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Teoria e metodologia del movimento umano

Nomenclatura delle varie parti del corpo

È necessario per comunicare avere un modo di intendersi in modo rapido. La nomenclatura delle parti del corpo fa riferimento, tranne per qualche eccezione, a quella anatomica, che è un elemento fondamentale per quanto riguarda l’attività motoria, la conoscenza del corpo umano e la sua nomenclatura.

Il corpo umano si divide in busto e arti. Il busto comprende: il capo, il collo e il tronco. Il capo si denomina fronte nella regione anteriore ed occipite in quella posteriore. Il collo posteriormente è detto nuca. Il torace o tronco comprende una regione anteriore detta petto, una posteriore detta dorso. La regione laterale del tronco è detta fianco. L’addome nella parte posteriore si dice regione lombare, nella inferiore, bacino. Quest’ultimo posteriormente è detto regione glutea, mentre lateralmente anca. L’insieme delle parti posteriori del busto in ginnastica dicesi tergo.

Gli arti si distinguono in superiori o toracici e inferiori o pelvici. L’arto superiore si divide in spalla, braccio propriamente detto, avambraccio e mano. La mano presenta due superfici una palmare l’altra dorsale, dove si impiantano le cinque dita: pollice, indice, medio, anulare, mignolo. Nella superficie palmare, che è quella verso la quale avviene la flessione delle dita, si distinguono due prominenze: una maggiore, verso il lato del pollice, detta eminenza tenare e l’altra, verso il mignolo, detta eminenza ipotenare.

L’arto inferiore si divide in anca, coscia, gamba propriamente detta e piede. La congiunzione tra coscia e gamba è detta anteriormente regione del ginocchio, posteriormente poplitea. Il piede presenta una pianta, un dorso e cinque dita di cui il primo è l’alluce, le altre 2o, 3o, 4o, 5o dito. La regione anteriore è detta avampiede e quella posteriore tallone. Il piede presenta anche un margine mediale ed uno laterale e due sporgenze denominate malleoli, precisamente tibiale o mediale e peronale o laterale.

Posture e schemi motori

Le posture e gli schemi motori identificano le unità fondamentali del movimento del corpo umano in rapporto con le proprie parti e con l’ambiente, sia in forma apparentemente statica che parzialmente o globalmente dinamica. La struttura del movimento ha tre elementi, ovvero le posture, gli schemi motori statici e gli schemi motori dinamici; questi tre elementi sono fondamentali e hanno una loro declinazione.

Posture

La postura è posizione del corpo nello spazio, sia nel suo insieme che nelle sue parti, un atteggiamento ben bilanciato in armonia con la forza di gravità (Vincenzini). La domanda che bisogna porsi innanzitutto è se ci si trova in una situazione attiva o passiva; per rispondere a questa domanda si ricorre all’analisi degli atteggiamenti.

Atteggiamenti

L’atteggiamento è la figura statica assunta da una parte del corpo (atteggiamento semplice o parziale) o dal corpo in toto (atteggiamento totale), indipendentemente dai suoi rapporti con il mondo esterno, quindi nell’atteggiamento si distingue la parte segmentaria e quella totale; l’atteggiamento è intrinseco a se stesso.

Atteggiamento parziale

Per quanto riguarda il busto, l’atteggiamento lungo è quando il vertice del capo è alla massima distanza dal bacino (stazione eretta o seduta), quello breve è quando il vertice del capo è avvicinato al bacino e può avvenire anteriormente, posteriormente o lateralmente (ad esempio nell’esercizio degli addominali); l’atteggiamento ruotato è quando tutti i segmenti del busto sono ruotati attorno all’asse longitudinale (verticale).

Per gli arti l’atteggiamento lungo è quando tutti i segmenti dell’arto compongono una figura rettilinea e le due estremità dell’arto sono lontane, l’atteggiamento breve è quando le due estremità dell’arto sono avvicinate e i segmenti che lo compongono formano tra loro angoli acuti; l’atteggiamento semibreve è quando le due estremità dell’arto sono avvicinate e i segmenti che lo compongono formano tra loro angoli retti o ottusi, l’atteggiamento ruotato è quando l’estremità distale è ruotata attorno al proprio asse longitudinale.

