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Posture e schemi motori: perché conoscerli e perché usarli

Il nostro corpo è il principale strumento di comunicazione. La mente mente, il corpo no. Se non c'è congruenza, vince il corpo.

Cosa è comunicare

  • Atto con cui chiedi di entrare a far parte
  • Con cui rendi partecipe
  • Con cui metti in comune professionalità, correttezza, chiarezza e precisione

La postura è l’atteggiamento che il corpo assume mentre comunico.

Nomenclatura delle varie parti del corpo umano

Per farlo serve ricordare la nomenclatura del corpo umano:

  • Busto e arti
  • Busto:
    • Capo (fronte nella regione anteriore e occipite in quella posteriore)
    • Collo (posteriormente è detto nuca)
    • Tronco
  • Arti: superiori/toracici, inferiori/pelvici
  • Arto superiore:
    • Spalla
    • Braccio propriamente detto
    • Avambraccio
    • Mano: presenta due superfici:
      • Palmare: si distinguono due prominenze:
        • Eminenza tenare: verso il lato del pollice
        • Eminenza ipotenare: verso il lato del mignolo
      • Dorsale: da cui dipartono le 5 dita
  • Arto inferiore:
    • Anca
    • Coscia (anteriormente: regione del ginocchio; posteriormente: regione poplitea)
    • Gamba propriamente detta
    • Piede (anteriormente: avampiede; posteriormente: tallone)
      • Pianta
      • Dorso con le 5 dita
      • Margine mediale da cui parte un malleolo tibiale/mediale
      • Margine laterale da cui parte un malleolo peroneale/laterale
  • Torace:
    • Anteriormente: petto
    • Posteriormente: dorso
  • Regione laterale del tronco: fianco
  • Addome:
    • Posteriormente: regione lombare (nome derivante dalla colonna vertebrale)
    • Parte inferiore: bacino
    • Posteriormente: regione glutea
  • Lateralmente: anca
  • Insieme delle parti posteriori del busto è il tergo

Posture e schemi motori

Le posture e gli schemi motori identificano le unità fondamentali del movimento del corpo umano in rapporto con le proprie parti e anche con l’ambiente, sia in forma apparentemente statica che globalmente dinamica. La postura è la posizione del corpo nello spazio, sia nel suo insieme che nelle sue parti, un atteggiamento ben bilanciato in armonia con la forza di gravità.

Le posture: gli atteggiamenti e le posizioni

La postura del corpo nello spazio, sia nel suo insieme che nelle sue parti, è un atteggiamento ben bilanciato in armonia con la forza di gravità.

1. L'atteggiamento

È un sottogruppo delle posture, e rappresenta la figura statica assunta da una parte del corpo (semplice o parziale) o dal corpo in toto (totale), indipendentemente dai suoi rapporti con il mondo esterno.

  • Busto = PARZIALE
    • Lungo (capo alla massima distanza dal bacino)
    • Breve (capo avvicinato al bacino: anteriormente, posteriormente, lateralmente)
    • Semibreve
    • Ruotato (tutti i segmenti del busto sono ruotati attorno all'asse longitudinale)
  • Arti = PARZIALE
    • Lungo (i segmenti dell’arto compongono una figura rettilinea, le due estremità dell’arto sono lontane)
    • Breve (le due estremità dell’arto sono avvicinate e i segmenti che lo compongono formano tra loro angoli acuti)
    • Semibreve (le due estremità dell’arto sono avvicinate e i segmenti che lo compongono formano tra loro angoli retti o ottusi)
    • Ruotato (l’estremità distale è ruotata attorno al proprio asse longitudinale)
  • Corpo umano = TOTALE
    • Tipo (distanza massima tra capo e piedi in tensione)
    • Ruotato (tutti i segmenti da capo a piedi sono ruotati attorno al proprio asse longitudinale)
    • Arco (occipite risulta avvicinato ai talloni, tutto l’arto inferiore in estensione è avvicinato al tronco posteriormente)
    • Ginocchio (cosce in linea con il busto, gambe 90°)
    • Raccolta (arti inferiori in atteggiamento breve e busto lungo)
    • Massima raccolta (arti inferiori e busto in atteggiamento breve e fronte vicina alle ginocchia)
    • Squadra (angolo di 90° tra busto e arti in atteggiamento lungo)
    • Massima squadra (arti in atteggiamento lungo e fronte avvicinata alle ginocchia)

2. Le posizioni

Sono il rapporto di una parte del corpo o del corpo in toto con il mondo esterno: si dividono in prese, attitudini e stazioni.

