Una teoria della giustizia
Capitolo II: I principi della giustizia
Una teoria della giustizia può essere divisa in due parti: 1) interpretazione della situazione iniziale e formulazione di principi di scelta disponibili a riguardo; 2) quali principi vengono adottati. Verranno trattati argomenti come: le istituzioni come oggetti di giustizia; concetto di giustizia formale; tre tipi di giustizia procedurale; teoria del bene, senso dei principi egualitari.
Istituzioni e giustizia formale
I principi di giustizia per istituzioni non devono essere confusi con quelli che si applicano agli individui e alle loro azioni in circostanze particolari. L'istituzione è un sistema pubblico di regole che definisce cariche e posizioni. Queste regole definiscono alcune forme di azioni, come permesse altre come vietate, fornendo protezione e sanzioni in caso di violazione. Chiunque fa parte di un'istituzione sa ciò che le regole richiedono a lui e agli altri. L'istituzione è considerata sia astratta (forma di condotta espressa da regole) sia come concreta realizzazione delle azioni frutto delle regole. Come detto, ognuno conosce le regole in quanto queste sono pubbliche. La pubblicità dei principi di giustizia è infatti una regola della teoria contrattualistica.
Un'istituzione oltre ad essere caratterizzata da norme costitutive che stabiliscono diritti e doveri, possiede anche delle strategie e massime che permettono di trarre maggiori vantaggi dall'istituzione stessa. Sono strategie messe in atto dalle persone per trarne dei profitti, non sono quindi proprio dell'istituzione ma fanno parte delle teorie dell'istituzione. In un'istituzione ordinata le regole dovrebbero spingere dagli interessi personali verso gli interessi della collettività, in modo da raggiungere risultati migliori dal punto di vista della giustizia sociale. La coordinazione che caratterizza il movimento degli individui è fondamentale per una buona riuscita ed è il fine ultimo ricercato dal legislatore che emana una legge.
Differenza tra un insieme di regole e un'istituzione e tra quest'ultima e la struttura di base del sistema sociale nel suo complesso. Infatti, le regole possono risultare ingiuste senza che per questo lo sia l'istituzione stessa. Allo stesso modo un'istituzione può essere ingiusta senza che lo sia l'intero sistema. L'ingiustizia dell'intero sistema è dato infatti dalla combinazione delle istituzioni tra loro. Esistono istituzioni, per esempio un rituale, che non può venir considerato giusto od ingiusto (anche se poi ci sono comunque accezioni). Una teoria della giustizia potrebbe indicare quali siano i rituali normalmente non considerati giusti o ingiusti, da valutare come tali. Ciò che ci interessa qui è però lo studio della struttura di base della società e le sue istituzioni maggiori.
Esaminando una struttura di base e le sue regole può accadere che non si accettino i suoi principi, pur essendo essi principi di giustizia. Anche se non ci accordiamo con questi, essi rimangono comunque dei principi di giustizia in quanto in questo sistema assumono tale ruolo. Essi determinano un'assegnazione dei diritti e dei doveri e determinano la suddivisione dei vantaggi. Ammettiamo che tali istituzioni siano accettate dalla società e guidate da giudici e funzionari in modo imparziale. Quindi casi simili trattamento simile. Quindi verrà chiamata giustizia formale, quella giustizia che porterà avanti un'amministrazione imparziale e coerente con leggi e istituzioni, qualunque siano i loro principi.
La giustizia formale è aderente all'obbedienza del sistema, è quella forma di giustizia che coincide con un'applicazione della norma giuridica. Si identifica con la giustizia legale, che riguarda il principio dell’uguale trattamento di fronte alla legge. Da ciò discende che è un tipo di giustizia che dipende dalla corretta applicazione della legge, dove la correttezza coincide a sua volta con l’oggettività e imparzialità del giudice come figura terza e imparziale. È ovvio che leggi e istituzioni possono essere attuati con eguaglianza ed essere comunque ingiuste (tutti i neri non possono prendere l'autobus). Il fatto che casi simili siano trattati in modo simile non è sufficiente garanzia di giustizia sostantiva (giustizia che si ispira a valori etico-sociali espressi dalla società civile in un determinato momento storico, prescindendo dall'osservanza della norma giuridica).
La giustizia formale esclude tipi significativi di ingiustizia, difatti anche nell'ingiustizia delle leggi, la loro applicazione coerente dà a coloro coinvolti la possibilità di sapere ciò che è loro richiesto e per questo possono meglio difendersi. L'ingiustizia infatti è ancora maggiore se quelli già svantaggiati vengono trattati arbitrariamente. Ma a volte staccarsi dalle leggi correnti può portare un vantaggio ai più svantaggiati, e allora questo come si giustifica? Questo è uno dei più intricati problemi di giustizia politica. L'effettività della giustizia formale (obbedienza al sistema) dipende dalla giustizia sostanziale delle istituzioni e dalle possibilità di una loro riforma. Si dice però che giustizia formale e sostanziale viaggino insieme e che quindi un'istituzione fortemente ingiusta non possa essere amministrata in modo imparziale. Dove esiste una giustizia formale ne esiste anche una sostanziale.