Atteggiamento totale

L’atteggiamento tipo è quando il punto più alto del capo è alla distanza massima dalla punta dei piedi uniti ed in estensione, l’atteggiamento ruotato è quando tutti i segmenti del corpo dal capo ai piedi sono ruotati attorno al proprio asse longitudinale; l’atteggiamento arco è quando l’occipite risulta avvicinato ai talloni e tutto l’arto inferiore in estensione è avvicinato al tronco posteriormente, l’atteggiamento ginocchio è quando le cosce sono in linea con il busto che assume un atteggiamento lungo e le gambe propriamente dette assumono un angolo di 90° rispetto alle cosce. L’atteggiamento raccolta è quando gli arti inferiori sono in atteggiamento breve e il busto è in atteggiamento lungo, la massima raccolta è quando gli arti inferiori e il busto sono in atteggiamento breve e la fronte è avvicinata alle ginocchia; l’atteggiamento squadra è quando si forma un angolo di 90° tra busto e arti inferiori in atteggiamento lungo, mentre la massima squadra è quando gli arti sono in atteggiamento lungo e il busto è in atteggiamento breve anteriormente, con fronte avvicinata alle ginocchia.

Posizioni

La posizione è il rapporto di una parte del corpo o del corpo in toto con il mondo esterno.

Prese

È il rapporto di contatto di una parte qualsiasi del corpo con il suolo o con un attrezzo e possono essere:

  • Plantare, effettuata con la pianta del piede e si distingue in plantare anteriore, totale o posteriore
  • Addominale, effettuata con l’addome
  • Ascellare, effettuata con le ascelle
  • Brachiale, effettuata con la parte interna del braccio
  • Palmare, effettuata con il palmo della mano aperta
  • Digitale, effettuata con i polpastrelli delle dita
  • Metacarpea, effettuata con il polso
  • Poplitea, effettuata con la parte posteriore del ginocchio
  • Tibiale, effettuata con le gambe incrociate
  • Crurale, effettuata con la parte interna delle cosce

Si dice impugnatura quando la mano può eseguire una presa avvolgendo l’attrezzo, mentre il passo è la distanza tra due prese (normale, unito, stretto, incrociato, largo).

Attitudini

È la posizione in cui si prende in considerazione il rapporto fra il baricentro del corpo e il suolo o un mezzo di sostegno/attrezzo. Le attitudini si dividono in semplici e complesse.

Attitudini semplici
  • Di appoggio (CdG sopra il sostegno)
  • Di sospensione (CdG sotto il sostegno)
  • Neutra (CdG all’altezza il sostegno)
  • Di volo (nessun contatto con suolo o sostegni)
Attitudini complesse
  • Di doppio appoggio
  • Di doppia sospensione
  • Di appoggio e sospensione mista

Stazioni

La stazione indica il rapporto tra l’asse longitudinale del corpo umano e il suolo, a carico dei soli arti o anche del busto; possono essere:

  • Stazione eretta, tipo o fondamentale corrispondente nell’uomo alla posizione in piedi con appoggio plantare simmetrico e completo
  • Stazione seduta, il corpo è in appoggio con i glutei e con la parte posteriore degli arti inferiori ed il busto è eretto
  • Stazione in ginocchio, il corpo è in appoggio al suolo con una o entrambe le ginocchia ed il busto è eretto; ne esistono numerose varianti
  • Decubito, il corpo è in appoggio al suolo, nel decubito prono con tutta la sua parte anteriore, nel decubito supino con tutta la sua parte posteriore e nel decubito laterale con una delle due parti laterali
  • Stazione di quadrupedia, il corpo è in appoggio al suolo con entrambe le mani ed i piedi; può essere dorsale o ventrale e in quest’ultimo caso può prevedere o meno l’appoggio delle ginocchia
  • Stazione a corpo proteso, è una variante della quadrupedia e prevede un rapporto inclinato dell’asse longitudinale del corpo con il suolo; si differenzia in corpo proteso avanti (rapporto dorsale), proteso dietro (rapporto ventrale) o proteso a sinistra o a destra a seconda del fianco rivolto verso il terreno (rapporto laterale)

Schemi motori statici o posturali

Sono movimenti analitici segmentari che non comportano variazioni globali della posizione del corpo (interessano un’unica articolazione). Coinvolgono il capo, il tronco, il bacino e gli arti, sono solitamente costruiti e non usuali, si prestano ad una accurata descrizione cinesiologica (legata al movimento) e vengono definiti in relazione al piano in cui si rivolgono ed all’asse di rotazione. L’asse longitudinale va dal basso verso l’alto, l’asse trasversale da destra a sinistra e l’asse sagittale dalla parte anteriore a quella posteriore; l’incontro degli assi crea i piani: il piano sagittale o mediale divide il corpo tra destra e sinistra, quello trasversale tra sopra e sotto e quello frontale o coronale tra davanti e dietro.