  • La presa è il rapporto di contatto di una parte qualsiasi del corpo con il suolo o con un attrezzo si esegue con un’impugnatura (che avvolge l’attrezzo) e con un passo (la distanza tra le due prese: può essere normale, unito, stretto, incrociato o largo).
    • Plantare (con la pianta del piede: anteriore, totale, posteriore)
    • Addominale (con l’addome)
    • Ascellare (con le ascelle)
    • Brachiale (con la parte interna del braccio)
    • Palmare (con il palmo della mano aperta)
    • Digitale (con i polpastrelli delle dita)
    • Metacarpea (con il polso)
    • Poplitea (con la parte posteriore del ginocchio)
    • Tibiale (con le gambe incrociate, esempio: nel caso dell’arrampicata su fune)
    • Crurale (con la parte interna delle cosce)
  • L’attitudine è la posizione in cui si prende in considerazione il rapporto fra il baricentro del corpo e il suolo o un mezzo di sostegno/attrezzo.
    • Di appoggio (cdg sopra il sostegno)
    • Di sospensione (cdg sotto il sostegno)
    • Neutra (cdg all’altezza del sostegno)
    • Di volo (nessun contatto con il suolo o con i sostegni)
    • Di doppio appoggio
    • Di doppia sospensione
    • Di appoggio e sospensione mista
  • La stazione indica il rapporto tra l’asse longitudinale del corpo umano e il suolo, a carico dei soli arti o anche del busto.
    • Eretta (posizione in piedi con appoggio plantare simmetrico e completo)
    • Seduta (il corpo è in appoggio con i glutei e il busto è eretto)
    • In ginocchio (il corpo è in appoggio al suolo con una o entrambe le ginocchia e il busto è eretto)
    • Decubito (il corpo è in appoggio al suolo: prono con la parte anteriore, supino con la parte posteriore, laterale con una delle due parti laterali)
    • In quadrupedia (il corpo è in appoggio al suolo con entrambe le mani e i piedi, può essere dorsale o ventrale)
    • A corpo proteso (variante della quadrupedia, prevede un rapporto inclinato dell’asse longitudinale del corpo con il suolo: avanti rapporto dorsale, dietro rapporto ventrale, laterale a sx o dx a seconda del fianco rivolto al terreno)

Gli schemi motori statici o posturali

Sono dei movimenti analitici segmentari che non comportano variazioni globali della posizione del corpo (interessano UNA SOLA articolazione).

Si applicano a: capo, tronco, arto superiore (braccio, avambraccio, mano), bacino, arto inferiore (coscia, gamba, piede).

  • Flessione
  • Inclinazione
  • Rotazione (assiale, esterna, interna)
  • Adduzione / abduzione
  • Pronazione / supinazione
  • Eversione / inversione
  • Antiversione / retroversione

Per capire al meglio gli schemi motori statici si divide il corpo secondo vari assi e piani.

Gli schemi motori dinamici

Gli schemi motori dinamici sono dei gesti motori naturali frutto di un processo di apprendimento determinato dalle esperienze di movimento.

  • Gli schemi motori di base (SMB) sono gli elementi basilari di movimento, di carattere ontogenetico, che rappresentano la matrice sulla quale sono costruiti i movimenti più complessi, dei quali sono i prerequisiti.
    • Strisciare
    • Rullare / rotolare
    • Procedere carponi
    • Camminare
    • Scavalcare
    • Atterrare
    • Saltare
    • Correre
    • Afferrare
    • Lanciare / colpire
    • Attaccare / difendere
    • Arrampicarsi / appendersi
  • Gli schemi motori acquatici (SMA) sono costruiti e sono gli elementi basilari delle abilità acquatiche, di carattere NON ontogenetico e rappresentano la matrice sulla quale sono costruite le abilità natatorie più complesse. Questi sono costruiti e non prevedono necessariamente un ordine prestabilito di apprendimento (naturale).
    • Galleggiare
    • Immergersi
    • Scivolare
    • Aprire occhi / bocca sott’acqua
    • Equilibrarsi
    • Rilassarsi
    • Respirare

Educazione posturale, vizi posturali e atteggiamenti scorretti

Il corpo umano ha avuto un’evoluzione, che si è tradotta anche nella diffusione di alcuni vizi posturali e di atteggiamenti scorretti. Questo è dato da diversi fattori: genetici, strutturali, emotivi-affettivi e psicologici.