Seguire le regole in modo imparziale e coerente, trattare in modo simile i casi simili è connesso al desiderio di rispettare la libertà altrui, di dividere equamente i benefici e gli oneri della cooperazione sociale. Il problema della giustizia si affronta correlativamente alla questione dell’uguaglianza. Al riguardo sovvengono tre teorie:
- Giusnaturalismo (l’uguaglianza concerne i diritti naturali di cui ogni uomo è titolare, come ad esempio il diritto di libertà);
- Contrattualismo (l’uguaglianza è il risultato di accordi stipulati tra esseri razionali in funzione del reciproco soddisfacimento, es. compravendita);
- Utilitarismo (l’uguaglianza è una variabile che dipende dall’applicazione di una somma algebrica di utilità). Spesso si adotta il criterio della felicità del maggior numero di individui appartenenti alla società, come ad esempio la condanna a morte di un criminale, dalla cui scomparsa ne trarrebbe vantaggio l’intera comunità.
John Rawls individua dei criteri di giustizia che gli esseri razionali sceglierebbero se dovessero stipulare un contratto per edificare la nuova società:
- I contraenti devono condividere una comune posizione originaria (vale a dire in una situazione di totale azzeramento delle differenze di status, potere, prestigio);
- I contraenti devono essere coperti dal velo di ignoranza, cioè impossibilitati a prevedere ruoli, status e posizioni che andranno ad occupare.
Il principio che Rawls assume è quello che gli uomini razionali sceglierebbero se fossero in una posizione di incertezza riguardo al futuro, attraverso due principi:
- Uguaglianza (massima libertà di ciascuno purché sia compatibile con l’altrettanta libertà di tutti);
- Differenziazione (si giustificano le disuguaglianze sociali, strutturate in modo da essere volte al vantaggio dei meno favoriti e connesse a cariche accessibili a tutti).
Questi principi si applicano alla struttura di base della società e regolano la distribuzione di diritti e doveri e di vantaggi economici e sociali. Nel primo principio, Rawls tratta della libertà di: parola; riunione; coscienza; pensiero; proprietà personale. Il secondo principio si applica alla distribuzione del reddito e delle ricchezze, anche se la distribuzione di quest'ultime non deve essere necessariamente uguale, deve comunque essere vantaggiosa per ognuno. I due principi seguono un ordine lessicografico, ovvero, violando il primo non è più possibile il secondo, quindi se la libertà altrui viene limitata, ciò non può essere compensato da un maggior vantaggio economico-sociale degli altri.
Le libertà hanno un loro ambito di applicazione e possono avere dei limiti nel momento in cui sconfinano in altre libertà, per questo non possono essere considerate assolute. I due principi hanno un contenuto abbastanza specifico e la loro accettazione è basata su assunzione che è necessario giustificare. Dal secondo principio si trae che le ingiustizie sono solo quelle che ammettono disuguaglianze senza che queste vadano a beneficio di tutti. Partiamo dal fatto che la società distribuisce equamente i beni primari (diritti, libertà; ricchezza; reddito). In questa condizione se delle ineguaglianze portassero miglioramenti di posizione, a tutti, rispetto a quella iniziale, allora queste sarebbero in accordo con la concezione generale. Difatti la condizione generale di giustizia richiede solo che sia migliorata la condizione di ciascuno. Ma se noi rinunciassimo a dei diritti politici per maggiori vantaggi economici, questo scambio, non verrebbe accettato da parte dei due principi prima elencati, eccetto casi limite.
Lasciamo da parte il principio generale della giustizia per occuparci dei due principi serialmente ordinati. Questa procedura riconosce il tema della priorità e fa uno sforzo per trovare principi adeguati al suo trattamento. È necessario trattare linee fondamentali di una ragionevole concezione della giustizia e i due principi nel loro ordinamento possono servire a questo scopo.
Conseguenze dell'applicazione dei due principi alle istituzioni: diritti e doveri a cui si ispirano i due principi sono quelli stabiliti dalle istituzioni, sono tali diritti e doveri a determinare se una persona è libera o no. Le libertà presenti nel primo principio consentano la più ampia libertà, la quale può essere limitata solo se possono scaturire conflitti tra loro. I principi si riferiscono a persone rappresentative di tutte le classi sociali, quindi il secondo principio quando parla di aspettative si riferisce alle prospettive di vita vista dalle singole posizioni sociali. Ciò non toglie che le diverse aspettative possono essere connesse tra loro, e al migliorare di una possa migliorare anche l'altra. Nessuno dei due principi si applica a beni particolari o ad individui particolari. I principi devono servire ad ordinare gli assetti delle istituzioni fondamentali. Nel parlare di giustizia come equità Rawls sceglie l'eguaglianza democratica come interpretazione, verrà spiegata più avanti.
Interpretazioni del II principio
- Sistema della libertà naturale;
- Eguaglianza liberale;
- Aristocrazia naturale;
- Eguaglianza democratica.
Prima interpretazione, il sistema di libertà naturale: afferma che una distribuzione giusta è data da una struttura di base che soddisfa il principio di efficienza, in cui le cariche sono aperte a coloro che sono dotati e pronti a lottare per esse. In questo modo ricchezze, reddito, verranno allocati equamente. Tale interpretazione include anche un elemento di giustizia procedurale pura.
Principio di efficienza: è un principio di ottimizzazione paretiana concepito in origine per una sua applicazione a particolari configurazioni del sistema economico. Il principio afferma che una configurazione è efficiente se non ne esiste un'altra che riesca a far star meglio alcuni individui, senza far star peggio altri. Allo stesso modo, è possibile applicarlo alla struttura fondamentale in riferimento alle aspettative di individui. Quindi si può dire che un assetto di doveri e diritti è effic...
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