Altri termini per definire posizioni e movimenti sono prossimale (vicino) e distale (lontano), mediale (interno) e laterale (esterno), ventrale e dorsale. La rotazione del capo è lo spostamento della testa verso destra o sinistra, se la testa poggia verso la spalla si definisce inclinazione, mentre la flessione è anteriore e la flessione posteriore. Stessa cosa vale per il tronco (allontanare/avvicinare).

Schemi motori dinamici

Sono gesti motori naturali frutto di un processo di apprendimento determinato dalle esperienze di movimento. Gli schemi motori di base (SMB) sono gli elementi basilari di movimento, di carattere ontogenetico, che rappresentano la matrice sulla quale sono costruiti i movimenti più complessi, dei quali costituiscono naturale prerequisito. Gli schemi motori acquatici (SMA) sono gli elementi basilari delle abilità acquatiche, di carattere non ontogenetico, cioè che vanno appresi, che rappresentano la matrice sulla quale sono costruite le abilità natatorie più complesse. Gli SMA sono quindi costruiti e per questo non prevedono necessariamente un ordine prestabilito (naturale).

Educazione posturale, vizi posturali e atteggiamenti scorretti

I vizi posturali possono essere influenzati da fattori genetici, strutturali o emotivo-affettivi e psicologici. Una scarsa conoscenza di sé e del proprio corpo e una scarsa efficienza porta a uno stile di vita sedentario e ipocinetico.

Dismorfismi e paramorfismi

Un dismorfismo è una postura non corretta dipendente da alterazioni morfo-funzionali e sulla quale non vi è più modo di intervenire esclusivamente tramite esercizio fisico. Un paramorfismo invece è una postura non corretta, ma non (ancora) dipendente da alterazioni morfo-strutturali e sulla quale è possibile intervenire anche con l’esercizio fisico.

Esempi di dismorfismi e paramorfismi sono le curve della colonna vertebrale. Ci possono essere atteggiamenti cifotici o lordotici, atteggiamenti scoliotici di vario genere. Oppure possono esserci le scapole alate, causate da un’ipotrofia dei muscoli della schiena come i trapezi. Possono coinvolgere il piede, che può essere ad esempio piatto o le ginocchia che possono essere vare, valghe o recurvate.

Un esperto di motricità deve conoscere e usare la nomenclatura corretta del corpo umano, conoscere ed utilizzare correttamente la terminologia relativa a posture e schemi motori, conoscere e saper identificare i principali vizi di portamento.

Movimento umano

Noi saremo dei professionisti e per questo dobbiamo riconoscere esattamente il movimento, dobbiamo conoscerne la definizione, le forme e la sua classificazione. Il movimento è una tra le più importanti funzioni organiche dell'uomo. Un buon equilibrio tra attività mentale ed attività fisica è una condizione essenziale per il benessere individuale. Con queste due frasi riusciamo a introdurre un elemento di grande carattere per quanto riguarda l’attività motoria: innanzitutto senza movimento non c’è uno sviluppo dal punto di vista intellettuale; senza un’attività motoria in senso lato, non si riesce ad avere un corretto equilibrio tra l’attività mentale e fisica e quindi non si ha il benessere individuale.

L’attività motoria viene usata per la gestione delle malattie mentali, in particolare la depressione, quindi l’attività mentale con quella fisica è una condizione essenziale per il benessere individuale e influisce su esso. Dal punto di vista statistico, circa due terzi degli italiani conducono una vita sedentaria e molte problematiche che interessano gli adulti e gli anziani di oggi dipendono dalla ipocinesi o carenza di movimento. Gli effetti positivi del movimento su alcune parti del nostro corpo, sull'umore e sul cervello sono noti e dimostrati ormai da anni. Gli studi sull’evoluzione del bambino dimostrano inconfutabilmente che il movimento produce effetti positivi sull’intelligenza, sullo sviluppo del carattere, sull’affettività e sull’interazione sociale. Noi come insegnati agiamo sui nostri allievi sullo sviluppo del carattere, sull’autodeterminazione, sulla coscienza di se, sulla fiducia, sulla stima e sul riconoscimento della propria persona all’interno dell’aspetto sociale.