Oltre a questi fattori potrebbe anche entrare in gioco una scarsa conoscenza di sé e del proprio corpo e una scarsa efficienza, data da uno stile di vita sedentario e ipocinetico.

Dismorfismi e paramorfismi

Il dismorfismo è una postura che un umano assume non corretta e dipendente da alterazioni morfo-funzionali e sulla quale non c’è più modo di intervenire solo con l’esercizio fisico. Il paramorfismo invece è sempre caratterizzato da una postura scorretta, ma non ancora dipendente da alterazioni morfo-strutturali e sulla quale è ancora possibile intervenire anche con l’esercizio fisico.

La colonna vertebrale è caratterizzata dall’avere delle curve, che sono del tutto normali. Quando queste curve si enfatizzano troppo, allora si va a parlare di dismorfismi o paramorfismi della colonna vertebrale (anche detta rachide). Un atteggiamento da paramorfico può diventare dismorfico quando si accentua troppo. Si possono inserire delle viti o un’asta di metallo che sistemano la situazione chirurgicamente.

  • Cifotico (da D1 a D12) (se è un atteggiamento paramorfico non si può sistemare, farei solo del male al paziente)
  • Lordotico
  • Scoliotico (valutabile andando a vedere se i due triangoli che si formano tra le braccia e il tronco sono della stessa forma e dimensione)
  • Atteggiamento batafrico: lasciano andare la pancia in avanti (può essere lordotico o legato a qualcos’altro. Potremmo sistemare la situazione con l’irrobustimento del core)

Non solo riguardo alla colonna vertebrale, ma anche:

  • Scapole (scapole alate, derivanti da ipotrofia muscolare)
  • Piede (piatto)
  • Ginocchio (varo, valgo, ricurvato), che spesso sono dismorfici, perché il piatto tibiale ha assunto una posizione sbagliata

Concludendo, un esperto di motricità deve

  • Conoscere e saper usare la nomenclatura corretta del corpo umano
  • Conoscere e saper usare correttamente la terminologia relativa a posture e schemi motori
  • Conoscere e saper identificare i principali vizi di portamento

Il movimento umano

Il movimento è una tra le più importanti funzioni organiche dell’uomo. Un buon equilibrio tra attività mentale e fisica è una condizione essenziale per il benessere individuale.

È anche un progetto di sviluppo dell’individuo molto importante, che caratterizza la vita dell’individuo fin dai primi mesi di vita.

Secondo uno studio, i 2/3 degli italiani conducono una vita sedentaria e delle problematiche derivanti da questo tipo di atteggiamento dipendono proprio dall’ipocinesi (carenza di movimento). Gli effetti positivi del movimento su alcune parti del nostro corpo, sull’umore e sul cervello sono infatti ormai noti da anni.

Gli studi sull’evoluzione del bambino dimostrano che il movimento produce effetti positivi:

  • Sull’intelligenza
  • Sullo sviluppo del carattere
  • Sull’affettività
  • Sull’interazione sociale

In Romania nel 1989, quando al governo comandava Ceausescu, vi erano 600 orfanatrofi con 150000 bambini. Ad inizio anni 90, a Bucarest, esistevano numerosi complessi stati dove vivevano i bambini: proprio in questi luoghi, vennero condotti studi sulla deprivazione emotiva e motoria. I ricercatori, guidati da Mark Wade e Charles Nelson, a Boston, hanno studiato 220 bambini di cui 119 avevano trascorso almeno un po’ di tempo in uno di questi istituti. Vennero condotti numerosi altri studi, ma la conclusione generale che si trasse fu sempre la stessa: rispetto ai bambini nati da famiglie normali, tutti gli orfani presentavano gravi deficit delle funzioni cognitive e motorie e anche gli aspetti più fondamentali delle funzioni cerebrali, come il metabolismo del glucosio o il volume totale della materia grigia. Quelli cresciuti con le competenze sociali e motorie hanno più competenze sociali degli altri. Dopo il collocamento in famiglia, tuttavia alcuni di questi indici sono aumentati notevolmente.

Ipocinesi ed analfabetismo motorio

A cosa serve il movimento e quali sono le sue funzioni?

