizione della traduzione.
Translation studies puri
- Gli studi descrittivi hanno l’obiettivo “di descrivere i fenomeni del tradurre e della traduzione come essi si manifestano nel mondo dell’esperienza”.
- Gli studi teorici hanno l’obiettivo di “stabilire i principi generali in base ai quali questi fenomeni possono essere spiegati e previsti”.
Translation studies applicati
- Includono la didattica della traduzione sia nell’ambito dell’insegnamento delle lingue straniere che della formazione dei traduttori, gli strumenti per la traduzione e la critica della traduzione.
Principali cambiamenti di paradigma
Orientamento prescrittivo e normativo metodologia critica di carattere descrittivo e funzionale. Cambiamento di prospettive nello studio del fenomeno traduttivo interesse per il valore e la finalità del testo tradotto nella cultura ricevente. L’attenzione è sulla cultura d’arrivo, non solo sul testo d’arrivo. Definizione di traduzione: atto di comunicazione interculturale all’interno di un ambiente storico e socio-culturale ben definito e riconoscibile.
Complementarietà
Gli studi applicativi di ispirazione linguistica rimangono, insieme agli studi descrittivi collegati ai cultural studies. I nuovi paradigmi si sono sviluppati in modo quasi indipendente in entrambi gli approcci. Arricchimento del dibattito sulla natura e sulla complessità della traduzione. Sviluppo di nuove metodologie e procedure di indagine. I due orientamenti non si escludono a vicenda, ma sono complementari.
Approcci alla critica traduttiva
- Approccio applicativo: orientamento prospettico. Intervenire sul lavoro del traduttore, offrendo principi teorici, linee guida e strategie per sviluppare la competenza traduttiva. Traduzione: processo cognitivo e discorsivo di interpretazione, negoziazione e riformulazione. Il traduttore interpreta il TP secondo i propri schemi conoscitivi, per creare un nuovo testo formalmente e pragmaticamente accettabile nella cultura di arrivo. Traduzione: prodotto da confrontare con il testo originale per individuare gli aspetti formali e funzionali in chiave comparativa. Si analizzano le soluzioni date a specifici problemi traduttivi e si valuta per scopo didattico-formativo.
- Approccio descrittivo (descrittivista-funzionale): orientamento retrospettivo. Delineare una teoria della traduzione basata su case studies studiati in chiave sia sincronica, sia diacronica. Traduzione: processo storico-sociologico da indagare nei fattori contingenti (sociali, culturali, storici, ideologici) che condizionano l’atto traduttivo. Finalità: individuare le norme e le convenzioni che hanno influito sull’operato e sul comportamento del traduttore. Traduzione: prodotto (= testi tradotti da studiare) da studiare empiricamente per descrizione. Si valuta chi traduce cosa, quando e per chi. Fattori imprescindibili: chi ha commissionato la traduzione, per quale scopo, in quale contesto storico e socio-culturale, che ruolo ha avuto il traduttore in tale scelta, in che misura è intervenuta la casa editrice, com’è stato recepito il testo nella cultura ricevente.
Entrambi studiano la traduzione nella sua doppia valenza di processo e prodotto. Prendere in considerazione sia il processo, sia il prodotto traduttivo.
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