Ipocinesi e analfabetismo motorio

È indispensabile riconoscere che il movimento in senso lato è importante e indispensabile in tutti i momenti della nostra vita, anche se ultimamente lo stiamo vicariando con il computer, le app, i videogiochi, ecc., andando a nuocere su tutti i benefici sopra citati.

A cosa serve il movimento? Innanzitutto è legato ad alcune funzioni:

  • Sviluppo delle capacità intellettive
  • Miglioramento, mantenimento e conservazione della funzionalità dell'organismo
  • Sviluppo delle capacità di comunicazione e di interazione con gli altri
  • Miglioramento delle capacità motorie, delle abilità e della capacità di prestazione umana

Queste funzioni rappresentano il valore del movimento umano a tutto tondo.

Sviluppo delle capacità intellettive

Le vie sensoriali afferenti, ovvero quella tattile, la visiva, l'uditiva, la sensibilità interna o propriocettiva e le afferenze labirintiche, agiscono e vanno a portare l’informazione all’encefalo. Queste vie sensoriali poi comportano un aumento qualitativo e quantitativo delle afferenze sensoriali stesse e fanno riscontro ad una maggior capacità di gestione di queste; lo sviluppo degli schemi di movimento legati alle esperienze pratiche favorisce l'evoluzione dell'intelligenza e la strutturazione di capacità e competenze cognitive elementari, intermedie e superiori, sia convergenti sia divergenti.

Cosa sono le competenze cognitive divergenti e convergenti? Gli allievi divergenti sono in grado di guardare le cose da prospettive diverse, ad esempio in campo è in grado di cambiare la sua posizione da spettatore ad arbitro, ad allievo, ad atleta e allenatore; è in grado di svolgere tutti questi ruoli e ha la capacità di prendere le informazioni in un processo autonomo, creativo e normalmente è in grado di generare risposte di buona qualità, originali e flessibili. L’allievo divergente preferisce lavorare in gruppo, ascoltare con mente aperta, ricevere un feedback personale e una considerazione positiva, perché cambiando posizione è in grado di verificare qual è il problema in ognuna di esse. Gli allievi convergenti invece usano il ragionamento (lobi frontali) e la logica per trovare soluzioni ai problemi concreti; procede seguendo una linea logica e convenzionale e "convergono" verso una risposta unica e prevedibile. Preferiscono compiti tecnici, sono meno interessati alle persone e hanno capacità di risolvere i problemi e prendere decisioni.

Facendo una breve digressione sulle 9 intelligenze di Gardner. Lo psicologo statunitense Howard Gardner distingue ben nove tipi fondamentali d’intelligenza (sette delle quali sono trascurate da molte scuole), localizzati in parti differenti del cervello, di cui fa parte anche l’intelligenza logico-matematica (l’unica su cui era basato l’originale test di misurazione del QI). Le conclusioni a cui sono pervenuti gli studiosi, anche sulla base di una quantità rilevante di dati ricavati da studi su bambini prodigio, soggetti dotati, pazienti con lesioni cerebrali, bambini e adulti normali anche di culture diverse è la seguente: esistono prove convincenti dell'esistenza di varie competenze intellettive umane relativamente autonome, in particolare sono state individuate i seguenti nove tipi di intelligenze, relativamente indipendenti l'una dall'altra, che possono essere plasmate e combinate da individui e culture in una varietà di modi adattivi e che cooperano in modo armonico nella vita comune.

Le nove intelligenze sono:

  • Intelligenza linguistica
  • Intelligenza logico-matematica
  • Intelligenza musicale
  • Intelligenza spaziale
  • Intelligenza corporeo-cinestetica
  • Intelligenza interpersonale
  • Intelligenza intrapersonale
  • Intelligenza naturalistica
  • Intelligenza essenziale

(Per saperne di più: Testo di approfondimento: ANTONELLO D., Stili cognitivi e forme di intelligenza: lo stato attuale della ricerca, in (a cura di) ZANCHIN M.R., I processi di apprendimento nella scuola dell’autonomia, Armando Editore, Roma, 2002)

Trattiamo in particolare quella che a noi interessa maggiormente, ovvero l’intelligenza corporeo-cinestetica:

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _aliciotta99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Michielon Giovanni.
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