  • Sviluppo capacità intellettive
  • Miglioramento, mantenimento e conservazione delle funzionalità dell’organismo
  • Sviluppo della capacità di comunicazione e interazione con gli altri
  • Miglioramento delle capacità motorie, delle abilità e della capacità di prestazione umana

Sviluppo delle capacità intellettive

Sviluppa, stimola e migliora le vie sensoriali afferenti si vanno ad utilizzare e migliorare tutte le vie sensoriali: tattile, visiva, uditiva, sensibilità interna o propriocettiva e le afferenze labirintiche.

Aumento qualitativo e quantitativo delle afferenze sensoriali fanno riscontro ad una maggior capacità di gestione delle stesse (più ho stimolazioni più aumentano queste afferenze che ci permettono di gestire al meglio le informazioni che arrivano al corpo).

Sviluppo degli schemi di movimento legati alle esperienze pratiche sviluppo intelligenza, strutturazione di capacità e competenze cognitive elementari, intermedie e superiori, sia convergenti che divergenti (non c’è meglio o peggio).

Divergente: in grado di guardare le cose da prospettive diverse. Parte dall’informazione per però procedere in modo autonomo e creativo generando risposte originali e flessibili. Preferisce lavorare in gruppo, ascolta con mente aperta e riceve una considerazione sempre positiva di quello che fa.

Convergente: usano ragionamento e logica, trovano soluzioni a problemi concreti. Convergono verso una risposta unica e prevedibile. Compiti tecnici e meno interessati alle persone, hanno capacità di risolvere i problemi e prendere decisioni.

L’organismo tende sempre a rifare le stesse cose, l’organismo si può definire convergente per risparmiare energie. Se noi riusciamo a portare i nostri allievi ad un livello interscambiabile abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

Approfondimento - Le 9 intelligenze di Gardner

Secondo Gardner esistono 9 intelligenze diverse, comunque facenti riferimento ad un’idea di intelligenza generale; sono infatti delle micro-intelligenze. Vengono posizionate in aree diverse del cervello.

Le conclusioni a cui sono arrivati gli studiosi, sulla base di studi su soggetti prodigio, allievi con lesioni cerebrali e bambini e adulti normali è questa: esistono prove convincenti dell’esistenza di varie competenze intellettive autonome, in particolare ne sono state individuate 9. (sono più accenti didattici che intelligenze vere e proprie)

  • Linguistica
  • Logico-matematica
  • Musicale
  • Spaziale
  • Corporeo-cinestetica
    • Cervelletto, gangli della base, talamo e altri punti del nostro cervello. Padronanza del corpo che permette di coordinare bene i movimenti. Ballerini, coreografi, sportivi, artigiani.
  • Interpersonale
  • Intrapersonale
  • Naturalistica
  • Essenziale

In sintesi

  • L’evoluzione delle competenze cognitive si rivela utile non solo all’aspetto coordinativo-esecutivo del movimento ma anche allo sviluppo di capacità come il leggere, lo scrivere, il contare ecc.
  • Aiuta il bambino a gestire le esperienze affettive legate al successo o all’insuccesso di una determinata attività (mette il bambino in circostanze favorevoli e non).
  • Stimola e favorisce il passaggio da una morale eteronoma ad una morale autonoma e consapevole (si raccoglie molta autostima e autodeterminazione).

Miglioramento, mantenimento e conservazione delle capacità motorie, delle abilità e delle capacità di prestazione umana

Sviluppo delle capacità di comunicazione e di interazione con gli altri

Il movimento ha anche una funzione comunicativa, che può essere:

  • Spontanea e naturale comunicazione di atteggiamenti interpersonali come l’amicizia e vita di relazione attraverso la vicinanza fisica, il tono della voce ecc.
  • Ma anche l’espressione di emozioni attraverso la mimica facciale, gli atteggiamenti del corpo e del tono di voce. Può avere un ruolo di sostegno e di conferma del discorso verbale (attraverso sguardi, cenni del capo, segnali vocali non verbali). Inoltre, è molto importante per la presentazione di sé, in base alla postura, al modo di atteggiarsi e di muoversi ecc.
  • Espressivo-sportivo-motoria, costruita in ambito sportivo ci sono dei gesti tecnici che sono indicatori di infrazioni o di scelte tattiche nel contesto del gioco o dell'esibizione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gizzeta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Michielon Giovanni.
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